I trucchi delle banche per aumentare i costi dei conti correnti

ROMA –  Secondo gli ultimi dati disponibili di Bankitalia risalenti al 2017  la spesa per gestire un conto corrente è salita a 79,4 euro, cioè 2 euro in più rispetto ai costi dell’anno 2016. Anche i costi per la gestione di un conto online è comunque più conveniente in confronto ad un conto “allo sportello”  sono saliti, passando da 0,6 a 2,1 euro. Secondo gli analisti di Bankitalia,  il motivo di questo rincaro, è da attribuire principalmente ai canoni di base.

Resta da chiedersi come tutto questo sia possibile, quando sono sempre di più le banche che pubblicizzano conti a “zero spese”? Il problema è che non sempre si tratta di offerte illimitate, come spiega in un vademecum l’Unione Nazionale Consumatori , in quanto periodicamente scadono per lasciare il posto ai costi di gestione, che non sempre sono bassi.

Sono proprio i clienti di lunga data quelli che devono stare maggiormente in guardia. il “mercato” dei conti correnti bancari è molto simile a quello delle compagnie telefoniche, infatti, anche le banche propongono spesso offerte molto allettanti per attirare nuovi correntisti, ma non fanno nulla per mantenere quelli già “fidelizzati”, ai quali invece continuano ad applicare delle precedenti condizioni economiche, sicuramente non più competitive.

Un metodo per capire quanto effettivamente ci costa un conto corrente, è quello di controllare l’Isc, cioè l’Indicatore Sintetico di Costo che viene comunicato nell’informativa periodica di fine anno ed “offre una visione complessiva del costo totale di gestione del conto”, comprese le spese e le commissioni annuali per un cliente-tipo, al netto, ovviamente di interessi e commissioni su eventuali scoperti.

Il consiglio più importante è quello di leggere attentamente il contratto con la vostra banca: è lì che sono contenuti fuori i costi reali che la pubblicità ed i vari opuscoli cercano di omettere e spesso nascondere. Chi fa molte operazioni dovrebbe avere sempre l’accortezza di effettuarle online invece che recarsi allo sportello, che ha sempre un costo ben più alto. La maggior parte delle volte gli aumenti riguardano il bancomat, il libretto degli assegni o la carta di credito. Ecco perchè è molto importante controllare periodicamente queste voci di spesa sull’estratto conto.

Una banca può cambiare le condizioni contrattuali e aumentare alcune voci di costo, ma è sempre obbligata ad avvisare i clienti almeno due mesi prima. Se il cliente non è d’accordo con le nuove condizioni può trasferire i propri soldi ad un nuovo istituto di credito e chiudere il precedente conto della banca precedente senza alcun costo. Infatti non tutte le modifiche contrattuali sono legittime, e pertanto devono essere motivate. E negli ultimi anni sono stati diversi gli istituti di credito che hanno applicato addebiti assolutamente ingiustificati ai propri clienti.

Come ricorda l’ associazione di consumatori Altroconsumo è successo con il Banco Popolare e la Deutsche Bank che, nel 2016, hanno usato il fatto di aver partecipato al Fondo nazionale di risoluzione, come giustificazione degli aumenti applicati : il Fondo è una specie di salvadanaio custodito da Banca d’Italia che viene utilizzato per aiutare le banche in difficoltà ed evitare che sia lo Stato a farsene carico.

Nell’agosto del 2017 Intesa Sanpaolo ha applicato un rincaro a circa il 30% dei correntisti (incredibilmente i più “fedeli”) sostenendo che che la misura applicata si era era necessaria per far fronte ai tassi d’interesse di mercato. Tassi negativi, infatti, possono trasformare la liquidità dei clienti in un costo per la banca se questa lascia i depositi nei forzieri della Bce. “Le giacenze sul conto non sono remunerate da Intesa San Paolo e dunque ci sembra difficile poter trovare una qualche correlazione diretta tra costo del conto corrente e riduzione del tasso di riferimento della Banca Centrale Europea” spiegano da Altroconsumo.




