Pd, il partito delle rinunce

di Alessandro De Angelis

Ecco, anche Andrea Orlando rinuncia a entrare nel governo, per dedicarsi al partito, perché agli Esteri, nel gioco di veti e controveti deve andare Di Maio. Questo dopo che due giorni fa, Dario Franceschini aveva rinunciato al ruolo di vicepremier per costringere Di Maio a mollare la sua poltrona di vice. E dopo un’altra rinuncia al vicepremier unico e, prima ancora, alla madre di tutte le rinunce: la discontinuità su Conte, l’avvocato del contratto gialloverde, ora benedetto dall’establishment nazionale come uno della provvidenza.

Questa storia, dove la parola chiave è “rinuncia, si conclude, alla stretta finale, col Pd fuori da Palazzo Chigi, dove si consuma una tensione tutta interna al partito che ha ritrovato una centralità politica, trascinato dal plebiscito su Rousseau, diventato da “algoritmo” opaco, che cozza con le consuetudini costituzionali, a grande levatrice del nuovo governo del cambiamento.

Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dicevamo, la tensione. Perché, a notte fonda, il premier incaricato rivendica per sé tutta la sovranità di palazzo Chigi. Per la casella di sottosegretario alla presidenza, vero centro nevralgico dell’attività di governo (da Gianni Letta a Giorgetti) si impunta sul nome di Roberto Chieppa, il segretario generale della presidenza del Consiglio. Nome che cozza non con quello di Dario Franceschini, ma con le aspettative e le ambizioni di Vincenzo Spadafora. Detto in modo un po’ tranchant: Conte vuole un uomo suo, Di Maio vuole uno suo, nell’ambito della competition sulla leadership tutta interna al Movimento. E il premier, altra novità piuttosto inusuale, rivendica per sé anche la delega ai servizi. È la fotografia di Palazzo Chigi come di un luogo autonomo rispetto al principale alleato di governo. Quasi da governo del presidente, in cui il premier ha un potere giustificato dall’eccezionalità e non dall’ordinarietà di un accordo politico o di un “contratto”.

Diciamo le cose come stanno. Le figure chiave, che qualificano un governo, sono il premier, poi il ministro dell’Interno, l’Economia e gli Esteri. Sono queste caselle che ne danno immagine e sostanza. Ed è su queste che si gioca la partita per l’egemonia nel governo. Ecco: i Cinque stelle hanno Conte e Di Maio. Il Pd, almeno così pare fino a notte fonda, accetta lo schema di un “tecnico” all’Interno. E, sulla casella dell’Economia, per evitare un altro tecnico, spinge per Roberto Gualtieri (leggi qui Giuseppe Colombo). Sono le due caselle su cui c’è un’attenzione del Quirinale. Sarebbe sbagliato dirla così: Mattarella vuole un “tecnico” al Viminale. È più corretto dirla in questo modo: Mattarella, secondo una lunga consuetudine repubblicana, non ritiene opportuno che al Viminale ci sia un leader di partito, dopo la parentesi di Matteo Salvini.

nella foto il Viminale, sede del Ministero dell’ Interno

Perché il Viminale non è un set della propaganda, ma un luogo dove si lavora e si appare poco, e chi lo ricopre deve essere vissuto più come una figura “istituzionale” che “di parte”, di cui si fidano anche gli avversari politici. Non è un caso che, nell’infinita saggezza democristiana, mai nessun leader di quel partito ha ricoperto il ruolo di ministro degli Interni. Questa premessa spiega il no a Di Maio, che ancora ieri sognava di andare in diretta Facebook contro il suo predecessore. Il gioco dei veti – quello del Pd su Di Maio, quello dei Cinque stelle sul Pd spiega perché la scelta sia tra il capo della Polizia Franco Gabrielli e Luciana Lamorgese, il prefetto di Milano.

Ecco, passa al Nazareno l’idea di “spoliticizzare” il terreno dello scontro politico dei prossimi mesi con Salvini, defilandosi dalla questione cruciale. È la rinuncia a una linea, un messaggio, un punto di vista “democratico” sul terreno dell’immigrazione, affidato al ministro degli Esteri e al premier nel rapporto con l’Europa, e a un tecnico in Italia. Un tecnico, non un politico che governi l’annunciata offensiva politica di Salvini sull’invasione, sugli sbarchi e l’altrettanto annunciata insofferenza dei sindaci leghisti sulle politiche di accoglienza. E che interpreti il cambiamento nel governo e nel paese. C’è, in questa scelta, l’opposto: evitare cioè che il nuovo ministro diventi il bersaglio di Salvini. Un po’ come durante le Europee, quando il Pd provò (in quanto diviso tra la linea Minniti e quella delle Ong) a parlare d’altro nel tentativo di cambiare l’agenda, tranne poi constatare che la realtà non si rimuove.

il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Ricapitolando. Qualche giorno fa, in nome del sì a Conte, il Pd chiedeva Interni, Economia e Esteri. Ora il tasso di politicizzazione di un governo che assomiglia a un “governo amico” è appeso al tentativo su Roberto Gualtieri all’Economia. Il cui curriculum deve passare al vaglio del Quirinale dove, assicura chi ha i contatti col Colle, la preferenza è per una figura tecnica, che abbia una consolidata esperienza in materia di conti pubblici. Altro terreno ad alta intensità politica. Perché è vero quel che tutti si attendono che l’Europa avrà una maggiore benevolenza col nuovo governo in materia di flessibilità. Ma è anche vero che la prossima finanziaria non sarà propriamente il paese di Bengodi. E un ministro che comunque deve mostrare prudenza e realismo in materia di conti è un altro capitolo di quella benedetta “responsabilità” nazionale che, più volte, a sinistra si è trasformata in una donazione di sangue.




Conte: "L'uscita di Di Maio venerdì la considero una grave scorrettezza. Ne dovrò parlare con lui a quattr'occhi".

ROMA – Premier per caso, avvocato del popolo ed esecutore del contratto giallo-verde ultimato nel giugno 2018, in quest’anno e tre mesi Giuseppe Conte s’è trasformato in qualcosa d’altro.  Quando Salvini ha provato a fermare il cammino dell’uomo che, nella metafora, era stato chiamato a lavare il pavimento al posto suo (“il vice dei suoi vice“, l’aveva definito con la sua consueta crudeltà Rino Formica, nel giorno del giuramento), il premier-esecutore ha tirato dritto, ha ribaltato persino il “gioco” del leader della Lega, ed ha ricominciato a camminare da solo. Verso la fontana a prendere l’acqua. Verso il G7 di Biarritz. Verso il Quirinale. Di nuovo.

La composizione del nuovo esecutivo sembra essere un match: Giuseppe Conte contro Luigi Di Maio. Una sfida che coinvolge anche la leadership del Movimento 5 Stelle ed il “peso” dentro il governo. La visita di Conte al Quirinale  era un messaggio molto chiaro del premier incaricato al capo politico del M5S. Delle serie: “Ne parlo con Mattarella per far capire all’ ambizioso grillino che la corda non va tirata troppo ed  il tempo stringe“.

“Il mio consiglio è di accelerare i tempi. Di sciogliere la riserva il prima possibile, anticipare rispetto a mercoledì. Serve a evitare altre tensioni” ha detto il capo dello Stato Mattarella al presidente incaricato Conte a cui  ha spiegato  che non ha alcuna intenzione di concedere ulteriore tempo in più rispetto a quello stabilito: entro mercoledì al Quirinale si aspettano che il premier incaricato salga con programma, lista dei ministri e una valigia ripiena di convincenti certezze, altrimenti si prende atto del fallimento del mandato ed il capo dello Stato  procederà con le riflessioni dovute del caso.

Sembra l’anticipazione di un vero e proprio veto sul ritorno di Luigi Di Maio da vicepremier a Palazzo Chigi . E Conte sa essere concreto quando ammette: “La stagione del contratto è morta e sepolta. Non voglio fare la somma di due programmi. Anche per questo Luigi ha sbagliato a non comunicarmi che avrebbe lanciato i 20 punti appena uscito dal colloquio con me“. La questione di Di Maio in realtà non è stata ancora risolta. Anzi, il capo dei Cinque stelle resiste, determinato a non rinunciare al suo ruolo da vicepremier .

Difficile seguire il suggerimento con l’incubo del referendum sulla piattaforma Rousseau fissato per lunedì. Ma il colloquio con il presidente Mattarella durato circa un’ora è servito a dimostrare che il premier incaricato Conte ha ormai stabilito una fiducia di relazioni con il Quirinale. Un canale “coltivato” in questi 14 mesi , che si unisce ad un altro rapporto decisivo nel M5S: quello con Quirinale il garante del movimento, rapporto questo che oggi colloca Conte ad un livello superiore a Di Maio, permettendogli persino di “bacchettare” i capigruppo grillini durante il vertice di ieri e di giocare di sponda con gli esponenti del Pd raccogliendo le loro proposte.

Conte venerdì pomeriggio era voluto apparire nelle vesti del “padre della patria” ad Andrea Orlando e Dario Franceschini esponenti di “peso” nel Pd.  Con l’aria da professore che parla ex cathedra e divaga da bravo avvocato senza però mai entrare nel merito. Ieri invece Conte è andato dritto al punto “altrimenti questi problemi ce li ritroviamo intatti quando siamo al governo e diventa più difficile risolverli“. spiegandosi meglio: “Avete presente quanti provvedimenti con Salvini abbiamo approvato con la formula “salvo intese”, ovvero senza accordo? Tanti, non deve più succedere”.

L’ “avvocato del popolo”, come Conte si autodefini all’ayyio del suo primo insediamento a Palazzo Chigi non vuole avere con il Pdlo stesso dualismo che abbiamo avuto con la Lega“. Vuole mettere in piedi un’alleanza ed una compagine di governo che regga alla perfezione, come si quando si arma alla perfezione una barca  prima della partenza se si vuole una navigazione sicura. Ma il programma non basta. E’ necessario avere una squadra di ministri all’altezza e sopratutto poter contare sui numeri di un’alleanza e maggioranza certa in Parlamento.

Della maggioranza parlamentare si è parlato durante il colloquio sul Colle. Mattarella, che conosce molto bene le dinamiche interne del Pd,  ha consigliato a Conte di porre la massima attenzione agli equilibri e alle sorprese. La maggioranza nasce con voti, sulla carta, superiori al precedente governo ma vive sin da ora delle tensioni e contrapposizioni interne al M5S ed al Pd molto più insidiose e pericolose. Girano infatti delle voci sull’aiuto di una parte di Forza Italia al Senato dove lo strappo del M5S guidato da Gianluigi Paragone potrebbe mettere a rischio il pallottoliere dei numeri su cui contare al voto di fiducia sul Governo. Conte è chiamato a dare queste garanzie, oltre ai punti programmatici quando mercoledì o martedì sera scioglierà la riserva.

Il sondaggio di Pagnoncelli sul Corriere della Sera fotografa un Movimento che cresce, in pochi giorni di parecchi punti , perché ha ritrovato una “centralità” politica. È lo stesso Movimento dato per morto dopo le europee, umiliato da in pochi giorni, col popolo in fuga e marginale nel gioco politico fino a pochi giorni fa. Per quale motivo il M5S dovrebbe mai cedere, concedendo con benevolenza al Pd di scegliere, di fatto, il capo del Movimento? Perché mai, ora che la rinnovata centralità consente al Movimento di chiudere l’accordo a condizioni alte oppure di tornare al voto con Conte, legittimato anche dall’indulgenza democratica come perfetto anti-Salvini? Ecco il vero punto nevralgico: il sì al buio su Conte.

I dossier aperti sul tavolo delle consultazioni sono molto importanti, ma è altrettanto importante poter contare sono su una maggioranza solida e una lista di ministri che sia la prova di una vera svolta. Se il Ministero dell’ Economia dovesse toccare al Pd, ad esempio, la strada maestra sarebbe affidarlo a Piercarlo Padoan che a Bruxelles conosce tutti ed è molto ascoltato e stimato. Il ministro dell’Interno dev’essere un “tecnico” e non un politico per non replicare la gestione salviniana e l’utilizzo politico del Viminale. Gli strascichi delle vecchie liti si sono avvertiti anche nelle consultazioni di Conte con la delegazione della Lega. “Non avete rispettato i patti sui decreti sicurezza, non avete accolto i rilievi del Quirinale e siete andati avanti per la vostra strada“. Rilievi che ora sono alla base dell’accordo Pd-M5s sulla politica dell’immigrazione. Pronti a diventare una legge aggiuntiva che sia in grado di fronteggiare l’offensiva leghista sull’argomento. Perché così come i barconi dei migranti continueranno ad arrivare, gli attacchi di Matteo Salvini non mancheranno.

Su Di Maio il confronto resta aperto. Conte ha promesso al Pd un vicepremier unico che dovrebbe essere Dario Franceschini. Ma il premier incaricato non può dimenticare di essere stato indicato dal Movimento  5 stelle. E non è detto che non stia giocando su due tavoli, rassicurando tutti nelle consultazioni, per poi spiazzare tutti all’ultimo minuto.

 




Crisi di governo: il Pd-M5s discutono su Di Maio. Il problema serio è il vicepremier. Al Quirinale le consultazioni

di Antonello de Gennaro

ROMA – dal Quirinale 

Sono ore decisive quelle che stanno passando oggi per limare i forti e forse indissolubili contrasti i nodi che al momento bloccano l’intesa per un Governo M5s-Pd e la conseguente la formazione di un nuovo governo. Il ruolo di Luigi Di Maio ed il voto sulla piattaforma Rousseau da parte del Movimento Cinque Stelle sono i due macigni che ostacolano la “chiusa” dell’accordo. Mentre alla Camera è ancora in corso da questa mattina  l’incontro tra le delegazioni del Partito democratico e quella dei pentastellati,  la direzione nazionale del Partito democratico ha dato all’unanimità pieno mandato a Nicola Zingaretti nelle consultazioni a dare la disponibilità e verificare le possibilità di un nuovo governo.

Oggi inoltre è il secondo e ultimo giorno del secondo giro di consultazioni al Quirinale. Alle 16 Mattarella incontrerà la delegazione del  Pd, quindi alle 17 sarà la volta di Forza Italia, ed a chiudere alle 18 la Lega, ed alle 19 M5sIl Quirinale si atterrà alle dichiarazioni dei gruppi parlamentari che sono consultati anche oggi da Mattarella, non prendendo minimamente in considerazione le votazioni della piattaforma Rousseau, che peraltro non è prevista neanche dalla Costituzione ! . E’ quanto trapela al termine delle prime consultazioni di questa mattina.

Come dicevamo la direzione nazionale del Pd ha dato pieno mandato a Zingaretti a dare la disponibilità nelle consultazioni a verificare le possibilità di un nuovo governo. Tutti i componenti della direzione hanno votato a favore della relazione del segretario, tranne – a quanto si apprende – il senatore Matteo Richetti che ha detto “no“. Preoccupa il voto sulla piattaforma Rousseau: “Se dovesse entrare in conflitto con la Costituzione – aggiunge Andrea Orlandoe incidere sulle decisioni del capo dello Stato sarebbe inaccettabile. Se è uno strumento di decisione interna è un altro discorso“.   Il ruolo di Di Maio  “resta un problema serio – afferma Orlando del PdNon possiamo andare in un governo in cui sia il presidente del Consiglio sia il vicepremier sono dello stesso partito“.

