Indagini sui finanziamenti milionari della Regione Puglia alla Ladisa Ristorazione

ROMA – Non è un buon momento per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sopratutto dal lato giudiziario, dopo aver ricevuto un avviso di proroga delle indagini preliminari nell’ambito dell’ inchiesta sulla nomina di Francesco Spina, ex sindaco di Bisceglie, a consigliere di amministrazione dell’agenzia regionale Innovapuglia. con un compenso da 20mila euro l’anno.
Al centro della prima inchiesta che  ha coinvolto il governatore Michele Emiliano indagato ad aprile per “abuso d’ufficio” e “induzione indebita a dare o promettere utilità“, reato questo contestato anche al capo di gabinetto del presidente della giunta, Claudio Stefanazzi, e agli imprenditori Vito Ladisa (della società Ladisa di Bari) Giacomo Mescia (della società Margherita di Foggia)  e Pietro Dotti, titolare dell’agenzia di comunicazione pubblicitaria Eggers di Torino.
Il punto di partenza da cui sono state avviate le verifiche è quella dei presunti illeciti nel finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd nel 2017, in cui Michele Emiliano sfidò Matteo Renzi e Andrea Orlando nella corsa per la segreteria nazionale. La creatività della sua campagna di comunicazione del costo 64 mila euro venne affidata alla società Eggers di Torino, di proprietà dell’imprenditore pubblicitario Pietro Dotti, il cui intervento ed operato venne contestato dal governatore pugliese che probabilmente cercava un alibi alla figuraccia fatta alle primarie.
Chiaramente l’agenzia Eggers voleva essere pagata per il suo lavoro , mentre Emiliano non voleva pagare, e per questo motivo Pietro Dotti ottenne dal Tribunale un decreto ingiuntivo nei confronti di Emiliano, come lo stesso imprenditore torinese ha confermato e documentato in un interrogatorio subito dopo le perquisizioni di aprile. Il debito di Emiliano secondo la Procura  venne saldato per 59 mila proprio dalla Ladisa per 24 mila euro dalla Margherita di Mescia.
E’ proprio per quella fattura della società Eggers, che  Ladisa afferma invece di avere pagato per una propria campagna di comunicazione, costituirebbe la chiave di volta per accertare se i rapporti fra il Presidente della Regione Puglia e l’imprenditore barese di fatto siano il corrispettivo di un accordo . Gli investigatori ipotizzano che mentre Ladisa avrebbe estinto il debito personale di Michele Emiliano ,  in cambio la Regione avrebbe garantito sostegno finanziario con fondi “pubblici” , grazie all’acquisizione di commesse pubbliche  che nell’erogazione di contributi e finanziamenti pubblici.

La Ladisa era una delle aziende candidate all’ aggiudicazione del mega-appalto per le mense ospedaliere del valore complessivo di 260 milioni di euro , successivamente bloccato e provvisoriamente sostituito con gare ponte delle singole Asl. Non è un caso che nel decreto di perquisizione eseguito lo scorso 9 aprile, la Procura della Repubblica avesse dato ampio mandato alle Fiamme Gialle di cercare in casa di Vito Ladisa e nella sede aziendale anche documenti relativi “ai procedimenti amministrativi svolti o in corso di svolgimento e all’emissione, da parte della Regione, anche di finanziamenti e contributi“. Pochi mesi dopo la campagna per le primarie del Pd, grazie a una delibera della giunta regionale approvata su proposta del presidente il 5 aprile 2018 arrivarono all’azienda non pochi contributi e finanziamenti.

La  Guardia di Finanza ha acquisito  dal Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia il documento  che diede il semaforo verde al finanziamento da 12 milioni di euro con fondi Por Fesr per il “progetto RE-Star” della Ladisa nella zona industriale di Bari , che riguardava la ” ristorazione 4.0″, con un investimento da 27 milioni, 12 dei quali di fondi europei .
L’indagine è condotta dalla Guardia di Finanza di Bari, coordinata dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dalla pm Savina Toscani con la supervisione del procuratore capo Giuseppe Volpe, che ha avocato a sé il fascicolo sulla fuga di notizie, che grazie ad una soffiata di uno dei tanti giornalisti baresi suoi “sodali”, consentì a Emiliano l’ 8 aprile scorso di conoscere  in anticipo della imminente perquisizione, che era stata programmata per l’11 aprile.



Verso l'accordo per la sede definitiva degli uffici giudiziari di Bari

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede visita la tendopoli

ROMA – Un nuovo protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia definirà la tempistica necessaria la realizzazione definitiva degli uffici giudiziari di Bari nelle ex Casermette . L’annuncio con una nota inviata al Comune di Bari,  è stata inviata direttamente dal Ministero che ha convocato a Roma il sindaco di Bari , Antonio Decaro, per “procedere alla sottoscrizione di un rinnovato protocollo rispetto a quello” sottoscritto il 25 gennaio 2018 con l’ ex ministro in carica  Andrea Orlando (Pd) “al fine di programmare la definitiva sistemazione degli uffici giudiziari di Bari presso l’area di proprietà demaniale delle ex Caserme Milano e Capozzi”.

Il ministro guardasigilli arrivò a Bari il 7 giugno 2018 per la sua prima visita “ufficiale” in veste da ministro , mentre le udienze venivano celebravate in una vera e propria tendopoli tirata su nel cortile dell’ex Palagiustizia di via Nazariantz  che successivamente venne definitivamente sgomberato a dicembre,  a causa della dichiarata inagibilità per rischio crollo dell’edificio. La giustizia penale a Bari è attualmente distribuita in ben otto sedi diverse fra Bari e in Provincia, in attesa della realizzazione della sede definitiva e sopratutto unica  nelle ex Casermette.

 “Decaro senza pudore. Dopo aver lasciato andare a rotoli la situazione degli uffici giudiziari baresi” attacca l’ avvocato-deputato di Bari, Francesco Paolo Sisto eletto nelle liste di Forza Italiaper ora concorda con il Ministero della Giustizia un incontro per la loro sistemazione definitiva (presunta) nelle ex Casermette, guarda caso due giorni dopo il voto”. “L’inutile firma di un nuovo protocollo, sempre d’intesa – continua Sisto – è più un rito autocelebrativo del sindaco di Bari pro tempore che un atto per la città. In altre parole, Decaro continua a prendere in giro i baresi, che sottovaluta e non rispetta, esattamente come ha sempre fatto negli ultimi 5 anni“.

Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, replicando alle dichiarazioni del parlamentare di Forza Italia Francesco Paolo Sisto sul nuovo protocollo d’intesa che sarà firmato il 28 maggio, su iniziativa del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per il polo della Giustizia non si è trattenuto nel replicare:  “L’onorevole Sisto ha avuto un colpo di sole primaverile. Ma è colpa di Decaro. Per Sisto qualsiasi cosa accada a Bari come a Roma è sempre ‘colpa di Decaro‘. Deve aver appreso che il sindaco di Bari è stato convocato dal ministro della Giustizia e, forse perché appassionato dalla procedura illegittima della Cittadella di Pizzarotti, scambia il mittente con il destinatario della convocazione“.

 “Forse è bene chiarirgli che è stato il ministro a convocare il sindaco di Bari e non il contrario” ha spiegato DecaroCerto, è un segnale estremamente positivo. Mi auguravo da tempo un invito come questo per discutere dell’edilizia giudiziaria e sono soddisfatto per la città, per gli operatori della giustizia e per questo ringrazio il ministro“. ” Ho anche molto apprezzato – ha concluso il sindaco di Bari  – il fatto che il ministro abbia fissato l’incontro dopo la data delle elezioni. Mi pare un segno istituzionale molto corretto quello di sottrarre un tema delicatissimo come questo dalle strumentalizzazioni della campagna elettorale comunale, alle quali invece Sisto purtroppo (per lui) cede come sempre“.




Di tutto di più…

Selene Ticchi  militante di Forza Nuova, già candidata a sindaco di Budrio con la lista neofascista Aurora italiana, è finita nella bufera per essersi presentata con la t-shirt ‘Auschwitzland‘ in caratteri Disney alla rievocazione fascista della Marcia su Roma a Predappio

Pensavo fosse solo black humour, non volevo mancare di rispetto a nessuno. Credo inoltre che l’Italia abbia problemi più gravi”, “sono stata ingenua e disattenta, erano le 5.30 del mattino e ho messo la prima maglietta che ho trovato nell’armadio…”

Barbara Saltamartini deputata della Lega e possibile candidata salviniana a sindaco di Roma 

Di Benito Mussolini sono più le cose positive. Fino a che Mussolini non ha fatto alcune scelte drammatiche, credo che ci siano state cose molto positive, alcune delle quali ancora restano. L’Inps per esempio, o l’Opera Nazionale per la Prima Infanzia. Il mio giudizio è positivo, fino ad un certo punto” (fonte: Un Giorno da Pecora – Rai Radio1)

Il senatore Pd Bruno Astorre candidato alla segreteria del partito nel Lazio, durante un incontro pubblico a Viterbo 

Sò fascisti, è vero, ma dovremmo imitare Casapound per il loro modo di stare in mezzo alla gente. Come diceva Ugo Sposetti, i diritti civili sono roba da Parioli, non del popolo...” (fonte: Tusciaweb)

L’Halloween gastronomico del nostro ministro dell’Interno, Matteo Salvini narrato live sui social

Raviolo di burrata, pomodorino piennolo del Vesuvio, pesto con basilico e pistacchi di Bronte. 🇮🇹 Alla faccia di Halloween! 😉“, “Dolcetto o scherzetto?😉 Cestino di meringa, crema alla vaniglia, marroni e panna fresca!

Dal palco di Italia 5 Stelle, a Roma, Beppe Grillo sull’alleato Salvini

Oramai siamo al governo, andiamo d’accordo con Salvini. E non c’è nulla di strano. Lo ammiro, lui è leale. Io non lo conoscevo, l’ho incontrato una volta in aeroporto, lui era molto timido e io ero già l’Elevato… non ridete, io sono l’Elevato, e voi siete massa!… ecco, Salvini percepiva questa potenza che emanava il mio fisico, come razza superiore alla sua… Allora si è avvicinato, timido, e mi ha detto ‘signor Grillo, c’è mia mamma al telefono la potrebbe salutare?. Ah-ah-ah! Io a lei ho detto: ‘Signora, perché non ha preso la pillola quel giorno?‘”

Il vicepremier Luigi Di Maio intervistato da Enrico Lucci

È vero amore vero tra lei e Salvini? “No, io sono eterosessessuale (fonte: Nemo, Rai 2)

Vittorio Di Battista il papà del “Dibba” al Circo Massimo a Roma

Che cos’è questo cartello che ha al collo? “Guardi, c’è scritto questo: No Tav, No Tap, No Benetton“. È ecologista? “Le ripeto: fascista!”. Un po’ come Salvini insomma? “Ma je piacerebbe. Ora però sganci dei soldi, per favore”. Soldi? “Non vedo perché Renzi debba prendere 20.000 euro per un discorso e io niente. Per me 1.500 euro a intervista sarebbe il prezzo giusto” (fonte: Il Messaggero)

L’eurodeputata Alessandra Mussolini neo-salviniana celebra su Twitter la data della marcia fascista su Roma del 1922

(hashtag)28ottobre

La presidente di Fdi Giorgia Meloni  in conferenza stampa a Montecitorio e su Twitter, al grido di “Non passa lo straniero”

100 anni fa vincemmo la Prima Guerra Mondiale. I nostri Eroi ci fecero liberi e sovrani”, “Il 4 novembre è molto più unificante di altre feste che oggi sono festa nazionale“, 25 aprile e 2 giugno sono “due feste più divisive

Paolo Savona ministro degli Affari europei del “Governo del cambiamento”, incalzato da Sarah Varetto sul tema condonatorio

E perché allora noi non dovremmo farlo il condono? Sarebbe sempre una redistribuzione del reddito dai più ricchi ai più poveri” (fonte: SkyTg24)

Camillo D’Alessandro il deputato Pd che ha sguainato una FORCHETTA durante il suo discorso alla Camera per protestare contro il condono 

“I 5 Stelle con la norma sul condono hanno preferito mangiare che governare, altro che onestà. La forchetta ho dovuto nasconderla, mettendomela in tasca, perché non è consentito portarla in aula. Veniva dalla buvette, era di quelle piccole, da frutta. In molti si sono complimentati per il gesto, tra cui il vicepresidente Rosato, anche se non potrebbe farmeli visto il suo ruolo…” (fonte: Un Giorno da Pecora, Rai Radio 1)

Il parlamentare 5 Stelle Gianluigi Paragone si scaglia contro i dissidenti del Movimento che non sembrano intenzionati a votare il DL Sicurezza

A De Falco dico, parafrasando il dialogo con Schettino: la smetta cazzo!”  (fonte:  Radio Cusano Campus)

Con una Capitale messa in ginocchio dal maltempo, ritornano alla mente i commenti ironici dell’attuale sindaca Virginia Raggi e altri colleghi grillini, ai tempi dell’opposizione a Marino

Tuonava l’allora consigliera nel 2014: “Inaccettabile che la verifica sulle alberature si faccia sempre dopo“, “le alberature pericolanti sono un pericolo per tutta la città”. E ancora, sarcastica: “Se il problema sono i rami pericolanti, suggerirei di potarli“. Nel 2015: “Roma: domani piove. Gonfiate i gommoni!“. A darle manforte, Di Battista: “Piove un giorno e Roma diventa la città più invivibile d’Europa. #SottoMarinoDimettiti

Antonio Padellaro l’ex direttore del Fatto Quotidiano, sulle pagine del giornale diretto da Marco Travaglio, il giorno dopo la protesta al quartiere San Lorenzo contro la sindaca di Roma

Vorrei che la Raggi restasse dov’è perché il corso di un sindaco si giudica dopo cinque anni. Perché peggio di così non potrà fare. Perché è una donna tenace che è stata lasciata troppo spesso sola, che va rispettata. Vorrei, infine, per Virginia Raggi un’ultima chance perché l’ho votata e non vorrei sentirmi un coglione”

Di Maio vs. Calenda. Leggiamo dal… Sole 24 Ore (testuale)

Di Maio: “Pil colpa del Pd”.

