Mariangela Danzì capolista M5S alle Europee indagata dalla Procura di Brindisi

ROMA – La capolista del M5S alle prossime Elezioni Europee nella circoscrizione Nord Ovest, Mariangela Danzì, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Brindisi in concorso con tecnici comunali e dell’autorità portuale e il presidente dell’Autorità portuale del Levante, per il reato di “invasione di terreni pubblici”.

L’indagine ruoterebbe attorno alla realizzazione di un varco dogane in area comunale. I fatti si riferiscono a quando la Danzì era sub commissario prefettizio al Comune di Brindisi. La donna al momento non avrebbe ricevuto alcuna informazione di garanzia. Il M5S, a quanto si apprende, si erge a giudice al posto della magistratura reale, e rende noto che non ha intenzione di ritirare Mariangela Danzì dalla corsa alle europee in quanto il suo coinvolgimento sarebbe in una “indagine irrilevante“.

La Danzì è tra le 5 donne indicate come capolista da Luigi Di Maio capo politico del M5S , nel suo caso per la circoscrizione Nord-occidentale nonostante sarebbe indagata dalla procura della Repubblica di Brindisi per un intervento eseguito dall’Autorità di sistema portuale per delimitare il circuito doganale. Il blog delle Stelle al termine della votazione degli iscritti sulla piattaforma Rousseau,  dove i votanti sono stati 20.541,  nella circoscrizione Nord-Occidentale, dove è stata proposta Mariangela Danzì, i SI sono stati 2553 e i NO 1446.

Il nome di Danzì è contenuto in un invito a comparire destinato a un altro indagato, il dirigente comunale Fabio Lacinio, che è stato invitato dal pm Raffaele Casto a rendere delle dichiarazioni. L’inchiesta è stata aperta nel 2019, come stralcio di un’altra indagine che ha riguardato il Porto di Brindisi.

A quanto si apprende, si riferirebbe a una riunione tecnica tra Comune di Brindisi e Autorità portuale indetta per risolvere un contenzioso amministrativo riguardante alcune opere, tra cui una recinzione dell’area portuale. Secondo quanto ipotizzato dalla Procura di Brindisi, il varco doganale realizzato dall’autorità portuale non sarebbe regolare perché costruito su terreno comunale.

Oltre alla Danzì sono indagati Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, Francesco Di Leverano dirigente dell’Autorità portuale, il direttore dei lavori Gianluca Fischetto, il dirigente comunale Fabio Lacinio, e i funzionari comunali Antonio Iaia e Teodoro Indini.




Uiltrasporti: “non è possibile rimandare le Autorità di Sistema Portuale”

 

CdG Claudio Tarlazzi UILSe il Ministro Delrio scegliesse di accettare l’opzione di deroga richiesta da alcune Regioni di rinviare gli accorpamenti dei porti nelle nuove Autorità di sistema portuale, gli scenari concatenati potrebbero essere solo 2” – afferma con una nota Claudio Tarlazzi Segretario Generale nazionale della Uiltrasporti, nella foto a sinistra che spiega – “Il primo riguarderebbe il mantenimento delle diseconomie determinate dai localismi, che in questi anni hanno ampiamente dimostrato di non sostenere lo sviluppo del Paese, che, invece, ha bisogno più che mai di integrare i porti con i territori e le altre modalità di trasporto e di realizzare opere che assumono valore in un contesto di esigenza nazionale”.

CdG delrioIl secondo scenario” – continua Tarlazzi – “sarebbe l’assenza di sviluppo di pezzi importanti della portualità del paese con gravi ripercussioni sull’economia nazionale, per il non finanziamento delle opere, penalità questa prevista per quei porti che decidono di astenersi dal partecipare alla riforma nazionale.  Da una parte lasciare impregiudicate situazioni che necessariamente vanno cambiate e dall’altra configurare alibi per non fare i necessari investimenti. Questo non è possibile!”.

Al netto dell’importante introduzione nei porti dello sportello doganale e di quello amministrativo” – aggiunge Tarlazzi – “verrebbe meno un pilastro fondamentale della riforma. Si era partiti di fatto per cambiar tutto, ma si finirebbe per non cambiare nulla, o quasi” – conclude il Segretario della Uiltrasporti.




Nuove querele in arrivo per l’ Assostampa di Puglia e FNSI

I nostri lettori ricorderanno sicuramente l’aggressione che il nostro quotidiano online ha ricevuto  il  9 agosto 2014 dall’ Assostampa di Puglia esattamente una settimana dopo l’avvio delle nostre pubblicazioni, regolarmente autorizzate dal Tribunale di Roma, nel cui registro della stampa è registrata la nostra testata giornalistica. La circostanza più paradossale fu l’attacco nei nostri confronti venne pubblicato ad uffici (chiusi per ferie) del sindacato dei giornalisti pugliesi, con cui si chiedevano alle Autorità degli interventi nei nostri confronti, come ad esempio il sequestro, la chiusura . Senza mai venire ascoltati da chi, a differenza loro,  la Legge la conosce ed è tenuta ad applicarla

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A seguito di tale iniziativa, abbiamo depositato attraverso la Polizia Postale delle Comunicazioni delle querele dinnanzi alla Procura della Repubblica di Roma nei confronti di questa associazione, cioè l’ Assostampa di Puglia, che ha giuridicamente e legalmente come unico scopo quello di tutelare e rappresentare i suoi iscritti nei confronti dei rispettivi editori e datori di lavoro. Ci risultano stati iscritti nel registro degli indagati il rappresentante legale dell’ Assostampa di Puglia  (all’epoca dei fatti Raffaele Lorusso, attuale segretario nazionale del FNSI) ed il giornalista-sindacalista che ad uffici chiusi dell’ Associazione, scrisse ed inserì in rete la diffamazione in questione, inviandola  addirittura all’ Agenzia ANSA.

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Anche questa volta come evidente atto di ripicca nei nostri confronti, dopo le nostre querele,  l’ Assostampa e la FNSI hanno emesso e pubblicato un altro comunicato stampa nel chiaro intento di danneggiarci   annunciando addirittura la costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento penale (che ancora non esiste !) nei confronti del nostro Direttore Antonello de Gennaro.  Ecco cosa scrivono i sindacalisti di “professione” sul loro sito per sindacalisti e disoccupati.

