A "Presa Diretta" su RAI3 l' Ad di Arcelor Mittal Matthieu Jehl e Michele Emiliano

ROMA – Due reportage per l’ultima puntata di questo ciclo di “PresaDiretta” a cura di Riccardo Iacona e Cristina De Ritis in onda lunedì 14 ottobre alle 21.45 su Rai 3. Con “VERTENZA ITALIA” il programma “PresaDiretta” attraversa la stagione delle vertenze industriali che agitano il mondo del lavoro. E lo fa con un reportage sull’ex Ilva di Taranto, oggi ArcelorMittal. A che punto è la bonifica dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, tra la necessità di tutelare la salute e quella di salvare i posti di lavoro?

Parla per la prima volta in televisione il Vice Presidente e Amministratore Delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl con un’intervista in esclusiva in cui spiega quali sono i piani dell’azienda per il futuro dell’impianto di Taranto, dice a chiare lettere  : “sulle emissioni siamo a posto. Il piano ambientale di Taranto è il più ambizioso al mondo. Senza tutela legale se andiamo via noi nessuno verrebbe qui. Questo piano ambientale è il più ambizioso che avevo mai fatto come ArcelorMittal nel mondo intero. Quando arriveremo alla fine l’impatto ambientale di Taranto sarà il migliore di tutta Europa, questo lo dobbiamo dire chiaramente a tutti”.

Matthieu Jehl

“É molto importante che tutte le persone capiscano – sottolinea Jehlche lavoriamo su tutti gli aspetti dell’ambiente: polveri diffuse, i camini per trovare soluzioni alle emissioni che arrivano anche sul suolo, sull’acqua. Lavoriamo su tutti i tipi di impatti che possono arrivare dalla nostra produzione”.

Nel futuro dell’ex Ilva per il vice presidente di ArcelorMittalIl principio è di abbassare al minimo le diossine, le polveri. La prima cosa che tutti devono capire è che questo di Taranto è il sito più monitorato di tutta l’Europa. E questo è importante anche per noi perché tutte le autorità possano verificare ogni giorno che dal punto di vista delle emissioni siamo a posto. In trasparenza lavoriamo con l’Ispra, con l’Arpa, con l’Asl.

Nella stessa puntata del programma in onda domani il Governatore Michele Emiliano esprime la sua idea (ben nota a tutti) sull’ex-ILVA : “ArcelorMittal è interessata alla fabbrica soprattutto per i clienti e per evitare che cada in mani di un concorrente. Il vecchio Governo avrebbe dovuto inserire nel bando la decarbonizzazione. Il piano ambientale dell’ex Ilva prevede la ricostruzione della fabbrica secondo le tecnologie dell’ 800, cioè a carbone. La stanno ricostruendo a carbone”. Il presidente della Regione Puglia rispondendo alle domande di Riccardo Iacona sull’acquisizione dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal sottolinea come “il piano ambientale a Taranto sia troppo poco“.

“Evitano il PM10 ma le emissioni delle IPA e delle diossine rimangono quelle”, specifica. E anche se nei limiti di legge, Emiliano aggiunge che si tratta di “limiti che sono quelli delle emissioni che consentono alle fabbriche europee di funzionare a carbone. Se le facessimo funzionare con le tecnologie oggi disponibili – aggiunge – che sono quelle a idrogeno o a gas, i limiti potrebbero essere molto più bassi”. E sulla possibilità che ArcelorMittal se ne vada senza tutela legale, Emiliano ribadisce come da sempre abbia ritenuto “ArcelorMittal il peggiore degli acquirenti”. “È il principale produttore di acciaio europeo e uno dei più grossi del mondo. La fabbrica gli interessa soprattutto per i clienti e per evitare che cada in mani di un concorrente. Se noi quella fabbrica l’ avessimo venduta a chi si impegnava sin dal momento dell’ acquisto a decarbonizzarla e a farla funzionare con tecnologie diverse da quelle previste da quel piano oggi avremmo avuto un soggetto motivato perché sarebbe stata la sua unica base europea”.

 

Il riferimento è alla Jindal South West, società indiana che in cordata con la Cassa depositi e prestiti, la Holding Delfin di Leonardo Del Vecchio ed il Gruppo  Arvedi di Cremona era interessata all’acquisto del siderurgico di Taranto. Emiliano aggiunge: “Il governo dell’epoca nel momento in cui l’ altro concorrente era disponibile al rilancio sul prezzo avrebbe dovuto consentirlo e avrebbe dovuto inserire nel bando la decarbonizzazione come un elemento se non obbligatorio almeno di miglioria dell’ offerta”. E sul futuro di Taranto senza l’ acciaieria, il governatore dice che “Se l’Ilva non fosse mai esistita Taranto sarebbe stata una città felice”.

Matthieu Jehl risponde anche a Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, sulla necessità di avere un impianto più avveniristico decarbonizzato. “Come ArcelorMittal – ha detto  Matthieu Jehl sono convinto al 100 per cento che la soluzione sulla decarbonizzazione la troviamo entro il 2050. Ci impegniamo a zero emissioni a livello europeo. E Jehl spiega anche il perché di una data così lontana: “La nostra industria è a ciclo lungo. Quando tu fai un investimento su una acciaieria, non lo fai per due anni. Lo fai per 25 anni”.

 

E sulla cruciale questione dell’immunità penale Matthieu Jehl è categorico: l’immunità penale è un concetto che non esiste. Dobbiamo essere chiari su questo. Non abbiamo mai parlato di immunità penale ma noi siamo qui per risolvere problemi che arrivano dal passato. La tutela legale era prevista dal momento del contratto. Noi non possiamo essere responsabili dei problemi del passato. Fa parte delle ipotesi di base del contratto di affitto”.

La continuità della tutela legale del contratto è fondamentaleconclude. Se andiamo via noi non verrebbe nessun altro. Nessuno può gestire tutto questo senza tutela. Questo è il principio”.




A proposito della valutazione d'impatto e di rischio sanitario delle emissioni ex-Ilva

di Giorgio Assennato*

Cari amici, scusatemi ma vi invito tutti a uno sforzo di approfondimento su un tema ostico ma di grande attualità. Si tratta della valutazione d’impatto e di rischio sanitario delle emissioni Ilva. Quello che scrivo è importante anche come elemento orientativo rispetto alle vostre scelte elettorali del prossimo anno.

Ricapitoliamo: Il 24 luglio 2012 la Regione Puglia approvò la legge n. 21 sulla Valutazione del Danno Sanitario (VdS) nelle aree industriali di Taranto e Brindisi. Era stato prodotto un immane sforzo tecnico-scientifico ( da parte di Arpa, Asl e ospedali, Aress) e normativo ( ìda parte dei consiglieri regionali, in particolare dal consigliere relatore, Alfredo Cervellera). Non era mai successo prima. Ancor oggi tutti riconoscono alla Puglia, questo primato. La VDS non si limitava, ad una valutazione ex post ma includeva, anche la valutazione preventiva del rischio residuo che si sarebbe verificato a fine AIA, al completamento di tutte le prescrizioni previste.

Fu così che si poté documentare che il rischio delle emissioni Ilva del 2010 era certamente inaccettabile ma che anche il rischio nel 2016 ( quando si prevedeva-erroneamente- che l AIA sarebbe stata completata) per otto milioni di tonnellate ( la capacità produttiva massima prevista dall”AIA) sarebbe stato, ancorché minore, cionondimeno ancora inaccettabile.  Il Governo, per annullare l’efficacia della VDS regionale, si inventò una nuova VDS valida solo per ILVA che fu pubblicata nell’estate del 2013 ( il decreto interministeriale n. 217).

In virtù della nuova VDS la Valutazione non era più preventiva, ma unicamente ex post, la componente epidemiologica della procedura non consentiva il riesame dell’ AIA e, soprattutto, l’ intera procedura si fermava in caso di valori bassi, sotto soglia, degli inquinanti atmosferici riproponendo così l’infausto principio del mero rispetto dei limiti ambientali, principio inadeguato.per la tutela della sanità pubblica. A quel punto si scatenò la guerra ai TAR, Puglia e TAR Lazio. Le aziende chiesero l’annullamento della Vds pugliese, Arpa ricorse per l’annullamento della VDS nazionale pro-ILVA.

Il TAR Lazio salomonicamente sentenziò che erano valide entrambe le VDS, quella pugliese per tutte le altre aziende inquinanti, quella nazionale per la sola ILVA. Di più: il TAR espresse il suo apprezzamento per la VDS pugliese che per la prima volta consentiva di risolvere un problema normativo italiano, legato al mero rispetto dei limiti ambientali senza valutazioni sanitarie. Ma ora che succede? Inopinatamente la Giunta regionale pugliese affida, a pagamento, ad una organizzazione esterna, addirittura straniera, l’ OMS, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, il compito di effettuare la Valutazione d’ Impatto Sanitario (V.I.S.) sulle emissioni di Ilva.

Non esiste nessuna valenza normativa che giustifichi tale incarico, che si configura come una commessa a terzi, una consulenza tecnica, fatta da chi non ha nessuna esperienza specifica.  Prima di conferire un affidamento del genere, la dirigente regionale avrebbe dovuto acquisire almeno un lavoro analogo fatto dall’ OMS in qualche situazione similare.

Va da sé che ciò rappresenta la totale delegittimazione delle strutture regionali deputate per norma allo svolgimento della VdS che non sono nemmeno richiamate nelle quattordici pagine della delibera di giunta. Ma c’è qualcosa di più grave nel testo della delibera. Si citano tutte le leggi nel settore, nazionali e regionali. Ma non si cita mai la madre di tutte le leggi, cioè la legge della V.d.S. pugliese, la n. 24 del 21 luglio 2012: un vero e proprio sfregio istituzionale, un harakiri incredibile. Quel che non erano riusciti ad ottenere per via giurisdizionale Eni, Enel etc, quel che il TAR Lazio ha ritenuto di voler preservare, è sprezzantemente calpestato dalla coppia Emiliano- Valenzano.

Qualcuno, in sede romana, ha persino ipotizzato la sussistenza di un danno erariale. Chissà cosa ne pensano consiglieri regionali di opposizione. Centomila e più euro affidati a un ente terzo che non ha mai fatto una Valutazione sanitaria di specifiche emissioni industriali, mortificando le strutture regionali che erano e sono.portate ad esempio a livello nazionale. Mementote, Pugliesi: nel 2020 ricordatevi di questo scempio.

*ex-direttore generale di Arpa Puglia. Opinione tratta dalla pagina Facebook del prof. Assennato

Il professor Giorgio Assennato è docente di Medicina del Lavoro presso l’Università degli Studi di Bari dove è direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro. Presidente del Cimedoc e membro del Comitato Tecnico Operativo dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale, il prof. Assennato ha  studiato e si è specializzato nell’università John Hopkins di Baltimora (Usa) e nelle università di Roma, Pisa, Pavia e Torino.




Taranto: l'ingegneria della drammatizzazione. Il ministro della salute Grillo: "I cittadini abbiano sempre più informazioni epidemiologiche."

ROMACome non dare ragione al prof. Giorgio Assennato (ex direttore generale di ARPA Puglia) quando su Facebook scrive: “Una nuova disciplina: l’ingegneria della drammatizzazione. Leggete il virgolettato e vi spaventate. Ma che vuol dire? Quanti erano gli attesi? Mica zero!! Chi è più responsabile: chi ha fatto la dichiarazione parafake, chi ha scritto il titolo allusivo o le radio-tv che hanno rilanciato una vera e propria fake?

” Il più grande epidemiologo del lavoro” , citazione di Nino Lastilla, è andato a rileggersi la Valutazione del Danno Sanitario rilasciata da Arpa, Asl Ta ed Aress nel dicembre 2018. “Nel periodo 2002-2015 ci sono state 25583 nascite da madri residenti nell’area con 600 malfornazioni congenite. La prevalenza osservata confrontata con la prevalenza regionale è risultata superiore del 9%. Gli estensori, nella definizione dell’incertezza della stima campionaria, hanno utilizzato un intervallo di confidenza al 90% risultando un limite inferiore del rapporto Osservati/Attesi pari a 1.01 (eccesso dell’uno per cento). Se avessero usato l’intervallo di confidenza al 95% ( come comunemente si fa in medicina) il limite inferiore dell’intervallo sarebbe stato inferiore a 1″.

Sarebbe stato interessante poter disporre del confronto con tutte le città pugliesi e con Bari per rendere più omogeneo il confronto di un’area urbana, come sostiene giustamente dall’alto delle sue competenze scientifiche il prof. Assennatoè stato riscontrato un eccesso di malformazioni del sistema nervoso e degli arti. Un eccesso del 25% di malformazioni urinarie era di significatività borderline difficilmente interpretabile dato il basso numero di casi osservati.Non è noto se i casi osservati sono più frequenti nei quartieri vicini all’area industriale: la Valutazione non risulta essere stata effettuata. Quindi nessuna catastrofe ma certamente la necessità di ulteriori approfondimenti“.

I dati epidemiologici del V° Studio Sentieri sui siti di interesse nazionale, non solo su Taranto, riguardano il periodo 2006-2013, e non 2018 come erroneamente riportato in qualche dichiarazione ripresa dalla stampa,  lo chiarisce una nota del ministro della salute Giulio Grillo, che spiega che i dati al 2013 erano stati resi noti da tempo, infatti l’Istituto Superiore di Sanità sta lavorando agli aggiornamenti.

Per il SIN di Taranto il Ministero Salute, in base all’accordo del 24 aprile 2019 siglato dalla Cabina di Regia interministeriale, sta provvedendo all’aggiornamento dei dati di mortalità e di malattia con uno specifico osservatorio epidemiologico. Il ministero della Salute e dell’Ambiente, inoltre – continua la nota –  sta lavorando per arrivare al 24 giugno con le modifiche al decreto sulla valutazione del danno ambientale alla salute con elementi di elevata valutazione predittiva. Ed i due ministeri altresì stanno accelerando le procedure di bonifica.

