Regione Puglia: la legalità questa sconosciuta...

Regione Puglia: la legalità questa sconosciuta...

La Regione Puglia pur avendo a disposizione un proprio servizio di avvocatura interno ha “appaltato” all’esterno consulenze in materia di appalti e legalità. Ed il Consiglio di Stato ha bloccato una consulenza

di Antonello de Gennaro

La Regione Puglia, come tutti gli enti regionali in Italia, è dotata al proprio interno di un servizio di avvocatura che fornisce all’ente regione, i propri pareri legali e l’assistenza in sede di giudizio, ma ciò nonostante,  a Bari da alcuni anni il Consiglio regionale pugliese, ha “appaltato” all’esterno consulenze legali e fiscali unendole a delle attività di formazione. Ma secondo il Consiglio di Stato, la Regione Puglia ha premiato una società priva dei requisiti nonostante una sentenza del Tar di Bari avesse già sentenziato il mancato possesso dei requisiti da parte del vincitore, ma la Presidenza del Consiglio Regionale di Puglia  ha persino prorogato l’incarico illegittimo.

Il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso presentato da Tls Associazione Professionale di Avvocati e Commercialisti, in rappresentanza di  un raggruppamento temporaneo di imprese di Palermo,  Rti Fleurs International S.r.l. ,  nell’udienza pubblica dello scorso 25 ottobre 2018 con relatore il Cons. Giuseppina Luciana Barreca  ha emesso solo un dispositivo di sentenza stabilendo che la CLES – Centro di Ricerche e Studi Sui Problemi del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo S.r.l., di Roma non aveva i requisiti per partecipare all’appalto quadriennale da 1,1 milioni (fondi europei) lanciato a dicembre 2017.
Il ricorso del  raggruppamento temporaneo di imprese di Palermo si è reso necessario anche in virtù del rifiuto più volte opposto dalla Regione Puglia ai ricorrenti, di avere accesso agli atti amministrativi dell’appalto in questione.
I giudici di Palazzo Spada hanno anche respinto l’appello incidentale presentato dagli avvocati della CLES srl  per l’annullamento e/o la riforma della sentenza del Tar Puglia-Bari, sez. III, n. 858/2018 depositata in data 8.06.2018 e non notificata. Secondo la sentenza del Tar di Bari dello scorso giugno, la società CLES  che svolgeva lo stesso servizio per il Consiglio Regionale già dal 2015 e in passato ha più volte lavorato per la Regione Puglia  risulta essere iscritta alla Camera di commercio esclusivamente per compiere  “ricerca e sviluppo in campo economico e sociale“, e quindi non per fornire servizi legali e fiscali.
Peraltro in un precedente bando dello stesso Consiglio regionale pugliese , la società CLES si era presentata utilizzando in avvalimento le prestazioni di due avvocati.  L’istituto dell’avvalimento nell’ambito di sistemi di attestazione o di sistemi di qualificazione è regolato dall’art. 89, comma 2°, del nuovo codice dei contratti pubblici, che recepisce i principi stabiliti dall’art. 52, direttiva 2004/18 e dall’art. 53, direttiva 2004/17.

Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato

La sentenza del Tar Bari in questione aveva però  sancito che nemmeno il raggruppamento temporaneo di imprese di Palermo, aveva presentato ricorso possedeva i requisiti per la partecipazione all’appalto a favore della sezione amministrazione, e che quindi il Consiglio regionale pugliese avrebbe dovuto procedere alla ripetizione della gara. Ma gli uffici del Consiglio Regionale non hanno rispettato questa sentenza  e per ben tre volte (gennaio, marzo ed agosto 2018), hanno prorogato  l’appalto scaduto alla CLES.
A seguito della decisione del Consiglio di Stato, che ha superato la sentenza di primo grado ed accolto il nuovo ricorso del raggruppamento parlermitano,  il ricorso della CLES è stato rigettato . E quindi  il contratto dovrà essere affidato ai siciliani.
Il bando del Consiglio regionale in questione aveva un oggetto a dir poco irrituale: “Non si tratterà di tradizionale formazione di stampo corsuale, ma di vera e propria formazione in affiancamento, ovvero da realizzarsi perlopiù nella medesima fase operativa rispetto alla quale il fornitore prescelto verrà chiamato ad erogare il proprio supporto tecnico-legale-fiscale“. In pratica il compito per cui viene pagato lo stipendio al personale della società, è quello di affiancare i dipendenti della sezione Amministrazione e contabilità della Regione Puglia per espletare le gare d’appalto, cioè , fornendo loro su richiesta persino pareri legali e fiscali. In pratica l’attività per quale è proposto il servizio dell’ avvocatura regionale, che per ironia della sorte è stata chiamata a difendere il Consiglio Regionale pugliese davanti al massimo organo della giustizia amministrativa.

Nel frattempo mentre nelle aule di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato si svolgeva il contenzioso sull’appalto per la consulenza relativa agli appalti,  il Consiglio Regionale di Puglia  a marzo ne ha affidato un altro per altri 1,1 milioni di euro, praticamente fotocopia, sempre per la fornitura di “servizi legali di assistenza e consulenza tecnico-giuridica e di servizi formativi sul piano della legalità e della correttezza dell’attività amministrativa”, per altri quattro anni . La procedura ha visto partecipare un unico soggetto, poi dichiarato “vincitore”.

La società CLES di Roma è presieduta da un economista Alessandro Ferdinando Leon, nato negli Usa il quale insegna all’ Università di Roma Tre. Amministratore Unico è Daniela Pieri. e come potete leggere da quanto si legge dal loro sito internet, svolge attività ben diverse dal fornire assistenza legale e fiscale. Doveroso a questo punto porsi alcune domande : chi “protegge” la società romana ? E sopratutto, perchè spendere tutti questi soldi quando esiste un servizio di avvocatura regionale ?

Inutile dirvi che abbiamo contattato questa mattina la segreteria di Presidenza del Consiglio Regionale Pugliese, per avere un commento da parte del Presidente Loizzo, dopo aver cercato inutilmente di parlare con il Servizio Stampa  (tutti assenti e telefoni che squillano a vuoto) . Chissà che presto anche per questo servizio arriverà qualche società di consulenza esterna, visto che lascia molto a desiderare, nonostante i responsabili vengono “profumatamente” retribuiti con denaro pubblico, e parlare con la Regione Puglia è pressochè impossibile !

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