Calenda: “Colpa mia e di mia zia

Il deputato Pd Andrea Orlando intervistato da Antonello Caporale per Il Fatto Quotidiano

È un caso umano di downgrade. Andrea Orlando, ministro prima dell’Ambiente e poi della Giustizia, è stato declassato dal popolo italiano dalla tripla AAA alla tripla BBB col voto del 4 marzo. (…) Andrea Orlando è mite, dialogante, ligure e parsimonioso. “Devo dire che ho messo da parte più di quanto i genitori abbiano potuto in una vita intera”. Tutto in conti correnti. “Ma è poco”. In banche sicure o traballanti come Carige? “Carige? Niente. Anzi no, un piccolo conto lo dovrei avere anche là

L’economista Carlo Cottarelli canta ‘Azzurro‘ a Un Giorno da Pecora e si racconta

La musica è una delle mie grandi passioni, suono la chitarra anche se non ho mai preso lezioni. Avevo anche una band quando lavoravo a Bankitalia, ci chiamavamo i White Noise, cantavamo cose tipo Shel Shapiro”. È vero che prende 11mila euro di pensione al mese? “Si, di netto. Avevo un reddito elevato perché ero ai vertici del Fondo Monetario Internazionale

Il cantante e conduttore tv Francesco Facchinetti  a La Zanzara, su Radio 24

Per chi ha ucciso Desirèe ci vuole la pena di morte. Il buonismo ed in generale il porgi l’altra guancia sono la rovina del nostro millennio. Io sono pro Robespierre. Le leggi ci hanno rotto i coglioni, e chi mi dice populista vada a fare in culo. Salvini adesso lo voterei, almeno è uno che cerca di dire delle cose, che se le analizzo, hanno un senso. Sa fare il politico. Ha iniziato dal basso

Patrizia Ovattoni segretaria della Lega di Prato intervistata da Cruciani e Parenzo a La Zanzara

Piste ciclabili a Prato? Sembrano una misura fatta apposta per i richiedenti asilo e per gli immigrati, perché di solito si spostano a piedi o in bicicletta. Chi va a lavorare si sposta con la macchina. Le piste ciclabili non servono certamente ai pratesi, noi abbiamo da lavorare

La neo consigliera leghista provinciale in Trentino Katia Rossato  intervistata da L’Adige

I bimbi stranieri occupano le altalene: creano disagio”. “L’ultimo libro che ho letto? Non leggo”. Poi la precisazione, su Facebook: “Il “non leggo” è riferito a libri nella forma classica che tutti conosciamo, ma periodici di economia e finanza che prediligo particolarmente, articoli interessanti, editoriali ed interviste, specialmente se del nostro #MatteoSalvini… non me li perdo mai!”

Matteo Salvini: “C’è posta per te, episode II

Mi è arrivata ora in ufficio una busta chiusa dalla Procura di Catania: sarò assolto o indagato??? Dai che la apriamo insieme! Intanto buon Ognissanti a tutti voi Amici, e un abbraccio a chi lavora. 🔴VIDEO LIVE” (fonte: Twitter)

Jair Messias Bolsonaro, ex militare, candidato del Partito social liberale (Psl), è stato eletto nuovo presidente del Brasile per la gioia di Salvini e non solo. Ecco alcune sue massime 

Sugli omosessuali: “Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido” (ottobre 2002). “Sarei incapace di amare un figlio gay. Non sarò un ipocrita: preferirei un figlio morto piuttosto che si presenti con un tipo con i baffi. Ma i miei non corrono questo pericolo, sono stati educati come si deve. Con un padre presente il problema non si pone” (giugno 2011)  Sui diritti umani: “Sono a favore della tortura” (maggio 1999) – Dicembre 2014, alla politica Maria do Rosário, ripetendo un commento che le aveva fatto per la prima volta nel 2003: “Ho detto che non ti violenterei perché non te lo meriti”. – Sulle quote e le politiche di azione affermativa: “Basta con le politiche per i ”poverini”. Adesso sono tutti da proteggere, le donne, i neri, i gay, i nordestini… Tutto questo con me finirà” (ottobre 2018) – Gran finale: “Sono a favore di una dittatura. Non risolveremo mai i problemi della nazione con questa democrazia irresponsabile” (1992) (fonti: Tpi.it e Corriere.it)

Sul profilo Twitter ufficiale M5s Camera , tanto per dire…

“Comprare la Repubblica equivale a finanziare il Pd. Meglio darli in beneficenza”. Ecco come i “grillini” interpretano la libertà di stampa….

Elio Lannutti senatore 5 Stelle sull’editorialista del Corriere della Sera Federico Fubini 

Fubini, ventriloquo di Soros, criminale speculatore sulla lira e dei brigatisti degli spread agitato dalle élite per schiavizzare i popoli e la sovranità democratica, nemico degli italiani. Informatevi!”  (fonte: Twitter)

Luigi Di Maio intervistato sempre da Enrico Lucci 

Se lo spread continua a salire voi che fate? “E vabbè, come si dice, Se mia nonna aveva le ruote era una carriola...” (fonte: Rai 2)

L’epic fail del premier Giuseppe Conte, incontrando la stampa estera

“Io vi sfido a trovare un altro Paese in Europa che dal 2013 abbia ricevuto 688 mila persone con accoglienza indiscriminata e poi mi dite cosa succede…“. E tutti i giornalisti, in coro: “La Germania!




Di tutto di più…

L’annuncio del ministro del Lavoro Luigi Di Maio ( M5Stelle), affidato a Bruno Vespa

Con la pensione di cittadinanza e il reddito di cittadinanza che introdurremo in questa legge di bilancio avremo ABOLITO la povertà” (fonte: Porta a Porta, Rai 1)

Il deputato 5 Stelle,Massimo Baroni membro della Commissione Affari Sociali della Camera, assicura   

Siccome non si fanno più figli in Italia dicono di compensare con gli immigrati. Metti il Reddito di Cittadinanza in Italia e vedi come iniziano a TROMBARE tutti come ricci!” (fonte: Twitter)

Il portavoce del premier Conte Rocco Casalino sul suo stipendio da circa 170 mila euro annui che percepisce, molto più alto di quello dello stesso premier 

Guadagno poco più di 6 mila euro netti al mese, è uno stipendio alto, non lo nego, ma è quello che è previsto per chi svolge il mio ruolo. Sono portavoce e capo ufficio stampa, dirigo una trentina di persone, sono reperibile giorno e notte, sette giorni su sette, lavoro 13-14 ore al giorno. Sempre. Ho responsabilità enormi, nelle mie mani c’è la comunicazione di Palazzo Chigi. Se parliamo di merito e lo confrontiamo con lo stipendio dei miei predecessori non ho nulla di cui vergognarmi… anzi” (fonte: Corriere della Sera)

La “fake news” rilanciata dal profilo Instagram del vicepremier leghista Matteo Salvini

A Castel del Rio, Bologna, una insegnante di italiano delle medie avrebbe chiesto agli studenti: “Come facciamo a cacciare Salvini?”. Accomunato a inquinamento, desertificazione, guerra e malattie… 😟 Non ci voglio credere, e infatti andrò fino in fondo per verificare se siamo di fronte a uno scherzo o a una triste realtà. Scriverò al ministro della Pubblica Istruzione. Un abbraccio a quei bimbi da parte di un papà che lavora per una scuola senza pregiudizi politici e in un Paese libero“. BUFALA: si trattava non di un tema assegnato dall’insegnante, ma – secondo quanto riportato al preside da una dirigente scolastica – di “un esercizio in cui ogni alunno esprime un desiderio e trascrive sul quaderno quello degli altri, per parlarne poi insieme al docente e conoscersi” (fonte: Ansa)

Il premier Giuseppe Conte raffinato giurista, parlando all’Assemblea generale dell’Onu a New York

Quando qualcuno ci accusa di sovranismo e populismo amo sempre ricordare che sovranità e popolo sono richiamati dall’articolo 1 della Costituzione italiana

Ecco parte dell’audio WhatsApp pubblicato da alcuni quotidiani, tra cui ‘la Repubblica’, che Rocco Casalino portavoce del presidente del Consiglio avrebbe inviato a un suo interlocutore, probabilmente un giornalista, per passargli un’informazione da far finire sui giornali

“Comunque se domani vuoi uscire con una cosa che può essere simpatica, la metti come che nel Movimento 5 Stelle è pronta una MEGA VENDETTA, cioè c’è chi giura (lo metti come una fonte PARLAMENTARE però eh) che se poi non dovessero uscire all’ultimo i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a FAR FUORI una marea di gente del MEF. Non ce ne fregherà veramente niente, ci sarà una cosa AI COLTELLI proprio. (…) Noi crediamo che tutto andrà liscio ma se per caso alla fine dovesse venir fuori che i soldi non li abbiamo trovati, dopodiché nel 2019 ci dedicheremo soltanto, ci concentreremo a FAR FUORI TUTTI QUESTI PEZZI DI MERDA del MEF” (fonte: Adnkronos)

Lo svarione social-freudiano del nuovo presidente Rai, Marcello Foa,  fiero sovranista (immediati gli auguri di Giulietto Chiesa, Daniela Santanchè, Red Ronnie e Cicciolina)

Primo tweet: “Alle ore 13 inizierà la mia deposizione davanti alla Commissione di Vigilanza RAI“. Secondo tweet: “Naturalmente audizione e non deposizione, come ho scritto su Facebook. Scusate, non è una mattinata come le altre e un po’ di emozione ci sta” (fonte: Twitter)

La rivelazione del senatore Pd Matteo Renzi nel salotto di “Porta a Porta” 

Foa è il primo presidente di parte della Rai. Io se volete ve lo dico, spero di non mettere nessuno in imbarazzo, ma quando ero Presidente del Consiglio, parlando con le opposizioni, anche con Berlusconi, proposi Vespa come presidente Rai” (fonte: Rai )

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, al termine dell’incontro all’ Ilva di Genova Cornigliano, si scaglia contro Renzi

Sia dannato il giorno in cui venne fatto il Jobs act. Chi lo ha fatto non deve essere chiamato statista ma ASSASSINO politico

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca alla Festa de l’Unità di Telese Terme

Scegliete meglio chi invitate, nel Pd ci sono IMBECILLI, nullità che rappresentano solo la propria ombra… Cerco di interpretare i sentimenti delle persone normali. Molti dirigenti del Pd sembrano dei marziani, qualcuno è anche imbecille. Come diceva Goethe, non c’è nulla di più terribile dell’ignoranza attiva. Pertanto un imbecille attivo è un problema serio” (fonte: La Stampa)

Silvio is back. Le dichiarazioni del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi dopo il vertice con Salvini-Meloni e dal palco di Fiuggi

Il centrodestra è unito, funziona, esiste e resiste. In un futuro non lontano finalmente tornerà al governo, per la fortuna dell’Italia e degli italiani che usciranno abbastanza presto da questa situazione di ubriacatura nei confronti dei 5 stelle“, “Ancora una volta siamo noi a dover salvare il Paese che amiamo. Ancora una volta io sarò in campo con voi

Michaela Biancofiore dai racconti del deputato Pd Stefano Ceccanti, su Twitter

Pillole d’Aula: la deputata Biancofiore nel suo slancio bellico antiaustriaco, un po’ sproporzionato anche rispetto a gravi errori di quel Governo, parla di “DEFECAZIONI” e “PIPPAIOLI”. Poveri noi” (fonte: Twitter)

Catia Polidori deputata di Forza Italia racconta la propria luna di miele 

Eh già, siamo rientrati e oggi sono sei mesi che siamo sposati. In Australia ci sono ragni velenosi ovunque e il povero marito tutte le sere ha ‘smontato’ le camere per farmi stare tranquilla. E poi la cena a sorpresa soli nel deserto ai pedi dell’Uluru. Romantica” (fonte: il Giornale)

L’edificante spettacolo, in onda e fuorionda di Vittorio Feltri, trasmesso da “Stasera Italia”, programma di Rete 4, e mostrato integralmente da “Striscia La Notizia

Fontana sbaglia, quella dei froci è una realtà. Io li chiamo così, posso chiamarli finocchi, busoni, ma io non li chiamo gay, perché io li chiamo in italiano e non in inglese. Io parlo il linguaggio della gente, quindi non rompetemi i coglioni. Zitta tu! Cosa me ne frega a me dei froci, basta che non mi rompano i coglioni…“. “Macron non può aver perso la testa perché non l’ha mai avuta. Io non l’ascolterei proprio. Io un individuo del genere che poi va a letto con la nonna da vent’anni (il riferimento è alla moglie Brigitte, ndr) non gli darei molto credito“. “Il Sud è un altro mondo, i cosiddetti terroni non ne hanno colpa della loro infelicità esistenziale. Sono condannati a passare dal bar a casa, facendosi mantenere dalla pensione di nonna, nonno, papà, mamma“. Durante un fuorionda la conduttrice Veronica Gentili, parlando sottovoce con l’altro conduttore, osserva: “È talmente ubriaco che non riesce nemmeno a parlare. Dice cose tipo da libro sussidiario… con il delirio. Che spettacolo! Che spettacolo ragazzi! Ma quanto è ubriacato? Ma che s’è bevuto? Ma cosa cazzo s’è bevuto? Hai visto quant’è ubriaco? Guarda, guarda… ciocattello, tutto rosso che fuma la sigaretta. Che spettacolo ragazzi”. Nel frattempo Feltri parla con qualcun altro e borbotta: “Cazzo me ne frega a me degli africani… l’unico modo per non morire in mare è quello di rimanere sulla terraferma. Sta a casa tua e non muori in mare. ‘Sti cazzo di africani fino a vent’anni fa non venivano qui a rompere i coglioni. Allora sta a casa e non rompere i coglioni a me!

