Le critiche della Corte dei Conti alla Regione Puglia

BARI – La sezione regionale di controllo per la Puglia della Corte dei Conti ha emesso giudizio di parificazione, con più di qualche criticità, del rendiconto generale della Regione Puglia per l’esercizio 2018. La decisione ha evidenziato che pur essendo stato assicurato l’obiettivo del pareggio di bilancio, “peraltro oltre misura – precisano i giudici contabili – ossia mediante il superamento dello stesso di una somma più alta di quanto fosse necessario per realizzarlo, generando una capacità di spesa inespressa per circa 290 milioni di euro” nonostante una capacità di spesa, peggiorata rispetto allo scorso anno. Ma gli effetti  viene fatto notare “si ripercuotono sull’intero tessuto economico pugliese per via di un inutile drenaggio di risorse finanziarie”.

Sono due le criticità evidenziate:una grandissima difficoltà nella programmazione delle spese, un neo molto rilevante per la Regione” e “l’enorme spesa sanitaria con grandissime difficoltà di gestione che non si riescono ancora a superare” ha spiegato il procuratore generale Carmela De Gennaro, come l’indebitamento della Regione,  con i mutui, la sanità e il personale a gravare sul bilancio,  . Ma è sopratutto un’ evidenza in particolare a destare preoccupazione nei giudici contabili: “altri debiti relativi alla sanità”. Una voce che  si è quintuplicata, aumentando del 447,22% rispetto al passato, passando da 119milioni 900mila euro del 2017 a 656milioni 359mila euro nel 2018, come ha sottolineato il procuratore generale .

Le ragioni ? Semplice:  la decisione della giunta regionale pugliese di creare una nuova struttura “Health Marketplace” costata alle casse pubbliche 234mila euro. Un’altra criticità sollevata dal procuratore è la spesa sanitaria. La contrazione della spesa farmaceutica, quella ospedaliera resta ancora un po’ alta, mentre quella territoriale si è notevolmente ridotta; ma a far lievitare in alto i costi sono gli acquisti dei nuovi dispositivi medici: 141milioni di euro in più rispetto al tetto previsto, il 24% in più, con un incremento del 2,6%.

Critiche anche per la lentezza di Innovapuglia quale soggetto aggregatore a cui affidare le gare (esempio: lavanderia, ossigeno terapia, ecc), che ha visto lievitare verso l’alto i propri conti a causa dei troppi debiti fuori bilancio, che sono il 24% delle leggi approvate da questo Consiglio, ritenute troppe dalla Corte dei Conti, come i continui finanziamenti al consorzio di bonifica unico. Lente anche  le valutazioni dei direttori generali come la dismissione delle quote di Terme di Santa Cesarea, la cui asta è andata deserta tre volte. Adesso si vedrà al quarto tentativo.

“Il giudizio della Corte dei Conti sul rendiconto generale della Regione per il 2018 e’ tombale: la Giunta regionale non sa spendere e c’e’ una grave incapacita’ gestionale della spesa sanitaria. Allora, non basta essere simpatici per governare una Regione ed Emiliano si sta rivelando drammaticamente inadatto a farlo“. Lo dichiarano i consiglieri regionali di Forza Italia Nino Marmo, Giandiego Gatta, Domenico Damascelli e Francesca Franzoso. “Inoltre – aggiungono – e’ vero che la Corte ha promosso la Puglia per aver raggiunto il pareggio di bilancio, ma e’ anche vero che ha sottolineato l’eccesso con cui e’ stato realizzato: c’e’ una spesa inespressa di circa 290 milioni di euro. I giudici contabili lo hanno detto a chiare lettere: c’e’ una grandissima difficolta’ nella programmazione. Questo, in politica, significa non essere in grado di ricoprire un ruolo di guida perche’ la programmazione e’ governo. E se non si riesce a farla – concludono i consiglieri di Forza Italia – tanto da non spendere nemmeno le risorse disponibili e nel modo piu’ efficiente, vuol dire che bisogna andare a casa“.




Ecco la svolta "epocale"... delle municipalizzate di Taranto: in fiamme autobus in pieno centro

TARANTO – Soltanto 24 ore fa il sindaco Melucci per cercare di fare dimenticare la pessima figura fatta sulla vicenda “Ocean Race”, ha presentato alla stampa locale sempre puntuale alle adunanze del sindaco notoriamente moto “generoso” nel dispensare macette e markette pubblicitarie sui media locali, ha presentato l’ennesimo spreco di denaro pubblico con connessa presa per i fondelli ai cittadini di Taranto, che non vedono l’ora che questa maggioranza politica vada a casa, visto che si basa solo su voto di scambio e compromessi (ed annessi ricatti).

Il sindaco di Taranto plurindagato dalla Procura di Taranto e le cui attività sono sotto il vaglio ed i riflettori dell’ ANAC e della Corte dei Conti, ha reso pubblico l’ennesimo regalo-incarico fatto all’ agenzia pubblicitaria barese Proforma , nota per essere l’agenzia pubblicitaria del Pd, che ha anche realizzato il brand “Taranto capitale di mare, L’ennesimo spreco pubblico “firmato” Melucci che si chiama “Kima”, il nuovo logo delle deficitarie municipalizzate del Comune di Taranto. La parola in questione è la traslitterazione dal greco moderno di “onda’, che tiene insieme le radici magnogreche della città ( quali sarebbero ?)  e l’idea di movimento fluido di rigenerazione, del mare che circonda Taranto e la rende unica al mondo. Con questa nuova “vendita di fumo” si vorrebbe rappresentare un’onda di energia pronta a inondare le strade cittadine.

“Stiamo lavorando a un piano industriale per realizzare una vera holding che raggruppi le tre società, al fine di razionalizzare e rendere più efficienti i servizi – aveva detto il primo cittadino –  Immaginiamo una realtà operativa che avrà circa 1000 dipendenti e un capitale sociale importante, con nuovo personale, impianti in piena efficienza, mezzi rinnovati, al servizio delle esigenze e delle ambizioni della nostra città. Inoltre, come accade da un decennio in Emilia-Romagna e in Trentino Alto Adige, questa nuova realtà si aprirà alle quotazioni in Borsa e ai fondi di investimento privati, vendendo eventualmente i propri servizi al di fuori dal nostro territorio. Taranto si propone così di diventare la prima realtà del Centro Sud che si cimenta in questo grande salto. La holding non è una questione finanziaria ma di vocazione: se dalle municipalizzate vogliamo passare a un progetto di società multi-utility è perchè stiamo guardando anche alle problematiche del cambiamento climatico, alle politiche energetiche di questo nostro Paese e ad altre tematiche molti rilevanti che oggi non riusciamo a governare in maniera concreta a favore dei nostri cittadini perché sfuggono alla nostra possibilità operativa”.

L’ennesimo “proclama” del primo cittadino di Taranto, la cui amministrazione è costellata da insuccessi, scandali e sprechi di denaro pubblico. Come non dare ragione al consigliere comunale Massimo Battista, quando ricorda con una propria nota che nel maggio scorso 2019, “uno dei soliti annunci roboanti dell’amministrazione Melucci, annunciava che Taranto si sarebbe dotata di un servizio di raccolta differenziata per l’intero territorio cittadino. Infatti con la delibera n.3/2019 si approvava in consiglio comunale il progetto riguardante l’introduzione della raccolta domiciliare su tutto il territorio comunale. Dal primo Ottobre sarebbe dovuto partire il servizio nei quartieri Città vecchia/Borgo e Tamburi /Lido Azzurro per poi proseguire negli altri quartieri della città. Ad oggi nessun cittadino ha notizie a tal proposito, non sono state fornite alla popolazione nessun tipo d’informazioni e comunicazioni. Gli obiettivi annunciati erano quelli di arrivare al 50% entro il 31 dicembre del 2020 e al 65% entro l’anno successivo. Ad oggi così, come previsto dalle Legge regionale n 38/2011,art 7 comma 13 che obbliga i Comuni a trasmettere mensilmente i dati relativi alla produzione dei rifiuti solidi urbani e i quantitavi raccolti in maniera differenziata, risulta che i dati pubblicati sul portale ambientale della Regione Puglia sono fermi a Dicembre 2018, che per tutto il 2019 non sono stati trasmessi, ricordando che l’anno 2018 la raccolta differenziata sul territorio tarantino si è chiusa con una percentuale pari al 17,81% al di sotto delle percentuali previsti per legge (34.75%)

Anche quest’anno il Comune di Taranto non otterrà la riduzione dell’ecotassa,: “Infatti  – continua la nota di Battistanon raggiungendo l’obbiettivo della percentuale di raccolta previste per legge non avrà nessun beneficio sulla riduzione sul pagamento della raccolta differenziata. Sarà applicata un aliquota pari al 25.82 euro/ton oltre Iva, questo inevitabilmente inciderà sui costi è sulla testa dei cittadini di Taranto.L’avvio del nuovo modello di raccolta era previsto dall’1 ottobre 2019, una circoscrizione al mese fino a febbraio del 2020, sarebbe stata interessata del nuovo servizio. Questo si diceva alla cittadanza, nell’ennesima conferenza stampa del Sindaco Melucci con il presidente dell’Amiu Giusti e l’ingegnere Alberto Germani di Pmf, società che ha fatto lo studio per il servizio della raccolta differenziata. Oggi il Comune di Taranto sopporta un costo esorbitante, per il conferimento in discarica, ricordiamo una somma superiore ai 13 milioni di euro annui, qualcuno a Massafra festeggia ogni anno“. Chiaro il riferimento alla CISA spa di Massafra.

(fonte: Facebook)

In realtà le strade cittadine dopo essere inondate dalla dilagante sporcizia, oggi hanno fatto da scenario all’incendio nei pressi di piazza Fadini di un autobus della linea 24  dell’ AMAT. Per fortuna l’autista si è reso conto del principio di incendio del mezzo che conduceva e si è fermato facendo scendere i passeggeri, per poi cercare di spegnere le fiamme con l’estintore ma il rogo si è rapidamente propagato distruggendo completamente il mezzo. Sul luogo dell’incendio sono immediatamente intervenuti i Vigili del Fuoco, gli agenti della sezione Volanti della Questura e la Polizia Locale che ha deviato il traffico per consentire le operazioni di spegnimento dell’incendio.  Secondo quanto si è appreso, un cameraman della sede regionale  Rai Puglia (a cui va la nostra totale solidarietà) mentre effettuava le riprese, è stato fatto oggetto di insulti e minacce da parte di alcuni residenti  ed è dovuta intervenire la Polizia per calmare gli animi

I passeggeri presenti a bordo non hanno riportato alcuna conseguenza grazie alla prontezza di spirito e alla velocità di reazione del conducente che non appena si è accorto della comparsa di un piccolissimo focolaio ha bloccato il bus, messo in salvo i viaggiatori e utilizzato i due estintori di bordo nel tentativo, rivelatosi vano, di spegnere le fiamme“, ha reso noto un comunicato dell’azienda municipalizzata guidata dall’inesperto presidente  avv. Gira sostenuta ed imposta dal gruppo che fa riferimento al consigliere comunale Piero Bitetti, “omaggiata” da un bel gettone di oltre 30mila euro all’anno di compenso, cioè qualsi il doppio di quanto dichiarava la Gira come reddito annuale quando esercitava solo la libera professione.

