“LuCapuCanali”, Il Sud che emoziona

“LuCapuCanali”, Il Sud che emoziona

“Lu Capu Canali 2017” una vera e propria festa della vendemmia è stato sicuramente uno degli eventi culturali pugliesi che meritava maggior attenzione.

di Paolo Campanelli 

L’evento svoltosi tra la Tenuta di Emera ed il Casino Nitti  appartenuto al tempo a Francesco Saverio Nitti,  ha infatti riunito presente, passato e futuro in un unico momento in cui festeggiare una costante storica del territorio: il vino. Il titolo dell’evento deriva da “Capo Canali (dove per canale si indica la filiera delle viti) una festività che si teneva, una volta raccolte le ultime uve, nella masseria del proprietario dei campi, a cui partecipavano tutti i lavoratori e gli altri contadini che si erano aiutati a vicenda per completare tutte le raccolte in tempo.

Abbiamo voluto parteciparvi per potervelo raccontare dietro le quinte. Tutto è cominciato con una sveglia di buon mattina, per recarsi fra le vigne, dove forbici alla mano, si va a riempire cassette di uva fresca assieme al canto dei canzonieri da Grottaglie, che distraevano le mani inesperte dal caldo crescente e dalla fatica. In poco tempo le cassette si sono rempite fino all’orlo e sono subentrati  i lavoratori più esperti per completare la raccolta nei filari messi a disposizione.  “Questo è probabilmente il miglior anno in decadi in quanto a produzione” dice Claudio Quarta proprietario della tenuta al CORRIERE DEL GIORNO,   accompagnandoci nella adiacente masseria dove si trovano le attrezzature per la produzione del vino. Un ricco bottino per un centinaio di persone provenienti da ogni ceto sociale e persino da fuori dall’Italia

L’obiettivo dell’evento è quello di condividere usanze e modi del vino nell’area Ionico-Salentina, infatti alla raccolta è subito seguita la pigiatura a piedi nudi, nelle vasche di pietra ultracentenarie, sempre al canto dei membri de Il Canzoniere Popolare Grottagliese, prima con un canto sulla sacralità che gli acini avevano al tempo, poi con canzoni più concentrate sul ritmo e sulla classica saggezza popolare, che mai si prendeva troppo sul serio

Di fronte alle vigne dedicate puramente alla lavorazione, è presente una area particolare che unisce il passato di microbiologo di Quarta al suo presente di produttore di vino: una area dedicata esclusivamente alla crescita, conservazione e studio delle piante, che è possibile visitare. Il campo di biodiversità, fiore all’occhiello della tenuta, è il più grande del mondo e contiene un numero elevatissimo di viti provenienti da tutto il mondo e in grande crescita grazie al clima particolare della Puglia, e ogni anno nuovi incroci vengono studiati, rivelando nuove caratteristiche anche inaspettate, fra cui resistenze a comuni malattie delle piante, che in un prossimo futuro potrebbero portare anche a più che a “semplici vini”

L’evento è proseguito nella Tenuta Eméra, dove i partecipanti alla manifestazione hanno potuto visitare e scoprire il cuore della produzione concentrato nella cantina, dove si trovano i contenitori all’interno dei quali il mosto comincia la sua trasformazione in vino, dai tanti variegati nomi come Fusto, Vasca o Reattore (a seconda di a chi venga chiesto), e le botti dove il vino invecchia, in attesa del momento giusto in cui venire imbottigliato, con poi una piccola fermata a vedere le “più banali” macchine dell’imbottigliamento, che spinte a pieno regime riuscirebbero ad imbottigliare oltre 3.500 bottiglie al giorno.

L’ambiente della “fabbrica del vino ” è diametralmente differente da quello delle antiche cantine ai tempi dei nonni dei nonni, ed è motivato dallo stesso concetto di condivisione precedentemente citato: fino al XX secolo, la preparazione dei vini era vista quasi come sacra da parte dei mastri vinai, e si ritiene che per poter migliorare il vino sia necessaria una nuova cultura del vino, una “decattolicizazione” della produzione, il rendere disponibile la possibilità di vedere il vino che sta percorrendo la sua strada da mosto, il sentirne il profumo. Opportunità, questa, che è stata possibile per tutti i presenti.

“Il mio desiderio, quando cominciai, era di rendere i vini pugliesi i migliori al mondo. Oggi, uno dei nostri vini è nella top 100 dei più pregiati al mondo” afferma Quarta. C’è da augurarsi che eventi come questo possano di volta per volta valorizzare il territorio pugliese: un calice, così come un piatto, ombrellone, trullo o “troccolante”.

In una terra vasta e variegata come la Puglia, iniziative come questa sono un effettivo lavoro di valorizzazione del territorio, in cui anche soltanto viaggiare per un paio d’ore fa giungere in una realtà culturale e gastronomica differente, tanto nelle ricette quanto negli ingredienti stessi, invidiataci nel mondo. Alla visita è poi seguito un classico pranzo pugliese, a base di Chiancaredde (orecchiette), Fav’effoghie (purea di fave e verdure), Nodini (piccole mozzarelle fresche), Peperunata (peperonata), Parmigiana di melanzane e melanzane ripiene (tipici contorni locali) Purpettine (piccole polpette d’agnello) e Tarallucci (taralli), il tutto accompagnato dalle musiche e canti dagli stornelli del Canzoniere

 

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