Il senatore Elio Lannutti del Movimento 5 Stelle su Macron

Se ci fosse la ghigliottina, il bulletto in provetta, odiato dai francesi alla stessa stregua di Renzi dagli italiani, sarebbe giustiziato. (…)” (fonte: Twitter)

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Instagram

‘Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico‘ (Molière). Buona serata Amici, grazie di tutto!” (foto di calice di vino nella notte). Il giorno dopo: “Aspirine, fluimucil, spremute, latte e miele… Mi soffio il naso da due giorni, che noia! 😒

L’allucinogena idea del ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli dal Salone Nautico di Genova, parlando di un viadotto autostradale sospeso a 45 metri dal suolo e che mette in connessione due gallerie

L’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono GIOCARE, possono MANGIARE…

Durante un incontro con i sovrintendenti d’Italia, la “battuta” del ministro ai Beni Culturali Alberto Bonisoli

Anche io abolirei la Storia dell’arte. Per me, al liceo, era una pena

Matteo Renzi ha fatto anche cose buone… 

“Noi nel 2014 abbiamo fatto un miracolo. Abbiamo portato il Pd al 40,8%. Negli ultimi 60 anni l’unica volta in cui si è preso il 41% è con Fanfani nel ’59. Il nostro risultato era talmente grande che nemmeno il Berlusconi dei tempi d’oro. Non solo, questo risultato lo abbiamo tenuto anche al referendum! Io? Sono sei mesi che faccio autocritica…” (fonte: Porta a Porta, Rai 1)

Il presidente Pd Matteo Orfini ed il congresso del suo partito

Andrea Orlando, deputato dem, tweet delle 22.51: “Congresso subito“. E Orfini: “A quest’ora al massimo Netflix“. Orlando: “Mi hanno sciolto l’iPad“. Orfini: “Rifondiamolo!”. Interviene il profilo ufficiale di Netflix Italia: “La sinistra riparte da una maratona. Se hai voglia di rifondare un partito, potresti guardare…” (seguono alcune serie, da Designated Survivor a L’impero Romano). Chiosa Orfini: “Per imparare a gestire il Pd in verità temo sia più adatto Game of thrones”… (fonte:  Twitter)

Ministero dell’ Interno e photoshop

Il vicepremier Matteo Salvini “sbianchetta” l’immagine di Giuseppe Conte per pubblicizzare sui social il decreto legge sicurezza e immigrazione. Nella foto ufficiale, scattata dall’Ansa durante la conferenza stampa il premier e il vice sono insieme sorridenti: entrambi tengono per mano il foglio su cui c’è scritto ‘#decretosalvini sicurezza e immigrazione‘, il provvedimento appena approvato dal Consiglio dei ministri. Poco dopo però, sui suoi social, Salvini ha rilanciato soltanto la sua immagine. Senza Conte” (fonte: Repubblica.it) 

Matteo Salvini, i grandi risultati, da subito 

#DecretoSalvini in dieci minuti già terzo in Italia su Twitter! Grazie. 👏👏👏” (fonte: Twitter)

L’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni è stato condannato a 7 anni e mezzo per corruzione nel processo sul caso San Raffaele-Maugeri, pena più dura rispetto a quella di primo grado

Mi hanno sequestrato tutto. Sei appartamentini in comproprietà con i miei fratelli e tre utilitarie. A giugno, la Corte dei Conti mi ha sequestrato l’intera pensione anche se la pensione è sequestrabile solo per un quinto. Ho fatto ricorso. Era la mia unica fonte di sostentamento. Non ho il vitalizio. Avevo da parte 2000 euro per un viaggio. Li ho messi via. Mi auguro che la Corte decida in fretta”. “Mi è andata bene che in Italia la legge non prevede la fucilazione, perché altrimenti sarei già davanti a un plotone d’esecuzione” (fonte: Corriere della Sera e Libero)

Il noto virologo Roberto Burioni risponde con un tweet ad un pezzo di Vanity Fair

Quando in giro vedo una donna brutta la guardo sempre con attenzione. Nel 99,9% dei casi mi rendo conto che se si curasse, se dimagrisse e via dicendo non diventerebbe bella, ma certo di aspetto non sgradevole. Una volta che si è non sgradevoli la partita è aperta. Fidatevi” (fonte: Twitter )

Dal palco della manifestazione meloniana di Atreju, il presidente della Camera Roberto Fico (Movimento 5 Stelle)  compire un “attentato”… al congiuntivo

Non voglio sottrarmi alla domanda, ma la mia risposta non ha tutti i dati di quello che può succedere SE CI SAREBBERO due aliquote

Sul profilo Twitter ufficiale del Partito Democratico, commentando il pezzo del Messaggero “Tutti a casa di Salvini, festa con dj e porchetta”, scatta la maxi-inchiesta video

Chi ha pagato la cena nella residenza ministeriale di Salvini, con 200 invitati e porchetta di Ariccia per “restare uniti”? Se lo chiedono @AlessiaMorani, @alessiarotta e @francovazio. #49milioni #LegaLadrona(fonte: Twitter)




Palagiustizia Bari, alla Camera volano pugni e ceffoni

ROMA –   Sono stati visti partire dei ceffoni nell’Aula della Camera durante l’esame del disegno di legge sul Palazzo di Giustizia di Bari a seguito di uno scontro fisico tra deputati di Fdi e  della Lega. . Il presidente Roberto Fico ha sospeso la seduta mentre dai banchi del Pd si urlava “Dimissioni, dimissioni!“. Il sottosegretario Vittorio Ferraresi aveva appena iniziato a parlare, sostenendo di aver “sentito in quest’Aula delle inesattezze gravi, alcune anche con peso penale di cui ciascuno si assume la responsabilità“.

È la deputata del Pd Alessia Morani ad aprire le ostilità chiedendo conto della decisione al ministro Bonafede, ma a rispondere in aula non è stato  il ministro ma bensì  Giulia Sarti  presidente M5S della commissione Giustizia che contrattacca: “Sono sicura che il ministro saprà assumere le sue decisioni con un’assunzione di responsabilità diversa da chi finora se n’era sempre fregato“.  Dopo l’intervento della Sarti – e l’assenza del ministro di Giustizia – il deputato del Pd David Ermini interviene a muso duro: “Ha parlato l’avvocato difensore di Bonafede. Vergognoso“. Il collega Emanuele Fiano ha chiesto la sospensione dell’esame del decreto legge “per i gravi fatti denunciati da un quotidiano“. Carica la mano anche Valter Verini: “Con queste ombre il Parlamento non può andare avanti”. Il Pd ha reclamato il rinvio chiedendo che il Guardasigilli “venga a riferire” in aula, trovando alleati anche in Forza Italia che si è associata alla protesta contestando l’assenza del ministro. Il gruppo forzista, con un tweet, cita la denuncia di Repubblica, stigmatizza l’assenza di spiegazioni della maggioranza su un immobile “che sarebbe di proprietà di un sospettato di aver prestato denaro alla mafia” concludendo: “Onestà! Onestà! lo gridiamo noi”.

 

 

Alla ripresa dei lavori annunciando che i questori della Camera visioneranno i video sui tumulti scoppiati in aula, il presidente della Camera bacchetta il sottosegretario M5S che, subito dopo, si scusa: “Non era mia intenzione attaccare i deputati e quantomeno minacciare. Mi dispiace“. L’ex Guardasigilli dem Andrea Orlando fa in tempo a chiedere alla maggioranza di fermarsi “nel vostro interesse per uscire a testa alta dalla vicenda in cui vi siete infilati“.

Nonostante ciò il presidente della Camera Roberto Fico ha deciso di mettere ai voti la richiesta di sospensione, alla quale il M5S e  la Lega si sono opposti. E la Camera, con una maggioranza di 55 voti, si è andati avanti.

Intorno alle 12 arriva la risposta di Bonafede su Facebook: “La procedura di individuazione dell’immobile destinato a ospitare gli uffici giudiziari baresi è stata eseguita nel pieno del rispetto delle regole, in maniera pubblica e pienamente trasparente. La commissione ha aggiudicato a chi ha ottenuto il miglior punteggio e sono stati avviati tutti i controlli previsti dalla legge. In seguito a quanto appreso da fonti di stampa, ho chiesto un ulteriore approfondimento. Ricordo a tutti che il decreto legge in discussione alla Camera non riguarda l’assegnazione dell’immobile ma la sospensione dei termini per permettere lo smantellamento delle tende”.

Pd e Forza Italia, però, non si accontentano:Il ministro Bonafede venga subito a chiarire in aula” chiede il dem Fiano. E lo stesso fa l’azzurro Francesco Paolo Sisto. I lavori procedono ma i toni si fanno sempre più duri e polemici. In aula Per il governo interviene  il sottosegretario Vittorio Ferraresi: “Credo sia doverosa una risposta perché sono state dette una serie di inesattezze. Credo che sia giusto muovere critiche ed ascoltarle, ma ho sentito inesattezze gravi, con rilievi anche penali…”. Ma Ferraresi viene interrotto: dagli scranni dell’opposizione, soprattutto dai banchi del Pd, si levano proteste ed urla dell’opposizione. Emanuele Fiano del Pd ha chiesto al presidente della  Camera, Roberto Fico di “richiamare formalmente il sottosegretario che ha minacciato i deputati. Lui non è qui a fare il Pm, e non ha il diritto di minacciare“. Nel frattempo, però, è partito uno scontro a destra, tra deputati di Fdi e della Lega. Fico ha richiamato Marco Silvestroni (Fdi) e un altro deputato, e sono dovuto intervenire i commessi a sedare la rissa. Sono volati schiaffi e pugni ed alla fine la seduta è stata sospesa.

Il ministro è stato  costretto a tornare in aula nel pomeriggio, dopo le 17 scusandosi con l’aula per aver provato nel frattempo a spiegare le sue ragioni solo su Facebook, ignorando l’aula: “Per me non è irrilevante la notizia pubblicata dalle cronache da Bari. Ho dato mandato agli uffici di fare tutti gli approfondimenti necessari oltre a quelli già fatti e previsti da una legge peraltro approvata dal Pd. Ma questo non ha nulla a che vedere con il provvedimento all’esame dell’Aula”, sostiene il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nell’Aula della Camera  durante l’esame del dl sul Palagiustizia di Bari, e lancia anche una stilettata: “Non ricordavo un’aula così sensibile ai temi della corruzione“.

Per Settanni, il proprietario barese dell’immobile indicato quale nuova sede del Palazzo di Giustizia di Bari,  è un grande affare: quattro milioni e 100mila euro più Iva, a fronte di una rendita catastale da dieci milioni. Un mese dopo l’acquisto del vecchio immobile ex Inpdap, 223 vani, 7.100 metri quadrati più i garage, come da visura catastale che era diventato di proprietà di un fondo parastatale ,.il Ministero di Giustizia ha deciso di voler affittare quello stesso palazzo a sette milioni di euro per i prossimi sei anni. Cioè praticamente  doppio quasi del prezzo a cui lo avevano appena acquistato.

 

 

 

 

 




Consultazioni di Governo. I partiti al Quirinale, ma manca l’accordo

ROMA – Dopo il nulla di risolto nel vertice di ieri sera, nel centrodestra regna il caos. Nella prima  mattinata di oggi  tutti i leader si sono ritrovati a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi di Forza Italia affiancato dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.  Partecipano al vertice  Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti della Lega, Giorgia Meloni ed Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia . Il tentativo è quello di trovare una soluzione alla mancanza di un Governo nella diciottesima legislatura. E fare il punto in vista dell’incontro al Colle con il presidente Sergio Mattarella per l’ultimo giro di consultazioni.

Forza Italia ribadisce senza mezzi termini la sua contrarietà al nuovo tentativo di Luigi Di Maio di spaccare la coalizione, ribadendo di non essere disponibile a dare un appoggio esterno a un esecutivo Lega-M5S. E dice “no” anche all’ipotesi di un governo del presidente. A ribadirlo stamattina la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ospite del programma “Circo Massimo” su Radio Capital: “Come il centrodestra sta unito nel dire no alla proposta di Di Maio, è unito nel dire no a un governo del Presidente“.

Ieri sera Salvini avrebbe mantenuto la sua posizione contraria ad un “governo del Presidente” spiegando a Berlusconi che senza un governo politico che dia garanzie agli italiani sarebbe meglio andare al voto al più presto. Il leader di Forza Italia avrebbe ribadito al leader della Lega che Forza Italia non intende rimanere fuori da un eventuale governo politico con i M5S, avvertendo che non darà mai il via libera ad appoggi esterni.