“Oggi noi andremo dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedergli di mettere fine a questo spettacolo indecoroso». Così Matteo Salvini in diretta streaming su Facebook. “Non c’è una maggioranza in questo Parlamento – ha aggiunto – qualcuno pensa che il Parlamento degli opposti e dei perdenti possa dare un futuro a questo Paese?“.

Meloni (Fratelli d’ Italia) “al voto o è un inganno”  – “Abbiamo ribadito la nostra posizione chiara e semplice. Per noi l’unico o sbocco possibile è lo scioglimento immediato delle Camere ed il ritorno alle urne. Abbiamo chiesto a Mattarella di valutarlo anche nel caso in cui M5S e Pd confermassero la loro volontà di procedere verso il ‘patto della poltrona’, che è un inganno“. Lo dice Giorgia Meloni leader di Fdi. “Scenderemo in piazza se questo governo dovesse nascere: a piazza Montecitorio il giorno della fiducia” invitando “anche i delusi dei partiti che fanno il contrario di quello che avevano promesso. Noi siamo dalla parte della democrazia“.

“Alla fiducia ci asterremo e poi ci regoleremo di volta in volta: non diamo la fiducia in partenza al Governo non escludendo la possibilità di un appoggio esterno senza poltrone“. Lo ha detto ai giornalisti  il rappresentante della SVP nel gruppo per le Autonomie al Senato, ai giornalisti al Quirinale dopo l’incontro con il capo dello Stato.

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Crisi di governo: il M5s insiste su per Conte premier. Oggi nuovo vertice col Pd

ROMA – E’ terminato, dopo circa quattro ore, intorno alle 2 di questa notte l’incontro tra le delegazioni del Pd e di M5s svoltosi a Palazzo Chigi, sede insolita per una trattativa politica fra due partiti . Vi è un punto rigida in questa “trattativa” che è andata fino a notte fonda, senza produrre(ancora) un accordo, perché “c’è ancora molto da fare sui programmi”. In realtà il vero problema trovare un accordo sulla  figura del premier, perché la posizione di Di Maio appare come un diktat: prima il sì a Conte, poi si discute dell’esito. Una posizione che il Pd non condivide. Un nuovo vertice dovrebbe tenersi stamani alle 11.

Fonti del Partito Democratico hanno commentato:”Strada in salita su programma e contenuti. Sulla manovra finanziaria emergono differenze. Oggi si continua“: mentre dal M5S commentano : “E’ un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze. Aspettiamo una loro posizione ufficiale su Conte” . Una sola cosa è certa, e cioè che il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti non entrerebbe in un ipotetico governo M5s-Pd, restando alla guida della Regione Lazio.

il capigruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci ed alla Camera Graziano Delrio. Al centro il vicesegretario Andrea Orlando

Ma cosa è successo ieri ? Nel pomeriggio si è svolto un primo incontro interlocutorio tra Zingaretti e Di Maio. Fonti del MoVimento facevano trapelare che “si va verso il Conte bis“. Ma Zingaretti, dopo aver ascoltato Di Maio,  si è recato al Nazareno per un ulteriore confronto con i capigruppo del Pd al Senato ed alla Camera Andrea Marcucci e Graziano Delrio. Non ci sono veti, vogliamo parlare di contenuti“, ha spiegato Marcucci all’uscita dalla riunione sull’ipotesi di Conte premier di un governo M5s-Pd.

Casa Pd

Il segretario Zingaretti.  intercettato dai giornalisti davanti alla sede del partito al Nazareno, a sua volte ha detto “Credo che siamo sulla strada giusta. Avevamo chiesto che si partisse su idee e contenuti e stasera continueremo ad approfondire, sono ottimista” aggiungendo “Sono e rimango convinto che serva un governo per questo paese, un governo di svolta. Voglio difendere l’Italia dai rischi che corre che vuol dire anche difendere le idee, la dignità i valori e la forza del Pd. Bisogna ascoltarsi a vicenda, le ragioni degli uni e degli altri e mi auguro che nelle prossime ore ci sia la possibilità di farlo, finora non era avvenuto”. Ma Zingaretti ribadisce che servono “elementi di discontinuità sia sui contenuti sia su una squadra da costruire“.

Matteo Renzi nella sua e-news scrive Adesso la crisi di governo è nelle mani dei segretari di partito. Io come tutti auspico che prevalgano la saggezza e la responsabilità, da parte di tutti. Dire ‘prima gli italiani’ oggi significa dire: mettiamo a posto i conti e garantiamo un governo” dimenticando tutti i suoi proclami anti-M5S spesi nell’ultima campagna elettorale per le recenti Elezioni Europee.

Una riunione della Direzione Nazionale del Partito Democratico è stata convocata dal presidente del partito, Paolo Gentiloni, per martedì alle 18 con all’ordine del giorno, la “crisi di Governo” e varie ed eventuali.

Casa M5S

Nel frattempo  in un appartamento del centro storico di Roma , si è svolta una riunione dei vertici dei Cinque stelle, movimento che notoriamemte non ha una sede propria,  per decidere sul governo. All’incontro ha partecipato Luigi Di Maio che è stato a Palazzo Chigi prima di dirigersi all’appuntamento, con i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli e gli altri esponenti di spicco del Movimento da Roberto Fico ad Alessandro Di Battista, da Paola Taverna a Davide Casaleggio. Alla riunione non c’è il “garante” Beppe Grillo che ieri ha avuto una “vivace” telefonata con Di Maio che teme di essere oggetto di un cambio in corsa che Grillo cerca e Casaleggio più o meno subisce. E martedì alle 19, da quanto si apprende, si terrà l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del M5S.

Duro attacco della Lega

Chi ha paura del voto non ha la coscienza pulita ha detto Matteo Salvini in una conferenza stampa tenuta al Senato, chiarendo che “non stiamo facendo appelli alle piazze. Continuo a garantire stabilità a questo Paese. La via maestra è il voto”.

Sta per nascere un Governo conun gioco di palazzo contrario alla maggioranza silenziosa del popolo italiano che ha votato da due anni a questa parte, un ribaltone pronto da tempo”, ha detto ancora Salvini: “”Rifarei tutto era un governo fermo, era un Parlamento fermo, era inutile tirare a campare. Ora viene il dubbio che questo essere fermi fosse telecomandato“. “Dico a Pd e M5S che da giorni si stanno trascinando nella contrattazione di ministeri e poltrone: fate in fretta, state perdendo giorni su giorni e non trovano accordo su ministeri, non su progetti, ma sulle poltrone. Sembra di tornare ai tempi della Prima Repubblica, ai tempi di De Mita e Fanfani”. Così su Facebook il leader della Lega, Matteo Salvini.

“Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto per l’Italia e per gli italiani – ha aggiunto il Ministro dell’Interno – “Qualcuno per il patto per le poltrone vuole smontare quello che abbiamo fatto finora. Sta vincendo il partito delle poltrone“. Conte – commenta Salviniè la riedizione del Governo Monti, preparava la manovra su suggerimento dei suoi amici Merkel e Macron“. Per settimane – aggiunge il leader della Lega – i Cinque Stelle ci hanno sfidato a votare il taglio dei parlamentari, ci sono anche per farlo domani. Ci sono, va bene, si può fare: è un segnale di serietà e di rispetto del contratto di governo e di altra promessa mantenuta. Bisogna preparare una manovra economica importante che tagli le tasse“.    Leggo che Di Maio vuole fare il ministro dell’Interno. Vai, io sono pronto a darti consigli per un mestiere difficile ma entusiasmante: affidarmi questo ministero è la cosa più bella che Dio e gli italiani potessero farmi”, ha concluso Salvini

Il “valzer” delle poltrone

Dietro il complicato confronto ufficiale tra Pd e M5S sui “programmi e sulle idee”, anche in questa crisi di governo di agosto spunta una febbrile trattativa sulle poltrone di governo. Con uno scambio progressivo di proposte e controproposte sull’organigramma approfondito fino tarda sera nell’incontro tra Di Maio e Conte da una parte del tavolo e Zingaretti e Orlando dall’altra.

La poltrona del Premier visto che sta prendendo corpo un Conte Bis, è quella più chiara anche se per rispetto verso il Quirinale il segretario del Pd Zingaretti continuerà,  a ripetere in pubblico che il “nodo non è sciolto”, almeno fino a domani quando sarà ricevuto dal capo dello Stato. Il “totoministri” diventa subito un rebus se si passa alla questione dei vicepremier : il Pd chiede che ci sia una sola poltrona di vicepremier da assegnare ad Andrea Orlando (o a Dario Franceschini), mentre il M5S vuole i gradi di vice anche per Di Maio, destinato a conquistare la delega del Viminale sinora ricoperta da Matteo Salvini. Qualcuno dei suoi l’ha anche avvertito dei rischi: “Occhio, Luigi, quella del ministero dell’Interno è poltrona che scotta. Non potrai fare la politica di Salvini sull’immigrazione. E, soprattutto, dal giorno dopo diventerai il bersaglio mediatico numero uno di Salvini stesso“. Per il Ministero dell’ Economia, poi, sarebbero in corsa Antonio Misiani (Pd), l’uscente Giovanni Tria ed anche Pier Carlo Padoan (Pd) visto che è caduto il veto sugli ex .

Verso il Viminale potrebbero spuntare altre soluzioni: il ritorno di Marco Minniti (Pd), o il capo della polizia Franco Gabrielli), Pd e M5S vorrebbero dividersi i tre ministeri che hanno una sfera d’azione internazionale. Possibile la conferma alla Difesa per l’anti-salviniana Elisabetta Trenta (M5S) ma per questa nomina ci sono richieste per Emanuele Fiano del Pd. da definire anche il nuovo Ministro degli Esteri che potrebbe essere Paolo Gentiloni o la riconferma di Enzo Moavero Milanesi (M5S) , le Politiche comunitarie potrebbero finire alternativamente a Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola, il primo attualmente eurodeputato, il secondo ex sottosegretario agli Esteri.

Per il Ministero della Giustizia in ballo tra l’uscente Alfonso Bonafede e l’ex Andrea Orlando (con outsider l’ex magistrato Pietro Grasso di Leu): Bonafede è un nome talmente in cima ai desiderata di Di Maio da essere stato indicato per primo. Zingaretti, che non entrerebbe al governo perché se lo facesse dovrebbe lasciare la guida della Regione Lazio, vuole nella squadra di Conte anche la sua vice Paola De Micheli per la guida del Ministero dello Sviluppo Economico,  e dal Nazareno spunterebbero anche i profili dei renziani Teresa Bellanova (Lavoro), Ettore Rosato (Difesa), Roberto Cingolani (Istruzione). Senza contare che Lorenzo Guerini (Pd) dovrà lasciare la presidenza del Copasir (il Comitato parlamentare sui Servizi Segreti, che viene affidato per prassi consolidata ad un rappresentante dell’opposizione di Governo) a un leghista e, quindi, anche per lui si profila un ingresso nel governo.

Il pacchetto di nomine dei 5 Stelle al governo, oltre a Di Maio, comprenderà Riccardo Fraccaro (Rapporti con Parlamento e delega alle Riforme) con l’occhio puntato al taglio dei parlamentari, forse Giulia Grillo (ancora Salute) e Sergio Costa (Ambiente). La poltrona delle Infrastrutture sembra ritagliata per Graziano Delrio (Pd) che sarebbe un ritorno alla guida del Ministero o per l’ingegnere triestino Stefano Patuanelli, attuale capogruppo M5S al Senato. Altro punto di discontinuità nella continuità rispetto al Governo Conte dimissionario (M5S-Lega) , viste le tensioni con Salvini, Vincenzo Spadafora, già sottosegretario alle Pari opportunità prossimo alla riconferma, sarebbe in odore di promozione.

Per concludere c’è la partita di Bruxelles. Nel totonomi che si è appena aperto c’è anche quell’appendice comunitaria, sulla scena delle prove generali del governo Conte entra Matteo Renzi che  alle 18.20 commenta : “Io commissario europeo? Guardate, piuttosto mi iscrivo al partito di Bersani e D’Alema”  cedendo la pole position per i galloni da commissario a Paolo Gentiloni.

 

 

 

 

Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno in due giorni.  Martedì il capo dello Stato sentirà al telefono l’ex-presidente Giorgio Napolitano, poi alle 16 riceverà il presidente del Senato Elisabetta Casellati e alle 17 il presidente della Camera Roberto Fico. A seguire i partiti, con il M5s ultimo gruppo ad essere ascoltato mercoledì alle 19.




Ecco come il gip ha smontato il Decreto sicurezza sulla Sea-watch: "Non può essere applicato a chi salva naufraghi"

ROMA – Una riunione con i suoi avvocati difensori per pianificare le prossime strategie legali, e qualche giorno di riposo prima di dover tornare ad Agrigento per il secondo interrogatorio, questa volta con i magistrati che indagano per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un’ipotesi di reato per la quale, Carola Rackete affronterà il proseguo dell’indagine con molta più serenità, dopo la sentenza della Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di  Agrigento Alessandra Vella  che ieri sera l’ha rimessa in libertà.

La comandante della Sea Watch Carola Rackete

Le 13 pagine del provvedimento del Gip, oltre a fissare la cosiddetta “scriminante” che di fatto giustifica la manovra azzardata con la quale la comandante della Sea Watch 3 ha disobbedito all’ultimo alt rischiando di schiacciare contro il molo di Lampedusa una motovedetta della Guardia di Finanza, ha fissato alcuni principi di fondamentale importanza anche per tutte le altre navi umanitarie che operano soccorsi e che in questi giorni, dalla Open Arms a Mediterranea a Sea Eye sono tornate nel Mediterraneo.

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Il decreto sicurezza bis

Secondo la Gip, “le direttive ministeriali sui porti chiusi e il divieto di ingresso in acque territoriali” contenute nel decreto sicurezza e per il quale le motovedette italiane hanno intimato l’alt alla Sea Watch fin dall’approssimarsi alle acque italiane non può essere applicato. Perché una nave che soccorre migranti non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse. In ogni caso, sottolinea il giudice, la violazione del divieto viene punito dal decreto solo con la sanzione amministrative e non più penale.

A Berlino compaiono i graffiti pro Carola Rackete

Il dovere di soccorso

La  scriminante che la giudice ha fatto prevalere nell’analisi della condotta della comandante è  il principio fondamentale dell’ordinanza . “L’attracco al porto di Lampedusa – scrive la gip Vellaappare conforme al testo unico per l’immigrazione nella parte in cui fa obbligo al capitano e alle autorità nazionali indistintamente di prestare soccorso e prima assistenza allo straniero rintracciato in occasione dell’attraversamento irregolare della frontiera“.

I porti sicuri

L’ordinanza mette per la prima volta per iscritto che la scelta di un comandante di nave che soccorre migrati in zona sar libica di far prua verso l’Italia è legittima perché ” in Libia e in Tunisia non ci sono porti sicuri” e l’obbligo del comandante non si esaurisce nel prendere a bordo i naufraghi ma prevede lo sbarco in un luogo dove sono loro garantiti i diritti, a cominciare dal diritto d’asilo. Che la Tunisia non prevede.

La nave da guerra

Secondo il gip Vella, le motovedette della Guardia di Finanza non sono da considerarsi una nave da guerra e dunque l’inosservanza di un loro ordine non è punibile secondo quanto previsto dal codice della navigazione. “Le unità navali della Guardia di Finanza – precisa la Gip – sono da considerarsi navi da guerra solo quando operano  al di fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia un’Autorità consolare“.