Governo M5S-Lega al capolinea?

di Antonello de Gennaro

Dopo i chiarimenti di ieri mattina si rialzano i toni dello scontro sul decreto fiscale fra Lega e M5s . Mentre Matteo Salvini sostiene di non volere “passare per scemo” il dirimpettaio Luigi Di Maio replica di “non volere passare per bugiardo“.  Il ministro dell’Interno sbotta nel primo pomeriggio: “Comincio ad arrabbiarmi. Perché in quel consiglio dei ministri Giuseppe Conte leggeva e Di Maio scriveva il decreto. Per scemo non ci passo“. Gli risponde il ministro grillino “Da bugiardo non voglio passare e anche per questo quando mi si dice che ero distratto io non ci sto

Chi avrà ragione?  Dopo lo scontro fra i due vicepremier, esce anche una dichiarazione del premier Conte. “La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei ministri – si legge in una nota di Palazzo Chigi – non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all’articolo 9: questa norma risultava in bianco“. Il premier Giuseppe Conte, impegnato a Bruxelles, ha cercato di sgonfiare la polemica: “Domani in cdm (previsto per le ore 13, ndr.) scioglieremo finalmente gli ultimi nodi sul decreto fiscale“. E conferma: “Guido un governo responsabile, che finora ha dimostrato di saper fare sintesi“. 

Di Maio però non ci sta e smentisce pubblicamente la ricostruzione del suo alleato (per quanto ancora ?) Salvini. “Quando si dice che Conte leggeva e Di Maio scriveva – dice il leader politico del M5Ssi dice una cosa che non è vera. Nel Consiglio dei ministri, come è sempre stato, non si legge un provvedimento norma per norma ma si enunciano i principi generali. Conte ha enunciato i principi generali dell’accordo sulla pace fiscale“.

Davide Casaleggio

Nel pomeriggio è arrivato a Montecitorio Davide Casaleggio, l'”erede-padrone” del M5S accompagnato dal “fido” Pietro Dettori, socio dell’associazione Rousseau, per incontrare insieme Di Maio. Casaleggio “ufficialmente”  è a Roma per partecipare alla festa “Italia 5 stelle” che si terrà nel weekend al Circo Massimo.

Matteo Salvini ha provato a spegnere le polemiche: “Dopo le nuvole torna sempre il sereno!” dice il vicepremier leghista su Facebook. “Chi si arrende ha già perso, mai mollare“,  postando una foto del sole dietro le montagne del Trentino dove si trova per la campagna elettorale delle regionali in programma domenica prossima. Con una nota ufficiale il ministro dell’Interno assicura: “Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi”. Ed aggiunge: “Basta litigi“.

Le polemiche fanno traballare il Governo e causano sui mercati finanziari vendite nette per 17,4 miliardi di titoli di Stato, una fuga da cui si salvano solo le azioni. Dall’ inizio dell’ anno, il saldo su tutti gli asset è negativo per 42 miliardi. Se si guarda al solo flusso da maggio, l’emorragia sale a 81 miliardi. Con il ritiro della Bce dal mercato, diventeranno fondamentali gli investitori privati.

In serata arriva la notizia che conferma la sfiducia dei mercati finanziariMoody’s taglia il rating e l’Italia viene declassata a Baa3: “Il deficit aumenterà molto mentre l’economia non decollerà“. L’agenzia statunitense porta il giudizio sulla politica economica del Governo italiano ad un solo passo dal livello “spazzatura” così mettendo sott’accusa la ricetta del governo Conte per il rilancio del Pil definendolo  “Programma di riforme non coerente“. Aumentano quindi le possibilità di una uscita dell’ Italia dall’euro.

La decisione di Moody’s è legata a un “cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato” rispetto alle attese.  L’agenzia statunitense considera “strutturali” e “difficili da invertire” le nuove spese che l’esecutivo italiano mette in campo: in particolare, il reddito di cittadinanza, il rilancio dei centri dell’impiego e anche la riforma della legge Fornero sulle pensioni (“che mette a rischio, nel lungo periodo, la sostenibilità del sistema previdenziale“).

Queste tre misure del governo Lega-M5S costeranno da sole,  uno 0,8 per cento del Pil per ognuno dei prossimi tre anni. Mentre un altro 0,7 del Pil sarà “mangiato” dal mancato aumento dell’Iva. Infine peseranno – tra lo 0,2 per cento e lo 0,3 – gli investimenti pubblici in aumento. Viene messa sotto accusa degli analisti finanziari internazionali anche la ricetta che il governo Conte intende mettere in campo per rilanciare l’economia. In poche parole, concretamente,  manca “una coerente agenda di riforme per la crescita“, e tutto ciò implica il prosieguo di una “crescita debole nel medio termine“. Ma le “botte” contro Palazzo Chigi non finiscono, definendo la manovra del governo italiano come un “programma di riforme organico che possa spingere la mediocre performance della crescita su base sostenuta“.