“Le cause che hanno provocato l’incendio del nostro mezzo – ha dichiarato il presidente Giorgia Girasono in fase di accertamento. Il mezzo del 2005 rientra tra quelli più datati, ecco perché abbiamo dato il via all’acquisto ( con fondi regionali ed europei n.d.r.) di mezzi di ultima generazione che presto sostituiranno i vecchi nel nostro parco veicoli. Negli ultimi anni l’azienda sta acquistando autobus dotati di impianti di spegnimento automatico degli incendi, ma quello incendiatosi, essendo tra i più datati, non ne era provvisto“.

Tornano di attualità le dichiarazioni  dell’ottobre 2018 del segretario della Filt-Cgil, Gaetano Raguseo,  che intervenendo sul tema del trasporto pubblico registrava l’empasse sia nella municipalizzata ai trasporti urbani sia nel Consorzio trasporti extra urbano. “Il Comune di Taranto ha presentato nei giorni scorsi il modello che si dovrebbe realizzare sul territorio attraverso il PUMS (Piano Urbanistico della Mobilità Sostenibile) diceva Raguseo – ma dimentica di partire dalle fondamenta di quella costruzione: ovvero la voce di chi quel servizio lo realizza da anni (circa 480 dipendenti Amat) e continua a farlo con un parco mezzi insufficiente, una pianta organica inadeguata, senza la manutenzione ordinaria dei bus vecchi o appena comprati al mercato dell’usato, senza considerare il personale della sosta tariffata e senza corrette relazioni sindacali.

Giorgia Gira , presidente dell’ AMAT TARANTO

“Non a caso sono mesi che chiediamo un confronto con l’ente proprietario dell’Amat, – spiegava ancora il segretario della FILT – ma ai tavoli il sindaco non lo abbiamo mai incontrato. Eppure il prossimo incontro con l’Amat l’ex presidente Cavaliere lo aveva appena convocato per il prossimo 5 giugno e finalmente avremmo potuto discutere con l’azienda i punti salienti di un piano industriale che ha bisogno dei lavoratori per essere realizzato. Insomma mentre si riaprivano finalmente i rapporti con il sindacato, a scompaginare tutto arrivano prima le dimissioni del vice presidente e poi l’interruzione del rapporto con Cavaliere, decaduto per statuto. Non vogliamo entrare nel merito di questi accadimenti – sostenne Gaetano Raguseoma è davvero sintomatico che mentre di sta per aprire una interlocuzione tutto venga invece azzerato e cancellato con un colpo di spugna”. Ma a Melucci e la sua cricca in realtà stanno a cuore solo le assunzioni clientelari e gli acquisti e consulenze dell’ AMAT prive di alcun controllo.

 

Come non ricordare al Sindaco Melucci, che sono trascorsi  2 anni dalla sua elezione a primo cittadino per il rotto della cuffia, in una competizione elettorale dove hanno votato soltanto 1 cittadino su 4 degli aventi diritto, e che il tempo degli annunci, degli “spot” è terminato, la città ancorata sul fondale, mentre latitano i servizi per i cittadini  mentre l’amministrazione Melucci cerca di far dimenticare le proprie incapacità di gestire la città andando avanti a slogan e annunci a pagamento? !!!!.

 

 

 




Il flop della rottamazione delle cartelle fiscali imbarazza il Governo

ROMA – La rottamazione delle cartelle, per ora, si sta rivelando un vero e proprio flop. Rispetto alle attese, di un introito che avrebbe dovuto raggiungere 21,8 miliardi nel 2018, l’incasso effettivo si è fermato a meno della meta: 10,4 miliardi di euro. I dati sono contenuti nelle tabelle della Corte dei Conti che accompagnano il Rendiconto generale dello Stato, e sono relativi alle richieste presentate entro il 21 aprile 2017.

Secondo i dati della magistratura contabile senza la sanatoria nelle casse dello Stato sarebbero dovuti entrare 45,4 miliardi di euro; che sono scesi a 26,3 miliardi, grazie allo ‘sconto’ applicato, pari a 19,1 miliardi. Dei 26,3 miliardi di incasso atteso la maggior parte, pari appunto a 21,8 miliardi, sarebbe dovuto arrivare entro lo scorso anno ma, a conti fatti, la quota effettivamente riscossa si è fermata a meno della metà. All’appello mancano quindi 11,4 miliardi di euro.

E’ questo il vero motivo delle nuova finestra per aderire alla rottamazione delle cartelle. In un arco temporale limitato: un mese tra ottobre e novembre 2019. È l’ipotesi allo studio del Governo annunciata giovedì dal sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, durante la presentazione delle adesioni alle sanatorie suoi ruoli scadute lo scorso 30 aprile insieme ai colleghi di partito della Lega, il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia e il vicepresidente della commissione Finanze della Camera Alberto Gusmeroli.

Una riapertura dei termini su cui il sottosegretario leghista ha già fissato un perimetro. In primo luogo, non ci sarà nessuna estensione ai carichi affidati alla riscossione nel 2018: detto in altri termini saranno rottamabili le cartelle consegnate dagli enti impositori tra il 2000 e il 2017. Inoltre, il numero delle rate non sarà di 18 e spalmato su cinque anni come per chi ha aderito entro il 30 aprile ma il piano di ammortamento del debito potrebbe essere ridotto tra quattro anni e quattro anni e sei mesi.

Infine, come ha anticipato sempre Bitonci, si sta studiando un meccanismo per evitare che siano attivate procedure esecutive nei confronti dei contribuenti morosi che vorranno sfruttare la nuova finestra. Con la presentazione dell’istanza, infatti, i nuovi pignoramenti non potranno essere eseguiti.




La Corte dei Conti indaga sulla nuova sede del Consiglio Regionale di Puglia

ROMA – La Procura Regionale pugliese della Corte dei Conti, che sta già indagando sui costi per la realizzazione della nuova sede del Consiglio regionale pugliese, avrebbe aperto un nuovo fascicolo sulle forniture, per verificare se ci sia danno erariale.

I giudici contabili si stanno concentrando, secondo quanto riferisce l’edizione barese del quotidiano La Repubblica Bari,  in particolare sulle guarnizioni per le finestre, dopo che una parte della nuova sede, lo scorso gennaio, si è allagata in seguito alle copiose piogge.

La struttura del Consiglio, un palazzo di vetro e cemento sito in via Gentile, a Bari, ha avuto un costo di circa cento milioni di euro e nelle scorse settimane era stata liquidata una parte dei costi di progettazione che dovrebbe ammontare a circa 11 milioni di euro. Subito dopo l’inaugurazione erano iniziate le indagini, sia da parte della Procura della Repubblica di Bari che della Corte dei Conti, riguardo ai ritardi nella consegna della struttura e all’aumento dei costi dovuti alle cinque perizie di variante necessarie nell’aggiornamento del progetto; ora il nuovo fascicolo d’indagine.

La Corte dei Conti pugliese aveva già indagato sulla nuova sede del Consiglio regionale in seguito ad un esposto del M5S sui costi eccessivi per le plafoniere.




Regione Puglia rivede e taglia i costi per le plafoniere d'oro della nuova sede

ROMA – L’intervento della Corte dei Conti e la figuraccia fatta dalla dirigente Barbara Valenzano  capo dipartimento infrastrutture e lavori pubblici  della Regione Puglia, al programma “Non è l’ Arena” di Massimo Gilletti (La7)  per provare invano a rispondere alle domande relative soprattutto alla spesa da oltre un milione di euro fatta dalla Regione per acquistare 1.600 plafoniere dal costo di 632 euro a pezzo, hanno indotto la Regione a rivedere le proprie spese “folli”, dopo l’apertura di un’inchiesta della magistratura contabile sulle cosiddette “plafoniere d’oro” previste in primo momento per l’imponente nuova sede del Consiglio Regionale Pugliese in via Gentile a Bari

 

 

Oltre all’intervento provvidenziale della trasmissione televisiva, sono arrivati anche degli esposti presentati dal Movimento Cinque Stelle, che hanno fatto scaturire una seconda inchiesta avviata dalla Procura di Bari ordinaria. Le indagini sono condotte dal pm Savina Toscani. Recentemente la Guardia di Finanza di Bari ha acquisito altri documenti riguardanti impianti di illuminazione e compensi professionali.

La sezione Lavori pubblici della Regione Puglia ha cercato di salvare evidenti responsabilità, procedendo ad un taglio drastico delle spese iniziali preventivate,  con una versione riveduta e corretta del progetto,  che ha portato a una conseguente archiviazione dell’indagine. Grazie l’annullamento degli atti ed impegni di spesa iniziali, ed a seguito anche all’elaborazione di nuovi documenti della Direzione lavori su espressa richiesta del Responsabile unico del procedimento (Rup), il costo come per incanto è stato praticamente dimezzato: il danno erariale inizialmente individuato dagli inquirenti  in circa 600 mila euro  è stato dimezzato.  Ed il fascicolo della procura regionale della Corte dei Conti potrebbe essere archiviato in tempi brevi.

In ogni caso, gli accertamenti diretti dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmela de Gennaro, si sono rivelati decisivi per sventare un consistente spreco di risorse pubbliche. Un fiume di denaro incanalato verso l’acquisto di 1.703 plafoniere al costo di 632 euro ciascuna. A distanza di pochi mesi dall’avvio delle indagini, però, c’è stata l’improvvisa inversione di rotta. Che è documentata in una relazione della guardia di finanza trasmessa alla Procura della Corte dei Conti, pagine che segnano una svolta nell’inchiesta e preludono a una rapida conclusione.

I militari del nucleo anticorruzione della Guardia di Finanza, ai quali sono state affidate le indagini dal procuratore de Gennaro, il 21 marzo  scorso sono ritornati negli uffici della Regione Puglia acquisendo le carte per accertare gli sviluppi della vicenda plafoniere. La sezione Lavori pubblici ha rilevato incongruenze in alcuni atti contabili e il RUP, cioè il responsabile unico del procedimento ha chiesto alla Direzione lavori di procedere all’annullamento e all’elaborazione di nuovi documenti per la successiva approvazione.

Per quanto riguarda le plafoniere, le novità sono tutt’altro che indifferenti: infatti è stato fissato il prezzo di 308,21 euro per ciascuna delle 1.709 lampade al posto del costo esorbitante di 637,11 euro l’una per 1.703 luci. Così facendo l’impegno di spesa per la Regione Puglia si è quasi dimezzato, passando da poco più di un milione (per la precisione 1.084.988,33) a 526.730,89 euro con un risparmio di 558.267,44 euro, soldi pubblici che fino a poco tempo fa erano destinati all’ acquisto di plafoniere di lusso, ritenute evidentemente necessarie per illuminare a dovere la nuova casa delle istituzioni pugliesi.