CdG Carola Rackete

L’arrivo a Porto Empedocle del comandante della Sea Watch Carola Rackete a bordo della motovedetta della Guardia di Finanza,

Nessuna volontà di schiacciamento

La giudice ha accolto quindi totalmente la ricostruzione di Carola Rackete secondo la quale con la sua manovra in porto non aveva alcuna intenzione di colpire la motovedetta della Finanza. “Da quanto emerge dal video deve essere molto ridimensionato nella sua portata offensiva rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria“.

Nelle prossime ore partirà anche l’iter di espulsione di Carola Rackete dal territorio nazionale firmato ieri sera dal Prefetto di Agrigento Dario Caputo secondo le direttive impartite dal ministro Salvini. In realtà l’esecuzione del provvedimento sembra di fatto inapplicabile considerato che per essere legittimato,  dovrà essere convalidato dal giudice. La Procura infatti ha già negato il nullaosta fino a quando non saranno cessate le esigenze di giustizia, dunque certamente fino al 9 luglio. Nel frattempo il procuratore Luigi Patronaggio e l’aggiunto Salvatore Vella valuteranno se proporre ricorso contro il provvedimento del Gip Vella è andato ben oltre la loro richiesta di applicare il divieto di dimora in provincia di Agrigento a Carola Rackete .

 I legali della Sea Watch stanno analizzando e studiando anche un possibile ricorso contro il sequestro probatorio della nave che ieri è stata condotta al porto di Licata

La politica riprende lo scontro

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini attacca la magistratura : “Sentenza politica e vergognosa, fa male all’Italia. Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera“e continua “Per la comandante criminale è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese, è pericolosa per la sicurezza nazionale. Tornerà nella sua Germania, dove non sarebbero così tolleranti con una italiana che dovesse attentare alla vita di poliziotti tedeschi“.

Luigi Di Maio si schiera con Salvini:Sorprende la scarcerazione. Ribadisco la mia vicinanza alla Finanza in questo caso. Ad ogni modo il tema è la confisca immediata della imbarcazione“. Il Presidente della Camera Roberto Fico invita alla calma: “Le decisioni della magistratura vanno sempre rispettate, sia quando piacciono sia quando non piacciono: è il senso della divisione e dell’indipendenza dei poteri dello Stato“. Il Pd scende in campo con il suo vicesegretario Andrea Orlando: “L’arresto non è stato convalidato dal Gip di Agrigento. L’ordinanza dice cose molto diverse da quello che va sostenendo il Ministro dell’Interno Salvini. L’ennesima dimostrazione del caso migranti creato ad arte da Salvini per distrarre gli italiani“.




Indagini sui finanziamenti milionari della Regione Puglia alla Ladisa Ristorazione

ROMA – Non è un buon momento per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sopratutto dal lato giudiziario, dopo aver ricevuto un avviso di proroga delle indagini preliminari nell’ambito dell’ inchiesta sulla nomina di Francesco Spina, ex sindaco di Bisceglie, a consigliere di amministrazione dell’agenzia regionale Innovapuglia. con un compenso da 20mila euro l’anno.
Al centro della prima inchiesta che  ha coinvolto il governatore Michele Emiliano indagato ad aprile per “abuso d’ufficio” e “induzione indebita a dare o promettere utilità“, reato questo contestato anche al capo di gabinetto del presidente della giunta, Claudio Stefanazzi, e agli imprenditori Vito Ladisa (della società Ladisa di Bari) Giacomo Mescia (della società Margherita di Foggia)  e Pietro Dotti, titolare dell’agenzia di comunicazione pubblicitaria Eggers di Torino.
Il punto di partenza da cui sono state avviate le verifiche è quella dei presunti illeciti nel finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd nel 2017, in cui Michele Emiliano sfidò Matteo Renzi e Andrea Orlando nella corsa per la segreteria nazionale. La creatività della sua campagna di comunicazione del costo 64 mila euro venne affidata alla società Eggers di Torino, di proprietà dell’imprenditore pubblicitario Pietro Dotti, il cui intervento ed operato venne contestato dal governatore pugliese che probabilmente cercava un alibi alla figuraccia fatta alle primarie.
Chiaramente l’agenzia Eggers voleva essere pagata per il suo lavoro , mentre Emiliano non voleva pagare, e per questo motivo Pietro Dotti ottenne dal Tribunale un decreto ingiuntivo nei confronti di Emiliano, come lo stesso imprenditore torinese ha confermato e documentato in un interrogatorio subito dopo le perquisizioni di aprile. Il debito di Emiliano secondo la Procura  venne saldato per 59 mila proprio dalla Ladisa per 24 mila euro dalla Margherita di Mescia.
E’ proprio per quella fattura della società Eggers, che  Ladisa afferma invece di avere pagato per una propria campagna di comunicazione, costituirebbe la chiave di volta per accertare se i rapporti fra il Presidente della Regione Puglia e l’imprenditore barese di fatto siano il corrispettivo di un accordo . Gli investigatori ipotizzano che mentre Ladisa avrebbe estinto il debito personale di Michele Emiliano ,  in cambio la Regione avrebbe garantito sostegno finanziario con fondi “pubblici” , grazie all’acquisizione di commesse pubbliche  che nell’erogazione di contributi e finanziamenti pubblici.

La Ladisa era una delle aziende candidate all’ aggiudicazione del mega-appalto per le mense ospedaliere del valore complessivo di 260 milioni di euro , successivamente bloccato e provvisoriamente sostituito con gare ponte delle singole Asl. Non è un caso che nel decreto di perquisizione eseguito lo scorso 9 aprile, la Procura della Repubblica avesse dato ampio mandato alle Fiamme Gialle di cercare in casa di Vito Ladisa e nella sede aziendale anche documenti relativi “ai procedimenti amministrativi svolti o in corso di svolgimento e all’emissione, da parte della Regione, anche di finanziamenti e contributi“. Pochi mesi dopo la campagna per le primarie del Pd, grazie a una delibera della giunta regionale approvata su proposta del presidente il 5 aprile 2018 arrivarono all’azienda non pochi contributi e finanziamenti.

La  Guardia di Finanza ha acquisito  dal Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia il documento  che diede il semaforo verde al finanziamento da 12 milioni di euro con fondi Por Fesr per il “progetto RE-Star” della Ladisa nella zona industriale di Bari , che riguardava la ” ristorazione 4.0″, con un investimento da 27 milioni, 12 dei quali di fondi europei .
L’indagine è condotta dalla Guardia di Finanza di Bari, coordinata dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dalla pm Savina Toscani con la supervisione del procuratore capo Giuseppe Volpe, che ha avocato a sé il fascicolo sulla fuga di notizie, che grazie ad una soffiata di uno dei tanti giornalisti baresi suoi “sodali”, consentì a Emiliano l’ 8 aprile scorso di conoscere  in anticipo della imminente perquisizione, che era stata programmata per l’11 aprile.



Verso l'accordo per la sede definitiva degli uffici giudiziari di Bari

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede visita la tendopoli

ROMA – Un nuovo protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia definirà la tempistica necessaria la realizzazione definitiva degli uffici giudiziari di Bari nelle ex Casermette . L’annuncio con una nota inviata al Comune di Bari,  è stata inviata direttamente dal Ministero che ha convocato a Roma il sindaco di Bari , Antonio Decaro, per “procedere alla sottoscrizione di un rinnovato protocollo rispetto a quello” sottoscritto il 25 gennaio 2018 con l’ ex ministro in carica  Andrea Orlando (Pd) “al fine di programmare la definitiva sistemazione degli uffici giudiziari di Bari presso l’area di proprietà demaniale delle ex Caserme Milano e Capozzi”.

Il ministro guardasigilli arrivò a Bari il 7 giugno 2018 per la sua prima visita “ufficiale” in veste da ministro , mentre le udienze venivano celebravate in una vera e propria tendopoli tirata su nel cortile dell’ex Palagiustizia di via Nazariantz  che successivamente venne definitivamente sgomberato a dicembre,  a causa della dichiarata inagibilità per rischio crollo dell’edificio. La giustizia penale a Bari è attualmente distribuita in ben otto sedi diverse fra Bari e in Provincia, in attesa della realizzazione della sede definitiva e sopratutto unica  nelle ex Casermette.

 “Decaro senza pudore. Dopo aver lasciato andare a rotoli la situazione degli uffici giudiziari baresi” attacca l’ avvocato-deputato di Bari, Francesco Paolo Sisto eletto nelle liste di Forza Italiaper ora concorda con il Ministero della Giustizia un incontro per la loro sistemazione definitiva (presunta) nelle ex Casermette, guarda caso due giorni dopo il voto”. “L’inutile firma di un nuovo protocollo, sempre d’intesa – continua Sisto – è più un rito autocelebrativo del sindaco di Bari pro tempore che un atto per la città. In altre parole, Decaro continua a prendere in giro i baresi, che sottovaluta e non rispetta, esattamente come ha sempre fatto negli ultimi 5 anni“.

Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, replicando alle dichiarazioni del parlamentare di Forza Italia Francesco Paolo Sisto sul nuovo protocollo d’intesa che sarà firmato il 28 maggio, su iniziativa del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per il polo della Giustizia non si è trattenuto nel replicare:  “L’onorevole Sisto ha avuto un colpo di sole primaverile. Ma è colpa di Decaro. Per Sisto qualsiasi cosa accada a Bari come a Roma è sempre ‘colpa di Decaro‘. Deve aver appreso che il sindaco di Bari è stato convocato dal ministro della Giustizia e, forse perché appassionato dalla procedura illegittima della Cittadella di Pizzarotti, scambia il mittente con il destinatario della convocazione“.

 “Forse è bene chiarirgli che è stato il ministro a convocare il sindaco di Bari e non il contrario” ha spiegato DecaroCerto, è un segnale estremamente positivo. Mi auguravo da tempo un invito come questo per discutere dell’edilizia giudiziaria e sono soddisfatto per la città, per gli operatori della giustizia e per questo ringrazio il ministro“. ” Ho anche molto apprezzato – ha concluso il sindaco di Bari  – il fatto che il ministro abbia fissato l’incontro dopo la data delle elezioni. Mi pare un segno istituzionale molto corretto quello di sottrarre un tema delicatissimo come questo dalle strumentalizzazioni della campagna elettorale comunale, alle quali invece Sisto purtroppo (per lui) cede come sempre“.




Di tutto di più…

Selene Ticchi  militante di Forza Nuova, già candidata a sindaco di Budrio con la lista neofascista Aurora italiana, è finita nella bufera per essersi presentata con la t-shirt ‘Auschwitzland‘ in caratteri Disney alla rievocazione fascista della Marcia su Roma a Predappio

Pensavo fosse solo black humour, non volevo mancare di rispetto a nessuno. Credo inoltre che l’Italia abbia problemi più gravi”, “sono stata ingenua e disattenta, erano le 5.30 del mattino e ho messo la prima maglietta che ho trovato nell’armadio…”

Barbara Saltamartini deputata della Lega e possibile candidata salviniana a sindaco di Roma 

Di Benito Mussolini sono più le cose positive. Fino a che Mussolini non ha fatto alcune scelte drammatiche, credo che ci siano state cose molto positive, alcune delle quali ancora restano. L’Inps per esempio, o l’Opera Nazionale per la Prima Infanzia. Il mio giudizio è positivo, fino ad un certo punto” (fonte: Un Giorno da Pecora – Rai Radio1)

Il senatore Pd Bruno Astorre candidato alla segreteria del partito nel Lazio, durante un incontro pubblico a Viterbo 

Sò fascisti, è vero, ma dovremmo imitare Casapound per il loro modo di stare in mezzo alla gente. Come diceva Ugo Sposetti, i diritti civili sono roba da Parioli, non del popolo...” (fonte: Tusciaweb)

L’Halloween gastronomico del nostro ministro dell’Interno, Matteo Salvini narrato live sui social

Raviolo di burrata, pomodorino piennolo del Vesuvio, pesto con basilico e pistacchi di Bronte. 🇮🇹 Alla faccia di Halloween! 😉“, “Dolcetto o scherzetto?😉 Cestino di meringa, crema alla vaniglia, marroni e panna fresca!

Dal palco di Italia 5 Stelle, a Roma, Beppe Grillo sull’alleato Salvini

Oramai siamo al governo, andiamo d’accordo con Salvini. E non c’è nulla di strano. Lo ammiro, lui è leale. Io non lo conoscevo, l’ho incontrato una volta in aeroporto, lui era molto timido e io ero già l’Elevato… non ridete, io sono l’Elevato, e voi siete massa!… ecco, Salvini percepiva questa potenza che emanava il mio fisico, come razza superiore alla sua… Allora si è avvicinato, timido, e mi ha detto ‘signor Grillo, c’è mia mamma al telefono la potrebbe salutare?. Ah-ah-ah! Io a lei ho detto: ‘Signora, perché non ha preso la pillola quel giorno?‘”

Il vicepremier Luigi Di Maio intervistato da Enrico Lucci

È vero amore vero tra lei e Salvini? “No, io sono eterosessessuale (fonte: Nemo, Rai 2)

Vittorio Di Battista il papà del “Dibba” al Circo Massimo a Roma

Che cos’è questo cartello che ha al collo? “Guardi, c’è scritto questo: No Tav, No Tap, No Benetton“. È ecologista? “Le ripeto: fascista!”. Un po’ come Salvini insomma? “Ma je piacerebbe. Ora però sganci dei soldi, per favore”. Soldi? “Non vedo perché Renzi debba prendere 20.000 euro per un discorso e io niente. Per me 1.500 euro a intervista sarebbe il prezzo giusto” (fonte: Il Messaggero)

L’eurodeputata Alessandra Mussolini neo-salviniana celebra su Twitter la data della marcia fascista su Roma del 1922

(hashtag)28ottobre

La presidente di Fdi Giorgia Meloni  in conferenza stampa a Montecitorio e su Twitter, al grido di “Non passa lo straniero”

100 anni fa vincemmo la Prima Guerra Mondiale. I nostri Eroi ci fecero liberi e sovrani”, “Il 4 novembre è molto più unificante di altre feste che oggi sono festa nazionale“, 25 aprile e 2 giugno sono “due feste più divisive

Paolo Savona ministro degli Affari europei del “Governo del cambiamento”, incalzato da Sarah Varetto sul tema condonatorio

E perché allora noi non dovremmo farlo il condono? Sarebbe sempre una redistribuzione del reddito dai più ricchi ai più poveri” (fonte: SkyTg24)

Camillo D’Alessandro il deputato Pd che ha sguainato una FORCHETTA durante il suo discorso alla Camera per protestare contro il condono 

“I 5 Stelle con la norma sul condono hanno preferito mangiare che governare, altro che onestà. La forchetta ho dovuto nasconderla, mettendomela in tasca, perché non è consentito portarla in aula. Veniva dalla buvette, era di quelle piccole, da frutta. In molti si sono complimentati per il gesto, tra cui il vicepresidente Rosato, anche se non potrebbe farmeli visto il suo ruolo…” (fonte: Un Giorno da Pecora, Rai Radio 1)

Il parlamentare 5 Stelle Gianluigi Paragone si scaglia contro i dissidenti del Movimento che non sembrano intenzionati a votare il DL Sicurezza

A De Falco dico, parafrasando il dialogo con Schettino: la smetta cazzo!”  (fonte:  Radio Cusano Campus)

Con una Capitale messa in ginocchio dal maltempo, ritornano alla mente i commenti ironici dell’attuale sindaca Virginia Raggi e altri colleghi grillini, ai tempi dell’opposizione a Marino

Tuonava l’allora consigliera nel 2014: “Inaccettabile che la verifica sulle alberature si faccia sempre dopo“, “le alberature pericolanti sono un pericolo per tutta la città”. E ancora, sarcastica: “Se il problema sono i rami pericolanti, suggerirei di potarli“. Nel 2015: “Roma: domani piove. Gonfiate i gommoni!“. A darle manforte, Di Battista: “Piove un giorno e Roma diventa la città più invivibile d’Europa. #SottoMarinoDimettiti

Antonio Padellaro l’ex direttore del Fatto Quotidiano, sulle pagine del giornale diretto da Marco Travaglio, il giorno dopo la protesta al quartiere San Lorenzo contro la sindaca di Roma

Vorrei che la Raggi restasse dov’è perché il corso di un sindaco si giudica dopo cinque anni. Perché peggio di così non potrà fare. Perché è una donna tenace che è stata lasciata troppo spesso sola, che va rispettata. Vorrei, infine, per Virginia Raggi un’ultima chance perché l’ho votata e non vorrei sentirmi un coglione”

Di Maio vs. Calenda. Leggiamo dal… Sole 24 Ore (testuale)

Di Maio: “Pil colpa del Pd”.

