Lotta alle fake news. Nasce il pool anti bufale della Polizia di Stato. Servirà a qualcosa ?

Lotta alle fake news. Nasce il pool anti bufale  della Polizia di Stato. Servirà a qualcosa ?

di Antonello de Gennaro

Mentre lo Stato ed il Governo italiano hanno dimostrato di non saper fronteggiare l’arrogante strapotere delle società americane proprietarie dei socialnetwork, a differenza di Francia e Germania che hanno applicato leggi molto severe a tutela della verità, in tempi di campagna elettorale arriva l’annunciato pulsante rosso” anti fake news, gestito dalla Polizia Postale delle Comunicazioni che entra in campo su una materia molto pericolosa, quella delle “fake news” che coinvolge però il mondo dell’ informazione.

Che vi siano gruppi di sostegno e pressione che utilizzano i socialnetwork per avvelenare e manipolare i sentimenti già rancorosi della popolazione, traendo persino dei profitti gestiti dall’estero è un dato certo. Così come è altrettanto certo che nulla hanno fatto sinora anche la Magistratura e le forze dell’ ordine che si rimpallano le responsabilità sulla totale assenza di regole certe sul web che alimenta l’anarchia sotto gli occhi di tutti.

Il ministro dell’Interno Marco Minniti aveva preannunciato un’iniziativa per contrastare la diffusione delle bufale, e ieri presso la sala operativa del CNAIPIC della Polizia Postale ha svelato l’iniziativa alla presenza del capo della Polizia, il prefetto  Franco Gabrielli,  Il servizio presentato permette agli utenti di segnalare sul sito della Polizia di Stato la presenza in rete di una eventuale “fake news” circolante online, indicandone l’indirizzo del sito sui cui si trova e la piattaforma social su cui  viene “postato” cioè pubblicato. Per premere il pulsante “rosso” di segnalazione  bisogna lasciare la propria email che teoricamente consentirebbe l’identificazione del segnalante.

 

 

Ma chi è conoscenza di come funziona il web se la sta ridendo. Infatti sono molteplici gli strumenti gratuito di navigazione per non essere tracciati, così come sono molteplici le possibilità di aprire delle mail false o persino in Paesi dove non vi è possibilità di rogatoria ed utilizzarle senza essere identificati . Quindi tutto ciò sembra solo tempo sprecato. Ieri abbiamo documentato e contestato  in conferenza stampa come la Polizia Postale incaricata da una Procura della repubblica di attuare un provvedimento di sequestro di un account diffamatorio su Facebook, da 4 mesi, ed abbiamo detto 4 mesi, ancora oggi non è stata capace di oscurare questa pagina che non contiene solo fake news, ma diffamazioni ed attività di stalking. Risultato ? Al termine della conferenza stampa la dr.ssa Ciardi a capo della Polizia Postale è fuggita al seguito del Ministro e del Capo della Polizia, mentre i suoi collaboratori ritenevano la nostra una provocazione !

 

Ma vediamo come funziona questo nuovo servizio della Polizia Postale.  La segnalazione di “fake news” arriva a un team di poliziotti del Cnaipic, il Centro nazionale anti crimine informatico, che la sottopone a delle verifiche utilizzando tecniche e software per la raccolta di informazioni su fonti aperte,  in poche parole, ricercano nel web per verificare se sull’argomento vi sono state delle smentite ufficiali, o viceversa se il la notizia viene contestata come non veritiera da fonti autorevoli o con dati inoppugnabili.
Nel verdetto finale della Polizia Postale può influire anche scoprire che il soggetto diffusore della notizia non è verificato. Tutto inutile, in quanto nel frattempo la notizia si è diffusa nei social network, nei gruppi, e quindi il danno è fatto. Chi andrebbe mai a leggersi la pagina Facebook o il sito della Polizia di Stato ?  E’ sin troppo evidente che chi ha “pensato” questo sistema sia letteralmente a digiuno di informazione e sul funzionamento ed utilizzo di massa dei social network.

 

 

Secondo la Polizia Postale delle Comunicazioni, i cui uomini non ci risultano essere degli esperti di informazione, cioè giornalismo, verrà dato risalto alla smentita sul sito del “ Commissariato online” e sui canali della Polizia sui vari socialnetwork e la notizia falsa che non esiste diventerà ufficialmente “fake news” . Resta da chiedersi: ma chi li andrà mai a visitare ? Questo specie di “pronto soccorso della verità”, che dovrebbe funzionare 24 ore su 24, non sarà mai a riposo. Ognuno avrà la sua bugia o presunta tale da denunciare. E quindi vivremo tutti ancora di più nell’imbroglio quotidiano della politica italiana e delle istituzioni al loro servizio.

