Intervista a Carlo Calenda sul caso Ilva: "Il suo è un circo, alla fine Di Maio firmerà con Mittal"

di Giuseppe Colombo*

“Di Maio ha messo su un circo, non un’azione di governo. Alla fine di questa sceneggiata si siederà al tavolo per firmare l’accordo con Mittal”. Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico, è l’imputato numero uno del “delitto perfetto” contro l’Ilva di Taranto evocato da Luigi Di Maio. Accuse pesanti, quelle del nuovo titolare del Mise, che partono dalle criticità che sarebbero state evidenziate dall’Avvocatura dello Stato nel parere sulla validità della gara.

Di Maio parla di “delitto perfetto” compiuto dallo Stato. Non la cita direttamente, ma la gara per l’Ilva si è svolta quando lei era ministro. Si sente colpevole?

“Assolutamente no. Il delitto perfetto è quello che Di Maio ha fatto alla nostra intelligenza quando dichiara ‘la gara è illegittima ma non posso annullarla’“.

Il suo successore parla di gara “illegittima”, sostanziando questo giudizio con i rilievi dell’Avvocatura. La gara è stata viziata da errori?

La gara è stata monitorata costantemente dall’Avvocatura dello Stato, che ha dato tre pareri, e dall’Unione europea“.

il “valzer” di dichiarazioni di Di Maio nelle ultime 48 ore (fonte: agenzia ANSA)

Scendiamo nel dettaglio delle contestazioni. Di Maio accusa il suo governo di aver impedito il rilancio dell’offerta per l’Ilva e riferisce che l’Avvocatura gli dà ragione.

Sul tema dei rilanci il parere dell’Avvocatura, che io ho chiesto prima di Di Maio, è di una chiarezza diamantina“.

Cosa dice?

Si rileva inoltre come l’apertura di una nuova fase selettiva, nel caso di specie, ben difficilmente potrebbe essere svolta sotto forma di rilanci’. Sufficientemente chiaro direi. A differenza di Di Maio ho pubblicato il parere, lo possono vedere tutti. Per questo dico a Di Maio di tirare fuori il parere dell’Avvocatura ora, non fra un mese”.

Diamo a Di Maio la presunzione d’innocenza. In questo caso come replica?

“Io parlo del parere che è pubblico e che è precisissimo, molto puntale. Ribadisco: il parere di Di Maio lo voglio vedere. Dato che loro sono quelli del ‘desecretiamo tutto’, come hanno detto di voler fare con le concessioni autostradali, allora lo facciano davvero”.

Insisto. Se una volta pubblico il parere confermasse le anticipazioni del ministro?

“Allora l’Avvocatura dovrebbe spiegare perché un anno fa era estremamente diretta nello spiegare perché accettare i rilanci era impossibile e ora no. Ma ripeto: qui stiamo discutendo in presenza di uno squilibrio, cioè di un parere noto confrontato con uno non noto”.

Luigi Di Maio

Arriviamo alle conclusioni di Di Maio: la gara è illegittima ma non si può annullare. Come giudica questa valutazione?

Caos mentale. Tu hai chiesto un parere all’Avvocatura per sapere se la gara fosse legittima o illegittima e poi dici che la gara è illegittima e non si può annullare? A quale scopo, allora, hai chiesto il parere? La realtà è che l’Avvocatura ha scritto che lui non è nelle condizioni di annullare la gara e per questo non fa vedere il parere”.

Di Maio dice che non basta l’illegittimità dell’atto per arrivare all’annullamento della gara e parla della necessità di accertare se è stato leso l’interesse pubblico. Solo allora – è il ragionamento – si può valutare l’annullamento.

Stesso ragionamento di prima: se l’interesse pubblico è ottemperare all’esito della gara che ragione c’è di minacciare l’annullamento? Il problema è che nel Contratto di coalizione e anche prima ha promesso di chiudere l’Ilva e convertirla. Poi al ministero si è reso conto di cosa vorrebbe dire chiudere l’Ilva anche dal punto di vista di responsabilità politica. A quel punto l’unico escamotage che gli è rimasto è quello di dire “è colpa di Calenda se devo chiudere con Mittal. E sia, purchè chiuda.

Perché politica?

“Perché se mettesse per strada 20mila famiglie, tra Taranto e Genova, verrebbe giù il Paese”

Cosa farà ora Di Maio secondo lei?

Proseguirà nella sceneggiata per poter dire alla fine che è obbligato a chiedere uno sforzo in più a Mittal, che lo farà”.

Pensa che Mittal sia pronta a dare più garanzie sul fronte dell’occupazione?