Il sindacato unitario ( o meglio unico n.d.r.) dei giornalisti coglie l’occasione per ribadire che l’operazione messa in piedi dal De Gennaro ha come unico obiettivo quello di danneggiare i colleghi del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania, quotidiano che ha sospeso le pubblicazioni nel marzo del 2014 e la cui testata è stata messa in vendita dal liquidatore allo scopo di soddisfare almeno in parte i creditori, a partire proprio dagli ex dipendenti. Questa vicenda deve anche interrogare l’Ordine dei Giornalisti sulla compatibilità di tali comportamenti con gli obblighi e con il decoro della professione, oltre che sull’opportunità di mantenere iscritto nei propri elenchi chi si fa scudo del tesserino per fare ben altro. In questo caso, parliamo di un signore che ha già alcune condanne passate in giudicato”.

Purtroppo (per loro) la Legge non ammette ignoranza, e quindi anche in questo caso verrano denunciati nuovamente alla Magistratura e dinnanzi al Tribunale Civile. Infatti questi diffamatori di professione non sanno, o meglio fanno finta di non sapere, che il nostro direttore Antonello de Gennaro ha due sentenze passate in giudicato per delle stupidi liti con dei vigili urbani, ma mai per “diffamazione a mezzo stampa” come invece altri autorevoli colleghi come Giorgio Mulè, Alessandro Sallusti, Marco Travaglio, Maurizio Belpietro, Vittorio Feltri, Bruno Vespa ecc.

Anche perchè il totale delle due condanne passate in giudicato a carico di deGennaro è di soltanto 8 mesi. A differenza del giornalista sindacalista Mimmo Mazza, come egli stesso ha documentato, si è salvato dalla condanna di 1° grado subita per brogli elettorali in occasione delle elezioni politiche, solo e  soltanto grazie all’intervenuta  “prescrizione”  in appello. E presto pubblicheremo tutte le carte della sua condanna in primo grado, lasciando ai lettori il diritto di essere informati, e di farsi la propria opinione.

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Schermata 2016-05-02 alle 16.10.48Sulla vicenda del “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania“, in cui si accusa che la nostra iniziativa  “ha come unico obiettivo quello di danneggiare i colleghi del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania”  – i sindacalisti di professione aggiungono –  “quotidiano che ha sospeso le pubblicazioni nel marzo del 2014 e la cui testata è stata messa in vendita dal liquidatore allo scopo di soddisfare almeno in parte i creditori, a partire proprio dagli ex dipendenti” dimenticano che gli editori di questa testata a loro molto cara…erano proprio i giornalisti che con la loro cooperativa editoriale fallita hanno incassato e dilapidato negli ultimi 10 anni oltre 27 milioni e mezzo di contributi pubblici a fondo perduto (Legge editoria) e cessato per sempre la loro attività editoriale con una massa (debiti) fallimentare di oltre 5 milioni di euro !

Dov’erano i “prodi “….sindacalisti, quando i giornalisti che fondarono il “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania”, utilizzarono la stessa testata del quotidiano “Corriere del Giorno Nuovo” e del “Corriere del Giorno” , quest’ultimo fondato nel 1947 da quattro giornalisti fra cui il padre del nostro Direttore ,  esistenti e registrati del loro giornaletto “di Puglia e Lucania” ?  Forse sarebbe più opportuno che questi sindacalisti si ricordassero di essere dei giornalisti innanzitutto, e di essere tenuti a parlare sulla base di fatti e documenti. Anche perchè risparmierebbero i soldi che dovranno pagarci per i danni subiti e subendi !

La Presunzione d’ innocenza.  Qualcuno spieghi a Martellotta, Lorusso e “compagnucci” vari del sindacato,  che la “Carta (ora Testo Unico) dei Doveri del Giornalista” (leggi QUI) contempla un dovere-diritto costituzionale: la PRESUNZIONE D’INNOCENZA e che non spetta a quattro sindacalisti che non contano nulla, emettere delle sentenze quando non c’è neanche un eventuale rinvio a giudizio !

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La memoria corta. Questi sindacalisti invece di difendere il loro “compariello” Mimmo Mazza  che ha richiesto un provvedimento a dir poco assurdo ed illegittimo nei confronti del nostro Direttore deGennaro, che ricordiamo nuovamente non è ancora un provvedimento definitivo….e si preoccupassero piuttosto di tutelare il lavoro degli iscritti disoccupati in Puglia.

Se vogliono fare i sindacalisti sul serio, si preoccupassero piuttosto di denunciare alla Magistratura (se ne hanno il coraggio) alle Autorità competenti che negli uffici stampa degli enti pubblici a Taranto e provincia (Comune di Taranto, Provincia di Taranto, ASL Taranto, Camera di Commercio, Autorità Portuale, Commissariato per le Bonifiche ecc.)  non lavora neanche un iscritto all’ ordine professionale, in violazione della Legge 150 che prevede l’obbligo di utilizzare per dette funzioni soltanto iscritti all’ Ordine dei Giornalisti !  Forse se questa gente lavorasse seriamente e realmente invece di “giocare” sui social network, sarebbe un bene per la categoria e probabilmente anche per se stessi

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I sindacalisti-giornalisti pugliesi ci fanno solo ridere. Dove sono, cosa fanno, mentre un quotidiano edito in Puglia, e cioè La Gazzetta del Mezzogiorno nella sua edizione di Taranto è scritto per la stragrande maggioranza da collaboratori esterni pagati a 7 euro lordi ad articolo ! Eppure in quella redazione vi è più di un sindacalista. O forse è meglio tacere in vista di qualche futura promozione… ? Senza tralasciare il Nuovo Quotidiano di Puglia dove ai collaboratori pagano qualche euro in più….! Su queste vicende però  l’ Assostampa di Puglia tace…..

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Il doppio lavoro degli iscritti. I “sindacalisti-giornalisti pugliesi si preoccupassero di vigilare piuttosto sui giornalisti dal “doppio lavoro”, come ad esempio Michele Mascellaro, attualmente sotto inchiesta disciplinare per le sue intercettazioni in merito al “processo Ambiente Svenduto” in cui si era messo al servizio di  Girolamo Archinà, il responsabile delle relazioni  esterne  dell’ ILVA sotto la gestione della famiglia Riva.  Mascellaro è attualmente un giornalista alle dipendenze del quotidiano (Taranto) Buona Sera edito dalla Cooperativa Sparta, ma nello stesso tempo fa anche l’ addetto stampa del gruppo Pd in consiglio regionale.

