Incendiata auto rubata davanti la casa famiglia del "Capitano Ultimo"

ROMA – Intorno alla mezzanotte, in via della Tenuta della Mistica, alla periferia orientale della Capitale un’Audi rubata è stata incendiata proprio di fronte al cancello di ingresso della falconeria, che attualmente conta una decina di rapaci, e a ridosso della casa-famiglia fondata dal capitano Ultimo, dove attualmente si trovano nove minorenni le cui famiglie sono in condizioni di marginalità o in detenzione e il personale che li assiste.La Casa Famiglia , con specifiche aree laboratorio provvede anche all’accoglienza diurna di minori, segnalati dai Servizi Sociali e dal Centro Giustizia Minorile del Lazio, come azione preventiva e di recupero sociale.

Qualcuno l’ha rubata e poi, verso mezzanotte, le ha dato fuoco. Ma non in un posto qualunque: lo ha fatto davanti alla casa famiglia fondata dal colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio, meglio noto come  Capitano Ultimo, cioè colui che arrestò Totò Riina. Dell’automobile,  non c’è rimasto niente. Solo la carcassa carbonizzata.

A dare l’allarme è stato il personale che gestisce la casa famiglia in quanto il Colonnello De Caprio abita altrove.  Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme, ed i Carabinieri della compagnia di zona Le indagini sono in corso, ma nessuno crede si sia trattato di un fatto accidentale: l’incendio è divampato in una strada che conduce proprio alla casa famiglia gestita dall’Associazione Volontari Capitano Ultimo e all’annessa falconeria.

“Nessuno va li’ per caso”, dice un investigatore. Quindi un avvertimento.  De Caprio, cioè “Ultimo”  da quel 15 gennaio di 25 anni fa, quando mise le manette al “boss dei boss”, è al 1° posto della black-list di Cosa Nostra, è da anni un uomo senza volto, che pochi conoscono. Infatti sono state numerose e ripetute le minacce nei suoi confronti. Nel 1993, pochi mesi dopo l’arresto di Riina, un pentito Salvatore Cangemi ritenuto attendibile. riferì di aver partecipato a un vertice di mafia in occasione del quale Bernardo Provenzano parlò di un progetto per catturare o uccidere De Caprio, mentre il pentito Gioacchino La Barbera  in udienza pubblica nel 2001, disse che il killer Leoluca Bagarella aveva offerto un miliardo di lire a un informatore per sapere dove alloggiava “Ultimo“.

Poi però gli anni sono passati, De Caprio, dopo una carriera trascorsa prevalentemente nel Ros, dopo al Noe e quindi ai Servizi attualmente  è in servizio presso il Comando Carabinieri Forestali, nel Reparto biodiversità e parchi, dopo aver smesso di occuparsi di mafia. A capo del nucleo ecologico  Ultimo aveva coordinato numerosissime indagine: da quella sugli investimenti della Lega Nord in Tanzania a Finmeccanica, dall’arresto di Luigi Bisignani a quella sulla P4 fino all’indagine sulla Cpl Concordia. Inchieste in cui comparivano le intercettazioni tra Matteo Renzi il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, nella cui telefonata l’allora leader del Pd svelava l’intenzione di spodestare Enrico Letta da Palazzo Chigi.

Nell’agosto del 2015, a seguito di una lettera firmata personalmente dal Comandante Generale in carica, generale Tullio Del Sette (indagato in Consip)   Ultimo era stato sospeso dalle funzioni di polizia giudiziaria: in poche parole non poteva più fare indagini. Il Noe era stato il primo organismo di polizia giudiziaria a indagare sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione su delega della procura di Napoli, da cui è scaturita l’inchiesta sull’imprenditore Alfredo Romeo. L ‘Ucis, l’ufficio centrale interforze che si occupa di assegnare le scorte alle personalità a rischio, ha deciso di revocargli il servizio di tutela (un’auto non blindata e un carabiniere) per “mancanza di segnali di concreto pericolo“. Decisione che è avvenuta proprio il 3 settembre scorso, cioè nel giorno dell’  anniversario dell’uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che è stato il principale punto di riferimento di Capitan Ultimo.

Non è un mistero che Ultimo non abbia gradito la revoca della sua scorta che era già avvenuta ma per pochi mesi, tra il 2009 e il 2010, e subito dopo gli è stata riassegnata, ed i suoi sostenitori che hanno anche lanciato una campagna di “sensibilizzazione” sul web: migliaia le firme raccolte, ma nonostante l’appello popolare  le cose non sono cambiate. Adesso è probabile che quanto è accaduto la scorsa notte venga valutato con la dovuta massima attenzione  dai responsabili dei servizi di protezione, ma le indagini sono ancora all’inizio e gli indizi attualmente sono pochi.