Il ministro Grillo ricorda inoltre  che con la Regione Puglia ed l’ ASL di Taranto sono stati sbloccati investimenti per acquisizione di tecnologia diagnostica e terapeutica delle patologie oncologiche: “Con questo governo i ministeri della Salute, dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e il ministro del Sud stanno lavorando insieme con l’obiettivo di fare chiarezza, aggiornando tutti i dati in nostro possesso e mettendoli, finalmente, a sistema.  I cittadini di Taranto non devono più sentirsi soli o, peggio ancora, abbandonati” conclude  il ministro della Salute Giulia Grillo.

Ad amplificate l’ennesima “FAKE NEWS” era  stato il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, che ha ripreso e propagato la notizia ( o meglio “fake news) che era stata lanciata dal solito Alessandro Marescotti sul sito della sua associazione Peacelink (leggi QUI) , che nessuno sa da chi sia finanziata, e la cui opacità nei finanziamenti bilanci è stata da noi riscontrata a suo tempo. Forse è arrivato il momento per la Magistratura e la polizia giudiziaria di fare luce su certe campagne mediatiche che hanno come effetto quello di cavalcare l’ignoranza del popolino credulone ad allontanare il potenziale turismo da tutta la provincia jonica.

Ecco le dichiarazioni “fake di Angelo Bonelli (fonte: ADNKronos)

 

Ecco il risultato delle “fake news”, riprese e spacciate per vere dalla stampa locale.

Una vergogna senza parole !

 

 




Il dramma di Taranto non merita la sfida di chi vuole piazzare la battuta più ad effetto

di Sergio Costa*

In molti ieri mi avete segnalato del fumo nero in uscita dall’altoforno 4 di Arcelor Mittal, ex Ilva, a Taranto. Ci siamo immediatamente attivati con Ispra. Si è trattato di un blocco emergenziale dell’impianto. Se succede una volta, è un conto, ma pare proprio si verifichi un po’ troppo spesso. I tecnici stessi mi hanno confermato che questo ripetersi del blocco “Non può essere considerato normale”. Abbiamo immediatamente chiesto ad Arpa i dati della qualità dell’aria connessi all’emissione dei fumi e sappiamo che per questi eventi non esiste una prescrizione ad hoc. Per quanto possa sembrare assurdo, è cosi.

Stiamo lavorando anche su questo, per porre rimedio a venti anni di far west normativo sulla pelle dei tarantini.

Ma per cambiare queste leggi, come abbiamo detto al tavolo a Taranto, mercoledì scorso, dobbiamo procedere con la Valutazione del danno sanitario integrato in funzione preventiva con il ministro della Salute Giulia Grillo e, in base ai dati che emergeranno, lavorare sulle prescrizioni dell’Aia. Aia che potrebbe essere riaperta se la Regione Puglia rivedesse il piano localizzato della qualità dell’aria. Comunque, anche in assenza di questo, procederemo con la valutazione del danno sanitario preventivo, che i cittadini di Taranto chiedono da molti anni.

Chi ha visto il video della risposta di Luigi Di Maio in diretta streaming, dopo aver ascoltato tutte le associazioni, sa bene con quale spirito siamo andati a Taranto.  Siamo andati a Taranto con i primi risultati e offrendo a istituzioni, comitati, associazioni e cittadini, un percorso da costruire insieme per il risanamento e la conversione economica e ambientale della città.

Non è una gara a chi dice la frase più ad effetto, a chi mette in difficoltà gli altri e per questo si sente di aver vinto. Nessuno vince in una tragedia come questa. Si può solo camminare insieme per risolvere i problemi. Sento che occorre nuovamente fare chiarezza sui numeri, sapendo bene che i limiti di legge non bastano, che i cronoprogramma non sono sufficienti, che per troppi anni le leggi sono state cucite su misura dell’industria e che i tarantini tutti ne stanno subendo le conseguenze.  Abbiamo impostato il percorso necessario per cambiare le norme scritte dai governi precedenti. Ma è altrettanto importante fare chiarezza sui numeri diffusi in queste settimane.

È stato detto che la riduzione del 20% delle emissioni inquinanti annunciata con il passaggio ad Arcelor Mittal non sarebbe vera: è chiaro che tale riduzione è riferita, come intuibile, al quadro emissivo post-adeguamento, ossia una volta attuati gli interventi dettati dal DPCM del 2017 più l’addendum ambientale. Sono stati già installati i filtri elettrostatici che corrispondono alle migliori tecnologie in questo campo e nel 2021 ci saranno quelli a manica che in tutta Europa costituiranno una best practice.

Riguardo la questione dei rilevamenti di idrocarburi policiclici aromatici in area cokeria, in primo luogo bisogna spiegare una differenza sostanziale: la riduzione delle emissioni di un impianto, che sono monitorate all’uscita dei camini, sono differenti dal monitoraggio a terra, che sono i valori cui fanno riferimento alcune associazioni. I due valori non sono comparabili. Non stiamo parlando, quindi, di numeri prodotti da centraline installate all’interno di contesti abitati bensì di dati provenienti da strumentazioni poste nelle immediate vicinanze della fonte inquinante. Sono due cose differenti perchè hanno due scopi diversi.

E, riguardo al PM10, PM2,5 e benzene, le medie annuali rilevate nel 2018, confrontate con il 2017, nella centralina di monitoraggio della rete ex ILVA, ora Arcelor Mittal, all’esterno dello stabilimento, in via Orsini nel Quartiere Tamburi, non registrano significative variazioni e i valori rispettano i limiti previsti dalla normativa italiana.

Si parla di alcuni picchi registrati (quello delle diossine è tale in una sola stazione di rilevamento, e Ispra sta verificando questa anomalia), ma in questi mesi ci sono stati anche picchi negativi, di riduzione, solo che non vengono segnalati. L’importante è il valore di salvaguardia, che non è stato superato.  Infine, una drastica riduzione delle emissioni diffuse di polveri sarà, peraltro, assicurata dalla copertura completa dei parchi minerari, i cui tempi sono stati anticipati con l’addendum ambientale, e come previsto entro il 30 aprile sarà rispettato il primo step: la chiusura del 50% dei parchi minerari, la parte più vicina al Tamburi. Quindi tra pochi giorni saranno fermate le polveri verso questo quartiere cosi martoriato.

Chiaramente non stiamo dicendo che ci accontentiamo dei valori di legge, dei cronoprogramma, della normativa esistente. Stiamo lavorando per cambiare lo stato delle cose, e abbiamo proposto alle associazioni di camminare insieme, ognuno con le proprie idee. Nessuno vuole convincere nessuno. Ma il dramma di Taranto non merita questa sfida che vediamo in questi giorni di chi vuole piazzare la battuta più ad effetto.

Lavoriamo insieme per cambiare le cose. Noi il 24 giugno saremo in città per il check sui primi due mesi di lavoro. Ci vediamo lì.

*Ministro dell’ Ambiente




Le "fakenews" di Di Maio sull’ex-Ilva di Taranto smentite dai fatti

di Antonello de Gennaro

Per poter dare ai lettori il peso del livello vergognoso di “fake news”  pronunciate da Luigi Di Maio in occasione dell’incontro avuto a Taranto con il tavolo con le associazioni e i comitati di cittadini occorre partire da questa affermazione sulla cessione dello stabilimento ex-ILVA : “Voglio dare una notizia a tutti: quel contratto con Mittal era già firmato dal mio predecessore, soltanto che era segreto” con la solita litania “è colpa di quelli di prima”, che è una colossale menzogna.

Patetico l’ex portaborse tarantino del M5S tale Giovanni Vianello, successivamente diventato deputato grillino, che se l’era presa con gli “pseudoambientalisti” dopo la sceneggiata sul “delitto perfetto” non contento  del suo post in cui sosteneva  che “gli ultimi report di ASL e di ARPA in mio possesso sono chiari ed escludono qualsiasi tipo di situazione d’emergenza, sia dal punto di vista ambientale che sanitario”. sostenendo che da quando il M5S è al Governo ha iniziato ad occuparsi dell’ Ilva,  la situazione non sarebbe più così pericolosa come era appena due anni fa. Solo che le cose non sono cambiate drasticamente come si millantava per  rassicurare la cittadinanza, in perfetta coesione con  il “mantra” del ministro dello Sviluppo Economico che tira sempre fuori l’ormai noiosa ripetuta giustificazione “è colpa di quelli di prima”.

Giovanni Vianello. M5S

Di Maio ha cercato così di sviare le polemiche sulle false promesse fatte in campagna elettorale dal M5S quando promettevano di chiudere l’Ilva. Una promessa che ha consentito al M5S di  fare il pieno di voti a Taranto. Infatti quel contratto innanzitutto non era segreto e non è stato “scoperto” dal MoVimento 5 Stelle ma bensì da questo giornale che state leggendo (vedi QUI), che lo ha scovato depositato regolarmente e “pubblicamente” nelle banche dati delle Camere di Commercio.

I termini dell’accordo  che erano stati discussi e negoziati per mesi fra il Governo, Arcelor-Mittal ed i sindacati , infatti erano riservati tra le parti come è giusto che sia,  ma mai segreti. Tant’è che della bozza di accordo ne parlavano in molti anche sui giornali che erano riusciti ad avere qualche anticipazione. Soltanto successivamente quando le organizzazione sindacali dissero di “no” il ministro Carlo Calenda predecessore di Luigi Di Maio, alla guida del Ministero dello Sviluppo Economico fece pubblicare sul sito del MISE lo schema della bozza di accordo proposta dal Ministero.

Quindi Di Maio avrebbe potuto dire a Taranto qualsiasi cosa ad eccezione di non essere a conoscenza che ci fosse stata una gara per la cessione dell’acciaieria e che  la multinazionale franco-indiana Arcelor-Mittal se la fosse aggiudicata. Anche perché dell’ acquisizione del Gruppo ILVA  si era interessata  l’Antitrust Europea dando parere positivo , ed anche perché l’Avvocatura dello Stato si era già espressa  sulla gara a giugno 2017.

Sempre questo giornale che state leggendo, rese noto per primo ed unico in Italia (mi chiamò persino in tarda sera lo staff di Di Maio)   della decisione dell’Avvocatura dello Stato anticipandone l’ufficialità. Ad onor del vero fu proprio Di Maio successivamente a secretare per settimane il parere espresso dall’Avvocatura., in  cui si diceva che il nuovo Ministro aveva la facoltà di annullare la gara soltanto in presenza di uninteresse pubblico concreto ed attuale, particolarmente corroborato”. Che Di Maio non ha mai rinvenuto.

Ma per manifestarlo Di Maio avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di farlo. Cosa che non è avvenuta per due motivi: innanzitutto perchè non c’era nessun altro eventuale acquirente interessato, in quanto la “cordata” concorrente e soccombente aveva fra i propri azionisti una società di Cassa Depositi e Prestiti, e cioè lo Stato !  Il secondo motivo consisteva nella circostanza che a settembre 2018 scadeva la proroga concessa dall’Amministrazione Straordinaria di Ilva,  e conseguentemente in mancanza di una decisione in tal senso del Ministero, il Gruppo Arcelor-Mittal aveva pieno diritto di prendere possesso del Gruppo ILVA. Continuare a sostenere ( o meglio millantare) ancora oggi  di un accordo segreto,  riporta alla nostra memoria analoga (non)decisione dei grillini quando  scoprirono  di non poter fermare il TAP perché “era già stato firmato un accordo altrettanto segreto”. Un accordo così tanto segreto….. che in realtà era stato ratificato in Parlamento, dove in quel momento il M5S era all’opposizione.

Inoltre segreto di Pulcinella a parte, occorreva ricordare a Di Maio (e nessun giornalista presente a Taranto lo ha fatto)  che egli stesso  si era preso i meriti dell’accordo chiuso con Arcelor-Mittal, circostanza che conferma che molto probabilmente non lo considerava in definitiva un  fatto così negativo.  Su quell’accordo, infatti,  non a caso è apposta la firma di Di Maio e quindi spetta a lui adesso gestire tutto quello che è previsto nel contratto. Legittimo chiedersi a questo punto:  cosa ha fatto in questi mesi il governo per l’ex-Ilva? A noi risulta poco, o meglio nulla ! Tant’è che soltanto 48 ore prima della calata dei ministri a Taranto, qualcuno si è accorto che era possibile annullare la norma sulle immunità penali, che in realtà erano già scadute, quindi decadute a fine marzo 2019, cioè praticamente un mese fa.

Quindi cosa ha fatto il governo gialloverde ? In realtà  ha soltanto riscritto le norme esistenti senza abolire l’immunità come invece ha sostenuto a Taranto il ministro. Quando  un professore di un istituto tecnico a capo di un’associazione locale ha chiesto davanti a tutti al vicepremier Di Maio di leggere il testo della nuova norma sull’immunità, guarda caso si è rifiutato di farlo. Di Maio non sapendo a che santo votarsi per uscire da una situazione a dir poco imbarazzante allora ha ricordato che c’è un miliardo di euro da spendere che però non si sta spendendo. Peccato però che che quei soldi  stanziati dal CIPE a seguito di provvedimenti del Governo Renzi nel 2015 e successivamente dal Governo Gentiloni , soldi che in parte peraltro sono stati già  spesi !

Ma le “fake news”  a 5 stelle di Di Maio e dai suoi burocrati “riciclati” non sono finite. Quando lo stesso professore tarantino durante l’incontro ha ricordato al ministro quando a pochi giorni dall’accordo in cui annunciava che il M5S e il governo avevano risolto la crisi Ilva , nel settembre del 2018, aveva annunciato in un video messaggio  un taglio delle emissioni.: “Abbiamo installato tecnologie a Taranto che riducono del 20% le emissioni nocive» . Anche in questo una “fake news” a 5 stelle.  emissioni però non sono diminuite, sono aumentate.