Calenda: “Colpa mia e di mia zia

Il deputato Pd Andrea Orlando intervistato da Antonello Caporale per Il Fatto Quotidiano

È un caso umano di downgrade. Andrea Orlando, ministro prima dell’Ambiente e poi della Giustizia, è stato declassato dal popolo italiano dalla tripla AAA alla tripla BBB col voto del 4 marzo. (…) Andrea Orlando è mite, dialogante, ligure e parsimonioso. “Devo dire che ho messo da parte più di quanto i genitori abbiano potuto in una vita intera”. Tutto in conti correnti. “Ma è poco”. In banche sicure o traballanti come Carige? “Carige? Niente. Anzi no, un piccolo conto lo dovrei avere anche là

L’economista Carlo Cottarelli canta ‘Azzurro‘ a Un Giorno da Pecora e si racconta

La musica è una delle mie grandi passioni, suono la chitarra anche se non ho mai preso lezioni. Avevo anche una band quando lavoravo a Bankitalia, ci chiamavamo i White Noise, cantavamo cose tipo Shel Shapiro”. È vero che prende 11mila euro di pensione al mese? “Si, di netto. Avevo un reddito elevato perché ero ai vertici del Fondo Monetario Internazionale

Il cantante e conduttore tv Francesco Facchinetti  a La Zanzara, su Radio 24

Per chi ha ucciso Desirèe ci vuole la pena di morte. Il buonismo ed in generale il porgi l’altra guancia sono la rovina del nostro millennio. Io sono pro Robespierre. Le leggi ci hanno rotto i coglioni, e chi mi dice populista vada a fare in culo. Salvini adesso lo voterei, almeno è uno che cerca di dire delle cose, che se le analizzo, hanno un senso. Sa fare il politico. Ha iniziato dal basso

Patrizia Ovattoni segretaria della Lega di Prato intervistata da Cruciani e Parenzo a La Zanzara

Piste ciclabili a Prato? Sembrano una misura fatta apposta per i richiedenti asilo e per gli immigrati, perché di solito si spostano a piedi o in bicicletta. Chi va a lavorare si sposta con la macchina. Le piste ciclabili non servono certamente ai pratesi, noi abbiamo da lavorare

La neo consigliera leghista provinciale in Trentino Katia Rossato  intervistata da L’Adige

I bimbi stranieri occupano le altalene: creano disagio”. “L’ultimo libro che ho letto? Non leggo”. Poi la precisazione, su Facebook: “Il “non leggo” è riferito a libri nella forma classica che tutti conosciamo, ma periodici di economia e finanza che prediligo particolarmente, articoli interessanti, editoriali ed interviste, specialmente se del nostro #MatteoSalvini… non me li perdo mai!”

Matteo Salvini: “C’è posta per te, episode II

Mi è arrivata ora in ufficio una busta chiusa dalla Procura di Catania: sarò assolto o indagato??? Dai che la apriamo insieme! Intanto buon Ognissanti a tutti voi Amici, e un abbraccio a chi lavora. 🔴VIDEO LIVE” (fonte: Twitter)

Jair Messias Bolsonaro, ex militare, candidato del Partito social liberale (Psl), è stato eletto nuovo presidente del Brasile per la gioia di Salvini e non solo. Ecco alcune sue massime 

Sugli omosessuali: “Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido” (ottobre 2002). “Sarei incapace di amare un figlio gay. Non sarò un ipocrita: preferirei un figlio morto piuttosto che si presenti con un tipo con i baffi. Ma i miei non corrono questo pericolo, sono stati educati come si deve. Con un padre presente il problema non si pone” (giugno 2011)  Sui diritti umani: “Sono a favore della tortura” (maggio 1999) – Dicembre 2014, alla politica Maria do Rosário, ripetendo un commento che le aveva fatto per la prima volta nel 2003: “Ho detto che non ti violenterei perché non te lo meriti”. – Sulle quote e le politiche di azione affermativa: “Basta con le politiche per i ”poverini”. Adesso sono tutti da proteggere, le donne, i neri, i gay, i nordestini… Tutto questo con me finirà” (ottobre 2018) – Gran finale: “Sono a favore di una dittatura. Non risolveremo mai i problemi della nazione con questa democrazia irresponsabile” (1992) (fonti: Tpi.it e Corriere.it)

Sul profilo Twitter ufficiale M5s Camera , tanto per dire…

“Comprare la Repubblica equivale a finanziare il Pd. Meglio darli in beneficenza”. Ecco come i “grillini” interpretano la libertà di stampa….

Elio Lannutti senatore 5 Stelle sull’editorialista del Corriere della Sera Federico Fubini 

Fubini, ventriloquo di Soros, criminale speculatore sulla lira e dei brigatisti degli spread agitato dalle élite per schiavizzare i popoli e la sovranità democratica, nemico degli italiani. Informatevi!”  (fonte: Twitter)

Luigi Di Maio intervistato sempre da Enrico Lucci 

Se lo spread continua a salire voi che fate? “E vabbè, come si dice, Se mia nonna aveva le ruote era una carriola...” (fonte: Rai 2)

L’epic fail del premier Giuseppe Conte, incontrando la stampa estera

“Io vi sfido a trovare un altro Paese in Europa che dal 2013 abbia ricevuto 688 mila persone con accoglienza indiscriminata e poi mi dite cosa succede…“. E tutti i giornalisti, in coro: “La Germania!




Di tutto di più…

L’annuncio del ministro del Lavoro Luigi Di Maio ( M5Stelle), affidato a Bruno Vespa

Con la pensione di cittadinanza e il reddito di cittadinanza che introdurremo in questa legge di bilancio avremo ABOLITO la povertà” (fonte: Porta a Porta, Rai 1)

Il deputato 5 Stelle,Massimo Baroni membro della Commissione Affari Sociali della Camera, assicura   

Siccome non si fanno più figli in Italia dicono di compensare con gli immigrati. Metti il Reddito di Cittadinanza in Italia e vedi come iniziano a TROMBARE tutti come ricci!” (fonte: Twitter)

Il portavoce del premier Conte Rocco Casalino sul suo stipendio da circa 170 mila euro annui che percepisce, molto più alto di quello dello stesso premier 

Guadagno poco più di 6 mila euro netti al mese, è uno stipendio alto, non lo nego, ma è quello che è previsto per chi svolge il mio ruolo. Sono portavoce e capo ufficio stampa, dirigo una trentina di persone, sono reperibile giorno e notte, sette giorni su sette, lavoro 13-14 ore al giorno. Sempre. Ho responsabilità enormi, nelle mie mani c’è la comunicazione di Palazzo Chigi. Se parliamo di merito e lo confrontiamo con lo stipendio dei miei predecessori non ho nulla di cui vergognarmi… anzi” (fonte: Corriere della Sera)

La “fake news” rilanciata dal profilo Instagram del vicepremier leghista Matteo Salvini

A Castel del Rio, Bologna, una insegnante di italiano delle medie avrebbe chiesto agli studenti: “Come facciamo a cacciare Salvini?”. Accomunato a inquinamento, desertificazione, guerra e malattie… 😟 Non ci voglio credere, e infatti andrò fino in fondo per verificare se siamo di fronte a uno scherzo o a una triste realtà. Scriverò al ministro della Pubblica Istruzione. Un abbraccio a quei bimbi da parte di un papà che lavora per una scuola senza pregiudizi politici e in un Paese libero“. BUFALA: si trattava non di un tema assegnato dall’insegnante, ma – secondo quanto riportato al preside da una dirigente scolastica – di “un esercizio in cui ogni alunno esprime un desiderio e trascrive sul quaderno quello degli altri, per parlarne poi insieme al docente e conoscersi” (fonte: Ansa)

Il premier Giuseppe Conte raffinato giurista, parlando all’Assemblea generale dell’Onu a New York

Quando qualcuno ci accusa di sovranismo e populismo amo sempre ricordare che sovranità e popolo sono richiamati dall’articolo 1 della Costituzione italiana

Ecco parte dell’audio WhatsApp pubblicato da alcuni quotidiani, tra cui ‘la Repubblica’, che Rocco Casalino portavoce del presidente del Consiglio avrebbe inviato a un suo interlocutore, probabilmente un giornalista, per passargli un’informazione da far finire sui giornali

“Comunque se domani vuoi uscire con una cosa che può essere simpatica, la metti come che nel Movimento 5 Stelle è pronta una MEGA VENDETTA, cioè c’è chi giura (lo metti come una fonte PARLAMENTARE però eh) che se poi non dovessero uscire all’ultimo i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a FAR FUORI una marea di gente del MEF. Non ce ne fregherà veramente niente, ci sarà una cosa AI COLTELLI proprio. (…) Noi crediamo che tutto andrà liscio ma se per caso alla fine dovesse venir fuori che i soldi non li abbiamo trovati, dopodiché nel 2019 ci dedicheremo soltanto, ci concentreremo a FAR FUORI TUTTI QUESTI PEZZI DI MERDA del MEF” (fonte: Adnkronos)

Lo svarione social-freudiano del nuovo presidente Rai, Marcello Foa,  fiero sovranista (immediati gli auguri di Giulietto Chiesa, Daniela Santanchè, Red Ronnie e Cicciolina)

Primo tweet: “Alle ore 13 inizierà la mia deposizione davanti alla Commissione di Vigilanza RAI“. Secondo tweet: “Naturalmente audizione e non deposizione, come ho scritto su Facebook. Scusate, non è una mattinata come le altre e un po’ di emozione ci sta” (fonte: Twitter)

La rivelazione del senatore Pd Matteo Renzi nel salotto di “Porta a Porta” 

Foa è il primo presidente di parte della Rai. Io se volete ve lo dico, spero di non mettere nessuno in imbarazzo, ma quando ero Presidente del Consiglio, parlando con le opposizioni, anche con Berlusconi, proposi Vespa come presidente Rai” (fonte: Rai )

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, al termine dell’incontro all’ Ilva di Genova Cornigliano, si scaglia contro Renzi

Sia dannato il giorno in cui venne fatto il Jobs act. Chi lo ha fatto non deve essere chiamato statista ma ASSASSINO politico

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca alla Festa de l’Unità di Telese Terme

Scegliete meglio chi invitate, nel Pd ci sono IMBECILLI, nullità che rappresentano solo la propria ombra… Cerco di interpretare i sentimenti delle persone normali. Molti dirigenti del Pd sembrano dei marziani, qualcuno è anche imbecille. Come diceva Goethe, non c’è nulla di più terribile dell’ignoranza attiva. Pertanto un imbecille attivo è un problema serio” (fonte: La Stampa)

Silvio is back. Le dichiarazioni del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi dopo il vertice con Salvini-Meloni e dal palco di Fiuggi

Il centrodestra è unito, funziona, esiste e resiste. In un futuro non lontano finalmente tornerà al governo, per la fortuna dell’Italia e degli italiani che usciranno abbastanza presto da questa situazione di ubriacatura nei confronti dei 5 stelle“, “Ancora una volta siamo noi a dover salvare il Paese che amiamo. Ancora una volta io sarò in campo con voi

Michaela Biancofiore dai racconti del deputato Pd Stefano Ceccanti, su Twitter

Pillole d’Aula: la deputata Biancofiore nel suo slancio bellico antiaustriaco, un po’ sproporzionato anche rispetto a gravi errori di quel Governo, parla di “DEFECAZIONI” e “PIPPAIOLI”. Poveri noi” (fonte: Twitter)

Catia Polidori deputata di Forza Italia racconta la propria luna di miele 

Eh già, siamo rientrati e oggi sono sei mesi che siamo sposati. In Australia ci sono ragni velenosi ovunque e il povero marito tutte le sere ha ‘smontato’ le camere per farmi stare tranquilla. E poi la cena a sorpresa soli nel deserto ai pedi dell’Uluru. Romantica” (fonte: il Giornale)

L’edificante spettacolo, in onda e fuorionda di Vittorio Feltri, trasmesso da “Stasera Italia”, programma di Rete 4, e mostrato integralmente da “Striscia La Notizia

Fontana sbaglia, quella dei froci è una realtà. Io li chiamo così, posso chiamarli finocchi, busoni, ma io non li chiamo gay, perché io li chiamo in italiano e non in inglese. Io parlo il linguaggio della gente, quindi non rompetemi i coglioni. Zitta tu! Cosa me ne frega a me dei froci, basta che non mi rompano i coglioni…“. “Macron non può aver perso la testa perché non l’ha mai avuta. Io non l’ascolterei proprio. Io un individuo del genere che poi va a letto con la nonna da vent’anni (il riferimento è alla moglie Brigitte, ndr) non gli darei molto credito“. “Il Sud è un altro mondo, i cosiddetti terroni non ne hanno colpa della loro infelicità esistenziale. Sono condannati a passare dal bar a casa, facendosi mantenere dalla pensione di nonna, nonno, papà, mamma“. Durante un fuorionda la conduttrice Veronica Gentili, parlando sottovoce con l’altro conduttore, osserva: “È talmente ubriaco che non riesce nemmeno a parlare. Dice cose tipo da libro sussidiario… con il delirio. Che spettacolo! Che spettacolo ragazzi! Ma quanto è ubriacato? Ma che s’è bevuto? Ma cosa cazzo s’è bevuto? Hai visto quant’è ubriaco? Guarda, guarda… ciocattello, tutto rosso che fuma la sigaretta. Che spettacolo ragazzi”. Nel frattempo Feltri parla con qualcun altro e borbotta: “Cazzo me ne frega a me degli africani… l’unico modo per non morire in mare è quello di rimanere sulla terraferma. Sta a casa tua e non muori in mare. ‘Sti cazzo di africani fino a vent’anni fa non venivano qui a rompere i coglioni. Allora sta a casa e non rompere i coglioni a me!

