Sfiorata tragedia alla Cittadella della Carità a Taranto

Sfiorata tragedia alla Cittadella della Carità a Taranto

ROMA – Giovedì scorso nel corso della mattinata un fulmine ha colpito messo KO la zona della struttura ospedaliera di ricovero RSA “ L’ Ulivo” della Cittadella della Carità, rendendo inservibile persino il vetusto gruppo elettrogeno. Per fortuna le esalazioni dell’incendio non hanno causato  danni agli 80 pazienti ospitati che sono state trasportati con le carrozzelle nell’adiacente giardino esterno, grazie all’intervento anche di personale ausiliario esterno sopraggiunto sul posto.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che da un primo accertamento dei danni subiti dalla struttura, ma anche degli impianti di sicurezza, hanno constatato che l‘impianto elettrico non risulterebbe essere a norma, in quanto realizzato oltre 30 anni fa e mai adeguato nè tantomeno potenziato.

La circostanza più incredibile che a partire dal giorno dopo, nessuno del vertice della Fondazione nè tantomeno il Direttore Generale si sono fatti vedere e preoccupati di disporre subito i lavori necessari ! Cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse accaduto di notte e durante l’inverno ? Chi avrebbe portato in salvo i vecchi pazienti ricoverati ? E dove li avrebbero parcheggiati ? Tutte domande a cui dovrebbero rispondere la Autorità competenti, ma sopratutto quelle di controllo a partire dall’ ASL Taranto.

Il vertice della Fondazione Cittadella della Carità a partire dal suo presidente Giuseppe Mele ed il direttore generale Bruno Causo, manifesta ancora una volta la propria incapacità gestionale, e non a caso la struttura fondata e voluta da don Guglielmo Motolese, negli ultimi anni vive una profonda crisi gestionale a causa dell’incapacità del proprio cosiddetto management più attento a strani affari utilizzando i soldi pubblici provenienti dal convenzionamento con la Regione Puglia.

Per la cronaca i dipendenti della Cittadella della Carità non hanno ricevuto lo stipendio di aprile 2018 , oltre ben 2  mensilità della 13ma, alcuni premi di produzione previsti contrattualmente al personale, ed i debiti con banche e fornitori che ammontano a 15 milioni. Ed il bello è che il vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro nelle sue omelie ed interviste sull’ ILVA parla di “diritti dei lavoratori“.

Un’altra circostanza è il totale silenzio della stampa locale , che poi si straccia le vesti per la crisi… editoriale ed economica tarantina. Sarà forse perchè l’addetta stampa-Urp  della struttura ospedaliera della Cittadella della Carità, la pubblicista Gabriella Ressa è una “collaboratrice” dell’ Assostampa, il sindacato dei giornalisti pugliesi ? “Cogito ergo sum”(cit.) cioè : dubito quindi esisto.

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