Stampa, informazione, rispetto delle leggi: due pesi e due misure?

Stampa, informazione, rispetto delle leggi: due pesi e due misure?

Io sono e sarò sempre dalla parte della Legge e della giustizia e non potrò mai giustificare chi viola il segreto istruttorio mettendo a rischio il buon esito delle indagini e del conseguente processo. Si può fare dell’ottimo giornalismo con le proprie inchieste come hanno fatto molti giornalisti che poi finiscono sotto scorta, e contribuire alla giustizia facendo del sano ed ottimo giornalismo

di Antonello de Gennaro

Salvo Palazzolo

leggo le proteste dell’ Ordine dei Giornalisti di cui faccio parte, affiancato dal sindacato a cui non sono iscritto non avendone bisogno e mai mi iscriverò, che esprimono solidarietà al collega Salvo Palazzolo della redazione di Palermo del quotidiano LA REPUBBLICA . Secondo il sindacato “le fughe di notizie e le presunte violazioni del segreto istruttorio non possono essere contestate ai cronisti, il cui dovere è quello di pubblicare tutto quello che ha rilevanza per l’opinione pubblica, non certo quello di nascondere le notizie” teoria su cui dissento completamente. E vi spiego il perchè.

Innanzitutto perchè nella Legge professionale che regolamenta la nostra professione, e nella legge sulla Stampa, non esiste alcuna norma che ci consenta e legittimi il supposto “diritto sindacale” di violare il segreto istruttorio. La Legge è (ed aggiungo io: deve essere) uguale per tutti. Quindi se esiste un’inchiesta coperta da segreto istruttorio, noi giornalisti abbiamo il dovere di rispettarlo. Altrimenti poi con che coraggio, con che faccia possiamo pretendere di avvalerci sul segreto professionale ? Con tali chiamate alle armi per difendere la categoria… perdiamo credibilità, diventiamo ridicoli e facilmente attaccabili dall’opinione pubblica.

Chi vi scrive, oltre dieci anni ha subito una perquisizione da parte delle forze dell’ordine. Non per aver violato il segreto istruttorio, ma per scoperchiato cosa accadeva nel mondo dello spettacolo e dell’informazione milanese, con il tacito assenso di Silvio Berlusconi. La notizia della perquisizione venne data addirittura nei titoli di apertura del TG1, TG2 e Tg3.  Sembrava che avessero scoperto la centrale informativa di Bin Laden ! Sono stato io infatti con dei miei colleghi (fra cui la buonanima di Aldo De Luca del quotidiano il Messaggero) all’epoca dei fatti a rivelare giornalisticamente sul sito Svanityfair.com cosa accadeva dietro le quinte. Un’ inchiesta da  cui è venuta fuori poi l’inchiesta “Vallettopoli” condotta dal pm Henry John Woodcock all’epoca dei fatti in servizio presso la procura di Potenza.

Una perquisizione effettuata dagli uomini del G.A.T. (Gruppo Alta Tecnologia) della Guardia di Finanza di Milano, sollecitata, o meglio imposta da un potente ministro della repubblica del Governo Berlusconi ora caduto in disgrazia , su sollecitazione di una giornalista pugliese, di origine brindisina che nonostante fosse sposata con un giornalista del Gruppo Mediaset, era la sua amante. ed infatti di lì poco venne lasciata dal marito. Subito dopo l’ufficiale che comandava il gruppo dei finanzieri a Milano, e gli operanti delle Fiamme Gialle impegnati nella mia perquisizione domiciliare vennero tutti assunti nella”security” informatica di una grande azienda “pubblica” quadruplicando i propri stipendi.

Dopo qualche anno (bisogna aver pazienza e fede…) la giornalista traditrice in questione è stata licenziata da un importante gruppo editoriale milanese per cui lavorava ed accompagnata alla porta dalla televisione su cui conduceva un programma patetico. Il ministro è letteralmente scomparso dalla politica ed il suo ufficiale di collegamento con la Guardia di Finanza (che era stato premiato con l’elezione “blindata” a deputato) che aveva di fatto ordinato la mia perquisizione, venne arrestato ed è sparito anch’egli dalla politica.

Ma nella mia vicenda personale nè l’ Ordine dei Giornalisti nè tantomeno il sindacato dissero una sola parola. Tutti muti ed allineati. Nel caso del collega Palazzolo a cui la procura di Catania contesta di aver ‘rivelato notizie’ nell’articolo con cui a marzo diede atto della chiusura dell’inchiesta sul depistaggio del pentito Vincenzo Scarantino nell’ambito delle indagini sulla strage Borsellino, si schierano Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Siciliana della Stampa. La mia solidarietà umana va a Palazzolo esclusivamente per il trauma psicologico che si vive a seguito di una perquisizione, con la quale la propria vita viene scandagliata da cima a fondo e data in pasto a sin troppe persone. Ma Palazzolo si è preso un rischio, ben consapevole di prenderlo, violando la Legge.

