Carabinieri e Guardia Costiera di Taranto denunciano 6 persone per produzione, detenzione e commercializzazione di “cozze nere” in cattivo stato di conservazione

TARANTO –  I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale e del N.A.S. di Taranto affiancati dai militari della Sezione Polizia Marittima della locale Guardia Costiera, nel corso della mattinata odierna, hanno dato esecuzione ad un’attività di controllo in materia di coltivazione e commercializzazione dei prodotti ittici.

Le attività di controllo si sono svolte anche mediante servizi di osservazione eseguiti a bordo di unità navale della Guardia Costiera, e  venivano individuati e bloccati due pescatori tarantini che venivano sorpresi dai militari mentre, a bordo di imbarcazioni del tipo gozzo a motore, trasportavano complessivamente 400 kg. di “cozze nere” appena raccolti dagli impianti del 1° seno del Mar Piccolo, in violazione dell’ordinanza regionale che disciplina la coltivazione e la movimentazione dei mitili nel citato specchio acqueo.

Nell’ambito dell’ attività svolta, i carabinieri del N.A.S. di Taranto hanno sorpreso 4 soggetti mentre commercializzavano per la strada , in diversi quartieri della città, mitili e prodotti ittici, allo stato sfuso, in cattivo stato di conservazione, privi di bollo sanitario, di etichettatura e certificazione attestante la zona di provenienza e di produzione, sequestrando complessivamente 110 kg. di “cozze nere” e 30 kg. di prodotti ittici di vario tipo.

Le persone identificate sono state denunciate in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria tarantina, venendo ritenuti responsabili, a vario titolo, di produzione, detenzione e commercializzazione di sostanze alimentari nocive, nello specifico frutti di mare, di inottemperanza ad un provvedimento dell’Autorità e di commercializzazione di alimenti in cattivo stato di conservazione.

Le due imbarcazioni ed i relativi motori fuori bordo sono stati sottoposti a sequestro e collocati in apposita area portuale vigilata, mentre i mitili ed i prodotti ittici immediatamente distrutti a mezzo autocompattatore.

 

 

 

 

 




Arrestato dai Carabinieri di Taranto il presunto autore dell’omicidio di Cosimo Dragone.

ROMA – I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto e del N.O.R. della Compagnia di Massafra, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri di Bari Palese e di unità cinofile antiarmi/antiesplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno (Ba), hanno dato esecuzione nella mattinata odierna,  ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Taranto, dr. Martino Rosati, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, dr. Remo Epifani, nei confronti di Salvatore Bocconi, classe ‘61, residente a Massafra (Ta), commerciante, pregiudicato, ritenuto responsabile di omicidio, porto e detenzione in luogo pubblico di armi da sparo e detenzione illegale di munizionamento, nonché di danneggiamento.

L’arresto è il risultato di una rapida e complessa indagine avviata dai Carabinieri a seguito del rinvenimento, in località Pino di Lenne – agro di Palagiano (TA), nella mattinata della scorsa Epifania , il 6 gennaio 2018, del corpo senza vita del bracciante agricolo Cosimo Dragone, ucciso da quello che è risultato un colpo esploso alla gola da un fucile cal. 16.

All’esito delle indagini, condotte mediante: l’escussione di persone informate sui fatti; la verifica del traffico telefonico e delle comunicazioni sms della vittima e di persone a lui vicine; l’analisi delle celle radio base di telefonia; l’esame di filmati di telecamere di videosorveglianza, nonché avvalendosi di una meticolosa attività d’intercettazione, i militari hanno raccolto una serie di elementi di elevata gravità indiziaria nei confronti dell’uomo. Costui avrebbe trascorso gran parte dell’ultimo giorno di vita della vittima di cui era amico e con cui spesso si accompagnava, insieme alla stessa.

Le telecamere installate presso un’abitazione rurale prossima a quella in cui è stato assassinato Dragone e presso una stazione di servizio ubicata sulla S.S. 106, non molto distante dalla stessa, hanno immortalato i due amici intenti a rientrare presso la casa della vittima, dove verosimilmente avevano dormito nella nottata del 3 gennaio scorso e allontanarsi alle successive ore 9.00 circa del 5 gennaio u.s. a bordo di una Fiat Stilo SW di colore bianco e di un autocarro Iveco (entrambi automezzi di modello e colore compatibili con quelli in uso a Salvatore Bocconi), alla volta della stazione di servizio, dove sostavano pochi minuti per una consumazione al bar.

Dagli accertamenti esperiti è emerso che il Bocconi è stato l’ultima persona a cui Dragone ha telefonato, nella serata del 04 gennaio u.s. ed anche l’ultima che lo ha contattato. Inoltre, nel corso di un tentativo di chiamata, il telefono di Bocconi ha agganciato la stazione radio base (cdcella) ubicata a Palagiano, nella cui area di copertura ricade l’abitazione della vittima. Tale dato ha assunto maggiore significato in termini indiziari, allorquando è stato supportato dai filmati delle telecamere che hanno immortalato, nello stesso arco orario e precisamente alle ore 20.49 del 4 gennaio scorso, un’autovettura con una persona a bordo e con la lampada destra del portatarga fulminata, mentre percorreva la stradina di accesso all’abitazione di località Pino di Lenne per poi allontanarsi velocemente dopo circa 12 minuti.

Tale avaria di illuminazione della targa si è rivelata assai preziosa, allorquando da una telecamera di sorveglianza è stato rilevato che anche l’autovettura Fiat Stilo SW di colore bianco a bordo della quale viaggiava un individuo dalle fattezze fisiche compatibili con quelle di Bocconi,  recatosi a danneggiare i pneumatici della macchina in uso ai genitori della vittima (nel verosimilmente proposito di ritardare la scoperta del cadavere) aveva il medesimo malfunzionamento all’illuminazione del portatarga.

Salvatore Bocconi dopo l’ultimo tentativo di chiamata delle ore 20.53 del 4 gennaio – data in cui il medico legale, all’esito dell’esame autoptico, collocava il decesso – interrompeva definitivamente i frequentissimi contatti telefonici con Dragone e cercava, sin da subito, di allontanarsi da quei luoghi. Inoltre, il soggetto, poco dopo smetteva definitivamente di usare il proprio cellulare, rendendosi irreperibile. In particolare, anche attraverso lo studio dei tabulati telefonici, i militari accreditavano la circostanza che Bocconi aveva trascorso la notte tra il 4 ed il 5 gennaio in un’abitazione a lui in uso, sita in contrada Bellomo – agro di Mottola (Ta) al confine tra le provincie di Taranto e Bari in cui non dimorava da tempo.

Proprio nel corso di una perquisizione effettuata in tale abitazione, nelle scorse settimane, i Carabinieri rinvenivano 15 cartucce per fucile da caccia calibro 16 occultate in una panca posta all’esterno della villa. All’esito di un esame comparativo con il materiale recuperato in occasione dell’autopsia sul corpo della vittima (borra e pallini), veniva accertata e riconosciuta, dalla Sezione Investigazioni Scientifiche del Reparto Operativo di Taranto, compatibilità con il munizionamento impiegato per l’omicidio.

Alcuni conoscenti della vittima hanno successivamente riferito di un presunto debito di denaro contratto da Dragone nei confronti dell’amico Bocconi, che avrebbe fatto deteriorare il rapporto tra i due al punto da sfociare, spesso, in accesi litigi nel corso dei quali Bocconi non aveva mancato di esternare veri e propri propositi omicidi nei confronti dell’amico.Gli elementi raccolti, ritenuti dal GIP di elevata gravità indiziaria, hanno consentito l’emissione del provvedimento eseguito in data odierna.

L’arrestato rintracciato nelle adiacenze di un camper, probabilmente prestatogli da un amico, nel quale si ritiene che abbia trascorso le sue giornate nei giorni successivi all’omicidio, è stato fermato presso un cantiere navale ubicato nelle vicinanze del quartiere Tamburi. L’uomo, espletate  le formalità di rito, è stato tradotto dai Carabinieri presso la locale Casa Circondariale, in attesa dell’interrogatorio di garanzia del Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Taranto.




Tragedia in Puglia: carabiniere uccide la sorella, il cognato e il padre e poi si spara salvandosi. In serata è stato arrestato

ROMA – Tragedia a Sava in provincia di Taranto, dove questa mattina intorno alle 11.30, in  via Giulio Cesare, una strada centrale a 100 metri dalla piazza principale del centro della provincia di Taranto, nei pressi del Comune,  un appuntato dei carabinieri Raffaele Pesare 53 anni, sposato con due figli, che presta servizio al Nucleo Radiomobile di Manduria, ha ucciso il padre Damiano Pesare di 83 anni ,  la sorella Nella di 50 anni ,  ed il cognato Salvatore Bisci 70enne, detto “Toruccio” e dopodichè ha rivolto contro se stesso la sua arma d’ordinanza, una Beretta calibro 9 , sparandosi alla testa. La sorella del militare, Nella Pesare ha un figlio che per fortuna al momento della strage si trovava a scuola.