Secondo un’associazione tarantina si registra nella cokeria dello stabilimento ex-Ilva di Taranto  un incremento del + 160% per il benzene, del + 140% per l’idrogeno solforato e del +195% per gli IPA totali. Sono tutti inquinanti cancerogeni e anche neurotossici. L’Arpa Puglia per quanto riguarda le polveri sottili misurate attorno alla cokeria,  ha registrato  un incremento fra il +18% e il +23% per il PM10 (a seconda del campionatore ENV o SWAM) e del 23% per il  PM2,5.

Quindi non sono mai state installate le tecnologie che Luigi Di Maio aveva annunciato che erano state installate . Di Maio si è giustificato sostenendo che quelle tecnologie non sono ancora attive e presenti in quanto “nel cronoprogramma ancora non sono previste” in quanto le operazioni di bonifica che termineranno nel 2023 . Legittimo chiedere a Di Maio: perché nel settembre 2018 ha fatto credere ai tarantini ed agli italiani che i filtri fossero già stati installati?

imperdibile video di Fratelli di Crozza sulle “fake news” a 5 stelle di Di Maio

Alla luce di queste “anomalie” o meglio, “fake news” a 5 Stelle appare più legittimo e normale che qualcuno possa chiedersi in che modo sia stata risolta la crisi dell’Ilva, se il famoso “cronoprogramma” non indica solo i tempi da rispettare per il risanamento ambientale ma anche quelle delle assunzioni di coloro che attualmente sono state poste in cassa  integrazione. Ma come dicevano un tempo “Se Atene piange , Sparta non ride” . Cosa è venuta a fare a Taranto  la ministra della Salute Grillo che non ha aperto bocca durante l’incontro . Sarebbe stato interessante apprendere  in che anno ci sarà il picco dei tumori a Taranto ? La ministra della Salute, che supponiamo sia andata a Taranto per parlare dell’ex-Ilva, non ha saputo rispondere ad alcuna domanda. E sapete perchè ? Perché “si deve documentare”. Ma come fa un ministro ad andare in posto senza essersi documentata ? Era forse un atto di presenza da bella statuina o cosa altro ?

Cosa ha fatto il “Governo del Cambiamento”  in questi mesi a parte fare annunci in diretta Facebook su fatti che non sono corrispondenti al vero? Ma probabilmente nel M5S e nel governo gialloverde qualcuno immagina che a Taranto si possa morire o ammalarsi “secondo il cronoprogramma” !

O forse qualcuno pensa di poter governare a lungo limitandosi a dare sempre la colpa a quelli di prima”?

 

 




La qualità dell’ aria a Taranto dal 2013 è nei limiti di Legge. Lo attesta la Regione Puglia nel rapporto di valutazione sull’ ILVA. Ma Emiliano e Melucci non dicono nulla…!

ROMANegli ultimi 4 anni la qualità dell’aria di Taranto  è stata in linea con i parametri fissati dalla legge per la protezione della salute e dell’ambiente con una tendenza ad un progressivo ulteriore miglioramento. Lo attestano i dati del “Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario Stabilimento ILVA di Taranto” redatto da tre organismi della Regione (Arpa, AreSS Puglia e ASL Taranto) ove si  evidenzia che “le misure delle concentrazioni ambientali dei contaminanti di interesse per il rischio inalatorio non superano, per gli anni considerati 2013, 2014-2015 e 2016, i livelli fissati dalle norme”.

Il rapporto inoltre sottolinea come tale qualità dell’ariariflette il quadro emissivo attuale, fortemente condizionato dalla transitoria chiusura di buona parte delle cokerie”. La situazione attuale, con la produzione che non supera i 6 milioni di tonnellate, non potrà essere modificata fino al termine di tutti gli interventi di ambientalizzazione.  Per ciò che concerne i “wind days”, a causa del forte vento che ha flagellato mezz’ Europa per il quale in questi giorni sono state imposte delle misure di cautela per i quartieri più esposti al polverino, come la chiusura delle scuole nel rione Tamburi, la stampa locale dimentica ed omette di raccontare che ai primi di febbraio, cioè fra due settimane  partiranno  i lavori per la copertura del parco minerale.

il Ministro dell’ Ambiente Gianluca Galletti

 “I dati della Regione Puglia – rileva il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti confermano che le misure adottate finora hanno consentito di mantenere la qualità dell’aria di Taranto entro i parametri di legge. I dati degli ultimi 4 anni sono omogenei e indicano un trend costante di miglioramento che è la migliore notizia per i tarantini. E’ il segnale che le indicazioni a tutela della salute pubblica e dell’ambiente stanno funzionando. Un incremento della produzione ILVA – aggiunge il ministro Gallettisarà possibile solo quando nello stabilimento saranno stati ultimati tutti gli interventi previsti dall’AIA” 

“Credo inoltre che sia da sottolineare la “storica” partenza dei lavori per la copertura dei parchi minerali – conclude Gallettiche consentirà di eliminare definitivamente il problema del sollevamento del polverino”.

Ma tutto questo il governatore pugliese Michele Emiliano ed il sindaco di Taranto Rinaldo  Melucci non lo raccontano. Loro pensano solo ai titoloni sui giornali da “masanielli” della politica…sostenuti dai soliti ben noti “pennivendoli” di turno.

I rapporti di Valutazione del Danno Sanitario dello Stabilimento ILVA di Taranto sono scaricabili al seguente link http://aia.minambiente.it/Documentazione.aspx




“Rinunciate al ricorso sull’ Ilva di Taranto”: il MISE invia protocollo d’intesa a Regione e Comune

ROMA – Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda insieme  a Claudio De Vincenti  ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno  hanno predisposto uno schema di protocollo d’intesa predisposto a valle delle riunioni del tavolo istituzionale Ilva tenute in data 16 novembre e 20 dicembre 2017, che è stato inviato al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, al presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ed ai sindaci del territorio

Il documento è stato inviato per conoscenza, correttamente , anche ai sindacati e a Confindustria. “Lo schema di protocollo introduce, nel rispetto della disciplina vigente, significativi rafforzamenti della fase esecutiva del Dpcm del 29 settembre 2017, atti a recepire le istanze manifestate dalle amministrazioni regionale e locali e dalle organizzazioni sindacali”, riporta una nota del Mise. “In particolare è stata definita una tempistica accelerata per la realizzazione di alcuni interventi di grande rilievo ambientale come la copertura dei parchi minerari e fossili, che consentirà di superare definitivamente il problema delle polveri entro il primo semestre del 2020, e la pavimentazione del parco loppa  – prosegue  la nota del Mise  –  è stato previsto un sistema di condivisione con Regione Puglia ed enti locali e di monitoraggio degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree esterne al perimetro dello stabilimento da realizzarsi da parte dell’Amministrazione Straordinaria“.

Da parte dei firmatari del protocollo, sono state individuate modalità di esame congiunto del rapporto annuale realizzato da Arpa ed Asl competente, in tema di valutazione del danno sanitario. E’ stata prevista anche la nomina di una commissione cui partecipano i Comuni dell’area per la definizione degli interventi di sostegno assistenziale e sociale per le famiglie disagiate delle aree di Taranto e dei comuni limitrofi. Infine viene tenuta in attenta considerazione la problematica dei crediti residui vantati dalle imprese dell’indotto, attraverso il pagamento di tutto lo scaduto al 10 dicembre 2017 e la ricerca di soluzioni per i crediti pregressi.

“Il protocollo prevede la rinuncia ai ricorsi da parte della Regione e del Comune di Taranto, che dovrà intervenire entro otto giorni dalla sottoscrizione del protocollo – conclude la nota del Mise –  pena la sua automatica risoluzione. Con l’attuazione delle tempistiche e delle prescrizioni previste nel Dpcm del 29 settembre e nel protocollo d’intesa, i principali interventi ambientali per Taranto saranno completati entro il 2020. Gli ulteriori interventi, previsti entro il 2023, riguarderanno infatti impianti fermi”.

Dal “Tavolo istituzionale Ilva,- Mise” 20 dicembre 2017

ILVA_Tavolo-Istituzionale

 




La strategia di Emiliano sull’ ILVA: mediazione politica ? No: il ricatto

ROMA“Il presidente del Consiglio ha un mezzo fondamentale per chiudere il ricorso: modificare il Dpcm nel senso auspicato da Regione e Comune di Taranto”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine di una conferenza stampa sul potenziamento del personale Arpa a Taranto. “Appena il presidente del Consiglio firma un’altra edizione del Dpcm, il vecchio decade e decade l’impugnazione”, ha spiegato il Governatore che come sempre cerca attenzione mediatica sulla sua persona.

“Siamo convinti che la diretta assunzione della questione in capo al presidente del Consiglio dei ministri sia una buona notizia. Ho fiducia – ha aggiunto – nel presidente del Consiglio dei ministri e sono convinto che egli sia portatore di una terzietà rispetto alle vicende dell’acquisto dell’Ilva” dimenticando che un Consiglio dei Ministri non puà rimangiarsi un proprio decreto solo per uno squallido ricatto più che politico, lo definiremmo “levantino”. La strategia di Emiliano,  ancora una volta è quella di cercare una trattativa personale con i nuovi azionisti dell’ ILVA cercare di indebolire l’operato del governo. Una strategia che nè Arcelor Mittal, nè Palazzo Chigi  fino a oggi  hanno dimostrato di apprezzare e tantomeno accettare.

Nel frattempo il Consiglio Regionale pugliese boccia la legge sulla partecipazione voluta da Emiliano. Il sonoro schiaffone “politico” è arrivato al Governatore a tarda notte con il voto segreto (24 contrari e 18 favorevoli) dell’ aula. La legge presentata nel luglio scorso a firma del governatore, non avrà nel 2018 alcun finanziamento nonostante il tentativo di ridurre la quota da 800 a 300mila euro e di estendere la sperimentazione anche oltre i capoluoghi.

Donato Pentassuglia

Il 19 dicembre scorso, per la bocciatura della legge in commissione, era stato decisivo il voto contrario del consigliere “renziano” Donato Pentassuglia (Pd), mentre questa notte in aula sono stati decisivi gli appelli degli esponenti delle opposizioni, dopo 13 ore di discussione sul bilancio . Per primo quello del capogruppo di Forza Italia, Nino Marmo, seguito da quello di Direzione Italia, Ignazio Zullo, ed in conclusione anche il consigliere regionale del M5S, Giancluca Bozzetti, i quali hanno richiesto alla maggioranza formalmente per una questione di rispetto di ritirare l’emendamento, che era già stato “bocciato” nella commissione bilancio .

L’emendamento era stato presentato in Consiglio Regionale dai capigruppo di maggioranza Sabino Zinni (Emiliano Sindaco di Puglia) e Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano) è quindi è stato messo a votazione e sonoramente bocciato, dimostrando la debolezza politica della maggioranza che tiene in piedi (sino a quando ?) Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia In aula è stata anche ricordata l’inopportunità di finanziare una legge, l’unica delle tre approvate da altrettante Regioni, che è stata impugnata dal Governo davanti alla Consulta, nella parte che riguarda la consultazione con i cittadini anche per le grandi opere statali sul territorio regionale.




La mia storia con Nichi e Michi. 2a puntata

Per Nichi questo requisito non c’è. C’è un surrogato, la doppiezza della contraddizione di chi esterna ad altri contrarietà sul comportamento di un collaboratore senza mai parlarne con l’interessato. Ma anche questo è uno stereotipo della telenovela. Invece la storia con Michi corrisponde al canonico requisito di cui sopra. Per dimostrarlo, documenterò al tempo zero la prova dell’ esternazione del sentimento positivo e alla fine della storia la prova del consolidato irriducibile sentimento negativo. Una volta definiti il prima e il dopo, sarà mia premura illustrare analiticamente le cause che hanno prodotto un effetto così clamoroso. Beh, c’è anche la volubilità del potente che a volte non ha nemmeno bisogno di cause efficienti per determinare repentini mutamenti “sentimentali”. Ma lo vedremo.

di Giorgio Assennato

Capisco perchè la decisione da me presa era in grado di generare rancore in una persona (ing. Barbara Valenzano n.d.r.) che per nove anni era stata una mia formidabile risorsa lavorativa. A questo punto si impone una breve digressione per presentare questo personaggio così importante nell’ “establisment” di Michi. Dotata di una intelligenza nettamente superiore alla media, ha sempre avuto una strepitosa capacità lavorativa; con qualche difettuccio, frequente negli ingegneri che credono di avere una cultura scientifica enciclopedica. tipico anche delle donne in carriera, secondo il modello americano della “Workaholic Woman“.

Per i suoi meriti e la sua dedizione al lavoro, durante la mia direzione in pochi anni da co.co.co.diventò prima funzionario, poi dirigente e successivamente responsabile di una importante struttura. In realtà, erano concentrate nella sua persona funzioni che nelle altre agenzie sono svolte da più dirigenti. Responsabile della struttura semplice che cura le autorizzazioni ambientali e le problematiche di sicurezza degli impianti a rischio di incidenti rilevanti, ma nello stesso tempo mia diretta collaboratrice come RSPP aziendale.

Ad onor del vero, il primo attrito si determinò proprio nel 2012 quando fu nominata custode giudiziario di ILVA. Data la mia visione strategica del ruolo di Arpa ero contrario ad attività di consulenza dei dirigenti Arpa, anche per l’autorità giudiziaria. Ritenevo corretto che i giudici nominassero l’Agenzia come loro referente tecnico e che il dirigente svolgesse le funzioni di supporto all’interno del rapporto di lavoro, e ciò a tutela dell’agenzia, ma anche dello stesso dirigente. Mi limitai a esercitare una vana “moral dissuasion” ma pretesi ed ottenni una sua dichiarazione scritta in cui dichiarava l’assenza di conflitti d’interesse. Avrei dovuto rimuoverla dalla responsabilità della struttura (controllo delle AIA) ma non lo feci, in considerazione del danno che avrei causato.