I sogni di “grandezza” alla barese sono stati accantonati con una immediata retromarcia, che è bene ricordare, è avvenuta solo e soltanto successivamente all’avvio delle indagini. Di fatto l’unico soggetto che potrebbe restare danneggiato economicamente è l’impresa Guastamacchia, che ha eseguito i lavori, in quanto i soldi già versati potrebbero essere infatti recuperati sulle somme ancora dovute, e dall’azienda non sono giunte obiezioni.

 




Lettera aperta del Vice Ministro dell'Economia e delle Finanze agli Enti Locali e Comuni in crisi

di Laura Castelli*

la Corte Costituzionale

Con la recentissima sentenza n. 18/2019, la Corte Costituzionale ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale in relazione al disposto normativo contenuto nella Legge di Stabilità 2016, che consentiva il ripiano trentennale del disavanzo nell’ambito dei piani di riequilibrio. La Corte ha evidenziato, tra l’altro, che “la lunghissima dilazione temporale finisce per confliggere anche con elementari principi di equità intergenerazionale”. Non è possibile, in altre parole, trasferire il debito presente alle generazioni future.

Il limpido ragionamento della Corte deve ora, però, trovare la sua attuazione pratica, in modo tale da poter essere applicata ai Comuni italiani interessati da questa pronuncia, che può avere rilevanti effetti sull’approvazione dei bilanci per l’anno 2019, con potenziali rischi di dichiarazioni di dissesto. Come Vice Ministro, ho più volte evidenziato come sia urgente ed improcrastinabile la riforma complessiva del Testo Unico dell’Ordinamento degli Enti Locali, ponendo un’attenzione particolare alla parte in cui sono contenute le norme afferenti la crisi dell’Ente locale.
In tal senso, ho molto apprezzato che la Corte dei Conti mi abbia fatto giungere tempestivamente una ampia e puntuale risoluzione sul riordino della disciplina della crisi finanziaria degli enti locali. Sono lieta che si sia avviata una così positiva collaborazione su un tema delicato e rilevante come questo. Auspico, allo stesso modo e nel rispetto dell’autonomia della magistratura contabile, che sia adottato un parere di orientamento da parte della Corte dei Conti, affinché si possa giungere ad una applicazione corretta e puntuale della sentenza n. 18/2019.
Gli interventi di orientamento generale, delle Sezioni Autonomie o Riunite, giungono spesso dopo un lasso di tempo che oggi diventa sempre più difficile da rendere compatibile con la velocità delle decisioni da assumere. Pur comprendendo che spesso alla fonte dei contrasti interpretativi vi è una norma scritta male, si rende necessario, come in questo caso, che sia data vita ad una interpretazione di orientamento unitaria, attesi i rilevanti riflessi di natura finanziaria che una pluralità di pronunce regionali potrebbero determinare.
Si rende necessario, infatti, dare e garantire agli amministratori locali un indirizzo chiaro ed univoco, al fine di rispettare integralmente il sapiente dettato della Corte Costituzionale, senza dover attendere tempi lunghi o peggio incorrere in danni irreparabili. Anche per questo, il Governo ritiene di proporre in Conferenza Stato-Città lo slittamento di un mese per l’approvazione dei bilanci da parte dei Comuni interessati, al fine di consentire a tutti i livelli Istituzionali di recepire il contenuto della già citata sentenza n. 18/2019 della Corte Costituzionale.
*Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze



Si indaga per frode per le spese pazze per la nuova sede del Consiglio Regionale della Puglia

BARI – Il reato ipotizzato dalla pm Savina Toscani della Procura di Bari che indaga su alcuni costi relativi alla realizzazione, ormai ultimata, della nuova sede del Consiglio Regionale della Puglia, in via Gentile a Bari, è di “frode in pubbliche forniture” come anticipato dall’edizione barese del  quotidiano La Repubblica. L’esistenza dell’indagine era nota da mesi, da quanto il Codacons ha presentato una denuncia,  ed il gruppo dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno integrato un proprio esposto già depositato in estate, mettendo a disposizione  degli inquirenti un elenco dettagliato delle presunte spese ritenute folli ed inutili.

L’inchiesta coordinata dal pm Toscani è tuttora nei confronti  di ignoti, è stata delegata alla Guardia di Finanza che è al lavoro sulla documentazione acquisita negli uffici regionali. Gli investigatori delle Fiamma Gialle stanno ricostruendo l’iter amministrativo relativo alla realizzazione della struttura, per verificare i costi previsti dal capitolato d’appalto e la presenza di eventuali aumenti illegittimi degli stessi. Sulla medesima vicenda sono in corso gli accertamenti anche della Corte dei Conti, che ipotizza un conseguente eventuale danno erariale.

Secondo quanto denunciato  alcuni costi della sede del Consiglio Regionale sarebbero stati sovrastimati,  realizzazione ha comportato un investimento complessivo di 87 milioni di euro, un costo quasi triplicato  rispetto ai 39 milioni e mezzo, a partire delle famose 1.600 plafoniere che sono costate al contribuente 637 euro l’una, che ha fatto crescere la spesa complessiva da 199 mila euro a 1 milione 42mila euro.  Un aumento di 56 euro al metro quadro è stato calcolato invece per il miglioramento acustico dei pannelli del controsoffitto, mentre 112mila euro è l’aggravio per la scelta delle pareti divisorie. Le parcelle dei progettisti, la cui entità è lievitata nel corso degli anni da 3 a 12 milioni di euro (in quanto legata all’importo dei lavori), e alle spese per il canone di locazione della sede di via Capruzzi prolungato di ulteriori 4 anni per un ammontare di 6 milioni 350mila euro.

Il presidente della Regione Michele Emiliano dopo l’avvio dell’inchiesta penale, e dopo la pessima figura fatta in televisione a Non è L’ Arena (La7) condotta da Massimo Giletti, dalla sua “stretta” collaboratrice Barbara Valenzano, ha istituito un collegio di vigilanza per verificare la congruità dei prezzi i cui esiti saranno trasmessi all’autorità giudiziaria. Inutilmente, in quanto l’operato della Guardia di Finanza è sicuramente più affidabile e competente.

Come giustificherà la Regione Puglia i 1000 giorni di sospensione dei lavori senza alcuna giustificazione per un’opera ritenuta strategica e continue varianti avvenute sia in fase di progettazione (dal 2003 al 2010) che in corso d’opera (dal 2012 ad oggi) per un totale di circa 54 milioni di euro. L’ultima, da 19 milioni e 579mila euro è stata approvata dalla Giunta Emiliano nel 2015 e tra le spese esaminate, sono state evidenziate “scelte che non rispettano – principi di economicità, efficacia ed efficienza a cui deve conformarsi l’attività della pubblica amministrazione”.

 




Un imputato nominato dal ministro Toninelli nel CdA delle Ferrovie Appulo Lucane

ROMA – Il governo del cambiamento ? In realtà si tratta solo del cambiamento nella spartizione e lottizzazione selvaggia equamente suddivisa come da “manuale Cencelli“: due posti nel consiglio di amministrazione delle Ferrovie Appulo Lucane assegnati al Movimento 5 Stelle, uno alla Lega . Ancora una volta però tra le nomine effettuate dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli è finito un “impresentabile”: Francesco Cavallo, un avvocato di San Cesario (Lecce)  di 37 anni , imputato in un processo su pseudo associazioni antiracket che intascavano fondi destinati alle vittime dell’usura, il quale in attesa del processo penale a suo carico  ha subito nei mesi scorsi da parte della Corte dei conti anche il sequestro di 51 mila euro .

Lo staff del ministro Toninelli una volta resasi conto della nomina imbarazzante fa circolare la tesi di non conoscere il curriculum giudiziario del nominato ! L’avvocato nominato in quota Lega è vicino ad Andrea Caroppostato il coordinatore pugliese del movimento di Matteo Salvini . Le nomine nelle Ferrovie Appulo Lucane sono state oggetto in questi giorni di uno scontro politico tra Toninelli e il governatore pugliese, Michele Emiliano, proprio sulle nomine del consiglio di amministrazione.

Durante lo scambio di accuse fra Emiliano e Toninelli, il ministro aveva sostenuto “nessuna spartizione esiste l’esigenza imprescindibile di rinnovamento della direzione aziendale di Fal, che non ha raggiunto in tutti questi anni i risultati necessari al rilancio delle Ferrovie  Appulo Lucane. Rinnovamento che non bloccherà in alcun modo i lavori, per altro attualmente in ritardo, né pregiudicherà l’utilizzo dei fondi strutturali impiegati“.

Martedì mattina si è riunito il consiglio di amministrazione delle Ferrovie Appulo Lucane in cui è stata formalizzata al presidente uscente, Matteo Colamussi, un uomo vicino alla corrente dell’ ex ministro di Forza Italia, Raffaele Fitto la nuova terna scelta dal Ministero dei Trasporti che ha indicato come presidente Rosario Almiento di Brindisi, e come membro del CdA delle Appulo lucane  la lucana Angela Tantulli.

Rosario Almiento è da sempre vicino al Movimento 5 Stelle è già presidente della Stp, la società di trasporto pubblico di Brindisi, ed il suo nome era circolato come possibile candidato sindaco. La Tantulli è invece “vicina” alla deputata lucana pentastellata Mirella Liuzzi.

Il ministro del Mezzogiorno, la grillina Barbara Lezzi  ancora una volta ha cercato di difendere l’indifendibile sconfinando nel grottesco con il suo commento : “Queste sono soltanto sterili polemiche sulla pelle dei cittadini”. Dimenticando però che i compensi ai componenti dei CdA pubblici sono soldi provenienti proprio dalle tasche dei cittadini.




La lettera di dimissioni di Nava dalla Consob

di Mario Nava

La questione legale della mia posizione amministrativa è stata decisa e validata da ben quattro istituzioni, Commissione europea, Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti, e non necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica. La Consob è indipendente, ma non può essere isolata. Consob deve poter lavorare non solo con le altre autorità indipendenti, ma anche con le istituzioni politiche. Sono stato chiamato a questo incarico in quanto esperto autorevole delle norme e dei regolamenti finanziari europei che disciplinano il mercato italiano.

Sono stato chiamato con l’obiettivo di rilanciare il mercato e rilanciare l’Autorità nelle sue funzioni di vigilanza e protezione del risparmio e dell’investimento. Sono stato chiamato con l’obiettivo di integrare la Consob meglio nei vari consessi europei e internazionali. Ho accetto l’incarico con gioia e entusiasmo. Ora però queste mie caratteristiche e questi obiettivi sembrano essere considerati un insormontabile ostacolo.