Il carabiniere è stato inizialmente ricoverato nell’ospedale “Marianna Giannuzzi”  di Manduria  in gravi condizioni, e successivamente trasportato presso il Policlinico di Bari nel reparto maxillofacciale. Al momento non è in pericolo in vita.  Quando il 118 è giunto sul posto nell’appartamento di via Giulio Cesare a Sava, grazie l’allarme dei vicini che avevano sentito i colpi di pistola, il carabinieri Pesare era accasciato su una sedia. Era ferito, perdeva sangue dal volto, all’altezza del naso. Un infermiere l’ha subito soccorso, ma si è reso conto che quella non era una ferita banale ma provocata da un colpo d’arma da fuoco. “Ho fatto una cazzata” ha sussurrato  l’appuntato 53enne, con un fil di voce all’infermiere, e subito dopo è stato colpito da arresto cardiaco.

Sul luogo della tragedia si è recato il procuratore aggiunto Maurizio Carbone insieme al medico legale dr. Alberto Tortorella e la pm Mariagrazia Nastasia , il comandante provinciale dei Carabinieri di Taranto, Col. Andrea Intermite ed anche il sindaco di Sava, Avv. Dario Iaia.  che ha così commentato “Una sciagura inimmaginabile, è una famiglia per bene, non c’è mai stato alcun problema. Conosco bene i protagonisti, sono persone tranquille e rispettabili. Non avrei mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere”.

Secondo le prime ipotesi degli investigatori,  l’appuntato dei carabinieri avrebbe agito in preda a uno scatto d’ira. durante una violenta lite familiare legata, a questioni patrimoniali, pare ad una successione o per dei dissapori sulla gestione di un terreno agricolo di proprietà di Damiano Pesare, gestito dal figlio Raffaele e dal genero Salvatore Bisci . Probabilmente su quel terreno in famiglia non avevano trovato l’accordo o forse il carabiniere non ha ritenuto equa la soluzione trovata ed ha perso il controllo dei nervi. Si suppone che Raffaele Pesare avesse cercato anche oggi un altro chiarimento ma senza esito, anzi la discussione sarebbe subito degenerata.

In serata il carabiniere Raffaele Pesare è stato arrestato dai suoi colleghi su decisione del pm Nastasia della Procura di Taranto, e quindi piantonato dai militari dell’ Arma presso il reparto maxillofacciale  del Policlinico di Bari ove è stato ricoverato.

 




Fermato dai Carabinieri l’autore dell’omicidio dell’imprenditore agricolo Ciro Piccione

 

ROMA  – A seguito di un’intensa e rapida attività investigativa, avviata a seguito dell’omicidio avvenuto lo scorso  12 maggio a  San Giorgio Jonico (Ta), nel quale ha perso la vita il 29enne imprenditore agricolo Ciro Piccione, colpito mortalmente da un colpo all’addome e da uno alla coscia destra, entrambi sparati da una pistola cal. 7,65, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto e del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Martina Franca, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica nei confronti di Salvatore Mele, 29anni incensurato, operatore ecologico di Lizzano (Taranto), accusato di  omicidio e detenzione e porto abusivo di pistola.

All’esito di un’attività di indagine condotta mediante l’ interrogatorio di persone informate sui fatti, la verifica del traffico telefonico e delle comunicazioni sms e WhatsApp della vittima e di persone a lui vicine, l’analisi delle celle radio base di telefonia e l’esame di filmati di numerose telecamere di videosorveglianza, gli inquirenti hanno circoscritto un’area di approfondimento che ha condotto all’identificazione del presunto omicida.

Il Mele fidanzato della figlia di un’amica della vittima, nell’arco temporale ricompreso fra la sera dell’11 maggio e la mattina del 12, giorno in cui è avvenuto l’omicidio, aveva avuto contatti telefonici con il deceduto, anche di poco antecedenti all’ora del delitto, individuata nelle 11,30 circa del mattino. Inoltre, numerose immagini di telecamere di videosorveglianza documentano i transiti dell’Audi A4 station wagon nera in uso all’uomo in prossimità del deposito di mezzi agricoli di San Giorgio Jonico in uso alla vittima, così come lo studio del traffico delle celle telefoniche ha accreditato la presenza dell’utenza portatile in uso al ventinovenne lizzanese nell’area dell’omicidio.

LA CONFESSIONE. Nella giornata odierna Salvatore Mele condotto in caserma per essere sentito in ordine alle circostanze indicate, alla presenza dei sui legali di fiducia, Avv. Franz Pesare e Pasquale Corigliano e del pubblico ministero, ha reso piena confessione assumendosi le responsabilità dell’omicidio. Il giovane ha riferito di aver fissato un incontro con la vittima per esternagli il proprio dissenso e quello della sua fidanzata rispetto all’amicizia che coltivava nei confronti della madre di quest’ultima, evidenziando che il delitto è maturato durante una colluttazione da lui intrapresa per disarmare la vittima, che improvvisamente aveva estratto e gli aveva puntato contro una pistola dalla quale in rapida sequenza erano partiti due colpi. Il giovane si sarebbe poi allontanato dal luogo del delitto e si sarebbe disfatto della pistola, lanciandola in mare.

Gli elementi raccolti hanno consentito al magistrato di emettere l’odierno fermo, e quindi il Mele è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Taranto, in attesa della richiesta di convalida del fermo al Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Taranto.




Chiedevano il “pizzo” ai pescatori. Arrestate 6 persone dai Carabinieri e Capitaneria di Porto-Costiera a Taranto e provincia

Alle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto ed i militari della Capitaneria di Porto–Guardia Costiera tarantina, utilizzando  50 militari, e l’utilizzo di  motovedette della Guardia Costiera e dei Carabinieri ed un elicottero dell’Arma, con cui hanno dato esecuzione, nel capoluogo ionico e nel comune di Statte, a 6 provvedimenti cautelari (1 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), emessi dal GIP del Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura della Repubblica ionica. L’attività ha interessato altrettanti soggetti ritenuti variamente responsabili di: associazione per delinquere finalizzata all’estorsione in danno di titolari di impianti di mitilicoltura ubicati nel Mar Piccolo di Taranto e di pescherie del capoluogo e della provincia ionica ed al furto aggravato di prodotti ittici.

L’attività investigativa conclusasi oggi è  la prosecuzione dell’ “operazione Piovra” conclusa il 27 aprile 2016, sempre dai Carabinieri del Comando Provinciale e della Capitaneria di Porto–Guardia Costiera di Taranto, con l’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare a carico di 13 persone, accusate di vessare gli operatori di categoria, tra cui i fratelli Damiano, Giovanni e Massimo Ranieri, tutti pregiudicati tarantini, quest’ultimo colpito invece da autonoma ordinanza cautelare in carcere emessa dallo stesso G.I.P. ed eseguita contestualmente, in quanto a lui veniva contestata la minaccia aggravata nei confronti di un operatore ittico che si era reso artefice di un tentativo di affrancarsi con i propri colleghi dalla pressione estorsiva, promuovendo un servizio di guardiania sugli impianti di coltivazione.

Le attività tecniche dei due organi inquirenti, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica ionica,  venivano avviate presso la Casa Circondariale di Taranto, a partire dal mese di maggio 2016, accreditavano l’ipotesi che l’attività di polizia appena condotta non avesse annullato il fenomeno estorsivo e che fosse invece continuato, da parte di soggetti vicini agli arrestati, con  il protrarsi di estorsioni e furti in danno degli imprenditori del settore mitilicolo ed in senso più ampio ittico.

I colloqui intercettati tra  Massimo Ranieri, detto  “il Gorilla”, ed i familiari autorizzati a parlare con lui nella sala colloqui della locale Casa Circondariale accreditavano tale scenario, documentando preliminarmente la prosecuzione dell’attività illecita da parte di Cosimo Danieri (classe 1989), detto “Cioccolata” figlio del detenuto Damiano il quale, facendo valere una sorta di “diritto ereditario” dell’illecita pratica di estorsione, spendendo il nome del padre – e con il pretesto del pagamento delle spese legali per l’instaurato procedimento penale – avvicinava i miticoltori, pretendendo la consegna di denaro ed in qualche occasione anche di mitili da rivendere in nero, minacciando in caso di diniego, il furto del prodotto dagli impianti.

Lo scenario cambiava dal 27 luglio 2016, allorquando il 42enne Massimo Ranieri ( a lato nella foto) veniva scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Dopo un brevissimo periodo di assestamento, il pregiudicato estrometteva di fatto il nipote Cosimo dal giro delle estorsioni, promuovendo e costituendo un’autonoma associazione per delinquere composta dalla moglie 42enne e dai due figli gemelli 19enni ed allargata al collaboratore Rodolfo Fiorino , 31enne, unico componente “esterno” del sodalizio, tutti incensurati. In dettaglio, come emerso nel corso delle indagini, il Ranieri coordinava le attività estorsive indicando i nomi delle vittime, dalle quali pretendeva “il rispetto” (da qui il nome dell’operazione) e dirigendo i propri sodali a riscuotere le indebite dazioni che avevano cadenza settimanale.

La moglie Elisa Scrima fungeva da raccordo, fornendo le necessarie istruzioni al telefono ai figli Cosimo e Simone ed al Fiorino ed, da considerarsi a tutti gli effetti le figure operative dell’organizzazione, quali “esattori”, mentre la donna assolveva altresì alle mansioni di “tesoriera” degli illeciti proventi del gruppo.

 

Se necessario interveniva di persona il “Gorilla”  per condurre a più miti consigli coloro che non erano intenzionati a pagare o consegnar pesce e frutti di mare, violando le prescrizioni imposte dal suo status di sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Statte, sino a quando non decideva di trasferire il proprio domicilio in Taranto.