E così si ripropone la domanda: è stato un avvertimento? Ancora una volta un eroe dello Stato abbandonato al suo destino segnato ?  Il Colonnello De Caprio, preferisce sorvolare sulla circostanza ma lo fa con il suo consueto stile “personale” : “Questo sicuramente lo valuteranno il prefetto di Roma Paola Basilone, e gli esperti dell’Ucis che sanno leggere molto bene i segnali concreti di pericolo. Noi, invece, leggiamo chiaramente in quello che è successo un segnale di assenza di sicurezza per i cittadini“.

#noisiamoconultimo




Il ministro dell' Ambiente Costa: "prossima settimana definiamo dossier ambientale sull' ILVA"

ROMA – Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa intervenuto nel programma televisivo “L’Aria che tira Estate” su La7 ha confermato di aver incontrato ieri con i rispettivi staff il vice premier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, per analizzare  il fascicolo sull’Ilva per quanto riguarda l’aspetto ambientale.

Il ministro Costa ha spiegato di avere una competenza endoprocedimentale” cioè “dentro la competenza dell’intero governo” allargata alla gara per la cessione del gruppo siderurgico., aggiungendo che  il “primo step è verificare cosa è stato fatto e si deve fare per la tutela ambientale” ed il ministero dell’ Ambiente (che peraltro sotto la gestione del Governo uscente si er già espresso in materia n.d.r.)   “ha cominciato il percorso di approfondimento e la settimana prossima definiamo il carteggio, in sostanza vediamo in concreto sulle tematiche ambientali cosa è contrattualmente previsto, cosa è stato fatto e che si deve fare”.

“Come ministero dell’Ambiente facciamo uno studio squisitamente tecnico, che non ha nulla di politico, per vedere dal punto di vista ambientale la situazione come è e come potrebbe diventare. In una settimana solare, alla fine della settimana prossima, restituisco il dossier al Mise per le sue valutazioni, e poi per le valutazioni collegiali del governo“.

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), partecipando alla trasmissione “L’ultima spiaggia” su Rai Radio1 ha anche detto “Ieri ho avuto il carteggio, già ci stiamo lavorando da ieri sera. Il Ministero dell’Ambiente deve dire qualcosa che possa tutelare il territorio, la salute del cittadino, e ove possibile anche l’occupazione. Entro la fine della prossima settimana daremo la nostra valutazione“. “La squadra che esamina il dossier è molto robusta – ha concluso Costa -. Il ministro Di Maio ieri era da me alle 15. Alle 16,30 la squadra stava già lavorando alacremente. Stiamo aprendo i carteggi, per capire da dove si è partiti, qual è la proposta e dove invece si potrebbe arrivare. Parliamo solo in termini tecnici, di politico non c’è niente“.

il ministro dell’ ambiente Sergio Costa

Va ricordato che il  ministro  Sergio Costa,  è stato fortemente voluto da Luigi Di Maio. Laureato in Scienze agrarie, ha ricoperto la carica di comandante dei Carabinieri Forestali nella Regione Campania ,  all’ atto dell’integrazione del Corpo Forestale dello Stato  nei Carabinieri ha però  consegnato  all’Arma un cv molto striminzito: classe 1959, laurea in Scienze Agrarie, master in Diritto dell’Ambiente. Punto. Nessun’altra informazione.

Sulla sua nomina vi furono numerose perplessita nel mondo ambientale. A esprimere perfettamente queste perplessità con un intervento su formiche.net fu l’ex parlamentare   Ermete Realacci, presidente della fondazione Symbola e presidente onorario di Legambiente: “Partiamo da un presupposto – argomenta RealacciCosta lo conosco, è una persona estremamente competente, preparata nella lotta ai crimini ambientali, sulla Terra dei Fuochi. La sua materia la conosce fin troppo bene. Ma è proprio questo il problema. Fare il ministro dell’Ambiente vuol dire avere competenze a 360 gradi, è difficile pensare di affidare a un generale lo sviluppo della green economy. La lotta ai reati, alle ecomafie (e a dirlo è il primo firmatario della legge sugli Ecoreati, ndr), non può riassumere l’intera politica ambientale. La mia perplessità è proprio questa. Si rischia di restringere troppo il campo“.




Sequestrato dalla Procura di Lecce un cantiere Tap

ultimo tratto del gasdotto TAP.