Alzerà le assunzioni da 10mila a 10.500 e darà una garanzia generica per chi resta fuori alla fine dell’amministrazione straordinaria. Sarà un accordo peggiore del nostro, che prevedeva l’assunzione immediata di 10mila persone e l’impiego di altre 1.500 in una società costituita dall’Amministrazione straordinaria che avrebbe fatto i lavori di bonifica e attività, garantite per Mittal. Inoltre abbiamo offerto un incentivo volontario all’esodo consistente in 7 anni di cassa e 100.000 euro“.

Di Maio però dice che se altre aziende volessero partecipare alla gara allora si potrebbe rifare tutto daccapo. È una prospettiva credibile?

“Le sembra una cosa seria? Serio è organizzare una cordata, come abbiamo fatto noi con AcciaItalia, che poi perse perché presentò un’offerta più debole. Il suo è un circo, non è un’azione di governo. Tu sei il ministro dello Sviluppo economico: non sai se c’è qualcuno che ha un interesse per Ilva? Dai l’ok alla gara, che tu dici essere irregolare, e poi dici “se c’è qualcuno che passa..? “Ma siamo seri”.

Insomma, alla fine Di Maio chiuderà con Mittal.

Ma certo”.

Il ministro ha invitato Mittal e i sindacati a incontrarsi nuovamente e arrivare a un accordo. I contatti, informali, nei giorni di Ferragosto però sono stati tutt’altro che positivi. Perché si dovrebbe arrivare ora a un accordo?

“I sindacati sanno benissimo che Mittal non può assumere 13.600 persone perché ritiene di gestire l’Ilva con 9.500-10.000 persone dopo gli investimenti. Il tema è come garantire 3.600 persone, e noi avevamo fatto una proposta che raggiungeva l’obiettivo, ma su questo ho assistito a un cambio di posizioni davvero sorprendente”.

Di chi sta parlando?

“La segretaria della Fiom tuonava contro gli incentivi all’esodo quando guidavamo noi la trattativa. Ora dice che è favorevole. Alla fine faranno più di duemila esodi incentivati, che era la nostra proposta e la garanzia finale la darà Mittal in cambio di uno sconto sul prezzo, invece di Invitalia, che peraltro essendo azienda pubblica garantiva di più senza bisogno di sconti. La Fiom e la Cgil si sono rifiutati di negoziare dicendo che non eravamo più legittimati, perché quello era il loro regalo al governo che nasceva. Ora sono con la penna in bocca, pronti a firmare”.

*intervista tratta dal quotidiano Huffington Post




Di Maio: "La cessione dell'Ilva un delitto perfetto del governo a guida PD". Per Avvocatura dello Stato, Antitrust Europea, Anac e Ministero dell'Ambiente invece è tutto in regola

ROMA – Questa mattina il Ministro dello Sviluppo Economico del Lavoro Luigi Di Maio ha tenuto una conferenza stampa per commentare il parere (il secondo !) dell’ Avvocatura Generale dello Stato sulla gara che ha assegnato il Gruppo ILVA alla cordata AmCo Invest Italy, guidata da Arcelor Mittal.Sulla gara per la cessione dell’ Ilva è stato commesso il delitto perfetto. La gara è illegittima, ma non si può annullare. Per questo è un delitto perfetto” precisando che “Mittal è sempre stata in buona fede. Il delitto perfetto lo ha fatto lo Stato creando una procedura piena di vizi e illegittimità”.

 

“Secondo noi c’è stato eccesso di potere e l’atto è illegittimo”, ha sostenuto il ministro  precisando però che “per l’annullamento occororono due presupposti : innanzitutto deve esserci illegittimità dell’atto, ed un altro punto è quello della tutela dell’interesse pubblico” dimenticandosi che il Gruppo ILVA è una società privata e non una proprietà dello Stato e quindi dei contribuenti. Di Maio su questo punto  non ha fatto alcuna chiarezza su un punto fondamentale, e cioè  se fosse stata la stessa la stessa avvocatura ad esprimersi in questi termini. “Se dopo due anni e otto mesi esistessero delle aziende che volessero partecipare alla gara – ha continuato Di Maio –  noi potremmo revocare questa procedura per motivi di opportunità. Non abbiamo ad oggi delle aziende che vogliono partecipare, ma se ne esistesse anche solo una ci sarebbe motivo per revocare la gara” e concluso “se annullasimo la gara a cui ha fatto seguito un contratto regolarmente   firmato , Arcelor Mittal con un ricorso al TAR vincerebbero senza alcun problema!”

Avvocatura Generale dello Stato

Il CORRIERE DEL GIORNO, che come ben noto ai nostri lettori, ha anticipato di 5 giorni il contenuto del parere dell’ Avvocatura, che il ministro Di Maio ha promesso che renderà pubblica al termine del procedimento di verifica in autotutela,  in grado avendo avuto accesso a quel parere anche in questo caso, e  siamo in grado di confermare che quanto dichiarato da Di Maio è una sua interpretazione personale, che non collima con il contenuto del parere redatto in 35 pagine dell’ Avvocatura Generale dello Stato.