Nel frattempo con l’arrivo al Quirinale della delegazione del Movimento 5 Stelle, composta da Luigi Di Maio e dai capigruppo di Camera e Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli, ha preso il via il terzo e ultimo ciclo di consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo, al termine del quale il Capo dello Stato potrebbe prendere una sua iniziativa, se le forze politiche si dimostreranno ancora incapaci di dar vita ad una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Agi, si è appreso di una telefonata intercosa stamane fra Di Maio e Salvini prima che il segretario della Lega prendesse parte al summit della sua coalizione.

Al termine, Luigi Di Maio ha detto: “Se c’è la volontà si può ancora fare un governo politico. Sono disponibile a scegliere con Salvini un premier terzo con un contratto di governo che preveda condizioni non trattabili che sono il reddito di cittadinanza, l’abolizione della Fornero e una serie di misure anti-corruzione“. Il leader M5s ha aggiunto: “Non siamo disponibili a votare la fiducia a governi tecnici. Se c’è buona volontà si può ancora fare un governo politico” proseguendo: “Se non ci sono condizioni per governo politico, consapevole dei problemi degli italiani e che non faccia solo quadrare i conti, allora per noi si deve tornare al voto nella consapevolezza che sarà un ballottaggio: ora è chiaro che ci sono due realtà politiche che competono per governo di questo Paese e gli italiani sceglieranno” e concluso “Quando dico vogliamo fare un contratto con la Lega stiamo considerando una forza politica: la novità è che siamo disposti a trovare un presidente del Consiglio insieme. Se abbiamo eletto delle cariche istituzionali è bene che continuino a fare le cariche istituzionali”.

 

Sul fronte dei possibili candidati premier di un eventuale governo di “tregua”, in testa alle classifiche figura anche il nome di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review: “Non mi ha chiamato nessuno“, risponde a Circo Massimo. Ma non nega che “sarebbe pronto a prendersi le proprie responsabilità”  ritenendo però che “per mettere al riparo da certi rischi l’economia italiana ci vuole un governo politico. I mercati finanziari al momento sono tranquilli, c’è molta liquidità. Non c’è un’emergenza economica in questo momento. Non serve un esecutivo alla Monti“. E conclude: “Se non c’è qualche choc esterno non mi aspetto un aumento particolare degli spread anche con le elezioni a ottobre“.

Alle 11 sono arrivati  al Colle , i rappresentanti del centrodestra e Salvini si è messo in campo personalmente : “Abbiamo offerto al presidente della Repubblica la mia disponibilità di dare vita a un governo di centrodestra che cominci a risolvere tutti i problemi del Paese. Il Colle ci dia modo di trovare la maggioranza“, afferma dopo l’incontro con il capo dello Stato, confermando una linea comune decisa nel corso di un vertice di coalizione che si è tenuto nella prima mattina a Palazzo Grazioli. Subito dopo i colloqui la distanza fra Lega e M5s è aumentata con una nuova rottura innescata dalle rispettive dichiarazioni incrociate. Di Maio ha affermato: “Salvini non ha i numeri per formare un governo“. Ma  il capogruppo leghista della Camera Giancarlo Giorgetti di rimando replica: Di Maio non conta più un c..., il leader incaricato sarà Salvini”.

Il Partito Democratico intanto osserva da spettatore: “Mi pare che adesso il problema sia di qualcun altro“, ha detto il segretario reggente  Maurizio Martina . Questa mattina al Nazareno per un vertice allargato sono arrivati oltre a Martina, Ettore Rosato, Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Andrea Romano, Matteo Orfini e i ministri Marco Minniti e Carlo Calenda. Atteso Andrea Marcucci. La riunione è allargata anche alle minoranze, sono presenti infatti Dario Franceschini, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Antoci (in rappresentanza di Michele Emiliano) prima delle partecipazione delle delegazione Pd alle consultazioni al Quirinale.

Come ben noto i dem al momento sono gli unici intenzionati a sostenere un eventuale governo tecnico. “Noi pensiamo che a questo punto sia urgente dare una soluzione alla crisi. Basta traccheggiare, basta con il gioco dell’oca. Supporteremo l’iniziativa del Presidente della Repubblica fino in fondo. Bisogna fare tutti un passo avanti, il Paese viene prima di tutto”, ha dichiarato il segretario reggente del Pd Maurizio Martina al termine delle consultazioni, facendo appello alla responsabiltà di tutte le altre forze politiche.

Dal portavoce di Matteo Renzi era arrivata la smentita di contatti con Luigi Di Maio: “A differenza di quanto riportato ancora oggi da alcuni quotidiani, Matteo Renzi non ha mai incontrato né si è mai sentito con Luigi Di Maio. Tra i due non ci sono stati dopo il 4 marzo né contatti, né trattative, né sms“.

Nel pomeriggio, a partire dalle 16, intervallate di 20 minuti, le udienze con Leu, Autonomie Senato, Gruppi Misti di Senato e Camera. Quindi alle 17.30 e alle 18 gli incontri con i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Al momento scompare all’orizzonte la prospettiva di un governo “di tregua” che, nelle intenzioni del Quirinale, sarebbe dovuto durare fino a dicembre per proteggere l’Italia da alcune tegole, incominciando dall’aumento dell’Iva al 25 per cento quale conseguenza dell’impossibilità di approvare in tempo la manovra finanziaria 2019. Ma alla alla luce delle dichiarazioni rilasciate, dopo i colloqui al Quirinale, da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sulla base dei numeri parlamentari le possibilità di questo tipo di governo sono pressochè inesistenti.

Negli ambienti del Quirinale la parola è cambiata. Al posto dell’esecutivo “di tregua” adesso si parla esplicitamente di governo “elettorale“. cioè necessario  esclusivamente ad accompagnare il paese alle urne, il più in fretta possibile (compatibilmente con le ferie estive). Negli ultimi giorni qualcuno immaginava che questo compito lo avrebbe potuto tranquillamente svolgere Paolo Gentiloni, senza bisogno di mettere in campo altre personalità. Ma negli ultimi giorni pare sia prevalsa l’esigenza di affrontare il voto-bis con figure più “indipendenti” del pur equilibrato ed apprezzato Gentiloni, specialmente se l’attuale presidente del Consiglio dovesse correre per il Pd quale “candidato premier”.

Non sarebbe in fondo una prima volta. Già nel 1979 il quinto governo Andreotti fu creato apposta per portare l’Italia alle urne, e così il sesto gabinetto Fanfani, nel suo caso correva l’anno 1987. Più ci si addentra nella ipotetica “Terza Repubblica”, e più ci accorgiamo che in realtà somiglia sempre di più alla Prima.

(notizia in aggiornamento)




Direzione Pd. Martina: “Con M5s capitolo chiuso”. La riunione si è conclusa con un voto unanime. Lunedì ultime consultazioni al Quirinale

ROMA – Chiusura netta e chiara alle “proposte” indecenti del M5s ma anche ad accordi con il Centrodestra, stop agli odi all’interno del Pd e si paventa il rischio non più tanto difficoltoso di un ritorno alle elezioni. Sono stati i punti cardinali dell’intervento  del segretario ” reggente” Martina nel corso del suo intervento in direzione. “Supporteremo l’operato del presidente Mattarella, a cui vanno la nostra stima e fiducia. Anche lunedì alle consultazioni da noi ci sarà un atteggiamento costruttivo- Ribadiremo i nostri capisaldi irrinunciabili quali una crescita equa contro le diseguaglianze e un rinnovato impegno per la nuova europa“.

“Quella del 4 marzo è stata una delle più gravi sconfitte nella storia del centrosinistra” ha aggiunto Martinala nostra discussione deve ripartire da qui perchè non possiamo rimuovere quello che è accaduto. Dobbiamo riflettere, analizzare e capire per cambiare“. Attualmente l’ipotesi più possibile è la conclusione della direzione con un voto come ha detto Orfini, ma ancora non è prevedibile se si arriverà ad una rottura interna, o se esiste ancora un margine perché il reggente provi a ricucire.

Fino all’ultimo si è tentato di mediare “La direzione si chiuderà con un voto” così è iniziata con le parole del presidente del Pd  Matteo Orfini la riunione al Nazareno, mentre prima dell’inizio della direzione Pd con la sala piena al terzo piano, a quello inferiore continuavano le riunioni dei leader con il reggente Maurizio Martina proprio per evitare la conta e quindi  lavorare ad un ordine del giorno condiviso. L’area della minoranza che fa capo ad Andrea Orlando, che si è riunita precedentemente alla Camera, non vuole che tutto finisca con un compromesso al ribasso e quindi ha lanciato un messaggio forte e chiaro: “Sì alla fiducia a Martina ma soltanto se sarà fatta chiarezza. Non è possibile che si faccia finta che Renzi non abbia mai parlato da Fazio”.

All’esterno del Nazareno nonostante la pioggia vi è una vera e propria selva di telecamere ed “agguati” dei cronisti ai membri della direzione Pd che arrivavano per la riunione. Non mancano i soliti contestatori alla ricerca di protagonismo mediatico: sono gli stessi militanti che si oppongono all’ipotesi di un accordo con M5s, ma anche altrettanti militanti che, con un cartello in mano, criticano duramente l’ipotesi di un eventuale accordo con Silvio Berlusconi. Tra i più bersagliati, l’esponente della sinistra interna Gianni Cuperlo, protagonista di un incandescente botta e risposta con un contestatore. Uno dei contestatori, contrario all’accordo con M5s, è stato bloccato e fermato dagli agenti.

All’interno a fronteggiarsi vi sono due raggruppamenti, anche se gli spazi dei “neutrali” non mancano. I renziani che pur aprendo nelle ultime ore ad un riconoscimento formale della leadership di Martina, dicono “no” a qualsiasi ipotesi di accordo con i 5Stelle mentre dall’altra parte  quelli che vorrebbero avviare quantomeno un dialogo con il Movimento guidato da Luigi Di Maio. Un fronte variegato che spazia dal “club dei ministri” guidato da Franceschini e Orlando, fino agli esponenti della minoranza come Cuperlo e Emiliano ed agli amministratori locali come Nicola Zingaretti e Bonaccini) che ritiene nelle parole pronunciate da Matteo Renzi a ‘Che Tempo che Fa’  (RAIUNO) “una ingerenza nei confronti di una decisione che spetta alla direzione del partito“.

Il rapporto sulla linea politica da adottare nei confronti dei 5Stelle è di fatto solo un pretesto. Il Pd deve decidere a chi affidare il bastone del comando della “linea politica”. I “numeri” in direzione sembrano dar ragione all’ex segretario Matteo Renzi . Gli schieramenti, secondo i renziani, sono 125 contro 80; ma fonti “governiste” riducono la forbice a 112 contro 96. Il fronte degli oppositori interni vorrebbe provare a fare un vero e proprio “ribaltone” sancendo con un voto formale la fiducia al reggente Martina ed il conseguente passaggio di Renzi in minoranza. Una ipotesi che gli uomini vicini al segretario tendono a scongiurare: “Martina non è in discussione, gode della fiducia di tutto il partito“, dice Lorenzo Guerini.   La strategia del “Giglio Magico” in caso di contrapposizione, è chiara: la richiesta di convocare un’assemblea del Partito per eleggere un nuovo segretario  già dalla prossima settimana.

L’ex segretario e attuale senatore del Pd Matteo Renzi è arrivato in treno alla stazione Termini di Roma per partecipare alla direzione del partito, chiamato al confronto dopo le polemiche interne sulla posizione da tenere nelle trattative per la formazione del nuovo esecutivo.

La direzione Pd si è conclusa con una tregua . Alle 20 la relazione conclusiva del segretario reggente, Maurizio Martina, è stata votata all’unanimità dai membri della direzione. L’intesa di compromesso è stata trovata sull’accantonamento dei diversi ordini del giorno: da una parte quello dei renziani, dall’altra quello della sinistra interna. Chiusura verso il M5s e il centrodestra, stop agli odi all’interno del Pd e un rischio non più velato di ritorno alle urne. Questi sono stati i passaggi basilari del discorso di Martina. E poi la promessa di un impegno a sostegno dell’operato del presidente Mattarella con la dichiarazione “lunedì alle consultazioni da noi ci sarà un atteggiamento costruttivo“.

Nella relazione conclusiva di Martina c’è stato anche il passaggio sul mandato pieno al segretario reggente fino all’assemblea ma ancora non definita la data, che non è ancora stata decisa. Il premier Paolo Gentiloni prova a valorizzare lo sforzo unitario: “Più forza al Pd per affrontare i passaggi difficili delle prossime settimane“, commentando alla fine con un tweet

Il capo dello Stato Sergio Mattarella concede ancora alcune ore di tempo alle forze politiche per verificare “se i partiti abbiano altre prospettive di maggioranza di governo“. Venti minuti a delegazione. Tutte quante di nuovo convocate al Colle. Consultazioni lampo però, in una sola giornata, lunedi prossimo. Il calendario sarà reso noto nel pomeriggio di oggi . Ultima chance per verificare, come dice Sergio Mattarella, “se i partiti abbiamo altre prospettive di governo” prendendo atto che in due mesi “le posizioni di partenza sono rimaste invariate“.

