Per la Cassazione bisogna rifare l'appello per undici imputati del processo "Game Over"

Per la Cassazione bisogna rifare l'appello per undici imputati del processo "Game Over"

Secondo gli ermellini della Suprema Corte le undici condanne emesse nel processo di secondo grado sono da rideterminare in un nuovo Appello. Il ricorso è stato respinto o dichiarato inammissibile per altri sette imputati,

ROMA – La Suprema Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi presentati dagli avvocati  Salvatore Maggio, Fabrizio Lamanna, Angelo Casa, Andrea Silvestre, Patrizia Boccuni, Nicola Cervellera e Francesco Paone del foro di Taranto, difensori di  Giuseppe Blè, Alberto e Francesco Cesario, Michele D’Erchia, Gaetano Fino, Cosimi Galasso, Cosimo Morrone, Michele Mottolese, Filippo Sebastio, Aldo Solfrizzi e Alessandro Fago imputati nel processo “Game Over” a seguito di un’inchiesta della magistratura tarantina su un giro di droga tra la Città Vecchia, Tamburi e Paolo VI .

L’arresto di un corriere della droga nel novembre del 2011 aveva dato il via all’indagine, quando l’uomo venne intercettato dagli agenti della Squadra Mobile di Taranto che lo trovarono  in possesso di quattro chili di eroina purissima . Al seguito dell’arresto effettuato la “Mobile” tarantina iniziò ad indagare utilizzando intercettazioni ambientali, telefoniche, con appostamenti e pedinamenti che portarono alla luce emerse l’attività delle due bande di spacciatori. La più importante di loro, operava nei quartieri Tamburi e Paolo VI, mentre l’altra agiva indisturbata in monopolio nei vicoli della Città Vecchia.

Nel gennaio del 2016 su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce vennero disposte dal gip del tribunale di Lecce, 28 ordinanze di custodia cautelare nei confronti degli appartenenti a due gruppi dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Cinque di loro finirono ristretti in carcere ed altri venti agli arresti domiciliari. Per  altri tre venne disposto solo l’obbligo di dimora.

 

Il 30 novembre 2016 nel processo di primo grado  il pm  dr. Alessio Coccioli aveva richiesto condanne per un totale di 264 anni di carcere. Nel marzo 2017 arrivò  la sentenza del Gup dr. Michele  Toriello del Tribunale di Lecce : 28 condanne e 4 assoluzioni. Il PM aveva chiesto 20 anni di reclusione per Cosimo Morrone che venne invece condannato a 16 anni. Alberto Marangione fu condannato a 10 anni; Michele Motolese a 9 anni;  Francesco Cesario, Salvatore Cito, Francesco Marangione,  Giuseppe Marangione, Donato Salamida e Filippo Sebastio vennero condannati ad 8 anni . Condannati a sei anni  Vito Attolino,  Giuseppe Blè, Alberto Cesario, Cosimo Galasso e Aldo Solfrizzi.

Venne invece assolta Daniela De Gennaro nei confronti della quale erano stati richiesti 8 anni di condanna, Giacomo Castiglione ( per lui il Pm chiese 14 anni); Antonio Petruzzi (8 anni la richiesta del Pm), difesi dall’avvocato Fabrizio Lamanna.

Secondo gli ermellini della Suprema Corte le undici condanne emesse nel processo di secondo grado sono da rideterminare quindi  in un nuovo giudizio d’ Appello. Il ricorso è stato respinto o dichiarato inammissibile per altri sette imputati, Gli arrestati erano  stati tutti ritenuti responsabili a vario titolo dei  reati di  associazione per delinquere finalizzata all’illecita detenzione, trasporto e commercio di ingenti quantità di eroina, cocaina e hashish.

 

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