In realtà nei pareri dell’ Avvocatura e dell’ ANAC si è parlato solo di “criticità, infatti in nessun passaggio si è parlato di illegittimità altrimenti come è stato ricordato al ministro Di Maio dal nostro Direttore in conferenza stampa, i pareri dell’ ANAC e dell’ Avvocatura Generale dello Stato  sarebbero finiti a piazzale Clodio sul tavolo del procuratore capo di Roma Pignatone, e non sulla sua scrivania ministeriale in via Veneto . Infatti non vi è alcuna traccia di alcuna illegalità penalmente rilevante e perseguibile.

“Abbiamo chiesto se è stato giusto non concedere i rilanci – ha detto Di Maio –  La gara si poteva fare in due round, ci poteva essere la possibilità di rilanciare. Questo non è stato concesso, nonostante il concorrente lo avesse chiesto“, ha detto il ministro che ha aggiunto “Secondo noi c’è stato un eccesso di potere. I rilanci non sono solo una cosa tecnica, significa avere una migliore offerta, non si è fatto l’interesse dello stato e dei cittadini. I cittadini sono stati penalizzati da un eccesso di potere“.

Immediata è arrivata  la replica dell’ex ministro Carlo Calenda: “Caro Luigi Di Maio il delitto (im)perfetto è il tuo verso la nostra intelligenza. Se la gara è viziata, annullala. “Potremmo se ci fosse qualcuno interessato” e le altre fesserie del genere che ci stai propinando da mesi, dimostrano solo confusione e dilettantismo“.

Questo, il commentodi Teresa Bellanova (Pd) su Twitter: “#Ilva una conferenza stampa tutta basata sui secondo lui. Non abbiamo necessitá di interpretazioni, Ministro, occorre trasparenza. La ricorda quella che sbandieravate ad ogni respiro? Negli atti di governo non ci sono cose private. Renda subito pubblico il parere dell’Avvocatura” , aggiungendo “Allucinante. Ci aspettavamo di conoscere finalmente il parere dell’Avvocatura dello Stato rimasto, a detta della stampa, diversi giorni nel cassetto del ministro. Ci siamo sorbiti invece il commento, confuso e sibillino oltre che concettualmente e politicamente pericoloso, di un incompetente ministro ad un parere che sarebbe stato secretato, cosa mai accaduta in passato e inconcepibile per un atto dell’Amministrazione pubblica“.

Teresa Bellanova

La senatrice Teresa Bellanova (Pd)  annuncia di voler chiedere “l’audizione urgente del ministro perché riferisca in Parlamento”. “Delle due l’una: o quella gara può essere annullata, alla luce del parere, o quella gara non va annullato. L’eccesso di potere che ravvisa il ministro è soltanto nella sua testa. E il delitto perfetto lo ha compiuto lui oggi: a danno della logica e della cosa pubblica. Un cialtrone che infanga in modo vergognoso chi lo ha preceduto e infanga la mia personale onorabilità.”

“Sono stata seduta al tavolo di trattativa ore e ore – aggiunge ancora la Bellanova –  senza deflettere un momento da ruolo e responsabilità confortata proprio da un parere dell’Avvocatura dello Stato oltre che da norme approvate dal Parlamento. E oggi ci si dice che, sia pure illegittima, non è possibile annullare la gara? Ma che non si dicano fandonie. La verità è semplicemente il bisogno disperante, qui come altrove, di alibi. In questo modo si potranno anche vincere le elezioni ma non si governa un Paese. Richiederò  se l’Avvocatura ha chiesto la secretazione del parere per ragioni inerenti possibili, futuri contenziosi, è di tutta evidenza che il segreto è già stato violato dal Ministro, che il contenuto di quel parere ha ampiamente divulgato. Ora prevale l’interesse del Parlamento e di tutti i cittadini, di conoscere l’originale: per capire e per giudicare.