Il Gruppo del Pd con un comunicato stampa ha reso noto alcuni mesi fa di aver nominato ufficio stampa e collaboratoriin applicazione alla legge regionale 22 ottobre 2015 n. 29“. Il Partito democraticosi legge in una nota – “ha proceduto all’istituzione dell’ufficio stampa ed alla nomina di 12 collaboratori. Accogliendo l’invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’Ordine“. aggiungendo che “tra i vari curricula esaminati la scelta è ricaduta su Carmen Carbonara, Giovanni Dello Iacovo, Michele Mascellaro. La gestione dei social media – è ancora la nota del Pdè stata affidata all’esperto di comunicazione Giovanni Abbaticchio. Professionalità e rapporto di fiducia tra i criteri che hanno ispirato anche le altre nomine”.

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I “principi deontologici” calpestati. Come mai il Consiglio Territoriale di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia , nominato dal Presidente del Tribunale di Bari, tace su questa vicenda allucinante ? E dove è finito il precedente procedimento disciplinare a carico di Michele Mascellaro ? Per non parlare poi di un praticante iscritto per 5 anni nel Registro dei Praticanti quando la Legge lo consente solo per 3 anni….A questo punto ci rivolgeremo con un bell’esposto-denuncia al nuovo Presidente del Tribunale di Bari, unitamente alla Direzione Generale Affari Civili del Ministero di Giustizia (organo vigilante sui consigli regionali degli ordini professionali) per chiedere di accertare il rispetto delle norme di Legge e l’eventuale commissariamento dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia

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Se qualche sindacalista crede di farci paura con i suoi comunicati di minaccia, stia pur sereno. Sta solo perdendo il suo tempo: ci fanno solo ridere. Qualcuno dei “furbetti di Puglia” non ha capito che tutte le strade portano a Roma…e se ne accorgeranno nelle opportune sedi giudiziarie !

L’Ordine dei Giornalisti di Puglia “in sonno” ? Come mai l’ Ordine dei giornalisti pugliesi tace su questa vicenda ? E come mai non indaga su alcune testate giornalistiche pugliesi (a Bari e Taranto) che sfruttano i collaboratori con la promessa del tesserino da pubblicista calpestando tutte le norme di legge, comprese quelle fiscali. C’è addirittura un giornalista barese che organizza corsi di giornalismo non autorizzati, sfruttando i corsisti sulla propria testata giornalistica-quotidiano online. Ma meglio fare finta di niente, così si incassano nuove quote d’iscrizione all’ Ordine e la poltrona è salva…




La Prefettura di Taranto, Studio 100 e gli altri: tutte chiacchiere e distintivo

di Antonello de Gennaro

Sono a dir poco imbarazzato a dover scrivere sul destino di alcuni (pochi) colleghi che stimo a Taranto , come gli amici Baldacconi, Caputo, De Giorgi, Sebastio , ma chi fa questo mestiere deve pur farlo, e le notizie vanno date. Questa mattina si è tenuta una riunione in Prefettura a Taranto convocata dal Prefetto dr. Guidato, sulle preoccupanti situazioni economiche dell’emittente televisiva pugliese  Studio 100 di proprietà dei fratelli Gaspare e Giancarlo Cardamone da oltre 20 anni in  perenne crisi di liquidità finanziaria,  che questa volta secondo voci ben informate, sarebbe prossima alla chiusura. Il prossimo 4 maggio Studio100 (che nacque come radio nel 1976 )  compierà i suoi 40 anni .

nella foto Gaspare Cardamone

nella foto Gaspare Cardamone, editore di Studio100

Lo abbiamo già detto e scritto altre volte. Quando una voce dell’informazione chiude, è una sconfitta per tutti, compresi noi giornalisti. Ma non possiamo e non dobbiamo dimenticare, che le regole dell’economia e della sana impresa dicono che quando un’azienda non va bene, e non si è stati capaci di ristrutturarla e risanarla, è logico e conseguenziale che chiuda. Sopratutto quando quest’azienda è beneficiaria di contributi pubblici sull’emittenza televisiva.

Infatti da una verifica effettuata sul sito del Corecom Puglia, ente regionale che eroga i contributi all’emittenza locale,  abbiamo scoperto che Studio 100 percepisce mediamente contributi pubblici annuali a fronte delle dichiarazioni del proprio fatturato annuale che contribuisce a determinare punteggio ed ammontare del contributo, per importi superiori ai 2milioni di euro (1.482.808,75 nel 2014, 2.194.514,32 nel 2013, 2.794.903,08 nel 2012). Numeri questi implacabili che confermano come il fatturato di Studio 100 negli ultimi 3 anni, si sia progressivamente dimezzato.

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Siamo però anche a conoscenza che dei creditori si siano rivolti recentemente al Ministero dello Sviluppo Economico per incassare dei pignoramenti presso terzi autorizzati dal Tribunale di Taranto, si siano sentiti rispondere “ci spiace ma il contributo è già tutto pignorato dallo Stato“, così come siamo anche a conoscenza che i nostri colleghi avanzano stipendi da mesi, così come non viene pagato il personale tecnico e persino collaboratori esterni che conducono programmi televisivi sponsorizzati. E questo dice praticamente tutto sull’attuale situazione economico-finanziaria dell’emittente.

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Ora non si capisce a che titolo il Prefetto abbia convocato alla riunione odierna con l’editore di Studio 100, oltre ai soliti sindacalisti di settore (che come sempre non risolvono nulla !)  anche il Presidente della Provincia di Taranto, il presidente della Camera di Commercio di Taranto, l’ Autorità Portuale, la Confindustria Taranto. Ci mancava solo il solito Vescovo onnipresente con la sua inconsistente solidarietà. Cosa c’entrino e cosa possano fare queste Autorità ed Enti pubblici nessuno però riesce a capirlo. Peraltro i tentativi di alcuni politici di ottenere il salvataggio dell’emittente tarantina, grazie ad un “cavaliere bianco“, in quanto per salvare Studio 100 occorre una liquidità che solo due imprenditori in provincia jonica, non sono valsi a nulla. Entrambi i gruppi imprenditoriali contattati, ci risulta abbiano gentilmente manifestato il proprio totale disinteresse e quindi la non-disponibilità ad aprire il proprio portafoglio per sanare l’incapacità manageriale degli attuali proprietari.