La richiesta di dimissioni per “sensibilità istituzionale” da parte dei quattro capigruppo di Camera e Senato dei due partiti di maggioranza sono un segnale chiaro e inequivocabile di totale non gradimento politico. Il non gradimento politico limita l’azione della Consob in quanto la isola e non permette il raggiungimento degli obiettivi sopra ricordati. Responsabilmente quindi, senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob informandone la Commissione ai sensi dell’articolo 4.3 del Regolamento Consob.

Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali. Permettetemi solo di chiudere con alcuni ringraziamenti. Voglio ringraziare il Personale della Consob che nella sua stragrande maggioranza si è dimostrato di altissimo livello e dotato di grandissima professionalità. In pochi mesi abbiamo intrapreso tantissime azioni, in tema di vigilanza, di ispezioni, di sanzioni, di tutela del consumatore, di cooperazione con la Banca d’Italia, di riforme interne, di arbitro finanziario, in materia di cooperazione internazionale e abbiamo impostato le sei priorità per il Piano operativo 2019-2021, che mi auguro sarà portato avanti con determinazione dal mio successore.

Voglio ringraziare tutti gli operatori di mercato che ho incontrato in questo periodo, e che mi hanno dimostrato una grande voglia di ben fare e agire in questo paese. Voglio ringraziare il Ministro Padoan e il Presidente Gentiloni e soprattutto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la fiducia riposta in me e per il loro costante supporto e vicinanza durante questo periodo.

Grazie e auguri di buon lavoro a tutti

Mario Nava

CdG  Nava ha compiuto tutta la sua carriera nella Commissione europea. Dal maggio del 2016 è stato direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e gestione delle crisi presso la Direzione generale dedicata ai servizi finanziari. In precedenza, dal 2009 al 2013, fu il responsabile dell’unità Banche e Conglomerati Finanziari. Dal 2004 al 2009, guidò l’unità Infrastruttura dei Mercati Finanziari, sempre alla Commissione europea.

 

 

 




Funerali Genova. Scoppia la bufera su Rocco Casalino che manda sms di "sfida" alla stampa

ROMA – Al cattivo gusto non c’è mai limite ed il comportamento di Rocco Casalino. ex concorrente del Grande Fratello (edizione del 2000), attualmente “grillino” di ferro e portavoce di Palazzo Chigi, il quale durante i funerali di Stato celebratisi questa mattina alla Fiera di Genova, è stato”beccato” mentre mandava a decine di giornalisti “nel pieno svolgimento dei funerali di Stato” degli sms  di propaganda politica, con all’interno il link di un articolo de “Il Fatto Quotidiano” preoccupandosi di sottolineare ai cronisti gli applausi ricevuti dal premier Conte e dagli esponenti del governo ed i fischi incassati dal Pd.

Poi, mentre la cerimonia funebre era già iniziata (come dimostrato dall’orario di invio della chat di WhatsApp), Rocco Casalino, ha sfidato la stampa scrivendo: “Sono curioso di leggere i giornali domani…”.

La vicenda è stato rivelato su Facebook dal deputato dem  Michele Anzaldi, che ha ritenuto l’accaduto un “fatto gravissimo”. “Presenterò un esposto alla Corte dei Conti e all’Agcom – scrive il parlamentare del Pdper sapere se è lecito che il portavoce di Palazzo Chigi, pagato con i soldi degli italiani per curare la comunicazione istituzionale del Governo, inondi la stampa di sms per fare falsa propaganda contro un partito di opposizione  È una distrazione di risorse pubbliche? È un abuso di potere? Il presidente del Consiglio Conte conclude il deputato dem farebbe bene a licenziare in tronco il signor Casalino, prima di incorrere in guai più seri con la giustizia contabile“.

L’ On. Anzaldi  così ricostruisce quanto accaduto oggi durante i funerali. “Oggi alle 11.46, in pieno svolgimento dei funerali di Stato per alcune delle vittime del Ponte di Genova e senza alcun rispetto per i morti – spiega – numerosi giornalisti anche del servizio pubblico RAI hanno ricevuto da Casalino un messaggio riferito ai presunti fischi a esponenti Pd, notizia peraltro non confermata da molti dei presenti e dai video. Casalino scrive: ‘sono curioso di leggere i giornali domani'”.

Secondo il deputato dem Anzaldisiamo di fronte ad un caso gravissimo di utilizzo di una funzione pubblica per interessi di partito” e per questo sarebbe “inadaguato” come portavoce di Palazzo Chigi. E questo perché Casalino dovrebbe “interpretare un ruolo senza la partigianeria incompatibile con una figura che è pagata da tutti gli italiani e non da un partito o da una società privata“.  Cosi conclude il deputato dem: “Questa confusione  risulterebbe ancora più grave se associata a un frangente come l’emergenza del ponte Morandi a Genova. Un episodio che per la sua drammaticità e la delicatezza rispetto al futuro della città rende impensabili atteggiamenti non solo di parte ma persino di irrisione. Qualora l’invio del messaggio di Casalino venisse confermato, Conte allontani immediatamente Casalino da Palazzo Chigi”.

E’ questa la seconda vicenda poco istituzionale che coinvolge Casalino  già criticato nei giorni scorsi per l’attacco al giornalista de Il Foglio Salvatore Merlo: “Adesso che il giornale chiude, che fai? Mi dici a che serve Il Foglio?aveva scritto. Minacce che a Merlo non avevano messo paura, rispondendogli: “Insomma i Cinque stelle festeggiano sotto la regia del loro poderoso ufficio propaganda e comunicazione, ma in realtà il clima è plumbeo“.

Cosa dire poi vedendo Matteo Salvini che si fermava a fare i selfie ai funerali. Molti sostenitori del leader leghista sono andati in suo soccorso  sostenendo che la foto del selfie di Salviniè una fakenews” e “che la ragazza stava mostrando la foto delle vittime al ministro“. Questa gente davanti al video del selfie VERGOGNOSO del ministro Salvini dovrebbero anche loro solo vergognarsi  . Vediamo se negano pure davanti al filmato…

E poi ci chiediamo perchè 20 famiglie hanno deciso per le esequie in forma privata, ai funerali di Stato ?

 

 




Roma, fondi Enpam: danno erariale da 65 milioni

ROMA – I fondi per le pensioni dei medici, cioè i contributi versati dai professionisti nel corso degli anni, sarebbero stati utilizzati per acquistare derivati ad alto rischio. Con quale risultato? Un “buco” con perdite che superano i 65 milioni di euro nelle casse dell’ ENPAM, l’ente di previdenza dei camici bianchi italiani. Dagli accertamenti, svolti dalla Guardia di Finanza e coordinati dal pm della Corte dei conti, Tammaro Maiello, è emerso che, a partire dal 2002, l’Ente ha affiancato ai tradizionali investimenti immobiliari quelli mobiliari, compresi titoli altamente rischiosi.

Per l’accusa, l’eccessiva esposizione finanziaria non sarebbe stata in linea con i criteri di investimento di un Ente previdenziale, necessariamente orientati a logiche prudenziali. L’ingente somma di  65 milioni e 799mila euro,  è stata sequestrata in attesa della definizione del procedimento. Per il momento, il pm ha inviato un invito a dedurre – che equivale a un avviso di conclusione delle indagini – ai soggetti che, nel corso degli anni, hanno ricoperto le cariche di Direttore generale, Componente del cda e Responsabile del Servizio Investimenti e Gestione Finanziaria dell’ ENPAM.




Il Comune di Taranto non convince il Ministero di Economia e Finanza

Daniele Franco

ROMA – Il ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco ha deciso di rimettere la valutazione di numerose criticità riscontrate nell’ispezione ministeriale effettuata tra settembre e ottobre del 2015, quando era ancora in carica l’amministrazione guidata da Ippazio Stefàno alla Corte dei Conti. L ’amministrazione comunale ha opposto le sue controdeduzioni ai rilievi mossi dagli ispettori del Mef , ma in più casi non sono servite queste controdeduzioni a confitare e chiarire i dubbi espressi dagli ispettori del ministero sulla correttezza gestionale dell’Ente Comunale tarantino.

Lo scorso 6 giugno il ragioniere generale dello Stato ha inviato una dettagliata nota di contestazione al Sindaco, trasmettandola anche alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, alla Procura regionale della Corte dei Conti, al Collegio dei revisori dei conti del Comune di Taranto ed al Ministero degli Interni. che  ha riconosciuto l’adozione di “idonei interventi correttivi” per alcuni dei rilievi mossi nella relazione redatta dagli ispettori, che il CORRIERE DEL GIORNO pubblica in esclusiva, mentre invece per altri la vicenda amministrativa diventa molto a rischio. Tra le contestazioni “bollenti” per il Comune di Taranto compare l’adeguamento della tariffa della Tari per la quale viene messo in discussione e contestato il mancato adeguamento al fine di garantire la necessaria copertura integrale dei costi di investimenti e di esercizio del servizio di raccolta dei rifiuti.

Secondo il Ragioniere Generale dello Stato, “le iniziative intraprese non possono ritenersi esaustive al fine di sanare le situazioni pregresse” e pertanto viene reiterato  “l’invito ad adottare ogni misura correttiva per evitare la formazione di nuovi debiti“. Inoltre si  prende atto delle divergenze interpretative tra il Comune di Taranto ed i  revisori dei conti e conseguentemente affida la decisione alla magistratura contabile. Analoga decisione è stata adottata per quanto riguarda l’irregolare costituzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità e per la violazione del patto di stabilità. La relazione degli ispettori del Mef  evidenzia  anche la “criticità nelle procedure di recupero dei crediti”. che contribuiscono ad evidenziare i forti dubbi conseguenti sul contenimento dei debiti fuori bilancio.

Verifica-amministrativo-contabile-al-comune-di-taranto

Sarà quindi la Corte dei Conti a pronunciarsi su questi rilievi contabili . A cui viene affidata la valutazione sulle carenze emerse in materia di assunzioni, con un particolare richiamo relativo alla mancata rideterminazione della dotazione organica nel periodo tra 2013 e 2015 (giunta Stefàno n.d.r. ) , alla mancata verifica delle eccedenze di personale nel 2012 ed alla mancata adozione del piano delle performance nel 2011, 2014, 2015. Tra le contestazioni compaiono alcune controversie di particolare interesse per i dipendenti comunali:, e cioè la costituzione del fondo per il trattamento accessorio per la dirigenza e la spinosa questione questione del fondo per la produttività per la quale è in corso una dura battaglia sindacale per ottenere l’erogazione di quanto non è stato corrisposto ai dipendenti del Comune di Taranto negli ultimi anni.

Il Ministero dell’ Economia e Finanze ha evidenziato che anche  la Corte dei Conti su questi punti ha riscontrato  “varie irregolarità in materia di contrattazione decentrata e di erogazione del salario accessorio” sia per il 2008 che per il 2009.  Scrive il Ragioniere Generale dello Stato:  “Nel prendere atto che per il futuro  l’ente ha avviato le opportune misure (…) al fine di sanare le criticità, per il pregresso, in considerazione della complessità della vicenda e delle implicazioni finanziarie riconducibili agli atti posti in essere, questo Dipartimento rimanda la questione al definitivo giudizio della competente Procura della Corte dei Conti”.

