Cassazione, assolto l'ex sindaco di Roma , Ignazio Marino

ROMA – La Suprema Corte di Cassazione ha annullato ieri senza rinvio la condanna a due anni di reclusione nei confronti dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marinoperchè il fatto non sussiste“. Marino, assolto in primo grado, era stato condannato  a due anni dai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Roma, accusato di peculato e falso per la vicenda degli scontrini delle cene di rappresentanza quando era Sindaco della Capitale. In appello era stata soltanto confermata l’assoluzione per l’accusa di truffa per le consulenze della Onlus Imagine.

Il sostituto della Procura Generale Mariella De Masellis nell’udienza di ieri mattina aveva viceversa sollecitato l’assoluzione “perché il fatto non sussiste“. La sentenza di secondo grado, secondo il pg della Suprema Corte, andava annullata senza rinvio. Richiesta accolta dopo una lunga Camera di consiglio dagli ermellini della Cassazione, ed ora si dovranno attendere le motivazioni alla base del verdetto assolutorio che, secondo norma, vengono depositate entro 90 giorni.

Al centro del processo, la rendicontazione di una cinquantina di cene, per un totale di circa 12 mila euro, e altri conti più modesti che Marino aveva pagato con la carta di credito di rappresentanza del Campidoglio durante i 28 mesi del suo mandato tra il 2013 e il 2015. Ma le accuse di aver usato quei soldi a fini personali non hanno trovato alcun riscontro nelle risultanze processuali.

Hanno vinto la verità e la giustizia. Era ora. Ma la sentenza non rimedia ai gravi fatti del 2015, alla cacciata di un sindaco democraticamente eletto e di un’intera giunta impegnati senza fare compromessi per portare la legalità e il cambiamento nella Capitale d’Italia. Una ferita per la democrazia che non si rimargina“, così dichiara l’ex sindaco.

Marino aveva sempre dichiarato: mai usato denaro pubblico per fini personali

L’allora sindaco della capitale, prima delle sue dimissioni l’8 ottobre del 2015, si difese in tutte le sedi e con veemenza contro le accuse dell’opposizione: “Gli esposti presentati contro di me sono vergognosi, scritti da persone in malafede o ignoranti” riferendosi alle denunce di due partiti di opposizione, in particolare M5s e FdI, e ad esempio spiegava che “gli scontrini riferiti alla tintoria non riguardavano il lavaggio dei miei vestiti ma di quelli storici dei trombettieri di Vitorchiano che accompagnavano le visite in Campidoglio di Capi di Stato o autorità internazionali“. Più volte aveva dichiarato: “Non ho mai usato denaro pubblico per miei fini personali, semmai il contrario: a volte ho speso il mio denaro personale per fini pubblici come a New York a inizio settembre quando, al termine di una vacanza negli Usa, decisi di pagare 7-800 euro di hotel di tasca mia nonostante fossi lì per un incontro col sindaco Bill De Blasio“.

il prof. Musco, avvocato di Ignazio Marino

Il suo legale: “Restituito l’onore”

Finalmente oggi è stato restituito l’onore che merita al professor Marino“, afferma il suo legale Prof. Avv. Enzo Musco, “sono contento che il procuratore generale abbia integralmente sposato la nostra tesi difensiva e abbia ricordato a noi tutti l’autonomia della valutazione giuridica, il che vuol dire che il giustizialismo politico deve rimanere fuori dalle aule dei tribunali“. Gli “accusatori politici e materiali di questo processo, rappresentanti dell’attuale amministrazione comunale – continua l’avvocato Muscoerano gravemente in malafede e a tal proposito invito a rivedere quel video di De Vito pubblicato il 2 ottobre del 2015 dove si evincono le modalità con le quali si volevano acquisire i documenti contabili della Giunta Marino“.

La sua ex giunta: “Aspettiamo anche le scuse di chi portò le arance in Campidoglio”

Interviene anche Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino ora presidente del III municipio della Capitale: “Il Pd ha ora l’occasione di fare un gesto politico non per la persona ma per le istituzioni offese. A Roma non si potranno costruire prospettive di rilancio senza affrontare fino in fondo quanto è successo nell’ottobre del 2015 con la cacciata di Marino e la traumatica chiusura anticipata di quella consiliatura“. E un altro membro della sua giunta, l’ex vice sindaco Luigi Nieri: “Adesso sicuramente arriveranno le scuse di chi, vergognosamente, fece conferenze stampa con le arance sul tavolo, o chi si recò dal notaio dimenticando cosa dovrebbe essere la politica o i tanti che non hanno avuto il coraggio di difendere ed appoggiare quella giunta e quel sindaco marziano“.

