Reddito Cittadinanza. Il giorno dopo

Reddito Cittadinanza. Il giorno dopo

Sul sito del governo (www.redditodicittadinanza.gov.it) è apparso il link per fare domanda: nelle prime battute si sono segnalati problemi per l’accesso con Spid, l’identità digitale del cittadino, con la maggior parte dei gestori. Si potrà fare un solo prelievo di contante al mese: da 100 euro al massimo per un singolo a 210 euro per la famiglia numerosa

ROMA – Da Milano a Torino, Genova, Bologna, Roma Napoli e Bari c’era l’Italia povera in coda agli uffici del Caf e delle Poste  dove in chiusura di giornata le richieste presentate presso gli uffici postali per il reddito di cittadinanza sono pari a 35.653 nel primo giorno utile per chiedere il reddito di cittadinanza parlando di “flusso di cittadini costante e ordinato su tutto il territorio“. A queste se ne sono aggiunte 8.492 online..  Sono tante le donne così come gli uomini di mezza età rimasti senza lavoro, ma anche giovanissimi ed anziani. Qualcuno ha dormito per strada, quasi tutti fanno fatica a pagare l’affitto, le bollette, la spesa. C’è la madre sola che cerca una soluzione per la figlia a carico , ricercatrice e laureata in biologia disoccupata anni, una giovane donna che campa a stento da sempre a lavoretti, l’operaio edile con la ditta che ha chiuso, l’immigrato criminologo ed il pensionato con la minima che mantiene moglie e due figli disoccupati.

Sul sito del governo (www.redditodicittadinanza.gov.it) è apparso il link per fare domanda: nelle prime battute si sono segnalati problemi per l’accesso con Spid, l’identità digitale del cittadino, con la maggior parte dei gestori. Chi fa domanda – online, alle Poste o ai Caf – tra il 6 e il 31 marzo e spera di incassare i primi soldi in aprile sulla card gialla, come tante volte ripetuto dal ministro Luigi Di Maio, si metta l’anima in pace.

Arriveranno nei primi di maggio, lo ricordano i Caf (ma con l’arretrato di aprile). E lo dice il “decretone” che fissa in 10 giorni lavorativi il tempo per l’invio delle domande tra Poste o Caf a Inps. E poi in un periodo tra 5 e 30 giorni quello a disposizione di Inps per verificare i requisiti – presumibilmente entro il 26 aprile per le domande di marzo – e dare l’ok finale.

Tutti in coda con la stessa speranza ma con due dubbi assillanti: il reddito arriverà davvero? E cosa c’entra tutto questo con nuovi posti di lavoro, da dove usciranno ? Dubbi  condivisi da tutti. Sopratutto sulle politiche attive. “Sono anni che salto da un Centro per l’impiego all’altro“, racconta. “Mai avuto uno straccio di lavoro, e da quest’anno neanche la tessera per circolare sui mezzi al prezzo agevolato di 50 euro. Se non cambia la situazione nei Centri, anche per questo giro rimbalzerò da una ricerca di lavoro all’altra, senza portare a casa nulla“.

Lungo la penisola, tra Centri fiscali e sportelli delle Poste, la situazione si presenta ordinata: gente interessata sì, ma senza corse o file chilometriche. Dalla Consulta nazionale dei Caf si parla nel pomeriggio di “affluenza sostenuta” ma si esclude “l’assalto” agli sportelli. “Qualche raro caso di affollamento a Civitanova Marche, Cosenza, Siracusa e un numero importante di richieste a Milano e a Torino, particolarmente nei quartieri periferici“.

Il Ministero del Lavoro precisa che, almeno in una prima fase, con la card gialla – una semplice PostePay sarà possibile solo fare acquisti di beni alimentari negli esercizi convenzionati che già accettano la carta acquisti (quella usata sia per la Social Card di Tremonti che per il Rei di Renzi-Gentiloni) e spese in farmacie con lo sconto del 5%, oltre a pagare bollette di gas e luce (anche queste scontate).

Si può fare un solo prelievo di contante al mese: da 100 euro al massimo per un singolo a 210 euro per la famiglia numerosa. E si può inviare il bonifico per pagare parte dell’affitto o del mutuo (al massimo, rispettivamente, 280 euro e 150 euro al mese). Il ministero del Lavoro punta però ad ampliare la lista delle spese possibili con la card, tramite decreto entro metà o fine aprile, quando saranno effettivamente distribuite le carte.

Alla vigilia del via l’Istat ha portato in audizione alla Camera i dati sul beneficio e su chi andrà a toccare mentre le Poste Italiane hanno invitato i potenziali beneficiari a presentarsi agli sportelli “in ordine alfabetico”. L’Inps invece ha informato che  sarà in grado di trasmettere a Poste Italiane il flusso degli ordinativi di accreditamento sulle carte Rdc già dal 15 aprile prossimo, in anticipo rispetto a quanto originariamente programmato. Ieri i Caf avevano detto che le prime risposte sarebbero arrivate dal 26 aprile e i primi pagamenti a maggio.

L’Istituto di statistica ha reso noto i numeri che aveva già fatto presente al Senato e secondo i quali la misura simbolo del M5s potrebbe interessare 1 milione e 308 mila famiglie e 2 milioni e 706 mila individui, con un beneficio medio per famiglia pari a 5.053 euro, corrispondente al 66,8% del reddito familiare, per una spesa complessiva di circa 6,6 miliardi di euro su base annua. Il direttore del Dipartimento per la produzione statistica, Roberto Monducci, ha illustrato le simulazioni nel corso di un’audizione alle Commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera.

Secondo il modello di microsimulazione dell’Istat, tra le famiglie beneficiarie, 752 mila vivono nel Mezzogiorno (9% delle famiglie residenti), 333 mila al Nord (2,7%) e 222 mila al Centro (4,1%). Su base annua, il sussidio per famiglia beneficiaria è pari nel Mezzogiorno a 5 mila e 182 euro, nel Centro a 4 mila e 919 euro mentre al Nord è di 4 mila 853 euro. La metà delle famiglie riceverà un contributo superiore a 4.855 euro; il quarto delle famiglie con il maggiore beneficio oltre 7.560 euro mentre il quarto delle famiglie con il minore beneficio meno di 1.929 euro.

Cgil, Cisl e Uil in audizione alla Camera dei Deputati hanno chiesto al governo di essere ricevuti per parlare quanto prima della situazione nei centri per l’impiego (dopo il primo contatto “esplorativo” di ieri con il sottosegretario Cominardi). Non ci sono solo i 6 mila navigator e lo scontro con le Regioni che rischia certo di avere un “impatto negativo” sulla “buona riuscita della misura”. Ma anche i loro “colleghi” – 654 precari storici – in Anpal Servizi da stabilizzare prima di imbarcarne altri 6 mila e diventare “la terza più grande azienda di Stato con il 93% di precari“. A questi si aggiungono le altre assunzioni programmate di operatori nei centri per l’impiego, ancora bloccate: 1.600 ereditate dai governi passati e finanziate per due anni con i fondi europei e 4.000 disposte dalla legge di bilancio. In entrambi i casi il ministero del Lavoro deve ripartire le quote per le singole Regioni così che queste possano avviare i concorsi.

 

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