“È in corso in tutta Italia – commenta il sindacato – un attacco durissimo contro la libertà di informazione e contro i cronisti liberi che con il loro lavoro garantiscono ai cittadini il diritto ad essere informati. La perquisizione e il sequestro del telefono, oltre che l’accesso ai dati contenuti nel computer, rappresentano una grave violazione del diritto alla tutela delle fonti e del segreto professionale. Le fughe di notizie e le presunte violazioni del segreto istruttorio non possono essere contestate ai giornalisti, il cui dovere è quello di pubblicare tutto quello che ha rilevanza per l’opinione pubblica, non certo quello di nascondere le notizie“. Teoremi questi che non mi trovano d’accordo.  Non esiste una legge infatti , lo ribadisco, che consenta ad un giornalista di violare il segreto istruttorio. Almeno sino a prova contraria.

Il presidente nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna (con il quale il sottoscritto ha avuto recentemente un duro scontro dialettico in pubblico presso l’auditorium RAI in occasione di una giornata di aggiornamento professionale) ha dichiarato ieri all’ ANSA quanto segue: “Definire inaccettabile l’ennesima perquisizione a danno di un cronista, nel caso specifico Salvo Palazzolo di Repubblica è il minimo che si possa fare, ma non basta, così come non è sufficiente condividere parola per parola il comunicato della Fnsi e dell’Associazione siciliana della stampa” aggiungendo “Per verificare tutte le iniziative possibili  sarò a Palermo per incontrare Palazzolo il prossimo 25 settembre. Sarà anche l’occasione per parlare ai colleghi della non rinviabile riforma dell’Ordine e dei possibili provvedimenti legislativi a tutela del segreto professionale”. Cosa dire quando un incaricato di pubbliche funzioni, quale è Verna, critica l’operato della magistratura ? Preferisco stendere un velo di imbarazzo da giornalista, anche perchè non mi sento rappresentato da chi legittima un reato previsto dal Codice Penale.

Io invece sono e sarò sempre dalla parte della Legge e della giustizia e non potrò mai giustificare chi viola il segreto istruttorio mettendo a rischio il buon esito delle indagini e del conseguente processo. Si può fare dell’ottimo giornalismo con le proprie inchieste come hanno fatto molti giornalisti che poi finiscono sotto scorta, e contribuire alla giustizia facendo del sano ed ottimo giornalismo, come ad esempio ha fatto la collega ed amica Federica Angeli della redazione romana del quotidiano LA REPUBBLICA, lo stesso giornale di Palazzolo, senza bisogno di violare il segreto istruttorio, rispettando la Legge.

Chi vi scrive ha fatto qualcosa di buono, come ben noto a molti, del sano giornalismo investigativo in Puglia, con il risultato che dopo ben tre avvertimenti con ingenti danni alla mia autovettura, me l’hanno bruciata e poi spedito una busta con un proiettile. Ho subito avuto e continuo ad avere  la vicinanza dello Stato attraverso il prefetto di Taranto il dr. Cafagna e la tutela della mia persona attraverso i controlli e la presenza delle Forze dell’ Ordine, ho ricevuto solidarietà da Autorità, dalla politica, dalle istituzioni, ma non ho ricevuto una sola parola dall’ Ordine dei Giornalisti. E tantomeno dal sindacato.

La FNSI e l’ Assostampa di Puglia “proteggono” un mitomane loro iscritto di Taranto che mi sta perseguitando denunciando ripetutamente il falso, ed hanno sempre chiesto (inutilmente !)  la chiusura di questo quotidiano. Ma a processo per diffamazione al momento è finito soltanto Raffaele Lorusso il segretario nazionale della FNSI. Che troverà presto “compagnia”… seguìto a ruota in altro processo dal suo “pupillo” e da sua moglie. Perchè la Legge è e deve essere uguale per tutti.

Ecco perchè cari amici e lettori,  non stimo minimamente chi pensa di essere al di sopra della Legge soltanto per avere in tasca una tessera di giornalista, che probabilmente non meriterebbe neanche di avere. Nessun grande e bravo giornalista in Italia ha mai avuto bisogno di rivolgersi al sindacato, che purtroppo viene usato solo per fini personali e per fare carriera o ottonere lauti compensi ricoprendo cariche nei consigli di amministrazione dell’istituto di previdenza dei giornalisti, o nella cassa sanitaria. Questa è come dice Marco Travagliola stampa munnezza“.

image_pdfimage_print
Please follow and like us:

Ti piace il Corriere del Giorno ? Fallo sapere !