In effetti, ero anche giustamente lusingato dalla nomina di tre giovani tecnici di Arpa per una funzione di altissima responsabilità di solito affidata a cinsoludate conpeteze accademiche. All’ epoca non ero inquisito e non mi sfiorava nemmeno lontanamente il sospetto che avrei mai potuto essere accusato di alcunché. Ma quando, a fine 2013, ricevetti l’avviso di garanzia per un reato di favoreggiamento che avrei commesso durante l’interrogatorio. del 28 novembre 2012, mi trovai nella infelice situazione di dirigere una persona che era consulente dei miei accusatori. Ciò nonostante, continuammo a lavorare insieme con buona armonia. E quando il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco mi scrisse una lettera di “fuoco!”per denunciare la sua assenza alle riunioni del comitato sui rischi di incidente rilevante, decisi di risolvere personalmente la questione e, insieme a lei, andammo a “Canossa”.

Ricordo poi che nell’ottobre 2014 una giornalista tarantina, mi invitò a tenere una conferenza. Lo riferii alla mia dirigente che espresse il desiderio di accompagnarmi, cosa che mi fece molto piacere, date le circostanze. Era il periodo in cui ricevevo direttamente e via web minacce fi morte da sedicenti “operai comunisti” In un blog ero addirittura accusato di aver comprato, coi soldi dei Riva, una villa a Bari!!! Per fortuna non era più il tempo delle BR, altrimenti……non sarei qui seduto sul divano a raccontarvi la storia.

Andai anche in Questura a Taranto e scrissi una denuncia contro ignoti di cui non ho mai saputo nulla. Ricordo che quando la sera accompagnavo la mia cagnetta Greta al molo San Cataldo sobbalzavo a ogni rumore di moto pensando che chi avrebbe dovuto tutelarmi erano gli stessi procuratori che mi stavano accusando!!

Tornando alla conferenza dell ottobre 2014, lei volle sedersi accanto a me, prese la parola e fu molto calorosa nei miei confronti. Il suo intervento “a mia difesa” suscitò in me “mixed feelings“: da un lato lieto per la sua. pubblica dichiarazione in mio favore, dall’altro umiliato dal fatto di dover essere difeso, alla mi veneranda età, dalla mia giovane collaboratrice.

Dopo qualche giorno la dirigente fu convocata dal Direttore Scientifico. Candidamente dichiarò che aveva prestato la sua consulenza dietro esplicita richiesta del Presidente Emiliano. Sulla mancata informazione ai suoi direttori non ricordo cosa riportò. Il Direttore Scientifico  chiuse la pratica considerando esaurienti le risposte avute e tutto finì in una bolla di sapone. Ingoiai a fatica la pillola intuendo che nei rimanenti sette mesi di servizio sarei stato centrifugato ben bene. Pochi giorni dopo ricevetti un suo sms :

Emiliano, sabato 29 agosto 2015: ore 11:22: Ma hai avviato un provvedimento disciplinare contro la Valenzano?

La mia risposta ( Assennato n.d.r.) ore 11:32:No, ho solo chiesto chiarimenti al Direttore Scientifico da cui dipende. Al massimo potrei avviare procedimento disciplinare verso il direttore scientifico, non verso di lei. Strano che ti riportino notizie false. Nemmeno se lei mi avesse sputato in faccia in senso proprio e non figurato ( come nel caso) il direttore scientifico avvierebbe l’azione disciplinare.”

Emiliano : ore 22:13: “Sei forte!!!!”

Potrei continuare ad attingere a piene mani all’archivio (stavo per dire: arsenale!) degli sms scambiati con Michi (Emiliano n.d.r.) ma ho deciso di pubblicare solo l’alfa e l’omega del nostro tribolato rapporto: i primi sms in cui Michi esprime il suo sentimento di affetto e di stima per me (giugno 2015) e gli ultimi in cui si esalta al massimo la sua scorbutica intolleranza nei miei confronti.

Sottolineo l’ultimo gustoso passaggio caratterizzato da una esilarante inversione della sequenza regolata dalle buone maniere, con una spettacolare sequenza prego-grazie con cui vengono da me sbertucciate la “grandeur” di Michi e le sue Arcana Gubernatoris.

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Puglia, la Cementir produceva cemento con i rifiuti pericolosi di Ilva ed Enel

ROMA – Ad avviare le indagini fu il sequestro effettuato cinque anni fa dalla Guardia di Finanza di Taranto, di due aree dello stabilimento Cementir di Taranto, che venivano utilizzate a discarica di rifiuti industriali,  originati gran parte dei quali dal vicino  stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto . Contestualmente partirono delle intercettazioni telefoniche e ambientali, vennero effettuati approfonditi accertamenti e studio di documenti, il cui l’incrocio di riscontri e dati, avvallati da una perizia tecnica hanno consentito di avvalorare che le materie prime utilizzate da Cementir per la produzione di cemento non erano a norma di Legge. Ed investigando sull’acquirente finale si sono accertati i produttori che avrebbero violato la legge in maniera diversa: Enel ed Ilva.

 

L’operazione “Araba fenice” della Guardia di Finanza di Taranto. Sono stati posti sotto sequestro dalla Procura di Lecce  la centrale Enel Federico II di Cerano a Tuturano, alle porte di Brindisi, la Cementir Italia spa di Taranto e i parchi loppa d’altoforno dell’ILVA, sempre a Taranto, tutti e tre  con parziale facoltà d’uso . L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Alessio Coccioli.

L’operazione svolta dalla Guardia di Finanza di Taranto è stato coordinata dalla Dda-Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, che ha iscritto nel registro degli indagati 31 persone per i reati di traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata, contestando anche illeciti amministrativi alle tre società . Il gip ha disposto il sequestro degli stabilimenti con parziale facoltà d’uso per 60 giorni e il sequestro per una cifra pari a mezzo miliardo di euro, quale equivalente dell’ingiusto profitto dell’ Enel .

 

 

Per quanto riguarda la centrale Enel Federico II – hanno illustrato gli investigatori coordinati dal procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone De Castris – le cosiddette ceneri leggere “volanti”  vendute alla Cementir sarebbero state prodotte attraverso l’utilizzo non solo del carbone – come da classificazione – ma anche di gasolio e ocd. Secondo il consulente della Dda salentina l’uso di tali combustibili, avrebbe conseguito la formazione di ceneri “contaminate da sostanze pericolose, derivanti sia dall’impiego di combustibili diversi dal carbone sia dai processi di denitrificazione a base di ammoniaca“.

La consapevole “piena coscienza” di alcuni dirigenti Enel della pericolosità delle ceneri, è testimoniata anche da alcune intercettazioni telefoniche, in cui i manager farebbero riferimento alla necessità di confondere gli inquirenti presentando loro dati alterati e non veritieri e sopratutto di evitare di comunicare con l’Arpa, l’Agenzia regionale protezione ambiente.  L ‘ipotesi accusatoria della  Dda di Lecce contesta che Enel con tale sistema non soltanto avrebbe risparmiato sui costi di smaltimento delle ceneri pericolose, ma addirittura avrebbe persino guadagnato grazia alla vendita di quei materiali a Cementir, che  a sua volta li avrebbe impiegati per produrre del cemento altrettanto pericoloso.

Comportamento questo simile per  l’ ILVA che avrebbe venduto a Cementir loppa d’altoforno, materiale lapideo, loppa di sopravaglio, profilati ferrosi, pietrisco, e scaglie di ghisa, che secondo quanto riportato nell’atto giudiziario “ne inficiano la capacità di impiego allo stato tal quale nell’ambito del ciclo produttivo del cemento“. La loppa  per poter essere utilizzata nel processo produttivo del cemento, a causa della presenza di quei materiali, avrebbe dovuto essere sottoposta a “vagliatura” finalizzata alla rimozione dei rifiuti eterogenei e dei frammenti di dimensioni più consistenti, e  “deferrizzazione”  finalizzata alla rimozione dei residui metallici ,  profilati di ferro , crostoni nonché gocce, e la cosiddetta “ghisetta“, cioè   frammenti e polveri di ghisa, Secondo la perizia effettuata dal consulente della Procura di Lecce tali processi  sarebbero stati svolti in maniera parziale e insufficiente sia dal produttore ILVA  che dall’acquirente Cementir.

La commercializzazione delle ceneri prodotte a Cerano e vendute alla Cementir. L ‘accusa per i dirigenti Enel è di aver venduto indifferentemente ceneri prodotte dalla combustione del carbone, considerate non inquinanti, e quelle prodotte invece dalla combustione di idrocarburi, che contengono vanadio, mercurio e ammoniaca e rappresentano un pericolo per l’ambiente . Il tutto eludendo la normativa relativa al corretto smaltimento dei rifiuti, che avrebbe permesso a Enel di risparmiare oltre mezzo miliardo di euro nell’arco di cinque anni, dal 2011 al 2016. Ammontano a circa 2,5 milioni di tonnellate le ceneri commercializzate con questo procedimenti illegale.

Enel: “I nostri  processi  corretti” . Questa la nota diramata da Enel Produzione, che spiega all’ Agenzia ANSA  :  “Enel Produzione apprende dei provvedimenti di sequestro emessi questa mattina a carico di Cementir e dell’Ilva, che hanno interessato anche la centrale di Brindisi Cerano. I provvedimenti relativi alla centrale di Enel Produzione riguardano l’uso delle ceneri nell’ambito di processi produttivi secondari. Enel Produzione confida che nel corso delle indagini potrà dimostrare la correttezza dei propri processi produttivi e presterà ogni utile collaborazione alle Autorità inquirenti“.  “Il provvedimento di sequestro – viene inoltre chiarito nella nota dall’ ENELnon pregiudica la corretta operatività della centrale, nel rispetto di prescrizioni coerenti con il modello operativo di Enel Produzione

Questi gli indagati:  

Per ENEL : Giovanni Mancini (Savona), Enrico Viali (Svizzera), Giuseppe Molino (Novara), Paolo Pallotti, (Roma), Luciano Pistillo (Rovigo), Antonino Ascione, residente a Portici (Na), Francesco Bartoli, Calcinate (Bergamo), Fausto Bassi (Pistoia), Fabio Marcenaro (Genova), Fabio De Filippo (Lecce), Carlo Aiello (Brindisi); per CEMENTIR  Mario Ciliberto (Roma), Giuseppe Troiani (Rieti), Leonardo Caminiti (Genova), Mauro Ranalli (Roma), Leonardo Laudicina (Spoleto), Paolo Graziani (Roma), Vincenzo Lisi (Brindisi),  per ILVANicola Riva (Milano), Bruno Ferrante ( Lecce), i commissari Enrico Bondi (Arezzo), Piero Gnudi (Bologna), Corrado Carrubba (Roma), Enrico Laghi (Roma), Luigi Capogrosso (Manduria), Salvatore De Felice (San Giorgio Jonico), Adolfo Buffo (Taranto), Antonio Luppoli (Mottola), Ruggiero Cola (Taranto), Marco Adelmi (Taranto), Tommaso Capozza (Grottaglie).

I reati contestati agli attuali 3 commissari dell’ ILVA, Gnudi, Carrubba e Laghi, non sono coperti dalla malleva inclusa a suo tempo dai vari decreti salva ILVA emanati dai Governi Letta e Renzi.

Reazioni della politica. In merito si è espresso Gianluca Bozzetti consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle : “Ancora una volta, nonostante le denunce portate avanti nel corso degli anni sia dalle associazioni ambientaliste e dai liberi cittadini che dal Movimento 5 Stelle nelle istituzioni, si è dovuto attendere, così come per l’Ilva, l’intervento della magistratura che conferma il rischio di un possibile ricorso a gravi pratiche illecite nella gestione dei rifiuti da parte di queste aziende. Alcuni dei capi di accusa sono gravissimi: si parla di traffico illecito di rifiuti e gestione dei rifiuti non autorizzata. Ipotesi che se confermate spiegherebbero ampiamente anche i catastrofici dati epidemiologici dell’area resi noti solo qualche mese fa. Vorremmo anche capire chi avrebbe dovuto controllare e perché tali controlli non sono stati fatti. Come sempre attendiamo fiduciosi che gli inquirenti facciano le loro indagini e gli auguriamo buon lavoro. L’auspicio è che, qualora tali ipotesi dovessero essere confermate, i responsabili possano pagare per i gravissimi crimini commessi nei confronti di tutti i cittadini pugliesi.”

Speriamo inoltre che tutta questa vicenda possa servire – continua il consigliere brindisino –  ad evidenziare ancora una volta la necessità di programmare immediatamente la chiusura, la dismissione e la bonifica di questa Centrale, avviando un processo di riconversione economica e culturale dell’intera area di Cerano; un processo che, naturalmente, non può e non deve prescindere da una tutela dei livelli occupazionali e di tutti i lavoratori. Alla luce di tali avvenimenti chiediamo a Mauro Vizzino, Presidente della Commissione Ambiente della Regione Puglia, di farsi promotore di un tavolo di concertazione che coinvolga la società Enel s.p.a., la Regione e il Ministero competente, affinché si possa, una volta per tutte, pianificare insieme un programma di riconversione che tuteli gli attuali livelli occupazionali; un programma teso ad abbandonare definitivamente le fonti fossili per promuovere una politica energetica basata sulle rinnovabili.

“D’altronde  è stato dimostrato ampiamente che il ricorso a fonti rinnovabili, di cui la nostra Regione è ricca, produce molta più ricchezza e posti di lavoro rispetto all’attuale politica basata ancora sulle fonti fossili  – conclude Bozzettie che, tra l’altro, non contribuisce a rendere il nostro Paese energeticamente indipendente dall’estero. Il momento è propizio e le istituzioni a tutti i livelli devo assumersi ognuno la propria fetta di responsabilità, accompagnando il territorio in questo necessario e non più prorogabile cambiamento.”