Analoga sorte per quanto riguarda l’attribuzione a tutti i dirigenti della retribuzione di posizione massima “in assenza di pesatura”  sia per  “l’erogazione della retribuzione di risultato in assenza di un processo valutativo“. Confermati anche  i rilievi contestati dagli ispettori per l’indebito utilizzo delle risorse destinate alle alte professionalità, per il quale il ministero “invita al recupero di quanto indebitamente erogato“. E quindi qualcuno dovrà restituire quanto incassato illegittimamente.

Fra i rilievi più imbarazzanti dell’ispezione ministeriale compare anche  la retribuzione di risultato conferita al Segretario Generale del Comune di Taranto .per il quale quale  si contesta la “mancata adozione di un idoneo sistema di valutazione per l’erogazione della posizione di risultato“. Emergono dubbi anche sull’assunzione di personale flessibile e di dirigenti a termine in quanto effettuati “in assenza di procedure selettive e per termine inferiore al triennio”. Confermati anche i rilievi per la utilizzazione di “collaborazioni autonome per la copertura di incarichi di uffici stabili dell’ente” nonchè per le “proroghe di contratti per la fornitura di beni o servizi in assenza dei presupposti di legge, con violazione dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità e concorsualità“.

Rilievi  questi per i quali il Comune di Taranto ha riproposto le precedenti controdeduzioni “già considerate non idonee al superamento del rilievo”  e pertanto “stante la divergenza delle posizioni assunte” il ragioniere generale dello Stato Daniele Franco ha rimesso la decisione “all’autorevole apprezzamento della magistratura contabile“.

 




Fisco: Corte dei Conti, mezzi anticrimine contro evasione web

ROMA – Evasione ed elusione fiscale dell’ economia digitale sono fenomeni che sfuggono ai consueti sistemi di misurazione e di controllo e che per questo richiedono l’ adozione di strumenti ad hoc e lo sviluppo della cosiddetta “computer forensics“, un procedimento diretto al trattamento di dati, informazioni digitali e sistemi informativi digitali “per finalità investigative e di giustizia, tipico dell’ambito delle investigazioni criminali“. Lo dice la Corte dei Conti rilevando, nella relazione su “E-commerce e sistema fiscale“, la necessità di “un’ampia rimodulazione della normativa“.

L’economia digitale, non può essere ridotta all’ e-commmerce ,  affermano i magistrati contabili ha caratteristiche tanto specifiche e nuove da rendere difficile collegare le attività che producono valore al mercato di consumo e altrettanto complicata l’individuazione del luogo in cui i redditi vengono prodotti. “È perciò posta in crisi l’applicabilità dei principi adottati dalla maggior parte degli Stati per la tassazione dei redditi transnazionali, ossia il world-wide taxation principle (per cui il contribuente è assoggettato a imposizione per tutti i suoi redditi, ovunque prodotti, nello Stato di residenza) e il principle of source (in virtù del quale il soggetto non residente è assoggettato a imposizione in relazione al luogo in cui i redditi sono prodotti)”, afferma la Corte.

Le imprese digitali riescono infatti a portare avanti la loro attività “a prescindere dalla presenza di una stabile organizzazione in un Paese, intrattenendo relazioni con i consumatori e gli utenti attraverso siti web o altri strumenti digitali”. Per di più, “anche quando tali imprese stabiliscono una stabile organizzazione in una giurisdizione, le opportunità offerte dalla tecnologia facilitano l’adozione di strutture idonee a minimizzarne la presenza tassabile in un Paese, attraverso una allocazione delle funzioni, dei rischi e delle attività che non riflette la sostanza economica delle operazioni svolte“.

Da qui la necessità di un’offensiva più specifica che deve partire dalla mappatura del fenomeno, fino ad arrivare all’adozione di strumenti più efficaci di penetrazione di gestione dei dati, con una stretta collaborazione tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza in Italia e tra enti sovranazionali a livello globale. Proprio guardando al lavoro della Gdf, la Corte dei Conti sintetizza quindi i risultati ottenuti nel triennio 2015-2017 nel più ampio settore del contrasto all’evasione e alle frodi fiscali di rilievo internazionale.

La Guardia di Finanza ha comunicato di aver effettuato 4.197 interventi ispettivi, fra verifiche e controlli fiscali e 1.596 indagini di polizia giudiziaria, su delega delle competenti procure della Repubblica, rilevando che l’incidenza dei fenomeni illeciti di ambito ultranazionale rispetto all’evasione complessiva ai fini delle imposte sui redditi scoperta dai reparti del Corpo è pari ad oltre il 54 per cento.




Corte Conti Bari: sequestro per 370mila euro a Saverio Riccardi ex-commissario EIPLI

Carmela de Gennaro

ROMA –  Su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari – diretta dalla dott.ssa Carmela de Gennaro – la Sezione Giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo “ante causam” di beni nei confronti del sessantaseienne Saverio Riccardi, ex Commissario Straordinario dell’EIPLI -Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia  di Bari, .

Il sequestro consistente in due appartamenti e due locali ubicati in Matera e Pomarico (MT) e tutte le ragioni di credito per somme dovute al Riccardi dall’EIPLI stesso, dall’INPS e da alcuni Istituti bancari, per un valore complessivo pari a 370.000,00 euro – è stato eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari – Gruppo Tutela Spesa Pubblica, in collaborazione con ufficiali giudiziari dell’UNEP di Matera.

Saverio Riccardi

La vicenda amministrativa che ha provocato l’indagine contabile è relativa alla nomina, nel 2011, da parte del citato Riccardi, del geom. Gaetano Di Noia, fino ad allora operaio-tecnico alle dipendenze dell’EIPLI, a Capo di Gabinetto dell’organo di governo dell’Ente. In sintesi il citato Capo di Gabinetto – assunto nel 2010 dallo stesso Commissario per ragioni di stabilizzazione del personale – si è trovato a passare, in un anno, senza idoneo titolo di studio e senza aver sostenuto alcun concorso pubblico, da una posizione contrattuale quale operaio tecnico inquadrato in area B1 (ex V qualifica funzionale) ad una di dirigente della pubblica amministrazione, promozione questa avvenuta con soli atti monocratici del Commissario Straordinario Riccardi, in aperta violazione dell’art 16 D.lgvo 165/2001 sul pubblico impiego ed in spregio di ogni normativa diretta al buon andamento e trasparenza nella Pubblica Amministrazione.

Da tale nomina, inoltre, derivavano, per il neo dirigente, poteri di controllo su tutti gli atti di gestione, compresi anche quelli del direttore generale dell’Ente pubblico. Il nuovo Capo di Gabinetto veniva, dal 2012, gratificato anche con una congrua indennità di posizione (30.000 euro annui) e un’indennità di risultato (10.000 euro annui) prerogativa tipica dei dirigenti pubblici.

Il tutto con annessi conguagli di stipendi e indennità, oltre a cospicui rimborsi per spese di missione, spesso senza documenti giustificativi (oltre 40.000 euro tra il 2012 ed il 2015). Tutto ciò nonostante la ferma opposizione e il richiamo alle corrette norme sulle nomine nel pubblico impiego da parte del Collegio dei Revisori. La nomina è stata poi revocata nell’aprile 2016. Sulla vicenda sono stati quindi svolti, dai finanzieri del Nucleo, mirati accertamenti patrimoniali e bancari, delegati dal dott.Pierpaolo Grasso (accanto nella foto).

All’esito dell’analisi della complessa documentazione acquisita e sulla scorta delle risultanze reddituali, patrimoniali e bancarie, la Procura contabile ha pertanto proposto, alla Corte dei Conti, un sequestro conservativo ante causam del valore di 370.000 euro, nei confronti del Riccardi, quale danno erariale per le somme erogate illecitamente al nominato Capo di Gabinetto. Il Presidente della Sezione Giurisdizionale per la Puglia della Corte dei conti, Dott. Mauro Orefice, ha disposto con provvedimento del 18.4.2018 il sequestro conservativo richiesto, quale garanzia patrimoniale nei confronti dell’Erario ed in particolare del citato Ente di Irrigazione), in relazione al pericolo che l’imputato, nelle more della definizione del giudizio, possa disfarsi dei propri beni.

 




Striscia continua a svelare gli “altarini” del voto di scambio di Michele Mazzarano

ROMA – Dalle registrazioni acquisite dal programma “Striscia la Notizia”  (Canale5) sulla vicenda del “voto di scambio” di Michele Mazzarano, consigliere regionale del Partito Democratico aderente alla corrente “Fronte Democratico” che fa riferimento all’attuale Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, si allarga l’inchiesta che coinvolge anche delle assunzioni “allegre”… in una società informatica, la SINCON di Taranto, il cui presidente del Consiglio di Amministrazione è il rag. Luigi Sportelli, presidente (in scadenza) della locale Camera di Commercio jonica.

 

Un cittadino pugliese ha denunciato a Striscia la Notizia questa presunta “parentopoli“, fornendo un elenco di dipendenti  proprio della SINCON pieno di parenti , figli e mogli di dirigenti dell’ ASL Taranto, parenti di politici tutt’ora in attività, portaborse vari. Insomma di tutto e di più.

Il nuovo denunciante della “parentopoli” tarantina ha fornito persino copia di un esposto inviato via Pec nell’agosto del  2016 al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, rimasto privo di alcun riscontro, circostanza questa che dimostra l’inattendibilità delle dichiarazioni di Emiliano di millantata trasparenza e legalità , formulate all’indomani dell’ennesimo scandalo che ha decimato la sua Giunta Regionale.

Non è la prima volta che la S.IN.CON s.r.l. (di seguito SINCON) compare fra le maglie delle irregolarità della giustizia. Infatti nel 2012 vi era stata una sentenza della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Puglia, che era venuta a conoscenza di una indagine penale in merito a presunte irregolarità nella gestione di alcuni servizi informatici, affidati alla società  SINCON con delibera n. 648 del 5.4.2006. Fra i servizi prestati dalla SINCON all’ ASL Taranto risultava previsto anche il servizio di Help Desk di 2°livello/ Help Desk di 1°livello, per un costo annuale preventivato in €.1.756.481,00 (IVA compresa). Il personale della SINCON da destinare al servizio di Help Desk  (di 2°livello – Team di operatori particolarmente esperti) veniva dettagliatamente individuato in uno specifico prospetto, costituente parte integrante della proposta di convenzione in allegato alla citata delibera, per un totale complessivo di n. 50 unità.

Da altre indagini delegate alla Guardia di Finanza di Taranto, era emerso, anche tramite l’escussione del predetto personale SINCON, che le n.50 unità formalmente adibite al servizio di “Help Desk” di fatto erano adibite esclusivamente ad attività di “Data Entry” ossia di semplice inserimento dati: attività per la quale non è richiesta alcuna particolare specializzazione nel settore informatico e che avrebbe potuto essere svolta, come in realtà già avveniva in moltissimi casi, dai dipendenti dell’Azienda sanitaria.