Distanti dalle posizioni espresse dal ministro Di Maio anche i  sindacati. Pochi minuti prima della conferenza stampa di Di Maio, era stata diffusa alla stampa una dure presadi posizione del segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli.  “Siamo a due settimane dalla scadenza della proroga dei commissari data dal ministro Di Maio. Fino ad ora è stata fatta solo confusione. Il ministro ha dato contemporaneamente ragione a chi vuole chiudere l’Ilva e a chi la vuole rilanciare ambientalizzata. Non abbiamo nessun pregiudizio sull’operato del ministro e del suo dicastero, chiediamo solo di decidere perché è da maggio che la trattativa si è interrotta. Abbiamo atteso troppi mesi di scaricabarile, i lavoratori non attenderanno ancora per molto tempo. Basta campagna elettorale. Se ci sono criticità gravi – ha spiegato – , annulli la gara altrimenti è fumo e confusione utile solo alle prossime elezioni. La fabbrica è senza manutenzione e pericolosissima“. Bentivogli ha assunto una posizione molto dura ni confronti di Di Maio : “Non ci costringa a chiedere alla Magistratura la pubblicazione di ciò che le ha inviato l’Avvocatura, e non a fine procedura ma immediatamente. Lei dice che state aprendo migliaia di cassetti, ma come le ha detto qualche giornalista (il riferimento è al nostro direttore de Gennaro n.d.r.in conferenza stampa, ne state chiudendo molti altri”.

In linea con Bentivogli anche  il giudizio di Rocco Palombella, della Uilm: ” “Siamo di fronte a una grave irresponsabilità delle istituzioni, sia quelle che ieri ci hanno tenuti fuori dall’accordo con Arcelor Mittal che quelle che oggi parlano a mezzo conferenze stampa senza indicarci una strada concreta da percorrere”, sono le parole del Segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. “Siamo stanchi di assistere da oltre sei anni a questo scaricabarile sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini – aggiunge – Inoltre scaricare la responsabilità sull’accordo sindacale in questo clima di incertezze ci sembra un atto illegittimo”. In questa situazione dice Palombellaè ormai chiara l’impossibilità della ripresa del confronto con Arcelor Mittal e il raggiungimento di un accordo, data l’assenza di una regia del Governo e del dicastero guidato da Di Maio”. Ed insiste: “Il ministro ci dica a questo punto senza mezzi termini come intende gestire l’esaurirsi delle risorse economiche e la chiusura dell’Ilva. È il momento che ciascuno si assuma le proprie responsabilità”.

Anche Francesca Re David  segretaria generale della Fiom-CGIL è di parere avverso: . “Noi Fiom , e con noi soprattutto i lavoratori dell’Ilva,  non intendiamo essere parte o vittime di quello che il ministro ha definito “un delitto perfetto”. Proprio per questo non parteciperemo ad alcuna trattativa parallela con Mittal mentre in altra sede si decidono i destini dell’Ilva”.

Di Maio ha dichiarato esplicitamente che l’unico interlocutore del Governo in questo momento è Mittal e che la cessione verrà conclusa, migliorando però le condizioni a suo dire “penalizzanti” presenti nell’aggiudicazione di un anno fa. Quindi  non esiste nulla dello sbandierato e millantatato “piano B”,  ma si va avanti con la trattativa con ArcelorMittal, che   qualche settimana fa ha presentato un’ offerta integrativa al contratto. Di Maio ha coinvolto il Ministero dell’Ambiente richiedendo un parere (il secondo essendosi già espressi durante la gara) che dovrebbe richiedere al massimo 15 giorni.

Il Gruppo Arcelor Mittal, attraverso il proprio portavoce italiano, ha detto: “Speriamo di ricevere il supporto del Governo per raggiungere una conclusione positiva nella negoziazione con le unioni sindacali il più presto possibile”. “ArcelorMittal – ha aggiunto – rimane interessata all’acquisizione di Ilva e al fatto di poter diventare un proprietario e un imprenditore responsabile del gruppo siderurgico italiano”.




Raggiunto l’ accordo con AM Investco Italy sul contratto di vendita dei complessi aziendali del Gruppo Ilva

ROMA – Si è conclusa oggi la fase negoziale in esclusiva tra i Commissari straordinari dell’ILVA, Corrado Carrubba, Enrico Laghi e Piero Gnudi,   e l’aggiudicatario Am Investco Italy. L’accordo è stato raggiunto in conformità con quanto previsto dalle regole di gara e soddisfa anche tutte le indicazioni prioritarie contenute nel decreto dello scorso 5 giugno attraverso il quale il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato la cessione del complesso aziendale del Gruppo ILVA. In particolare, le indicazioni accolte sono relative al livello occupazionale del gruppo, che dovrà essere costituito da almeno 10mila unità; alla riduzione dei tempi della realizzazione degli interventi di copertura dei parchi primari; alle soluzioni a minor impatto ambientale valutando anche l’impiego del preridotto; alla realizzazione di un centro di ricerca nel sito di Taranto; alla definizione di clausole contrattuali idonee a garantire la piena esecuzione delle obbligazioni, anche nell’ipotesi di limitazioni dell’autorità antitrust.


