Pignoramento da 300mila euro al Codacons che si appella al governo: "Così chiudiamo"

Pignoramento da 300mila euro al Codacons che si appella al governo: "Così chiudiamo"

Il procedimento fa seguito all’omesso versamento dei contributi unificati che si pagano sugli atti legali. Il presidente Rienzi: “Tria chiarisca che le Onlus non li devono pagare, diversamente non potremmo difendere i cittadini”

ROMA – La notizia ha destato scalpore mettendo a nudo il “modus operandi” dell’associazione di consumatori Codacons per il mancato versamento del contributo unificato che riguarda gli atti legali presentati.

Conseguentemente l’  Agenzia delle Entrate ha pignorato 300mila euro al Codacons, che dando notizia dell’accaduto, ha lanciato  un appello al presidente del consiglio Giuseppe Conte, ed ai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ed al Ministro dell’economia Giovanni Tria, auspicando e chiedendo che si possano sbloccare le risorse congelate e salvare l’associazione di consumatori romana  “dall’estinzione“.

Il Codacons punta i riflettori della vicenda sostenendo che “al centro della questione” il problema reale sarebbe “il contributo unificato che il Codacons, in qualità di Onlus, non è tenuta a pagare sugli atti legali portati avanti a difesa della società e della collettività, ma che il fisco italiano continua a richiedere in modo ossessivo fino ad arrivare al recente pignoramento, deciso sulla base di interpretazioni della norma totalmente errate“.

A metà giugno, la rivista telematica Fisco Oggi, però,  ha pubblicato una nota sulla questione che mettendo in discussione (ed in crisi) la posizione del Codacons: “Onlus, qualche esenzione sì ma non dal contributo unificato”, si legge. E ancora: “Non basta la qualifica, il beneficio diventa legittimo solo in base a un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale e dell’oggetto del giudizio“. Argomentando nei particolari, Fisco Oggi specifica che “in materia di agevolazioni tributarie le ONLUS non sono esenti dal pagamento del contributo unificato ai sensi del combinato disposto degli artt. 10 del DPR n. 115 del 2002 (TU Spese di Giustizia) e 27-bis della tabella B allegata al DPR n. 642 del 1972, atteso che, da un lato, il termine ‘atti’ deve riferirsi esclusivamente a quelli amministrativi e non anche a quelli processuali giusta la necessità di un’interpretazione restrittiva quanto ai benefici fiscali e, dall’altro, che l’esenzione dal contributo suddetto è giustificabile alla luce dell’art. 10 del citato DPR n. 115 solo in base ad un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale, dell’oggetto del giudizio e non in considerazione della qualità del soggetto, anche in ragione di esigenze costituzionali di parità di trattamento e comunitarie di non discriminazione”. In poche parole, la gratuità degli atti processuali non sarebbe garantita.

Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, si oppone proprio a questo e spiega oggi al quotidiano  La Repubblica che: “E’ una interpretazione gravissima, perché la causa in Tribunale è la più importante fase di difesa del cittadino, durante la quale si esplica il ruolo sociale delle associazioni come la nostra. Se non avessimo gli strumenti per difendere un consumatore da una grande azienda fino al Tribunale, come potremmo fare il nostro mestiere?“. E soffermandosi alla lettura della norma, Rienzi aggiunge: “Le commissioni tributarie di primo grado e in sede regionale hanno valutato il nostro caso spaccandosi: la metà ci ha dato ragione e la metà torto”.

Dalla complicata ed imbarazzante  si è arrivati all’appello odierno alle istituzioni per fare chiarezza alla vicenda e determinare la gratuità degli atti giudiziari: “Abbiamo avuto un incontro ufficiale con il legislativo del Ministero dell’Economia, in particolare con il capo dell’ufficio Glauco Zaccardi”racconta Rienzi –  Ci hanno riferito che avrebbero fatto un’istruttoria per valutare di inserire questa norma nella legge di Bilancio. Non deve pesare sulle casse pubbliche, ma già prima del processo telematico le Onlus erano esenti dai bolli per le carte legali: non vedo perché ora dovrebbero lucrare su di noi”.

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