M5s: Iene, altri 2 operai in nero nella ditta del padre di Di Maio. Il Pd: " il ministro del lavoro riferisca in Aula"

M5s: Iene, altri 2 operai in nero nella ditta del padre di Di Maio. Il Pd: " il ministro del lavoro riferisca in Aula"

Stasera in onda su Italia 1 un nuovo servizio. Ieri il video dell’ex ministra Maria Elena Boschi che augurava ad Antonio Di Maio di non ricevere lo stesso trattamento ricevuto da suo papà. L’operaio Salvatore Pizzo: “Luigi non sapeva? Non gli credo”

MILANO – Ci sono altri due operai che avrebbero lavorato in nero per l’azienda di Antonio Di Maio,  padre di Luigi, la Ardima srl di Pomigliano d’Arco, al centro di un nuovo servizio delle Iene , il programma in onda su Italia 1.  Si allargano le irregolarità dell’impresa edile di famiglia del vicepremier (della quale oggi è socio al 50%) secondo quanto emerge da un’anticipazione del nuovo servizio de Le Iene andata in onda nella serata di ieri in cui al vicepremier Di Maio è toccato confessare che suo padre ha sfruttato gli operai per non pagare il dovuto e quindi sottrarre soldi anche allo Stato.

 

cliccando sull’immagine del servizio di ieri sera de LE IENE, potrete vederlo integralmente

 

Mentre Di Maio, come promesso, ha verificato, confermando così la storia di Salvatore, sono spuntati altre tre persone impiegate al nero nell’azienda: Mimmo per 3 anni, Giovanni per 7/8 mesi e Stefano” . Mimmo ha intrapreso anche una vertenza di lavoro nei confronti dell’impresa edile della famiglia Di Maio,  dinnanzi al Tribunale del lavoro,  per contributi e competenze mai versati, di cui gli autori dell’inchiesta hanno parlato nel servizio. I tre nuovi lavoratori – spiegano Le Iene – sarebbero stati impiegati in nero nel periodo tra il 2008 e il 2010, prima cioè che nel 2012 Luigi Di Maio entrasse nell’assetto proprietario dell’azienda.

 

 

I due nuovi casi di lavoratori sfruttati in “nero” si aggiungono al caso di Salvatore Pizzo, detto Sasà, andato in onda domenica sera e che aveva scatenato le critiche di Matteo Renzi Maria Elena Boschi. Le affermazioni di Luigi Di Maio, che aveva segnalato l’episodio come singolo caso, sembrano quindi smontarsi dopo le nuove testimonianze raccolte da “Le Iene”. Anche alla Cgil c’è traccia della transazione tra Pizzo e l’impresa dei Di Maio. Lo racconta e conferma Giovanni Passaro, all’epoca segretario degli edili del comprensorio, oggi segretario generale Fillea-Cgil di Napoli: “Pizzo si rivolse a me – dice Passaro al sito ilmediano.it – non voleva denunciare ma continuare a lavorare. Riuscii a fargli prendere il posto di lavoro contrattualizzato grazie a un certificato medico dell’infortunio che disse di aver subito mentre lavorava per Antonio Di Maio. L’operaio optò per un accordo: un bonus di 500 euro e la regolarizzazione del posto di lavoro. Poi da me non è venuto più”. Ed ha perso il lavoro.  “Io non accuso Luigi Di Maio e non lo accuserò mai, – spiega Pizzo non ho avuto modo di conoscerlo. Lui stava ancora all’università. Però se all’epoca dei miei fatti, del mio infortunio sul lavoro, quando il padre mi ha detto di mentire, di dire che mi ero fatto male a casa, tu avevi circa 25 anni e dici di essere all’oscuro di cosa faceva tuo padre, non ci credo fino in fondo… non stai più nel carrozzino…”.

E’ stato interpellato nuovamente il vicepremier Di Maio che avrebbero promesso ancora una volta “ulteriori verifiche”. Infine, secondo il quotidiano La Repubblica, nei confronti del padre di Luigi Di Maio potrebbe aprirsi un altro problema di natura giudiziaria, legato ad alcune strutture che si trovano su un terreno di sua proprietà nel vicino comune di Mariglianella, sempre nel napoletano, su cui la locale Polizia Municipale ha avviato accertamenti.