ROMA – La Procura di Lecce ha sottoposto a sequestro probatorio il nuovo cantiere Tap chiamato Cluster 5 da dove sono stati appena espiantati 448 ulivi per consentire la costruzione del microtunnel del gasdotto, a seguito di una presunta violazione della prescrizione contenute nella VIA (la Valutazione di impatto ambientale n.d.r. ). Il sequestro è stato eseguito oggi dai Carabinieri del NoeCarabinieri Forestali di Lecce che hanno svolto accertamenti sulla base di esposto presentato nei giorni scorsi dai parlamentari Diego De Lorenzis, Daniela Donno e Leonardo Donno del M5S.

Una vicenda che la dice lunga – affermano i tre deputati pugliesi in una nota – su quanto si sarebbe potuto fare e non si è fatto in tutti questi anni, per incapacità o per mancanza di una reale volontà di intervenire da parte del Presidente Emiliano che non perde occasione per ricordare nei salotti televisivi il suo passato da magistrato e da profondo conoscitore della giurisprudenza; tuttavia è servito ancora una volta l’intervento del Movimento 5 Stelle per ottenere un serio e importante risultato nella battaglia per la tutela della nostra terra”.

 I lavori in corso erano iniziati pochi giorni fa, avrebbero dovuto concludersi entro il prossimo 30 aprile,  erano relativi il cosiddetto Cluster 5 dove è stata recintata da Tap un’area lunga circa un chilometro che rientra nell’azienda agricola “Le Paisane”, e da cui sono state espiantate 448 giovani piante di ulivo che sono state poste a dimora sotto tendoni realizzati ai margini della zona dei lavori.
Il cantiere cluster 5 si trova ad un paio di km dal cantiere del microtunnel di San Basilio, a circa sei km da Masseria del Capitano, e  fa parte di un più ampio tracciato della lunghezza di 8,2 chilometri con una fascia di circa 30 metri di larghezza a cavallo del futuro tubo,  che partendo dal cantiere di San Basilio, dove è terminato lo scorso anno l’espianto degli ulivi, ed ove nascerà il microtunnel del gasdotto, arriva alla Masseria del Capitano, dove sarà realizzato il terminale di ricezione dell’impianto. In questo territorio dove è prevista la costruzione della pipeline, successivamente era previsto l’ estirpazione di oltre 1.800 ulivi, da mettere a dimora in aree protette ai margini dell’area di lavoro .

L’area nella quale ricade il nuovo cantiere Tap è di circa 60 ettari . Quattro dei 60 ettari sequestrati dai Carabinieri del Noe sono aree in possesso di Tap, già recintate per effettuare i lavori di scavo per il microtunnel del gasdotto e da dove sono stati espiantati 445 ulivi e abbattuti altri tre perché affetti da xylella. Le piante eeano state già invasate e trasportate proprio nella giornata di ieri, in un’area adiacente nella parte terminale del Cluster 4, anch’essa recintata, e sottoposta a sequestro. Nei 60 ettari sequestrati dalla procura di Lecce è compresa incredibilmente  anche parte della stessa azienda agricola “Le Paesane” per l’impossibilità di distinguere catastalmente le aree in possesso di Tap dalle restanti.

Tap in una nota dopo il sequestro del cantiere così replica: Tap, nella convinzione di aver operato nel pieno rispetto delle disposizioni legislative in materia e delle autorizzazioni ricevute, ribadisce l’assoluta fiducia nella magistratura e fornirà tempestivamente alla Procura tutti i chiarimenti necessari volti ad ottenere il dissequestro dell’area“.  L’azienda precisa che il sequestro probatorio disposto dalla Procura di Lecce riguarda “il solo cantiere predisposto tra il km 2.90 e il km 3.98 della pista di lavoro per la posa del gasdotto, nel quale nei giorni scorsi era stato concluso l’espianto e il trasferimento di 448 ulivi” e chiarisce che ” Il cantiere di San Basilio dove è in corso di ultimazione il pozzo di spinta per la costruzione del Microtunnel non è sotto sequestro e in esso si lavora regolarmente“.