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Giancarlo Cardamone co-editore di Studio100

Giancarlo Cardamone co-editore di Studio100

Un buon imprenditore in tutti questi anni, invece di lamentarsi perchè non riceveva pubblicità per la processione dei Misteri, avrebbe dovuto affidarsi ad una società di ristrutturazione aziendale, invece di cullarsi nella generosità (alcuni dicono un pò eccessiva e rischiosa) della BCC di San Marzano, onnipresente esageratamente sul video ( ed annesso sito web) dell’emittente televisiva, e facendo lavorare senza pagare i propri dipendenti. Come potrebbero partecipare  degli Enti pubblici al salvataggio dell’emittente televisiva, allorquando per Legge questa emittenza televisiva riceve già un sostanzioso contributo pubblico per l’emittenza locale ? E sopratutto, come mai il Prefetto Guidato non ha convocato gli stessi tavoli allorquando chiusero il Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (che non alcun collegamento con la storica testata tarantina fondata nel 1947) , Taranto Oggi, il magazine WeMag e l’emittente televisiva BlustarTV ?

un messaggio ricevuto

un messaggio ricevuto da un dipendente

Come potrebbero essere “indipendenti” quei giornalisti in un caso di salvataggio, con ulteriore eventuale denaro pubblico, nel fare il proprio lavoro ed occuparsi di questi Enti pubblici e dei loro vertici ?  Ai giornalisti di Studio 100, ai miei colleghi, mi permetto di dare un consiglio: state sereni. A volte si chiude una vecchia porta e si apre un portone nuovo. E questo giornale ne è la conferma e dimostrazione.

Leggere oggi nel documento della Prefettura, che Gaspare Cardamone l’editore di Studio100, abbia chiesto alla Prefettura di allargare il tavolo “anche ai soggetti pubblici ed economici che possano rendersi disponibili ad interventi tesi alla soluzione della crisi in cui versa il gruppo editoriale” è una vergogna. Se un imprenditore non è capace di fare il proprio lavoro, che lasci perdere. Non si può chiedere ad Enti pubblici ed economici di aprire ulteriormente il portafoglio (anche perchè lo vieta la Legge) .

La società editrice Studio 100 ci risulta essere socia di Confindustria Taranto, che chieda quindi all’ Associazione degli Industriali (Confindustria) di Taranto di trovare un altro editore o finanziatore. Ma lasciate perdere i soldi pubblici, che hanno altre priorità più importante, piuttosto che far giocare alcuni piccoli imprenditori locali a fare i “Berlusconi dei due ponti“.

Questa la nota pervenutaci da alcuni dipendenti della redazione di Brindisi di Studio 100, che per dovere di cronaca di seguito pubblichiamo integralmente:

“Noi senza stipendio da ottobre 2015”

“Il 24 dicembre 2015 il direttore responsabile di Studio 100 TV, Walter Baldacconi, comunica agli organi di informazione che il problema dei mancati pagamenti, «provocato soltanto dall’improvviso differimento a gennaio dell’erogazione del contributo statale», è stato risolto. A nome dell’azienda, Baldacconi si scusa «per le inevitabili ripercussioni in un periodo, quello natalizio, normalmente rilassante e sereno. Tutti gli altri impegni concordati in Prefettura con le organizzazioni sindacali avranno il loro naturale percorso».

Purtroppo, tali impegni non sono stati mantenuti neanche in minima parte. Quei 1000 euro bonificati ai dipendenti alla vigilia di Natale e disponibili il 28 dicembre erano a parziale copertura degli stipendi di agosto e settembre 2015: questo non lo ha scritto e detto nessuno. Da allora – nei primi giorni del mese di febbraio – tutti i dipendenti hanno ricevuto 500 euro come saldo dello stipendio di ottobre 2015.

Da quel momento più nulla, per alcuni almeno. Sembra che la banca, a causa delle scarse disponibilità del conto aziendale, faccia partire alcuni bonifici e altri no, l’azienda spiega in questo modo il perché alcuni ricevano l’acconto stipendio prima di altri. Resta il fatto che da gennaio ad oggi (7 marzo 2016) molti dipendenti hanno ricevuto solo 500 euro. Rimangono quindi congelati gli emolumenti di novembre, dicembre, della tredicesima, di gennaio e tra qualche giorno di febbraio 2016. Stipendi considerevolmente ridotti per il contratto di solidarietà in vigore dal mese di luglio 2015 al 31 dicembre 2015 e rinnovato ora fino al 30 giugno 2016.

I sindacati avevano ribadito la loro “totale indisponibilità a rinnovare gli ammortizzatori sociali in scadenza il 31 dicembre, stante la palese, documentata e reiterata inaffidabilità del nostro interlocutore”.

E dunque, dopo la proprietà anche i sindacati non mantengono la parola: hanno rinnovato l’estensione degli ammortizzatori sociali senza dare alcuna comunicazione ai dipendenti, rimasti all’oscuro di tali accordi. Ricordiamo che alcuni giornalisti e tecnici della redazione di Brindisi vantano crediti salariali medi di 15mila euro (tra i 10 e i 30 mila) maturati dal 2011 al 2014. E, come se non bastasse, il rimborso del contributo di solidarietà, erogato dal Ministero dello Sviluppo Economico, è tuttora bloccato a causa di una denuncia presentata all’ispettorato del lavoro.

Mercoledì prossimo (cioè oggi 9 marzo 2016) ci sarà l’ennesimo confronto tra le parti sindacali e l’azienda per capire come procedere. Alla luce dei fatti, senza stipendio da ormai 5 mesi, senza il rimborso del contratto di solidarietà, senza il contributo statale per l’emittenza locale (bloccato da un ricorso), senza un piano aziendale e senza che la proprietà comunichi alcun che ai dipendenti, il futuro di Studio100 sembra insostenibile. Ad oggi due collaboratori della redazione di Brindisi hanno dato le dimissioni per giusta causa, a fronte di una situazione debitoria ormai insopportabile. E’ questo il futuro che si prospetta per i restanti 7 dipendenti e per le loro famiglie?“
 
 
 



Nel Porto di Taranto. Insieme. Lo Ionian Shipping Consortium prende il volo

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nella foto l’on. Michele Pelillo

Il nuovo consorzio di operatori del porto di Taranto, Ionian Shipping Consortium, costituitosi nello scorso agosto, e già molto attivo,  ha salutato gli amici e un buon numero di imprenditori, esponenti del mondo politico e sociale e professionisti in una serata di gala presso la  Masseria Bagnara di Lizzano. Un’occasione per fare il punto della situazione a pochi mesi dalla costituzione del consorzio, che si propone, in controtendenza con l’attuale stagnazione dei traffici marittimi ionici, di fornire una base per la costituzione di un vero e proprio cluster portuale, sulla scorta di quanto esiste in ciascun porto nazionale ed europeo di rilievo, tra operatori qualificati ed autenticamente radicati sul territorio, in grado di sostenere con rinnovato dinamismo ed ottimismo, nel rispetto del ruolo imprenditoriale, le iniziative poste in essere dalle Istituzioni locali ed altri attori pubblici per il rilancio della nostra area portuale.