Cosimo Ranieri

L’estromissione dalle riscossioni estorsive di Cosimo Ranieri , figlio di Damiano, aveva come conseguenza l’avvio dell’attività di pusher nel Rione Tamburi e in Città Vecchia da parte dello stesso, che così compensava la cessazione di guadagni provenienti dalle estorsioni a lui precluse dallo zio.

Le indagini dei Carabinieri e della Guardia Costiera, oltre che alle intercettazioni telefoniche ed ambientali, si sono svolte con complessi servizi di osservazione video-fotografica eseguiti da terra ed a bordo di natanti, che consentivano anche di immortalare i momenti in cui, secondo un consolidato “modus operandi” documentato anche nell’operazione “Piovra”, venivano passate le indebite somme compendio di reato, accreditando, rispetto all’ “operazione Piovra” di cui si è detto prima, non solo condotte illecite a carico di mitilicoltori, ma anche di titolari di pescherie del capoluogo e dell’hinterland. A seguito delle disposizioni dell’Autorità Giudiziaria Massimo Ranieriè stato tradotto in carcere, mentre i rimanenti arrestati sono stati posti in regime di arresti domiciliari.




Omicidio-esecuzione a Pulsano in provincia di Taranto

Alle 23  di ieri sera a Pulsano in via Monti Masseria Palumbo, dei killer hanno eseguito una vera e propria esecuzione a colpi di arma da fuoco esplosi contro Francesco Galeandro un pregiudicato di 47 anni, , mentre transitava a bordo di una “Smart”. La vittima dell’agguato  ha tentato di sottrarsi all’agguato, scappando a piedi nelle campagne circostanti,  ma inutilmente in quanto è stato colpito dai proiettili anche alle spalle cascando al suolo a pochi metri dal manto stradale dove è  deceduto.

CC omicidio pulsano

Sul posto sono giunti i Carabinieri della stazione di Pulsano, della competente Compagnia di Manduria affiancati dai militari del reparto operativo del Comando Provinciale di Taranto. Immediati, nella nottata, interrogatori e perquisizioni, nonchè rilievi da parte della sezione investigazioni scientifiche dell’Arma,. Richiesto l’intervento sul posto delle fotoelettriche dei vigili del fuoco per ispezionare il luogo del delitto dove sono stati eseguiti rilievi tecnici per reperire e repertare bossoli ed ogive. Gli accertamenti si sono protratti sino all’alba per avvalersi anche della luce del giorno.

 

 

 




Controlli intensificati dei Carabinieri a Taranto e provincia

CdG controllo carabinieri territorioContinuano intensamente i controlli straordinari dei Carabinieri di Taranto e provincia, attuato dalla Compagnia di Taranto, che ha visto partecipare alle operazioni il Nucleo Operativo Radiomobile e le Stazioni di Taranto Principale, Taranto Centro, Taranto Nord, Taranto Salinella, Talsano e Leporano, che hanno portato  a 5 arresti e 11 denunce a piede libero, Nel corso di tale attività, in esecuzione di ordine di carcerazione  presso la Casa Circondariale di Taranto un 63enne, tarantino condannato ad espiare anni 1 e mesi 6 di reclusione perché riconosciuto colpevole di “evasione e furto aggravato“; un 59enne, tarantino condannato ad espiare anni 3 e mesi 10 di reclusione perché riconosciuto colpevole di “ricettazione e truffa“;un 37enne, tarantino condannato ad espiare anni 1 perché riconosciuto colpevole di “reati contro la persona“;

I Carabinieri hanno tratto in arresto e sottoposto alla detenzione domiciliare un 58enne, tarantino condannato ad espiare anni 1 e mesi 6 di reclusione perché riconosciuto colpevole di “violazione degli obblighi della Sorveglianza Speciale” ed un 42enne, tarantino condannato ad espiare mesi 10 di reclusione perché riconosciuto colpevole di “evasione“;

Nel medesimo contesto sono state denunciate in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria 11 persone ritenute responsabili di diversi reati: 3 per violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro; 1 per sostituzione di persona e truffa; 2 per lesioni personali; 2 per furto aggravato; 1 per minaccia; 1 per appropriazione indebita e 1 per ricettazione. Infine, sono stati segnalati alla competente Autorità amministrativa 5 soggetti quali assuntori di sostanze stupefacenti e, nella circostanza, sono stati sequestrati complessivamente gr. 1,5 di cocaina e gr. 3,5 di hashish, che verranno inviati al Laboratorio Sostanze Stupefacenti del Comando Provinciale Carabinieri di Taranto per gli accertamenti quali-quantitativi.




Taranto: il regno dell’illegalità ed indifferenza

di Antonello de Gennaro

Mentre la Camera di Commercio di Taranto organizza incontri ed audizioni inutili sul turismo con le solite quattro organizzazioni che non contano nulla, in quanto prive di alcune esperienza e competenza, il Comune di Taranto, e quello che è ancora più grave, la Prefettura e la Questura di Taranto (dove molti rimpiangono ancora l’ex questore Mangini) dimostrano un lassismo, che preferiamo non giudicare onde evitare una querela pressochè sicura.  Sentire parlare i soliti “tromboni” , assistere ad improbabili ridicole candidature di Taranto a “Capitale” di tutto ed il contrario di tutto, spiega come questa città sia scesa al livello più basso, sull’orlo della bancarotta sociale, ancor prima di quella economica !

Schermata 2016-04-04 alle 11.32.00Il Comune di Taranto guidato dal Sindaco Ippazio Stefàno, ha cambiato  53 assessori in 8 anni, una media di  6,5 assessori all’anno, e più che una amministrazione comunale, sembra un albergo ad ore. Dove tutti sono in vendita al miglior offerente, a secondo del proprio interesse personale. La città può aspettare. Assessori di fiducia del Sindaco, sono i due consiglieri comunali agenti di polizia Francesco Cosa e Gionatan Scasciamacchia, in servizio il primo presso il Commissariato di PS di Martina Franca, ed il secondo in quello di Grottaglie, i quali secondo le voci attendibili ricorrenti in città  si sarebbero   specializzati nel “voto di scambio” in particolare con i quartieri “caldi” della città come la Salinella, i Tamburi e la Città vecchia, dove a fare il bello ed il cattivo tempo è quel che resta della malavita tarantina. I due assessori “elargiscono” sopratutto in quelle zone contributi economici, case, lavoro occasionale a tutta forza non a caso proprio in quei quartieri, dove se non si raccolgono i voti, si vincono o perdono le elezioni a Taranto !

Schermata 2016-04-04 alle 10.33.56La Polizia Municipale è affidata ad un “fedelissimo” del sindaco, l’ex vigile urbano di Grottaglie, Michele Matichecchia, dal 1° marzo 2011 inefficiente comandante dei vigili tarantini, che dovrebbe coordinare ed organizzare, ma sopratutto far lavorare i 185 vigili alle dipendenze del Comune di Taranto. Non è un caso che, curiosando sul sito della Polizia Locale, si legge qualcosa di imbarazzante. Ad esempio che non è vi traccia negli anni 2013 e 2014 di alcuna ordinanza sindacale/dirigenziale, così come l’ultima statistica del Corpo è relativa all’ anno 2014.

Probabilmente il comandante Matichecchia era troppo impegnato…nelle sue cene conviviali del Rotary Club di Grottaglie che puntualmente documenta sulla sua pagina Facebook. Nel frattempo la città è in mano ai parcheggiatori abusivi che con un’organizzazione quasi militare (e sicuramente superiore a quella della Polizia Municipale) presidia letteralmente la città, applicando e pretendendo il pizzo sui parcheggi ai poveri cittadini malcapitati, che preferiscono pagare onde evitare ritorsioni alle proprie auto. E quindi oltre a pagare il parcheggio orario pagano la tassa alla malavita. Cosa fanno, dove sono  i 38 ufficiali, i 126 sottufficiali (tra cui circa 40) marescialli ed i 3 agenti in forza al corpo di Polizia Municipale di Taranto ?

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Senza allontanarsi molto, basta guardare a Bari e vedere come la Polizia Locale e le forze dell’ordine hanno letteralmente debellato questo fenomeno di malcostume, al contrario di Taranto, dove molteplici sono le autovetture i cui cristalli finiscono in frantumi, o vengono rubate, o come nel mio caso personale, sfregiate con atti di chiara evidente natura vandalica-vendicatoria ( 3 episodi in soli 9 mesi !) verificati dai Carabinieri presso cui ho denunciato (inutilmente) i danni subiti. Basta avere un auto con il contrassegno disabili o detenere un passo carrabile e verificare che la sera dopo le 21, ognuno perde i propri diritti grazie all’ “anarchia” regnante in città, conseguente all’assenza della Polizia Municipale e dei carri-attrezzi ! Come si fa poi a non essere d’accordo quando si leggono comunicati  stampa del sindacato di base dei vigili,  affermare che “Nel corso della discussione  è emersa una gestione del personale confusa ed illegittima che impedisce ai lavoratori di organizzare la propria vita personale in maniera adeguata” ?