Ignazio Marino

Le risposte dal Pd agli M5s

Tra i primissimi a commentare l’assoluzione Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio, “Marino fu attaccato e criticato non per le questioni della Panda o degli scontrini, ma per la sua incapacità di amministrare Roma. Marino aveva fallito ed eravamo tutti d’accordo che doveva andare a casa, da Renzi in poi“, così dichiara l’esponente grillino che con i suoi colleghi, l’attuale sindaca Virginia Raggi e Marcello De Vito (quest’ultimo presidente del consiglio comunale M5s ora in carcere per corruzione) in primis, fecero dell’hashtag #Marinodimettiti e delle arance portate in Consiglio comunale il tormentone via web dei loro attacchi all’allora primo cittadino Marino.

Commenta anche  l’ex presidente del Pd Matteo Orfini, durante la reggenza di Matteo Renzi segretario i quali si trovarono più volte in forte contrasto col sindaco-chirurgo e con la fine dell’esperienza del chirurgo in Campidoglio che venne poi decretata dalle dimissioni in massa dei consiglieri dem: “Ribadiamo, come abbiamo già fatto dopo le sentenze di primo e secondo grado, che ovviamente siamo contenti per lui ma, come spiegammo allora, quella degli scontrini è stata una vicenda che nulla aveva a che fare con una scelta che facemmo per un giudizio politico“, così l’allora commissario romano dem che non riconosce di aver consegnato con il proprio comportamento la città di Roma nelle mani del M5S. Duro ammetterlo, o forse mancano gli attributi ?

“Sono davvero contento per l’assoluzione di Ignazio Marino. Il tempo è galantuomo e con questa sentenza definitiva della Cassazione, si chiude la sua vicenda giudiziaria riconoscendo la giusta correttezza della sua azione di governo. Lo abbraccio“, così Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e nuovo segretario nazionale del Partito Democratico.




Ilva, ricusazione presidente Corte Assise di Taranto. Il processo inizierà martedì 17 maggio

L”ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva, accusato di concussione tentata e consumata a carico di due dirigenti della Provincia di Taranto impegnati con il rilascio di autorizzazioni a favore del gruppo Riva, uno dei 47 imputati (44 persone fisiche e tre società) del processo per il presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, che inizierà martedì prossimo 17 maggio a Taranto, ha ricusato con una propria istanza il presidente della Corte d’Assise di Taranto Michele Petrangelo.

nella foto l'ex-assessore michele conserva

nella foto l’ex-assessore provinciale all’ambiente di Taranto Michele Conserva

Michele Rossetti e Laura Palomba avvocati difensori di Conserva,  hanno motivato la ricusazione con il ruolo di presidente svolto dal giudice Petrangelo nel collegio del Tribunale del riesame che nel dicembre del 2012 confermò gli arresti domiciliari a carico di Conserva, arrestato dai finanzieri il 26 novembre dello stesso anno in una inchiesta parallela. Tra gli imputati rinviati a giudizio ci sono imprenditori della famiglia Riva, ex dirigenti della fabbrica, politici e amministratori,  anche con il supporto della sentenza recentemente depositata dal Gup Vilma Gilli a carico degli imputati del processo “Ambiente svenduto” già giudicati con il rito abbreviato, in quanto gli atti di indagine dei due procedimenti sono sostanzialmente gli stessi e quindi per tale motivo hanno richiesto la ricusazione del presidente Petrangelo in quanto si è già espresso sulla vicenda processuale.

CdG udienza Ilva

Infatti nella sentenza depositata dal Gup Gilli effettivamente si legge che “il presente processo – ovvero Ambiente svenduto – è il frutto della riunione di cinque distinti fascicoli processuali” ed inoltre  che “l’attività di captazione delle di conversazioni telefoniche e ambientali dell’allora assessore provinciale Michele Conserva, protrattasi per circa dieci mesi, si è poi aperta a ventaglio coinvolgendo i soggetti con cui si relazionava, convogliando così le indagini in direzione originariamente inaspettate“.

Va ricordato che precedentemente anche il giudice Gilli era stato ricusato dai legali di Conserva, poichè che era stato proprio quel magistrato ad apporre la propria firma sull’ordinanza di custodia cautelare che  spedì agli arresti domiciliari il politico nel novembre del 2012. Ordinanza che venne confermata dal tribunale del riesame presieduto da Petrangelo. La ricusazione nei confronti della Gilli  venne però rigettata sia dalla Corte d’appello che dalla Suprema Corte di Cassazione nonostante in quella sede se il procuratore generale ne avesse chiesto l’accoglimento.