Il rapporto di Legambiente “Mal’aria di città 2016”

 Il problema dell’inquinamento atmosferico è sempre più presente, e lo smog in generale è un problema gravoso per molte città di medio-grande dimensione ed una  una delle  principali cause determinanti l’inquinamento in realtà è l’eccessiva presenza di veicoli in giro per le strade. Non a caso, sono molti i capoluoghi di provincia che in questo periodo applicano forti restrizioni al traffico stradale, con ordinanze e divieti a varie categorie di mezzi, limitando l’accesso alla ZTL e blocchi alla circolazione.  Aria sempre più irrespirabile: nel 2015 ben 48 città italiane fuorilegge con il livello di Pm10 alle stelle Situazione critica in Pianura Padana, ma anche nelle grandi e piccole città dell’intera Penisola Maglia nera a Frosinone Scalo con 115 sforamenti

A testimoniare questa situazione arriva  il report di Legambiente elaborato su dati Arpa 2016, stilato in base al tasso di inquinamento. Dall’analisi risulta che sono almeno 32 i capoluoghi di provincia italiani ad aver drasticamente superato la soglia limite di polveri sottili nel 2016. Dunque il limite di 35 giorni max previsti dalla legge con concentrazioni superiori ai 50 microgrammi al metro cubo, è stato ampiamente oltrepassato. Il Comune che ha trasgredito maggiormente è Torino che si attesta su 86 giorni di sforamenti. Al secondo posto in classifica Frosinone (85). Terzo posto assegnato  pari merito a Milano e Venezia  (73). Seguono  Vicenza (71), Padova e Treviso (68).

Tra i capoluoghi di provincia vanno segnalati inoltre Pavia con 67 giorni, Asti (66), Mantova, Alessandria e Brescia (65), Cremona (64), Monza (61), Como (60), Terni (59). Grandi città come Napoli e Palermo si attestano rispettivamente su 57 e 44 giorni di sforamento annui. Chiudono la classifica Bergamo (53), Lodi e Verona (51), Rimini e Vercelli (50), Benevento (45), Avellino (43), Piacenza (42), Roma (41), Reggio Emilia e Rovigo (40), Modena e Novara (39) per finire con Trieste (38).

LEGAMBIENTE malaria2016

Città soffocate e avvolte dallo smog. Anche il 2015 per l’aria respirata nei centri urbani è stato un anno da “codice rosso”, segnato da un’emergenza smog sempre più cronica. Milano avvolta in una cappa che la fa somigliare a Pechino, la Pianura Padana coperta da un manto di nebbia e smog, la città della Mole dove non si intravedono sullo sfondo le montagne e la vetta del Monviso, o Roma che si risveglia più volte velata da un’insolita foschia sono solo un esempio. Non basta appellarsi all’assenza di vento e pioggia per intere settimane, l’aria diventa sempre più irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili, dell’ozono e del biossido di azoto che causano, tra l’altro, danni alla salute dei cittadini e all’ambiente circostante. A conferma di ciò arrivano i dati scientifici di Mal’Aria di città 2016, il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane.

Delle 90 città monitorate dall’associazione ambientalista nella campagna PM10 ti tengo d’occhio, nel 2015 ben 48 (il 53%), hanno superato il limite dei 35 giorni di sforamento consentiti di Pm10. Le situazioni più critiche si sono registrate a Frosinone che guida anche quest’anno la classifica dei capoluoghi di provincia dove i giorni di superamento nel 2015 sono stati 115; seguita da Pavia con 114 giorni, Vicenza con 110, Milano con 101 e Torino con 99. Dei 48 capoluoghi fuori legge il 6% (Frosinone, Pavia e Vicenza) ha superato il limite delle 35 giornate più del triplo delle volte, andando oltre i 105 giorni totali; il 33% lo ha superato di almeno due volte e il 25% ha superato il limite legale una volta e mezza. Taranto che viene indicata dagli pseudo-ambientalisti e pennivendoli  locali come la città più inquinata (senza esserlo) in realtà ha superato  il limite soltanto un’anno su 7 !

Anche a livello regionale, la situazione non è delle migliori: in Veneto il 92% delle centraline urbane monitorate ha superato il limite dei 35 giorni consentiti; (in particolare quelle di Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza), in Lombardia l’84% delle centraline urbane (tutte quelle di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Como e Monza), in Piemonte l’82% delle stazioni di città (en plein per le centraline di Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli), il 75% delle centraline sia in Emilia-Romagna (Ferrara, Modena, Piacenza, Parma, Ravenna e Rimini) sia in Campania (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno).

Per quanto riguarda gli altri inquinanti, PM2,5, ozono troposferico, e ossidi di Azoto, il bilancio è relativo al 2014. Per il PM2,5 i capoluoghi di provincia Monza, Milano e Cremona hanno superato il limite del valore obiettivo di 25 µg/m3 di PM2,5 (erano 11 le città nel 2013 e 15 nel 2012). Dati poco rassicuranti riguardano invece dall’Ozono: un terzo dei capoluoghi di provincia monitorati (28 su 86) ha superato il limite dei 25 giorni (dati 2014). Prime in classifica Genova e Rimini con 64 giorni di superamento, seguono Bologna (50), Mantova (49) e Siracusa (48). Particolarmente critica la situazione nell’area padana per le elevate concentrazioni di questo inquinante. Per gli ossidi di Azoto, sempre nel 2014, sono 10 i capoluoghi di provincia sui 93 monitorati (il 12%) che hanno superato il limite normativo (Torino, Roma, Milano, Trieste, Palermo, Como, Bologna, Napoli, Salerno, Novara).

Per Legambiente per contrastare in maniera efficace l’inquinamento atmosferico, è indispensabile un cambio di passo nelle politiche della mobilità sostenibile, potenziando il trasporto sul ferro, l’uso dei mezzi pubblici e la mobilità nuova, e rendere così le auto l’ultima delle soluzioni possibili per gli spostamenti dei cittadini. Oggi l’Italia continua ad avere il record per numero di auto per abitante: il tasso di motorizzazione arriva a 62 auto ogni 100 abitanti della città di Roma o ai 67 di Catania, contro le 25 auto ogni 100 abitanti di Amsterdam e Parigi o le 31 di Londra. Per l’associazione ambientalista è perciò indispensabile una strategia nazionale per la qualità dell’aria e un piano per la mobilità in città, accompagnato da studi accurati sulle fonti di emissione, eseguiti a scala locale e urbana, per pianificare le giuste politiche di intervento.

“L’emergenza smog – dichiara Rossella Muroni, la presidente nazionale di Legambiente difficilmente si potrà risolvere con interventi sporadici che di solito le amministrazioni propongono in fase d’emergenza tra targhe alterne, blocchi del traffico, mezzi pubblici gratis, come avviene attualmente in gran parte delle città italiane, e senza nessuna politica concreta e lungimirante. Per uscire dalla morsa dell’inquinamento è fondamentale che il Governo assuma un ruolo guida facendo scelte e interventi coraggiosi, mettendo al centro le aree urbane e la mobilità sostenibile, impegnandosi per approvare a livello europeo, normative stringenti e vincolanti, abbandonando una volta per tutte le fonti fossili e replicando quelle esperienze anti-smog virtuose messe già in atto in molti comuni italiani in termini di mobilità sostenibile, efficienza energetica e verde urbano”.

“Il protocollo firmato lo scorso 30 dicembre – continua Muronitra ministero dell’ambiente, rappresentanti di comuni e regioni, non è stato all’altezza del problema e il rischio è che si rincorra sempre l’emergenza senza arrivare a risultati concreti e di lunga durata. Per questo è urgente e indispensabile che l’Italia adotti un piano nazionale per la mobilità urbana, dotato di risorse economiche, obiettivi misurabili e declinabili. La priorità deve essere la realizzazione di nuove linee metropolitane e di tram, a cui devono essere vincolate da subito almeno il 50% delle risorse per le infrastrutture, da destinare alle città, dove si svolge la sfida più importante in termini di rigenerazione urbana e di vivibilità”.

Mal’aria 2016 L’emergenza smog 2015, che nel mese di dicembre è stata al centro di una forte attenzione mediatica, non è stata di certo un fulmine a ciel sereno. Nel dossier Legambiente evidenzia come il superamento del Pm10 sia avvenuto già all’inizio del 2015: ad esempio Frosinone scalo, prima in classifica nel 2015, ha raggiunto il limite del 35° giorno di superamento il 16 febbraio scorso, Pavia e Torino, rispettivamente seconda e quinta in classifica, il 22 e il 27 febbraio e Milano il 10 marzo. Dati che lasciano pochi dubbi su come sia stata mal gestita fino ad oggi l’emergenza smog. Confrontando poi i dati del 2015 con quelli raccolti da Legambiente negli ultimi anni, emerge come per il Pm10 il numero di città che ha superato il limite dei 35 giorni di sforamento consentiti (48 nel 2015) sia in linea con la media del numero di città fuorilegge degli ultimi sette anni (48 di media dal 2009 ad oggi). Inoltre le città coinvolte sono quasi sempre le stesse: ben 66 infatti compaiono almeno una volta nella classifica dei capoluoghi che hanno superato i 35 giorni ammessi e di queste ben 27 (il 41%) lo ha fatto sistematicamente 7 anni su 7.

Numeri che si trasformano in rilevanti impatti sulla salute: ogni anno l’inquinamento dell’aria causa oltre 400.000 morti premature nei paesi dell’Unione Europea. Fra questi, l’Italia ha uno dei peggiori bilanci in Europa: la Penisola detiene il record di morti per smog con 59.500 decessi prematuri per il Pm2,5 – 3.300 per l’Ozono e 21.600 per gli NOx nel solo 2012 (Dati Agenzia Europea dell’ambiente). Stime che potrebbero crescere esponenzialmente se come valori limite di riferimento per gli inquinanti si prendessero quelli consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; in base a questi valori dell’OMS, la percentuale di popolazione in ambiente urbano esposta a concentrazioni di polveri sottili dannose per la salute salirebbe dall’attuale 12% a circa il 90%; per l’Ozono si passerebbe dall’attuale 14-15% al 97-98%.

Legambiente ricorda poi che i danni alla salute della popolazione si traducono in costi economici dovuti alle cure sanitarie, che nella Penisola si stimano tra i 47 e 142 miliardi l’anno (dati riferiti al 2010). Ci sono poi i danni economici legati al mancato rispetto delle norme italiane ed europee sulla qualità dell’aria. Sono due le procedure d’infrazione contro il Belpaese, entrambe nella fase di messa in mora. La prima, la 2014_2047, avviata nel luglio 2014 riguarda la “cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e il superamento dei valori limite di PM10 in Italia”; mentre la seconda, la 2015_2043, avviata nel maggio 2015 riguarda “l’applicazione della direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria ambiente ed in particolare obbligo di rispettare i livelli di biossido di azoto (NO2)”.

Tra le altre proposte che Legambiente rilancia a Governo, Regioni e amministrazioni locali, per liberare le città dallo smog e renderle più vivibili ci sono: quella di incrementare il trasporto su ferro con 1000 treni per i pendolari; incentivare la mobilità sostenibile attraverso, 100 strade per la ciclabilità urbana, realizzando un primo pacchetto di nuove corsie ciclabili all’interno dell’area urbana. Limitare la circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello di Parigi.

Ed ancora prevedere, con una disposizione nazionale, l’estensione del modello dell’Area C milanese a tutte le grandi città con una differente politica tariffaria sulla sosta, i cui ricavi siano interamente vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico locale. Fermare i sussidi all’autotrasporto per migliorare il TPL. (Nella legge di stabilità 2016 i sussidi all’autotrasporto sono 3miliardi di esonero sull’accisa e 250milioni di sconti su pedaggi autostradali). Vietare l’uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Ridurre l’inquinamento industriale applicando autorizzazioni integrate ambientali (AIA) stringenti e rendere il sistema del controllo pubblico più efficace con l’approvazione della legge sul sistema delle Agenzie regionali protezione ambiente ferma al Senato da oltre un anno. Infine servono nuovi controlli sulle emissioni reali delle auto.




Legambiente: “sospendere lo smaltimento dei rifiuti dell’ ILVA in Sicilia”

Con un comunicato congiunto Legambiente Taranto e Legambiente Augusta chiedono ai commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria  “di fornire, innanzitutto ai cittadini, tutte le informazioni in loro possesso relative ai rifiuti smaltiti a Melilli e di sospendere la spedizione e il conferimento del polverino nella discarica siciliana“. contestando che “Il trasferimento del polverino da Taranto a Melilli e lo smaltimento nella discarica Cisma riduce gli impatti su una zona, ma irragionevolmente li carica su un’altra altrettanto inquinata e sofferente” , sostenendo che enormi quantitativi “di rifiuti speciali, in particolare di polverino d’altoforno dell’Ilva, vengono trasferite con autotreni e, via mare, con il traghetto Eurocargo Livorno, da Taranto alla discarica Cisma di Melilli in Sicilia, nell’area ad elevato rischio di crisi ambientale Augusta/Priolo/Melilli e Sito di Interesse nazionale ai fini delle bonifiche (SIN Priolo), a partire dal mese di giugno. A tutto novembre 2016 circa 32.000 tonnellate di polverino sono state smaltite nella discarica siciliana


Le ragioni del trasferimento dei rifiuti smaltiti a Melilli,
 come già rivelato nel novembre scorso dal CORRIERE DEL GIORNO lo scorso novembre, viene effettuato da una cordata composta dalla napoletana Grimaldi insieme al Gruppo Campostano di Savona. Rimangono “ancora oscure – sostiene Legambiente  – le ragioni per le quali i commissari straordinari dell’Ilva insistano a portare avanti un’operazione spacciata come transitoria, ma i cui termini effettivi restano ignoti. Né il Ministro dell’Ambiente Galletti nelle sue risposte alle interrogazioni parlamentari e alle domande dei cronisti è riuscito a renderle intellegibili“.