Il senatore Elio Lannutti del Movimento 5 Stelle su Macron

Se ci fosse la ghigliottina, il bulletto in provetta, odiato dai francesi alla stessa stregua di Renzi dagli italiani, sarebbe giustiziato. (…)” (fonte: Twitter)

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Instagram

‘Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico‘ (Molière). Buona serata Amici, grazie di tutto!” (foto di calice di vino nella notte). Il giorno dopo: “Aspirine, fluimucil, spremute, latte e miele… Mi soffio il naso da due giorni, che noia! 😒

L’allucinogena idea del ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli dal Salone Nautico di Genova, parlando di un viadotto autostradale sospeso a 45 metri dal suolo e che mette in connessione due gallerie

L’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono GIOCARE, possono MANGIARE…

Durante un incontro con i sovrintendenti d’Italia, la “battuta” del ministro ai Beni Culturali Alberto Bonisoli

Anche io abolirei la Storia dell’arte. Per me, al liceo, era una pena

Matteo Renzi ha fatto anche cose buone… 

“Noi nel 2014 abbiamo fatto un miracolo. Abbiamo portato il Pd al 40,8%. Negli ultimi 60 anni l’unica volta in cui si è preso il 41% è con Fanfani nel ’59. Il nostro risultato era talmente grande che nemmeno il Berlusconi dei tempi d’oro. Non solo, questo risultato lo abbiamo tenuto anche al referendum! Io? Sono sei mesi che faccio autocritica…” (fonte: Porta a Porta, Rai 1)

Il presidente Pd Matteo Orfini ed il congresso del suo partito

Andrea Orlando, deputato dem, tweet delle 22.51: “Congresso subito“. E Orfini: “A quest’ora al massimo Netflix“. Orlando: “Mi hanno sciolto l’iPad“. Orfini: “Rifondiamolo!”. Interviene il profilo ufficiale di Netflix Italia: “La sinistra riparte da una maratona. Se hai voglia di rifondare un partito, potresti guardare…” (seguono alcune serie, da Designated Survivor a L’impero Romano). Chiosa Orfini: “Per imparare a gestire il Pd in verità temo sia più adatto Game of thrones”… (fonte:  Twitter)

Ministero dell’ Interno e photoshop

Il vicepremier Matteo Salvini “sbianchetta” l’immagine di Giuseppe Conte per pubblicizzare sui social il decreto legge sicurezza e immigrazione. Nella foto ufficiale, scattata dall’Ansa durante la conferenza stampa il premier e il vice sono insieme sorridenti: entrambi tengono per mano il foglio su cui c’è scritto ‘#decretosalvini sicurezza e immigrazione‘, il provvedimento appena approvato dal Consiglio dei ministri. Poco dopo però, sui suoi social, Salvini ha rilanciato soltanto la sua immagine. Senza Conte” (fonte: Repubblica.it) 

Matteo Salvini, i grandi risultati, da subito 

#DecretoSalvini in dieci minuti già terzo in Italia su Twitter! Grazie. 👏👏👏” (fonte: Twitter)

L’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni è stato condannato a 7 anni e mezzo per corruzione nel processo sul caso San Raffaele-Maugeri, pena più dura rispetto a quella di primo grado

Mi hanno sequestrato tutto. Sei appartamentini in comproprietà con i miei fratelli e tre utilitarie. A giugno, la Corte dei Conti mi ha sequestrato l’intera pensione anche se la pensione è sequestrabile solo per un quinto. Ho fatto ricorso. Era la mia unica fonte di sostentamento. Non ho il vitalizio. Avevo da parte 2000 euro per un viaggio. Li ho messi via. Mi auguro che la Corte decida in fretta”. “Mi è andata bene che in Italia la legge non prevede la fucilazione, perché altrimenti sarei già davanti a un plotone d’esecuzione” (fonte: Corriere della Sera e Libero)

Il noto virologo Roberto Burioni risponde con un tweet ad un pezzo di Vanity Fair

Quando in giro vedo una donna brutta la guardo sempre con attenzione. Nel 99,9% dei casi mi rendo conto che se si curasse, se dimagrisse e via dicendo non diventerebbe bella, ma certo di aspetto non sgradevole. Una volta che si è non sgradevoli la partita è aperta. Fidatevi” (fonte: Twitter )

Dal palco della manifestazione meloniana di Atreju, il presidente della Camera Roberto Fico (Movimento 5 Stelle)  compire un “attentato”… al congiuntivo

Non voglio sottrarmi alla domanda, ma la mia risposta non ha tutti i dati di quello che può succedere SE CI SAREBBERO due aliquote

Sul profilo Twitter ufficiale del Partito Democratico, commentando il pezzo del Messaggero “Tutti a casa di Salvini, festa con dj e porchetta”, scatta la maxi-inchiesta video

Chi ha pagato la cena nella residenza ministeriale di Salvini, con 200 invitati e porchetta di Ariccia per “restare uniti”? Se lo chiedono @AlessiaMorani, @alessiarotta e @francovazio. #49milioni #LegaLadrona(fonte: Twitter)




Palagiustizia Bari, alla Camera volano pugni e ceffoni

ROMA –   Sono stati visti partire dei ceffoni nell’Aula della Camera durante l’esame del disegno di legge sul Palazzo di Giustizia di Bari a seguito di uno scontro fisico tra deputati di Fdi e  della Lega. . Il presidente Roberto Fico ha sospeso la seduta mentre dai banchi del Pd si urlava “Dimissioni, dimissioni!“. Il sottosegretario Vittorio Ferraresi aveva appena iniziato a parlare, sostenendo di aver “sentito in quest’Aula delle inesattezze gravi, alcune anche con peso penale di cui ciascuno si assume la responsabilità“.

È la deputata del Pd Alessia Morani ad aprire le ostilità chiedendo conto della decisione al ministro Bonafede, ma a rispondere in aula non è stato  il ministro ma bensì  Giulia Sarti  presidente M5S della commissione Giustizia che contrattacca: “Sono sicura che il ministro saprà assumere le sue decisioni con un’assunzione di responsabilità diversa da chi finora se n’era sempre fregato“.  Dopo l’intervento della Sarti – e l’assenza del ministro di Giustizia – il deputato del Pd David Ermini interviene a muso duro: “Ha parlato l’avvocato difensore di Bonafede. Vergognoso“. Il collega Emanuele Fiano ha chiesto la sospensione dell’esame del decreto legge “per i gravi fatti denunciati da un quotidiano“. Carica la mano anche Valter Verini: “Con queste ombre il Parlamento non può andare avanti”. Il Pd ha reclamato il rinvio chiedendo che il Guardasigilli “venga a riferire” in aula, trovando alleati anche in Forza Italia che si è associata alla protesta contestando l’assenza del ministro. Il gruppo forzista, con un tweet, cita la denuncia di Repubblica, stigmatizza l’assenza di spiegazioni della maggioranza su un immobile “che sarebbe di proprietà di un sospettato di aver prestato denaro alla mafia” concludendo: “Onestà! Onestà! lo gridiamo noi”.

 

 

Alla ripresa dei lavori annunciando che i questori della Camera visioneranno i video sui tumulti scoppiati in aula, il presidente della Camera bacchetta il sottosegretario M5S che, subito dopo, si scusa: “Non era mia intenzione attaccare i deputati e quantomeno minacciare. Mi dispiace“. L’ex Guardasigilli dem Andrea Orlando fa in tempo a chiedere alla maggioranza di fermarsi “nel vostro interesse per uscire a testa alta dalla vicenda in cui vi siete infilati“.

Nonostante ciò il presidente della Camera Roberto Fico ha deciso di mettere ai voti la richiesta di sospensione, alla quale il M5S e  la Lega si sono opposti. E la Camera, con una maggioranza di 55 voti, si è andati avanti.

Intorno alle 12 arriva la risposta di Bonafede su Facebook: “La procedura di individuazione dell’immobile destinato a ospitare gli uffici giudiziari baresi è stata eseguita nel pieno del rispetto delle regole, in maniera pubblica e pienamente trasparente. La commissione ha aggiudicato a chi ha ottenuto il miglior punteggio e sono stati avviati tutti i controlli previsti dalla legge. In seguito a quanto appreso da fonti di stampa, ho chiesto un ulteriore approfondimento. Ricordo a tutti che il decreto legge in discussione alla Camera non riguarda l’assegnazione dell’immobile ma la sospensione dei termini per permettere lo smantellamento delle tende”.

Pd e Forza Italia, però, non si accontentano:Il ministro Bonafede venga subito a chiarire in aula” chiede il dem Fiano. E lo stesso fa l’azzurro Francesco Paolo Sisto. I lavori procedono ma i toni si fanno sempre più duri e polemici. In aula Per il governo interviene  il sottosegretario Vittorio Ferraresi: “Credo sia doverosa una risposta perché sono state dette una serie di inesattezze. Credo che sia giusto muovere critiche ed ascoltarle, ma ho sentito inesattezze gravi, con rilievi anche penali…”. Ma Ferraresi viene interrotto: dagli scranni dell’opposizione, soprattutto dai banchi del Pd, si levano proteste ed urla dell’opposizione. Emanuele Fiano del Pd ha chiesto al presidente della  Camera, Roberto Fico di “richiamare formalmente il sottosegretario che ha minacciato i deputati. Lui non è qui a fare il Pm, e non ha il diritto di minacciare“. Nel frattempo, però, è partito uno scontro a destra, tra deputati di Fdi e della Lega. Fico ha richiamato Marco Silvestroni (Fdi) e un altro deputato, e sono dovuto intervenire i commessi a sedare la rissa. Sono volati schiaffi e pugni ed alla fine la seduta è stata sospesa.

Il ministro è stato  costretto a tornare in aula nel pomeriggio, dopo le 17 scusandosi con l’aula per aver provato nel frattempo a spiegare le sue ragioni solo su Facebook, ignorando l’aula: “Per me non è irrilevante la notizia pubblicata dalle cronache da Bari. Ho dato mandato agli uffici di fare tutti gli approfondimenti necessari oltre a quelli già fatti e previsti da una legge peraltro approvata dal Pd. Ma questo non ha nulla a che vedere con il provvedimento all’esame dell’Aula”, sostiene il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nell’Aula della Camera  durante l’esame del dl sul Palagiustizia di Bari, e lancia anche una stilettata: “Non ricordavo un’aula così sensibile ai temi della corruzione“.

Per Settanni, il proprietario barese dell’immobile indicato quale nuova sede del Palazzo di Giustizia di Bari,  è un grande affare: quattro milioni e 100mila euro più Iva, a fronte di una rendita catastale da dieci milioni. Un mese dopo l’acquisto del vecchio immobile ex Inpdap, 223 vani, 7.100 metri quadrati più i garage, come da visura catastale che era diventato di proprietà di un fondo parastatale ,.il Ministero di Giustizia ha deciso di voler affittare quello stesso palazzo a sette milioni di euro per i prossimi sei anni. Cioè praticamente  doppio quasi del prezzo a cui lo avevano appena acquistato.

 

 

 

 

 




Consultazioni di Governo. I partiti al Quirinale, ma manca l’accordo

ROMA – Dopo il nulla di risolto nel vertice di ieri sera, nel centrodestra regna il caos. Nella prima  mattinata di oggi  tutti i leader si sono ritrovati a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi di Forza Italia affiancato dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.  Partecipano al vertice  Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti della Lega, Giorgia Meloni ed Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia . Il tentativo è quello di trovare una soluzione alla mancanza di un Governo nella diciottesima legislatura. E fare il punto in vista dell’incontro al Colle con il presidente Sergio Mattarella per l’ultimo giro di consultazioni.

Forza Italia ribadisce senza mezzi termini la sua contrarietà al nuovo tentativo di Luigi Di Maio di spaccare la coalizione, ribadendo di non essere disponibile a dare un appoggio esterno a un esecutivo Lega-M5S. E dice “no” anche all’ipotesi di un governo del presidente. A ribadirlo stamattina la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ospite del programma “Circo Massimo” su Radio Capital: “Come il centrodestra sta unito nel dire no alla proposta di Di Maio, è unito nel dire no a un governo del Presidente“.

Ieri sera Salvini avrebbe mantenuto la sua posizione contraria ad un “governo del Presidente” spiegando a Berlusconi che senza un governo politico che dia garanzie agli italiani sarebbe meglio andare al voto al più presto. Il leader di Forza Italia avrebbe ribadito al leader della Lega che Forza Italia non intende rimanere fuori da un eventuale governo politico con i M5S, avvertendo che non darà mai il via libera ad appoggi esterni.

Nel frattempo con l’arrivo al Quirinale della delegazione del Movimento 5 Stelle, composta da Luigi Di Maio e dai capigruppo di Camera e Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli, ha preso il via il terzo e ultimo ciclo di consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo, al termine del quale il Capo dello Stato potrebbe prendere una sua iniziativa, se le forze politiche si dimostreranno ancora incapaci di dar vita ad una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Agi, si è appreso di una telefonata intercosa stamane fra Di Maio e Salvini prima che il segretario della Lega prendesse parte al summit della sua coalizione.

Al termine, Luigi Di Maio ha detto: “Se c’è la volontà si può ancora fare un governo politico. Sono disponibile a scegliere con Salvini un premier terzo con un contratto di governo che preveda condizioni non trattabili che sono il reddito di cittadinanza, l’abolizione della Fornero e una serie di misure anti-corruzione“. Il leader M5s ha aggiunto: “Non siamo disponibili a votare la fiducia a governi tecnici. Se c’è buona volontà si può ancora fare un governo politico” proseguendo: “Se non ci sono condizioni per governo politico, consapevole dei problemi degli italiani e che non faccia solo quadrare i conti, allora per noi si deve tornare al voto nella consapevolezza che sarà un ballottaggio: ora è chiaro che ci sono due realtà politiche che competono per governo di questo Paese e gli italiani sceglieranno” e concluso “Quando dico vogliamo fare un contratto con la Lega stiamo considerando una forza politica: la novità è che siamo disposti a trovare un presidente del Consiglio insieme. Se abbiamo eletto delle cariche istituzionali è bene che continuino a fare le cariche istituzionali”.

 

Sul fronte dei possibili candidati premier di un eventuale governo di “tregua”, in testa alle classifiche figura anche il nome di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review: “Non mi ha chiamato nessuno“, risponde a Circo Massimo. Ma non nega che “sarebbe pronto a prendersi le proprie responsabilità”  ritenendo però che “per mettere al riparo da certi rischi l’economia italiana ci vuole un governo politico. I mercati finanziari al momento sono tranquilli, c’è molta liquidità. Non c’è un’emergenza economica in questo momento. Non serve un esecutivo alla Monti“. E conclude: “Se non c’è qualche choc esterno non mi aspetto un aumento particolare degli spread anche con le elezioni a ottobre“.

Alle 11 sono arrivati  al Colle , i rappresentanti del centrodestra e Salvini si è messo in campo personalmente : “Abbiamo offerto al presidente della Repubblica la mia disponibilità di dare vita a un governo di centrodestra che cominci a risolvere tutti i problemi del Paese. Il Colle ci dia modo di trovare la maggioranza“, afferma dopo l’incontro con il capo dello Stato, confermando una linea comune decisa nel corso di un vertice di coalizione che si è tenuto nella prima mattina a Palazzo Grazioli. Subito dopo i colloqui la distanza fra Lega e M5s è aumentata con una nuova rottura innescata dalle rispettive dichiarazioni incrociate. Di Maio ha affermato: “Salvini non ha i numeri per formare un governo“. Ma  il capogruppo leghista della Camera Giancarlo Giorgetti di rimando replica: Di Maio non conta più un c..., il leader incaricato sarà Salvini”.