“La tua Arma per la sicurezza e l’ ambiente”. L’impegno dei Carabinieri per la protezione dell’ambiente

ROMA –   Grande successo per l’evento La tua Arma per la Sicurezza e l’Ambiente che si è tenuto al Teatro dal Verme di Milano ed ha visto il coinvolgimento di oltre un migliaio di ragazzi provenienti dalle scuole medie e dai licei milanesi, con l’obiettivo di sensibilizzarli sul ruolo dell’Arma dei Carabinieri in difesa del patrimonio agro-forestale italiano, per la tutela dell’ambiente e del paesaggio, con riguardo al controllo del territorio in tema di legalità e sicurezza. Durante l’iniziativa del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri sono state approfondite cinque aree tematiche  in cui operano i Carabinieri.  L’evento ha inoltre visto l’intervento di Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

La prima tappa del format è stata realizzata a Roma, con un’importante partecipazione degli studenti e un vasto eco sulla stampa, a concreta testimonianza di quanto un evento del genere sia formativo per i giovani con il fine di avvicinarli a quelle che sono le attività svolte dai Carabinieri.  L’incontro condotto da Cristina Chiabotto, si è aperto con i saluti di benvenuto del Generale Maurizio Stefanizzi, Comandante del 5° Reparto dell’Arma dei Carabinieri. “Abbiamo organizzato questo evento per far conoscere ai giovani milanesi le attività svolte dai Carabinieri, affinché siano consapevoli che è la loro Arma per la tutela della legalità e dell’ambiente”- ha sottolineato iI Generale Stefanizzi. – “I reati contro l’ambiente sono crimini contro il futuro delle nuove generazioni e i Carabinieri sono impegnati per contrastarli con tutte le forze e le risorse a loro disposizione.”

Per l’occasione, nel piazzale esterno del Teatro è stata allestita una mostra di mezzi automobilistici usati dall’Arma per la sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente, nonché una esposizione di reperti archeologici recuperati dai Carabinieri durante le loro attività investigative. Nel corso della manifestazione hanno preso parte importanti testimonial provenienti dal panorama dello spettacolo, dello sport e della cultura. In particolare, durante il mini panel “Il Tavolo della Salute” si è discusso sulla qualità e autenticità dei prodotti alimentari. Sono intervenuti i Carabinieri Forestali con gli chef stellati Fabio Campoli e Carlo Cracco.

Molto toccante il video emozionale della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition che ha dato un importante spunto di riflessione su quanto il nostro futuro sia strettamente collegato alla nutrizione e alla qualità del cibo, riassunto nello slogan “La nostra salute e quella del pianeta dipendono da ciò che mangiamo”.  Durante il panel dedicato allo “Sport” sono intervenuti diversi campioni olimpici dell’Arma. A sorpresa l’ingresso di Armin Zoggler campione italiano in Slittino, testimonial del Gruppo Sportivo dell’Arma e 10 volte vincitore della coppa del mondo. Il messaggio volutamente lanciato ai ragazzi, è quello di raggiungere la vittoria e i risultati attraverso il sacrificio e l’allenamento, e non con l’ausilio di sostanze dopanti.

Interessante l’intervento dei RIS i famosi Reparti Investigazioni Scientifiche dell’ Arma, che hanno ispirato una fortuna fiction televisiva, che durante il panel dedicato alle “Investigazioni Scientifiche”, in cui attraverso la ricostruzione di una scena del crimine,  hanno illustrato ai presenti le attività di intelligence e le ultime apparecchiature per individuare i reati.

Non meno importante il contributo dell’Arma per la salvaguardia delle “Riserve naturali, i parchi e le aree marine”, nonché per il mantenimento e la protezione delle aree naturali (solo in Italia ci sono 130 parchi naturali gestiti dai Carabinieri Forestali), le attività anti-inquinamento e il recupero reperti. Per l’occasione l’Avv. Paola Brambilla, presidente del WWF Lombardia ha avuto modo di illustrare le attività dell’Organizzazione per la tutela della natura.

Un momento molto coinvolgente e di grande divertimento per i ragazzi è stato l’intervento del cantante Fabio Rovazzi, con i suoi più grandi successi “Andiamo a comandare”,Tutto molto interessante” e l’ultima novità “Mi fai volare”.

 

 




Tragedia di Rigopiano: “fu una dirigente della Prefettura ad ignorare lʼallarme dell’ albergo”

Quella voce femminile  che nel tardo pomeriggio di mercoledì rispose alla chiamata di  Marcella Quintino con l’l’allarme sulla slavina all’hotel Rigopiano, arrivata tramite il 113, e ritenuta come una “bufala”  , sarebbe stata una dirigente di turno della Prefettura di Pescara . A identificarla sono stati i militari dell’ Arma.Il prefetto di Pescara, Francesco Provolo ha dichiarato  “Se sono stati commessi errori, saranno corretti. Se c’è altro, si vedrà: ognuno si assumerà le proprie responsabilità“.