Secondo gli ambientalisti, sarebbero circa 32.000 le tonnellate di polverino smaltite nella discarica siciliana. “Già nell’aprile del 2015 una operazione simile era stata avviata con il trasferimento di una partita di 9.200 tonnellate di polverino direttamente dal porto di Taranto a quello di Augusta, operazione poi sospesa per la forte opposizione della popolazione e l’intervento della magistratura” , scrivono nella  nota inviata alle redazioni, “Il trasferimento del polverino da Taranto a Melilli riduce gli impatti su una zona ma irragionevolmente li carica su un’altra altrettanto inquinata e sofferente”, contesta Legambiente.

nella foto il commissario ILVA Corrado Carruba


Alle proteste per l’inaccettabile e insopportabile operazione
erano seguite da più parti le prese di posizione contrarie allo smaltimento di questi rifiuti speciali nel già martoriato triangolo Augusta / Priolo / Melilli, l’apertura di un’inchiesta della Procura siciliana e le interrogazioni parlamentari. Rispondendo ad una di queste interrogazioni il ministro dell’Ambiente Galletti aveva  affermato che “Relativamente al trasferimento dei materiali provenienti dall’Ilva in una discarica presso Augusta, sulla base delle informazioni che abbiamo acquisito dal commissario Ilva Corrado Carruba per rispondere all’interrogazione, i rifiuti in questione sono stati classificati e caratterizzati dal produttore come rifiuti non pericolosi, prodotti dal trattamento dei fumi. Ad oggi non risulta al mio Dicastero alcuna segnalazione in merito da parte delle competenti autorità di controllo locali, provincia e ARPA. Inoltre la discarica in cui i rifiuti sono stati conferiti è esterna al perimetro del SIN sulla base della cartografia disponibile. Secondo le informazioni fornite dall’Ilva, il materiale per l’esattezza 9.142 tonnellate è stato inviato in Sicilia in via transitoria. È infatti previsto che i rifiuti saranno smaltiti presso il sito Ilva una volta attuato il piano di gestione dei rifiuti aziendali e l’avvio dei nuovi impianti autorizzati in discarica, così com’è stato previsto peraltro nel decreto Ilva del gennaio scorso”.  

Dire  come fa il ministro Galletti  che la discarica Cismaè esterna al perimetro del SIN” non basta  per ridurre l’impatto di un’operazione che rimane insopportabile per il territorio siciliano e, non avendolo peraltro mai creduto,  contestiamo vivamente che lo smaltimento di questi rifiuti speciali sia stato fatto “in via transitoria” per poi essere “smaltiti presso il sito Ilva una volta attuato il piano di gestione dei rifiuti aziendali e l’avvio dei nuovi impianti autorizzati in discarica”. In verità il polverino d’altoforno – a distanza di oltre un anno e mezzo – è ancora qui, sicuramente qui rimarrà e l’operazione ha subito un lungo stop forse solo per il clamore suscitato dalla vicenda con i suoi relativi effetti collaterali.

Gli ambientalisti siciliani fanno notare che la discarica Cisma, dopo aver accolto in questi ultimi mesi,i rifiuti urbani di diverse decine di comuni siciliani vicini e lontani grazie alle ordinanze del presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta,  ha ripreso a ricevere e a smaltire il polverino d’altoforno dell’ILVA. Infatti, da circa un mese partono da Taranto, con spedizioni settimanali, una trentina di autotreni carichi di polverino. I camion vengono imbarcati al porto di Taranto sulla nave “Eurocargo Livorno” della Grimaldi e vengono sbarcati a Catania per poi proseguire su strada diretti alla discarica Cisma. Ogni spedizione ammonta a circa 900 tonnellate. Come emerse sin dal 2015, se  il quantitativo da smaltire fosse rimasto complessivamente di 100.000 tonnellate, i viaggi andranno avanti per molti mesi.  Inspiegabili sono le ragioni per cui chi amministra l’ILVA su mandato del governo ha deciso di scaricare i suoi rifiuti lontano dalla Puglia e in una zona peraltro già gravemente malata. Chi ci guadagna ? Chi ha tutto questo interesse ?

Sarebbe a dir poco incredibile  che  il presidente Crocetta, mentre cerca affannosamente di reperire all’estero e fuori regione chi è disponibile a  prendersi circa 180.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani trattati prodotti dai  cittadini siciliani, non fosse a conoscenza che sul suolo siciliano  vengono scaricati rifiuti ben più “indigeribili” ed in quantità così importante.

Non sappiamo se la scelta di operare in questo modo, certamente più complicato e costoso della semplice spedizione via nave direttamente al porto di Augusta, dipenda dal tentativo di sviare l’attenzione per evitare  le proteste che la vicenda sollevò l’anno scorso, oppure anche dall’eco dell’inchiesta della magistratura di Potenza che ha messo in luce le connessioni tra le aziende legate al business, sull’allora commissario dell’autorità portuale e i cosiddetti “furbetti” collegati ad influenti personaggi del Ministero dello Sviluppo Economico i cui interessi ruotavano attorno al porto di Augusta. Non è noto infatti, come raccontano i giornali siciliani, se l’assessore all’ambiente, Croce, quello all’energia e rifiuti, Contrafatto, e lo stesso presidente della Regione Sicilia, Crocetta, siamo a conoscenza di tutto quello che è doveroso sapere e sopratutto se abbiano eventualmente autorizzato l’importazione di questi rifiuti speciali.


Legambiente Taranto e Legambiente Augustachiedono al ministro dell’Ambiente e a tutti color che hanno competenze, ruoli e responsabilità di affrontare davvero, con cronoprogrammi precisi, la partita delle bonifiche di entrambi i Sin per ripararne i guasti e restituire ai cittadini le buone condizioni di salute, di vita e di lavoro a cui hanno diritto“. E bene farebbero la Procura di Taranto e la Guardia di Finanza a dare un’occhiata anche sull’allegra gestione delle commesse affidate dai commissari dell’ ILVA.  Tutto trasparente e regolare ? Secondo fonti bene informate non molto…

nella foto, la sede del Gruppo Campostano di Savona

P.S. una delle aziende interessate a questo “business”, e per la precisione il Gruppo Campostano di Savona ci ha intento una causa risarcitoria per danni, con il chiaro intento di intimorirci, attività e stile che deve essere evidentemente consueto, come hanno sostenuto i magistrati della Procura di Taranto in un processo a loro carico (in cui sono stati assolti)  . Ma i Campostano poverini ignorano che certe intimidazioni non ci preoccupano per nulla. Anzi….Sarà bene che qualcuno gli ricordi che procedimento civile esiste anche l’azione legale per “lite temeraria“. Ed è quella che prossimamente si vedranno recapitare dai nostri legali dinnanzi al Tribunale civile di Roma.

 




Emiliano e Stefàno: attenti a quei due…..

di Antonello de Gennaro

Prima di passare a spiegarvi perchè bisogna “stare attenti” al sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno ed al Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, occorre mettere a fuoco i due “personaggi”.

schermata-2016-10-05-alle-03-04-52Il Governatore   Emiliano, dopo aver fatto il  magistrato, è stato il segretario regionale del Partito Democratico, azionista di maggioranza della Giunta regionale di centrosinistra guidata da Nichi Vendola nella precedente legislatura regionale,  ha fatto politica per diversi anni violando le Leggi vigenti, ed infatti nel 2014 il  procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione Gianfranco Ciani avviò un azione disciplinare nei confronti di Emiliano, in quanto da segretario regionale del Pd svolgeva attività politica, nonostante fosse ancora un magistrato. Da questo ruolo, Emiliano ha svolto con carattere di continuità, come noto a tutti,  attività politica. Una condotta che era incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Infatti ai magistrati non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valevano  anche per i magistrati che come Emiliano, sono fuori ruolo.

Dell’azione disciplinare aperta dal pg della Cassazione al momento si sono perse le tracce ma è destinata a riaccendere prima o poi le polemiche sulla compatibilità dello status di magistrato e la partecipazione all’attività politicaSoltanto nel luglio del 2015 appena eletto Presidente della Regione Puglia, il Csm ha deciso di accogliere la richiesta di ulteriore aspettativa di Michele Emiliano in vista della piena assunzione dell’incarico di presidente della Regione Puglia. Da qualche giorno infatti la pratica era arrivata al Consiglio Superiore della Magistratura che, non senza qualche riflessione, gli ha riconosciuto il proseguimento “senza soluzione di continuità” .

Sulla sua vicenda il Fatto Quotidiano raccontava “ il fuoco amico di Massimo D’Alema che lo aveva accusato apertamente di non avere rispettato la legge che impone ai magistrati, anche quelli in aspettativa, di non avere incarichi di partito”. Una polemica che l’allora sindaco di Bari aveva per la verità commentato come il tentativo scomposto della vecchia classe dirigente di ribaltare l’esito delle primarie che l’aveva spazzata via. Oggi incredibilmente D’Alema ed Emiliano vanno d’amore e d’accordo uniti nell’ alleanza contro il premier Matteo Renzi, attuale leader dello stesso partito politico: il Partito Democratico . Le stranezze della politica…

CdG ippazio stefanoIl Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, è stato il rappresentante tarantino del movimento politico di Nichi Vendola per ben due legislature comunali, presentandosi alle elezioni come candidato sindaco con una una propria lista civica,   nel tempo successivamente dissoltasi. Stefàno è attualmente imputato nel processo “ILVA-Ambiente Svenduto” dovendo rispondere della accuse di  reato per abuso e omissione di atti d’ufficio, a seguito delle indagini svolte dalla Procura di Taranto sulla base di un esposto presentato tempo fa da un consigliere comunale con il quale si portò la magistratura a conoscenza delle misure che il sindaco Stefàno non avrebbe preso a tutela della salute dei cittadini. Il sindaco Stefano era già finito negli atti processuali per una telefonata che venne intercettata dalla Guardia di Finanza di Taranto, intercorsa con Girolamo Archinà, l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’ILVA (gestione Gruppo Riva)  finito in carcere il 26 novembre scorso con le accuse di associazione a delinquere insieme con alcuni membri della famiglia Riva, finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e corruzione in atti giudiziari. Nella telefonata del 29 luglio 2010 Archinà chiamava telefonicamente il Sindaco Stefàno per chiedergli di fissare la data sul referendum cittadino sulla chiusura dell’ILVA  “La data la più lontana possibile”  ottenendo inizialmente un “va bene” da Stefàno , motivando la propria richiesta con la causale “per farci lavorare un po’ tranquilli” ricevendo una nuova rassicurazione dal sindaco “tranquilli !!! va benissimo ciao Girolamo”.

Ippazio Stefàno nelle ultime primarie del centrosinistra per la scelta del candidato Presidente per le elezioni regionali pugliesi, ha abbandonato negli ultimi giorni di campagna elettorale il movimento di Vendola, che sosteneva la candidatura del Sen. Dario Stefàno (un omonimo, ex UdC ) per cavalcare la candidatura di Michele Emiliano a governatore per la cui elezione, in realtà non si è speso minimamente. Ma il Sindaco Stefàno non aveva fatto i conti con il doppio-giochismo politico di Emiliano, che appena eletto nominò assessore regionale il consigliere comunale tarantino Gianni Liviano acerrimo “nemico” del sindaco, di cui da sempre ambisce alla sua poltrona. Che le posizioni di Ippazio Stefàno e quelle di  Emiliano siano sempre più inconciliabili. lo dimostra l’attuale vicenda ILVA.

Infatti mentre il Governatore della Regione Puglia, sta “cavalcando” la protesta ambientalista-grillina anti-Ilva per osteggiare e boicottare le posizioni e decisioni del Governo in carica  sull’ ILVA, il Sindaco Stefàno non fa altro che elogiare il supporto economico-finanziario ricevuto dal Governo Renzi che ha stanziato per il rilancio di Taranto oltre 800 milioni di euro, gestendo progettualità, bandi, gare ed appalti, vista la “pochezza” tecnica-professionale dell’apparato dirigenziale del Comune di Taranto più noto per finire sempre sotto i riflettori delle inchieste e processi giudiziari che li vede coinvolti, che per le proprie inesistenti competenze giuridico-amministrative. L’ennesima conferma è quella dell’ annuncio del Governatore Emiliano in occasione dell’ assemblea della Confindustria di Taranto, alla presenza del presidente nazionale Boccia, di uno studio sanitario (e non scientifico !) sviluppato da ARPA, ARES, ASL Taranto ed un consulente della Regione Lazio, basato su vecchie rilevazioni e ricerche non più attendibili alla luce dei recenti lavori di ammodernamento e risanamento dell’impianto siderurgico ILVA di Taranto. Uno studio non scientifico, che la Regione Puglia ha avuto lo “sgarbo” istituzionale di non inviare al primo cittadino di Taranto.

Il Sindaco Stefàno in una conferenza stampa-farsa, tenutasi ieri a cui partecipavano in “stile grillino” alcuni attivisti del “Movimento Cittadini Liberi e Pensanti” che si spacciavano come giornalisti di un fantomatico (inesistente) giornale online, ha dichiarato di aver inviato una lettera al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin , chiedendo la “validazione” della relazione dei dati “inquietanti” resa nota da Emiliano che individua nell’ILVA la causa di un eccesso di malattie e mortalità a Taranto. “Attendo una settimana” – ha aggiunto Stefàno anticipando che –  “se ciò verrà confermato non potrò fare altro che tutelare la salute dei cittadini disponendo la chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto, e la invierò al Prefetto, come è prassi e per garbo istituzionale” mostrando trionfalmente a favore di telecamere la bozza già pronta. “La democrazia è partecipazione, ma non funziona soltanto in maniera unilaterale  – ha detto polemicamente il Sindaco di Taranto – la Regione Puglia deve anche considerare il Comune“.

La figuraccia per il Sindaco Stefàno e per il suo alleato Emiliano è in agguato. Infatti  il primo cittadino aveva tentato in passato di adottare un’ ordinanza urgente ordinando all’Ilva dei Riva nel 2010 di ridurre le emissioni di benzopirene entro 30 giorni, ma il Tar di Lecce annullò il provvedimento accogliendo il ricorso dell’ ILVA . Quando glielo abbiamo ricordato, il Sindaco con la sua nota presunzione ha risposto “Sono pronto a farne un’altra, poi faranno ricorso alla magistratura amministrativa: è un loro diritto“.