In questo scenario  l’Italia rischia di confermare il debito pubblico al 130 per cento del Pil,  tra più spese correnti e minore crescita economica. Il mercato finanziario accusa la politica economica del Governo, di aumentare l’indebitamento annullando le attese internazionali di una sua riduzione. Un debito così alto e rischioso fa diventare molto più vulnerabile l’ Italia ipotizzando possibili “schock esterni“. Gli analisti di Moody’s osservano con preoccupante allarme le tensioni che si sono scatenate a Bruxelles tra la Commissione europea ed il governo grillino-leghista. In realtà le possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro vengono ritenute al momento “molto basse”, ma potrebbero aumentare qualora  “le tensioni fra Roma e le autorità europee dovessero subire una ulteriore escalation” sulla manovra  finanziaria italiana.

All’appello mancano riforme strutturali da troppo tempo attese come  denuncia Moodys, in particolare  lo snellimento della pubblica amministrazione,  l’accelerazione dei processi in sede civile ed il rilancio dell’Università. E contrariamente a quanto dice Luigi Di Maio non c’è stata nessuna “manina”…




Totoministri, Cottarelli stringe sulla squadra. Domani sale al Colle

ROMA – Sarà un Governo snello ed agile, con pochi ministri tutti tecnici quello che sarà presentato domani al Quirinale dal presidente incaricato Cotarelli al presidente della Repubblica. Il che potrebbe consentire giuramento e richiesta di fiducia alle Camere entro la settimana.

Questo è il timing del Governo Cottarelli che potrebbe assumere linterim all’Economia  che chiuderebbe finalmente questa crisi da record. Con la prospettiva del ritorno alle urne dopo l’estate, dato per scontato il voto di sfiducia del Parlamento. Quello di Cottarelli sarà un governo neutrale rispetto al dibattito politico, non si candiderà alle elezioni così come faranno i suoi ministri.

Tornano in campo soprattutto le figure tecniche che erano già state “evocate” quando Mattarella aveva ipotizzato il 7 maggio un “governo di tregua“. A partire da Elisabetta Belloni, la prima donna a ricoprire il delicato ruolo di segretario generale della Farnesina, data in pole per gli Esteri. Ma si torna a parlare ancora di Giampiero Massolo, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali.

Per il ministero della Giustizia si fa il nome di Paola Severino, prima donna Guardasigilli nel Governo Monti dal 2011 al 2013. È lei che ha firmato la legge sull’ineleggibilità alle cariche parlamentari per chi ha subito una condanna superiore a 2 anni. Anche il profilo di Lucrezia Reichlin era stato scandagliato dagli uomini del Colle. Docente di Economia alla London Business School, direttrice generale alla ricerca alla Bce, ha ancora tutte le carte in regola per un ruolo di prestigio.

Potrebbero tornare in pista anche Anna Maria Tarantola, una vita in Bankitalia ed ex presidente della Rai, ed Enzo Moavero Milanese, grande esperto dei meccanismi dell’Unione europea ed ex ministro del Governo Letta. Milanese era stato indicato come ministro per gli Affari Europei anche dal governo giallo-verde. Inoltre Cottarelli potrebbe chiedere la collaborazione dell’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini, ma anche di Alessandro Pajno, palermitano, 69 anni, presidente del Consiglio di Stato.

Ma sono probabili anche nuovi innesti, come quello del prefetto Paolo Tronca, ex commissario di Roma, per gli Interni. Si parla anche di Raffaele Cantone, magistrato, alfiere della lotta alla corruzione dopo la nomina alla presidenza dell’Anac. Ha più volte resistito al pressing per una discesa in campo in politica. Stavolta, davanti a una richieste del presidente della Repubblica potrebbe ripensarci. È dato in pole per il ministero delle Infrastrutture.