Schermata 2016-04-04 alle 11.26.12Provate ad immaginare il povero malcapitato turista che arriva a Taranto, e che magari ha un cane, o una bicicletta, e vuole farsi una passeggiata nel Borgo, cioè nel centro della città. Impossibile ! Rischierebbe di essere aggredito dai numerosi cani randagi, o da quelli (fra cui anche cani pericolosi-aggressivi) detenuti da disperati che bivaccano nelle vie del centro, elemosinando qualche spicciolo con la scusa di mangiare, in realtà per acquistare alcool o droga. O provate ad immaginare il povero turista di cultura che si reca al MarTa e di fronte al Museo trova un gabbiotto per le informazioni (realizzato) con finanziamenti comunitari, abbandonato a se stesso, privo di personale o informazioni. Non parliamo del parcheggio antistante, cioè davanti al Palazzo degli uffici, sul lato dell’ex scuola media Capuana, sul lato che affaccia su piazza Garibaldi “presidiato” dai soliti due parcheggiatori abusivi.

Per non parlare poi del Ponte Girevole, oggetto di qualsiasi protesta sindacale, occupazionale dei soliti balordi tarantini, educati…dai politicanti locali, all’assistenzialismo-occupazione pubblico. e parliamo delle note cooperative piene di gente che entra ed esce dal carcere, o di gente che commercia in tutto ed il contrario di tutto che blocca il ponte paralizzando la vita sociale, economica della città. Cosa aspettano la Prefettura, e le Forze dell’ ordine ad installare delle telecamere di controllo , a prevedere dei posti fissi di controllo su entrambi i lati (città vecchia e città nuova) del ponte che consentano di evitare le vere “violenze” private ripetutamente messe in atto da questa gentaglia a danno dell’intera città e di chi passa da Taranto per lavoro o turismo ?

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Dove sono finiti i controlli attuati ad onor del vero recentemente, e dopo una nostra campagna di sensibilizzazione, solo dai Carabinieri di Taranto, per controllare chi gira senza casco, senza targa e senza assicurazione ?  A Bari, il Comune ha realizzato un progetto esecutivo del costo di 950mila euro per l’installazione di cento nuove telecamere, da installare in 30 “punti caldi” della città, da individuare insieme alle forze dell’ordine.  Le 100 nuove telecamere previste dalla Giunta comunale barese, si aggiungeranno alle 71 telecamere già presenti in città per il controllo stradale,  alle 5 del giardino “Mimmo Bucci“, alle 2 della pineta di San Francesco, oltre alle 149 gestite dalla prefettura e alle 57 del consorzio ASI.“

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Qualcuno, ne siamo pressoche certi, al Comune di Taranto dirà: non abbiamo i soldi…Falso ! I soldi ci sono e vanno spesi meglio. A cosa serve spendere 2 milioni di euro per sistemare l’anello superiore della Tribuna,  ed 1milione250mila euro per “riqualificare” il campo “B” dello Stadio di calcio “E. Iacovone” ?  Avete letto bene:  i soldi per i 3 milioni e 250mila euro per lo stadio li hanno trovati !

Schermata 2016-04-04 alle 11.26.24Taranto, e cioè la parte sana dei tarantini, che vivono onestamente, pagano le tasse, mandano i propri figli a scuola, mantengono i propri dipendenti e le loro famiglie,  è stanca di vivere circondata dalla gentaglia, dai questuanti, zingari, malavitosi, parcheggiatori abusivi, di essere taglieggiata continuamente dalle tasse dello Stato, da quelle Comunali (alcune delle quali illegittime e quindi illegali) e dal pizzo della micro-criminalità. Se prima non si riporta la città alla civiltà, al rispetto delle regole, delle leggi, tutte le opere previste e finanziate dal Governo, che ha salvato dei finanziamenti per la città di Taranto che stavano per andare persi a causa dell’incompetenza ed inefficienza dei funzionari dirigenti e tecnici “pubblici” locali, saranno di fatto inutili.

Taranto è stanca di aspettare, di essere presa in giro, di venire sfruttata dai soliti 100 “furbetti” predatori di denaro pubblico. Taranto è stanca di soffrire. Ma sopratutto è stanca anche di vedere i rappresentanti locali dello Stato (Prefettura e forze dell’ ordine) indifferenti al degrado in cui versa l’intera città. Ma per fortuna fra un anno si vota….




Carabinieri: operazione “Ferragosto Sicuro”

Dalle prime ore  del 15 e del 16 agosto, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto ha disposto un servizio straordinario di controllo del territorio, in sintonia con quanto disposto dalla Prefettura di Taranto , al quale parteciperanno circa 350 militari; 160 tra autoveicoli e motomezzi e la motovedetta “Enea Codotto” in dotazione alla Compagnia del capoluogo.

Nel  2014 nell’analoga operazione vennero impegnati 140 militari, e questo incremento è un segnale della volontà dell’ Arma di presidiare tutto il territorio e vigilare sulla sicurezza.

L’attività, eseguita con l’ausilio di personale dei Reparti Speciali dell’Arma, è stata disposta, di concerto ed in forma complementare ai servizi effettuati dalla Polizia di Stato, per fronteggiare l’emergenza del tradizionale esodo verso le località balneari, assicurando il controllo dell’intero territorio provinciale, mediante monitoraggio e vigilanza su zone costiere; centri storici e mete di maggior afflusso turistico, nonché sulle più importanti arterie, particolarmente trafficate, garantendo altresì sicurezza in altre aree di maggiore concentramento di persone, quali esercizi pubblici e centri commerciali.

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Particolare attenzione verrà rivolta ai controlli alla circolazione stradale in prossimità dei luoghi di ritrovo giovanile, allo scopo di procedere a verifiche sulle condizioni psico-fisiche dei conducenti, specie per quanto riguarda l’abuso di sostanze alcoliche e l’assunzione di stupefacenti, con largo uso dell’etilometro. Personale a piedi, in uniforme ed in abiti civili, effettuerà poi servizi preventivi in prossimità ed all’interno degli stabilimenti balneari per prevenire e reprimere reati.

In mare, l’equipaggio della motovedetta d’altura “Enea Codotto” dell’Arma dei Carabinieri, effettuerà controlli ad imbarcazioni ed acquascooters allo scopo di tutelare la sicurezza della navigazione da diporto e l’incolumità dei bagnanti che in questi giorni affollano le coste della provincia.  In occasione del weekend di Ferragosto non sarà tralasciata la vigilanza nelle zone urbane, meno popolate, per scoraggiare i furti, in particolare quelli in appartamento, e mantenere elevato il livello di controllo delle persone sottoposte a misure limitative della libertà personale.

Nei centri abitati, infatti, i militari effettueranno servizi di pattuglia in auto e moto, in particolare in tinta civile, finalizzati alla prevenzione e repressine di reati contro il patrimonio ed in particolare furti ai danni delle abitazioni incustodite e degli esercizi commerciali.

Prevista anche la presenza in volo a bordo di un elicottero dell’ Arma, del nuovo comandante regionale per la Puglia dei Carabinieri, Generale Giovanni Cataldo.




Dopo il sindaco di Castellaneta, danneggiata l’auto del nostro Direttore

di Antonello de Gennaro

0004533rlCari amici e “nemici” (quelli non mancano mai) , questa mattina ho avuto la stessa sensazione del Sindaco di Castellaneta Giovanni Gugliotti, e mi sono ritrovato anche io i vetri  della mia autovettura parcheggiata sotto casa,  nel pieno centro di Taranto, rotti, e le fiancate sfregiate senza che dall’interno dell’autovettura sia sparito nulla. Hanno lasciato telefoni, documenti, chiavi, occhiali da sole abbastanza costosi che erano all’interno dell’auto (a proposito….grazie !). Come mi ha confermato il ten.col. Giovanni Tamborrino comandante del nucleo investigativo ed operativo dei Carabinieri di Taranto, sulla base della sua consolidata esperienza, quanto accaduto “è stata una chiara vendetta” . Un avvertimento.

So perfettamente che non sono il primo giornalista in Italia ad averle ricevute e non sarò purtroppo l’ultimo. In passato lavorando ad inchieste delicate a Roma e  Milano, ho ricevuto  minacce ed avvertimenti ben più pesanti  da zingari, albanesi, malavita organizzata (ndrangheta, camorra)  ma non ho mai fatto un passo indietro.  Nei primi 215 giorni del 2015 Ossigeno Informazione ha documentato minacce a 147 giornalisti. Inoltre ha reso note minacce ad altri 82 giornalisti per episodi degli anni precedenti conosciuti dall’Osservatorio solo adesso.

Purtroppo per coloro che hanno progettato questo atto di VIGLIACCHERIA nei miei confronti accadrà il contrario. Io ed i miei collaboratori, non ci fermiamo, anzi raddoppieremo le nostre attenzioni sul “malaffare” della città di Taranto, accenderemo i riflettori sempre più forti sulla “malapolitica”, e non faremo sconti a nessuno malavita compresa. Intensificheremo le nostre inchieste giornalistiche già in corso.  Non conosciamo la parola “paura”. Come diceva il compianto magistrato Giovanni Falcone  con cui ho avuto l’onore di collaborare, “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”. Ed io non mi farò condizionare.

La domanda che mi sento di porre pubblicamente al Prefetto di Taranto, al Questore, ai comandanti provinciali (seppure per qualche settimana ancora) di Carabinieri e Guardia di Finanza è la seguente: ma Taranto, questa Taranto, secondo voi è una città civile ? Questa Taranto è una città tranquilla di persone, composta prevalentemente ancora da persone  per bene ? O forse Taranto è diventata una frazione di Casal di Principe e la sera tornando a casa, invece di essere a Taranto dobbiamo pensare di essere nel malfamato quartiere napoletano Le Vele di Scampia , purtroppo noto per essere la roccaforte della criminalità napoletana ?