Il Partito Democratico intanto osserva da spettatore: “Mi pare che adesso il problema sia di qualcun altro“, ha detto il segretario reggente  Maurizio Martina . Questa mattina al Nazareno per un vertice allargato sono arrivati oltre a Martina, Ettore Rosato, Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Andrea Romano, Matteo Orfini e i ministri Marco Minniti e Carlo Calenda. Atteso Andrea Marcucci. La riunione è allargata anche alle minoranze, sono presenti infatti Dario Franceschini, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Antoci (in rappresentanza di Michele Emiliano) prima delle partecipazione delle delegazione Pd alle consultazioni al Quirinale.

Come ben noto i dem al momento sono gli unici intenzionati a sostenere un eventuale governo tecnico. “Noi pensiamo che a questo punto sia urgente dare una soluzione alla crisi. Basta traccheggiare, basta con il gioco dell’oca. Supporteremo l’iniziativa del Presidente della Repubblica fino in fondo. Bisogna fare tutti un passo avanti, il Paese viene prima di tutto”, ha dichiarato il segretario reggente del Pd Maurizio Martina al termine delle consultazioni, facendo appello alla responsabiltà di tutte le altre forze politiche.

Dal portavoce di Matteo Renzi era arrivata la smentita di contatti con Luigi Di Maio: “A differenza di quanto riportato ancora oggi da alcuni quotidiani, Matteo Renzi non ha mai incontrato né si è mai sentito con Luigi Di Maio. Tra i due non ci sono stati dopo il 4 marzo né contatti, né trattative, né sms“.

Nel pomeriggio, a partire dalle 16, intervallate di 20 minuti, le udienze con Leu, Autonomie Senato, Gruppi Misti di Senato e Camera. Quindi alle 17.30 e alle 18 gli incontri con i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Al momento scompare all’orizzonte la prospettiva di un governo “di tregua” che, nelle intenzioni del Quirinale, sarebbe dovuto durare fino a dicembre per proteggere l’Italia da alcune tegole, incominciando dall’aumento dell’Iva al 25 per cento quale conseguenza dell’impossibilità di approvare in tempo la manovra finanziaria 2019. Ma alla alla luce delle dichiarazioni rilasciate, dopo i colloqui al Quirinale, da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sulla base dei numeri parlamentari le possibilità di questo tipo di governo sono pressochè inesistenti.

Negli ambienti del Quirinale la parola è cambiata. Al posto dell’esecutivo “di tregua” adesso si parla esplicitamente di governo “elettorale“. cioè necessario  esclusivamente ad accompagnare il paese alle urne, il più in fretta possibile (compatibilmente con le ferie estive). Negli ultimi giorni qualcuno immaginava che questo compito lo avrebbe potuto tranquillamente svolgere Paolo Gentiloni, senza bisogno di mettere in campo altre personalità. Ma negli ultimi giorni pare sia prevalsa l’esigenza di affrontare il voto-bis con figure più “indipendenti” del pur equilibrato ed apprezzato Gentiloni, specialmente se l’attuale presidente del Consiglio dovesse correre per il Pd quale “candidato premier”.

Non sarebbe in fondo una prima volta. Già nel 1979 il quinto governo Andreotti fu creato apposta per portare l’Italia alle urne, e così il sesto gabinetto Fanfani, nel suo caso correva l’anno 1987. Più ci si addentra nella ipotetica “Terza Repubblica”, e più ci accorgiamo che in realtà somiglia sempre di più alla Prima.

(notizia in aggiornamento)




Direzione Pd. Martina: “Con M5s capitolo chiuso”. La riunione si è conclusa con un voto unanime. Lunedì ultime consultazioni al Quirinale

ROMA – Chiusura netta e chiara alle “proposte” indecenti del M5s ma anche ad accordi con il Centrodestra, stop agli odi all’interno del Pd e si paventa il rischio non più tanto difficoltoso di un ritorno alle elezioni. Sono stati i punti cardinali dell’intervento  del segretario ” reggente” Martina nel corso del suo intervento in direzione. “Supporteremo l’operato del presidente Mattarella, a cui vanno la nostra stima e fiducia. Anche lunedì alle consultazioni da noi ci sarà un atteggiamento costruttivo- Ribadiremo i nostri capisaldi irrinunciabili quali una crescita equa contro le diseguaglianze e un rinnovato impegno per la nuova europa“.

“Quella del 4 marzo è stata una delle più gravi sconfitte nella storia del centrosinistra” ha aggiunto Martinala nostra discussione deve ripartire da qui perchè non possiamo rimuovere quello che è accaduto. Dobbiamo riflettere, analizzare e capire per cambiare“. Attualmente l’ipotesi più possibile è la conclusione della direzione con un voto come ha detto Orfini, ma ancora non è prevedibile se si arriverà ad una rottura interna, o se esiste ancora un margine perché il reggente provi a ricucire.

Fino all’ultimo si è tentato di mediare “La direzione si chiuderà con un voto” così è iniziata con le parole del presidente del Pd  Matteo Orfini la riunione al Nazareno, mentre prima dell’inizio della direzione Pd con la sala piena al terzo piano, a quello inferiore continuavano le riunioni dei leader con il reggente Maurizio Martina proprio per evitare la conta e quindi  lavorare ad un ordine del giorno condiviso. L’area della minoranza che fa capo ad Andrea Orlando, che si è riunita precedentemente alla Camera, non vuole che tutto finisca con un compromesso al ribasso e quindi ha lanciato un messaggio forte e chiaro: “Sì alla fiducia a Martina ma soltanto se sarà fatta chiarezza. Non è possibile che si faccia finta che Renzi non abbia mai parlato da Fazio”.

All’esterno del Nazareno nonostante la pioggia vi è una vera e propria selva di telecamere ed “agguati” dei cronisti ai membri della direzione Pd che arrivavano per la riunione. Non mancano i soliti contestatori alla ricerca di protagonismo mediatico: sono gli stessi militanti che si oppongono all’ipotesi di un accordo con M5s, ma anche altrettanti militanti che, con un cartello in mano, criticano duramente l’ipotesi di un eventuale accordo con Silvio Berlusconi. Tra i più bersagliati, l’esponente della sinistra interna Gianni Cuperlo, protagonista di un incandescente botta e risposta con un contestatore. Uno dei contestatori, contrario all’accordo con M5s, è stato bloccato e fermato dagli agenti.

All’interno a fronteggiarsi vi sono due raggruppamenti, anche se gli spazi dei “neutrali” non mancano. I renziani che pur aprendo nelle ultime ore ad un riconoscimento formale della leadership di Martina, dicono “no” a qualsiasi ipotesi di accordo con i 5Stelle mentre dall’altra parte  quelli che vorrebbero avviare quantomeno un dialogo con il Movimento guidato da Luigi Di Maio. Un fronte variegato che spazia dal “club dei ministri” guidato da Franceschini e Orlando, fino agli esponenti della minoranza come Cuperlo e Emiliano ed agli amministratori locali come Nicola Zingaretti e Bonaccini) che ritiene nelle parole pronunciate da Matteo Renzi a ‘Che Tempo che Fa’  (RAIUNO) “una ingerenza nei confronti di una decisione che spetta alla direzione del partito“.

Il rapporto sulla linea politica da adottare nei confronti dei 5Stelle è di fatto solo un pretesto. Il Pd deve decidere a chi affidare il bastone del comando della “linea politica”. I “numeri” in direzione sembrano dar ragione all’ex segretario Matteo Renzi . Gli schieramenti, secondo i renziani, sono 125 contro 80; ma fonti “governiste” riducono la forbice a 112 contro 96. Il fronte degli oppositori interni vorrebbe provare a fare un vero e proprio “ribaltone” sancendo con un voto formale la fiducia al reggente Martina ed il conseguente passaggio di Renzi in minoranza. Una ipotesi che gli uomini vicini al segretario tendono a scongiurare: “Martina non è in discussione, gode della fiducia di tutto il partito“, dice Lorenzo Guerini.   La strategia del “Giglio Magico” in caso di contrapposizione, è chiara: la richiesta di convocare un’assemblea del Partito per eleggere un nuovo segretario  già dalla prossima settimana.

L’ex segretario e attuale senatore del Pd Matteo Renzi è arrivato in treno alla stazione Termini di Roma per partecipare alla direzione del partito, chiamato al confronto dopo le polemiche interne sulla posizione da tenere nelle trattative per la formazione del nuovo esecutivo.

La direzione Pd si è conclusa con una tregua . Alle 20 la relazione conclusiva del segretario reggente, Maurizio Martina, è stata votata all’unanimità dai membri della direzione. L’intesa di compromesso è stata trovata sull’accantonamento dei diversi ordini del giorno: da una parte quello dei renziani, dall’altra quello della sinistra interna. Chiusura verso il M5s e il centrodestra, stop agli odi all’interno del Pd e un rischio non più velato di ritorno alle urne. Questi sono stati i passaggi basilari del discorso di Martina. E poi la promessa di un impegno a sostegno dell’operato del presidente Mattarella con la dichiarazione “lunedì alle consultazioni da noi ci sarà un atteggiamento costruttivo“.

Nella relazione conclusiva di Martina c’è stato anche il passaggio sul mandato pieno al segretario reggente fino all’assemblea ma ancora non definita la data, che non è ancora stata decisa. Il premier Paolo Gentiloni prova a valorizzare lo sforzo unitario: “Più forza al Pd per affrontare i passaggi difficili delle prossime settimane“, commentando alla fine con un tweet

Il capo dello Stato Sergio Mattarella concede ancora alcune ore di tempo alle forze politiche per verificare “se i partiti abbiano altre prospettive di maggioranza di governo“. Venti minuti a delegazione. Tutte quante di nuovo convocate al Colle. Consultazioni lampo però, in una sola giornata, lunedi prossimo. Il calendario sarà reso noto nel pomeriggio di oggi . Ultima chance per verificare, come dice Sergio Mattarella, “se i partiti abbiamo altre prospettive di governo” prendendo atto che in due mesi “le posizioni di partenza sono rimaste invariate“.

Esiste realmente un gruppo di “responsabili” alle Camere disponibili a dare appoggio ad un governo di centrodestra guidato da Matteo Salvini? Se così è Mattarella auspica di poterlo verificare nelle consultazioni di lunedi al Quirinale. Anche perchè compare un altro scenario all’orizzonte politico: una spaccatura nei 5 Stelle per sganciarsi da Di Maio e favorire la nascita di un governo.

Mattarella  si avvia a verificare tutte queste varie ipotesi finora circolate solo in modo sotterraneo. Il Governo “tecnico” del Presidente è ormai l’ultima spiaggia.




Giustizia . Il ministro Orlando ha firmato il decreto: 50 nuovi magistrati ausiliari in Cassazione

il ministro di giustizia Andrea Orlando

ROMA – Cinquanta nuovi magistrati ausiliari prenderanno presto servizio presso la Corte di Cassazione per agevolare la definizione dei procedimenti civili in materia tributaria pendenti presso la suddetta Corte. Lo prevede il decreto che regola la procedura di selezione per la loro nomina firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, ai sensi dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, commi da 961 a 981.

La domanda di partecipazione dovrà essere presentata entro il termine di 30 giorni dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale. I cinquanta magistrati, la cui nomina è straordinaria e non rinnovabile, saranno nominati con successivo decreto del Guardasigilli, previa deliberazione del Consiglio Superiore della Magistratura, su proposta formulata dal Consiglio direttivo della Corte di Cassazione.

Le informazioni relative alle fasi della procedura di selezione saranno disponibili sul portale internet del Consiglio Superiore della Magistratura www.csm.it.




Habituè e new-entry, le facce del nuovo Parlamento

ROMA – Il nuovo Parlamento uscito dalle urne del 4 marzo è un mix di veterani e outsider. Nel Transatlantico di Montecitorio  si incontreranno il leghista nigeriano Toni Iwobi, primo senatore di colore d’Italia, la testimone di giustizia Piera Aiello che finalmente potrà riavere pubblicamente indietro la sua identità, ma anche pezzi grossi del governo uscente, dalla toscana Maria Elena Boschi, eletta a Bolzano, a Marco Minniti, sconfitto a Pesaro dal pentastellato Cecconi ma ripescato grazie al proporzionale. 

Tra i big recuperati, mezzo governo Gentiloni: Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Andrea Orlando. Salvati anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali: sconfitti all’uninominale conquistano comunque un seggio Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.Entrano, invece, dalla porta principale del collegio i ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Luca Lotti e Beatrice Lorenzin.

Al Senato passa Emma Bonino, che a Roma fa incetta di voti, e torna Umberto Bossi. Ma gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama ospiteranno anche perfetti sconosciuti o ‘famosi’ per motivi diversi dalla politica. Due veterinarie si accingono a prendere posto in aula: la napoletana Doriana Sarli, eletta alla Camera con il M5s; al Senato, per la Lega, la toscana Rosellina Sbrana. Tra i 28 eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali siciliani Gaspare Marinello, dirigente dell’ospedale di Sciacca, e Giorgio Trizzino, direttore dell’ospedale Civico di Palermo.

Il M5s, che ha già designato come possibile successore della ministra Fedeli  Salvatore Giuliano   preside dell’Iiss Majorana di Brindisi, una delle scuole più raccontate d’Italia -, porta diversi insegnanti in Parlamento; molti dalla Calabria tra ritorni, come quello del senatore Nicola Morra, docente di storia e filosofia a Cosenza confermato per il secondo mandato, e new entry come Bianca Laura Granato, una delle più attive nelle battaglie contro la Buona Scuola.

Nutrito pure il drappello di giornalisti. Nel M5s ce l’hanno fatta Primo Di Nicola, ex direttore de Il Centro, con il 41% in Abruzzo; Emilio Carelli, ex direttore di SkYTg24Pino Cabras, giornalista-blogger, scrittore e fondatore di Pandora Tv, 46% nel collegio di Carbonia. Nelle liste di Forza Italia eletti Giorgio Mulè, direttore di Panorama (46%), Andrea Cangini, ex direttore di Qn, che era capolista nelle Marche. Per il Pd a Milano entra al Senato Tommaso Cerno, ex direttore de l’Espresso.

Restano fuori, invece, con il M5sGianluigi Paragone, ex direttore de La Padania, e la Iena Dino Giarrusso. Non ce la fanno per il Pd Francesca Barra, candidata in Basilicata, e neppure la bersaniana Chiara Geloni. Tra i vip dello sport l’ha spuntata l’ex Ad del Milan Adriano Galliani, mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito resterà fuori dal Senato, a meno che non segua il consiglio del sindaco di Benevento Clemente Mastella e faccia ricorso.




Elezioni, Renzi si dimette: “Sconfitta chiara. Ora nuova pagina del Partito Democratico”

ROMA – “Come sapete e come è doveroso, mi pare che abbiamo riconosciuto con chiarezza che si tratta di una sconfitta netta, una sconfitta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd“. Lo ha detto ieri pomeriggio Matteo Renzi segretario del Pd  al Nazareno che annuncia le dimissioni da segretario del Partito Democratico. “E’ ovvio che io debba lasciare la guida del partito democratico“, ha aggiunto.

Avevamo detto no a un governo con gli estremisti, non abbiamo cambiato idea. Non c’è nessuna fuga. Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento  – ha detto ancora – e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta“.  Serve “un congresso che a un certo punto permetta alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto. Non un reggente scelto da un ‘caminetto’, ma un segretario scelto dalle primarie”, ha aggiunto.

Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni da segretario del Pd

“Diciamo tre no: no agli inciuci, no ai caminetti: l’elemento costitutivo del Pd sono le primarie, no agli estremisti“. Renzi precisa subito che resterà in carica fino alla composizione delle Camere e alla nascita del nuovo governo. Una ipoteca “pesante” sul futuro del partito. Sarà proprio l’attuale segretario a guidare le consultazioni al Colle. E Renzi avverte: “Saremo all’opposizione, il Pd non sarà mai il partito-stampella di un governo di forze anti-sistema”. E ancora: “Da Di Maio e Salvini ci dividono tre elementi chiavi: il loro anti-europeismo, la loro anti-politica e l’odio verbale che hanno avuto contro i militanti democratici“, aggiungendo, “nessun inciucio, il vostro governo lo farete senza di noi. Provate se ne siete capaci, noi faremo il tifo per l’Italia“.

Renzi ha rivendicato i successi del governo di centrosinistra: “Siamo orgogliosi dei nostri risultati, ora riconsegnamo le chiavi convinti che di aver contribuito a creare un Paese migliore. Il nostro errore è stato non votare nel 2017″. Pone anche paletti per la scelta del prossimo segretario dem: “Non deve essere espressione di caminetti ristretti” e chiede nuovamente le primarie. “Poi cosa farò io? Il senatore semplice“.

 

La parabola politica di Matteo Renzi

Quindi dimissioni, ma congelate fino al nuovo governo. O a nuove elezioni. Nel partito è esploso il dissenso manifestato dal capogruppo dem al Senato Luigi Zanda: “La decisione di Matteo Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo. Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide di darle, si danno senza manovre. Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più  segretari“. Analoga l’opinione di un’altra ex-big del partito, Anna Finocchiaro: “Le dimissioni si danno, non si annunciano”. E Gianni Cuperlo: “Da Renzi, coazione a ripetere gli errori. Chiedo l’immediata convocazione della direzione“.

Renzi è stato circondato in giornata da pochi fedelissimi: Guerini, Orfini, Lotti, Bonifazi. A un certo punto è arrivata da Bolzano una raffreddata Maria Elena Boschi, tra i pochi “big” a poter vantare la propria vittoria nel collegio grazie al sostegno massiccio della Svp, che si è infilata in ascensore ammettendo che sì, per il Pd «è stata una sconfitta netta». Nella sala ingombra di telecamere, presenti anche tanti cronisti stranieri, nessun esponente del partito da dove sono presto arrivate le critiche.

Sul fronte renziano, intervengono in difesa del segretario dimissionario Anna Ascani che dice”Zanda vuole inciuci e caminetti o vuole candidarsi a segretario” seguita da Michele Anzaldi che aggiunge “Da Zanda una polemica senza senso“. Per il coordinatore, Lorenzo Guerini: “Nessuna dilazione, le dimissioni di Renzi sono verissime. Lo ha detto chiaramente in conferenza stampa: il Pd è all’opposizione, in coerenza con quanto detto in campagna elettorale da tutto il Pd. E nessuna gestione solitaria dei prossimi passaggi: lunedì prossimo faremo la Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati“.  Ed il presidente, Matteo Orfini: “Alla luce delle dimissioni del segretario, ho convocato la direzione per lunedì alle 15. E dopo la direzione fisserò la data di convocazione dell’assemblea nazionale che, come previsto da statuto, dovrà recepire le dimissioni e avviare gli adempimenti conseguenti. Questo prevede il nostro statuto, che come sempre rispetteremo“.

Scende in campo anche Andrea Orlando, ministro della giustizia ancora in carica, il principale oppositore di Renzi alle ultime primarie. Ed il suo commento è chiaramente durissimo: “Di fronte alla sconfitta più grave della storia della sinistra italiana del dopoguerra mi sarei aspettato una piena assunzione di responsabilità da parte di un segretario che, eletto con il 70% al congresso, ha potuto definire, in modo pressoché solitario, la linea politica, gli organigrammi e le candidature. Invece siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e all’individuazione di responsabilità esterne. Lo stesso gruppo dirigente che ci ha condotto alla sconfitta oggi si riserva il compito di affrontare, senza nessuna autocritica, questa travagliatissima fase per il Pd e per il Paese. Noi siamo, tanto quanto Renzi, contro i caminetti ma anche contro i bunker.

Il  presidente della Regione Puglia Michele Emiliano oppositore di Renzi con la sua minicorrente di Fronte democratico, dice “Dalle sconfitte, anche quando sono annunciate e pesanti, bisogna sempre trarre insegnamento per rilanciare la propria battaglia per il bene comune. La comunità del centro sinistra esiste, è smarrita e ha bisogno di ritrovarsi e rifondarsi. Renzi punta alla sua autoconservazione, sta pensando a come rientrare in partita, non a come far rientrare il Paese in partita. Per questo finge di dimettersi“. In realtà dovrebbe dimettersi proprio Emiliano dopo la sconfitta del Partito Democratico in Puglia, che è una sua inequivocabile responsabilità




ANM : Pm e giornalisti, ora basta con le notizie a mercato “nero”

ROMA – Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Eugenio Albamonte lo ha definito “il mercato nero delle fonti” nel quale “l’informazione è costretta a stabilire un rapporto preferenziale con una o con l’altra parte del processo per avere notizie e documenti” è sintomo di un giornalismo che “potrebbe essere forzato verso una posizione piuttosto che sull’altra, mentre deve essere neutrale” parlando davanti a una platea più che interessata: i giornalisti che hanno preso parte al seminario sulla libertà di stampa, organizzato dall’Associazione Stampa Romana.

L’associazione sindacale della magistratura non si mai espressa in maniera così tanto esplicita, prendendo finalmente posizione nella battaglia contro la spettacolarizzazione delle inchieste da parte di alcuni magistrati e dei loro anche a spregio dei limiti di legge, che da tempo viene portata avanti anche dall’ Unione delle Camere Penali. “Con il giornalismo spettacolo c’è il rischio di effetti distorsivi e di cortocircuiti nell’informazione giudiziaria“, ha continuato il leader di Anm, che ha parlato davanti a una platea più che interessata e coinvolta nel suo ragionamento, cioè quella dei giornalisti romani.

Il magistrato ha successivamente evidenziato i rischi della mediatizzazione dei processi nei talk show che “possono provocare effetti distorsivi, producendo un’opinione sfalsata rispetto al procedimento giudiziario in corso” e non ha lesinato critiche a un giornalismo “borderline dove si fa credere di fare informazione e invece si fa intrattenimento, che è cosa ben diversa dal giornalismo “orientato”, che invece fa parte della tradizione italiana“.

La giustizia ha continuato Albamonte non deve essere in alcun modo confondibile con l’intrattenimento. Secondo il leader dell’ Associazione dei magistrati  la cronaca giudiziaria avrebbe realmente bisogno di un maggiore approfondimento evidenziando  quanto sia necessaria una “migliore comunicazione” tra giornalisti e magistrati in quanto la distorsione delle notizie ha origine da una mancata comprensione.

“La giustizia italiana si dovrebbe dotare di uffici stampa, composti da professionisti dell’informazione e da magistrati, per diramare note esplicative sulle decisioni adottate e far capire il percorso seguito nel processo. I magistrati devono lavorare sul linguaggio da utilizzare nei loro atti, che non deve essere criptico”. Albamonte ha affrontato anche un argomento “bollente” in materia di giustizia: le intercettazioni, rendendo onore e riconoscendo alla riforma Orlando (l’attuale ministro di Giustizia Andrea Orlando n.d.r.) di essersi indirizzata nella giusta e corrette direzione. “Le intercettazioni strumenti molto forti sia dal punto di vista dell’indagine giudiziaria sia dal punto di vista dell’informazione all’opinione pubblica. Negli anni abbiamo assistito al tentativo di ridurre le intercettazioni o la loro pubblicazione, ora la legge cerca di raggiungere un punto di equilibrio“. Concludendo , il presidente dell’ Anm non ha risparmiato un’ulteriore critica alla stampa italiana: la mancanza di vero giornalismo d’inchiesta.

“Siamo un Paese con una forte tradizione e una volta i capi delle Procure avevano fin troppi articoli di giornale sulla loro scrivania, oggi è il contrario” effetto questo del rapporto “privilegiato” di certa stampa con una sola parte del processo, rinunciando alla neutralità e quindi all’autonoma ricerca di notizie che è un dovere professionale . L’intervento di Albamonte si è concluso con un monito, rivolto  però non solo ai giornalisti: “L’informazione sulla giustizia è una scelta strategica: è indispensabile per la giustizia e per spiegarne le dinamiche ai cittadini“.

Confessiamo che sarebbe stato divertente ascoltare questo intervento, magari in Puglia, dove il giornalismo d’inchiesta salvo rare eccezioni di qualche giornalista serio delle edizioni baresi di Repubblica e Corriere della Sera, è pressochè inesistente, e dove i giornalisti di cronaca giudiziaria spesso e volentieri diventano i “ventriloqui” dei soliti magistrati a caccia di protagonismo mediatico !

 




“Dottoressa, giù le mutande”. La denuncia choc di Cristiana, aspirante magistrata. Nel silenzio assordante del CSM e del Ministero di Giustizia

ROMA – Cristiana Sani  aveva deciso di partecipare al concorso di magistratura, perché, come tanti candidati, aspirava a fare il magistrato. A servire lo Stato, ad applicare e fare rispettare la Legge. Il concorso per magistrati è molto difficile come ben noto a tutti, ed è giusto che lo sia. Ma anche discutibile sotto molti punti di vista, ma quest’anno si è toccato il fondo della legalità e del non rispetto per la dignità delle persone che vi partecipano.

Evidentemente al Ministero di Giustizia non era bastato il primo “scivolone”, sul tema di diritto amministrativo con una traccia che  incredibilmente era già stata proposta nella scuola per magistrati diretta dal consigliere Bellomo, il quale, appena sospeso dal Consiglio di Stato, ha trovato perfino il coraggio di autocompiacersi pubblicamente che i massimi organi della Giustizia italiana avessero scelto una sentenza di Palazzo Spada da lui scritta come estensore-relatore per valutare l´attitudine professionale nella preparazione degli aspiranti magistrati.

 

Ma  quello che sta facendo il giro dei social in queste ore, fa veramente rabbrividire. Il post nella propria bacheca Facebook è quello di una candidata al concorso di magistratura, Cristiana Sani,  che lo ha scritto ed anche firmato, mettendoci la faccia e mettendosi in gioco, a questo punto sta rischiando anche un possibile esito sfavorevole della sua prova, perché quanto scritto da Cristiana altro non è che  una gravissima denuncia di sistemi applicati che non sono altro che una vera e propria violenza aperta. Le discriminazioni e  costrizioni incivili a cui sono state soggette, probabilmente, oltre a Cristiana, anche molte candidate sono inaccettabili. Delle donne umiliate ed offese nella loro femminilità. alle quali, senza tanti giri di parole, è stato addirittura richiesto di abbassarsi le mutande. Avete letto bene : calarsi le mutande.

 

 

Sulla sua bacheca si è scatenata la protesta delle colleghe, Una di loro Chiara scrive: “Ti SCONGIURO, per il bene di noi tutte colleghe e future concorsiste, DENUNCIA PENALMENTE quello che ti è accaduto affinchè in futuro queste cose accadano con meno frequenza. Ciò che hai detto, che non ti hanno fatto togliere le scarpe, è assolutamente illuminante sul vero fine della perquisizione. Un giudice lo capirà perfettamente. Ricordo a TUTTI inoltre che ai sensi del codice di procedura penale chi viene perquisito ha diritto di fare assistere una persona di sua fiducia che sia prontamente reperibile“.
Ed un’altra collega scrive : “E´ fuori dal mondo quello che è accaduto, è pura violenza…. E´ annientare i diritti procedere ad una perquisizione fino alle parti intime senza nessun più che fondato sospetto/motivo. Non esiste una cosa così….. CHI NON DENUNCIA E´ COMPLICE. Esattamente come i magistrati che pur sapendo di reati di altri magistrati chiudono occhi e orecchie perchè sono “colleghi” (e purtroppo ne so qualcosa). Questo atteggiamento, certamente indotto dalla magistratura, doveva trovare un fermo rifiuto delle poliziotte/i ….. C´è un limite invalicabile si chiama libertà e presunzione di innocenza, non puoi procedere ad una perquisizione nelle parti intime così, indiscriminatamente; metti delle telecamere dappertutto, fai girare le guardie in continuazione, controlla ma non oltre. Anche perchè, oltretutto, è un controllo di pulcinella, gli ovuli dove li nascondono? ho detto tutto, non entro nei particolari, ma davanti ad un controllo profondamente IDIOTA come questo, che ha solo il sapore della violenza e dell´abuso di potere, il disonesto lo passa indenne“.
Sara Mauri una nostra collega del quotidiano il Giornale ha rivelato altri particolari a dir poco vergognosi e scabrosi che sarebbero degni di un’inchiesta ministeriale. Ne riportiamo di seguito un lungo stralcio:

La fila è lunga, alcune sono davanti alla porta da 20 minuti, tempo prezioso sottratto al test. L´esame scritto di magistratura richiede studio, concentrazione e costanza. Ed è chiaro che, in caso di necessità fisiologiche, l´obiettivo rimane quello di fare più in fretta possibile. Tuttavia, mentre le ragazze sono in attesa, «arrivano dei poliziotti penitenziari» che invitano le ragazze a recarsi nei bagni esterni. Ma le ragazze non vogliono perdere il loro posto in fila, perché è quasi il loro turno. E si rifiutano di cambiare servizi. Però, a quel punto, le cose si complicano: uno dei poliziotti va a chiamare due colleghe. Quando arrivano le poliziotte, le cose, stando a quello che scrive Cristiana, iniziano a prendere una brutta piega. «Non vogliono andare fuori che hanno freddo? Lasciatele qui che le riscaldiamo noi», dicono le poliziotte. Ed iniziano le perquisizioni.

 

Arriva il turno di Cristiana. Ma lei capisce che qualcosa non funziona: la ragazza che c´è prima di lei esce dal bagno in lacrime. «Io lì per lì, non avevo capito quello che stava succedendo», scrive. Le poliziotte le dicono di mettersi nell´angolo, «nel corridoio, con loro due davanti che mi fanno da paravento per la perquisizione». E qui, Cristiana scrive, «non mi mettono le mani addosso. Mi fanno tirare su maglia e canotta. Mi fanno slacciare il reggiseno. Poi giù i pantaloni». Ma non finisce qui. «La cosa scioccante è stata quando mi hanno chiesto di tirare giù le mutande». Cristiana non cede. Abbassa di poco l´orlo degli slip. E allora, le poliziotte le dicono «Dottoressa, avanti! Si cali le mutande. Cos´è? Ha il ciclo che non vuole?»

la candidata al concorso per magistrato Cristiana Sani

Il post-denuncia di Cristiana Sani sta provocando molto rumore sul web, diventando virale,  ed ha fatto uscire allo scoperto anche altre denunce di fatti analoghi avvenuti in concorsi precedenti, come quello del 2014 di un’altra concorrente: “Ciao Cristina ( in realtà si chiama Cristiana ndr:), capisco benissimo quello che si provi, a me capitò la stessa cosa nel 2014 e ancora ricordo la sensazione di umiliazione e di impotenza che provai…naturalmente neanche a me trovarono niente…io non feci nulla, ma mi sono pentita di non aver denunciato quell’ episodio…un abbraccio”  Sulla questione si è espresso anche Enzo Iacopino, ex presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti:  “L’accaduto va oltre l’inciviltà e precipita, a mio avviso, nel codice penale. Spero che qualche Procura voglia occuparsene e confido che il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, abbia il tempo per sollecitare un’indagine” . La vicenda non può venire ignorata anche perché, lo stesso Iacopino riferisce che “il vice presidente del Csm mi ha detto che considera vergognoso quanto riferito. Ovviamente dovrà fare degli accertamenti“. Il Dottor Fabio Roia, giudice che si occupa di reati di violenza di genere ammette : “Se è andata così -e non c’è motivo di dubitare di una ragazza seria, che fa parte di un’associazione di tutela delle vittime di abusi, deve intervenire la Procura. Esporre le parti intime per un concorso è disgustoso e spropositato”.