Ed alla fine il prof. Savona parlò…dimenticando un passato scomodo

Comunicato Prof. Paolo Savona 27 maggio 2018 h. 13.20

“Non sono mai intervenuto in questi giorni nella scomposta polemica che si è svolta sulle mie idee in materia di Unione Europea ed, in particolare, sul tema delleuro, perché chiaramente espresse nelle mie memorie consegnate allEditore il 31 dicembre 2017, circolate a stampa in questi giorni, in particolare alle pagine 126-127. Per il rispetto che porto alle Istituzioni, sento il dovere di riassumerle brevemente”:

Creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta laffermarsi di consenso alla nascita di ununione politica ..

Assegnare alla BCE le funzioni svolte dalle principali banche centrali del mondo per perseguire il duplice obiettivo della stabilità monetaria e della crescita reale ..

Attribuire al Parlamento europeo poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale, ..

Conferire alla Commissione Europea il potere di iniziativa legislativa sulle materie di cui allart. 3 del Trattato di Lisbona ..

Nella fase di attuazione, prima del suo scioglimento, assegnare al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo compiti di vigilanza sulle istituzioni europee per garantire il rispetto degli obiettivi e luso dei poteri stabiliti dai nuovi accordi.

Per quanto riguarda la trasposizione di questi miei convincimenti nel programma di Governo non posso che riferirmi al contenuto del paragrafo 29, pagine 53-55, del Contratto stipulato tra la Lega e il M5S, nel quale vengono specificati gli intenti che verranno perseguiti dal Governo che si va costituendo alla luce delle problematicità emerse negli ultimi anni; queste inducono a chiedere allUnione Europea la piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona, individuando gli strumenti da attivare per ciascun obiettivo” che nel testo che segue vengono specificati.

Anche per le preoccupazioni espresse nel dibattito sul debito pubblico e il deficit il riferimento dobbligo è il paragrafo 8 di pagina 17 del Contratto in cui è chiaramente detto che Lazione del Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico non già per mezzo di interventi basati su tasse e austerità – politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo – bensì per il tramite della crescita del PIL, da ottenersi con un rilancio della domanda interna dal lato degli investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno del potere di acquisto delle famiglie, sia della domanda estera, creando condizioni favorevoli alle esportazioni.

Spero di aver contribuito a chiarire quali sono le mie posizioni sul tema dibattuto e quelle del Governo che si va costituendo interpretando correttamente la volontà del Paese.

Sintetizzo dicendo : Voglio un’Europa diversapiù forte, ma più equa.

Paolo Savona

 

Quello che non tutti raccontano…e qualcuno dimentica !

(CdG Quello che il prof. Savona ha dimenticato di raccontare è una sua vecchia vicenda penale, quando il giudice per l’ udienza preliminare di Milano, Marco Maria Alma, emise ordinanza di rinvio a giudizio nei confronti di Piergiorgio Romiti, Paolo Savona  all’ epoca dei fatti rispettivamente amministratore delegato e presidente di Impregilo ed un revisore dei conti, Maurizio Serafini, indagati nel procedimento Imprepar-Impregilo relativo ai presunti reati di “aggiotaggio” e “falso in comunicazioni sociali” commessi da Impregilo.

Piergiorgio Romiti e Paolo Savona

La procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio per falso in bilancio e aggiotaggio n in relazione ai bilanci 20022003. La richiesta di processo inoltrata dal pubblico ministero, Eugenio Fusco, arrivava dopo che il giudice per le indagini preliminari, Caterina Interlandi, aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.

Il processo a Milano che vedeva imputato per aggiotaggio Paolo Savona venne dichiarato “chiuso per prescrizione del reato, proprio quella prescrizione che Lega e M5S vorrebbero debellare ! Secondo l’accusa, Savona e Romiti avrebbero comunicato false informazioni al mercato per alterare il valore delle azioni nelle sedute di borsa del 25 febbraio, del 10 marzo e del 30 dicembre 2003.

In aula successivamente nel corso del dibattimento processuale  il pm Eugenio Fusco venne costretto dalle norme di legge vigenti,  a chiedere l’applicazione della prescrizione. Le difese chiaramente non si opposero ed il prof. Savona si guardò bene dal rinunciare alla prescrizione e quindi e il Tribunale di Milano dovette dichiarare l’intervenuta prescrizione in base alla legge Cirielli, che aveva ridotto i tempi. E tutti si salvarono felici e contenti…




Partono in 34 Paesi europei i bonifici bancari “istantanei”, ogni giorno ad ogni ora

ROMA – I bonifici potranno essere eseguiti 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno all’interno di 34 Paesi del vecchio continente – la cosiddetta area Sepa – con accredito istantaneo. E’ la fine dei vecchi “tempi bancari”: Massimo 10 secondi, anche per operazioni internazionali, e la somma verrà prelevata dal conto di addebito e resa disponibile su quello del beneficiario. Tutto grazie a un progetto caldeggiato dalla Banca Centrale Europea, supportato dai maggiori istituti e pronto a entrare da domani nella fase operativa .

