Processo “Ambiente Svenduto”: le pretese delle parte civili rigettate dalla Corte d’Assise

Processo “Ambiente Svenduto”: le pretese delle parte civili rigettate dalla Corte d’Assise

ROMA –L’Ilva non rispetta l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) e secondo quanto stabilito dalla Corte costituzionale va fermata” è quanto è scritto scritto nell’istanza presentata  alla Corte d’Assise di Taranto  dai legali di diverse associazioni ambientaliste e non fra le quali le solite Altamarea, Cittadinanza AttivaAssoconsum, Fondo antidiossina e  Peacelink,  ), dei Verdi e di alcune centinaia di cittadini , costituitesi parti civili nel processo.  gli avvocati che rappresentano la famiglia VerdiVerdi  il cui allevamento fu abbattuto nel dicembre del 2008 perché contaminato da diossina.

Uno dei fratelli Fornaro, Vincenzo, si è candidato a sindaco di Taranto per l’area ambientalista rappresentata da ‘Taranto Respira‘, con l’appoggio dei Verdi vicini ad  Angelo Bonelli , affiancato dalla “supertrombata del Pd” cioè Annarita Lemma, consigliere regionale uscente nelle ultime elezioni regionali, bocciata dai suoi stessi elettori nonostante fosse addirittura la capolista del Pd a Taranto.

L’ avvocato Raffaella Cavalchini  insieme agli avvocati Eliana Baldo, Orazio Cantore, Viviana Lanzalonga, Leonardo Laporta, Giuseppe Lecce, Anna Mariggio’, Annalisa Montanaro, Pietro Palasciano, Massimo Tarquinio e Sergio Torsella,  firmatari  l’istanza dello scorso 2 marzo, sosteneva che “le prescrizioni presenti nell’AIA non sono state rispettate: ce lo dicono i verbali di ispezione redatti dall’ Ispra e da ARPA Puglia e le continue segnalazioni di slopping (le nuvole rossastre di polvere minerale che si sollevano durante la produzione) e gli studi medici, non da ultimo quello della Asl di Taranto sulla presenza di naftalina nelle urine di alcuni cittadini. La decisione spetta alla corte d’Assise ma il nostro è anche un messaggio al governo, affinché si impegni in maniera concreta per la città“.

La Corte d’Assise di Taranto, presieduta dal giudice Michele Petrangelo e dal giudice relatore Fulvia Misserini, con un documento di 4 pagine, ha respinto l’istanza di revoca della facoltà d’uso degli impianti all’ Ilva avanzata dalle parti civili nel processo in corso a Taranto “Ambiente Svenduto” per il presunto reato di disastro ambientale che viene contestato dall’accusa ai 45 rinviati a giudizio, di cui 44 persone fisiche, fra i quali la proprietà, dirigenti e amministratori pubblici, e come persona giuridica la società Riva FIRE.

L’istanza di revoca della facoltà d’uso chiedeva in pratica di tornare al sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo così come disposto il 26 luglio dal gip di Taranto, Patrizia Todisco  dimenticando, facendo finta di dimenticare ( ???) la decisione della Corte Costituzionale  che nel mese di maggio del 2013 rigetto’ il ricorso dei giudici tarantini giudicando  costituzionale  la normativa del decreto legge 207/2012in un contesto di gravità ed eccezionalità che si è verificato a Taranto, per cui ricorrono due situazioni di emergenza, quella ambientale e quella occupazionale: la temporaneità delle misure adottate tese a scongiurare una grave crisi occupazionale senza, tuttavia, compromettere la salubrità dell’ambiente e la salute delle popolazioni presenti nelle zone limitrofe“. sostenendo che era finalizzata ad un doveroso bilanciamento di due interessi rilevanti: la tutela della salute e quella del lavoro.

Ne consegue che solo e soltanto la Procura di Taranto potrebbe avere la possibilità di chiedere nuovamente la revoca della facoltà d’uso. E non le parti civili del processo costituito dalle associazioni ambientaliste che insieme ai loro avvocati, da anni vivono una sorta di delirio di autoreferenziale  onnipotenza illudendosi di poter influenzare o condizionare la Giustizia, e così facendo dimostrano la propria limitata conoscenza dei principali principi di giurisprudenza, con un reiterato allarmismo sfrenato, supportato da imbarazzante demagogia sostenuta da una stampa locale la cui pochezza è sotto gli occhi di tutti i lettori.

Un comportamento che non ha mai ricevuto sostegno dalle decisioni dei Tribunali, ma solo da qualche magistrato dellaProcura o gip desideroso di protagonismo mediatico per fare carriera. Qualcuno dovrebbe spiegare a costoro che il presidente della Corte di Assise giudicante  una volta ricevuto l’incartamento completo in relazione del sequestro preventivo dell’area a caldo, documentazione per la quale  la Corte d’ Assise ha disposto l’acquisizione sulla base esclusivamente del  provvedimento del gip Todisco dello scorso 26 luglio, facendo ben presente che si potrebbe ricorrere nuovamente alla Corte Costituzionale esclusivamente se sollecitato da un soggetto legittimato a tale atto, e cioè la Procura di Taranto, che ben si guarda dal chiederlo. Sopratutto dopo i noti  accordi di patteggiamento raggiunti con i legali della famiglia Riva e da formalizzare in udienza.

Purtroppo questi comportamenti altro non sono stato che  autentici deliri da “campagna elettorale” o poco di più di qualche articoletto.  Ma molto molto poco…

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