Dalla sentenza della Corte dei Conti si evince inoltre che “Tale circostanza veniva confermata dallo stesso dott. Gallina, Responsabile dell’Area Risorse Finanziarie, il quale dichiarava agli organi di p.g. (informativa nr.34/12-3 di prot.llo 2007 del 16.02.2009 del Nucleo Investigativo dei C.C. di Taranto) nel verbale di s.i. rese in data 24.04.2007, che “i dipendenti SINCON che lavorano presso questa Area Risorse Finanziarie, sono dei semplici utilizzatori di programmi Sincon, oltre che eventualmente di altre applicazioni software installate presso i p.c., necessari allo svolgimento delle attività quotidiane di data entry. Normalmente, i problemi tecnici che si verificano sugli strumenti informatici in dotazione al reparto e/o software (programmi applicativi) vengono risolti dai tecnici della Sincon appositamente chiamati con una richiesta scritta, sottoscritta da me personalmente o da un mio collaboratore responsabile del proprio ufficio”.

Gli operatori della società di servizi informatici tarantina, questa volta escussi dai Carabinieri di Taranto  avevano confermato che il servizio di Help Desk di 1° livello veniva assicurato da un numero limitatissimo di dipendenti della SINCON, nello specifico dalla signora Colapinto Daniela, dislocata presso il CED SINCON (via Minniti a Taranto), con mansioni di ricezione delle segnalazioni che ella provvedeva ad inoltrare, in ultima istanza, ai tecnici (solitamente dott. Michele La Tagliata, dott.Giuseppe Brugnola ed ing. Sergio Fresta) incaricati di risolvere l’eventuale anomalia insorta.

Sulla base di tali riscontri investigativi la Procura regionale ha dedotto che gli amministratori della ASL Taranto, attraverso la simulazione di un servizio di Help Desk (1° e 2° livello), hanno provveduto ad assicurare all’Azienda sanitaria un certo numero di personale (n.50 unità ) da destinare allo svolgimento di impieghi informatici elementari quale è quello di inserimento dati, aggirando, in tal modo, il blocco delle assunzioni previsto dalla Legge Finanziaria del 2006 (legge 23.12.2005 n.266), ma facendo tuttavia sostenere, all’Azienda sanitaria, una spesa ben superiore rispetto alla tipologia, e quindi al reale contenuto, della prestazione ricevuta con corrispondente danno per le finanze della stessa.

La Corte dei Conti aggiungeva che “E’ appena il caso di ricordare che il Direttore Generale, in quanto organo di vertice dell’azienda sanitaria, oltre a dover tenere un comportamento pienamente osservante dei suddetti canoni di imparzialità, correttezza e buon andamento della gestione amministrativa canonizzati dall’art.97 della Costituzione, a mente dell’art.16 della legge regionale n.36/’94 e del d.leg.vo n.502/’92 e s.m. è prioritariamente responsabile della sana e corretta gestione delle risorse dell’Azienda sanitaria al pari del Direttore Amministrativo che viene nominato a ricoprire tale ruolo, o almeno dovrebbe, proprio in virtù della particolare competenza e professionalità acquisita nel campo della direzione di strutture sanitarie pubbliche e/o private“.

La particolare negligenza e superficialità della condotta tenuta nella vicenda dall’ ASL Taranto, è dimostrata anche dalla circostanza per la quale l’azienda sanitaria locale tarantina, non solo ha continuato ad affidare il servizio per il 2006 alla SINCON senza preoccuparsi minimamente di procedere con una gara pubblica, ma ha anche persino accettato pedissequamente le condizioni economiche riportate nella proposta formulata dalla società in data 23.02.2006. Oculatezza e prudenza avrebbero dovuto ispirare anche la condotta del dott. Gallina, il quale, all’epoca dei fatti Dirigente Responsabile dell’Area Gestione Risorse Finanziarie dell’ ASL Taranto , ma anche questi aveva apposto parere favorevole alla delibera, senza porre in evidenza che il costo orario del servizio richiesto era notevolmente superiore rispetto a quello che l’Azienda, a parità di funzioni e prestazioni, sosteneva per il proprio personale dipendente.

Nella propria decisione in diritto la Procura regionale della  Corte dei Conti , ha espressamente rappresentato che del danno patito dalla Azienda sanitaria, individuato nella differenza tra il maggiore costo orario (€. 22,18) pagato alla SINCON per prestazioni di “data entry” e quello minore (€. 12,72) necessario per ottenere la stessa prestazione dal personale interno, devono “rispondere, per condotta gravemente colposa, gli amministratori e i dirigenti che hanno partecipato alla approvazione della delibera D.G. n.648 del 5.04.2006, con la quale, come più volte ricordato è stato affidato, in proroga, il servizio in questione alla SINCON, ovvero il Direttore Generale, il Direttore Amministrativo (Regione Puglia dr. Maccari), il Dirigente dell’Area Gestione del Patrimonio (dott. Palazzoquest’ultimo successivamente deceduto n.d.r.), nonché il Responsabile dell’Area Gestione Risorse finanziarie (dott. Gallina)”.

E’ evidente che la Procura regionale, in relazione alla partecipazione del convenuto Maccari Direttore amministrativo all’epoca dei fatti, all’approvazione della deliberazione, si è sostanzialmente riferita alla formulazione da parte di costui del parere favorevole nella veste di Direttore amministrativo, aggiungendo che “deve preliminarmente evidenziarsi l’inconsistenza della deduzione difensiva secondo cui egli sarebbe estraneo alla decisione del Direttore Generale perché si sarebbe limitato, al pari del Direttore sanitario, non convenuto in giudizio, ad esprimere il proprio parere favorevole all’adozione dell’atto deliberativo senza alcun apporto determinante“.

L’affermazione della Procura regionale della Corte dei Conti, secondo cui “il servizio di help desk di 2° livello fosse in realtà una prestazione di mero inserimento dati (“data entry”) nei programmi informatici dell’ASL TA 1, è confermata dalle dichiarazioni rese, nell’ambito delle indagini penali, da tutti i dipendenti della SINCON adibiti a tale servizio, i quali hanno anche unanimemente riferito che il vero servizio di help desk era quello di 1° livello, che veniva assicurato da un limitatissimo numero di dipendenti (cfr. pagg. 7 e segg. relazione prot. 21180/11 del 17.1.2011 del Nucleo Polizia Tributaria di Taranto – Sezione Tutela Spesa Pubblica – della Guardia di Finanza)“.

Al di là dell’ampollosità dei termini adoperati,  secondo la procura pugliese della Corte dei Conti la descrizione del servizio contenuta nella proposta di convenzione della SINCON, approvata con la deliberazione in contestazione ed individuato come “supporto operativo continuo on-site sulle procedure applicative”, assicurato da ben 50 dipendenti dislocati presso quasi tutti gli uffici dell’Azienda, rendeva già evidente che tale servizio non poteva che consistere in attività di base per il funzionamento degli applicativi informatici in esercizio presso l’Azienda stessa. Diversamente non si vede perché oltre a quello denominato “help desk di 2° livello”, ma garantito da un numero così alto di personale, nella stessa proposta di convenzione SINCON era anche previsto il servizio di help desk di 1° livello che prevedeva, come è prerogativa essenziale di una prestazione di tal genere, l’assistenza tecnica in caso di problematiche riguardanti la gestione del servizio informatico della ASL TA/1.”

La spiegazione della vicenda è ben esplicitata nell’allegata sentenza di seguito pubblicata:

Corte dei Conti Puglia_ SINCON

Sapete chi gestisce attualmente in appalto tutto il settore informatico ed il portale dell’ ASL Taranto ? La Consis un consorzio di società informatiche fondato proprio dalla SINCON, società che ne fa parte, che continua a fare affari alla faccia della legalità, nell’ ASL Taranto  nonostante quanto accaduto nel recente passsato nelle sovra-fatturazioni, continuando quindi a prosperare .

Ma non è questo il primo caso. Nei prossimi giorni infatti vi racconteremo e documenteremo un’altra analoga vicenda di fatturazioni “allegre” molto simile che vede “protagonisti” (se così possiamo chiamarli) questa volta il Comune di Taranto e la Sincon . E capirete tante altre cose…

 

LE PUNTATE DELL’INCHIESTA LE TROVATE NELL’APPOSITA SEZIONE “LE INCHIESTE DEL CORRIERE” (Vedi QUI




Dietro le quinte delle nomine “folli” alle municipalizzate di Taranto

ROMA – Il nuovo gruppo autonomo, all’interna della maggioranza consiliare del Comune di Taranto composto da  Cosimo Festinante, Cataldo Fuggetti, Floriana de Gennaro, Federica Simili e Mario Pulpo in data 24 gennaio 2018 dopo le denunce giornalistiche del CORRIERE DEL GIORNO, ha chiesto l’accesso agli atti, in relazione al procedimento amministrativo riguardante l’avviso pubblico per le nomine alle società partecipate del comune di Taranto, AMIU e AMAT.

corte conti Taranto

Ieri sono stati acquisiti gli atti ed ora il gruppo con un comunicato stampa ha reso noto che sta esaminando tutto il fascicolo per verificare la legittimità delle nomine a tutela della cittadinanza, delle società e dei lavoratori. Ma in quei documenti acquisiti, i consiglieri comunali non potranno mai trovare i documenti che il CORRIERE DEL GIORNO vi offre in esclusiva, che dimostrano come il Sindaco Rinaldo Melucci ed il suo assessore delegato  Massimiliano Motolese, siano letteralmente “incapaci” di valutare ed accertare le competenze e professionalità dei cosiddetti managers “nominati” . E quindi di fatto costituiscono un vero e proprio “rischio” per la legalità interna al Comune di Taranto e le sue municipalizzate !

Basta dare un’occhiata le sentenze della Corte dei Conti a carico del nuovo presidente del CdA dell’ AMAT Taranto per rendersene conto ed averne la conferma della “cecità” (o malvagità) anche diu questa nomina, dopo quella dell’ ing. Luca Tagliente alla guida dell’ AMIU Taranto.

Corte dei Conti 2015 sentenza Lombardia

Altrimenti, se non fossero degli incapaci, in tal caso  chi ha deciso queste nomine bisognerebbe cacciarli a pedate nel sedere, sopratutto alla luce delle evidenze giudiziarie e le responsabilità amministrative sanzionate dalla Corte dei Conti a carico del prof. Roberto Fazioli.

Un Sindaco “trasparente” revocherebbe immediatamente in autotutela le nomine appena fatte, e se fosse anche serio  revocherebbe immediatamente le deleghe affidate all’ “improvvisato” assessore Massimiliano Motolese, trasferendo tutto il carteggio alla locale Procura della Repubblica affinchè vengano accertate  eventuali illegalità ed interessi privati ed occulti, nascosti dietro queste due nomine che definire “vergognose” è dir poco.