“Con la firma dell’accordo
– hanno commentato i commissari straordinari – ILVA può contare su una proprietà solida, di un leader industriale e competente, che si è impegnata a fare importanti investimenti tecnici, a tutelare l’occupazione ed a realizzare il piano di risanamento ambientale. È stato un processo lungo ed impegnativo che, nell’obiettivo di mantenere in vita questo importante asset strategico per il Paese, ha visto la partecipazione attiva dei lavoratori, del governo, delle istituzioni nazionali e locali nonché delle forze politiche. Si avvierà rapidamente l’attività di bonifica dei siti, utilizzando i fondi trasferiti dalle disponibilità della famiglia Riva”.

 Prezzo di acquisto. Il prezzo di acquisto dei complessi aziendali, risultante dell’esito della procedura espletata, è pari a  1miliardo e 800 milioni di euro, con canoni di locazione annui pari a 180 milioni di euro da versare con cadenza trimestrale. L’inizio della locazione è previsto per la fine del 2017 ed è soggetto all’autorizzazione delle autorità competenti.

Occupazione. I Commissari straordinari hanno indirizzato prioritariamente l’attività della negoziazione in esclusiva alla tutela dei livelli occupazionali, prevedendo che complessivamente al gruppo ILVA la forza lavoro riferibile sia costituita da almeno 10.000 unità per l’intero periodo di riferimento del piano industriale tenendo conto che l’accordo sindacale potrà ulteriormente incrementare tali livelli occupazionali. Oggi l’organico delle società ILVA è composto da 14.220 lavoratori e il ricorso alla cassa integrazione straordinaria riguarda complessivamente un massimo di 4.100 addetti. I lavoratori che non verranno assunti dall’acquirente, infatti, rimarranno in capo all’Amministrazione Straordinaria per tutta la durata del programma e potranno essere impiegati nelle attività di bonifica e decontaminazione. Quindi in ogni caso, nessun lavoratore sarà quindi  lasciato privo di protezione occupazione o ammortizzatori sociali.

A questo si aggiunge il rafforzamento delle iniziative sul territorio previste nell’offerta, a partire dalla realizzazione di un centro di ricerca nel sito di Taranto, per un investimento pari a 10 milioni di euro e con un ulteriore impiego di lavoratori locali; mentre per le famiglie disagiate nei comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Massafra, e Montemesola sono previste delle attività di sostegno assistenziale e sociale, per la durata di 3 anni, con le risorse già previste dalle norme.

Investimenti. Nell’arco di sette anni AM Investco apporterà investimenti per circa 2,4 miliardi di euro, distribuiti più o meno equamente sui diversi esercizi. Nel dettaglio sono previsti investimenti per circa 1,3 miliardi di euro a sostegno del piano industriale e focalizzati soprattutto sugli altiforni, le acciaierie e le linee di finitura; mentre circa 1,1 miliardi di euro sono gli investimenti ambientali che garantiranno all’ ILVA la conformità con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e che porteranno a un progressivo miglioramento in misura significativa delle performance ambientali sia per quanto riguarda le emissioni atmosferiche e sia per il trattamento delle acque.

Piano ambientale. Sul fronte ambientale si è raggiunta la massima compressione dei tempi delle procedure da espletare a seguito dell’aggiudicazione, con particolare riferimento alla presentazione dell’istanza di modifica del piano ambientale e all’espletamento della procedura antitrust e con la riduzione dei tempi previsti per la realizzazione degli interventi di copertura dei parchi primari. L’aggiudicatario si è impegnato a individuare e perseguire le soluzioni tecnologiche più sostenibili ed efficienti e con il minor impatto ambientale.

Allo studio c’è già l’impegno per l’adozione di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio, comprese quelle per la cattura e il riciclo di CO2, approfondendo lo studio per la fattibilità dell’utilizzo della tecnologia del preridotto, laddove coerenti con le condizioni di sostenibilità economica del Piano Industriale.L’esecuzione degli interventi di ambientalizzazione e degli ulteriori interventi di decontaminazione e risanamento ambientale non previsti nel Piano, ma ad esso connessi, avverrà anche mediante formazione e impiego del personale della società rimasto all’Amministrazione Straordinaria.

 Piano industriale. Il piano industriale prevede una produzione di acciaio grezzo limitata a 6 milioni di tonnellate annue sino al raggiungimento della conformità con l’Autorizzazione Integrata Ambientale che, una volta completata, porterà alla ripartenza dell’altoforno 5 e quindi all’innalzamento della produzione di acciaio grezzo fino a 8 milioni di tonnellate all’anno, così come previsto dall’AIA. Il piano industriale prevede poi un successivo innalzamento dei livelli produttivi fino a 9,5 milioni di tonnellate di acciaio finito con l’importazione di bramme e laminati piani a caldo in maniera tale da massimizzare l’utilizzo degli impianti di finitura dell’Ilva.