Marcella fu la prima persona a lanciare l’allarme su quanto stava accadendo a Farindola. A informarla era stato l’amico, sopravvissuto alla strage, Giampiero Parete, e  anche lui  chiamò subito il 113. La richiesta di soccorso venne transitata dall’operatore (un altro genio…)  della sala operativa del 113 della Questura di Pescara  alla prefettura di Pescara, ma qui, incredibilmente, la risposta fu molto evasiva ed incredibilmente falsa: “Ancora questa storia? Abbiamo sentito l’albergo, hanno smentito“.

Secondo quella voce femminile che rispose dalla Prefettura quindi sarebbe stata tutta una “bufala” . Una voce che  oggi ha un nome, quello di una dirigente della prefettura, una professionista preparata per gestire un’emergenza come quella dell’Hotel Rigopiano e che adesso dovrà fornire spiegazioni sul suo comportamento. “Oltre alla telefonata in questione, sulla quale per correttezza non faccio commenti a indagine in corso – racconta il prefetto Provolo – quel pomeriggio altre segnalazioni sul crollo di un albergo a Rigopiano sono state rimbalzate alla nostra sala operativa dal 118 e da altri centralini del soccorso pubblico. L’intervento, insomma, si è attivato rapidamente“. Ma non dice dopo quante ore si sono attivati i soccorsi. Lo accerterà l’inchiesta della Procura.

Per ricostruire il flusso delle richieste di aiuto da Farindola e la risposta della macchina dei soccorsi sarà fondamentale e decisiva anche l’analisi dei cellulari dei clienti dell’albergo. Tra i primi arrivati nelle mani degli investigatori c’è quello di Sebastiano Di Carlo, che mando un messaggio alla sorella chiedendo aiuto. Quei dati ora insieme ai tabulati degli altri telefoni,  contribuiranno a chiarire il quadro per capire se davvero ci fu un ritardo nelle operazioni di soccorso. E ci auguriamo che chi ha sbagliato paghi. E che sia reso noto il suo nome, cognome e la sua faccia. Al momento le ipotesi di reato per cui si procede contro ignoti, sono quelli omicidio plurimo colposo e disastro colposo.

Ma è stato accertato anche dell’ altro. E cioè  che la turbina finita nel mirino degli investigatori era rotta dal 6 gennaio scorso. Il mezzo in realtà è un Unimog. Ieri i magistrati  titolari dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e il pm Andrea Papalia della procura di Pescara accompagnati dai Carabinieri che svolgono le indagini delegate, hanno effettuato un sopralluogo tecnico sul posto della tragedia. Sono state fatte foto e filmati. Al vaglio della procura anche  l’ipotesi se lo sfruttamento boschivo della zona possa aver inciso sulla potenza della valanga. Sempre oggi, i Carabinieri Forestali hanno ascoltato quattro persone in qualità di persone informate sui fatti. In particolare, l’audizione ha riguardato il “Piano neve” della Provincia di Pescara, che è stato acquisito ieri dai militari dell’ Arma. “Io penso che, entro una settimana, saremo in grado ragionevolmente di fare un primo punto sulle indagini“, dice il procuratore aggiunto di Pescara,annunciando che entro fine gennaio, insieme all’altro magistrato che si occupata delle tragedia di Rogopiano, il sostituto procuratore Papalia, tireranno le somme, benché parziali, sul materiale raccolto in questi giorni. Diversi faldoni con testimonianze, licenze edilizie dell’albergo, rilievi cartografici, fotografie dei luoghi, tabulati telefonici, piano neve e bollettini meteo. Poi c’è l’aspetto che riguarda la possibile sottovalutazione dell’allarme.

 

Acquisiti anche i bollettini Meteomont il  servizio nazionale di prevenzione neve e valanghe che erano stati puntualmente  trasmessi alla Prefettura di Pescara che indicavano il livello 4 su una scala di 5 nella zona del Gran Sasso.

In questo quadro investigativo sono emerse alcune mail inviate dall’amministratore unico dell’hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso, e ricevute dal Presidente della Provincia di Pescara attraverso la Polizia Provinciale, mercoledì 18 gennaio alle ore 15:44, prima del disastro: “Vi comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d’accesso, dal cancello fino alla Ss42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro”, aveva scritto la direzione dell’albergo, come ha documentato e scritto  il quotidiano abruzzese il Centro.

