Per il Presidente Mattarella: “la strage di Capaci come avvio della riscossa morale”

Per il Presidente Mattarella: “la strage di Capaci come avvio della riscossa morale”

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le loro scorte vivono ancora dentro di noi con il loro insegnamento morale, etico e di legalità. Sono questi i veri uomini, sono questi i veri servitori dello Stato. E noi non li dimenticheremo mai. Un esempio per il Paese, per la Magistratura, per lo Stato.

 

Schermata 2016-05-23 alle 12.01.27Tutte le cerimonie che oggi ricorderanno il ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tutta la scorta del magistrato siciliano avranno lo stesso slogan: “Palermo chiama e l’Italia risponde” . Il programma è stato organizzato dalla Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”  e prevede manifestazioni a Palermo, Milano, Gattatico, Firenze, Napoli, Roma, Pescara, Bari, Barile. ed in tanti altri comuni del Paese.
Il presidente della  Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio a Maria Falcone, presidente della fondazione: “Esprimo la mia vicinanza e la mia gratitudine a tutti voi presenti nell’aula bunker, a chi non si è mai scoraggiato nella battaglia contro le mafie, contro l’illegalità e contro la corruzione, a chi lo ha fatto a costo di sacrificio personale e a chi ha compreso il valore della cultura della legalità, che vive anzitutto nell’agire quotidiano”  aggiungendo: “Il 23 maggio è una data incancellabile per gli italiani. La memoria della strage di Capaci – a cui seguì la barbarie di via D’Amelio in una rapida quanto disumana sequela criminale – e’ iscritta con tratti forti nella storia della Repubblica e fa parte del nostro stesso senso civico”
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“Un assassinio, a un tempo, che ha segnato la morte di valorosi servitori dello Stato, – continua il messaggio del Capo dello Stato – e l’avvio di una riscossa morale, l’apertura di un nuovo orizzonte di impegno grazie a cio’ che si e’ mosso nel Paese a partire da Palermo e dalla Sicilia, grazie alla risposta di uomini delle istituzioni, grazie al protagonismo di associazioni, di giovani, di appassionati educatori e testimoni. In questa giornata altamente simbolica desidero esprimere la mia vicinanza e la mia gratitudine a tutti voi presenti nell’aula bunker, a chi non si e’ mai scoraggiato nella battaglia contro le mafie, contro l’illegalità e contro la corruzione, a chi lo ha fatto a costo di sacrificio personale e a chi ha compreso il valore della cultura della legalita’, che vive anzitutto nell’agire quotidiano“.
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Per il premier Matteo Renzi: “Se questo paese è un pò più forte e più libero lo deve anche a persone come Falcone e Borsellino. Nella loro memoria continua il nostro lavoro per combattere tutte le forme di mafia. Ciascuno di noi, più o meno della nostra età, ricorda quel momento. E’ uno di quei momenti in cui ti ricordi esattamente cosa stavi facendo e dove eri. Io per esempio, nel mio piccolissimo, ho deciso allora di fare giurisprudenza“.

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Schermata 2016-05-23 alle 11.47.16Il presidente del Senato Piero Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, non ha alcun dubbio : “La sentenza definitiva del maxiprocesso è un monumento giuridico e storico che ha dato la prova incontrovertibile dell’esistenza della mafia, delle sue regole perverse, dei suoi rapporti con la politica e l’economia“. Grasso ha pubblicato su Facebook dei ricordi personali : “Giovanni Falcone era un uomo capace di resistere a qualunque cosa: ad una vita blindata, ai tentativi di delegittimazione, alle amarezze professionali, alla lentezza della politica nel dare ai magistrati tutti gli strumenti necessari per combattere al meglio la mafia. Ha affrontato la sua vita e la professione con dignità, orgoglio e una tenacia fuori dal comune. Quando durante un’intervista gli chiesero “chi glielo fa fare?“, rispose col suo sorriso carico di significati: “soltanto lo spirito di servizio“. Ma alla seconda domanda, “ha mai avuto la tentazione di abbandonare questa lotta?“, si fece improvvisamente serio: “No, mai“. Questo era Giovanni Falcone. Un uomo capace di resistere a qualunque cosa: ad una vita blindata, ai tentativi di delegittimazione, alle amarezze professionali, alla lentezza della politica nel dare ai magistrati tutti gli strumenti necessari per combattere al meglio la mafia. Ha affrontato la sua vita e la professione con dignità, orgoglio e una tenacia fuori dal comune. Giustamente celebriamo l’immagine che la storia ci ha consegnato di lui: il grandissimo magistrato, l’uomo di Stato, il simbolo di un’Italia che lotta e vince le mafie. Commemoriamo ogni 23 maggio anche sua moglie Francesca Morvillo, gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonino Montinaro e le vittime della strage di Via d’Amelio: Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. A me, in questa giornata che dal 1992 non può che evocare tristi ricordi, piace dedicare un pensiero anche all’uomo che si celava dietro la toga, al Giovanni che ho conosciuto al di la del nostro lavoro e che mi manca moltissimo: una persona straordinariamente normale, a volte imperscrutabile e molto riservata ma, in privato, simpatica e affettuosa”

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Nel bunker di Falcone e Borsellino, le loro stanze diventano un museo. Gli appunti, le borse, i loro oggetti. L’Anm ha deciso di far rivivere l’ufficio dove nacque la prima grande offensiva contro la mafia. L’ex collaboratore dei due magistrati uccisi nel 1992, Giovanni Paparcuri, aveva conservato anche l’ultima scatola di sigari di Falcone

 

 

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