Il massacro di Manduria le colpe di una comunità

Il massacro di Manduria le colpe di una comunità

Destano ancora più sconcerto e preoccupazione le modalità della condotta dei giovani che hanno documentato l’aggressione con videoriprese destinate a finire nel grande buco nero del web.

di Paola Balducci

avvocato, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura
L’ episodio gravissimo di Manduria ripropone tematiche solo apparentemente latenti e invece tragicamente concrete e ben evidenti agli occhi di molti. L’efferatezza e la sconsiderata violenza dei fatti destano quasi incredulità, al tempo stesso suscitando profondi interrogativi destinati purtroppo a perdurare, indipendentemente dal prosieguo dell’accertamento penale e dei suoi esiti.
E’ più grave il comportamento di una comunità che sapeva da tempo delle continue angherie nei confronti di un uomo solo e con problemi psichici e nulla ha fatto per impedirne il ripetersi fino al tragico epilogo o la bestialità di un branco composto in prevalenza da minorenni che ha preso di mira l’uomo?
L’immediata reazione di una parte del Governo è risultata del tutto prevedibile nei suoi contenuti: pene severe ed esemplari, mutamento delle norme sulla imputabilità dei minori, certezza della pena. Ma tale reazione trascura o ignora deliberatamente che delegare la risoluzione del problema alla repressione ( certamente necessaria quando si commettono reati di tale gravità) costituisce solo una minima parte dell’approccio plausibile. Manca qualunque considerazione sugli aspetti che avrebbero dovuto aiutare a prevenire o concorrere a prevenire un fatto come quello verificatosi.
Desta sconforto e sconcerto il comportamento di una comunità che sa, da anni, e resta del tutto inerte di fronte alla esigenza di prestare aiuto in favore soggetti deboli, soli, fragili. Preoccupa, in prima battuta, l’assenza di una solida rete di sostegno che si snodi lungo ogni direttrice istituzionale e che sia in grado di sostenere ed aiutare le persone più deboli anche solo per dare voce a chi non ha la forza di chiedere aiuto.
Fa riflettere, inoltre, il profilo della totale assenza di senso civico, di rispetto verso il prossimo, del valore fondamentale della solidarietà umana e civile. E’ un grave problema dei nostri tempi che si rivela in tutta la sua complessità soprattutto nelle generazioni più giovani, nei piccoli episodi di bullismo — anche se piccoli, nel loro significato più profondo, non lo sono mai — fino ai casi più estremi, come quello della gang di Manduria che per noia ha martoriato un povero anziano.
Destano ancora più sconcerto e preoccupazione le modalità della condotta dei giovani che hanno documentato l’aggressione con videoriprese destinate a finire nel grande buco nero del web. Ecco, l’ostentazione della violenza è forse il segno più aberrante della crisi di valori che stiamo attraversando.
(opinione pubblicata sul quotidiano La Repubblica)

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