Secondo quanto risulterebbe  la Provincia di Pescara era a conoscenza dei problemi di Rigopiano già dalle 7 del mattino venendo stata informata del fatto che per raggiungere l’ Hotel Rigopiano era necessaria una turbina. “A Rigopiano non si va”, viene riferito da un dirigente nella Sala Operativa. Gli spazzaneve erano al lavoro dalle 3,00 e si erano dovuti fermare ad un bivio che porta all’hotel. A questo punto scatta la ricerca di una turbina. Una si trovava proprio vicino a Farindola. Per tutta la mattina e il pomeriggio del 18 gennaio, come racconta il quotidiano La Repubblica, ha viaggiato tra i comuni di Penne e Guardiagrele, triturando migliaia di tonnellate di neve. Ma nessuno l’ha inviata in tempo su Farindola. E quando è stata rintracciata probabilmente è  stato troppo tardi. E qualcuno ci ha rimesso la vita.

L’ora della slavina. Finora è stato è sostenuto che l’orario della slavina era le 17.40. Ma gli investigatori dei Carabinieri Forestali, dopo le prime testimonianze, ritengono però di poterla anticipare tra le 16.30 e le 17. Quale che sia il momento esatto, l’albergo isolato inizialmente non è avvertito dalle autorità come un’emergenza. In quel momento una vasta area alle pendici del Gran Sasso si trova senza luce e con le strade bloccate, e a Villa Celiera ci sono due anziani intossicati dal monossido di carbonio. Nel frattempo la sorella di Roberto Del Rosso, il proprietario dell’hotel, si reca nel palazzo della Prefettura di Pescara, dove si coordinano i soccorsi, per chiedere informazioni sullo sgombero della provinciale. Ma non accade nulla: la Prefettura di Pescara lascia la turbina a lavorare lungo la statale 81.

Il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco sostiene di aver visto materialmente la mail dell’hotel Rigopiano delle 14.00 (come ha fatto non si sa…. avendo ricevuto la comunicazione alle 15:44) nelle quali si chiedeva l’intervento ‘pesantè per liberare i clienti, il giorno dopo, 19 gennaio. “Nessuno l’ha sottovalutata per il semplice motivo che io alle 14,00 avevo incontrato la sorella dei proprietari e avevo dato loro rassicurazioni che entro la serata sarebbe andata una turbina a liberare la strada. Era superata – dice Di MarcoMa ai fini dell’emergenza io alle 13,30 avevo già spedito la lettera al Governo nella quale richiedevo aiuto e mezzi per liberare anche quelle zone. Per me è una mail ininfluente: non ci siamo mai fermati. Quanto alla turbina dell’ Anas di Penne, quella che poi ha materialmente liberato la strada di Rigopiano nella notte, nel pomeriggio non era ferma ma stava ripulendo la ss 81 che è di competenza dell’ Anas, così come la seconda turbina Anas in quelle ore era a Villa Celiera per salvare anziani intossicati dal monossido di carbonio”, sostiene il presidente della provincia. E qui inizia il solito “valzer” dello scambio di responsabilità della maledetta burocrazia italiana.

Il lavoro incessante dei soccorritori. I vigili del fuoco che hanno salvato i quattro bambini tirandoli fuori dalle macerie, spinti dall’euforia, hanno continuato ad operare all’Hotel Rigopiano per tutta la giornata di ieri, rifiutandosi di scendere alla fine del loro turno. “Certe volte è così, e anzi bisogna dire loro di fermarsi e riposare – spiegano i soccorritori – d’altra parte, però, si tratta di squadre che ormai hanno familiarità con l’ambiente in cui operare, che è un vantaggio rispetto ad altri”. Diversi vigili hanno perciò dormito vicino all’hotel Rigopiano, in tende igloo. Le vie di comunicazioni verso l’albergo sono difficili: tra ieri e oggi pochi elicotteri hanno potuto volare, e anche i mezzi che trasportano cibo e materiale per i soccorritori sono rallentati dalle condizioni della strada, dove si procede a senso unico alternato.

C’è una sesta vittima, si tratta di un uomo, ritrovata sotto le macerie dell’hotel Rigopiano. All’inizio si pensava che si trattasse di Faye Dame, 22enne senegalese che lavorava come lavapiatti nella struttura, ma in seguito la notizia è stata smentita. I dispersi sono 23, mentre prosegue il lavoro dei soccorritori, e non si perdono le speranze di trovare qualcuno ancora in vita. Per gli uomini impegnati nelle ricerche il fatto che non si sentano voci non vuol dire che qualcuno degli occupanti dell’albergo non sia riuscito a salvarsi. “Abbiamo speranze di trovare persone vive“, ha dichiarato ieri pomeriggio  Luca Cari, responsabile comunicazione dei Vigili del Fuoco.