Nell’accordo sottoscritto con l’aggiudicatario Am Investco Italy sono state inserite clausole contrattuali idonee a garantirne, per l’intero periodo del piano industriale, la piena esecuzione delle obbligazioni contrattuali, comprese quelle relative ai correlati livelli occupazionali. Il termine del programma dei Commissari coinciderà con quello di ultimazione del Piano ambientale di ILVA, previsto per il 2023. All’investimento ambientale di Am Investco Italy  si aggiungono le risorse sequestrate alla famiglia Riva pari a un miliardo e 300 milioni di euro , previo rimborso dei finanziamenti statali sinora erogati per l’operatività degli stabilimenti e l’occupazione che è stata sempre garantita dal Governo.

In una nota congiunta, ArcelorMittal e gruppo Marcegaglia azionisti della cordata aggiudicataria Am Investco Italy hanno sottolineato gli aspetti fondamentali dell’operazione, e cioè  una opportunità unica di acquisire un rilevante asset produttivo integrato, la principale acciaieria europea, nel secondo mercato europeo dell’acciaio ed un ingente piano di investimenti finalizzato a migliorare sensibilmente l’impatto ambientale di ILVA e a svilupparne appieno il potenziale, nonchà l’identificazione di sinergie quantificabili in 310 milioni entro il 2020; il previsto contributo da parte di ILVA all’aumento dell’ ebitda di Arcelormittal nel primo anno e all’incremento del flusso di cassa disponibile per l’azienda dal terzo anno.

 




E’ ufficiale: l ‘ Ilva passa al colosso mondiale Arcelor Mittal

Dopo mesi di proteste e nonostante gli scioperi delle sedi di Taranto e Genova, l’Ilva che è dal 2013 è in amministrazione straordinaria grazie al decreto firmato dal ministro dello sviluppo Carlo Calenda, che ha accolto le indicazioni dei commissari, passa ufficialmente nelle mani della cordata Am Investco  guidata  da ArcelorMittal (85%) , multinazionale da 63 miliardi di ricavi e 19 miliardi di capitalizzazione, che  ha rilevato insieme al Gruppo Marcegaglia (15%) il controllo della più grande azienda siderurgica italiana.

L’ex Italsider ora ILVA,  diventa un azienda del maggior produttore di acciaio in Europa, in attesa  del via libera dell’Antitrust Ue, che “pressata” dai lobbisti delle industrie tedesche dell’acciaio,  aveva minacciato il proprio intervento sul  passaggio definitivo di consegne. Ma la multinazionale franco-indiano, leader mondiale nel settore,  con sede in Lussemburgo è determinata ad andare avanti sul Gruppo ILVA,  per il quale l’imprenditore Lakshmi Mittal è disposto a investire circa 4 miliardi di cui 1,25 per l’ambiente.

L’offerta prevede: investimenti per circa 2,4 miliardi di cui 1,250 di investimenti tecnologici e 1,150 miliardi di investimenti ambientali. Il prezzo di acquisto è di 1,8 miliardi e un canone di affitto annuo di 180 milioni di euro Il piano prevede un organico pari a 9.407 occupati nel 2018, destinati a ridursi nell’arco del Piano a 8.480 occupati costanti. Il costo del lavoro è indicato in 50mila euro nel 2018 (in linea con i livelli attuali di ILVA S.p.A) e in 52mila euro a partire dal 2021. Oggi l’organico delle società ILVA oggetto del trasferimento è composto da 14.220 lavoratori ed il ricorso alla cig straordinaria riguarda un massimo di 4.100 addetti.

La procedura commissariale incasserà dall’operazione 1,8 miliardi di euro. Am Investco ha presentato un piano che, in estrema sintesi, prevede una produzione di un massimo di 8 milioni di tonnellate nel 2024, con un aumento delle spedizioni grazie all’utilizzo di semilavorati e ricavi per 4 miliardi a regime.

La cordata Am Investco si aggiudica quindi  la gara tra le proteste delle organizzazioni sindacali, che ieri hanno scioperato nella sede di Genova e venerdì in quelle di Taranto, poichè nel piano industriale è previsto un forte ridimensionamento dell’organico. Il Gruppo ILVA oggi impiega oltre 14mila addetti, mentre Mittal stima nel 2018 di avere 9.400 dipendenti, cifra che a fine piano nel 2023 dopo gli investimenti negli altiforni, dovrebbe scendere a 8.400 addetti.

Nel fine settimana i rivali di AcciaItalia, pur di non perdere la gara, avevano provato a migliorare l’offerta iniziale su prezzo, sull’impatto ambientale e sull’occupazione. Adesso i futuri proprietari dovranno sedersi attorno a un tavolo delle trattative con i sindacati per trovare un punto d’incontro.