Ma invece a Taranto l’attuale Sindaco è troppo impegnato ad illudersi di poter ereditare il “peso” politico dell’ on. Michele Pelillo (che recentemente ha rinunciato a ricandidarsi alle prossime elezioni politiche di marz0), ed a obbedire ai voleri del Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano e dei suoi emissari e controllori baresi “nominati” in seno alla Giunta comunale tarantina (il vice sindaco Rocco De Franchi e l’assessore Aurelio Di Paola) senza essere mai stati eletti dai cittadini di Taranto, e senza peraltro conoscere le problematiche, l’economia ed il territorio tarantino.

Qualcuno dovrebbe spiegare a Melucci che la politica non è come amministrare un condominio, o mettersi a capo senza alcun risultato importante alla guida di un consorzio di operatori portuali, che hanno festeggiato la sua uscita dalla guida dello Ionian Shipping Consortium, come alcuni di loro ci hanno raccontato alla presenza in un caso, persino di uno dei nostri legali, che casualmente si trovava insieme al nostro Direttore.

Infatti basterebbe dare un’occhiata alle società portuali di Rinaldo Melucci e constatare i suoi risultati economici di esercizio poco lusinghieri, che lo costrinsero persino a dimezzare i suoi compensi di amministratore prima di dimettersi per candidarsi, per verificare e capire le sue limitate capacità gestionali della macchina “politica” ed “amministrativa” del Comune di Taranto.

Una vecchia “volpe” politica barese, ottimo conoscitore della politica pugliese, nei giorni scorsi ci ha esternato una sua riflessione, dicendoci “ma secondo voi se erano così bravi, capaci e competenti, i baresi li mandavano a Taranto ?….”.

Un pensiero che ci sentiamo di condividere sopratutto alla luce dei loro comportamenti istituzionali. Che meritano un solo invito per più di qualcuno: dimissioni. La città di Taranto gliene sarebbe grata.




La Guardia Finanza negli uffici della Regione Puglia per verificare ritardi e sprechi per la nuova sede del consiglio regionale

ROMA – Finanzieri del Comando Provinciale di Bari si sono presentati nei giorni scorsi  negli uffici della Regione Puglia,  nella sede dell’avvocatura regionale in via Gentile,  per acquisire tutta la documentazione ed accertare le cause e sopratutto responsabilità e costi conseguenti ai  ritardi nella realizzazione della nuova sede del consiglio regionale pugliese

Gli uomini della Guardia di Finanza  hanno acquisito i documenti e fatture relativi ai ritardi nel cantiere  del progetto, che venne vinto e realizzato 15 anni fa dal noto Studio Valle di Roma. Ora la magistratura potrebbe tornare ad occuparsi di quest’opera progettata nel 2002 e i cui lavori di costruzione cominciati nel 2012 non sono ancora terminati e che costerà 20 milioni di euro oltre a quanto previsto dall’appalto aggiudicato. I finanzieri  hanno quindi prelevato tutte le documentazioni sui  ritardi nel cantiere di via Gentile, che  causano costi aggiuntivi di oltre mezzo milione di euro di locazioni passive, considerato che ogni anno la spesa ammonta a 1,5 milioni, ma sopratutto all’aumento esponenziale dei costi finali di realizzazione dell’opera, ma anche della controversa vicenda del progetto per la realizzazione della nuova sede del consiglio regionale. I costi finali sono arrivati a 60 milioni di euro e stanno subendo rallentamenti che causeranno un nuovo rinvio dell’inaugurazione.

Su quella gara si sono concentrate negli anni scorsi le indagini della magistratura, a seguito delle quali la Suprema Corte di  Cassazione  ha stabilito nel 2013 ,  che la gara per la progettazione della nuova sede del Consiglio regionale era stata alterata da una turbativa d’asta.

La Regione Puglia aveva avviato una commissione di verifica che per valutare l’operato degli uffici in tutti questi anni, quindi incredibilmente la Regione indaga su se stessa, quando invece dovrebbe farlo la Corte dei Conti. Una decisione quella della Regione Puglia presa dopo che l’ impresa vincitrice dell’appalto per i lavori di costruzione ha presentato una serie di riserve, con ulteriori richieste di pagamento non previsto dal bando,  per svariati milioni di euro.

Per capire meglio i retroscena di questa vicenda è bene  tornare indietro alla fine del 2011, quando l’appalto viene affidato all’ Ati, associazione temporanea di imprese costituita dalle imprese Debar (dell’attuale presidente regionale di Confindustria Puglia , ing. Nicola De Bartolomeo) , dalla MonsudGuastamacchia, impresa quest’ultima che è quella che gestisce prevalentemente la realizzazione delle opere.

Le complicazioni sono iniziate immediatamente, dopo l’apertura del cantiere. Infatti è stata necessaria una bonifica nel 2012 per rimuovere gli ordigni bellici dalla Seconda guerra mondiale ritrovati nel terreno . Contestualmente  si sono susseguiti tre Rup (cioè il responsabile unico del procedimento) sul cantiere , mentre il progetto originario dello Studio Valle è stato modificato con quattro varianti. Modifiche queste che conseguentemente hanno ritardato e rallentato i lavori. L’ex presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna, nel 2015 in campagna elettorale prometteva la chiusura del cantiere al massimo entro giugno del 2016. Promesse elettorali. Alla presidenza della Regione Puglia venne eletto Michele Emiliano ed alla presidenza del consiglio regionale  Mario Loizzo che nell’estate del 2016 scoprì i gravi ritardi,  ed anche lui si avventurò nelle solite promesse politiche: il nuovo consiglio sarà consegnato a fine 2017.

I nuovi lavori però hanno fatto aumentare i costi. Inizialmente l’impresa aveva presentato riserve per 24 milioni di euro, “ma credo che alla fine il conto sarà meno della metà” dice Loizzo. Eliminata la fontana che avrebbe dovuto essere collocata al centro del fabbricato, al cui posto dovrebbe essere realizzato un anfiteatro da 250 posti. Mentre nel 2012 la spesa totale prevista era di 40 milioni di euro, e alla fine del 2015 era lievitata a 50 milioni, adesso l’impresa Guastamacchia ritiene che la spesa finale dovrebbe  aggirarsi sui 60 milioni di euro cioè il 50% in più di quanto previsto all’aggiudicazione dell’appalto, prevedendo  la fine dei lavori a giugno 2018 . Costi aggiuntivi a cui bisogna aggiungere anche le ulteriori spese per l’affitto che la Regione paga per essere “ospitata” negli attuali uffici di via Capruzzi.

Costi a carico dei contribuenti pugliesi, a cui bisogna aggiungere anche il risarcimento danni da 18 milioni di euro richiesto dallo studio d’ingegneria di Michele Cutolo, arrivato quarto nella gara d’appalto per la progettazione del nuovo consiglio, sul quale come dicevamo la Cassazione ha accertato la turbativa d’asta. Ed ancora da quantificare i costi della manutenzione della nuovo prossima sede del Consiglio Regionale, in particolare della pulizia di oltre  15mila metri quadrati di vetrate. Quanto costerà tenerle pulite ?

Mario Loizzo visita i lavori della nuova sede del Consiglio

Vetrate su cui il presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo sembra arrampicarsi…sin d’ora. “Avevamo programmato il trasferimento degli uffici dalla vecchia sede di via Capruzzi a via Gentile, nel periodo di pausa natalizia – ha dichiarato il presidente Loizzo che da tempo sta cercando  a ridurre i tempi morti per la consegna del palazzo – ma temo che non riusciremo a farlo prima della prossima Pasqua. Intanto per accelerare i lavori, il consiglio regionale proverà a gestire direttamente l’appalto per il mobilio“.

I motivi del nuovo ritardo del completamento dei lavori sono molteplici. Compresi alcuni contrasti sull’andamento dei lavori,  persino fra gli stessi dirigenti regionali  che  hanno portato alla nascita dell’inchiesta interna negli uffici regionali in relazione al nuovo aumento dei costi dell’opera, prospettato dall’impresa Guastamacchia  il cui amministratore unico Gioacchino Guastamacchia così giustifica : “Abbiamo dovuto inserire nuovi parcheggi , in più sono state progettate anche le stanze per i capigruppo che prima non erano previste“.

Ma in realtà soltanto  il primo piano del palazzo è praticamente finito.




Cnel, nominato il nuovo Consiglio dell’ente oggetto del referendum. Ecco i nomi dei benificiari dello spreco di denaro pubblico

ROMA –  Il CNEL  istituito nel 1957 con un compito di “supporto delle Camere e del Governo”, in realtà un carrozzone da 20 milioni di euro all’anno, era il “simbolo” degli enti inutili secondo i rottamatori , la cui abolizione venne proposta ed utilizzata dal premier (all’epoca in carica)  Matteo Renzi come un vessillo nella campagna del al Referendum costituzionale del 2016. Ma alle urne è successo quel che è successo ed il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, è rimasto salvo al suo posto, dopo esserci costato in circa mezzo secolo oltre un miliardo di euro per proporre al Parlamento un progetto di legge ogni quattro anni.

Dopo poco meno di un anno dallo scampato pericolo di chiusura e rottamazione, l’organo amministrativo si è rinnovato con nuove nomine. Lo ha reso noto la Presidenza del consiglio attraverso la sottosegretaria Maria Elena Boschi, ex ministro delle riforme, per ironia della sorte, la promotrice della campagna per il referendario, che è stata in realtà la prima sconfitta della batosta referendaria.

Pochi sanno cos’e IL CNEL e cosa fa. I componenti del Consiglio vengono scelti ( o meglio “lottizzati”) su indicazione delle principali associazioni collegate al mondo del lavoro, come le associazioni di categoria, laConfindustria, sindacati, gli ordini professionali, ecc. Il Cnel, è un organo di rilievo costituzionale , motivo per cui  per abolirlo era necessario un referendum, ed ha funzioni esclusivamente “consultive” dell’attività legislativa. Può esprimere pareri non vincolanti (quindi inutili) su problematiche collegate alla legislazione economica e sociale.

 In 60 anni di vita ha prodotto soltanto 14 disegni di legge che sono stati ignorati dal Parlamento, e non a caso molte delle associazioni presenti nel Consiglio del Cnel hanno preferito altre sedi per avviare il dialogo sociale. Non ha giovato sicuramente alla reputazione del Cnel  la vicenda delle consulenze facili richieste e concesse da alcuni consiglieri, che sono finite successivamente per procurato danno erariale sotto i riflettori della Corte dei Conti . Erano queste alcune delle motivi per cui molti sostenitori dell’ultimo referendum costituzionale avevano richiesto l’abolizione dell’ente come un fiore all’occhiello per la propaganda al Sì.