Significativo un post di Matteo Renzi che sui social ha scritto: “Quando ho visto il servizio delle IENE sulla famiglia Di Maio mi sono imposto di non dire nulla. Di fare il signore, come sempre. Del resto non m’interessa sapere se il padre di Di Maio abbia dato lavoro in nero, evaso le tasse, condonato gli abusi edilizi.  Sono convinto che la presunta “onestà” dei Cinque Stelle sia una grande FakeNews, una bufala come dimostrano tante vicende personali, dall’evasore Beppe Grillo in giù. Ma sono anche convinto che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli e questo lo dico da sempre, a differenza di Di Maio che se ne è accorto adesso. Ma qui, all’una di notte, non riesco a far finta di nulla.  Non ce la faccio.  Rivedo il fango gettato addosso a mio padre.  Rivedo la sua vita distrutta dalla campagna d’odio dei 5 Stelle e della Lega.  Rivedo mio padre che trova le scuse per non uscire di casa perché non vuole incrociare gli sguardi dopo che i media lo presentano come già colpevole.  Rivedo mio padre sul letto d’ospedale dopo l’operazione al cuore.  Rivedo mio padre che non si ferma all’Autogrill o resta in macchina per non essere riconosciuto.  Rivedo mio padre preoccupato per cosa diranno a scuola i compagni di classe dei nipoti.  Rivedo un uomo onesto schiacciato dall’aggressione social coordinata da professionisti del linciaggio mediatico.  Non basteranno i 145.000€ che Marco Travaglio e alcuni suoi colleghi dovranno pagare per aver diffamato mio padre: sta vendendo l’azienda, lo attendono anni di processi, decine di cause di risarcimento.  La vita di mio padre è cambiata, per sempre.  Non è un mio problema dunque sapere se il padre di Di Maio sia responsabile o no di lavori in nero, evasione fiscale, abusi edilizi. Non m’interessa davvero. Sono però certo che Di Maio figlio sia il capo del partito che è il principale responsabile dello sdoganamento dell’odio. Hanno educato, stimolato e spronato a detestare chi provava sinceramente a fare qualcosa di utile. Hanno ucciso la civiltà del confronto. Hanno insegnato a odiare. Non dobbiamo ripagarli con la stessa moneta. Ma prima di fare post contriti su Facebook chiedano almeno perdono alla mia famiglia per tutta la violenza verbale di questi anni. Se Di Maio vuole essere credibile nelle sue spiegazioni prima di tutto si scusi con mio padre e con le persone che ha contribuito a rovinare. Troverà il coraggio di farlo?

il Pd chiede che il vicepremier Di maio riferisca in Aula sulla vicenda. Ieri Maria Elena Boschi in un video su Facebook che pubblichiamo di seguito, ha augurato al padre di Di Maio di non ricevere lo stesso trattamento avuto dal suo ad opera dei diffamatori del Movimento 5 Stelle.

Le dichiarazioni dei redditi di casa Di Maio

Il padre di Di Maio dichiara un imponibile di soli 88 euro.  I dati più aggiornate possono essere consultate nella sezione “Amministrazione Trasparente” del sito di Palazzo Chigi.  Il modello Persone fisiche 2018 (redditi 2017) di Antonio Di Maio evidenzia un imponibile di appena 88 euro. Un valore a dir poco imbarazzante, sopratutto considerando che il padre di Luigi Di Maio  risulta essere comproprietario di quattro fabbricati e nove terreni.

Paolina Esposito la madre del vicepremier dichiara invece intorno ai 52.403 euro; Rosalba la sorella di Di Maio (comproprietaria al 50% con il fratello Luigi  dell’impresa edile di famiglia) dichiara 7 mila e 65  euro di reddito, mentre il fratello Giuseppe , che a sentire Luigi Di Maio, segue l’impresa di famiglia, il vice premier ha dichiarato sul suo onore che  “non ha percepito redditi nel 2017

Redditi Antonio Di Maio 2017

La Certificazione Unica 2018 di Luigi Di Maio segnala un reddito di oltre 98mila e 400 euro. Informazioni queste pubbliche  e consultabili online, che abbiamo linkato per agevolarvi la ricerca e consultazione,   che consentono anche di accertare e capire qual è il reale rapporto tra il leader pentastellato e l’azienda di famiglia di cui è comproprietario. Nell’”Attestazione situazione patrimoniale 2018”, modello C, alla voce “Azioni e quote di partecipazioni in società”, emerge che Luigi Di Maio detiene, ad oggi, il 50% della Srl. L’altra metà della società è nelle mani della sorella del capo politico di M5s, Rosalba.

Il padre di Di Maio oggi non ha più alcun legame formale con la srl passata sotto il controllo dei figli, la cui attività è dunque seguita da loro ed in particolar modo Rosalba e Giuseppe che è l’ Amministratore unico: il quale non dichiara alcun reddito. Sarebbe curioso chiedere al vicepremier: ma suo fratello come vive, come si mantiene ?

A proposito, tutto a posto anche per il ministro del Lavoro quando lavorava d’estate come muratore nell’impresa edile ?

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