Schermata 2015-09-30 alle 03.15.04Anche il vivace confronto con la grande committenza privata e pubblica non può che essere la dimostrazione di un nuovo modello di lavoro che ha già portato cospicui risultati. Finalmente nel campo portuale c’è lavoro per Taranto, per le sue aziende e per i suoi lavoratori. Finalmente si esce, anche con i preventivati ostacoli, da una concezione monopolistica e si inaugura la stagione della competizione fondata sulla legalità, sulla trasparenza e sul merito. Quello dello “Ionian Shipping Gala” vuole diventare per gli organizzatori, un appuntamento annuale dove oltre al piacere di condividere risultati e tendenze, sarà possibile confrontarsi sulle dinamiche in atto e sulle prospettive di sviluppo della portualità ionica.

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nella foto Rinaldo Melucci e Nicla Pastore

Nel suo intervento di saluto, il Presidente del Consorzio Rinaldo Melucci ha rilanciato sulla necessità di traguardare anche un risultato “culturale” come obiettivo del consorzio. Per Taranto la portualità non deve essere elemento collaterale ma deve diventare davvero centrale alimentando così quella identità marittima spesso emarginata.

Nel corso della piacevole serata condotta della brava collega Nicla Pastore, al suo microfono si sono succeduti oltre ai rappresentanti delle aziende consorziate ,  anche l’ On. Michele Pelillo capogruppo del Pd nella Commissione Finanze alla Camera dei Deputati, il Presidente di Confindustria Taranto Enzo Cesareo ed il Commissario dell’Autorità Portuale Prof. Sergio Prete.

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nella foto, i soci e lo staff dello Ionian Shipping Consortium

In tutti gli interventi attenzione e condivisione ma anche la speranza che la provocazione lanciata dalla Consorzio possa diventare “virale” coinvolgendo altri settori economici del nostro territorio. Ci auguriamo che il claim “Nel Porto di Taranto. Insieme.” scelto dallo  Ionian Shipping Consortium sia davvero profetico. Taranto ed il suo porto hanno bisogno di una ripresa economica.




Sportelli (CCIAA Taranto): “Il Governo Renzi sia coerente Taranto deve restare Autorità portuale”

 

di Luigi Sportelli*

Il porto di Taranto è uno dei 14 Core Ports individuati in funzione dei quattro corridoi Ten-T (Trans European Network–Transport) che attraversano l’Italia. E’ compreso nel corridoio strategicamente più rilevante per il nostro Paese, quello scandinavo-mediterraneo che parte dal Brennero, scende fino a Napoli e si biforca verso Palermo e Taranto. Di Taranto e del suo porto si sono occupati in più occasioni gli ultimi governi. L’esecutivo ed il Parlamento in carica sono intervenuti, anzi, in maniera ancora più convinta e incisiva dei predecessori con la legge 20/2015 che, all’articolo 7 parla espressamente del porto di Taranto riconoscendone la centralità e la strategicità in virtù degli interventi di potenziamento e di ammodernamento infrastrutturale di cui è beneficiario.

Come è noto il Governo, in attuazione del suo programma di riforme, sta procedendo alla ridefinizione del Piano strategico nazionale della portualità e della logistica. Il ministro Delrio ipotizza un nuovo modello di governance che supera le attuali Autorità portuali, prevedendo la creazione di Autorità di Sistema Portuale (Adsp) in numero non superiore a quello dei Core Ports. Si apre, quindi, una partita molto delicata e importante che riguarda la definizione degli ambiti e delle sedi delle Autorità di Sistema Portuale.

nella foto il Cav. Luigi Sportelli

Escludere Taranto dalle sedi delle Autorità di sistema sarebbe una scelta non condivisibile, incomprensibile e contraddittoria nei confronti delle stesse decisioni sinora attuate dal Governo. Non avrebbe senso, infatti, aprire il Tavolo Istituzionale Permanente nel quale si discutono nuove ipotesi di sviluppo per il capoluogo ionico e, contemporaneamente, declassare il porto ionico con una scelta che penalizzerebbe la portualità e l’intero sistema logistico, asset strategici per il rilancio dell’economia ionica.

Per Taranto sarebbe un’ulteriore penalizzazione in tema di mobilità che già vede la nostra provincia già fortemente colpita da carenze del sistema stradale (l’autostrada si interrompe a 20 km da Taranto), ferroviario (esclusione dall’alta velocità) e addirittura aeroportuale con l’inspiegabile e non condivisa chiusura del nostro grande aeroporto intercontinentale ai voli L’auspicio della Camera di commercio di Taranto è, quindi, quello che il Governo adotti scelte coerenti con i suoi stessi atti, con le linee programmatiche dell’Unione europea e con i traffici sviluppati da ciascuno scalo, riconfermando il ruolo che compete ad un grande porto come quello di Taranto e la sua strategicità in ambito nazionale ed internazionale.

  • Presidente Camera di Commercio di Taranto



La Cisa, Tamburrano e la “macchina del fango”

di Antonello de Gennaro

Non è piacevole criticare un collega, ma a volte tocca farlo, nella speranza che la critica venga interpretata come “costruttiva” e non come un atto di presunzione. E’ il caso del giornalismo del Nuovo Quotidiano di Puglia “firmato” Michele Montemurro,  sulla vicenda della Cisa di Massafra.

Come non dare ragione al presidente della Provincia di Taranto quando parla di un “giornalismo vergognoso“, dopo aver letto le carte in questione ? Ci spiace constatarlo ma ha ragione proprio Tamburrano. Avere un figlio (vedi Donato Dilonardo) socio in una società  con Antonio Albanese sarebbe un conflitto d’interessi qualora questo figlio fosse socio nella Cisa. Ma così non è ! Ed è quindi un diritto di chiunque,  avere delle partecipazioni azionarie in altre attività che non sono quelle per cui l’ing. Martino Dilonardo era chiamato a dare il suo consenso, che risulta essere stato sottoscritto sulla base di documentazioni che sono state consegnate per conoscenza dalla Cisa anche alla Guardia di Finanza ed al Noe dei Carabinieri i quali, come confermato anche da Tamburrano e Dilonardo in conferenza stampa, e verificato direttamente dal sottoscritto, non hanno trovato alcun rilievo ostativo o violazione di Legge. Quindi di che conflitto parla Montemurro ?

