Mazzette ai magistrati: ecco come funzionava il "sistema Nardi-Savasta"

ROMA – Si estende l’inchiesta sul sistema di corruzione giudiziaria messo in piedi dai magistrati Nardi e Savasta arrestati lunedì’ mattina per decisione della Procura di Lecce. Anche altri imprenditori, oltre a Flavio D’Introno e Luigi D’Agostino, avrebbero oliato il “sistema” che vigeva negli uffici giudiziari di Trani.

i magistrati arrestati Savasta e Nardi

E nel palazzo di giustizia di Trani che l’ex giudice per le indagini preliminari Michele Nardi e l’ex pubblico ministero Antonio Savasta, entrambi incredibilmente trasferiti dal Consiglio Superiore della Magistratura in servizio presso il Tribunale e la Procura di  Roma, avevano impianto il loro “sistema” di corruzione.
Nell’ordinanza del gip leccese Giovanni Gallo che lunedì ha fatto finire in carcere Nardi, Savasta e il poliziotto Vincenzo Di Chiaro è venuto alla luce la struttura di un sistema di corruzione che imperversava da tempo, grazie ad omissioni, se non proprie e vere collusioni, presenti all’interno degli uffici giudiziari di Trani.
L’ ordinanza del Gip è pieno di “omissis”, cioè di evidenze coperte dalla Procura di Lecce per tutelare lo sviluppo di ulteriori filoni d’indagine, e non poche novità potrebbero arrivare per i magistrati inquirenti della procura di Lecce, dagli interrogatori dei principali indagati, che cominceranno domani a Lecce.
Oltre ai tre soggetti colpiti dalle misure cautelari  verranno interrogati anche gli avvocati Simona Cuomo del Foro di Bari , “enfant prodige” dello Studio legale Sisto,  e di Ruggiero Sfregola colpiti da un provvedimento giudiziario di interdizione dall’esercizio della professione per un anno,  e l’imprenditore Luigi D’Agostino il quale è stato colpito dal divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale e degli uffici direttivi delle imprese per un anno.
Le persone indagate nell’inchiesta coordinata dal procuratore Leonardo Leone de Castris e dalla pm Roberta Licci e condotta dai Carabinieri, in totale sono 18.
Il sistema Nardi viene così definito dal Gip di Lecce: “È un soggetto sempre alla ricerca di imprenditori facoltosi in difficoltà, ai quali dispensare i propri consigli giuridici, che rapidamente si trasformano nell’offerta di scorciatoie giudiziarie, ovviamente dietro lauti compensi“. Un sistema di corruzione che viene illustrato con chiarezza dall’imprenditore D’Introno, con il forte sospetto degli inquirenti che sia stato applicato nella stessa misura anche con altri imprenditori.
La prima azione Nardi fu l’impegno a condizionare i giudici del processo per usura a carico di D’Introno, ad aggiustarlo dopo la condanna, ma chiaramente in cambio di cospicue “mazzette” o regali importanti, fino ad arrivare alla pesante richiesta di 2 milioni di euro.
Il giudice Gallo scrive nella sua ordinanza che il magistrato Nardi voleva “spremere D’Introno”, reputandolo una  “gallina dalle uova d’oro”.  “È venuto come un avvoltoio— diceva D’IntronoSavasta durante un incontro registrandolo o di nascosto — diceva di conoscere tutti e io che dovevo fare. Ora me ne sto andando, ma ho perso 2 milioni di euro che lui mi ha estorto: mi ha fatto vivere nella paura”. Sempre nell’ordinanza per questi motivi si legge su Nardi : “È una persona senza scrupoli  con personalità spregiudicata e pericolosa e particolare propensione al crimine”.
Il sistema Savasta è stato ricostruito grazie alle indagini sulla false fatturazioni di alcune aziende di Barletta dalla Procura di Trani, a quella di Firenze e poi a Lecce. I primi Ad accorgersi per primi che qualcosa non funzionava correttamente furono i finanzieri del Gruppo Barletta, come ha spiegato l’ex comandante, il maggiore Carmelo Salomone, ascoltato a verbale nel corso dell’inchiesta che a giugno 2018 portò all’arresto di D’Agostino disposto dai pm di Firenze.
L’ex pubblico ministero Savasta all’epoca dei fatti in servizio presso la Procura di Trani aveva indagato sul giro di false fatture per agevolare l’immobiliarista, senza iscrivere nel registro degli indagatigli amministratori delle società compiacenti . L’ ufficiale della Guardia di Finanza raccontà ai pm che “Savasta mi disse prima che voleva iscriverli e poi che non intendeva più farlo né che avrebbe mandato la notizia di reato a Firenze”. Secondo quanto ha ricostruito la Procura di Lecce, l’imprenditore  D’Agostino già versava mazzette al pm Savasta per aggiustare le indagini nei suoi confronti. E così applicando il suo sistema di corruzione di evitava il carcere a quanti erano amici dell’imprenditore.
Il verbale di interrogatorio dell’ ufficiale delle Fiamme Gialle così continua: “Chiedemmo al pm di valutare l’opportunità di chiedere misure cautelari ma non ha mai chiesto le misure né ci ha fatto effettuare altre indagini o ci ha mai dato altre deleghe“. Savasta per sviare le indagini avrebbe anche escluso la polizia giudiziaria dagli interrogatori di alcune persone .
Addirittura “uno dei quali sintetizzato in appena 15 righe, scrive il Gip Gallo , ed “un altro privo delle domande essenziali”  e impedendo agli investigatori persino di analizzare il materiale sequestrato in casa di Dario Dimonte, imprenditore complice e vicino a D’Agostino. Il maggiore Salomone continuava : Dissi al pm che avrei ritenuto utile interrogare gli indagati ma lui lo fece da solo. Inoltre decise di restituire denaro e documentazione a Dimonte senza che l’avessimo analizzata”.
Gli avvocati “complici”.  Ruggiero Sfrecola risultava difensore d’ufficio di molti indagati nelle inchieste del pubblico ministero Savasta a Trani . Secondo a quanto raccontato dal legale, i due erano amici di lunga data ma non si facevano alcun problema ad occuparsi degli stessi casi. Il magistrato Savasta  utilizzando false attestazioni, secondo la Procura di Lecce , quando doveva far contattare un avvocato d’ufficio riusciva a far comparire sempre lo Sfrecola come avvocato di turno.
Dai controlli effettuati sui numeri telefonici contattati dalla Procura di Trani è emerso che si trattava di utenze chiuse e non attive dagli anni 2005-2006. ed il nome e l’indirizzo di Sfrecola in molti fascicoli comparivano indicati scritti addirittura a mano dallo stesso pm Savasta.
L’avvocato Sfercola era il tramite fra il pm Savasta e D’Agostino , e secondo le ipotesi accusatorie  dalle sue mani passarono parecchie “mazzette”, una parte delle quali finì nelle sue tasche. Gli incontri in cui sarebbero avvenuti i pagamenti delle corruzioni giudiziarie sono stati tutti documentati, così come ad esempio un soggiorno romano nella primavera 2015  in cui il passaggio di soldi fra Savasta e Sfrecola, accadde nella stessa camera dell’hotel,  nello stesso periodo in cui uno erano l’inquirente e l’altro il difensore di alcuni indagati.
Dopo l’arresto disposto a giugno dalla Procura di Firenze, il sequestro dell’agenda di D’Agostino preoccupò non poco politici ed esponenti delle istituzioni in quanto  l’imprenditore come ha verbalizzato durante l’interrogatorio, annotava tutto. E’ stato grazie alle pagine della sua agenda, al cui interno oltre agli appuntamenti, erano riportate le tangenti con cifre e nomi dei destinatari, che i Carabinieri di Barletta hanno trovato conferma della visita del dicembre 2015 a palazzo Chigi avvenuta grazie all’intervento di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo,  per consentire l’incontro avvenuto fra il pm Antonio Savasta e l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca LottiL’obiettivo del pm di Trani, scrive il gip nella sua ordinanza , “era costruirsi soluzioni per la sua già compromessa (da procedimenti disciplinari e penali) situazione professionale“.