Esiste realmente un gruppo di “responsabili” alle Camere disponibili a dare appoggio ad un governo di centrodestra guidato da Matteo Salvini? Se così è Mattarella auspica di poterlo verificare nelle consultazioni di lunedi al Quirinale. Anche perchè compare un altro scenario all’orizzonte politico: una spaccatura nei 5 Stelle per sganciarsi da Di Maio e favorire la nascita di un governo.

Mattarella  si avvia a verificare tutte queste varie ipotesi finora circolate solo in modo sotterraneo. Il Governo “tecnico” del Presidente è ormai l’ultima spiaggia.




Giustizia . Il ministro Orlando ha firmato il decreto: 50 nuovi magistrati ausiliari in Cassazione

il ministro di giustizia Andrea Orlando

ROMA – Cinquanta nuovi magistrati ausiliari prenderanno presto servizio presso la Corte di Cassazione per agevolare la definizione dei procedimenti civili in materia tributaria pendenti presso la suddetta Corte. Lo prevede il decreto che regola la procedura di selezione per la loro nomina firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, ai sensi dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, commi da 961 a 981.

La domanda di partecipazione dovrà essere presentata entro il termine di 30 giorni dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale. I cinquanta magistrati, la cui nomina è straordinaria e non rinnovabile, saranno nominati con successivo decreto del Guardasigilli, previa deliberazione del Consiglio Superiore della Magistratura, su proposta formulata dal Consiglio direttivo della Corte di Cassazione.

Le informazioni relative alle fasi della procedura di selezione saranno disponibili sul portale internet del Consiglio Superiore della Magistratura www.csm.it.




Habituè e new-entry, le facce del nuovo Parlamento

ROMA – Il nuovo Parlamento uscito dalle urne del 4 marzo è un mix di veterani e outsider. Nel Transatlantico di Montecitorio  si incontreranno il leghista nigeriano Toni Iwobi, primo senatore di colore d’Italia, la testimone di giustizia Piera Aiello che finalmente potrà riavere pubblicamente indietro la sua identità, ma anche pezzi grossi del governo uscente, dalla toscana Maria Elena Boschi, eletta a Bolzano, a Marco Minniti, sconfitto a Pesaro dal pentastellato Cecconi ma ripescato grazie al proporzionale. 

Tra i big recuperati, mezzo governo Gentiloni: Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Andrea Orlando. Salvati anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali: sconfitti all’uninominale conquistano comunque un seggio Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.Entrano, invece, dalla porta principale del collegio i ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Luca Lotti e Beatrice Lorenzin.

Al Senato passa Emma Bonino, che a Roma fa incetta di voti, e torna Umberto Bossi. Ma gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama ospiteranno anche perfetti sconosciuti o ‘famosi’ per motivi diversi dalla politica. Due veterinarie si accingono a prendere posto in aula: la napoletana Doriana Sarli, eletta alla Camera con il M5s; al Senato, per la Lega, la toscana Rosellina Sbrana. Tra i 28 eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali siciliani Gaspare Marinello, dirigente dell’ospedale di Sciacca, e Giorgio Trizzino, direttore dell’ospedale Civico di Palermo.

Il M5s, che ha già designato come possibile successore della ministra Fedeli  Salvatore Giuliano   preside dell’Iiss Majorana di Brindisi, una delle scuole più raccontate d’Italia -, porta diversi insegnanti in Parlamento; molti dalla Calabria tra ritorni, come quello del senatore Nicola Morra, docente di storia e filosofia a Cosenza confermato per il secondo mandato, e new entry come Bianca Laura Granato, una delle più attive nelle battaglie contro la Buona Scuola.

Nutrito pure il drappello di giornalisti. Nel M5s ce l’hanno fatta Primo Di Nicola, ex direttore de Il Centro, con il 41% in Abruzzo; Emilio Carelli, ex direttore di SkYTg24Pino Cabras, giornalista-blogger, scrittore e fondatore di Pandora Tv, 46% nel collegio di Carbonia. Nelle liste di Forza Italia eletti Giorgio Mulè, direttore di Panorama (46%), Andrea Cangini, ex direttore di Qn, che era capolista nelle Marche. Per il Pd a Milano entra al Senato Tommaso Cerno, ex direttore de l’Espresso.

Restano fuori, invece, con il M5sGianluigi Paragone, ex direttore de La Padania, e la Iena Dino Giarrusso. Non ce la fanno per il Pd Francesca Barra, candidata in Basilicata, e neppure la bersaniana Chiara Geloni. Tra i vip dello sport l’ha spuntata l’ex Ad del Milan Adriano Galliani, mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito resterà fuori dal Senato, a meno che non segua il consiglio del sindaco di Benevento Clemente Mastella e faccia ricorso.




Elezioni, Renzi si dimette: “Sconfitta chiara. Ora nuova pagina del Partito Democratico”

ROMA – “Come sapete e come è doveroso, mi pare che abbiamo riconosciuto con chiarezza che si tratta di una sconfitta netta, una sconfitta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd“. Lo ha detto ieri pomeriggio Matteo Renzi segretario del Pd  al Nazareno che annuncia le dimissioni da segretario del Partito Democratico. “E’ ovvio che io debba lasciare la guida del partito democratico“, ha aggiunto.

Avevamo detto no a un governo con gli estremisti, non abbiamo cambiato idea. Non c’è nessuna fuga. Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento  – ha detto ancora – e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta“.  Serve “un congresso che a un certo punto permetta alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto. Non un reggente scelto da un ‘caminetto’, ma un segretario scelto dalle primarie”, ha aggiunto.

Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni da segretario del Pd

“Diciamo tre no: no agli inciuci, no ai caminetti: l’elemento costitutivo del Pd sono le primarie, no agli estremisti“. Renzi precisa subito che resterà in carica fino alla composizione delle Camere e alla nascita del nuovo governo. Una ipoteca “pesante” sul futuro del partito. Sarà proprio l’attuale segretario a guidare le consultazioni al Colle. E Renzi avverte: “Saremo all’opposizione, il Pd non sarà mai il partito-stampella di un governo di forze anti-sistema”. E ancora: “Da Di Maio e Salvini ci dividono tre elementi chiavi: il loro anti-europeismo, la loro anti-politica e l’odio verbale che hanno avuto contro i militanti democratici“, aggiungendo, “nessun inciucio, il vostro governo lo farete senza di noi. Provate se ne siete capaci, noi faremo il tifo per l’Italia“.

Renzi ha rivendicato i successi del governo di centrosinistra: “Siamo orgogliosi dei nostri risultati, ora riconsegnamo le chiavi convinti che di aver contribuito a creare un Paese migliore. Il nostro errore è stato non votare nel 2017″. Pone anche paletti per la scelta del prossimo segretario dem: “Non deve essere espressione di caminetti ristretti” e chiede nuovamente le primarie. “Poi cosa farò io? Il senatore semplice“.

 

La parabola politica di Matteo Renzi

Quindi dimissioni, ma congelate fino al nuovo governo. O a nuove elezioni. Nel partito è esploso il dissenso manifestato dal capogruppo dem al Senato Luigi Zanda: “La decisione di Matteo Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo. Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide di darle, si danno senza manovre. Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più  segretari“. Analoga l’opinione di un’altra ex-big del partito, Anna Finocchiaro: “Le dimissioni si danno, non si annunciano”. E Gianni Cuperlo: “Da Renzi, coazione a ripetere gli errori. Chiedo l’immediata convocazione della direzione“.

Renzi è stato circondato in giornata da pochi fedelissimi: Guerini, Orfini, Lotti, Bonifazi. A un certo punto è arrivata da Bolzano una raffreddata Maria Elena Boschi, tra i pochi “big” a poter vantare la propria vittoria nel collegio grazie al sostegno massiccio della Svp, che si è infilata in ascensore ammettendo che sì, per il Pd «è stata una sconfitta netta». Nella sala ingombra di telecamere, presenti anche tanti cronisti stranieri, nessun esponente del partito da dove sono presto arrivate le critiche.

Sul fronte renziano, intervengono in difesa del segretario dimissionario Anna Ascani che dice”Zanda vuole inciuci e caminetti o vuole candidarsi a segretario” seguita da Michele Anzaldi che aggiunge “Da Zanda una polemica senza senso“. Per il coordinatore, Lorenzo Guerini: “Nessuna dilazione, le dimissioni di Renzi sono verissime. Lo ha detto chiaramente in conferenza stampa: il Pd è all’opposizione, in coerenza con quanto detto in campagna elettorale da tutto il Pd. E nessuna gestione solitaria dei prossimi passaggi: lunedì prossimo faremo la Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati“.  Ed il presidente, Matteo Orfini: “Alla luce delle dimissioni del segretario, ho convocato la direzione per lunedì alle 15. E dopo la direzione fisserò la data di convocazione dell’assemblea nazionale che, come previsto da statuto, dovrà recepire le dimissioni e avviare gli adempimenti conseguenti. Questo prevede il nostro statuto, che come sempre rispetteremo“.

Scende in campo anche Andrea Orlando, ministro della giustizia ancora in carica, il principale oppositore di Renzi alle ultime primarie. Ed il suo commento è chiaramente durissimo: “Di fronte alla sconfitta più grave della storia della sinistra italiana del dopoguerra mi sarei aspettato una piena assunzione di responsabilità da parte di un segretario che, eletto con il 70% al congresso, ha potuto definire, in modo pressoché solitario, la linea politica, gli organigrammi e le candidature. Invece siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e all’individuazione di responsabilità esterne. Lo stesso gruppo dirigente che ci ha condotto alla sconfitta oggi si riserva il compito di affrontare, senza nessuna autocritica, questa travagliatissima fase per il Pd e per il Paese. Noi siamo, tanto quanto Renzi, contro i caminetti ma anche contro i bunker.

Il  presidente della Regione Puglia Michele Emiliano oppositore di Renzi con la sua minicorrente di Fronte democratico, dice “Dalle sconfitte, anche quando sono annunciate e pesanti, bisogna sempre trarre insegnamento per rilanciare la propria battaglia per il bene comune. La comunità del centro sinistra esiste, è smarrita e ha bisogno di ritrovarsi e rifondarsi. Renzi punta alla sua autoconservazione, sta pensando a come rientrare in partita, non a come far rientrare il Paese in partita. Per questo finge di dimettersi“. In realtà dovrebbe dimettersi proprio Emiliano dopo la sconfitta del Partito Democratico in Puglia, che è una sua inequivocabile responsabilità




ANM : Pm e giornalisti, ora basta con le notizie a mercato “nero”

ROMA – Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Eugenio Albamonte lo ha definito “il mercato nero delle fonti” nel quale “l’informazione è costretta a stabilire un rapporto preferenziale con una o con l’altra parte del processo per avere notizie e documenti” è sintomo di un giornalismo che “potrebbe essere forzato verso una posizione piuttosto che sull’altra, mentre deve essere neutrale” parlando davanti a una platea più che interessata: i giornalisti che hanno preso parte al seminario sulla libertà di stampa, organizzato dall’Associazione Stampa Romana.

L’associazione sindacale della magistratura non si mai espressa in maniera così tanto esplicita, prendendo finalmente posizione nella battaglia contro la spettacolarizzazione delle inchieste da parte di alcuni magistrati e dei loro anche a spregio dei limiti di legge, che da tempo viene portata avanti anche dall’ Unione delle Camere Penali. “Con il giornalismo spettacolo c’è il rischio di effetti distorsivi e di cortocircuiti nell’informazione giudiziaria“, ha continuato il leader di Anm, che ha parlato davanti a una platea più che interessata e coinvolta nel suo ragionamento, cioè quella dei giornalisti romani.

Il magistrato ha successivamente evidenziato i rischi della mediatizzazione dei processi nei talk show che “possono provocare effetti distorsivi, producendo un’opinione sfalsata rispetto al procedimento giudiziario in corso” e non ha lesinato critiche a un giornalismo “borderline dove si fa credere di fare informazione e invece si fa intrattenimento, che è cosa ben diversa dal giornalismo “orientato”, che invece fa parte della tradizione italiana“.

La giustizia ha continuato Albamonte non deve essere in alcun modo confondibile con l’intrattenimento. Secondo il leader dell’ Associazione dei magistrati  la cronaca giudiziaria avrebbe realmente bisogno di un maggiore approfondimento evidenziando  quanto sia necessaria una “migliore comunicazione” tra giornalisti e magistrati in quanto la distorsione delle notizie ha origine da una mancata comprensione.

“La giustizia italiana si dovrebbe dotare di uffici stampa, composti da professionisti dell’informazione e da magistrati, per diramare note esplicative sulle decisioni adottate e far capire il percorso seguito nel processo. I magistrati devono lavorare sul linguaggio da utilizzare nei loro atti, che non deve essere criptico”. Albamonte ha affrontato anche un argomento “bollente” in materia di giustizia: le intercettazioni, rendendo onore e riconoscendo alla riforma Orlando (l’attuale ministro di Giustizia Andrea Orlando n.d.r.) di essersi indirizzata nella giusta e corrette direzione. “Le intercettazioni strumenti molto forti sia dal punto di vista dell’indagine giudiziaria sia dal punto di vista dell’informazione all’opinione pubblica. Negli anni abbiamo assistito al tentativo di ridurre le intercettazioni o la loro pubblicazione, ora la legge cerca di raggiungere un punto di equilibrio“. Concludendo , il presidente dell’ Anm non ha risparmiato un’ulteriore critica alla stampa italiana: la mancanza di vero giornalismo d’inchiesta.