CdG macchina fango

Sarebbe molto interessante vedere e leggere Montemurro ed i colleghi del Nuovo Quotidiano di Puglia all’opera “giornalistica” (e c’è tanto materiale di cui occuparsi….) anche sulla presenza della Cementir a Taranto, società di proprietà del suo editore e datore di lavoro Gruppo Caltagirone ed i suoi affari con l’ ILVA e l’ Autorità Portuale . O forse non se ne occupano, autocensurandosi , avendo paura di rischiare il posto di lavoro al Quotidiano ?

La determina dirigenziale firmata dall’ ing. Dilonardo, peraltro è un atto amministrativo che è cosa ben diversa da una delibera (come ha sostenuto nei giorni scorsi il Quotidiano) e nel caso in questione era un “atto dovuto”. Nel suo ennesimo attacco di ieri di Montemurro al Presidente della  Provincia di Taranto, non si legge nessun riferimento alla circostanza… che il Comitato consultivo è stato voluto proprio da Tamburrano, e che i suoi predecessori alla Presidenza della Provincia si erano ben guardati dal nominare !

Il “prode” eroico…. giornalista del Quotidiano peraltro stranamente si dimentica, e da tempi non sospetti… (appena 8 mesi) che nei corridoi della Provincia di Taranto “circola” senza alcun motivo e ruolo,  Luigi Romandini , accusato dalla Procura della Repubblica di Taranto, di aver intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio economico all’imprenditore Vito Fasano (condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione) l’ 84enne, napoletano trapiantato a Taranto molti anni fa,  in qualità di rappresentante legale della  RARE srl società che, secondo il dr. Pietro Argentino procuratore aggiunto della Procura di Taranto, avrebbe effettuato a suo tempo  “attività di raccolta recupero e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da materiale edile, da scavo ferroso, sabbia e fresato stradale per un quantitativo superiore a 85mila tonnellate in mancanza della prescritta autorizzazione” ottenendo in tal modo previa presentazione di documentazione “taroccata” alla Provincia di Taranto,  un illecito vantaggio economico.

Come mai Montemurro non si è mai occupato della responsabilità addebitata a Luigi Romandini  dalla Procura della Repubblica di Taranto e riconosciuta dal collegio giudicante del Tribunale che lo ha condannato (leggi QUI) per aver rilasciato alla società del Fasano, attraverso una determina dirigenziale “autorizzazione allo scarico delle acque meteoriche con il metodo della  subirrigazione“. Tutto ciò però presentava delle illegalità, in quanto “l’istanza di rinnovo fosse stata presentata oltre il termine previsto dalla normativa” e la circostanza non irrilevante (in realtà fondamentale) che l’impianto della società RARE srlnon fosse idoneo a a captare l’intera massa delle eventuali precipitazioni piovose” e che non tutta “l’aerea aziendale fosse dotata di di pavimentazione e di un idoneo sistema di canalizzazione a raccolta delle acque meteoriche, disattendo anche le prescrizioni del Comitato Tecnico“ ?

Schermata 2015-08-27 alle 00.06.14Caro Montemurro,  forse è più facile attaccare una persona per bene come l’ing. Dilonardo e dimenticare persone condannate e sospese dal ruolo e funzioni pubbliche come Luigi Romandini ? Come non definire a dir poco “equivoca” la presenza di Romandini alla conferenza stampa, ed inquietante vederlo parlottare nel corridoio con qualche giornalista sempre a caccia di “veline” e spifferi di corridoio ….?

Devo rendere onore alla cronaca giornalistica  di Francesco Casula (da me spesso “pizzicato” in passato) che nel suo resoconto sulla Gazzetta del Mezzogiorno ha raccontato esattamente quanto è accaduto. Senza faziosità. Riportando la dichiarazione eloquente di TamburranoContro di me la macchina del fango. Sono a posto con la coscienza per rispondere a tutte le ulteriori bufale“. E spiegato nel dettaglio la vicenda, confermando un’attenta oculata lettura delle documentazioni consegnate alla stampa dal Presidente della Provincia di Taranto. Devo solo rimproverargli di aver fermato, per ben due volte il suo “mentore” e collega Mazza, bloccandolo nella sua aggressione al sottoscritto. Se fosse stato fermo mi avrebbe consentito di avvalermi del diritto di legittima difesa e  di poterlo fare dinnanzi agli occhi dei Carabinieri. E così la Gazzetta del Mezzogiorno  avrebbe portato a casa finalmente  un’ “esclusiva”, e Di Leo avrebbe potuto esprimere una nuova “solidarietà”, questa volta al suo rappresentante sindacale…

Come si fa non essere capaci di leggere e capire che la determina dirigenziale firmata dall’ ing. Dilonardo era un atto “dovuto” in adempienza a quanto previsto da una Legge Regionale ed una Legge Nazionale, e puntualmente rispettato dalla Cisa di Massafra ? Se il collega Montemurro avesse letto meglio la determina e gli allegati e se li fosse fatti spiegare da qualcuno più competente di alcune “manine”….avrebbe potuto capire che la società di Antonio Albanese, ancora una volta ha rispettato “puntualmente” le norme di Legge. Infatti la Cisa una volta verificato attraverso i rivelatori radiometrici, l’eventuale presenza di materiale radioattivo, fra i rifiuti da smaltire,  grazie al monitoraggio effettuato dalla società specializzata “Nucleco“, quest’ultima provvederà a trasferire e consegnare gli eventuali rifiuti radioattivi ad altri impianti autorizzati a smaltire questi tipo di rifiuti. Che  quindi non vengono trattati all’interno degli stabilimenti della Cisa a Massafra.

CdG macchina_del_fangoE vogliamo parlare poi anche della presenza (inutile) del giornalista Angelo Di Leo, disoccupato in cassa integrazione, il quale  dopo aver fatto da “ventriloquo-portavoce” alla consigliera regionale Annarita Lemma (un’ ex Pd area Civati) , recentemente trombata alle ultime Regionali dal responso degli elettori, pur essendo la capolista, adesso cerca di fare il “capopopolino” illudendosi di scrivere su un giornale, utilizzando e scrivendo in realtà solo e soltanto su una “paginetta” (dal nome infelice che ricorda non pochi suicidi) su Facebook. Così come inutile a dir poco… (non ha scritto una sola parola !) era la presenza alla conferenza stampa del giornalista-sindacalista-novello ambientalista Mimmo Mazza, il quale invece di limitarsi a fare il giornalista, ed il sindacalista di poco successo….come comprovano le vicende del  Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (che non ha alcun collegamento alla nostra testata storica) , di Studio 100, di Taranto Oggi, ha ben pensato all’uscita del Palazzo della Provincia, di aggredirmi e diffamarmi in presenza di una pattuglia di Carabinieri  venendo ripreso dalle telecamere della Prefettura, continuando nella sua reiterata attività di diffamatore seriale e stalker nei miei confronti, comportamenti dei quali risponderà dinnanzi alla Magistratura di Taranto e di Roma.