Come non dare ragione al collega Federico Ferrazza direttore della testa informatica Wired (gruppo Condè Nast) quando sostiene checi sono le fake news “non apparentemente anonime”, cioè quelle notizie diffuse da politici e giornali che in periodo di campagna elettorale (ma anche fuori) alimentano la disinformazione, creando le fake news più pericolose e dannose per l’opinione e il dibattito pubblici. Che facciamo con quelle? Le segnaliamo alla Polizia Postale? Ci sarebbe da ridere se non facesse piangere. Ora che il servizio è stato lanciato, speriamo che non siano molte le persone a presentare una segnalazione. Sarebbe veramente uno spreco se delle risorse pubbliche fossero impegnate in un’attività tanto inutile quanto potenzialmente dannosa e delatoria. Le fake news non si combattono così, ma con un’operazione culturale che coinvolge in prima persona i giornali (o chi fa informazione) e i cittadini. I primi nella costante ricerca di essere onesti. I secondi nella capacità di saper distinguere cosa è falso da ciò che non lo è. Sia esso presente su Facebook o su una testata registrata

 

 

Il problema infatti, non è certamente risolto con questo sistema attivato dalla Polizia Postale che secondo il nostro parere è semplicemente inutile, anche se la si vuole considerare una iniziativa  buona volontà , che però viene applicata però in maniera assolutamente inutile, confusa ed errata, per contrastare l’informazione pilotata e deviata.  Secondo il ministro Minniti la “terzietà” della Polizia Postale dovrebbe servire da garanzia ed  “è  uno strumento trasparente e legittimo di servizio pubblico per tutelare il cittadino. Non c’è la minima intenzione di entrare nel dibattito politico “ ha aggiunto il ministro, replicando con chiaro riferimento all’  editoriale di Marco Travaglio di ieri apparso in prima pagina sul Fatto Quotidiano . “Non stiamo creando un Grande Fratello, non diremo mai che l’opinione di quel politico è giusta o no”, ha precisato il capo della Polizia Gabrielli.

 

 

L’esempio portato ieri durante la conferenza stampa guarda caso è stato quello della notizia apparsa sul socialnetwork su Facebook alcune settimane fa secondo la quale la presidente della Camera Boldrini e la sottosegretaria Boschi avrebbero partecipato ai funerali di Totò Riina. Una totale falsitò che però generò  comunque una marea di commenti indignati ( i creduloni incapaci di ragionare e fare delle ricerche abbondano in rete) , dimostrando quindi l’utilità di avere un servizio come quello pensato (a proposito chi ha generato questa follia mediatica ?)  che la definisca ufficialmente “fake news“.

L’ex vicepresidente Usa Joe Biden

Un secondo esempio, guarda caso sempre politico è  stata la dichiarazione attribuita all’ex vicepresidente americano Joe Biden che avrebbe detto “la Lega e il Movimento 5 Stelle sono aiutati dalla Russia ” che è stata smentita dai direttori dei servizi di intelligence Alberto Manenti dell’ AisiMario Parente dell’ Aise) davanti al Copasir il comitato di controllo parlamentare sulle attività dei servizi segreti. Ma nessuno si è chiesto o tantomeno ha mai spiegato come mai invece il Governo USA non è intervenuto sulla società che gestisce Facebook che è in America e tantomeno sull’imbarazzante circostanza che dall’ Ambasciata USA a Roma non è arrivata alcuna smentita alle reali dichiarazioni dell’ ex-vice presidente americano  ?

Tecnicamente non era una fake news, in quanto la dichiarazione c’è stata e quindi era vera e l’autore è più che autorevole, ma se segnalata potrebbe finire lo stesso al vaglio degli agenti. ” Se lo riterrà opportuno la  PoliziaPostale potrebbe pubblicare la smentita del Parlamento ” – ha aggiunto il ministro  Minniti –  ” Vi dovete aspettare il fact checking“.

 

Caro Ministro Minniti se dovessimo iniziare ad applicare il fact-checking alle dichiarazioni false o illusorie della politica ed in alcuni casi anche delle forze dell’ordine che spesso in prima battuta cercano sempre di coprire le responsabilità dei propri uomini che sbagliano, altro che bottone rosso… !

Sulla nostra pagina ufficiale Facebook (guarda QUI)

potrete vedere il video della conferenza stampa del Ministro Minniti

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