“Siamo un Paese con una forte tradizione e una volta i capi delle Procure avevano fin troppi articoli di giornale sulla loro scrivania, oggi è il contrario” effetto questo del rapporto “privilegiato” di certa stampa con una sola parte del processo, rinunciando alla neutralità e quindi all’autonoma ricerca di notizie che è un dovere professionale . L’intervento di Albamonte si è concluso con un monito, rivolto  però non solo ai giornalisti: “L’informazione sulla giustizia è una scelta strategica: è indispensabile per la giustizia e per spiegarne le dinamiche ai cittadini“.

Confessiamo che sarebbe stato divertente ascoltare questo intervento, magari in Puglia, dove il giornalismo d’inchiesta salvo rare eccezioni di qualche giornalista serio delle edizioni baresi di Repubblica e Corriere della Sera, è pressochè inesistente, e dove i giornalisti di cronaca giudiziaria spesso e volentieri diventano i “ventriloqui” dei soliti magistrati a caccia di protagonismo mediatico !

 




“Dottoressa, giù le mutande”. La denuncia choc di Cristiana, aspirante magistrata. Nel silenzio assordante del CSM e del Ministero di Giustizia

ROMA – Cristiana Sani  aveva deciso di partecipare al concorso di magistratura, perché, come tanti candidati, aspirava a fare il magistrato. A servire lo Stato, ad applicare e fare rispettare la Legge. Il concorso per magistrati è molto difficile come ben noto a tutti, ed è giusto che lo sia. Ma anche discutibile sotto molti punti di vista, ma quest’anno si è toccato il fondo della legalità e del non rispetto per la dignità delle persone che vi partecipano.

Evidentemente al Ministero di Giustizia non era bastato il primo “scivolone”, sul tema di diritto amministrativo con una traccia che  incredibilmente era già stata proposta nella scuola per magistrati diretta dal consigliere Bellomo, il quale, appena sospeso dal Consiglio di Stato, ha trovato perfino il coraggio di autocompiacersi pubblicamente che i massimi organi della Giustizia italiana avessero scelto una sentenza di Palazzo Spada da lui scritta come estensore-relatore per valutare l´attitudine professionale nella preparazione degli aspiranti magistrati.

 

Ma  quello che sta facendo il giro dei social in queste ore, fa veramente rabbrividire. Il post nella propria bacheca Facebook è quello di una candidata al concorso di magistratura, Cristiana Sani,  che lo ha scritto ed anche firmato, mettendoci la faccia e mettendosi in gioco, a questo punto sta rischiando anche un possibile esito sfavorevole della sua prova, perché quanto scritto da Cristiana altro non è che  una gravissima denuncia di sistemi applicati che non sono altro che una vera e propria violenza aperta. Le discriminazioni e  costrizioni incivili a cui sono state soggette, probabilmente, oltre a Cristiana, anche molte candidate sono inaccettabili. Delle donne umiliate ed offese nella loro femminilità. alle quali, senza tanti giri di parole, è stato addirittura richiesto di abbassarsi le mutande. Avete letto bene : calarsi le mutande.

 

 

Sulla sua bacheca si è scatenata la protesta delle colleghe, Una di loro Chiara scrive: “Ti SCONGIURO, per il bene di noi tutte colleghe e future concorsiste, DENUNCIA PENALMENTE quello che ti è accaduto affinchè in futuro queste cose accadano con meno frequenza. Ciò che hai detto, che non ti hanno fatto togliere le scarpe, è assolutamente illuminante sul vero fine della perquisizione. Un giudice lo capirà perfettamente. Ricordo a TUTTI inoltre che ai sensi del codice di procedura penale chi viene perquisito ha diritto di fare assistere una persona di sua fiducia che sia prontamente reperibile“.
Ed un’altra collega scrive : “E´ fuori dal mondo quello che è accaduto, è pura violenza…. E´ annientare i diritti procedere ad una perquisizione fino alle parti intime senza nessun più che fondato sospetto/motivo. Non esiste una cosa così….. CHI NON DENUNCIA E´ COMPLICE. Esattamente come i magistrati che pur sapendo di reati di altri magistrati chiudono occhi e orecchie perchè sono “colleghi” (e purtroppo ne so qualcosa). Questo atteggiamento, certamente indotto dalla magistratura, doveva trovare un fermo rifiuto delle poliziotte/i ….. C´è un limite invalicabile si chiama libertà e presunzione di innocenza, non puoi procedere ad una perquisizione nelle parti intime così, indiscriminatamente; metti delle telecamere dappertutto, fai girare le guardie in continuazione, controlla ma non oltre. Anche perchè, oltretutto, è un controllo di pulcinella, gli ovuli dove li nascondono? ho detto tutto, non entro nei particolari, ma davanti ad un controllo profondamente IDIOTA come questo, che ha solo il sapore della violenza e dell´abuso di potere, il disonesto lo passa indenne“.
Sara Mauri una nostra collega del quotidiano il Giornale ha rivelato altri particolari a dir poco vergognosi e scabrosi che sarebbero degni di un’inchiesta ministeriale. Ne riportiamo di seguito un lungo stralcio:

La fila è lunga, alcune sono davanti alla porta da 20 minuti, tempo prezioso sottratto al test. L´esame scritto di magistratura richiede studio, concentrazione e costanza. Ed è chiaro che, in caso di necessità fisiologiche, l´obiettivo rimane quello di fare più in fretta possibile. Tuttavia, mentre le ragazze sono in attesa, «arrivano dei poliziotti penitenziari» che invitano le ragazze a recarsi nei bagni esterni. Ma le ragazze non vogliono perdere il loro posto in fila, perché è quasi il loro turno. E si rifiutano di cambiare servizi. Però, a quel punto, le cose si complicano: uno dei poliziotti va a chiamare due colleghe. Quando arrivano le poliziotte, le cose, stando a quello che scrive Cristiana, iniziano a prendere una brutta piega. «Non vogliono andare fuori che hanno freddo? Lasciatele qui che le riscaldiamo noi», dicono le poliziotte. Ed iniziano le perquisizioni.

 

Arriva il turno di Cristiana. Ma lei capisce che qualcosa non funziona: la ragazza che c´è prima di lei esce dal bagno in lacrime. «Io lì per lì, non avevo capito quello che stava succedendo», scrive. Le poliziotte le dicono di mettersi nell´angolo, «nel corridoio, con loro due davanti che mi fanno da paravento per la perquisizione». E qui, Cristiana scrive, «non mi mettono le mani addosso. Mi fanno tirare su maglia e canotta. Mi fanno slacciare il reggiseno. Poi giù i pantaloni». Ma non finisce qui. «La cosa scioccante è stata quando mi hanno chiesto di tirare giù le mutande». Cristiana non cede. Abbassa di poco l´orlo degli slip. E allora, le poliziotte le dicono «Dottoressa, avanti! Si cali le mutande. Cos´è? Ha il ciclo che non vuole?»

la candidata al concorso per magistrato Cristiana Sani

Il post-denuncia di Cristiana Sani sta provocando molto rumore sul web, diventando virale,  ed ha fatto uscire allo scoperto anche altre denunce di fatti analoghi avvenuti in concorsi precedenti, come quello del 2014 di un’altra concorrente: “Ciao Cristina ( in realtà si chiama Cristiana ndr:), capisco benissimo quello che si provi, a me capitò la stessa cosa nel 2014 e ancora ricordo la sensazione di umiliazione e di impotenza che provai…naturalmente neanche a me trovarono niente…io non feci nulla, ma mi sono pentita di non aver denunciato quell’ episodio…un abbraccio”  Sulla questione si è espresso anche Enzo Iacopino, ex presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti:  “L’accaduto va oltre l’inciviltà e precipita, a mio avviso, nel codice penale. Spero che qualche Procura voglia occuparsene e confido che il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, abbia il tempo per sollecitare un’indagine” . La vicenda non può venire ignorata anche perché, lo stesso Iacopino riferisce che “il vice presidente del Csm mi ha detto che considera vergognoso quanto riferito. Ovviamente dovrà fare degli accertamenti“. Il Dottor Fabio Roia, giudice che si occupa di reati di violenza di genere ammette : “Se è andata così -e non c’è motivo di dubitare di una ragazza seria, che fa parte di un’associazione di tutela delle vittime di abusi, deve intervenire la Procura. Esporre le parti intime per un concorso è disgustoso e spropositato”.

La Sani, in altri post pubblici a commento del precedente, afferma che prima dell’inizio delle prove gli era stato detto che potevano subire perquisizioni, ma afferma anche che “non ci hanno fatto togliere né scarpe né stivali” e questo -riporta – è un fatto strano, visto che poi c’è stata la richiesta di togliersi gli slip.

Chiaramente la presunta versione data da fonti ministeriali è completamente diversa. Ma l’edizione romana del quotidiano La Repubblica a firma del collega Francesco Salvatore ha riportato la tesi del Ministero, che invece ha smentito: «Fonti ministeriali, però, dicono che la realtà è un’altra: Sani, dopo ripetuti andirivieni dalla sala verso il bagno, che avevano insospettito gli agenti, è stata sì perquisita e le sono stati trovati addosso alcuni bigliettini; per questo è stata espulsa dal concorso». Da noi contattato l’ufficio stampa del DAP- Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria ha negato quanto pubblicato dal quotidiano LA REPUBBLICA in quanto “il ministero non ha fornito alcuna comunicazione ufficiale“. Il paradosso è che in un concorso pubblico, l’ufficio stampa del Dipartimento ignora la presenza di un presunto verbale di espulsione. Ci lamentiamo e sorprendiamo poi di quello che entra ed esce nelle carceri sotto gli occhi (spesso compici) della Polizia Penitenziaria ?

La Sani però sostiene di non essere stata espulsa dal concorso e che nella perquisizione non è stato trovato nulla . L’ associazione antiviolenze A.R.P.A. Centri Antiviolenza dalla Rete TOSCAm di cui Chiara Sani fa parte in un post su Facebook, affermano qualcosa diffondendo un comunicato stampa che sembrerebbe smentire la versione del Ministero: “Niente di più falso. La candidata non ha mai ricevuto un verbale di espulsione e ha documenti che attestano che abbia portato a termine la prova. Questa si chiama violenza istituzionale.” Resta da capire cosa il silenzio inquietante sulla vicenda del presidente della commissione d’esame, il magistrato Luigi Agostinacchio.

Quello che a molti giornali e colleghi è sfuggito, è la circostanza che  Cristiana Sani  lo scorso 16 gennaio sempre sulla sua pagina Facebook scriveva “Tra le tante cose belle che mi dà l’essere operatrice di un Centro Antiviolenza, c’è anche quella di far parte di un gruppo di donne con cui posso confrontarmi, discutere, crescere continuamente. E, anche durante le mattine in cui facciamo formazione, ridere tanto tanto tanto. Vi assicuro che è un valore immenso“. Possibile che un operatrice di un centro antiviolenza in presenza dei fatti che racconta non abbia chiamato i Carabinieri, la Polizia e presentato una denuncia ?

L’unico punto in comune tra le due versioni è la perquisizione effettuata da agenti della polizia penitenziaria femminile. Che non possono trattare delle donne che partecipano ad un concorso per magistrato, come se fossero delle carcerate.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha richiesto alla Commissione esaminatrice del concorso da magistrato, le cui prove si sono svolte dal 20 al 26 gennaio scorso, e al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, per quanto concerne i controlli, una relazione dettagliata sulle istruzioni impartite e sul concreto svolgimento dei controlli nei giorni delle prove.




Ecco tutti i candidati del Pd nei collegi di tutt' Italia

di Giovanna Rei

ROMA – Ecco le liste ufficiali che verranno depositate questa mattina, con i candidati del Partito Democratico. “Combatteremo. Il Pd deve vincere qualunque sia stata la decisione presa, anche se non nel modo giusto”. E’ alle 4 di notte di ieri che anche il “vero” leader della minoranza Andrea Orlando, sfidante Renzi alle ultime “primarie”, lasciando il Nazareno, ha confermato il malumore ma per ora ha preferito chiudere la polemica sulle liste, rese note ufficialmente all’alba.

candidati-PD-2018

Le parlamentari “dem” emiliane dopo la presentazione delle liste, hanno scritto a Renzi lamentando il non rispetto delle quote rosa, con il ministro Claudio De Vincenti recuperato in extremis nel collegio di Sassuolo rifiutato da Gianni Cuperlo che ha dichiarato: “Spero che ci sarà un candidato che di quei luoghi si sentirà parte. Molto più di me” .

Molti candidati provengono dalla società civile, e correranno in diversi collegi. L’imprenditore Riccardo Illy , ad esempio, sarà in un collegio senatoriale a Trieste, Paolo Siani, il fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla Camorra, sarà candidato a Napoli. E mentre Lucia Annibali sarà in lizza a Parma (più diverse circoscrizioni), Francesca Barra scenderà in pista a Matera. Poi ci sono Flavio Corradini a Macerata, e l’avvocatessa Lisa Noja, impegnata sul fronte sociale, a Milano.

