Mafia Capitale: colpo al clan Casamonica, 33 arrestati

Mafia Capitale: colpo al clan Casamonica, 33 arrestati

ROMA –  Colpo all’associazione mafiosa romana ‘clan Casamonica’: è di 33 arresti e tre persone ancora ricercate il bilancio di una maxioperazione che ha visto impegnati 250 Carabinieri del Comando provinciale di Roma. L’operazione è avvenuta tra la Capitale e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza. Sono ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico di droga, estorsione, usura, commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Tra gli arrestati ci sono anche 13 donne, potentissime nel clan, due delle quali sono state rintracciate nel pomeriggio nel centro commerciale Cinecittà2.

Marco Baldini

Tra le vittime di usura del clan ed in particolare di Consiglio e Rocco Casamonica  (che lo  fa addirittura da sorvegliato speciale) ci sono Enrico Migliarini ritenuto debitore in solido con Marco Baldini, il conduttore famoso per il sodalizio con Fiorello che di recente ha rivelato di non aver mai smesso di giocare e di essere arrivato a un passo dal suicidio . A un tasso annuo del mille per mille: quindi a fronte dei 10mila euro prestati ne ricevono 600mila indietro in 6 anni.  In una intercettazione del novembre del 2015 citata nell’ordinanza di custodia cautelare. Baldini afferma: “Mi ha detto ‘non me ne frega un cazzo, trovalì. Cioè io così non posso fare, proprio non ce la faccio ma non sto parlando di te, ero assediato, non fila più nessuno e mi vengano tutti addosso Simone. Tutti, una violenza impossibile ed inimmaginabile“. Casamonica replica: “lo so, io è una settimana che mi sto a segnà, quello che potevo l’ho rifatto, mica posso darli io“. Baldini conclude: “ma se si tratta di poca roba, io la prossima settima ce l’ho. Tipo 3 mila, 4 mila, 5 mila posso anche avere…la prossima settimana ma di più non riesco“. Consiglio  Casamonica  detto Simone, concedeva finanziamenti, lui che non è iscritto a nessun elenco, anche a Luciano, uno dei due figli adottivi di Franco Zeffirelli. A lui per 20mila euro veniva applica un tasso annuo del 30%.

Sono stati anche sequestrati locali nel centro di Roma: tra questi la discoteca Marylin al Testaccio ed il ristorante “Snob Fish” tra Campo de’ Fiori e il Pantheon, cioè a due passi dal Senato della Repubblica. Ancora in corso il conteggio definitivo del valore dei beni interessati. Nella sfera di interessi del clan era finito anche l’Om Club di via di Libetta, di cui Giuseppe Casamonica era riuscito a divenire socio occulto. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 50 mila euro in contanti, conti correnti, 20 automobili, decine di orologi di lusso Rolex . E poi quattro case popolari, in via Lisbona a Ciampino, in via dl’Acqua Marcia a Pietralata, in piazza Gasparri a Ostia e in via Luigi Guerra a Cinecittà, tutte occupate abusivamente; quella a Pietralata persino occupata dopo essere state estorta ai legittimi assegnatari come restituzione di debiti contratti con la famiglia.

Sigilli anche alla palestra di Domenico Spada, detto “Vulcano“, pugile professionista finito in carcere nell’ambito dell’operazione, una villa in zona Porta Furba, una casa nel quartiere Infernetto e un centro estetico in zona Tuscolana.  La palestra “Vulcano Gym“, era frequentata dal senatore 5Stelle Emanuele Dessì, eletto nel collegio di Latina, è stata sequestrata stamane all’alba dai Carabinieri del gruppo Frascati, diretti dal colonnello Stefano Cotugno. Per gli inquirenti il ruolo apicale di promotore è ricoperto da Giuseppe Casamonica, recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione il quale ha scontato l’ultimo periodo della pena in un buen retiro, una comunità di recupero all’insegna “dell’amore come terapia e come senso della vita” vicino a Fiuggi. Una decisione a dir poco imbarazzante presa dei giudici di sorveglianza del tribunale di Roma , che l’hanno ritenuto un “semplice” tossicodipendente.

