Revenge porn: una vittima nel napoletano querela Mark Zuckerberg

Revenge porn: una vittima nel napoletano  querela Mark Zuckerberg

L’ex compagno di una donna apre un falso account Facebook a suo nome e pubblica foto e video sessualmente compromettenti per vendicarsi di essere stato lasciato. La vittima lo querela, ma accusa anche il proprietario del social network, per non aver rimosso subito il materiale che era stato segnalato

ROMA – La donna lo aveva lasciato e lui non accettava la fine della loro relazione e per vendetta aveva aperto un falso profilo Facebook a nome della sua ex compagna, pubblicando foto intime della donna in versione “hot” . Dopo cinque anni dai fatti l’uomo,  51 anni originario di Pompei (Napoli) è  finito sotto processo dinnanzi al tribunale di Torre Annunziata a seguito della querela-denuncia presentata dalla donna.

L’avvocato  Giancarlo Sparascio difensore della vittima, ha incluso nella querela anche Mark Zuckenberg, il fondatore e proprietario del popolare social network, poichè  due anni dopo i fatti denunciati – , il falso profilo della donna, inizialmente oscurato dagli amministratori di Facebook, all’improvviso è tornato visibile online.

Tutto ebbe inizio nell’ottobre del 2014, quando la donna oggi 52 anni, un matrimonio già finito alle spalle e fino a quel momento mai iscritta a Facebook,  venne informata che era attivo un falso profilo a suo nome sul social network sul quale erano state pubblicate diverse immagini intime che la ritraevano, visibile in volto, durante rapporti sessuali avuti con il suo ex-compagno, fotografie peraltro visibile da chiunque.

La donna originaria di un piccolo comune del Salento, per la vergogna fu costretta anche a lasciare successivamente il suo luogo di origine , e tramite il suo legale presentò  alla Procura di Lecce un atto di denuncia-querela contro il suo ex.compagno,   con la richiesta di sequestro dei dispositivi elettronici in possesso dell’uomo, mentre  dopo l’attivazione del suo profilo non autorizzato e tantomeno voluto,  grazie all’intervento della polizia postale di Lecce  72 ore, venne oscurato .

La procura di Lecce accolse l’istanza di sequestro e dispose una perquisizione a Pompei dove venne rintracciato e  sequestrato il computer dell’uomo, all’interno del quale venne eseguita anche una consulenza tecnico-informatica da un perito informatico dalla Procura salentina, che trovò all’internno del computer le prove della responsabilità dell’uomo cinquantunenne mandato a giudizio nel novembre 2016  dinnanzi al Tribunale di Lecce per rispondere dei reati di sostituzione di persona, diffusione di immagini pornografiche e diffamazione aggravata, accuse che hanno comportato successivamente il trasferimento del processo per competenza territoriale ( “locus delicti“) a Torre Annunziata.

Il dibattimento è stato aggiornato al 15 luglio.I gravissimi fatti sottesi a questo processo, che avrebbero potuto sortire, come avvenuto in altre occasioni, conseguenze fatali, stanno dirigendosi verso il loro definitivo accertamento nel dibattimento – commenta l’avvocato Giancarlo Sparasciopur con immensi sforzi, in ragione della totale inadeguatezza delle classiche fattispecie di reato rispetto all’incriminazione di condotte radicalmente nuove che richiederebbero l’introduzione dell’autonomo delitto di revenge porn, come finalmente pare essersi reso conto il Parlamento”.

L’avvocato difensore della donna ha reso noto che in procura di Torre Annunziata vi è un secondo procedimento, in attesa di decisione da parte del pm assegnatario del fascicolo, “originato da una denuncia-querela estesa anche al fondatore Mark Zuckerberg, a causa della riattivazione a distanza di due anni dello stesso profilo già segnalato ed oscurato: riattivazione – spiega il legale – riconducibile all’inadeguatezza del sistema di controllo e di sicurezza predisposto dai vertici aziendali di Facebook che, per tutt’Europa Europa, dispone di un solo ufficio, ubicato in Germania, demandato alle segnalazioni ed operazioni di verifica e rimozione di post che vengono utilizzati come strumento di revenge porn o per la commissione di altri reati“.

Il braccio di ferro tra Germania e Facebook ha già dei precedenti: lo scorso anno il Bundestag ha approvato la legge “Netwerkdurchsetzungsgesetz” – in vigore dal 1° gennaio 2018 – che ha imposto ai social network di cancellare post o tweet potenzialmente illegali entro 24 ore dalla notifica; in caso contrario sono previste multe fino a 50 milioni di euro. Per assicurarsi che questa legge venga rispettata è stato creato un team di 50 persone al ministero della Giustizia.

L’Italia, che ha oltre 28 milioni di utenti iscritti a Facebook, è del tutto sprovvista di una struttura operativa del socialnetwork Facebook che possa svolgere tali operazioni.  Oggetto della proposta di legge condiviso trasversalmente in Parlamento dalle opposizioni è l’introduzione dell’articolo 612 ter del Codice Penale, per punire chi pubblica e diffonde attraverso Internet e social media immagini e video di carattere erotico senza il consenso delle persone coinvolte.

Il disegno di legge sulla violenza di genere è però slittato la scorsa settimana  a causa dell’acuirsi delle tensioni nel governo in vista delle elezioni europee.Pur di non rompere platealmente in aula i grillini e il Carroccio hanno preferito prendersi una pausa e trovare un compromesso, come è già accaduto con tanti altri provvedimenti, mentre tutte le opposizioni — dal Pd a Forza Italia, passando per Leu e Fratelli d’Italia — chiedono con forza di introdurre nel ddl un emendamento sul “revenge porn”, cioè la diffusione per vendetta di imagini intime.

In prima fila in questa battaglia le donne presenti in Parlamento: Maria Elena Boschi, Alessia Morani, Alessia Rotta, Patrizia Prestipino, Laura Boldrini, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Micaela Biancofiore, Iole Santelli, tanto per fare solo alcuni nomi, in un alleanza trasversale che hanno occupato in segno di protesta i banchi del Governo in aula a Montecitorio. Ma i grillini nonostante  una loro deputata Giulia Sarti, le cui foto e filmati hard sono stati diffusi sul web, sbarrano il passo a questa richiesta. Ed il “revenge porn” ha ancora strada libera, nell’indifferenza del management di Facebook.

All’estero il revenge porn è già riconosciuto come reato in molti Paesi, come ad esempio Germania, Israele, Gran Bretagna, Canada e in 34 Stati degli USA. L’Italia è ancora indietro dal punto di vista della persecuzione penale di questa condotta, tuttavia, i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto Giulia Sarti hanno dimostrato per l’ennesima volta quanto sia urgente intervenire. I disegni di legge sulla repressione del revenge porn sono quattgro : depositati da Forza Italia (2 alla Camera e 1 al Senato) e 1 targato M5S che attende ancora di essere assegnato alla Commissione.

Evidentemente i ministri del governo Lega-M5S sono più interessati ad assumere persone per far seguire e documentare sui social network le loro attività minuto per minuto. E l’ Italia del cambiamento….

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