Partita la copertura dell’Ilva. Cimolai: “un cantiere più difficile di Chernobyl”

Partita la copertura dell’Ilva. Cimolai:  “un cantiere più difficile di Chernobyl”

Per il presidente della società friulano l’ operazione sarà più complessa in quanto l’Ilva non potrà fermarsi durante le operazioni . “Ma così salveremo Taranto dalle polveri dei parchi minerali che hanno determinato la chiusura delle scuole al quartiere Tamburi, ed utilizzeremo una media di 200 operai sul cantiere e 250 negli stabilimenti friulani”pugliese”

Luca Cimolai

ROMA –  Luigi Cimolai, presidente dell’omonimo gruppo in un’intervista rilasciata al CORRIERE DELLA SERA commenta che “sarà un’operazione più complessa della protezione della centrale di Chernobyl“. Lo scorso 1 febbraio sono partiti i lavori per realizzare la copertura del Parco minerale, mentre dal prossimo 1° giugno partiranno quelli per coprire il Parco fossile. Grazie alla decisione adottata dal ministro Carlo Calenda i lavori di copertura saranno completati in 24 mesi, nel 2020, in anticipo rispetto all’iniziale ipotesi 2023 del piano industriale di Am Investco la cordata guidata da ArcelorMittal (85%) che si è aggiudicata l’ILVA. L’opera era attesa a Taranto da circa 7 anni e  già prevista dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’ILVA il 4 agosto 2011.

 La struttura che proteggerà la città di  Taranto, ed in particolare il quartiere Tamburi, dalle polveri che si alzano dai Parchi minerali dell’Ilva con enormi distese di minerali di ferro e carboni che servono a produrre l’acciaio, non sarà la copertura più grande del mondo, come qualcuno ipotizzava, ma  certamente  è un’opera imponente. “Le costruzioni  copriranno il Parco minerale e il Parco fossile – dice CimolaiE l’operazione sarà più complessa di quanto non lo sia stato il nostro intervento a Chernobyl, perché a Taranto, durante le operazioni, l’ILVA non potrà fermarsi”. Il gruppo friulano Cimolai, 3 mila dipendenti con 500 milioni di fatturato, ha  iniziato i lavori a Taranto per impiantare la la copertura eviterà che nei giorni di “Wind days” cioè di vento forte,  le polveri possano raggiungre il quartiere più vicino, Tamburi, circostanza che nei mesi scorsi ha costretto l’amministrazione comunale a chiudere le scuole.

L’investimento previsto è di 250 milioni di euro (oltre IVA) , interamente a carico di Am Investco,  ma l’ingente somma verrà  anticipata dall’ Ilva in amministrazione straordinaria , grazie alla disponibilità dei fondi  sequestrati dalla Procura di Milano ai Riva , e quindi  rimborsata successivamente entro 90 giorni da Am Investco,  dopo la definitiva acquisizione dell’ILVA. Il Gruppo Cimolai, ha già realizzato imponenti opere in tutto il mondo, a partire dalla copertura a protezione della centrale nucleare di Chernobyl, alle paratie per il raddoppio del Canale di Panama, per finire alla realizzazione di due stadi a Volgograd e Nižnij Novgorod per i prossimi mondiali di calcio in Russia.

Per Cimolai adesso l’opera di Taranto ha la precedenza su tutte. “Utilizzeremo una media di 200 operai sul cantiere pugliese — spiega il presidente al CORRIERE DELLA SERA  e 250 negli stabilimenti friulani”. Ogni struttura, una volta completata, avrà una lunghezza di 700 metri e una larghezza di 254 metri. L’altezza esterna sarà di 77 metri, equivalente a un grattacielo di 25 piani, per un’estensione complessiva dei due Parchi pari a quella di 56 campi di calcio.

La Stazione dell’ Alta Velocità di Reggio e Emilia

“Per avere un’idea, l’impatto visivo sarà per estensione simile a quello della stazione dell’Alta velocità di Reggio Emilia, con un’altezza doppia” dice orgoglioso il presidente del gruppo friulano. Per la copertura verranno utilizzate 60 mila tonnellate di acciaio,  prodotto a Taranto, e successivamente “lavorato in Friuli Venezia Giulia”. Alla domanda se si poteva evitare un doppio viaggio di mille chilometri, risponde: “Nelle vicinanze di Taranto non c’erano aziende con una capacità produttiva da 150 mila tonnellate all’anno, necessarie per un’opera del genere. Né era possibile mettere in piedi qualcosa di temporaneo: sarebbe costato 50 milioni, il trasporto ne costa 4“.

Un trasporto che potrebbe essere realizzato anche in maniera non convenzionale: su nave o su treno, rispetto alla consueta gomma. “Se sarà conveniente — conclude Cimolailo faremo: in un nostro stabilimento abbiamo la banchina e siamo anche raccordati con la ferrovia“. Con questi presupposti, in effetti sarebbe assurdo se le 60 mila tonnellate di acciaio necessarie per le coperture dovessero percorrere 2 mila chilometri su e giù per le strade italiane per raggiungere il secondo porto d’Italia.

image_pdfimage_print
Please follow and like us:

Ti piace il Corriere del Giorno ? Fallo sapere !