Ricerche su due fronti. Le ricerche procedono su due fronti: da un lato i vigili del fuoco avanzano all’interno della struttura lungo il percorso che ha consentito il ritrovamento dei 9 superstiti, ma le difficoltà consistono nella necessità di aprire varchi attraverso murature molto spesse per accedere ai locali successivi. Parallelamente stanno operando sul fronte nevoso esterno per consentire l’apertura di ulteriori varchi sul lato opposto della struttura, per raggiungere i locali e ispezionarli più rapidamente.

Radar antivalanghe e sonde a vapore. È un ‘radar doppler’ il sistema di monitoraggio che da sabato controlla i movimenti sulla montagna intorno all’hotel per proteggere i soccorritori. Se una massa di neve o roccia dovesse muoversi, scatterebbero una sirena e un segnale luminoso e avrebbero un minuto di tempo per allontanarsi. Da oggi vengono impiegate entrambe le sonde a vapore caldo inviate dai Vigili del fuoco dell’Alto Adige: riescono a inserirsi tempestivamente nelle masse di neve e di ghiaccio, nel foto viene calata una telecamera per individuare il tipo di ostacolo.




Valanga su hotel Rigopiano. Estratti 4 corpi, 2 persone in salvo. 25 dispersi

Mentre dentro l’albergo finanzieri e vigili del fuoco spalano la neve con le mani tra le macerie, ora dopo ora  diminuiscono le speranze di poter trovare altri superstiti della valanga di neve e ghiaccio che ha letteralmente investito  ed annientato  l’hotel Rigopiano, nel comune di Farindola, sul versante pescarese del Gran Sasso. Da questa mattina le squadre di soccorso hanno estratto quattro corpi senza vita, l’ultimo  è stato localizzato sotto la neve dai soccorritori dell’Esercito.

Ambulanze bloccate  

La neve caduta, almeno due metri, ha reso difficilissimi i soccorsi, con le ambulanze bloccate a circa un chilometro dall’albergo. A raggiungere l’albergo i soccorritori del vigili del fuoco e un rianimatore, portati con l’elicottero e un mezzo cingolato dei vigili che può caricare fino a 8 persone. I primi ad arrivare nella notte sono stati gli uomini del soccorso alpino della Guardia di Finanza che hanno raggiunto l’albergo con gli sci e le pelli di foca.

Resta fermo a due il numero delle persone in salvo al momento  . Oltre venti il numero dei dispersi, rispetto alle 35 presenti all’interno dell’albergo , come ha reso noto  il sottosegretario regionale con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca: “Le persone registrate in Questura ufficialmente sono di meno, ovvero 22 ospiti e sette dipendenti. Ma è verosimile che vi fossero degli ospiti“. La Procura di Pescara ha aperto un’indagine per omicidio colposo. resta da capire a questo punto a cosa serva….

la colonna dei mezzi di soccorso della Polizia di Stato

La colonna dei soccorsi ha raggiunto l’albergo soltanto alle 13 di oggi, grazie ai mezzi di soccorso pesanti. Utilizzata la turbina ha creato uno slargo per i mezzi. dopo aver rimosso alberi, massi e materassi misti a neve.

Sembra che alcuni ospiti siano riusciti ad andar via prima che la slavina si abbattesse sulla struttura ma ancora non è chiaro quanti siano riusciti a mettersi in salvo. Ieri, poco prima della tragedia, la direzione dell’hotel aveva informato che “a causa delle condizioni atmosferiche e delle forti nevicate, le linee telefoniche erano interrotte“, invitando i clienti a contattare l’hotel all’indirizzo di posta elettronica. “Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo”: così una coppia ospite dell’albergo ha scritto ai soccorritori con un sms.

Nel frattempo a Penne (Pescara) si lavora per allestire un punto di raccolta per i parenti delle persone disperse sotto la valanga. Molti dei familiari degli ospiti dell’albergo sono nella cittadina già da ieri sera e il Comune si è occupato dell’assistenza. Il punto di raccolta dovrebbe essere allestito nei pressi del Centro operativo comunale, dove da ieri, su disposizione del Prefetto di Pescara, è attivo il Posto di coordinamento avanzato per la gestione dell’emergenza maltempo.

