Se Toninelli trasforma il Tav in burla

Se Toninelli trasforma il Tav in burla

Come non perdonare qualche gaffe a chi fatica così? Del resto lui dice che “se ne frega”, dimostrando una buona attitudine a convivere con la goffaggine. Quel che si stenta a capire è l’allergia del ministro per le commissioni d’indagine. Se ne forma una, inciampa.

di Giancarlo Caselli*

Il fondato timore che esautorando il Parlamento sia in atto una grave umiliazione della democrazia non deve farci dimenticare altri problemi, sia pure di minore impatto istituzionale. Eccone un esempio, cui ci introduce la frase: “Lavoro dalle 16 alle 18 ore al giorno per dare il massimo“. Parole che un tempo esaltavano l’Eroe del lavoro socialista Aleksej Stachanov, mentre oggi servono al ministro Danilo Toninelli per autocelebrarsi.

Come non perdonare qualche gaffe a chi fatica così? Del resto lui dice che “se ne frega”, dimostrando una buona attitudine a convivere con la goffaggine. Quel che si stenta a capire è l’allergia del ministro per le commissioni d’indagine. Se ne forma una, inciampa. Prima la commissione sul ponte Morandi di Genova: un decollo faticoso, perché vari “pezzi” scelti dal ministro non andavano bene. Poi la commissione di indagine sul rapporto costi/benefici del TAV, la cui composizione è da più parti contestata. Non avrebbe i requisiti di terzietà e obiettività che per definizione devono caratterizzare ogni analisi che voglia esprimere valutazioni corrette e affidabili.

È acclarato infatti (lo provano resoconti anche fotografici) che il “capo” della commissione ha partecipato ad incontri No-Tav organizzati da No-Tav, ed è notorio che costoro dialogano unicamente con le persone con cui sono in sintonia, mentre chi dissente non merita alcuna interlocuzione, semmai ostilità se non peggio.

Senza neppure l’ombra di una procedura concorsuale, è stato il “capo” a designare personalmente ben 5 su 6 componenti della commissione, tutti soggetti che già avevano manifestato opinioni contrarie all’opera. Oltre ad essere parte, a vario titolo, di un network riconducibile al “capo” e ad interessi ben poco conciliabili con quelli del TAV.

Tanto premesso, ecco la questione di fondo: sono stati rispettati i parametri propri di una commissione d’indagine “terza”, che ontologicamente presuppone spazio paritetico e confronto equilibrato fra le diverse opinioni? Le scorrettezze di metodo non rischiano di avvelenare o ridicolizzare i risultati dell’indagine? L’obiezione degli interessati è risibile per la sua inconsistenza.

Si sostiene che se cinque medici visitando un paziente dicono tutti che è malato, non vuol dire che sono affetti da pregiudizio: perché sono dei professionisti e se dicono la stessa cosa è perché il paziente è effettivamente malato. Come se il TAV fosse un raffreddore! O i consulti fra medici fossero roba da buontemponi perdigiorno! A parte che lo scombinato esempio, irresistibilmente attratto solo da diagnosi di malattia, è un classico lapsus freudiano …

Dunque il ministro Toninelli, affidandosi a una commissione così congegnata e vaticinandone i risultati come una sorta di illuminazione, ha scelto una strada accidentata in punto credibilità degli sbocchi. Per contro, il TAV è questione troppo seria, oltre che tormentata, per ridurla ad una discussione tra sodali, che basta niente perché tracimi in burla in danno dei piemontesi tutti e del loro interesse ad essere informati con obiettività: quali che siano i risultati.

*magistrato

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