“In conformità a quanto previsto dalle regole di gara – spiega una nota del Misesi svolgerà immediatamente una fase negoziale in esclusiva tra i commissari straordinari e l’aggiudicatario finalizzata ad eventuali miglioramenti dell’offerta vincolante, come previsto dalla procedura di gara. Il decreto del ministro indica le priorità sulle quali i commissari dovranno svolgere tale negoziazione“.

La firma di Calenda apposta sul decreto mette la parola “fine” a una procedura di cessione durata quasi un anno e mezzo. La cordata Am Investco è stata preferita ad AcciaItalia, la cordata composta dall’indiana composta dall’indiana Jsw, da Cdp, da Delfin e dal gruppo Arvedi. , i cui componenti Jsw e Delfin,  non accettando la graduatoria a punteggio dei commissari (che ha visto primeggiare Am) hanno chiesto nei giorni scorsi, al Mise la possibilità di rilanciare l’offerta economica, inferiore a quella di Am. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni , come riferito  da fonti di governo, incontrerà venerdì 9 giugno i sindacati dell’ Uilm, Film e Fiom sulla questione Ilva.

SMENTITO EMILIANO. Ancora una volta smentito dal Governo  il governatore pugliese, Michele Emiliano,  che oggi a Bari rispondendo ai giornalisti che gli hanno chiedevano cosa pensasse della chiusura del governo a un rilancio della Jindal per l’acquisto dell’Ilva di Taranto aveva detto  “Dal punto di vista giuridico  noi pensiamo invece che un rilancio sia possibile e che negarlo determinerebbe un grande conflitto giuridico, le cui conseguenze potrebbero essere molto dannose per l’Ilva e la prosecuzione dell’attività produttiva”.




Sono 29 le manifestazioni di interesse per l’ ILVA

di Marco Ginanneschi

Sono 29 le manifestazioni di interesse per le società e per asset parziali del Gruppo ILVA.  Lo ha reso noto lo stesso gruppo dopo che oggi, alle 18, si sono chiusi i termini per la manifestazione di interesse per l’acquisizione di Ilva. All’invito, si legge in una nota della società, hanno risposto 29 soggetti che hanno manifestato interesse per l’intero gruppo Ilva o per le singole società controllate ( ILVAServizi marittimi,ILVAform, Innse Cilindri, Sanac, Taranto energia, Socova e Tillet).

cdG arcelorMittalNell’ultimo giorno utile sono   arrivate presso lo studio del notaio Carlo Marchetti di Milano, quelle del colosso ArcelorMittal, del gruppo cremonese Arvedi, dell’Eusider di Costa Masnaga (Lecco) e degli italo-svizzeri di Transteel, che si sono andate ad affiancare le  due manifestazioni di interesse da noi rese pubbliche nei giorni precedenti, e cioè  del gruppo Marcegaglia e della Cassa depositi e prestiti, Csn Steel (Brasile), Erp Compliant Fuels (fondo Usa), il gruppo Tecnotubi controllato da Michele Amenduni, cugino dei più noti Amenduni-Gresele già presenti con una quota del 10% nel capitale sociale dell’ILVA insieme ai Riva  (con cui sono in causa) , ed il gruppo cinese P&C Shenzhen Fund.

Le ammissioni alla “data room” saranno comunicate domani, cioè da quando prenderà il via il programma della procedura che dovrà condurre alla cessione a terzi (anche sotto forma di affitto) entro il 30 giugno 2016  dei complessi aziendali dell’ILVA.

CdG-commissari-ILVAA partire da domani ,infatti, i commissari Corrado Carrubba, Piero Gnudi e  Enrico Laghi  esamineranno le varie manifestazioni di interesse pervenute, ammettendo solo quelle che detengono i requisiti di accesso on linee alla “data room”  e successivamente alla “management presentation“, cioè alla presentazione che verrà effettuata da parte del management dell’ILVA dei diversi complessi aziendali.

Hanno potuto partecipare alla procedura di presentazione delle manifestazioni di interesse, secondo i criteri di ammissione stabiliti dal bando, imprese individuali o in forma societaria nazionali o estere; soggetti interessati ad un investimento finanziario anche di lungo periodo; soggetti industriali o commerciali o finanziari nell’ambito anche di eventuali cordate ancora da costituire e alle quali possano unirsi soggetti industriali e/o commerciali e/o finanziari che siano in grado di garantire la continuità produttiva dei complessi aziendali oggetto dell’operazione, anche con riferimento alla garanzia di adeguati livelli occupazionali, e di sviluppare la relativa produzione siderurgica in Italia anche con riferimento ai profili di tutela ambientale.