Arrestati in Puglia gli ex pm pugliesi Nardi e Savasta ed un poliziotto

ROMA – “Pilotavano” processi e indagini in cambio di denaro. Tanto denaro. E tra le inchieste “sistemate” c’era anche quella a carico di Luigi D’Agostino, imprenditore che per un periodo fu vicino a Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo Renzi.

L’inchiesta condotta dai Carabinieri  è stata coordinata dal procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone de Castris e dalla pm Roberta Lucci  L’ordinanza  è stata firmata dal gip del Tribunale di Lecce dr. Giovanni Gallo.

I fatti contestati vanno dal 2014 al 2018, ma per i pm ce ne sono altri documentati fino a dieci anni fa, ormai prescritti. I due magistrati erano in servizio a Trani in quel periodo. Ora Savasta è giudice del Tribunale di Roma, mentre Nardi è pm a Roma ed in precedenza gip a Trani e magistrato all’ispettorato del Ministero della Giustizia.

Sulla base di queste accuse sono finiti in carcere su disposizione della magistratura salentina Antonio Savasta e Michele Nardi, magistrati che sono stati in sevizio  (il primo come pm ed il secondo come Gip) alla Procura di Trani eddd attualmente lavorano a Roma, il primo come giudice e il secondo come sostituto procuratore, ma anche un ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro,  in servizio al commissariato di P.S. di Corato in provincia di Bari

Secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare il magistrato Nardi , ha ricevuto un viaggio a Dubai da 10mila euro dall’imprenditore indagato Flavio D’Introno , quindi la ristrutturazione di una casa a Roma costata  circa 120/130mila euro tra pavimentazione e pitturazione.