La Sani, in altri post pubblici a commento del precedente, afferma che prima dell’inizio delle prove gli era stato detto che potevano subire perquisizioni, ma afferma anche che “non ci hanno fatto togliere né scarpe né stivali” e questo -riporta – è un fatto strano, visto che poi c’è stata la richiesta di togliersi gli slip.

Chiaramente la presunta versione data da fonti ministeriali è completamente diversa. Ma l’edizione romana del quotidiano La Repubblica a firma del collega Francesco Salvatore ha riportato la tesi del Ministero, che invece ha smentito: «Fonti ministeriali, però, dicono che la realtà è un’altra: Sani, dopo ripetuti andirivieni dalla sala verso il bagno, che avevano insospettito gli agenti, è stata sì perquisita e le sono stati trovati addosso alcuni bigliettini; per questo è stata espulsa dal concorso». Da noi contattato l’ufficio stampa del DAP- Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria ha negato quanto pubblicato dal quotidiano LA REPUBBLICA in quanto “il ministero non ha fornito alcuna comunicazione ufficiale“. Il paradosso è che in un concorso pubblico, l’ufficio stampa del Dipartimento ignora la presenza di un presunto verbale di espulsione. Ci lamentiamo e sorprendiamo poi di quello che entra ed esce nelle carceri sotto gli occhi (spesso compici) della Polizia Penitenziaria ?

La Sani però sostiene di non essere stata espulsa dal concorso e che nella perquisizione non è stato trovato nulla . L’ associazione antiviolenze A.R.P.A. Centri Antiviolenza dalla Rete TOSCAm di cui Chiara Sani fa parte in un post su Facebook, affermano qualcosa diffondendo un comunicato stampa che sembrerebbe smentire la versione del Ministero: “Niente di più falso. La candidata non ha mai ricevuto un verbale di espulsione e ha documenti che attestano che abbia portato a termine la prova. Questa si chiama violenza istituzionale.” Resta da capire cosa il silenzio inquietante sulla vicenda del presidente della commissione d’esame, il magistrato Luigi Agostinacchio.

Quello che a molti giornali e colleghi è sfuggito, è la circostanza che  Cristiana Sani  lo scorso 16 gennaio sempre sulla sua pagina Facebook scriveva “Tra le tante cose belle che mi dà l’essere operatrice di un Centro Antiviolenza, c’è anche quella di far parte di un gruppo di donne con cui posso confrontarmi, discutere, crescere continuamente. E, anche durante le mattine in cui facciamo formazione, ridere tanto tanto tanto. Vi assicuro che è un valore immenso“. Possibile che un operatrice di un centro antiviolenza in presenza dei fatti che racconta non abbia chiamato i Carabinieri, la Polizia e presentato una denuncia ?

L’unico punto in comune tra le due versioni è la perquisizione effettuata da agenti della polizia penitenziaria femminile. Che non possono trattare delle donne che partecipano ad un concorso per magistrato, come se fossero delle carcerate.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha richiesto alla Commissione esaminatrice del concorso da magistrato, le cui prove si sono svolte dal 20 al 26 gennaio scorso, e al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, per quanto concerne i controlli, una relazione dettagliata sulle istruzioni impartite e sul concreto svolgimento dei controlli nei giorni delle prove.




Ecco tutti i candidati del Pd nei collegi di tutt' Italia

di Giovanna Rei

ROMA – Ecco le liste ufficiali che verranno depositate questa mattina, con i candidati del Partito Democratico. “Combatteremo. Il Pd deve vincere qualunque sia stata la decisione presa, anche se non nel modo giusto”. E’ alle 4 di notte di ieri che anche il “vero” leader della minoranza Andrea Orlando, sfidante Renzi alle ultime “primarie”, lasciando il Nazareno, ha confermato il malumore ma per ora ha preferito chiudere la polemica sulle liste, rese note ufficialmente all’alba.

candidati-PD-2018

Le parlamentari “dem” emiliane dopo la presentazione delle liste, hanno scritto a Renzi lamentando il non rispetto delle quote rosa, con il ministro Claudio De Vincenti recuperato in extremis nel collegio di Sassuolo rifiutato da Gianni Cuperlo che ha dichiarato: “Spero che ci sarà un candidato che di quei luoghi si sentirà parte. Molto più di me” .

Molti candidati provengono dalla società civile, e correranno in diversi collegi. L’imprenditore Riccardo Illy , ad esempio, sarà in un collegio senatoriale a Trieste, Paolo Siani, il fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla Camorra, sarà candidato a Napoli. E mentre Lucia Annibali sarà in lizza a Parma (più diverse circoscrizioni), Francesca Barra scenderà in pista a Matera. Poi ci sono Flavio Corradini a Macerata, e l’avvocatessa Lisa Noja, impegnata sul fronte sociale, a Milano.

 Quanto ai “fedelissimi”,  il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, è capolista in Emilia Romagna 01 (Forlì-Cesena-Rimini) ed è candidato nel collegio uninominale di Ferrara per la Camera. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è capolista nel listino Emilia Romagna 04 (Parma-Piacenza Reggio) mentre Matteo Orfini, presidente del Pd, è capolista nel collegio Lazio 1-02 (Roma Ovest) ed è candidato nel collegio uninominale alla Camera di Roma zona Torre Angela. Maria Elena Boschi è candidata nel collegio uninominale di Bolzano e “sarà capolista anche a Taormina, dove ha organizzato il G7 donne”,

Luca Lotti  ha avuto il ‘suo’ collegio di Empoli, sempre alla Camera e Valeria Fedeli che sarà a Pisa per il Senato. Anche Graziano Delrio correrà in casa alla Camera, Reggio Emilia, nel listino, mentre Marianna Madia affronterà una sfida nel collegio Camera Roma2 e poi spazio nei listini in Calabria e nelle Marche. Anche il ministro Pier Carlo Padoan ha un collegio a Siena, e un listino a Torino, dove è capolista, mentre nell’uninominale di Massa è stato scelto l’ex magistrato e sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che corre anche come capolista nel listino Toscana 04 (Arezzo, Siena, Grosseto). Ieri Renzi ha ringraziato Marco Minniti, responsabile del Viminale, impegnato a gestire la complessa macchina delle operazioni elettorali, che ha accettato la candidatura nel collegio di Pesaro, e sarà candidato anche in due liste plurinominali.

Matteo Renzi rimanda le critiche ai mittenti: “Abbiamo messo in campo la squadra più forte. Abbiamo idee vincenti e convincenti. Abbiamo restituito al Paese la possibilità di provarci, uscendo da una crisi devastante”, sostenendo il suo pensiero diffuso sui socialnetwork o in tv. Renzi, si sforza di fare il realista, prendendo effettivamente in prestito un pezzetto del modo di fare del premier Paolo Gentiloni. La corsa per “il premier che verrà” a questo punto è più aperta che mai,  anche, se parlando in termini realistici, la strategia su cui contano Pd e Forza Italia è sempre quella delle larghe intese. La grande  verità inconfessabile della campagna elettorale.

Il segretario dem ha ringraziato anche il premier Paolo Gentiloni (che correrà nel collegio uninominale Camera 1 del Lazio, e sarà capolista nelle Marche 01 Ascoli-Macerata e in Sicilia 2-02) e i ministri. Un ringraziamento anche a Cesare Damiano, per aver accettato collegio di Terni, da sempre complicato per la sinistra. E poi c’è Teresa Bellanova che sfiderà Massimo D’Alema nel collegio pugliese: “Speriamo di poter dire dopo il 4 marzo che quello è il collegio di Bellanova e non più di D’Alema”, ha affermato il segretario.




Pd Taranto, continua l’ occupazione della sede: “via i baresi” . Emiliano ridicolizzato da Renzi

Ubaldo Pagano

ROMA È ripreso questa mattina il presidio di un gruppo di iscritti del Partito Dem0cratico di Taranto nella sede di via Principe Amedeo per protestare contro la candidatura del segretario provinciale Pd di Bari Ubaldo Pagano (esponente della corrente Fronte Democratico del governatore pugliese Michele Emiliano a cui a Taranto e provincia aderiscono il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci eletto grazie ai voti “renziani”, l’assessore regionale Michele Mazzarano  un ex-esponente della corrente Pd di Roberto Speranza-Pierluigi Bersani  eletto in regione grazie ai voti “renziani” del gruppo tarantino facente capo all’ on. Michele Pelillo,  e l’ex-coordinatore provinciale Costanzo Carrieri, anch’egli un ex-renziano, tutta gente che si è “venduta” politicamente per una poltrona.

Ubaldo Pagano correrà da capolista nel collegio Taranto-Brindisi-Monopoli , rischiando una “trombatura” storica a scapito del parlamentare uscente Ludovico Vico, tarantino, “renziano” che fa parte della corrente del ministro Maurizio Martina, e molto “vicino” a Teresa Bellanova. E’ da ricordare infatti che proprio a Brindisi nelle ultime amministrative del 2016  il candidato sindaco Nando Marino proposto e sostenuto da Emiliano venne clamorosamente “trombato” dagli stessi democratici brindisini

“In attesa di risposte da parte della segreteria nazionale – è detto nel documento di una folta rappresentanza di iscritti, amministratori e dirigenti del Partito Democratico di Taranto e provincia – l’assemblea resta convocata in seduta permanente fino a successive determinazioni e senza escludere procedimenti di autosospensione”. Gli autori della protesta già ieri avevano apposto striscioni nella sala riunioni e sul balcone con la scritta “Federazione occupata, non vogliamo i baresi candidati a Taranto.

Numerosi sono stati i contatti gli iscritti al Pd di Taranto che oggi hanno manifestato pubblicamente per le vie del centro, la propria disponibilità a votare per i candidati di Forza Italia e M5S, pur di non votare il candidato “imposto” da Emiliano a Taranto, visto che a Bari non riesce da imporre più niente come dimostra la “trombatura” dell’on. Dario Ginefra (deputato uscente) che è riuscito ad entrare in lista (possibilità di essere eletto pari allo “zero”) soltanto dietro Teresa Bellanova che dovrà vedersela nel collegio leccese contro Massimo D’ Alema.

Emiliano è uscito imbestialito dalla direzione nazionale notturna al Nazareno  nella quale sono state decise le candidature nei collegi, a differenza di Andrea Orlando  che in Puglia è riuscito però a  portare a casa il posto da capolista al Senato per Michele Bordo,  alla fine hanno votato le liste. Emiliano voleva fare il “ras” delle candidature “bloccate”, cioè quelle sicure di essere eletti, riuscendone ad ottenerne solo 3 sui  6 seggi previsti e disponibili in Puglia: Francesco Boccia, Assuntela Messina Ubaldo Pagano. Il prezzo pagato per una presunta supremazia barese è stato di fatto molto alto.
Il Governatore pugliese di  fatto è stato ridimensionato e le candidature degli uomini che fanno riferimento a lui nelle altre regioni sono state di fatto tutte respinte da Renzi, dimostrando che Michele Emiliano non conta nulla sul terreno nazionale nonostante una visibilità mediatica continua. Ed adesso i malcontenti in caso di probabile sconfitta sanno a chi imputare le responsabilità di un’ annunciata  disfatta pugliese.
Antonella Vincenti si è dimessa dalla carica di coordinatrice regionale del Pd a causa dello scarso numero di donne nelle liste: “Hanno scelto di far prevalere la presenza maschile, nonostante la legge parlasse di un vincolo di presenza del 40 per cento di donne. La Puglia è l’unica regione in cui non è stato rispettato questo vincolo“. Succede quando si ha a che fare con uno come Emiliano.



Tensione sulle liste, minoranza Pd insoddisfatta. Emiliano nell’angolo…

ROMA –  Non è stato ancora raggiunti l’accordo tra Matteo Renzi e la minoranza Pd sulle candidature alle politiche. Le riunioni con Andrea Orlando e Michele Emiliano sono iniziate dopo l’una di questa notte e fino alle quattro del mattino,  e da quanto si è appreso il lavoro è proseguito al Nazareno negli uffici della direzione del Partito Democratico.

La trattativa è ancora in corso, poichè la proposta della segreteria prevederebbe, a quanto si apprende, attorno ai 15 seggi sicuri per l’area di Andrea Orlando e tra i 6 e i 7 per il modesto seguito di Michele Emiliano sarebbe stata giudicata “insufficiente” dalla minoranza.

La proposta del segretario Renzi è stata ritenuta “non accettabile sul piano dei numeri, della distribuzione territoriale e per il tentativo di scegliere anche i nomi all’interno dell’area Orlando“, in quanto i numeri prospettati da Renzi, secondo gli esponenti della minoranza, di fatto non rispecchierebbero gli equilibri congressuali. Ma dalla maggioranza del partito si fa notare che sarà richiesto a tutti un “sacrificio” nelle candidature,  poichè rispetto a questa legislatura la pattuglia parlamentare del Pd è destinata ad assottigliarsi .

Roberto Giachetti scrive a Renzi.Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute” ha scritto il vicepresidente della Camera  al segretario del Pd Matteo Renzi, in un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook. “Ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie. Io e la mia città, io ed il territorio dove vivo da 50 anni, io ed il mio amore per la mia città e per la politica. In tutti i prospetti che girano sulle candidature c’è una casella sul proporzionale con un nome certo: Giachetti. Sarei ipocrita se ti dicessi che la cosa non mi faccia piacere: penso che, in qualche modo, sia il riconoscimento di un impegno nel partito, e più in generale in politica, che mai mi era stato riconosciuto in passato. Di questo non posso che ringraziare, di cuore e con il cuore, sia te che hai creduto in me fin dall’ inizio quando davvero ci conoscevamo assai poco, e Paolo Gentiloni che invece mi conosce da una vita e che per una vita mi ha sostenuto anche nelle mie battaglie a lui più estranee

“Sento dentro di me che quella casella (il paracadute) mi sta troppo stretta – continua Roberto GiachettiNon corrisponde alla mia storia, alla mia cultura, al mio sentire. Il Pd sta vivendo un momento difficile, e nella nostra difficoltà si riflettono tutti i pericoli per il Paese. E Marco mi ha sempre detto che è nei momenti difficili che bisogna crederci, anche rischiando. E allora no. Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio. Conosco bene i tantissimi problemi che abbiamo nel cercare di trovare una quadra per garantire la presentazione di liste competitive in grado di tenere insieme la conferma di chi tanto si è impegnato in questi anni per dare impulso alla ripresa che si sta manifestando e la necessità di linfa nuova. So bene che la quadra sarà comunque dolorosa. Allora penso che sia mio dovere fare l’unica cosa che potrebbe rappresentare un valore aggiunto per il centro sinistra e non la penalizzazione di un vero rinnovamento. Non voglio essere un tappo. Non sarò un tappo. Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute”.