 Quanto ai “fedelissimi”,  il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, è capolista in Emilia Romagna 01 (Forlì-Cesena-Rimini) ed è candidato nel collegio uninominale di Ferrara per la Camera. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è capolista nel listino Emilia Romagna 04 (Parma-Piacenza Reggio) mentre Matteo Orfini, presidente del Pd, è capolista nel collegio Lazio 1-02 (Roma Ovest) ed è candidato nel collegio uninominale alla Camera di Roma zona Torre Angela. Maria Elena Boschi è candidata nel collegio uninominale di Bolzano e “sarà capolista anche a Taormina, dove ha organizzato il G7 donne”,

Luca Lotti  ha avuto il ‘suo’ collegio di Empoli, sempre alla Camera e Valeria Fedeli che sarà a Pisa per il Senato. Anche Graziano Delrio correrà in casa alla Camera, Reggio Emilia, nel listino, mentre Marianna Madia affronterà una sfida nel collegio Camera Roma2 e poi spazio nei listini in Calabria e nelle Marche. Anche il ministro Pier Carlo Padoan ha un collegio a Siena, e un listino a Torino, dove è capolista, mentre nell’uninominale di Massa è stato scelto l’ex magistrato e sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che corre anche come capolista nel listino Toscana 04 (Arezzo, Siena, Grosseto). Ieri Renzi ha ringraziato Marco Minniti, responsabile del Viminale, impegnato a gestire la complessa macchina delle operazioni elettorali, che ha accettato la candidatura nel collegio di Pesaro, e sarà candidato anche in due liste plurinominali.

Matteo Renzi rimanda le critiche ai mittenti: “Abbiamo messo in campo la squadra più forte. Abbiamo idee vincenti e convincenti. Abbiamo restituito al Paese la possibilità di provarci, uscendo da una crisi devastante”, sostenendo il suo pensiero diffuso sui socialnetwork o in tv. Renzi, si sforza di fare il realista, prendendo effettivamente in prestito un pezzetto del modo di fare del premier Paolo Gentiloni. La corsa per “il premier che verrà” a questo punto è più aperta che mai,  anche, se parlando in termini realistici, la strategia su cui contano Pd e Forza Italia è sempre quella delle larghe intese. La grande  verità inconfessabile della campagna elettorale.

Il segretario dem ha ringraziato anche il premier Paolo Gentiloni (che correrà nel collegio uninominale Camera 1 del Lazio, e sarà capolista nelle Marche 01 Ascoli-Macerata e in Sicilia 2-02) e i ministri. Un ringraziamento anche a Cesare Damiano, per aver accettato collegio di Terni, da sempre complicato per la sinistra. E poi c’è Teresa Bellanova che sfiderà Massimo D’Alema nel collegio pugliese: “Speriamo di poter dire dopo il 4 marzo che quello è il collegio di Bellanova e non più di D’Alema”, ha affermato il segretario.




Pd Taranto, continua l’ occupazione della sede: “via i baresi” . Emiliano ridicolizzato da Renzi

Ubaldo Pagano

ROMA È ripreso questa mattina il presidio di un gruppo di iscritti del Partito Dem0cratico di Taranto nella sede di via Principe Amedeo per protestare contro la candidatura del segretario provinciale Pd di Bari Ubaldo Pagano (esponente della corrente Fronte Democratico del governatore pugliese Michele Emiliano a cui a Taranto e provincia aderiscono il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci eletto grazie ai voti “renziani”, l’assessore regionale Michele Mazzarano  un ex-esponente della corrente Pd di Roberto Speranza-Pierluigi Bersani  eletto in regione grazie ai voti “renziani” del gruppo tarantino facente capo all’ on. Michele Pelillo,  e l’ex-coordinatore provinciale Costanzo Carrieri, anch’egli un ex-renziano, tutta gente che si è “venduta” politicamente per una poltrona.

Ubaldo Pagano correrà da capolista nel collegio Taranto-Brindisi-Monopoli , rischiando una “trombatura” storica a scapito del parlamentare uscente Ludovico Vico, tarantino, “renziano” che fa parte della corrente del ministro Maurizio Martina, e molto “vicino” a Teresa Bellanova. E’ da ricordare infatti che proprio a Brindisi nelle ultime amministrative del 2016  il candidato sindaco Nando Marino proposto e sostenuto da Emiliano venne clamorosamente “trombato” dagli stessi democratici brindisini

“In attesa di risposte da parte della segreteria nazionale – è detto nel documento di una folta rappresentanza di iscritti, amministratori e dirigenti del Partito Democratico di Taranto e provincia – l’assemblea resta convocata in seduta permanente fino a successive determinazioni e senza escludere procedimenti di autosospensione”. Gli autori della protesta già ieri avevano apposto striscioni nella sala riunioni e sul balcone con la scritta “Federazione occupata, non vogliamo i baresi candidati a Taranto.

Numerosi sono stati i contatti gli iscritti al Pd di Taranto che oggi hanno manifestato pubblicamente per le vie del centro, la propria disponibilità a votare per i candidati di Forza Italia e M5S, pur di non votare il candidato “imposto” da Emiliano a Taranto, visto che a Bari non riesce da imporre più niente come dimostra la “trombatura” dell’on. Dario Ginefra (deputato uscente) che è riuscito ad entrare in lista (possibilità di essere eletto pari allo “zero”) soltanto dietro Teresa Bellanova che dovrà vedersela nel collegio leccese contro Massimo D’ Alema.

Emiliano è uscito imbestialito dalla direzione nazionale notturna al Nazareno  nella quale sono state decise le candidature nei collegi, a differenza di Andrea Orlando  che in Puglia è riuscito però a  portare a casa il posto da capolista al Senato per Michele Bordo,  alla fine hanno votato le liste. Emiliano voleva fare il “ras” delle candidature “bloccate”, cioè quelle sicure di essere eletti, riuscendone ad ottenerne solo 3 sui  6 seggi previsti e disponibili in Puglia: Francesco Boccia, Assuntela Messina Ubaldo Pagano. Il prezzo pagato per una presunta supremazia barese è stato di fatto molto alto.
Il Governatore pugliese di  fatto è stato ridimensionato e le candidature degli uomini che fanno riferimento a lui nelle altre regioni sono state di fatto tutte respinte da Renzi, dimostrando che Michele Emiliano non conta nulla sul terreno nazionale nonostante una visibilità mediatica continua. Ed adesso i malcontenti in caso di probabile sconfitta sanno a chi imputare le responsabilità di un’ annunciata  disfatta pugliese.
Antonella Vincenti si è dimessa dalla carica di coordinatrice regionale del Pd a causa dello scarso numero di donne nelle liste: “Hanno scelto di far prevalere la presenza maschile, nonostante la legge parlasse di un vincolo di presenza del 40 per cento di donne. La Puglia è l’unica regione in cui non è stato rispettato questo vincolo“. Succede quando si ha a che fare con uno come Emiliano.



Tensione sulle liste, minoranza Pd insoddisfatta. Emiliano nell’angolo…

ROMA –  Non è stato ancora raggiunti l’accordo tra Matteo Renzi e la minoranza Pd sulle candidature alle politiche. Le riunioni con Andrea Orlando e Michele Emiliano sono iniziate dopo l’una di questa notte e fino alle quattro del mattino,  e da quanto si è appreso il lavoro è proseguito al Nazareno negli uffici della direzione del Partito Democratico.

La trattativa è ancora in corso, poichè la proposta della segreteria prevederebbe, a quanto si apprende, attorno ai 15 seggi sicuri per l’area di Andrea Orlando e tra i 6 e i 7 per il modesto seguito di Michele Emiliano sarebbe stata giudicata “insufficiente” dalla minoranza.

La proposta del segretario Renzi è stata ritenuta “non accettabile sul piano dei numeri, della distribuzione territoriale e per il tentativo di scegliere anche i nomi all’interno dell’area Orlando“, in quanto i numeri prospettati da Renzi, secondo gli esponenti della minoranza, di fatto non rispecchierebbero gli equilibri congressuali. Ma dalla maggioranza del partito si fa notare che sarà richiesto a tutti un “sacrificio” nelle candidature,  poichè rispetto a questa legislatura la pattuglia parlamentare del Pd è destinata ad assottigliarsi .

Roberto Giachetti scrive a Renzi.Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute” ha scritto il vicepresidente della Camera  al segretario del Pd Matteo Renzi, in un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook. “Ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie. Io e la mia città, io ed il territorio dove vivo da 50 anni, io ed il mio amore per la mia città e per la politica. In tutti i prospetti che girano sulle candidature c’è una casella sul proporzionale con un nome certo: Giachetti. Sarei ipocrita se ti dicessi che la cosa non mi faccia piacere: penso che, in qualche modo, sia il riconoscimento di un impegno nel partito, e più in generale in politica, che mai mi era stato riconosciuto in passato. Di questo non posso che ringraziare, di cuore e con il cuore, sia te che hai creduto in me fin dall’ inizio quando davvero ci conoscevamo assai poco, e Paolo Gentiloni che invece mi conosce da una vita e che per una vita mi ha sostenuto anche nelle mie battaglie a lui più estranee

“Sento dentro di me che quella casella (il paracadute) mi sta troppo stretta – continua Roberto GiachettiNon corrisponde alla mia storia, alla mia cultura, al mio sentire. Il Pd sta vivendo un momento difficile, e nella nostra difficoltà si riflettono tutti i pericoli per il Paese. E Marco mi ha sempre detto che è nei momenti difficili che bisogna crederci, anche rischiando. E allora no. Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio. Conosco bene i tantissimi problemi che abbiamo nel cercare di trovare una quadra per garantire la presentazione di liste competitive in grado di tenere insieme la conferma di chi tanto si è impegnato in questi anni per dare impulso alla ripresa che si sta manifestando e la necessità di linfa nuova. So bene che la quadra sarà comunque dolorosa. Allora penso che sia mio dovere fare l’unica cosa che potrebbe rappresentare un valore aggiunto per il centro sinistra e non la penalizzazione di un vero rinnovamento. Non voglio essere un tappo. Non sarò un tappo. Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute”.




Carceri: via libera del Consiglio dei Ministri alla riforma proposta dal ministro Orlando

ROMA – Ridurre il ricorso al carcere in favore di soluzioni che, senza indebolire la sicurezza della collettività, riportano al centro del sistema la finalità rieducativa della pena indicata dall’art. 27 della Costituzione; razionalizzare le attività degli uffici preposti alla gestione del settore penitenziario, restituendo efficienza al sistema, riducendo i tempi procedimentali e risparmiando sui costi; diminuire il sovraffollamento, sia assegnando formalmente la priorità del sistema penitenziario italiano alle misure alternative al carcere, sia potenziando il trattamento del detenuto e il suo reinserimento sociale in modo da arginare il fenomeno della recidiva; valorizzare il ruolo della Polizia Penitenziaria, ampliando lo spettro delle sue competenze.

Andrea Orlando

Sono questi i principi fondanti dello schema di decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario elaborato dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e approvato oggi, in esame preliminare, dal Consiglio dei Ministri. Il dlgs, recante “Riforma dell’ordinamento penitenziario in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83, 85, lettere a), b), c), d), e), f), h), i), l), m), o), r), s), t) e u), della legge 23 giugno 2017, n. 103”, attua la delega per la riforma della disciplina in materia contenuta nella legge 103/2017, “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”.

Redatto avvalendosi dei lavori della commissione istituita dal Ministro Orlando nel luglio 2017 e presieduta dal prof. Glauco Giostra, il provvedimento, si inserisce nel più ampio programma sotteso alla riforma della materia penale ed è volto principalmente a rendere più attuale l’ordinamento penitenziario previsto dalla riforma del 1975, per adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza di Corte Costituzionale, Corte di Cassazione e Corti europee.

Lo schema di decreto legislativo è suddiviso in 6 parti, corrispondenti ad altrettanti capi, dedicate alla riforma dell’assistenza sanitaria, alla semplificazione dei procedimenti, alla eliminazione di automatismi e preclusioni nel trattamento penitenziario, alle misure alternative, al volontariato e alla vita penitenziaria.




Giustizia: il programma di assunzioni del Ministero prosegue con 200 nuovi funzionari giudiziari

Barbara Fabbrini

ROMA –  Il direttore generale del personale e della formazione  del Ministero della Giustizia Barbara Fabbrini ha firmato oggi  il decreto che avvia l’assunzione di 200 funzionari giudiziari mediante scorrimento da graduatorie di idonei di altre amministrazioni. Le assunzioni, già programmate e finanziate nel corso del 2017, riguardano uno dei profili più scoperti negli uffici giudiziari.

Prosegue così il programma di assunzioni voluto dal ministro Andrea Orlando, che avrà come prossima tappa la scelta delle sedi per gli 800 vincitori del concorso da assistenti giudiziari, già la prossima settimana. All’esito della presa di possesso dei 200 funzionari saranno quindi avviati gli scorrimenti dalla graduatoria dei cancellieri riqualificati ex art. 21 quater chiusa lo scorso luglio, mantenendo così l’impegno alla promozione anche del personale già in servizio.




Totò Riina è morto . Dopo due interventi chirurgici da giorni era in coma

ROMA – Il capo dei capi, il boss mafioso di Corleone Tommaso (Totò) Riina è morto questa notte alle 3,37 nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma dove si trovava dopo essere stato sottoposto nelle scorse settimane a due interventi chirurgici , ed  era entrato in coma dopo l’ultimo intervento.   La Procura di Parma ha disposto l’autopsia sulla salma. La decisione di procedere all’esame medico legale è stata presa “trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario e che quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti”, come ha spiegato il procuratore capo Antonio Rustico mentre attorno l’ospedale del capoluogo è presidiato da Polizia e Carabinieri che si trovano in divisa all’accesso della sezione di Medicina legale e all’interno con personale in borghese.