La risposta la lascio volentieri a loro.  Io, vado avanti per la mia strada.




Condannato operaio dell’ILVA. Provocò ustioni ad un collega sul lavoro

Il giudice monocratico del tribunale di Taranto dr.ssa Paola Incalza ha condannato ad un anno di reclusione, con sospensione della pena,  Giovanni Trebini, di 39 anni, l’operaio Ilva che il 19 aprile 2013 venne arrestato e posto in detenzione domiciliare cautelare per aver provocato ustioni al collega Giovanni Trianni sul posto di lavoro. All’epoca dei fatti al Trebini venne contestato il “tentato omicidio“, capo d’accusa che successivamente venne modificato e  derubricato in “lesioni gravi“.

CdG ilva-operaio

Nel corso del procedimento è stata acclarata ed esclusa la volontà di persecuzione da parte dell’imputato Giovanni Trebini, difeso dall’ avvocato Fausto Soggia in quanto lo stupido scherzo che causò le ustioni,  sarebbe stato commesso in un clima che alcuni testimoni hanno confermato essere stato `goliardico´, anche se di fatto si rivelà eccessivo da parte dell’autore, cioè il Trebini.

L’ operaio ferito, Giovanni Trianni  venne trovato sul piazzale esterno del Reparto Pzl (il Piazzale mezzi), con ustioni di primo e secondo grado al basso ventre e alle gambe, curate e valutate guaribili in 30 giorni presso il centro grandi ustionati dell’Ospedale Perrino di Brindisi. Gli accertamenti disposti dal pm Giovanna Cannarile, hanno consentito di stabilire la dinamica, sebbene il Trebini ed altri tre suoi colleghi avessero tentato di depistare le indagini, sostenendo che il ferito fosse stato vittima di un infortunio sul lavoro, mentre scendeva da una macchina operatrice. Versione questa che era subito apparsa sospetta ai Carabinieri intervenuti sul posto, è che il Trianni non indossava i vestiti di lavoro bruciati, la mancanza di segni di bruciatura in prossimità del mezzo ed il ritrovamento di frammenti di materiale bruciato in un gabbiotto del capannone dove erano avvenuti i fatti, hanno permesso di ricostruire l’accaduto, circostanze queste che indussero a dedurre immediatamente che le ustioni non erano dovute in realtà ad un incidente sul lavoro.

L’ operaio Ilva Giovanni Trebini, oggi condannato, ed i tre testimoni denunciati, erano caduti in contraddizione fra di loro, riferendo ai Carabinieri i dettagli del finto incidente.




I Carabinieri di Taranto hanno eseguito trenta di ordinanze di custodia cautelare della DDA di Lecce per traffico di stupefacenti.

CdG Carabinieri-cinofili

Alle prime ore del mattino di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Massafra, coadiuvati dai militari del Reparto Operativo del capoluogo Jonico, sotto la direzione della D.D.A. la Direzione Distrettuale Antimafia  di Lecce, hanno dato esecuzione a 30 provvedimenti cautelari (20 in carcere e 10 agli arresti domiciliari) emessi dal GIP presso Tribunale di Lecce dott. Vincenzo Brancato, su richiesta dei Sostituti Procuratori dr. Alessio Coccioli della D.D.A. di Lecce e dalla dott.ssa Giovanna Cannarile della Procura di Taranto, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di reati in materia di sostanze stupefacenti, di cui 16 di Palagiano (Ta) dei quali 4 rintracciati rispettivamente 1 in Trieste, 1 a Staranzano (GO), 1 a Francavilla Fontana (BR) ed uno a Lecce; 6 di Massafra (Ta), 4 di Taranto, 1 di Lizzano, 1 di San Marzano di San Giuseppe, 1 di Castellaneta (Ta) ed 1 di Santa Maria la Carità (Na). Numerose perquisizioni sono state effettuate con l’ausilio di cani antidroga.

In particolare, nei confronti di 23 indagati l’accusa è aver preso parte, a vario titolo, ad un’associazione per delinquere, avente disponibilità di armi, finalizzata al traffico di cocaina, hashish e marjuana, operante con carattere di prevalenza sulla piazza di spaccio di Palagiano.

nella foto , Giovanni Carmelo Putignano,

L’indagine, avviata ad agosto 2011 dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Massafra e diretta dalla D.D.A. salentina, con l’applicazione di un Sostituto della Procura jonica, ha il suo epicentro in Palagiano (Ta) e si è sviluppata sulle spoglie di un’associazione di tipo mafioso, storicamente promossa e diretta da Putignano Carmelo, detto Minuccio, capo indiscusso dell’omonimo clan palagianese, duramente colpita dal N.O.R. di Massafra nel luglio del 2012, con l’operazione “ARTEMIDE, nel corso della quale era stato tratto in arresto l’anziano boss che è ancora in atto detenuto. L’attività investigativa si è incentrata su un sodalizio criminale, riorganizzato, promosso e diretto dai figli di Carmelo Putignano: il 31enne Fiore Liberato, e il 38enne Giovanni Carmelo detto Carmine, dedito alla gestione dello spaccio di hashish e marijuana in Palagiano, attraverso una fitta rete di spacciatori, tutti in posizione subalterna rispetto ai due germani, fra cui anche alcuni soggetti all’epoca dei fatti minorenni, la cui posizione sarà vagliata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Taranto e quindi non colpiti in atto da misure.

nella foto, Ivan Cavallo

Il canale di approvvigionamento della droga, con riferimento alla marijuana,è stato individuato in due persone della provincia di Taranto,  Ivan Cavallo ed Antonio Felice , residenti rispettivamente in Lizzano e San Marzano, entrambi destinatari dell’odierna misura cautelare, mentre i periodici e rilevanti rifornimenti di hashish erano assicurati al sodalizio da un pregiudicato residente a Torre Annunziata, Antonio Casciello, anch’egli attinto dall’odierno provvedimento restrittivo. Al reperimento dell’hashish avevano partecipato anche  Domenico Attorre e  Domenico Petruzzelli (quest’ultimo padre dell’omonimo Domenico, perito nella strage del 17 marzo 2014 in Palagiano) facenti parte del clan Putignano, entrambi assassinati nell’agguato occorso il 9 maggio 2011, nelle campagne di Palagiano. E’ stato determinante, per focalizzare il ruolo di alcuni personaggi di spicco ed il loro coinvolgimento illecite dell’indagine, è risultato il contributo investigativo e probatorio apportato dalle attività di intercettazione eseguite in merito al duplice omicidio di Attorre e Petruzzelli e all’ Operazione “Artemide” sopra citata.

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nella foto, Antonio Casciello

Nel corso dell’indagine, è stata – altresì – documentata l’esistenza di una seconda associazione dedita al traffico di cocaina in Palagiano, i cui capi e promotori sono stati individuati in alcuni pregiudicati di Taranto, dei quartieri Paolo VI e Lido Azzurro, che faceva capo a Leonardo TaurinoNicola Perrini e  Giuseppe Portulano. Quest’ultimo “gruppo” costituiva il canale di approvvigionamento privilegiato dello stupefacente che veniva immesso sul mercato, avvalendosi del contributo di  Francesco Di Chio ed  Onofrio Resta, di Palagiano, i quali provvedevano alla capillare diffusione della cocaina sulla piazza cittadina, previo “benestare”del clan Putignano, che facevano valere la loro posizione predominante sul territorio.

CdG Fiore Liberato Putignano,

nella foto , Fiore Liberato Putignano,

Nel corso delle attività, numerosi sono stati i riscontri operativi con 10 persone tratte in arresto, in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ed il sequestro di circa due chili e mezzo di droga del tipo hashish e cocaina. Molto importante l’arresto di Fiore Liberato Putignano, sorpreso in possesso di circa 330 grammi di hashish e per il reato di maltrattamenti nei confronti della sua ex convivente, a seguito del quale la direzione dell’associazione veniva assunta dal fratello Giovanni Carmine Putignano, a cui il recluso faceva pervenire direttive inerenti alla prosecuzione del traffico di stupefacenti, anche mediante lettere inviate a terze persone.

L’episodio che ha portato all’arresto di  Fiore Liberato Putignano è scaturito da un’inquietante intercettazione ambientale, all’interno della sua autovettura, nel corso della quale emergeva che era in atto una brutale aggressione nei confronti della compagna. L’efferata violenza, messa in atto dall’uomo, era stata scatenata da alcuni comportamenti ritenuti “irrispettosi” posti in essere dalla donna alla presenza dei suoi sodali e per i quali la stessa doveva essere punita. Nel corso delle successive attività di perquisizione, estese anche ad un’abitazione che il Putignano aveva adibito a luogo di deposito, taglio e confezionamento della sostanza stupefacente, veniva rinvenuto il rilevante quantitativo di hashish di cui si è detto.