Concludendo, una domanda ai colleghi di Quotidiano: a chi vi riferite quando parlate di “quelli delle interviste inginocchiate, non sono giornalisti ma più volgarmente lacchè. Sarebbe più corretto fare i nomi ed i cognomi. Troppo facile fare allusioni… anche se vi confesso che abbiamo in molti un’idea (o meglio, quasi una certezza) sull’identità del “lacchè” in questione !




TCT in liquidazione a rischio il lavoro di 500 persone nel Porto di Taranto

TCT, Taranto Container Terminal, la società portuale controllata da Hutchinson, Evergreen e gruppo Maneschi, ha deciso la messa in liquidazione della società che gestiva il molo polisettoriale di Taranto . A rischio il futuro di oltre 500 lavoratori che erano stati collocati in ferie forzate, addirittura via SMS,  dopo il 28 maggio scorso,  data in cui è scaduta la cassa integrazione straordinaria.

CdG porto Taranto

La mediazione del governo, che  più volte aveva sollecitato un rilancio dello scalo, non è bastata . Sulla decisione della società gravano i ritardi accumulati nel rifacimento delle infrastrutture del porto, causate dai diversi contenziosi giudiziari in piedi. Adesso  la concessione del terminal tornerà all’Autorità portuale, presieduta dall’avvocato Sergio Prete, scaduto nel suo incarico e probabilmente in via d’uscita, la quale dovrà cercare nuovi operatori.

Tutto ciò accade a distanza di un mese (il 17 giugno prossimo – n.d.r.) da un vertice a Palazzo Chigi che era stato fissato precedentemente .




Il viceministro Bubbico tranquilizza Taranto. “I profughi libici a Taranto solo poche ore”

Come annunciato ieri dal Corriere del Giorno, il governo Renzi in tema di immigrazione, in relazione alla gestione dei  flussi in arrivo probabilmente dalla Libia, ha predisposto un piano strategico che vede il porto di Taranto, come il primo «contatto» tra i migranti e l’Europa. Il viceministro Filippo Bubbico ha espresso la propria tranquillità dichiarando di non temere ripercussioni sulla sicurezza in città ed ha precisato che l’area di arrivo degli eventuali profughi nello scalo ionico sarà ben protetta e vigilata. Infatti, non a caso le caratteristiche che sono state richieste dal Ministero dell’ Interno all’Autorità portuale e alla Capitaneria di porto di Taranto sono proprio relative ad un’area completamente isolata. Peraltro l’hub pugliese per l’identificazione di 500 persone che avranno una permanenza non superiore a 72 ore non sarà l’unico.

CdG immigrati libici

Bubbico ha spiegato che il porto di Taranto è stato scelto “perché geograficamente è meglio predisposto, non ci sono altre ragioni. E voglio rassicurare tutti che resteranno a Taranto solo un numero limitatissimo di ore. Sulla sicurezza abbiamo dato disposizioni precise sulla scelta dell’area che dovrà essere completamente isolata. I migranti non verranno in contatto con la città: via mare arriveranno nell’hub, qui saranno identificati e valutate eventuali richieste di asilo politico. Poi saranno trasferiti in altre regioni”. In merito alla possibile reazione della città di Taranto, già sottoposta a non poche pressioni di natura sociale ed ambientale , il vice ministro all’ Interno ha detto “precisiamo subito che il nostro primo obiettivo è quello di identificarli e valutare lo stato di asilo prima ancora che giungano in acquee europee. Questo meccanismo di identificazione sarà utilizzato con tutti i barconi su cui sarà possibile intervenire. Questa è una decisione che riguarda non solo l’Italia ma l’Europa. Poi, vista la gravità della situazione in Libia, il nostro Paese ha il dovere di valutare anche una gestione dei flussi che dovremo necessariamente far arrivare sulle nostre coste. Sia chiaro che non vogliamo penalizzare nessuno, infatti ci sarà un centro in ogni regione. Abbiamo bisogno di fare questa scelta per garantire un’accoglienza a quelle popolazioni. Poi, in base alle loro caratteristiche, da Taranto li sposteremo nel resto d’Italia”. Quindi nessun problema di sicurezza od invasione di altri extracomunitari per la città di Taranto. Come la città al collasso economico spera e si augura.

Perplessi invece alcuni rappresentanti locali di organizzazioni umanitarie intervistati oggi dal Corriere del Mezzogiorno (l’inserto pugliese al Corriere della Sera n.d.r. ). “Noi siamo pronti per quanto di nostra competenza – dice Domenico Amalfitano, presidente del comitato provinciale della Croce Rossa – ma ho qualche dubbio che il soggiorno si limiti a tre giorni. Occorre una seria organizzazione per disciplinare il flusso in arrivo e partenza dei migranti e mantenere il ritmo. La Croce Rossa, in ogni caso, è pronta a dare il suo contributo anche perché Taranto è diventata sede del nucleo di sanità pubblica, mediante una convenzione con il ministero della Salute, che non significa solo assistenza sanitaria a chi arriva dall’Africa ma anche presenza specializzata per la tutela della salute dei cittadini rispetto al fenomeno dell’immigrazione”.

CdG porto tarantoMolto perplesso e scettico invece don Nino Borsci, responsabile della Caritas. “Speriamo che l’ Isis non si sposti a Taranto“. Una preoccupazione, ironica ma seria, di un parroco in prima linea nell’accoglienza dei migranti. “Non conosciamo ancora i dettagli di questa operazione ma io sono scettico. Sono naturalmente favorevole all’accoglienza di chi scappa da guerre e miseria – dice – ma non credo che tutto possa ricadere solo sulle spalle di Taranto che è una città non certamente ricca, nella quale non c’è un grande benessere e molti sono i disagi sociali. Abbiamo già tante difficoltà, ne abbiamo avute con la precedente ondata di migranti e ora si profila l’ipotesi di diventare il primo e principale centro di riconoscimento e smistamento d’Italia per il quale bisogna essere certi di avere strutture adeguate all’ospitalità dopo lo svuotamento dell’hub. A Taranto ci sono ancora persone che dovevano rimanere al massimo due tre mesi e sono qui dal giugno scorso”. A questo riguardo aggiunge che, al contrario, “occorre aumentare i centri di accoglienza per alleggerire l’impegno di chi è vicino ai punti di sbarco. Io spero che, se sarà realizzato l’hub, non crei ulteriori problemi al nostro già complicato lavoro di gestione dei migranti rimasti e dei nuovi che arriveranno”.

