Nove arresti a Roma e oltre 20 indagati per riclaggio e false fatture in un maxi appalto

Nove arresti a Roma e oltre 20 indagati per riclaggio e false fatture in un maxi appalto

La Guardia di Finanza ha sequestrato beni per circa 15 milioni di euro. Gli arrestati sono finiti in manette considerati responsabili di un giro milionario di “soldi neri” circolanti intorno a un maxi appalto bandito nel 2014 dal Ministero dei Trasporti

ROMA – Oltre cento fiamme gialle del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, a conclusione di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Stefano Rocco Fava dalle prime ore di questa mattina hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Roma, per l’adozione di misure cautelari personali nei confronti di tredici persone (3 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e quattro divieti di esercitare attività d’impresa per la durata di 12 mesi), indiziate gravemente a vario titolo, di associazione per delinquere, fatture false, riciclaggio di proventi illeciti e bancarotta fraudolenta.

Mauro Giammaria

Fra gli arrestati sono finiti in manette considerati responsabili di un giro milionario di “soldi neri” circolanti intorno a un maxi appalto bandito nel 2014 dal Ministero dei Trasporti,  Mauro Giammaria un’ ex dirigente di una società pubblica (rimosso dal suo incarico a seguito del procedimento in questione)  e Maurizio Lanari amministratore della Sei Plus spa,  recentemente condannato a 2 anni e 6 mesi di carcere , grazie ad un patteggiamento con la Procura, per reati tributari con un altra società nel processo relativo all’inchiesta “Labirinto

Alessandra Monti moglie del Lanari, attrice della fiction “Incantesimo“, è finita invece agli arresti domiciliari, nel 2016 era stata condannata con l’accusa di estorsione e lesioni aggravate a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

La Monti è una habituée delle aule del tribunale, dove è anche imputata in altri due procedimenti. In un procedimento deve difendersi dall’accusa di aver investito con la sua Mercedes due carabinieri colpevoli di averla fermata per un controllo. In un altro processo le è stata  contestata la calunnia per aver accusato ingiustamente l’ex marito Antonio Stanizzi di averla maltrattata

Nell’inchiesta della Guardia di Finanza, della Procura della repubblica di Roma,  titolari dell’indagine, hanno ricostruito un volume di false fatturazioni di oltre 45 milioni.  Le investigazioni dei finanzieri hanno consentito di accertare , da parte di una società consorziata, la creazione di fondi occulti trasferiti con cadenza settimanale in denaro contante da due referenti societari, nelle mani di un soggetto “collettore”, che era incaricato della materiale custodia della provvista, inizialmente in una propria cantina e successivamente in una cassetta di sicurezza bancaria, dove nel corso di una perquisizione sono stati rinvenuti circa 500 mila euro.

Gli approfondimenti contabili e finanziari  della Guardia di Finanza hanno poi, portato alla luce un evidente stato di insolvenza di questa società consorziata (dichiarata fallita nello scorso mese di maggio dal Tribunale di Roma ) per debiti verso l’Erario per circa 20 milioni di euro, con reiterate azioni finalizzate alla spoliazione di beni. Sono state così ricostruite distrazioni nel giro di tre anni e mezzo per circa 10 milioni di euro.

Una cospicua parte di questi proventi sono stati trasferiti, senza alcuna valida legittima giustificazione, anche a due consulenti fiscali (un 57enne ed un 60enne), entrambi indagati nella distrazione di fondi dal fallimento,  raggiunti da misura cautelare personale degli arresti domiciliari.

Il nuovo amministratore di diritto della società consorziata, inoltre, è stato raggiunto da misura interdittiva, al pari di 3 amministratori-procuratori speciali della consorziata e di ditte subappaltatrici. Tenuto conto della ricostruzione di ulteriori fittizi rapporti economici emersi durante gli  accertamenti della Guardia di Finanza, è stato ricostruito un volume di false fatturazioni emesse/ricevute complessivamente di oltre 45 milioni.

Sono oltre 20 gli indagati  nell’inchiesta e tra loro ci sarebbero anche funzionari del Ministero dei Trasporti. Inoltre il Nucleo Valutario della Fiamme Gialle ha sequestrato beni per circa 15 milioni di euro.

L’indagine è partita dall’appalto pubblico di 490 milioni di euro, affidato nel 2014 dal Ministero dei Trasporti a un Consorzio d’imprese denominato “Postemotori” (di cui fanno parte Poste Italiane, Postecom, Kpmg Advisy e Integrazioni e sistemi) che si occupava di gestire i pagamenti degli automobilisti tramite bollettini postali al Ministero. Poste Italiane e la controllata Postecom, sono  parti lese in questa vicenda.

Gli indagati grazie a questo appalto molto remunerativo, ed anche attraverso fatture false per operazioni inesistenti, sono riusciti ad accantonare circa 10 milioni di euro nel giro di tre anni e mezzo. Gli investigatori hanno accertato che gli indagati avevano fatto una vera e propria «cresta» sul maxi appalto del Mit guadagnando cifre milionarie sui bollettini postali che i cittadini pagano per sostenere le spese per i loro veicoli, tra cui la revisione auto.

 

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