“Se un sindaco non mantiene promesse è lecito insultarlo” lo ha deciso la Cassazione !

“Se un sindaco non mantiene promesse è lecito insultarlo” lo ha deciso la Cassazione !

Per la sentenza n° 317 della Suprema Corte “è apparso quindi chiaro ai giudici di merito che l’attacco al Parisi riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative sue e della sua maggioranza e, del tutto correttamente, si è escluso che sia trasmodato in un attacco alla dignità morale e intellettuale della persona offesa”

ROMA –  Se non si vuole finire ridicolizzati sui manifesti affissi dagli avversari politici che sono legittimati a dare del falso e del bugiardo a chi, dopo essere stato eletto, fa dietrofront sugli impegni presi davanti ai cittadini meglio mantenere le promesse elettorali. La Suprema Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto di critica politica a un gruppo di consiglieri comunali dell’opposizione che avevano affisso lungo le vie cittadine di un centro del messinese dei manifesti nei quali l’ex sindaco di Furci Siculo, Bruno Antonio Parisi veniva definito “falso, bugiardo, ipocrita, malvagio” per aver deliberato l’erogazione dell’indennità di funzione “così tradendo le promesse elettorali”.

Il Tribunale di Messina nel marzo 2014 aveva escluso nel processo di primo grado l’esimente del diritto di critica politica, “viste le connotazioni personali delle ingiurie contenute nel testo dei manifesti” ed aveva conseguentemente condannato i consiglieri di opposizione Sebastiano Foti, Carmelo Andronico, Beniamino Lo Giudice, Alessandro Niosi, Saverio Palato e Agatino Vinci. La Corte di Appello di Messina nel marzo 2016 a seguito del ricorso degli imputati, li aveva invece assolti. Adesso la Suprema Corte ha anche respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Parisi per ottenere il risarcimento dei danni da diffamazione.

Ad avviso degli “ermellini” della Suprema Corte il verdetto di assoluzione emesso dalla Corte di Appello di Messina è corretto poichè è partito “dal presupposto incontestabile della offensività delle espressioni usate per riconoscere che gli epiteti rivolti alla parte offesa presentavano una stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al sindaco in merito alla erogazione di funzione, a cui il primo cittadino aveva dichiarato di voler rinunciare in campagna elettorale”.

“In questo ambito, gli epiteti “falso, bugiardo, ipocrita” si ricollegano, secondo la Corte territoriale – prosegue la Suprema Corte di Cassazione al mancato adempimento delle promesse elettorali nonchè all’avere omesso di dichiarare pubblicamente il proprio ripensamento sul tema dell’indennità di funzione e, quanto all’aggettivo `malvagio´, ad azioni giudiziarie, asseritamente infondate, che egli aveva promosso contro gli avversari politici”.

Per la sentenza n° 317 della Suprema Corte, – depositata oggi – “è apparso quindi chiaro ai giudici di merito che l’attacco al Parisi riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative sue e della sua maggioranza e, del tutto correttamente, si è escluso che sia trasmodato in un attacco alla dignità morale e intellettuale della persona offesa” come invece ha tentato di sostenere l’ex primo cittadino.

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