Giuseppe Casamonica, detto Bitalo, in realtà, anche ha continuato a coordinare le attività e a inviare ordini al clan anche da detenuto . Secondo la Procura di Roma a dirigere l’organizzazione in sua assenza,  è stata Liliana, la sorella più grande. In vicolo di Porta Furba lei è un punto di riferimento, provvede alla riscossione dei crediti e fa da contabile, mantiene i rapporti con gli avvocati. Liliana Casamonica era già stata arrestata in passato per aver segregato l’ex cognata minacciando di sfregiarla con l’acido e di portarle via i piccoli

Gli arrestati sono anche ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, usura, concessione illecita di finanziamenti ed altro, tutti commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Sono due i collaboratori di giustizia: il primo ‘pentito’ è Debora Cerroni, 34enne figlia di un ex componente della Banda della Magliana, l’ex moglie per dodici anni (dal 2002 al 2014) di Massimiliano Casamonica, attualmente in carcere,  fratello di Giuseppe, ritenuto il capo dell’associazione. La donna non sarebbe stata mai bene accetta e avrebbe subito comportamenti che abitualmente il gruppo riservava agli estranei. Fuggita di casa dopo che di fatto sarebbe stata tenuta per 40 giorni in stato di segregazione dalle altre donne della famiglia, da Liliana, detta Stefania, e Antonietta, le cognate “reggenti” , accusandola di tradire il marito detenuto, minacciando con l’acido i vicini perché riferissero ogni cosa di lei. Debora, adesso gode di un programma di protezione e pensa solo ad accudire i figli, ha deciso di collaborare presentandosi un bel giorno in un commissariato di Bologna dove ha raccontato tutto quello che sapeva. L’altro collaboratore è un uomo, un calabrese residente da anni a Roma, che per il gruppo avrebbe curato interessi legati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Il clan non aveva bisogno di usare la violenza, bastava il solo nome della famiglia Casamonica per farsi rispettare. Il nome Casamonica evoca paura: “Quella è gente con cui non si scherza“. “Nessuno viene a bussare dove sto io“, definiva così il suo impero Giuseppe Casamonica.”Un gruppo molto forte anche per il marchio di origine particolarmente significativo sul territorio romano” ha sottolineato il procuratore aggiunto della DDA di Roma, Michele Prestipino. A quanto ricostruito, le vittime non denunciavano sia per timori di ritorsioni sia perché pagare il ‘clan’ Casamonica rappresentava una sorta di ‘assicurazione a vita‘.

Le indagini sono scattate nell’agosto 2015 prima dei funerali show alla periferia di Roma di “Zio Vittorio“, componente della famiglia Casamonica. Un componente la banda che suonò al funerale del capoclan ha testimoniato: “Ricordo molto bene che prima che cominciassimo a suonare, è venuto verso di noi un uomo sui 50 anni, rivolgendosi a tutti noi con fare prepotente ha detto: ‘Dovete suonare il Padrino‘”. Le dichiarazioni sono presenti nell’ordinanza di custodia cautelare.

Ieri non sono mancate le minacce ai giornalisti, rivolte dai componenti della famiglia Casamonica contro i colleghi Floriana Bulfon di Repubblica, e Piergiorgio Giacovazzo del Tg2 e alla sua troupe, aggrediti ieri mentre documentavano il blitz contro 33 persone accusate di essere legate al clan mafioso dei Casamonica che amava vivere anche sui socialnetwork ostentando una vita lussuosa fra Rolex, champagne e macchine di lusso.

Estorsioni e brindisi, modelli di Rolex da duecentomila euro e foto con attori, vacanze a Formentera e litri di champagne. Sono anche i social a rivelare il tenore di vita della famiglia Casamonica e dei cugini Spada ed è proprio il cugino Ottavio Spada ad essere attivissimo su Instagram e a postare foto con i parenti Casamonica finite  al vaglio degli inquirenti

 

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