La sconfitta del proposta referendaria renziana, da un lato ha riportato il sereno a Villa Lubin, lo storico palazzo all’interno nel parco di Villa Borghese ove ha sede il quartiere generale del Cnel dell’organo,  ma ha anche generato ed acceso delle nuove polemiche. Nel 2015 quindi prima del referendum, i consiglieri per salvare la faccia si erano tagliati le indennità, mentre ad aprile 2017 hanno deciso di ripristinarle con la sfacciataggine di richiedere persino  gli arretrati, (circa 4 milioni).

Successivamente, è stato nominato presidente Tiziano Treu, che però aveva promosso il Sì nella campagna referendaria che voleva chiudere il Cnel .  Treu ha spiegato le sue nuove motivazioni  in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, annunciando anche la necessità di rilanciare le funzioni del Consiglio presieduto. L’ ente è quindi rimasto al suo posto ed adesso sono arrivati i nominativi dei nuovi 48 consiglieri, profumatamente retribuiti, che resteranno in carica fino al 2022.

Ecco tutti i nomi e fra parentesi l’ente di rappresentanza e nomina.

RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI DIPENDENTI

Gianna Fracassi, Ezio Corrado Barachetti, Manola Cavallini, Giovanni Di Cesare, Giordana Pallone, Carlo Podda, Luciano Silvestri, espressione della Cgil.
Giuseppe Gallo, Luisangela Pelluccaccia, Alessandro Geria, Livia Ricciardi, Roberto Benaglia, Cosmo Colonna, espressione della Cisl.
Antonio Foccillo, Tiziana Bocchi, Domenico Proietti, espressione della Uil.
Francesco Cavallaro (Cisal), Francesco Paolo Capone (Ugl), Marco Paolo Nigi (Confsal),

RAPPRESENTANTI DIRIGENTI E QUADRI

Giorgio Ambrogioni (Cida), Tommaso Di Fazio (Ciu), Stefano Biasioli (Confedir),

RAPPRESENTANTI DI ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

Roberto Moncalvo (Coldiretti), Giovan Battista Donati e Giuseppe Montalbano (Confartigianato – Cna – Casartigiani), Secondo Scanavino (Cia), Francesco Verrascina (Copagri), Mauro Lusetti (Legacoop), Marco Menni (Confcooperative).

RAPPRESENTANTI DEI LIBERI PROFESSIONISTI

Maurizio Savoncelli (Consiglio nazionale geometri), Gianmario Gazzi (Consiglio dell’Ordine degli assistenti sociali)

RAPPRESENTANTI DELLE IMPRESE

Marco Zigon, Floriano Botta, Elio Catania, Carlo Ferroni, Marco Gay, Federico Landi, espressione di Confindustria.
Donatella Prampolini e Renato Mattioni (Confcommercio), Massimo Vivoli (Confesercenti), Paolo Uggè (Conftrasporto), Vincenzo Gesmundo (Coldiretti), Nereo Paolo Marcucci (Confetra), Carlo Capoccioni (Abi), Giorgio Cippitelli (Confartigianato – Cna – Casartigiani), Gennaro Fiore (Confitarma), Massimiliano Giansanti (Confagricoltura), Giovanni Valotti (Confservizi – Asstra – Utilitalia).

Ora sono attese le nomine degli esperti da parte della Presidenza della Repubblica e quelle dei rappresentanti del mondo del volontariato. Ma occorre ricordare come almeno quattro componenti del nuovo Cnel (e cioè Biasioli, Cavallaro, Nigi e Uggé) erano contrari alla riforma.

 




Buco di 19 milioni nel bilancio della Regione Puglia . Bozzetti (M5S) smentisce Mazzarano (Pd)

ROMA – Con una nota diffusa in serata il M5S  smentisce le affermazioni del capogruppo PD in consiglio regionale: “Ci dispiace constatare che, ancora una volta, il capogruppo PD Mazzarano non abbia perso l’occasione di polemizzare anche su una questione così delicata evitando a se stesso una magra figura e ci dispiace  anche notare che leggendo i nostri comunicati faccia ogni volta finta di non comprendere. La nota alla Corte dei Conti che abbiamo inviato ed a cui fa riferimento la nostra nota stampa, è stata inviata il 18 maggio, quindi ben 5 giorni prima rispetto a quella inviata dal Dipartimento Risorse Finanziarie che data il 23 maggio, ma vi è di più, perché la nostra interrogazione all’assessore Nunziante data 11 aprile 2017 con una risposta arrivata il 4 maggio. Nella Commissione competente e nel successivo Consiglio, su nostro espresso sollecito di invio alla Corte dei Conti di una nota da parte dell’assessore Nunziante, lo stesso ha sempre asserito che avrebbe prima cercato di risolvere il problema e poi avrebbe fatto tutto il necessario per verificare le cause e le responsabilità“.
All’interrogazione presentata dal M5S in  data 11/04/2017  per avere i necessari chiarimenti a riguardo, l’assessore al Personale e Organizzazione, Antonio Nunziante, ha risposto quantificando l’importo da recuperare addirittura ad oltre 19.750.861 di euro. Un danno alle casse ed anche all’immagine della pubblica amministrazione, di cui, prima o poi, qualcuno dovrà rispondere.

La legge aveva fissato dal 2011 fino al 2014, un tetto massimo per il totale del salario accessorio regionale, bloccandolo ad un valore non superiore a quello del 2010 e comunque riducendolo in maniera proporzionale alla riduzione del personale.
Dal 2015 in poi l’ammontare complessivo delle risorse destinate ai salari accessori sarebbero state comunque decurtate dello stesso ammontare stabilito negli anni precedenti. Tuttavia  pare che  una enorme somma di denaro per un totale di 19 milioni di euro  sia stata comunque corrisposta dal 2011 al 2016 sotto forma di salario accessorio, soldi che a questo punto, dovranno  essere necessariamente recuperati dalle casse regionali al più presto possibile.

La questione però non è semplice poichè tale recupero forzoso potrebbe riguardare forti decurtazioni salariali mensili agli incolpevoli dipendenti della struttura regionale che già stanno pagando un prezzo salato, dal momento che per il 2015 si è avuto il blocco del saldo del premio incentivante, attualmente esteso anche a tutto il 2016.

“Va inoltre ricordato allo smemorato Mazzarano” – continua il consigliere regionale pentastellato Gianluca Bozzetti – “che, nonostante i suoi tentativi di arrampicarsi sugli specchi, i dipendenti non hanno ancora ricevuto il saldo del premio incentivante 2015 e tutto quello del 2016, quindi al momento un danno già lo hanno subito e visti i precedenti di questi due anni, ci scuserà se diffidamo apertamente delle rassicurazioni del presidente Emiliano, dal momento che difficilmente alle sue promesse è riuscito a dare un seguito con i fatti (gli esempi in merito tra piano di riordino, tap, xylella, ecc. si sprecano)“.

“In ultimo ricordiamo a Mazzarano – conclude la nota del M5Sche stiamo parlando di un buco da 19 milioni, dunque ci chiediamo con quale coraggio il capogruppo PD riesca a parlare in questa occasione di “parametri di generale virtuosità finanziaria della Regione”, l’unica cosa che possiamo ipotizzare è che vista l’attenzione con la quale i governi targati Partito Democratico in generale gestiscono i fondi pubblici, un buco da 19 milioni possa da Mazzarano essere probabilmente considerato un problema di poco conto




Il tarantino Antonio Fullone nominato ufficialmente Dirigente Generale del Dap: lascia la direzione del carcere di Poggioreale a Napoli

ROMA –  Antonio Fullone 51 anni, tarantino, con un curriculum che lo ha visto girare negli istituti di tutta Italia, da Lecce a Foggia, Bari, Verona, Perugia fino alla Calabria e alla Sardegna, lascia dopo tre anni  la direzione del carcere di Poggioreale dopo la recente nomina a dirigente generale  – livello di funzione C – nel ruolo dei dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria. Il Decreto di nomina controfirmato dal Presidente della Repubblica  lo scorso 27 aprile lo promuove ad un incarico più alto e prestigioso , cioè quello di provveditore regionale, in una sede ancora da definire. In attesa della registrazione dell’atto da parte della Corte dei conti, sono già iniziati i colloqui dei candidati provenienti da tutta Italia che potrebbero sostituirlo.

 Tre anni vissuti intensamente da Antonio Fullone a Poggioreale,  dove si è impegnato e messo in luce nel delicato processo di apertura del carcere napoletano alla città, attraverso iniziative-ponte tra dentro e fuori le mura, dopo essersi adoperato per i lavori di ristrutturazione dei padiglioni interni al fine di rendere la struttura di inizio Novecento, ormai obsoleta, il più vicino possibile ed aderente ai parametri imposti dalla legge e soprattutto da quelli necessari per il rispetto dell dignità umana. Ultima sua iniziativa i quattro “corner dedicati” per i colloqui con i minori presso la Casa circondariale di Poggioreale, progetto è stato portato avanti dal Soroptimist Napoli Vesuvius nell’ambito del progetto nazionale sui diritti dei minori.

L’obiettivo  è stato quello di rendere i luoghi dove si svolgono i colloqui tra i genitori reclusi e le loro famiglie con figli minori accoglienti e colorati, per favorire un clima disteso e rassicurante in cui i bambini possano sentirsi i benvenuti e abbiano la possibilità di trascorrere con il genitore detenuto momenti di serenità anche giocando, disegnando, leggendo insieme un libro. Tale progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione del personale e dei detenuti stessi che hanno prestato la loro opera nel dipingere, risistemare gli ambienti e posizionare mobili, libri e giocattoli,  con il contributo finanziario dell’associazione Alpha Lawyers, e grazie alla condivisione del progetto da parte di Antonio Fullone,

Sulle capacità di Fullone non ha dubbi Luigi Mazzetta, il presidente dell’associazione Radicali per la Grande Napoli per il quale a Poggioreale numeri alla mano ci sono circa 400 unità di troppo, ma il metodo adottato dal direttore della casa circondariale, sta funzionando. Si vive meglio e in condizioni di umanità che, in passato, apparivano come una chimera. “Sono stato in stretto contatto con il direttore di Poggioreale – dice Mazzettauna persona dalla spiccata umanità e preparazione. Ha ampliato moto gli spazi, fa circolare i detenuti, ha aperto una palestra. E ‘ una fortuna che ci sia una persona illuminata come Antonio Fullone

Per Fullone  adesso conclusasi l’esperienza a Poggioreale,  potrebbe aprirsi quella di provveditore campano, visto che la poltrona è libera dallo scorso febbraio, dopo il pensionamento di Tommaso Contestabile, sostituito temporaneamente dal provveditore toscano Giuseppe Martone. Ma lo stesso  Martone e Fullone, hanno fatto richiesta per la sede libera e quindi il confronto per diventare il capo del Dap della Campania è ufficialmente aperto. Vuote anche altre tre sedi regionali: Torino, Catanzaro e Bologna.

Al dr. Fullone le più vive congratulazioni per la sua brillante carriera da parte della Direzione, redazione e collabori del CORRIERE DEL GIORNO.