Sciopero di 24 ore con assemblee e presidi all’ Ilva

Sciopero di 24 ore con assemblee e presidi all’ Ilva

Vertice allo sviluppo economico sul piano Am InvestCo. il viceministro allo sviluppo economico Teresa Bellanova: “Apro il tavolo questa mattina con l’auspicio che tutte le parti facciano un confronto di merito e che il governo agevolerà questo confronto per arrivare ad un’intesa che sia soddisfacente per tutte le parti“

ROMA – Presidi di lavoratori e sindacati sono in corso davanti alle portinerie A, D, Tubifici e imprese dello stabilimento ILVA di Taranto. Le iniziative avvengono in concomitanza con lo sciopero di 24 ore, cominciato alle ore 7, indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb nel giorno del vertice al ministero dello Sviluppo economico in cui sarà discusso il piano dell’acquirente Am Investco (controllata dal gruppo franco-indiano ArcelorMittal e partecipata dal Gruppo Marcegaglia), che ha confermato i 4 mila esuberi programmati (3.300 solo nel capoluogo ionico). Oltre a Taranto, è sciopero anche a Novi Ligure, altro sito ILVA, ma c’è tensione in un po’ tutto gli stabilimenti, tra cui quello di Genova Cornigliano.

Assemblea alle 5 del mattino per i lavoratori dello stabilimento ILVA Genova Cornigliano dove il piano dell’azienda prevede 600 esuberi. A uno dei mezzi pesanti del corteo è stato appeso uno striscione: “In lotta senza paura per il lavoro e per Genova”. Concetto ribadito dal segretario della Fiom Cgil genovese Bruno Manganaro: “Lottiamo per i lavoratori dell’ Ilva e per Genova – ha detto – per difendere i diritti del lavoro di quelli che ci sono oggi e per il futuro”.

E’ previsto che gli operai convergano verso la direzione per un’assemblea. Il governo ha garantito che non lascerà nessuno senza tutele, ma per i sindacati si parte da una base di confronto inaccettabile. A preoccupare sono soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am InvestCo. Innanzitutto, fanno rilevare Fim, Fiom, Uilm e Usb, perderanno le garanzia dell’art.18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act. Inoltre, così come evidenziato nel piano, non ci sarà alcuna “continuità rispetto al rapporto di lavoro” precedente “neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”. Ora toccherà ai sindacati trattare per riuscire a mantenere i livelli retributivi.

Da Taranto a Genova la protesta dei sindacati è compatta. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, dai primi dati l’adesione negli stabilimenti pugliese e ligure, insieme a Novi Ligure, è totale. A fianco degli operai, le Regioni Puglia e Liguria, i Comuni di Taranto e Genova, gli arcivescovi delle due città. Marco Bentivogli della Fim Cisl commenta che gli operai “hanno ben compreso che le basi su cui si articola il piano industriale vanno radicalmente modificate: è possibile modificare il piano affinché si rilanci la produzione dell’acciaio, si salvaguardi l’ambiente e si escludano licenziamenti“.

Il viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, ha dichiarato ai microfoni del Gr1-RadioRai in vista del tavolo ministeriale di oggi che “La posizione del Governo è che si parte dalla proposta che era stata fatta nel bando di gara. Si parlava di un costo di 50.000 euro medio a lavoratore e quindi rispetto alla proposta che è stata avanzata nella comunicazione alle organizzazioni sindacali, si parla di una cifra più alta” ed ha aggiunto  “Apro il tavolo questa mattina con l’auspicio che tutte le parti facciano un confronto di merito e che il governo agevolerà  questo confronto per arrivare ad un’intesa che sia soddisfacente per tutte le parti

Per la Fiom, ArcelorMittal si è dimostrataarrogante e inaffidabile”. Il segretario generale Fiom Francesca Re Davide e Rosario Rappa hanno bollato la comunicazione come “una provocazione” alla quale si può rispondere solo con “una forte azione conflittuale di tutte le lavoratrici e i lavoratori”.

A scatenare i sindacati non sono stati solo i numeri che dovranno essere discussi al tavolo ministeriale, ma soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am InvestCo, e tutto ciò per ironia della sorte avviene nelle stesse ore in cui Fabio e Nicola Riva, componenti della famiglia ex proprietaria dell’ILVA , si vedevano respingere la richiesta di patteggiamento .

Se i lavoratori dell’ ILVA dovessero accettare le decisioni della Am InvestCo perderebbero le garanzia dell’art.18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act, e quindi non ci sarebbe alcuna “continuità rispetto al rapporto di lavoro  precedente neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità“. Secondo i primi calcoli dei lavoratori, accettando tali condizioni contrattuali, rischierebbero inoltre di perdere 6-7mila euro in busta paga anche se Am InvestCo si dichiara dispinibile a valutare “alcuni ulteriori elementi di natura retributiva riferibili ad elementi costituenti l’attuale retribuzione“.

Sul tavolo del Mise si dicuterà anche il futuro dei lavoratori delle imprese collegate all’ ILVA, tra società appaltatrici e dell’ indotto. Tema che non è oggetto specifico dell’incontro di domani, ma il problema esiste e lo ricordano tutti i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil trattandosi di  “7603 lavoratori e lavoratrici dell’indotto, dipendenti di circa 346 aziende, autorizzati tutte le mattine, pomeriggi e notti a presentarsi presso la portineria Imprese  (sulla strada provinciale per Statte) per iniziare la loro avventura nello stabilimento” per i quali, osservano i sindacati, nulla si sa al momento circa il loro futuro.

“Vi è anche la condizione delle imprese terze, le quali avanzano dall’Ilva crediti per 150 milioni ” ricorda Vincenzo Cesareo, il battagliero presidente di Confindustria Taranto   “che rischiano di rimanere per sempre nel calderone infinito del passivo“.

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