La realtà è che a Taranto è iniziata la campagna elettorale, ed il Sindaco Stefàno che ha annunciato la sua ricandidatura a semplice consigliere comunale (ha raggiunto il tetto dei due mandati da Sindaco) non vuole finire nuovamente sul banco degli imputati in Tribunale, mentre Emiliano cerca di tessere alleanze a 360° per mettere le mani sulla città dei due mari. Quelle mani sulla città che non ha più a Bari dove impera il Sindaco “renziano” Decaro. Nella speranza di non fare un secondo “flop” molto probabile dopo il fallimentare tentativo di Michele Emiliano di poter conquistare il Comune di Brindisi  con tutte le sue alleanze, liste civiche ed appoggio del Pd  non è riuscito a far vincere le elezioni al suo candidato sindaco.

Qualcuno dovrebbe spiegare ad Emiliano che a volte la politica fa brutti scherzi: al proprio ego e sopratutto alle certezze politico-elettorali. E la città di Taranto è stanca di subire passivamente le scorribande di invasori, conquistatori e dominazioni politiche. Il voto di quelle 18mila famiglie del personale alle dipendenze dell’ ILVA (ed appalto) e delle oltre 300 società che lavorano nell’indotto dello stabilimento siderurgico tarantino potrebbe riservare tante sorprese post-elezioni…




Sì del Senato al decreto Ilva. 168 voti a favore, 102 no e 2 astenuti. E’ legge.

CdG Ilva newL’Aula senatoriale di Palazzo Madama ha approvato oggi il decreto Ilva con 168 sì, 102 no e 2 astenuti. Il Senato ha confermato il testo della Camera, il provvedimento che ora è legge.  Oltre ai gruppi di maggioranza, anche Ala (gruppo Verdini) si è espressa per la fiducia. Il provvedimento, approvato nel testo arrivato dalla Camera, modifica alcune disposizioni contenute in precedenti decreti legge sull’azienda siderurgica riguardanti l’attuazione del piano di tutela ambientale e sanitaria e i diritti e gli obblighi degli acquirenti o affittuari del complesso industriale.

Una delle novità è quella si pone a carico della amministrazione straordinaria e non più dell’acquirente l’onere del rimborso dei 300 milioni erogati dallo Stato; si consente una proroga non superiore ai 18 mesi del termine del 30 giugno 2017 per l’attuazione del piano ambientale; si posticipa al 2018 il termine per il rimborso degli importi finanziati da parte dello Stato al Gruppo al fine esclusivo di attuare il piano di tutela ambientale e sanitaria (entro un tetto complessivo di 800 milioni di cui 600 quest’anno e 200 nel 2017).

Questi i principali contenuti del decreto:

  • Priorità del piano ambientale rispetto a quello relativo alla sostenibilità economica.
  • Istituzione di un Comitato degli esperti, selezionato dal Ministero dell’Ambiente tra le migliori professionalità impegnate su temi ambientali e siderurgici, i cui curricula saranno resi pubblici, con un ruolo cruciale e vincolante nel processo di acquisizione dell’impianto a garanzia delle tutela e salvaguardia ambientale.
  • Rafforzamento sul versante dei controlli: Arpa Puglia potrà assumere personale a tempo indeterminato per assicurare le necessarie attività di vigilanza, controllo e monitoraggio a garanzia dell’attuazione del Piano ambientale.
  • Parità di condizioni nell’ambito dell’intero settore relativamente all’utilizzazione all’esterno dello stabilimento delle scorie derivanti dal processo produttivo.
  • Tavolo di coordinamento permanente tra Regione Puglia, Ministeri competenti e Comuni interessati per facilitare lo scambio di informazioni sull’attuazione del Piano ambientale e sanitario.
  • Corsia preferenziale per i crediti prededucibili delle imprese fornitrici Ilva, in presenza di risorse disponibili e previa autorizzazione del giudice delegato alla procedura.
  • Obbligo per gli aggiudicatari di una relazione semestrale sull’attività relativa al piano ambientale e al rispetto delle obbligazioni contrattuali.
  • Consultazione pubblica lanciata sul sito del Ministero dell’Ambiente perché i cittadini possano intervenire con proposte sul tema ambientale. Obiettivo: pieno coinvolgimento della popolazione nell’individuazione di soluzioni condivise per la tutela della salute e la salvaguardia ambientale.

I tecnici del servizio Bilancio di Palazzo Madama chiedevano al Governo  proprio sulla restituzione dei fondi allo Stato,   “rassicurazioni sulla capacità dell’amministrazione straordinaria di fare fronte alla restituzione del finanziamento e sui tempi in cui tale restituzione avrà luogo“.

nella foto il viceministro Teresa Bellanova

nella foto il viceministro Teresa Bellanova

Con questo decreto si sancisce un cambio di paradigma” afferma Teresa Bellanova Viceministro allo Sviluppo economico , a seguito dell’approvazione definitiva in Senato del decreto-legge 9 giugno 2016 n.98 “Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo ILVA”, “ponendo le basi per il definitivo rilancio di ILVA, quale realtà trainante per il panorama industriale italiano. Troppo spesso dimentichiamo che l’Ilva è anche un luogo di competenze assolute e straordinarie. Noi lo abbiamo ben in mente” aggiunge.

 Il Decreto e tutti gli atti su cui siamo impegnati parlano chiaro, senza ombra di dubbio e senza fraintendimento: il siderurgico di Taranto – spiega Bellanova – deve e può riprendere la strada dello sviluppo e oggi vede riconfermato il suo ruolo strategico globale, forte allo stesso tempo di nuove tutele ambientali e sanitarie. Questo è il fondamento del nostro lavoro e di ogni dettaglio tecnico. Le modifiche contenute nel testo – spiega la Viceministro – legano infatti indissolubilmente piano industriale e piano ambientale, fissando una scala di valori per noi fondamentale: prima si approva il piano ambientale, poi quello relativo alla sostenibilità economica”.

nella foto lo stabilimento siderurgico dell' ILVA di Taranto

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

Un chiarimento – aggiunge – sul cosiddetto scudo penale e amministrativo per l’acquirente: il buon senso ci dice che chi applica una norma non può essere, al contempo, punito per l’adempimento della stessa. Nel corso delle varie fasi, d’altra parte, continueranno a trovare applicazione tutte le norme riferite alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Questo, va da sé, costituirà garanzia di trasparenza e applicazione delle norme”.

Come si evince dal numero di decreti cui si è ricorsi per sanare il pregresso e le troppe-tante distrazioni del passato, abbiamo dovuto governare una situazione molto complessa. Ciò nonostante, in questi mesi la gestione commissariale non ha perso tempo sul fronte ambientale: dalle rilevazioni Ispra e Arpa risulta infatti una interessante riduzione dell’inquinamento. Ciò è dovuto in primis alla realizzazione di buona parte degli interventi di ambientalizzazione previsti dal Piano ambientale, poi all’applicazione delle prescrizioni che hanno prodotto una riduzione della produzione – del tutto programmatagarantendo al contempo i livelli occupazionali e reddituali. Il cammino del risanamento non si è fermato, nemmeno in questi mesi di pianificazione del definitivo rilancio”.

CdG Pelillo CameraDeputatiFra tutti gli interventi legislativi che ci sono stati sull’ ILVA – dichiara il deputato tarantino Michele Pelillo   capogruppo del Pd nella commissione finanze della Camera dei Deputati  – questo sicuramente è quello che mi è piaciuto a meno, per la semplice ragione che il sogno di vedere ambientalizzata la grande fabbrica viene ancora una volta dilatato nel tempo. Questa legge ha però alcuni pregi: il primo è quello di essere intervenuti sull’ ARPA, e l’altro è quello di aver ribadito ancora una volta che l’aspetto ambientale è quello che l’aspetto ambientale è quello che sta più a cuore al legislatore nazionale e che l’ AIA rimane la nostra stella polare

 




Il “salvataggio” delle cozze di Taranto, firmato Emiliano, Arpa Puglia ed Università di Bari

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano,  in conferenza stampa a Bari, a cui erano presenti anche   il Sindaco di Taranto, il Dirigente della Prevenzione dell’ Asl Taranto ed i rappresentanti della Capitaneria di Porto, della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Taranto, ha presentato i risultati della sua ordinanza emanata lo scorso 25 marzo 2016 in materia di sicurezza alimentare, che conteneva delle misure straordinarie di prevenzione del rischio per diossina e Pcb nelle produzioni di mitili di Taranto si è detto molto soddisfatto dei risultati. “L’applicazione della mia innovativa ordinanza evita distruzioni di prodotto e consente di avere la certezza che la cozza di Taranto è la più sicura, per me anche che è la più buona del mondo“.

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Nella conferenza stampa di ieri del Governatore pugliese è  stato spiegato l’avvio dell’operazione di verifica nel Mar Piccolo, che ha conseguito il sequestro di circa 30 tonnellate di cozze, mentre il restante della produzione, equivalente a circa mille tonnellate, è stata trasferita in altre acque più sicure, e mentre quattro anni fa fu distrutto tutta il raccolto della produzione, oggi soltanto il 5%.  “Negli altri anni le operazioni sui mitili – ha spiegato Emiliano – funzionavano in modo tale da causare sistematicamente la distruzione, nel senso che venivano fatti i controlli, si verificava che le cozze per ragioni legate all’andamento termico delle acque avevano accumulato un eccessivo quantitativo di sostanze pericolose per la salute e quindi si distruggevano tonnellate e tonnellate di prodotto”.

Noi invece – ha aggiunto Emiliano – abbiamo anticipato il processo  lo abbiamo studiato grazie all’aiuto dell’Arpa, dell’Istituto Zooprofilattico dell’università di Bari e ci siamo resi conto che le cozze nel mar Piccolo hanno la loro naturale nursery per diversi mesi senza nessun particolare problema e che trasferendole nella fase di maturazione più avanzata in altro luogo, meno soggetto a questo tipo di sbalzi di calore, si evitano gli accumuli delle sostanze nocive. Questa operazione è stata fatta con l’aiuto degli stessi miticoltori, che così hanno protetto la loro produzione, ed il loro lavoro, oltre chiaramente a proteggere la salute dei consumatori”.

 

 




Diossina. Bufale ingenue o disinformazione organizzata?

Schermata 2016-03-03 alle 14.10.46ROMA – Nei giorni scorsi è tornato alla carica il solito aspirante “capopopolo” Alessandro Marescotti, che da sempre ha ambizioni politiche, presentandosi alle elezioni, ma viene sempre “trombato” dagli elettori”. Il quotidiano barese-siculo La Gazzetta del Mezzogiorno nell’ edizione di Taranto dello scorso 27 febbraio ha pubblicato un pezzo da lui “ispirato”, grazie all’aiuto del solito “amichetto” a libro paga, per accreditarsi poi su Facebook ed incitare il popolo dei creduloni a contattare altri giornalisti per cercare di acquisire visibilità personale !

Marescotti non perde occasione per attaccare il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno rinviato a giudizio nel processo “Ambiente svenduto“, ignorando che un rinvio a giudizio non equivale ad una condanna, e che nell’ordinamento giuridico, ed anche in quello giornalistico serio (cioè non schierato o “sponsorizzato”… ) un imputato ha il diritto ad essere rispettato e noin colpevolizzato sino a sentenza definitiva.

Come meravigliarsi quindi, quando poi  La Gazzetta del Mezzogiorno perde sempre più copie e lettori in edicola a Taranto, con i suoi giornalisti (???) che sopravvivono e lavorano grazie ai contratti di solidarietà , con il contributo dello Stato, e cioè dei contribuenti ?

L’allarme di Marescotti, come fa giustamente notare un noto manager su Facebook, “è ovviamente fasullo, in quanto riferito a rilevazioni di 12 e 18 mesi fa ed evidentemente falsate da qualche alterazione della centralina rilevatrice e/o da fatti esterni alla produzione industriale”, ed infatti non a caso Michele Emiliano  il Presidente della Regione Puglia, ha correttamente richiesto all’ Arpa ed alla Procura di verificare l’attendibilità dei dati.

Per intenderci, la diossina depositata a terra fuori dallo stabilimento, in realtà sarebbe enormemente superiore in una sola centralina, a quella rilevata gli stessi giorni all’interno dello stabilimento, evento questo impossibile dal realizzarsi a causa dell’alto peso specifico delle diossine. E’ bene sapere e far sapere per correttezza e completezza d’informazione, che la diossina è cancerogena solo se depositata negli alimenti destinati al consumo e quindi non per inalazione (infatti non è volatile!!!) nè per deposito sul suolo ! Ma tutto questo Marescotti non lo sa o fa finta di non saperlo. Figuriamoci quindi se poi i suoi “scrivani” lo raccontano ai lettori…

nella foto Marescotti mentre cerca di propinare le sue idee

nella foto Marescotti mentre propina le sue idee agli studenti del Liceo Righi di Taranto dove insegna

Ma cosa ci si può aspettare dai “furbetti del giornalino che molto presto avranno a che fare con la magistratura seria ed indipendente ? Su Marescotti stendiamo un velo pietoso. Non facciamo da cassa di risonanza alle manie di protagonismo di un professorino di liceo, e di un associazione che non perde occasione per costituirsi parte civile nei processi sull’ ILVA. Lasciamo volentieri l’incombenza ai giornalisti “ambientalisti” specializzati in discariche e giornalismo “su commissione”…con un filo conduttore che li accomuna in qualcosa che presto pubblicheremo e documenteremo.

Sarebbe invece l’ora che qualcuno verificasse l’origine e provenienza dei soldi utilizzati da Marescotti e l’associazione Peacelink, (che non pubblica bilanci sul suo siti) e chi paga i loro viaggi all’estero. Si scoprirebbero tante stranezze….




