Stupri di Rimini: il capobranco è positivo alla tubercolosi. Trasferito dalla casa circondariale di Rimini a quella Pesaro

Stupri di Rimini: il capobranco è positivo alla tubercolosi. Trasferito dalla casa circondariale di Rimini a quella Pesaro

Il ventenne congolese capobranco degli stupri di Rimini è stato tradotto nella sezione dei “sex offender”, un reparto protetto e speciale previsto per chi ha commesso reati gravi a sfondo sessuale. I quattro arrestati nel frattempo, probabilmente “pilotati” della strategie difensive dei propri legali,  continuano a rimpallarsi le responsabilità, e tutti negano di aver fatto degli  stupri

ROMA –  Mentre proseguono le indagini e tutti gli accertamenti per inchiodare alle proprie responsabilità il gruppo degli immigrati responsabili dei due stupri di Rimini e di altri tentati accertati successivamente. Per questo ieri i quattro del branco hanno ricevuto in carcere la “visita” dei poliziotti della Scientifica che armati di tamponi hanno prelevato le rispettive salive. Una volta estratto il profilo, si passerà alla  loro comparazione  con le prove biologiche rinvenute sulle scene dei crimini.

Guerlin Butungu

Guerlin Butungu il ventenne congolese capobranco degli stupri di Rimini è  risultato positivo alla tubercolosi, e per questo motivo stato trasferito nella giornata di ieri dal carcere di Rimini a quello di Pesaro, e tradotto nella sezione dei “sex offender“, un reparto protetto e speciale previsto per chi ha commesso reati gravi a sfondo sessuale.

E’ stato proprio durante gli accertamenti sanitari a cui è stato sottoposto l’immigrato  congolese che gli esami avrebbero riscontrato la presenza della tubercolosi, malattia infettiva causata da vari ceppi di micobatteri, e pertanto è stato disposto il trasferimento dalla casa circondariale di Rimini a quella Pesaro . Al momento non è ancora chiaro se si tratti di una forma più o meno grave, nè se, essendo una malattia contagiosa, sia stata prevista una profilassi per chi è venuto in questo periodo a contatto con il congolese, che godeva di un permesso di protezione umanitaria e che era uscito dallo scorso aprile dal sistema Sprar riservato ai profughi.

Nel frattempo, gli investigatori della Squadra Mobile di Rimini stanno componendo insieme i pezzi del puzzle investigativo,  che riporta un quadro ben più ampio,  di quello ipotizzato inizialmente. Sulla base di una prima ricostruzione su cui stanno cercando ulteriori riscontri  il branco avrebbe effettuato la notte del 25 agosto, almeno due rapine ai danni di giovani turisti. Colpi messi a segno proprio mentre i quattro risalivano dalla zona del porto di Rimini verso Miramare. Un percorso fatto di violenza, culminato con il massacro dei due ragazzi polacchi e della transessuale peruviana.

Questa l’intervista esclusiva rilasciata dalla trans peruviana ai colleghi di RAIUNO : clicca QUI 

Ma non solo, gli inquirenti stanno investigando anche su altre rapine e soprattutto su altre violenze che si sarebbero consumate nel corso dell’estate tra Rimini e Pesaro. Quindi non veri e propri stupri, ma comunque aggressioni sessuali che non si sono concluse solo per fortuna delle malcapitate come nel caso della giovane ragazza di Legnano, riuscita a fuggire via dalle mani di  Guerlin Butungu che secondo quanto ha raccontato la donna alla Polizia,  si era già calato i pantaloni. O come quella avvenuta a Pesaro, a luglio, fuori da un locale, ai danni di una ragazza che faceva parte della stessa compagnia del congolese e dei magrebini, che venne salvata, come lei stesso ha raccontato da uno dei due fratelli marocchini, dagli altri della comitiva che gliela hanno sottratta appena in tempo, trascinandolo via.

I quattro arrestati nel frattempo, probabilmente “pilotati” della strategie difensive dei propri legali,  continuano a rimpallarsi le responsabilità, e tutti negano di aver fatto degli  stupri: il congolese Guerlin Butungu  li attribuisce ai tre minorenni, ed i ragazzini marocchini a loro volta a lui. Oggi nel carcere minorile di Bologna verrà interrogato di nuovo il più giovane dei due fratelli che non ha ancora compiuto 15 anni.

L’ultima parola al Dna, la prova regina. Dopodichè le parole serviranno a ben poco.

 

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