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nella foto, Giuseppe Santoro,

In alcune missive, opportunamente sequestrate, al Fiore Liberato Putignano sebbene detenuto, forniva poi precise indicazioni ai suoi sodali sulle modalità di contatto con pregiudicati della provincia di Bari, dai quali aveva in animo di acquistare grosse partite di eroina destinate al mercato del capoluogo jonico. Inoltre, dal rapporto epistolare con i suoi associati, suffragato dagli esiti delle attività di intercettazione, emergeva la figura del massafrese Giuseppe Santoro, anch’egli attinto dall’odierna misura ed in atto già detenuto per altra causa, con cui, nel corso di un periodo di comune detenzione, il capo del gruppo criminale avrebbe stretto un “patto di sangue” in forza del quale lo stesso Santoro, al momento della sua scarcerazione, avrebbe dovuto fornire il proprio contributo per le finalità dell’associazione, cosa che effettivamente si concretizzava con l’attività di intermediazione, per l’acquisto di variabili quantitativi di droga, svolta dal Santoro. Infine, nel corso dell’indagine veniva documentato anche il reato di spaccio di banconote false da 100 euro, acquistate al prezzo di 35 euro cadauna per essere poste in circolazione in numerose attività commerciali di Taranto e Massafra.

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La conferenza stampa del dr. Motta capo della D.D.A. di Lecce

L’ operazione odierna ha colpito al cuore lo storico sodalizio palagianese del Putignano già in passato qualificatosi come associazione mafiosa, sul cui sfondo sono peraltro maturati i contrasti fra Cosimo Orlando, che aveva militato nello stesso con il rango di semplice “soldato” e Giovanni Di Napoli , all’epoca soggetto di elevata posizione in seno al clan, sfociati nella strage di Palagiano del 17 marzo 2014, nella quale decedeva anche il piccolo Domenico Petruzzelli di soli trenta mesi. Proprio il rimprovero di non averlo sostenuto durante la carcerazione aveva infatti indotto Cosimo Orlando a mancare di rispetto – definendolo finanche “infame” – a Di Napoli , la cui posizione sovraordinata nel clan – nei passati tempi della comune militanza – avrebbe dovuto comportare, secondo l’ Orlando, un’azione di supporto durante la propria carcerazione iniziata nel 1998. Per tali motivi, Nino Di Napoli, il 16 marzo scorso, è stato arrestato quale presunto mandante del triplice omicidio ed è tuttora sottoposto a custodia cautelare in carcere, confermato dalla decisione di venerdì scorso del Tribunale del Riesame .

Il sodalizio dei Putignano, era stato già colpito nell’anno 1996, con l’ “operazione DIANA”, condotta dal Reparto Operativo dei Carabinieri di Taranto, come detto, è lo stesso gruppo del quale facevano parte, inoltre, Domenico Attorre  e Domenico Petruzzelli, omonimo genitore del piccolo Domenico, assassinati il 9 maggio 2011, in Palagiano. L’odierna attività costituisce, quindi, la naturale prosecuzione del lungo ed intenso lavoro investigativo condotto dall’Arma tarantina su Palagiano, finalizzato al contrasto dell’ “ambito criminale” nel quale è anche maturato l’eccidio del 17 marzo 2014.

L’esecuzione dell’ordinanza ha visto l’impiego di circa 150 Carabinieri della Compagnia di Massafra, del Reparto Operativo di Taranto e delle Compagnie di Taranto, Manduria, Martina Franca e Castellaneta, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri di Bari Palese ed unità cinofile antidroga del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno

Questi i nomi di tutti gli arrestati.

1. PUTIGNANO Fiore Liberato, nato a Massafra 21.08.1984
2. PUTIGNANO Giovanni Carmelo, nato a Massafra 31.01.1977
3. PALMISANO Antonio, nato a Acquaviva delle Fonti 23.09.1991
4. CAVALLO Ivan, nato a Taranto 18.05.1988
5. FELICE Antonio, nato a Grottaglie 30.05.1976
6. CASCIELLO Antonio, nato a Gragnano 20.03.1986
7. TAMBORRINO Fabio, nato a Mottola 14.11.1980
8. PREITE Domenico, nato a Taranto 28.08.1991
9. TITO Marco, nato a Mottola 12.04.1990
10. MARCHIONE Samuele, nato a Massafra 21.08.1985
11. INTINI Giuseppe, nato a Massafra 30.10.1986
12. SANTORO Giuseppe, nato a Vignola 17.06.1986
13. RISPOLI Giovanni, nato a Castellamare di Stabia 02.07.1992
14. PERRINI Nicola, nato a Castellaneta 22.12.1981
15. PORTULANO Giuseppe, nato a Taranto 02.10.1976
16. TAURINO Leonardo, nato a Taranto 07.10.1963
17. MINGOLLA Claudia, nata a Taranto 10.11.1977
18. DI CHIO Francesco, nato a Cerignola 01.10.1974
19. RESTA Onofrio, nato a Mottola 29.04.1971
20. DI MITO Leonardo, nato a Massafra 07.11.1993
21. CRISTIANO Giuseppe, nato a Massafra 08.01.1968
22. ALOISIO Michelangelo, nato a Gioia del Colle 10.03.1982
23. MARCHIONE Vittorio, nato a Palagiano 31.10.1960
24. PALUMBO Gianpaolo, nato a Mottola 20.10.1985
25. POTENZA Paride, nato a Palagiano 13.02.1972
26. MARTUCCI Giulio, nato a Torino 16.04.1972
27. MONTEMURRI Antonio, nato a Maglie 04.07.1978
28. TAMBORRINO Davide, nato a Castellaneta 24.07.1991
29. BARNABA’ Valeria, nata a Tricase 14.10.1975
30. LAVINO Vincenzo, nato a Palagiano 20.11.1980




Per il Tribunale del Riesame il mandante della strage di Palagiano resta in carcere

Schermata 2015-04-12 alle 12.26.06Giovanni Di Napoli esponente della mala locale  61enne conosciuto con il soprannome di Nino il “calabrese” resta in carcere. E’ quanto ha deciso il Tribunale del Riesame che ieri mattina ha rigettato il ricorso presentato dai difensori dell’uomo identificato dalle indagini dei Carabinieri di Taranto e del ROS di Lecce, come il mandante dell’orribile strage di Palagiano. Il collegio dei giudici del Tribunale del Riesame di Taranto ha ritenuto molto gravi ed altamente attendibili gli indizi emersi a suo carico . L’ arresto del Di Napoli avvenuto lo scorso 17 marzo, esattamente il giorno prima dell’anniversario dell’agguato in cui vennero brutalmente uccisi a sangue freddo il pregiudicato Cosimo Orlando, con la sua compagna Carla Fornari ed il bambino della donna, Domenico che aveva appena più di due anni, avuto da un altro pregiudicato assassinato anch’egli in passato da una guerra fra bande locali per il controllo degli affari malavitosi nel territorio .

Secondo gli investigatori dell’ Arma , fu proprio Di Napoli ad ordinare l’omicidio-vendetta per Orlando, che da poco era tornato  in semi-libertà. I due,  in passato avevano militato nella stessa banda, ma avevano forti dissidi  per delle norme di malavita non rispettate e screzi personali culminate in scontri ed offese anche in un bar del centro di Palagiano con offese infamanti come “sei un vecchio pedofilo“.

I killer attesero l’auto in cui viaggiavano le vittime e la massacrarono di colpi d’arma da fuoco. Gli altri due bambini, figli di Carla Fornari, che viaggiavano in macchina, scamparono per miracolo alla pioggia di fuoco abbassandosi sul sedile posteriore della vettura e fingendosi morti per non essere giustiziati anche loro. Una ricostruzione dell’agghiacciante omicidio, che è stata confermata dal Tribunale del Riesame che ha confermato il provvedimento restrittivo spiccato su richiesta del procuratore  capo della DDA la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce dr. Cataldo Motta e del pm dr. Alessio Coccioli della Procura di Lecce.




Aggredito da 3 uomini il responsabile dello sportello antiracket

Michele Cagnazzo, responsabile di uno sportello antiusura ed antiracket di Taranto, 48enne originario di Bari ha denunciato ai Carabinieri di essere stato avvicinato e spintonato mentre si trovava in viale Magna Grecia da dei malviventi subito dopo essere uscito da una banca, venendo aggredito da tre uomini .

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Cagnazzo a seguito dell’ aggressione è caduto per terra, e quindi si è rialzato rifugiandosi all’interno della banca, per poi recarsi in ospedale e sottoporsi a degli accertamenti, a seguito delle quali sono state riscontrate lesioni all’omero giudicate guaribili in 30 giorni. I tre ignoti aggressori si sono immediatamente dileguati.

I Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile dopo aver raccolto la sua testimonianza, hanno quindi avviato le indagini per identificare i responsabili ed accertare se l’aggressione sia riconducibile all’attività professionale della vittima.




I Carabinieri arrestano a Milano il terzo barese dell’agguato nella discoteca di Castellaneta del marzo 2014

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Milano, su attivazione dei colleghi del Nucleo Investigativo di Taranto, hanno rintracciato ed arrestato nel capoluogo lombardo  Pietro Ripoli, 32enne barese, latitante e destinatario di un mandato di arresto europeo, a seguito dell’emissione della misura restrittiva personale della Custodia Cautelare in Carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Taranto, Dr.ssa Vilma Gilli, su richiesta del Sost. Procuratore Dr. Remo Epifani, in quanto ritenuto responsabile, insieme ad altre due persone, già sottoposti alla medesima misura lo scorso settembre – di concorso nel tentato omicidio di quattro giovani, nonché di detenzione e porto illegale di pistola e di violenza privata continuata nei pressi di una discoteca di Castellaneta (Ta).