Sono diciotto gli istituti di credito  che offriranno questo servizio per primi tra i quali compaiono  tre gruppi bancari italiani: Intesa San Paolo e Unicredit, (compresa la controllata  Hypovereinsbank in Germania ) , ed il gruppo Banca Sella.  La somma massima inviabile per il momento sarà di 15 mila euro, ma il limite e anche la tempistica di esecuzione dei bonifici potranno essere modificati con semplici accordi bilaterali tra banche. Inoltre, al servizio sarà applicata una tariffa differenziata indicata in autonomia da ciascun istituto ma il tratto comune è un lieve sovrapprezzo.

Il progetto europeo ha iniziato a prendere piede nel 2014 attraverso la società Eba Clearing, detenuta dalle maggiori 51 banche europee,  fondata per promuovere network di pagamento accettati nello spazio economico dell’Unione Europea, analizzando il mercato delle transazioni e sostenendo che questo beneficerebbe di un approccio sovrannazionale e della disponibilità dei servizi 365 giorni l’anno.  Nello stesso tempo la Bce raccomandava l’istituzione di almeno un sistema di pagamento istantaneo operativo nello spazio dell’Ue. Un gruppo di venti soggetti specializzati si mise al lavoro, elaborando un modello di massima e fissando una road map triennale. Da gennaio del 2017 iniziò la fase di sperimentazione.

L’esperimento ha datto buoni risultati e il sistema di pagamento istantanei denominato Rt1, basato sulla tecnologia messa a punto dall’azienda italiana Sia, è pronto a partire, offerto da un primo nucleo di istituti bancari di nove Paesi europei. Eba clearing stima che oltre cinquanta banche europee saranno pienamente operative dalla metà del 2018. Per la fine dell’anno prossimo l’ipotesi è che i pagamenti istantanei siano resi disponibili da una rete bancaria cui fa capo circa l’80% del volume globale delle transazioni in area Sepa.

Una delle caratteristiche del progetto è l’ampiezza dell’area interessata. Servizi di bonifico istantaneo sono infatti attivi nel Regno Unito, in Polonia, Turchia, Svizzera, Svezia e Danimarca, ma ciascuno marcia su binari separati. A partire da questo mese le operazioni potranno progressivamente essere eseguite in tutti i Paesi dell’ area Sepa (Single Euro Payments Area), l’area unica dei pagamenti in euro che comprende 34 Paesi e abbatte i confini bancari, un po’ come Schengen ha abbattuto le frontiere. All’interno dell’area Sepa ci sono 19 Stati che hanno adottato la moneta unica, altri 9 che accettano pagamenti in euro, e 6 Paesi esterni all’area Ue, che però collaborano sul fronte bancario.

Ulteriori banche dovrebbero aggiungersi e offrire il bonifico istantaneo nell’arco del 2018. A partire da quelle che hanno sostenuto il progetto dalle prime battute: le italiane Banca Popolare di Milano e Monte dei Paschi di Siena e alcuni gruppi esteri fra i quali Deutsche Bank, Credit Agricole e Ing Bank.




Romani Prodi al processo Standard & Poor’s : “Nostro sistema debole su rating”

Schermata 2015-11-20 alle 08.30.04Quello che mi preoccupava e che mi preoccupa è la debolezza del nostro sistema di fronte a questo giudizio (cioè quello delle agenzie di rating, ndr) che deve essere inserito in un più robusto quadro normativo perché ha delle conseguenze sulla vita di un Paese“. E’ quanto ha dichiarato l’ex premier Romano Prodi deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. L’ex premier Romano Prodi è comparso in Tribunale a Trani per deporre come testimone al processo per manipolazione del mercato a Standard & Poor’s Corporation che è una società privata con base negli Stati Uniti che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings

Non so perché mi ha chiamato il magistrato – ha detto Prodima sono ligio al mio dovere di cittadino: se un magistrato chiama, io vado a rispondere”. L’ex premier che è arrivato puntuale in aula nell’orario concordato, si è risentito con il pm Michele Ruggiero per l’udienza non ancora cominciata e, soprattutto, dopo aver saputo che la sua testimonianza sarebbe stata resa come ultima sulle quattro previste. Ha quindi lasciato visibilmente seccato il Tribunale dove ha fatto ritorno successivamente. Prodi, che ha parlato in generale sulle agenzie di rating, ha però aggiunto di ritenere “che il giudizio di rating sia ancora molto serio”.