Il sindaco di Brindisi arrestato per corruzione

nella foto Cosimo Consales

nella foto il Sindaco di Brindisi Cosimo Consales

Il sindaco di Brindisi Cosimo (per tutti Mimmo)  Consales  , l’ imprenditore Luca Screti 46 anni, ed il commercialista Massimo Vergara, sono stati arrestati dalla polizia nell’ambito di un’indagine relativa alla gestione dei rifiuti. Nei confronti del primo cittadino e del commercialista sono stati disposti gli arresti domiciliari mentre per l’imprenditore il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I tre sono accusati, in concorso, di abuso d’ufficio, corruzione, concussione e truffa.

I primi due sono ai domiciliari mentre il terzo è  finito in in carcere. Le accuse nei confronti di tutti e tre, sono di abuso d’ufficio, corruzione, concussione e truffa in concorso.  Consales, 57 anni, giornalista, volto assai noto in Puglia per essere stato direttore di Telenorba, tra le principali emittenti regionali, è stato eletto a maggio del 2012 con il centrosinistra ma dal novembre del 2013 si era autosospeso dal Pd dopo il suop coinvolgimento in un’altra inchiesta sull’affidamento del servizio di comunicazione istituzionale e della rassegna stampa che lo vede attualmente a processo per “truffa”.

Consales – giornalista professionista dal 1990, a lungo corrispondente dell’Ansa da Brindisi,  eletto sindaco alla guida di una coalizione di centrosinistra – proprio venerdì scorso era comparso in un’aula del tribunale di Brindisi per partecipare a un’udienza del processo in cui è imputato insieme ad altre tre persone per abuso d’ufficio truffa e concussione per l’affidamento del servizio di rassegna stampa e call center da parte del Comune di Brindisi alla News Sas, società di cui aveva detenuto il controllo attraverso le quote di maggioranza fino a pochi mesi prima dell’elezione. In questo processo il Sindaco di Brindisi era sotto processo per “concussione” in concorso con l’ex direttore  dell’ufficio di Equitalia di Brindisi per aver costretto – secondo l’ipotesi della Procura – i dipendenti dell’ente di riscossione a mettere a disposizione i propri conti correnti bancari per trasformare i contanti in busta chiusa (in un caso 4.550 euro, è stato detto in aula) in assegni circolari da versare per saldare le rate della porzione di 20 mila euro su 315 mila di debito da pagare. Il processo è stato rinviato al 20 maggio prossimo. Le inchieste che riguardano il sindaco di Brindisi, Consales, sono dei pm Giuseppe De Nozza e Savina Toscani.

La nuova indagine e l’appalto revocato  

La nuova indagine infatti nasce proprio dal seguito di quella precedente. Proprio il fatto che quel debito fosse stato saldato in maniera anomala, e tramite provviste di denaro non tracciate, ha indotto gli uomini della Digos della Questura di Brindisi  a scavare ulteriormente nei conti di Consales. I problemi legati allo smaltimento e alla raccolta differenziata erano stati oggetto di molteplici esposti, sia di cittadini che di esponenti politici, ed anche della ditta che in precedenza era affidataria del servizio e successivamente era stata estromessa per far lavorare la Nubile srl del Creti . Le attività della società Nubile che gestisce i rifiuti a Brindisi sono finite contestualmente al centro di un’altra inchiesta, condotta dai Carabinieri del Noe e sfociata nel maggio scorso nel sequestro della discarica di Autigno (BR) , ritenuta a rischio anche sulla base di una relazione dell’Arpa.

In seguito al sequestro, su sollecitazione della Regione Puglia, l’appalto alla società Nubile era stato revocato e la gestione del servizio raccolta rifiuti era passata provvisoriamente all’ Amiu Puglia in attesa di una nuova gara di appalto. Questa è la seconda volta in cui un sindaco di Brindisi  in carica viene arrestato.Infatti prima di Consales, nell’ottobre del 2003 a finire in manette era stato Giovanni Antonino anch’egli accusato di corruzione.

Fra le carte dell’inchiesta sui rifiuti compaiono le attività della “Nubile srl”  azienda del  Creti,  che gestiva per il Comune di Brindisi il trattamento, biostabilizzazione e produzione di Cdr e Css dai rifiuti urbani. Gli uomini della Digos stanno eseguendo in queste ore una serie di perquisizioni finalizzate all’acquisizione di documentazione utile all’indagine e ha sequestrato l’impianto per la produzione di Cdr e Css nella zona industriale di Brindisi. Sequestrato l’impianto di stabilizzazione del Cdr nella zona industriale della città, nonché perquisizioni finalizzate all’acquisizione di documentazione anche informatica che vede partecipe alle indagini la Polizia Postale e delle Comunicazioni.

 




Inquinamento e dintorni: quello che gli ambientalisti di Taranto non vi dicono….

Schermata 2015-12-09 alle 22.16.45di  Alessandro Altavilla

(commento dalla pagina Facebook)

La ASL Taranto dice ” Nella città di Taranto i principali problemi di salute connessi all’inquinamento atmosferico sono legati soprattutto ai livelli di PM10 e ai relativi inquinanti cancerogeni adsorbiti, come il benzo(a)pirene [B(a)p], che sono strettamente correlati alle attività produttive dello stabilimento ILVA”  ma nello stesso documento, però dice anche che:  “L’analisi del quadro emerso dalle rilevazioni ARPA evidenzia che la situazione in merito alla presenza nell’aria di inquinanti di origine industriale è complessivamente sotto controllo e non si osservano reali urgenze in termini di salute pubblica.”

Schermata 2015-12-09 alle 22.15.53Legittimo chiedersi: ma esiste o no un problema ambientale a Taranto ? I tarantini devono preoccuparsi, o no? Giusto confrontarsi con altre realtà, vedere se si preoccupano anche gli altri. Ad esempio secondo le fonti ARPA le città di Roma, Milano, Bari e Lecce, dovrebbero preoccuparsi molto più dei tarantini eppure non lo fanno. Ed il paradosso è che non  hanno neanche l’ILVA!!!!

Come la mettiamo? Continuiamo a lanciare allarmi inutili ? E perché? Per cosa? La ASL Taranto, come nessuno sinora, non ha mai dimostrato scientificamente il nesso causale tra ILVA e mortalità. Nè tra ILVA e “principali problemi di salute“. A Taranto non si è mai pensato di adottare il sistema della limitazione del traffico veicolare. Perché? Costa “0” (zero)  ed è salutare. O forse gli amministratori pubblici ed i dirigenti dell’ ASL Taranto sono troppo pigri per andare a piedi?

http://www.sanita.puglia.it/por…/…/portal/docs/1/3495455.PDF

 

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ASL Taranto: “sport e finestre aperte solo dalle ore 12 alle 18” se tira vento per lo smog che viene dall’ILVA

Dicono che la situazione è “sotto controllo“,  ma Taranto  se il vento tira da nord ovest, ovvero da dove sono concentrate le ciminiere dell’ ILVA, scatta l’allarme, per cui la ASL Taranto ha inviato al sindaco Ippazio Stefano (e, per conoscenza, al direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato) “una serie di raccomandazioni utili per minimizzare l’esposizione a polveri sottili della popolazione della città”. Praticamente, quando il livello dell’inquinamento atmosferico è considerato alto é opportuno se non necessario,  chiudere le finestre per gran parte della giornata, aprendole solo tra le 12 e le 18, orari in cui le autorità sanitarie sconsigliano di fare sport.

Schermata 2015-12-06 alle 09.52.17La relazione è stata redatta dal Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Taranto, diretta dal dottor Michele Conversano, che tenendo conto del documento congiunto Arpa-ASL   contiene le precauzioni da rivolgere alla popolazione per gli effetti sanitari conseguenti all’esposizione ad inquinanti atmosferici. Indicazioni queste utili a diminuire l’esposizione personale agli inquinanti atmosferici che sono presenti nell’aria. In sintesi: “svolgere attività fisica non oltre le 8 del mattino o nel primo pomeriggio, arieggiare gli ambienti domestici negli stessi orari e ridurre al minimo l’utilizzo di automezzi”.

L’analisi del quadro emerso dalle rilevazioni Arpa evidenzia che la situazione in merito alla presenza nell’aria di inquinanti di origine industriale e’ complessivamente sotto controllo e non si osservano reali urgenze in termini di salute pubblica“. Nonostante ciò,  l’ ASL Taranto nella sua relazione scrive al sindaco Stefano “la popolazione della città di Taranto, e in particolare quella parte che risiede nei quartieri limitrofi alla zona industriale, rappresenta un gruppo ad alto rischio per lo sviluppo di patologie correlate all’inalazione di polveri sottili, perciò necessita di maggior tutela rispetto alla popolazione generale“.  “Sulla scorta di queste considerazioni – continua la relazione – e a supporto delle azioni già previste dal Piano, il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto ha predisposto un programma aggiuntivo per ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici. Tale programma prevede l’emissione, sulla base dei dati previsionali sulla concentrazione di PM10 nell’aria (elaborati e trasmessi con 48 h di anticipo da Arpa Puglia), di una serie di raccomandazioni utili per minimizzare l’esposizione a polveri sottili della popolazione della citta’ di Taranto“.

CdG Ilva fumanteGli inquinanti citati sono strettamente collegati alle emissioni dell’ ILVA. Quindi in attesa che Arpa Puglia “renda pienamente operativo il sistema previsionale georeferenziato di qualità dell’aria, che consentirà di determinare anticipatamente le eventuali criticità di qualità dell’aria nelle varie zone della città di Taranto, si sottolinea – continua l’ ASL Taranto – la necessità di svolgere sin d’ora un’adeguata campagna comunicativa, volta a informare la popolazione in merito alle precauzioni e ai comportamenti da adottare per ridurre i rischi per la salute connessi all’inalazione di inquinanti atmosferici“.

CdG asl tarantoVenerdì scorso le condizioni erano da allerta 3: praticamente – per attenersi alle parole utilizzate nella relazione ufficiale della ASL Taranto – è consigliato a “tutta la popolazione di programmare eventuali attività sportive all´aperto nelle ore in cui i livelli di inquinamento sono inferiori, ovvero fra le ore 12 e le 18″  cioè le 6 ore in cui si possono aprire le finestre. Il giorno precedente, cioè giovedì,  l’ allarme era a livello 2 quindi più leggero, e le  raccomandazioni alla popolazione erano le stesse, ma indirizzate esclusivamente agli anziani ed ai  minori. I consigli utili alla popolazione sono stati elaborati sulla base dei dati rilevati dall’Arpa attraverso la rete di centraline di qualità dell’aria, nel periodo 2010- 2015.

La relazione sullo stato di qualità dell’aria a Taranto, in particolare con riferimento ai picchi di Pm10 (polveri sottili) e Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) attribuiti alle emissioni ILVA in occasione dei “Wind days” con vento proveniente da nord-ovest (cioè dell’ area industriale) si trova anche online (clicca QUI).




La decisione del Gup di Taranto sull’ ILVA slitta a giovedì 23

CdG gup Gilli

a destra nella foto il Gup Vilma Gilli

Per il presunto disastro ambientale causato dall’ ILVA il momento delle decisioni slitta alla prossima udienza del 23 luglio. Sarà quindi in quella data il gup del Tribunale Vilma Gilli renderà noto quanti dei 47 imputati (44 persone fisiche e tre società) saranno rinviati a giudizio. sempre lo stesso giorno il giudice emetterà la sentenza per altri cinque. Oltre alla famiglia Riva, tra gli imputati ci sono ex dirigenti dell’azienda, amministratori pubblici nonchè l’ex governatore della Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, che dovrà rispondere delle accuse a suo carico per “concussione aggravata“.   L’ attesa udienza svoltasi oggi si è conclusa dopo circa 10 ore in cui vi sono state repliche dei difensori alle accuse della procura e le dichiarazioni spontanee di Lorenzo Nicastro l’ex assessore all’ambiente della Regione Puglia e del direttore dell’Arpa Giorgio Assennato .

Il difensore di Nichi Vendola: “Insussistenza del fatto

L’avvocato Vincenzo Muscatiello, difensore di Vendola. ha spiegato di aver chiesto al gup “di pronunciare sentenza di non luogo a procedere per insussistenza del fatto, e tale esito mi è parso tanto più necessario alla luce della replica dei pubblici ministeri che, pur avendo contestato la concussione, non hanno potuto dimostrare alcun effetto concussivo al punto di dover ripiegare nella contraddittoria contestazione di un semplice tentativo di concussione”. Vendola è accusato in questo procedimento di concussione aggravata in concorso. L’avvocato Francesco Marzullo, difensore del funzionario regionale   Antonello Antonicelli, il quale risponde di favoreggiamento personale nei confronti di Vendola, ha chiesto  invece il non luogo a procedere per insussistenza del fatto e per l’ inutilizzabilità delle dichiarazioni rese a “sommarie informazioni testimoniali” in quanto fornite senza le garanzie della presenza del difensore di fiducia.

Assennato: fui convocato da Vendola

Il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, accusato di favoreggiamento personale nei confronti di Vendola, rilasciando dichiarazioni spontanee ha detto: “Ricordo di essere stato convocato un giorno dal presidente, ma non ricordo il giorno preciso. Aspettai molto e poi alla fine avvisai che andavo via” . Il riferimento di Assennato, è ad una sua convocazione presso la presidenza della giunta regionale avvenuta il 15 luglio 2010. In quella circostanza Assennato, secondo la Procura di Taranto,   il quale  che ha sempre dichiarato di non aver subito alcuna pressione o intimidazione per favorire l’ILVA, sarebbe stato volutamente lasciato attendere “fuori dalla porta”, venendo ammonito da un funzionario regionale su incarico dello stesso Vendola.

Giovedì si riprende  e vi sarà l’ultima replica dell’avvocato Vincenzo Vozza difensore di Luigi Capogrosso, l’ ex direttore dello stabilimento tarantino.prima della camera di consiglio del gup, da cui uscirà la decisione finale su chi verrà processato