La mattina del 9 marzo 2014, Pietro Ripoli residente a Bari nel quartiere Japigia insieme a  Ferruccio Antonio Marino, di anni 33 e  Sergio Triggiani di anni 31, tutti e tre con precedenti di polizia e del capoluogo pugliese, aveva parteciparo al folle “raid” omicida avvenuto  con l’esplosione di numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo degli occupanti di una Toyota Yaris da poco usciti da una discoteca sita in agro di Castellaneta. L’attività investigativa posta in essere dai Carabinieri, attraverso l’esame dei filmati registrati dal sistema di videosorveglianza del locale e di videocamere presenti sui tratti stradali intercorrenti fra Castellaneta e Bari, nonché dalle dichiarazioni rese da testimoni dei fatti, consentiva di appurare che, alle 06.50 circa del tragico giorno,  una comitiva tarantina era stata avvicinata per futili motivi all’interno della discoteca, da un gruppetto di giovani dalla chiara inflessione dialettale barese, uno dei quali, successivamente identificato nel Triggiani, il quale cercò di colpire con calci e pugni uno dei tarantini.

Pochi minuti dopo, il tarantino già “puntato” senza motivo dai baresi, nel percorrere a piedi l’area parcheggio ubicata a pochi metri dall’uscita del locale, era stato nuovamente avvicinato da alcuni soggetti appartenenti allo stesso gruppo, tra cui il Triggiani, ma l’aggressione verbale non ebbe conseguenze, in quanto la provvidenziale recinzione metallica fra le due comitive evitò il peggio. I giovani tarantini, dopo aver raggiunto altri amici, chiaramente infastiditi e preoccupati, si allontanarono dalla discoteca a bordo della propria autovettura Toyota Yaris.

Contemporaneamente, il terzetto di delinquenti baresi, si mise al loro inseguimento, a bordo di due autovetture, una Opel Corsa ed una Volkswagen Tiguan, entrambe di colore bianco. Durante le fasi concitate dell’inseguimento, la Volkswagen Tiguan cercò addirittura di speronare in più occasioni  la Yaris che trasportava i ragazzi di Taranto, con l’evidente intento di bloccarla, riuscendovi dopo aver violentemente tamponato l’utilitaria, per poi fermarsi subito dopo, all’altezza dello svincolo per la SS 106.

Gli inseguitori,  erano stati riconosciuti dalle vittime negli aggressori della discoteca e quindi, temendo il peggio, il conducente della Toyota Yaris, proseguì la marcia cercando di guadagnare la fuga, ma  erroneamente imboccò una strada senza uscita. Errore che rivelò fatale. Le vittime, infatti, dopo aver percorso poche centinaia di metri ed aver cercato invano di effettuare inversione di marcia, venivano raggiunte dapprima dalla Opel Corsa e quindi dalla Tiguan, che, ponendosi trasversalmente sulla sede stradale, ostruivano l’unica via di fuga.

A questo punto, dall’Opel Corsa scese il Triggiani che, armato di una pistola calibro 7.65, si avvicinò alla Yaris che trasportava i ragazzi di Taranto,  esplodendo furiosamente tutti i colpi del caricatore dell’arma da fuoco automatica, nei confronti degli occupanti. L’intento omicida del soggetto emergeva chiaramente dall’aver continuato a premere il grilletto dell’arma, anche quando la stessa era già scarica, così denotando la totale e piena volontà di provocare la morte delle vittime, come ha evidenziato il G.I.P. nel provvedimento cautelare. L’azione violenta, durata solo pochi secondi, sorprese gli occupanti della Toyota Yaris che rimanevano impietriti e scossi dalla brutalità dell’evento.

A seguito della sparatoria, il 26enne occupante il sedile lato passeggero della Yaris ed il conducente 25enne riportarono gravissime lesioni e venivano trasportati, rispettivamente il primo presso l’Ospedale SS. Annunziata di Taranto ove veniva giudicato in “prognosi riservata” e sottoposto ad immediato intervento chirurgico, mentre il secondo presso l’Ospedale civile di Castellaneta per le cure mediche del caso. Gli altri tre occupanti del veicolo, una ragazza di 24 anni e due ragazzi rispettivamente di 28 e di 18 anni, rimasero, è proprio il caso di dirlo, miracolosamente illesi.

Subito dopo l’azione criminale, i delinquenti baresi si allontanarono precipitosamente dal luogo della sparatoria, a bordo delle loro autovetture, e cioè della Opel Corsa e della Volkswagen Tiguan

L’identificazione dei responsabili è avvenuta al termine di un’attività investigativa articolata ed approfondita, all’esito della quale venivano raccolti gravi, molteplici e convergenti indizi di colpevolezza a carico dei tre indagati, responsabili dei reati contestati, che collocavano il Marino  e il Ripoli all’interno della Volkswagen Tiguan, i quali vennero entrambi riconosciuti dia testimoni presenti sul luogo teatro degli eventi, ed il Triggiani, come colui con il quale il giovane tarantino (successivamente ferito in modo più grave), aveva avuto la lite all’interno della discoteca ed autore dell’esplosione dei colpi di arma da fuoco all’indirizzo delle vittime.

In particolare,  l’identificazione del Triggiani, è avvenuta grazie ad una minuziosa descrizione fatta dalle vittime nonché dai testimoni oculari presenti agli eventi, che lo collocavano, durante la serata trascorsa in discoteca, in più occasioni, proprio vicino al Marino . La genuinità delle dichiarazioni assunte, veniva corroborata dalle comparazioni fatte dagli inquirenti, sui fotogrammi estrapolati dal sistema di video sorveglianza della discoteca, che permisero di comparare le fattezze dei soggetti immortalati con quelle degli arrestati, all’esito di un accurato lavoro di analisi antroposomatica condotta dagli esperti di videografica della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Taranto. Il movimento delle macchine degli aggressori veniva poi immortalato da una serie di telecamere di sorveglianza presenti sull’itinerario che li riportò a Bari dopo la sparatoria nella strada “chiusa”.

Durante le fasi di cattura, svoltesi nel quartiere Japigia di Bari in data 23.09.2014, vennero rintracciati ed arrestati solo ilMarino ed il Triggiani, mentre il Ripoli, che per una pura coincidenza aveva trascorso la notte fuori casa, sicuramente avvisato da conoscenti comuni ai due arrestati, riuscì a sottrarsi alla cattura, rendendosi irreperibile.

Le attività di ricerca dell’uomo, immediatamente avviate e declinate mediante attività “tecniche” e metodi “tradizionali”, in particolare sottoponendo a sorveglianza persone a lui vicine, consentivano di prefigurare la presenza del soggetto, per il quale l’Autorità Giudiziaria aveva già emesso provvedimento di latitanza, in Olanda e precisamente nella città di Amsterdam, dove lo stesso aveva verosimilmente trovato rifugio e supporto per sottrarsi alla giustizia italiana, che nel frattempo, su richiesta dei Carabinieri di Taranto, aveva provveduto a far emettere un mandato di arresto valido in tutt’ Europa nei suoi confronti.

Nei giorni scorsi, avuta conferma della possibile intenzione del Ripoli di lasciare il territorio olandese per fare rientro in Italia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto, incentravano le indagini sulle possibili tratte e mezzi di trasporto alternativi che avrebbero potuto consentire al latitante di raggiungere il capoluogo barese e di sfuggire ai controlli di polizia su tratte non aeree, a lui evidentemente non consentite per l’inserimento del suo nominativo nelle black list.

Nell’ambito di queste attività, avuta contezza che il Ripoli potesse trovarsi all’interno della Stazione Ferroviaria di Milano, città da lui raggiunta dopo aver oltrepassato il confine nazionale attraverso il Brennero, ove riusciva ad eludere i controlli di frontiera per prendere un treno diretto in Puglia, i Carabinieri di Taranto attivavano i colleghi del Nucleo Investigativo di Milano, i quali raggiunta la stazione ferroviarie e identificato l’uomo, lo hanno bloccato e tratto in arresto, mentre cercava invano di sottrarsi alle ricerche confondendosi tra i viaggiatori a bordo di un treno “Freccia Bianca” diretto a Lecce. Il latitante, dopo le formalità di rito, è stato associato presso il carcere milanese di San Vittore, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante, in attesa di essere trasferito con disposizione della magistratura competente a Taranto.

A tradire lo scaltro delinquente barese, è stato un suo unico momento di nervosismo che lo ha spinto, in prossimità del passo del Brennero, a confessare ad una conoscente le sue preoccupazioni di essere riconosciuto ed arrestato. Da lì l’intuizione dei Carabinieri che l’uomo fosse diretto a Milano ed intenzionato a rientrare a Bari con il treno. Durante la perquisizione personale a carico del soggetto, che non ha opposto resistenza, sono state rinvenute alcune schede telefoniche di compagnie olandesi che il latitante usava alternativamente durante tutto il periodo in cui è stato ricercato.

Sono in corso ulteriori indagini volte all’identificazione di eventuali fiancheggiatori che hanno favorito la latitanza del soggetto. La vicenda dei ferimenti della discoteca, con l’arresto di Ripoli, è invece definitivamente chiusa, in attesa che venga fatta giustizia.