Riina nonostante si trovasse in detenzione al 41 bis da 24 anni, dopo il suo arresto effettuato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza dagli uomini del “Capitano Ultimo” cioè Sergio De Caprio (attuale colonello) , del ROS dei Carabinieri guidato all’epoca dei fati dal Gen. Mori, per gli inquirenti  era ancora il capo di Cosa nostra .Totò Riina era detenuto secondo il 41 bis, il cosiddetto “carcere duro”.

Nel 1995, anno della reclusione nel supercarcere dell’Isola dell’Asinara, Totò Riina venne  condannato per gli omicidi del tenente colonnello Giuseppe Russo, dei commissari di polizia Giuseppe Montana e Antonino Cassarà e dei politici Piersanti Mattarella e Pio La Torre. Nei quattro anni successivi arrivano anche le sentenze per gli omicidi di Carlo Alberto dalla Chiesa, del capo della squadra mobile Boris Giuliano, per la Strage di Capaci e gli attentati del 1993. È recluso in isolamento fino al 12 marzo 2001.

Una misura che venne introdotta della legge del 26 luglio 1975. Fu inizialmente pensata per le rivolte in carcere ma nel 1992, dopo la strage di Capaci, venne estesa ai condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso. La norma che inizialmente aveva carattere temporaneo successivamente è stata poi rinnovata ed è ancora in vigore . In Italia i detenuti al 41 bis sono in carcere per associazione mafiosa, come il boss corleonese, o per sospetta attività di terrorismo.

Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Andrea Orlando, previo parere positivo della Procura nazionale antimafia e del Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria  aveva firmato il permesso per consentire alla moglie e ai figli di visitarlo in ospedale.  Totò Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e quelli del ’93, nel Continente.

Sua fu la decisione di lanciare nei primi anni ’90un’offensiva armata contro lo Stato . Non ha mai avuto un minimo cenno di pentimento, ed  appena tre anni fa, dal carcere parlando con il detenuto pugliese Alberto Lorusso nel carcere milanese di Opera, si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati impegnati nella lotta   alla mafia come il pm Nino Di Matteo. Era il dicembre del 2013 quando Riina, parlando in carcere senza sapere di essere intercettato, disse: “Lo faccio finire peggio del giudice Falcone. Lo farei diventare il tonno buono“. Ma questa non era stata l’unica minaccia a distanza inviata a Di Matteo. In altre conversazioni Riina aveva detto: “Organizziamola questa cosa, facciamola grossa e non ne parliamo più. Questo Di Matteo non se ne va. Dobbiamo fare un’esecuzione come quando c’erano i militari a Palermo.

Lo scorso febbraio il boss di Cosa Nostra ribadiva, intercettato mentre parlava in un colloquio video-sorvegliato con sua moglie Antonietta Bagarella: “Io non mi pento… a me non mi piegherann o… mi posso fare anche 3000 anni“.E “altrettanto significativo”, scrivevano, è un passaggio durante il quale i coniugi “giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso”. L’ultimo processo a suo carico, ancora in corso, era quello sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, in cui era imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato,  insieme ad ex-politici come Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino.

Nelle ultime settimane Riina era stato operato due volte. I medici avevano da subito avvertito che difficilmente il boss, le cui condizioni erano da anni compromesse, avrebbe superato gli interventi. Sembra chesiano intervenute complicazioni dopo le operazioni,  che hanno costretto i medici a sedare il boss mafioso.

Le precarie condizioni di salute di Totò Riina erano note da tempo. La scorsa estate si era discusso persino sull’ipotesi  il “capo dei capi” di Cosa Nostra potesse uscire dal carcere per affrontare una “morte dignitosa”. Ma alla fine il Tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva rigettato la richiesta del differimento della pena o, in subordine, della detenzione domiciliare, che ti era stata presentata dai legali del boss. I giudici in quell’occasione avevano ribadito che Riina “non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero“.

Anche il presidente della Commissione parlamentare antimafia, la senatrice Rosy Bindi,  aveva sostenuto che “non esiste il diritto alla morte fuori cella”. La  DIA, Direzione Investigativa Antimafia, aveva ribadito lo scorso luglio che il boss mafioso era ancora “a guida di Cosa nostra, a conferma dello stato di crisi di un’organizzazione incapace di esprimere una nuova figura in sostituzione di un’ingombrante icona simbolica“.

Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via Georgofili a Firenze, (ordinata da Totò Riina) Saputa la notizia delle gravi condizioni di Riina, aveva commentato: “Iddio abbia pietà di lui, noi non abbiamo potuto perdonarlo e ci spiace muoia ora che forse si potrebbe arrivare a capire chi gli ha armato la mano per ammazzare i nostri figli, malgrado lui il capo della mafia non si sia mai pentito. Ho parlato ora con i parenti delle vittime della strage di via dei Georgofili e la risposta è stata il silenzio totale, hanno patito troppo per un uomo che tale non è mai stato.

Giuseppe Salvatore Riina detto Salvo, terzogenito dei quattro figli del boss, che a sua volta ha scontato una pena di 8 anni per mafia, ieri prima del decesso del padre aveva scritto su Facebook: “Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà” ottenendo quasi 500 like al post e diverse decine di auguri al boss tra i commenti.

Il portavoce della Cei, don Ivan Maffeis ha dichiarato che per Totò Riina, “un funerale pubblico non è pensabile. Ricordo la scomunica del Papa ai mafiosi, la condanna della Chiesa italiana che su questo fenomeno ha una posizione inequivocabile. La Chiesa non si sostituisce al giudizio di Dio ma non possiamo confondere le coscienze”.  “Il Signore abbia in gloria Toto’ Riina, ma le cose non cambieranno con la sua morte”, ha aggiunto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, auspicando che “questa morte possa spingere tutti ad assumersi le proprie responsabilità. Le cose cambieranno se chi amministra lo farà tenendo presente lealtà e legalità”.

“La pietà non ci fa dimenticare il dolore e il sangue versato”, ha scritto su Facebook il presidente del Senato Pietro Grasso, magistrato che con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha combattuto Totò Riina. “Riina iniziò da Corleone negli anni ’70 una guerra interna alla mafia per conquistarne il dominio assoluto, una sequela di omicidi che hanno insanguinato Palermo e la Sicilia per anni” ha ricordato Grasso  “Una volta diventato il capo la sua furia si è abbattuta sui giornalisti, i vertici della magistratura e della politica siciliana, sulle forze dell’ordine, su inermi cittadini, sulle persone che con coraggio, senso dello Stato e determinazione hanno cercato di fermarne il potere“.

“La strategia di attacco allo Stato – ha concluso il presidente del Senato – ha avuto il suo culmine con le stragi del 1992, ed è continuata persino dopo il suo arresto con gli attentati del 1993. Quando fu arrestato, lo Stato assestò un colpo decisivo alla sua organizzazione. In oltre 20 anni di detenzione non hai mai voluto collaborare con la giustizia”. Pietà quindi , ma non perdono. E un po’ di rimpianti: “Porta con sé molti misteri che sarebbero stati fondamentali per trovare la verità su alleanze, trame di potere, complici interni ed esterni alla mafia, ma noi, tutti noi, non dobbiamo smettere di cercarla“.

Maria Falcone, sorella del magistrato Giovanni ucciso lungo la A29, all’altezza dello svincolo di Capaci, il 23 maggio 1992, ha commentato la morte del ‘capo dei capi’ dicendo di “non gioire per la sua morte, ma di non poterlo perdonare. Come mi insegna la mia religione avrei potuto concedergli il perdono se si fosse pentito, ma da lui nessun segno di redenzione è mai arrivato“. E a parlare è poi il poliziotto Giuseppe Costanza, l’unico sopravvissuto all’attentato: “Meno si parla di lui e meglio è. Cerchiamo di ridimensionare la figura di questo signore. Mettiamolo all’angolo. Non merita altro per quello che è stato e per quello che ha fatto. E se ne vada in silenzio con tutti i suoi segreti“.

la strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone

La notizia della morte di Totò Riina appare oggi sulle ‘home page’ dei principali media mondiali online: dalla Bbc al New York Times, da El Pais a Le Figaro. Anche il Wall Street Journal pubblica la notizia, evidenziando nel sottotitolo che Riinastava scontando 26 ergastoli per condanne di omicidio“. La Bbc pubblica la notizia ricordando che l’ex boss, soprannominato ‘la bestia’ per la sua particolare violenza, avrebbe ordinato “oltre 150 omicidi”. Riina é stato la “mente di una sanguinosa strategia” che prevedeva “l’uccisione di giudici e membri delle forze dell’ordine che cercavano di abbattere Cosa Nostra“, scrive il New York Times. Il quotidiano spagnolo El Pais definisce Riina il “capo dei capi della mafia” e il “padrino più tenuto e sanguinario della storia“, sospettato di avere ucciso personalmente 40 persone. Anche il tabloid tedesco Bild pubblica la notizia nella sua ‘home page’ con un’immagine di Riina dietro le sbarre, così come fanno – tra gli altri – il Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), il Sueddeutsche Zeitung e il Tagesspiegel.

 




Approvata graduatoria del concorso a 800 posti del Ministero di Giustizia

ROMA – Tempi record quelli tenuti per il concorso: meno di un anno dal bando alla approvazione della graduatoria e meno di cinque mesi per il concreto espletamento di tutte le prove di concorso. Innovative anche le modalità con la quale è stato gestito, interamente telematiche, dall’inoltro delle domande, passando dalle prove preselettive e scritte sino all’approvazione della graduatoria. Il concorso del Ministero di Giustizia ha offerto la possibilità di un serio ringiovanimento del personale amministrativo dopo anni di mancate assunzioni. Solo 19 anni l’età del concorrente più giovane che è una donna. Tra gli 800 vincitori il 78 % ha un’età massima di 35 anni e il 55% di 31 anni.

Dei 5948 candidati ammessi agli orali 4915 sono coloro che sono risultati idonei. Saranno immessi quanto prima i nuovi assistenti giudiziari per un contingente totale di 1400 unità. Agli 800 vincitori dei posti indicati nel bando infatti potranno seguire immediatamente altre 600 posti con scorrimento degli idonei, già finanziati e destinati con il decreto del Ministro Orlando e del Ministro Madia del 26 aprile scorso. Ma l’impegno del Ministro Orlando nelle nuove assunzioni non si è fermato qui.

Nella legge di stabilità sono stati previsti stanziamenti di risorse per ulteriori 1400 assunzioni, che certamente saranno destinate, almeno in parte, al reclutamento di altri assistenti giudiziari attingendo dalla graduatoria appena approvata. Essa avrà, peraltro, una validità di 3 anni e consentirà all’Amministrazione la possibilità di coprire le future carenze date dal naturale turn-over, anche mediante il costante scorrimento della graduatoria appena approvata. Un risultato importante quello oggi raggiunto che permetterà a breve di coprire tutte le scoperture di organico di assistente giudiziario e di ridurre complessivamente le carenze di organico nazionali.

Grazie alle procedure già avviate in questi anni come la mobilità volontaria e obbligatoria, gli scorrimenti di graduatorie di altre amministrazioni, sino ad ora sono state  assunti oltre 1850 unità a cui a breve andranno ad aggiungersi i 1400 assistenti giudiziari vincitori e idonei della graduatoria oggi approvata, raggiungendo così 3250 assunti già a partire dai prossimi mesi. Il risultato non sarebbe stato possibile se non grazie allo sforzo del personale dell’Amministrazione che ha dimostrato di possedere preziose professionalità e spirito di collaborazione.




Messa alla prova: accordo Dipartimento giustizia minorile-Legambiente

ROMA – Il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità Gemma Tuccillo e il Presidente di Legambiente Rossella Muroni hanno sottoscritto un accordo che prevede l’impiego di imputati adulti “messi alla prova” in lavori di pubblica utilità presso le sedi territoriali di Legambiente, con compiti specifici di tutela del patrimonio ambientale.

La “messa alla prova” – misura che esiste dal 1988 per i minori, estesa agli adulti con legge n. 67/2014 con modalità leggermente diverse – prevede, per reati punibili con una pena non superiore a 4 anni, la possibilità della sospensione del processo e l’avvio di percorsi alternativi obbligatori di lavori di pubblica utilità, da svolgersi gratuitamente in favore della collettività. L’imputato dovrà inoltre provvedere a eliminare le conseguenze del reato, risarcire il danno e prestare attività di volontariato di rilievo sociale.

Per la implementazione di questa vera misura di comunità su tutto il territorio nazionale, che avvicina il nostro Paese al sistema europeo di “probation”, il Ministero della Giustizia è fortemente impegnato: ad oggi, sono 9.765 gli imputati in regime di “messa alla prova” ed il progetto di una gamma sempre più vasta di opportunità lavorative ne consentirà un forte aumento.

Obiettivo del Ministero è quello di stipulare accordi, a livello nazionale, che impegnino gli enti a mettere a disposizione posti di lavoro su tutto il territorio. In un meccanismo “a cascata”, le sedi territoriali degli uffici di esecuzione penale esterna facilitano la stipula di convenzioni tra i tribunali ordinari e le sedi territoriali degli enti, in modo da raggiungere il duplice obiettivo di implementare il numero degli ammessi e rendere omogenea la fruizione della misura su tutto il territorio nazionale.

Accordi in tal senso sono già stati stipulati su impulso del Ministro Andrea Orlando con l’associazione Libera contro la mafia e con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e sono in corso numerose altre interlocuzioni con l’Ente Nazionale Protezione Animali, ANCI, MIBACT, FEC, Croce Rossa.