La deposizione e durata un quarto d’ora.. In precedenza era stata ascoltata il dirigente del Mef, Maria Cannata:”La chiusura del derivato con Morgan Stanley, con il pagamento di 3,1 miliardi di euro, – ha detto Cannata – non è intervenuta per il declassamento del rating. La clausola era indipendente dal rating“. La vicenda riguarda la clausola di estinzione anticipata (‘early termination’) dei contratti derivati, tramite la quale il ministero dell’Economia italiano, nel 2011, versò 2,5 miliardi di euro (ma Cannata ha detto oggi che furono pagati 3,1 miliardi) alla banca d’affari americana Morgan Stanley dopo il declassamento del rating italiano (da A a BBB+) da parte di S&P. Il pagamento era previsto da una clausola del contratto di finanziamento tra il Mef e la banca d’affari americana. Secondo la procura di Trani, il pagamento rappresenta “un forte elemento indiziario” a carico di S&P, che nel 2011 decise “illegittimamente e dolosamente” il declassamento “al solo fine di danneggiare l’Italia“.

Mario Draghi, attuale presidente della BCE la Banca Centrale Europea come risulta dal verbale, venne sentito sul pericolo di contagio del sistema finanziario italiano dopo un report di Moody’s, la cui posizione è stata archiviata. Tra le altre cose il governatore sottolineava che “la reputazione delle agenzie di rating è stata completamente screditata dall’esperienza del 2007-2008” e “una delle dichiarazioni del Financial stability board è trovare il modo per cui sia gli investitori sia i regolatori potranno farne a meno, comunque potranno avere meno bisogno delle agenzie di rating e dei loro giudizi”. Nell’udenza dello scorso 24 settembre, Giulio Tremonti l’ex ministro del governo Berlusconi, , affermò che “quello (il 2011) era un periodo di grande turbolenza che non è nemmeno venuta meno dall’intervento salvifico del governo Monti. Lo spread, infatti, rimarrà alto fino al luglio 2012. Difficile dire cosa abbia prodotto quel downgrade” deciso da Standard &Poor’s. “Sarò provinciale – concluse ironizzando, Tremontima se Angela Merkel mi dice che per l’Italia va tutto bene, per me questo è più importante di qualsiasi outlook”.

L’inchiesta, condotta dal pm  Ruggiero, è partita da una denuncia di Adusbef e Federconsumatori. La Procura ha invece rinunciato alla citazione di Mario Draghi come teste ritenendo che le dichiarazioni rese dall’attuale presidente della Bce durante l’interrogatorio del 24 gennaio 2011 siano sufficienti.

Morgan Stanley – contesta il pm Michele Ruggiero –  infatti è tra gli azionisti di Mc Graw Hill, il colosso che controlla Standard & Poor’s. Sulla stessa vicenda dell’estinzione anticipata dei contratti derivati, la procura di Roma ha ritenuto che la clausola è stata “in origine legittimamente apposta” ed è stata “legittimamente esercitata da Morgan Stanley nell’ambito delle sue facoltà contrattuali“. Per questo motivo la procura della capitale ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. “La mancanza di coerenza delle metodologie sul rating italiano da parte di S&P fu segnalata all’Esma dalla Consob perché si riteneva che vi fosse una possibile violazione del regolamento europeo. L’Esma però fu di diverso avviso e archiviò il procedimento“. Lo ha detto  Giuseppe Vegas, il presidente della Consob,  deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. Il rilievo – è emerso in udienza – fu però apprezzato dall’Esma che, successivamente, modificò il regolamento.

Il pm Michele Ruggiero ha annunciato che nella prossima udienza, il 10 dicembre, deporrà il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ed è prevista la presenza dell’ex premier Mario Monti.