Il tutto, ricostruiscono i pm, “sia quale prezzo della propria mediazione che con il pretesto di dover comprare il favore dei giudici” in un processo presso il Tribunale di Trani in cui D’Introno era imputato e al termine del quale venne comunque condannato. Nardi ricevette successivamente da D’Introno anche somme di denaro e un orologio Rolex Daytona, per cercare di aggiustare il successivo processo d’Appello.

Consegnati anche due diamanti da un carato ciascuno dal valore di 27mila euro per intervenire sul giudizio di Cassazione dopo che la Corte di secondo grado di Bari aveva comunque condannato D’Introno a cinque anni e nove mesi.

Per gli avvocati Simona Cuomo (Foro di Bari) e Ruggiero Sfrecola (rispettivamente del Foro di  Trani) è stata disposta l’interdizione dall’esercizio della professione per un anno mentre all’imprenditore barlettano D’Agostino è stato notificato un divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale e degli uffici direttivi delle imprese per un anno.

Di Chiaro l’ispettore di polizia arrestato, secondo le accusa si sarebbe messo “al servizio dell’imprenditore coratino Flavio D’Introno (tra gli indagati) – a quanto viene riferito – quale momento indispensabile di collegamento con il magistrato Savasta per il complessivo inquinamento dell’attività investigativa e processuale da quest’ultimo posta in essere“.

La Procura di Lecce ha anche chiesto e ottenuto il sequestro di beni e conti corrente per un valore proporzionale a quello oggetto della corruzione. Nello specifico 489mila euro per Savasta; 672mila per Nardi, a cui sono stati posti sotto sequestro anche diamanti e un Daytona d’oro; 436mila per Di Chiaro ed analoga  cifra per Cuomo e  Di Chiaro; 53mila per D’Agostino e Sfrecola.  Il valore dei beni sequestrati supera complessivamente i due milioni di euro.

Nell’inchiesta con un ruolo seppure più marginale, è coinvolto anche l’imprenditore Dagostino, socio di Tiziano Renzi e della moglie nella società Party Srl, chiusa dopo due anni a causa – secondo quanto affermato in una nota dai diretti interessati – “di una campagna di stampa avversa”. Dagostino era stato arrestato nel giugno scorso a Firenze e la Procura toscana ha poi trasferito una parte del fascicolo a Lecce, competente sui magistrati del distretto di Corte d’Appello di Bari.

L’imprenditore, di origini barlettane, era stato indagato a Trani da Savasta per false fatturazioni relative alle sue imprese.. L’allora pm, secondo l’accusa dei magistrati salentini, lo avrebbe favorito evitando di fare “i dovuti approfondimenti sul suo conto” in cambio di denaro: tangenti, scrive il gip nell’ordinanza, da 20mila 25mila euro. Per Dagostino, per cui i pm avevano chiesto i domiciliari, è stato disposto il divieto temporaneo di esercizio dell’attività imprenditoriale e di esercizio degli uffici direttivi per un anno.

nella foto la Presidenza del Consiglio

Per far ottenere un incarico a Roma al magistrato tranese Antonio Savasta, all’epoca dei fatti sottoposto a diversi procedimenti penali e alla richiesta di trasferimento d’ufficio, l’imprenditore fiorentino Luigi D’Agostino – secondo la Procura di Lecce – procurò a Savasta un incontro a Palazzo Chigi, con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti. Questo incontro, che Savasta sollecitò a Dagostino tramite l’avvocato Ruggiero Sfrecola, avvenne il 17 giugno 2015.

È quanto scritto nel provvedimento cautelare che ha portato all’arresto dei magistrati Antonio Savasta e Michele Nardi. All’epoca Savasta indagava su Dagostino per un giro di presunte fatture false. Per questo fatto, Savasta , Sfrecola e D’Agostino sono indagati per corruzione in atti giudiziari. Tutti e tre parteciparono all’incontro con Lotti.

Secondo l’accusa i magistrati avrebbero garantito esiti processuali positivi in diverse vicende giudiziarie e tributarie in favore degli imprenditori coinvolti in cambio di ingenti somme di danaro e, in alcuni casi, di gioielli e diamanti. Gli imprenditori avrebbero pagato per i favori ricevuti e gli avvocati avrebbero svolto il ruolo di intermediari e facilitatori.

In una nota il procuratore di Lecce Leone de Castris ha spiegato che “Il ricorso alla misura cautelare si è reso indispensabile tenuto conto del concreto pericolo di reiterazione di condotte criminose e del gravissimo, documentato e attuale rischio di inquinamento probatorio“. La Procura salentina ha indagato sulla vicenda in base all’articolo 11 del Codice di procedura penale poiché si tratta di reati commessi da magistrati in servizio nel distretto della Corte d’appello di Bari, su cui è competente la magistratura salentina.