Arrestato dai Carabinieri un uomo, evaso dagli arresti domiciliari a Statte

I Carabinieri della Stazione di Statte hanno arrestato  Luigi La Gioia, 62enne del luogo, per evasione dagli arresti domiciliari nonché in esecuzione di un’ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere. I Militari, si erano recati presso l’abitazione dell’uomo per eseguire un provvedimento di applicazione della custodia in carcere, emesso dal Tribunale di Taranto a seguito delle pregresse violazioni della misura degli arresti domiciliari, cui l’individuo era in atto sottoposto, ma giunti sul posto accertavano l’assenza dell’interessato, e quindi iniziava immediatamente la sua ricerca.,

Dopo alcuni giri lo rintracciavano,   nell’abitato di Statte,  e quindi lo hanno arrestato nella flagranza del reato di evasione. Contestualmente, veniva eseguito a suo carico anche il provvedimento restrittivo, maggiormente afflittivo, della custodia cautelare in carcere. L’arrestato, dopo le formalità di rito, veniva associato presso la Casa Circondariale di Taranto, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.




Inseguito, perquisito e arrestato con 700 grammi di hashish.

I Carabinieri del reparto operativo della Compagnia di Taranto hanno arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti Girolamo Masella, tarantino 42enne già noto alle forze dell’ordine per precedenti di giustizia. Le pattuglie dei Carabinieri  in borghese, unitamente ad un equipaggio del Nucleo Radiomobile, erano intente ad eseguire un posto di controllo rinforzato all’ingresso del capoluogo jonico finalizzato a reprimere il traffico di sostanze stupefacenti, che nel fine settimana assume una diffusione più ampia. Tutto era stato organizzato in modo tale che un’autovettura civetta fungesse da vedetta, parcheggiata qualche centinaio di metri prima, in modo da poter segnalare i veicoli sospetti. E non caso infatti, verso le ore 23.00 circa, un’autovettura con a bordo un soggetto con precedenti specifici riguardanti reati sugli stupefacenti, ben noto agli operanti, è stato riconosciuto, fatto accostare in prossimità del punto in cui era ferma l’autoradio, e controllato. L’esito della perquisizione è stato il rinvenimento, sotto il sedile posteriore, di alcune tavolette di hashish del peso di quasi 700 grammi.

Il Masella è stato immediatamente tratto in arresto e, dopo le formalità di rito, accompagnato presso la locale Casa Circondariale a disposizione del PM di turno, dott.ssa Filomena Di Tursi.

 




Ed il marò Massimiliano Latorre ringrazia tutti via Facebook

Il ringraziamento di Massiliano Latorre affidato al social network:

Cari amici scusate l’ assenza dovuta alle mie condizioni fisiche ma ovviamente non voluta. Vorrei ora rivolgerVi un personale e sentito ringraziamento per gli innumerevoli messaggi di conforto, supporto ed incoraggiamento ricevuti. Ad oggi è già passata una settimana da quando ho rimesso piede sul suol Patrio anche se mi sembra solo ieri ; Sono qui in casa circondato dall’ affetto di amici parenti e figli , anche se mi rendo conto che molte sono le cose cambiate a cominciare proprio dalla mia salute, e nonostante le sedute giornaliere di fisioterapia sono consapevole che lunga e tortuosa sarà la strada che spero mi consentirà di ritornare un uomo simile a quello che ero fino al 31 agosto 2014.

Oltre voi permettetemi di ringraziare anche e pubblicamente le persone a cui devo la mia vita in quanto è grazie al loro intervento che mi è stato possibile riabbracciare i miei figli e scrivervi ora queste due righe, e sono la mia compagna Paola , che ha da subito capito cosa mi stesse accadendo, e Salvatore chiamato in soccorso da Paola, che mi ha caricato sulle sue spalle per portarmi in ospedale senza perdere tempo, ed il dottor RAIEEV RANIAN che il buon Dio ha voluto fosse di turno in quel momento per iniettarmi quella medicina che mi ha consentito di riprendermi e diventando il mio angelo custode durante tutta la mia degenza ospedaliera di New Delhi.

Sono fiducioso nel continuo operato delle Signore ministro Pinotti e Mogherini, sono felice e riconoscente di come la ministro Pinotti si sia letteralmente catapultata a Delhi per farmi sentire il suo affetto, che va ben oltre ogni carica politica ed Istituzionale preoccupandosi di portare con se il dovuto supporto medico al fine di sincerarsi riguardo il mio stato di salute . Grazie anche all’ ammiraglio Binelli sempre vicino e presente ed il Comandante Mendicini Dott Caruso e Marrocco che con umanità e simpatia hanno esaminato la mia situazione è vigilato sui trattamenti ricevuti e grazie ai miei due colleghi ed amici Capo Morabito e Capo Nasole e tutta l equipe medica dell’ ospedale militare di Taranto che quotidianamente mii aiutano e rendono possibile la mia riabilitazione.

Grazie al Col. Sirimarco ed i CARABINIERI DI TARANTO tutti che vigilano su di me ogni giorno ed anche agli amici giornalisti che hanno prontamente recepito il mio appello affinché privacy e discrezione prevalessero sgombrando immediatamente il campo, ve ne sono sinceramente grato. Grazie alla comunità Italiana ed ai diplomatici tutti, mi hanno coccolato come un figlio o fratello, e mai avrei immaginato una preoccupazione cosi forte.è bello essere persone piene di sentimento e di amore da donare al prossimo.

Salvo e Vania grazie per tutto quello che avete fatto per me e Paola durante quella settimana terribile passata in ospedale. Grazie anche a chi non ha avuto il coraggio di far neanche una telefonata, capisco e non ne sono turbato, quando volete sapete dove trovarmi, io non ho mai portato rancore a nessuno sono cosi per carattere. Grazie ancora alle Signore ministro che con la loro caparbietà tipicamente femminile stanno continuando ad adoperarsi quotidianamente alla risoluzione di questa assurda vicenda consentendo di conseguenza il rientro di Salvo momento da me tanto atteso come uomo, come amico ma anche come capo team che sente costantemente la responsabilità dei suoi uomini .

GRAZIE AMICI GRAZIE ITALIA ANCHE SE OGGI è UN GRAZIE A META’!

PMPT

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Due arresti effettuati dai Carabinieri per evasione e furto

Carabinieri della Stazione di Taranto Principale hanno eseguito questa mattina due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di  Raimondo Mandalà’ , 20enne tarantino, che è stato prelevato dalla propria abitazione e trasferito in carcere, poiché era stato denunciato per evasione dai domiciliari a seguito di un controllo  dai militari del 112 Radiomobile, che avevano verificato la sua assente dal domicilio ove era sottoposto in detenzione. Un altro arresto è stato effettuato ai danni di  Saverio Vito Mossa, 31enne di Sannicandro di Bari, il quale anch’egli era sottoposto all’obbligo di dimora, mentre a seguito di un’attività di indagine dei militari dell’ Arma , era stato invece individuato quale responsabile di un furto avvenuto ai danni di una profumeria di un centro commerciale del capoluogo jonico. Quest’ultimo si era impossessato di alcuni profumi, asportati eludendo il sistema antitaccheggio, ma era stato riconosciuto dai militari intervenuti per il sopralluogo.




Truffe alle assicurazioni: 26 richieste di rinvio a giudizio della Procura di Taranto

Ventisei sono le persone per cui è stato richiesto il rinvio giudizio per l’ennesimo procedimento avviato per una truffa legata a falsi incidenti stradali, su richiesta del sostituto procuratore della repubblica di Taranto Daniela Putignano che ha individuato un altra organizzava, gli incidenti non si sarebbero mai verificati e le lesioni denunciate si sarebbero riferite a fatti diversi da quelli segnalati.

Secondo quanto appurato dalle indagini di polizia giudiziaria, gli incidenti denunciati erano fasulli, come accertato dalle indagini della Magistratura, che avrebbero evidenziato l’assoluta inesistenza dei sinistri  che serano stati denunciati in gran parte fra il 2008 e il 2009 a Taranto e nell’abitato di Statte.  Questa vicenda oramai prossima al processo, scaturisce dall’ennesimo faldone di inchieste avviate dalla magistratura tarantina grazie agli esposti di alcune compagnie assicurative. Dopo la pausa estiva si volgerà l’udienza preliminare dinnanzi al GIP .

In alcuni casi, le truffa contestate non sarebbero andate a buon fine con un risarcimento, in quanto la Compagnia di Assicurazione  dopo aver dato mandato ai propri tecnici di esperire la pratica, aveva riscontrato delle irregolarità macroscopiche ed avevano ritenuto di non effettuare la liquidazione dei danni richiesti. Le segnalazioni che avevano dato il via agli accertamenti dei Carabinieri erano sin troppo numerose. Con l notifica dell’ ex-art.415 bis (avviso fine indagini)  , alcuni degli indagati attraverso l’attività difensiva dei rispettivi legali,  avevano fornito i necessari chiarimenti , ed altri hanno negato gli addebiti nel corso di taluni interrogatori.

Nonostante ciò la Procura della Repubblica tarantina ha notificato la richiesta di rinvio a giudizio di tutti gli imputati, chiamatati a rispondere di più episodi illeciti. Infatti,  la maggior parte degli stessi, però, si sarebbe prestata all’attivazione dei meccanismi fraudolenti in singoli casi, confermando che  le giustificazioni difensive a fronte delle tentate truffe (secondo gli inquirenti), per numerose decine di migliaia di euro, ai danni di «Nuova Tirrena», «Unipol Aurora Navale», «Linear Assicurazioni», «Axa assicurazioni» e «Assicurazioni Generali» non siano stati affatto convincenti.