Ieri in Prefettura si è svolta una riunione delle varie associazioni impegnate nell’accoglienza per fare il punto alla vigilia degli annunciati nuovi sbarchi in Italia di decine di migliaia di persone in arrivo dalle coste dell’Africa. “Mi domando, inoltre – aggiunge don Nino Borsci –  se questa iniziativa non finirà per compromettere le speranze di rilancio del porto di Taranto ora che i primi cantieri si stanno aprendo“.

Ad essere a dir poco perplessa è anche Simona Fernandez, dell’ organizzazione Salam che gestisce  una serie di strutture di accoglienza e dice “Io credo che Taranto sia in grado di gestire e di smistare 500 persone ogni tre giorni ma è tutto ancora da costruire. Non solo la struttura sede delle operazioni e dell’ospitalità temporanea, ma soprattutto il retroterra organizzativo per i successivi smistamenti. Servirà il coinvolgimento e il lavoro di figure specialistiche in grado di operare, tra l’altro, in un’area portuale con la presenza di militari e occorrerà certamente la disponibilità di posti in altri centri nei quali trasferire i temporanei ospiti di Tarantini altrimenti la permanenza durerà oltre i tre giorni previsti con pericolosi ingolfamenti” che conclude  “La scelta è dettata – spiega – probabilmente dalla necessità di intensificare i controlli di quanti arrivano dalla Libia in un periodo in cui il rischio terrorismo aumenta. Le maglie devono diventare più strette e le operazioni di identificazione hanno una forte valenza legata alla sicurezza”.

 




Il porto di Taranto luogo di accoglienza per i profughi dalla Libia

CdG porto tarantoIl Ministero dell’ Interno ha deciso di realizzare un hub di identificazione di immigrati  presso il porto di Taranto, affinchè si possa accogliere i profughi previsti in arrivo dalla Libia  per i prossimi mesi. Alcuni giorni fa è  arrivata dal Viminale la richiesta di individuare un’area a Taranto  che possa ospitare i profughi in arrivo dalla Libia per un periodo massimo di tre giorni, motivo per cui l’ Autorità portuale e la Capitaneria di Porto di Taranto sono al lavoro da venerdì scorso per indicare la scelta del luogo su cui fare sorgere il centro.

Sebbene l’Autorità portuale non abbia ancora una richiesta ufficiale da parte del ministero – ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno il presidente dell’Authority, Sergio Prete – stiamo valutando diverse ipotesi ma non sappiamo ancora con certezza quali criteri debba rispettare e quali caratteristiche debba avere questa struttura“.




La lettera a Renzi per un accordo quadro sulla “questione Taranto”

Schermata 2014-12-12 alle 03.55.43Questa la lettera inviata dai vertici tarantini al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

 

 Al Sig.Presidente del Consiglio  dei Ministri

           Dott. Matteo Renzi

            Palazzo Chigi – ROMA

 

 “Gentile Presidente,

la Città di Taranto, per la presenza del più grande stabilimento siderurgico d’Europa e di una realtà portuale considerata strategica a livello nazionale ed europeo, è al centro dell’attenzione del Suo Governo che si accinge a varare, nelle prossime ore, un Decreto Legge sulle azioni da adottarsi proprio in favore dello stabilimento ILVA per un futuro certo di rispetto dell’ambiente, della salute e del lavoro.


In questi ultimi anni è stata posta con forza la “Questione Taranto” nella sua complessità, portandola alla ribalta non solo governativa ma finanche coinvolgendo il Parlamento Europeo. Abbiamo registrato con favore i Suoi costanti richiami all’importanza strategica, per il nostro sistema Paese, della realtà produttiva del territorio tarantino.

 Ed è proprio in questo solco di riconoscimento governativo che oggi, come Istituzioni locali, forze sociali, economiche, produttive e sindacali, avvertiamo l’ineludibile esigenza di richiedere e sollecitare, con grande fermezza, forti della coesione sociale, pur se caratterizzata talvolta da divergenze di posizione, che da parte del Suo Governo vi sia un concreto rilancio delle azioni positive in favore di questo territorio.

 Iniziative governative che puntino con risolutiva decisione sull’ambientalizzazione dell’acciaieria Ilva, sulla riqualificazione dello stabilimento, sul rilancio del porto, sul mantenimento dei livelli occupazionali, sulla qualità della vita e dell’ambiente, quali fattori portanti per il futuro del nostro territorio, ma anche di sostegno e rilancio del Pil nazionale.


Schermata 2014-12-12 alle 03.55.57In questo contesto è avvertita l’esigenza di una inversione dei termini del rapporto che l’ILVA ha con la Città, facendola ritornare parte di essa, ossia di risorsa per l’intero territorio ionico in termini di occupazione, di innovazione e di modello europeo e mondiale di siderurgia davvero eco-compatibile.

 Proponiamo, quindi, nell’azione incisiva che si chiede al Governo di approvare un Accordo Quadro che comprenda nella sua totalità e complessità, le risoluzioni a tutti i problemi che sta vivendo il territorio ionico, valorizzando le reali potenzialità della nostra realtà quali: l’infrastruttura portuale, retroportuale ed aereoportuale , il polo industriale, il recupero e la valorizzazione della Città Vecchia, la cantieristica dell’Arsenale Militare, la valorizzazione dei beni archeologici, il potenziamento dell’offerta universitaria ai giovani, il tutto in un’ottica di crescita socio-economica e di creazione di nuovi posti di lavoro, in grado di fronteggiare la sempre più crescente fascia di inoccupati: insomma, una sfida per il Governo che, grazie al suo Presidente, potrà ed auspicabilmente saprà trasformare una sofferenza in una opportunità. In definitiva, un esempio di buon governo per la Nazione e per l’intera Europa.”

 Taranto, lì 11.12.2014

Il Sindaco – Dr.Ippazio Stefàno

Il Presidente della Provincia – Dott.Martino Tamburrano

Il Presidente dell’Autorità Portuale – Avv.Sergio Prete

(p.s. hanno aderito alla presente missiva i seguenti organismi territoriali:Camera di Commercio;Confindustria;Confcommercio;Confartigianato;OO.SS.Confederali Territoriali CGIL-CISL-UIL e UGL)