Le società concorrenti, non devono avere a proprio carico delle insolvenze contributive negli ultimi 12 mesi. Successivamente si passerà alla seconda fase della cessione sarà completata entro il 31 marzo con la consulenza di Banca Rothschild global advisor dell’operazione.  Dopodichè i partecipanti interessati avranno due settimane a disposizione per presentare delle offerte vincolanti che saranno oggetto di analisi e valutazione dai commissari entro il 15 aprile.

Soltanto a quel punto i commissari straordinari potranno anche suggerire e favorire la creazione di una cordata. Il bando infatti, non a caso, prevede la possibilità di “costituire cordate, anche unendosi a soggetti che non abbiano manifestato interesse“.

Chi sono i “concorrenti”

Il gruppo Arvedi di Cremona, è una delle più importanti e significative realtà siderurgiche a livello europeo ed è il secondo polo siderurgico italiano, dopo l’ ILVA con una fatturato di 2,089 miliardi ed margine operativo lordo che supera i 200 milioni, equivalente al 9,7% dei ricavi. Arvedi è  tra i leader nel settore dei prodotti piani e dei tubi, produce e trasforma 3,5 milioni di tonnellate di acciaio, con un fatturato di circa 2,2 miliardi di euro e circa 2.600 dipendenti)

 Il gruppo Marcegaglia di Mantova,  che si occupa della trasformazione dell’acciaio ,  fa aveva manifestato già due anni  interesse per l’ILVA affiancando in veste di partner di minoranza  la proposta del colosso franco-indiano  ArcelorMittal: al momento la manifestazione d’interesse è stata presentata solo come gruppo Marcegaglia , preferendo attendere che si manifestino tutti i pretendenti con i quali, eventualmente, creare una cordata.

ArcelorMittal è uno tra i principali colossi internazionali dell’acciaio creatosi nel 2006 dalla fusione tra la francese Arcelor e l’indiana Mittal steel company, ed ha il proprio quartier generale in Lussemburgo.

 Fra i possibili partner per una cordata tutta “made in Italy” , è presente anche la Cassa depositi e prestiti  il cui interesse  – aveva chiarito l’amministratore delegato Gallia, in un’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera – è quello di partecipare con un ruolo di minoranza a una cordata intenzionata a rilevare le attività di Ilva. “Siamo disponibili – disse Gallia a un progetto industriale che permetta a Ilva di tornare competitiva. Avremo un ruolo di minoranza ed entreremo nella data room“.

Un’ ’altra società lombarda che ha manifestato interesse per l’ILVA è la Eusider, di proprietà per il 100% della famiglia Anghileri, che da tre generazioni opera nel settore dei metalli.




Vendita ILVA. Semaforo verde anche del Senato: il decreto sulla cessione a terzi è legge

CdG operaio ILVA bckdi Paolo Campanelli

Semaforo “verde” del Senato al decreto sull’ ILVA approvato con 157 i voti favorevoli, 95 contrari, e 3 astenuti. Il provvedimento il cui contenuto principale è la cessione dell’azienda a terzi è quindi diventato legge che   così stabilisce i criteri per l’individuazione, a trattativa privata, dell’affittuario o dell’acquirente. Viene fissato al 30 giugno 2016 il termine entro il quale i commissari del gruppo devono espletare le procedure per il trasferimento dei complessi aziendali . La legge prevede inoltre lo stanziamento di 300 milioni in favore dell’amministrazione straordinaria,  somma questa che l’aggiudicatario dei beni aziendali sarà chiamato a restituire allo Stato.

Le modifiche al decreto introdotte dalla Camera dei Deputati  ed approvate dal Senato autorizzano anche i commissari straordinari a contrarre finanziamenti statali per 800 milioni (600 milioni nel 2016 ed ulteriori  200 milioni nel 2017) al fine esclusivo di realizzare e concludere il piano per il risanamento ambientale delle aree interessate e per la salute pubblica. Termine ultimo per l’attuazione del piano è stato fissato al 30 giugno 2017. Le somme eventualmente confiscate o incassate dallo Stato a conclusione di procedimenti penali pendenti saranno quindi travasate nel bilancio dello Stato fino alla concorrenza di 800 milioni, mentre per la parte eccedente andranno nella contabilità speciale dell’amministrazione straordinaria.

Sulle norme per l’ILVA è in corso un’indagine della commissione europea che mira ad appurare che le misure previste non si configurino come aiuti di stato. Proprio ieri, invece, era arrivato il via libera dell’ Unione Europea agli interventi di risanamento ambientale nell’area dello stabilimento siderurgico di Taranto, decisione che ha letteralmente sconfessato ed ignorato di fatto tutti gli esposti strumentalmente inviati dai movimenti ambientalisti e dai “grillini” di Taranto.