Il terremoto non si ferma

Critica la situazione anche nel resto dell’Abruzzo. Un uomo è morto sotto un edificio crollato nel Teramano, mentre un altro risulta disperso per una slavina nell’Aquilano. Proseguono intanto le scosse di terremoto, dopo le quattro di magnitudo superiore a 5 registrate ieri: dalla mezzanotte ne sono state registrate oltre 80 (considerando solo quelle di magnitudo non inferiore a 2), tra cui due di magnitudo 3.5. A causa del maltempo risultano disalimentate 98mila utenze elettriche in Abruzzo e 14 mila nelle Marche. Il problema sono ancora le moltissime frazioni isolate dalla neve. Molte scuole sono chiuse per effettuare sopralluoghi. E, secondo il monitoraggio della Coldiretti, sono circa tremila le aziende agricole in difficoltà a causa dei nuovi crolli, animali morti per il freddo e la difficoltà per alimentarli.

Aumenta il rischio valanghe  

Le abbondanti nevicate degli ultimi giorni, associate al vento forte, insieme a quelle previste nelle prossime 24 ore, stanno determinando in tutte le aree montane dell’Appennino centrale (Marche, Abruzzo, Lazio e Molise), un aumento sempre più significativo del pericolo valanghe attualmente sul grado “forte” 4 in aumento (il massimo è Molto forte 5). Lo rende noto il Comando Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare Carabinieri.

L’inchiesta  

 La Procura di Pescara, pm Andrea Papalia, ha aperto un fascicolo di indagine per fare luce sulle eventuali responsabilità.L’ipotesi è omicidio colposo. Le indagini relative alla tragedia di Rigopiano sono affidate ai Carabinieri Forestali, i quali in queste ore stanno già acquisendo documenti e testimonianze. Tra i documenti già a verbale anche l’allerta valanghe emesso giorni fa dal Meteomont, cioè il servizio nazionale prevenzione neve e valanghe, che indicava livello 4, il massimo è 5, di pericolo nella zona del Gran Sasso. Spetterà alla Procura quindi valutare se il rischio emesso è stato rispettato o valutato, se c’erano le condizioni per far emettere dalla Regione, fino agli enti locali, le ordinanze di evacuazione nelle zone a rischio. La Procura, oltre all’allarme valanghe, dovrà valutare se ci sono state negligenze o colpe in relazione alla morte degli ospiti dell’hotel alla luce delle cause del loro decesso. Nel caso di morte per assideramento, per esempio, dovrà stabilire se i ritardi nei soccorsi potevano essere o meno evitati; se era stato richiesto lo sgombero della strada da parte dei proprietari della struttura, e da qui se la tragedia è da imputare al mancato arrivo o ritardo degli spazzaneve.

La vicenda degli abusi edilizi

L’hotel Rigopiano,nel 2008 era stato al centro di una inchiesta della procura di Pescara con l’ipotesi di alcuni abusi edilizi nel corso della sua ristrutturazione, che aveva visto amministratori locali alla sbarra assieme agli ex proprietari. L’ipotesi dell’accusa era che in cambio di favori, sette imputati avessero agevolato una sanatoria per consentire all’albergo di superare problemi con l’occupazione di suolo pubblico necessaria per ampliarsi. Il processo si è concluso un’assoluzione “perché il fatto non sussiste” ma in ogni caso i fatti erano già andati prescritti.




I Carabinieri rendono onore ai caduti in guerra e in servizio del Corpo Forestale dello Stato.

Il Generale Tullio Del Sette Comandante Generale dell’ Arma dei Carabinieri , il Generale Antonio Ricciardi, comandante della nuova Unità, e l’Ing. Cesare Patrone già capo del Corpo Forestale, ieri mattina, a Roma in via Giosuè Carducci 5, presso quella che era stata la sede dell’Ispettorato del Corpo Forestale e che oggi ospita il comando dell’Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare,  hanno deposto una corona al monumento eretto in ricordo dei forestali che hanno perso la vita nell’adempimento del dovere.

Alla cerimonia hanno partecipato le rappresentanze di Carabinieri Forestali, appartenenti all’Associazione Nazionale Forestali in congedo e all’Associazione Nazionale Carabinieri.

Dal 1 gennaio 2017 data in cui è avvenuto l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri, viene assicurata la specializzazione e la formazione dei nuovi immessi, così da garantire un alto livello professionale nelle materie agroambientali. Il nuovo Comando, che per il modello organizzativo e operativo di presidio del territorio dell’Arma dei Carabinieri garantisce il più alto livello di potenziamento della tutela agroambientale, sviluppa le capacità dell’Italia di preservare e difendere il suo patrimonio paesaggistico, ambientale e agroalimentare con l’apporto di circa 7 mila uomini specializzati impiegati sul campo.