Lo sport a Taranto. Storie di passioni, delusioni e speranze

Lo sport a Taranto. Storie di passioni, delusioni e speranze

La nuova stagione-avventura del Taranto Calcio tra dubbi, incertezze, promesse (tante) e programmi … da (ri)vedere

di Mauro Guitto

La Taranto calcistica ossia la città dove ultimamente la legge fisica “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” di Antoine Laurent Lavoisier è all’improvviso come per incanto, magicamente diventata “Poco si crea, poco si trasforma, e tutto si distrugge”. Cosa vogliamo dire ?

Nella città dei due mari negli ultimi anni se ne sono viste di cotte e di crude in ambito calcistico (e non solo!): un “via vai” di presidenti, allenatori, calciatori, progetti ambiziosi di rilancio e fallimenti che hanno portato sempre un risultato: la grande delusione dei tifosi tarantini nel vedere la squadra sempre e solo giocare nelle serie minori e addirittura tra i dilettanti… eppure parliamo di una società che nella sua storia ha disputato 32 campionati di serie B, 40 di serie C1/Lega Pro, 5 di serie C2 e 9 di serie D (compreso quello attualmente in corso 2014/15).

CdG Campitiello1Nell’estate 2014, dopo un lungo tira e molla per la cessione delle quote, dimissioni-bazelletta (quelle di Fabrizio Nardoni) è partito il nuovo ennesimo assetto societario con il pacchetto di maggioranza passato nelle mani degli imprenditori salernitani, Domenico Campitiello e il fratello Francesco soci della società campana Jomi, produttrice di salumi. Francesco Montervino (nato a Taranto ma ex giocatore del Napoli), appena svincolatosi dalla Salernitana, e conclusa la sua carriera da calciatore, dopo aver terminato il corso da direttore sportivo, ha ricevuto il suo primo incarico proprio con gli ionici. Come allenatore invece è stato scelto Massimiliano Favo (napoletano ed ex centrocampista del Napoli pure lui negli anni 1984/86), precedentemente in forza alla Maceratese  .

Attualmente il Taranto tra riconferme della precedente stagione e nuovi arrivi, la rosa dei giocatori del Taranto ha un’età media di 24 anni:

Portieri Angelo Maraglino (tarantino, 24 anni), Alessandro Mirarco (Nardò, 19 anni acquistato dal Monopoli)

Difensori, Francesco Pambianchi (Urbino, 25 anni dal Foggia), Giuseppe Colantoni (Pescara, 20 anni dal Matelica), Antonio Porcino (Reggio Calabria, 19 anni dal Santarcangelo), Fabio Prosperi (Pescara, 35 anni all’ottava stagione con la maglia del Taranto), Marino Daniele (Roma, 26 anni dall’Aprilia), Cimino Pierluigi (18), Nicholas Abedoy Ibojo (Città di Castello, 29 anni dal Termoli)

Centrocampisti, Giampaolo Ciarcià (Siracusa, 34 anni acquistato 2 anni fa dalla Paganese), Massimiliano Marsili (Roma, 27 anni dal Matera), Vito Antonio Carbone (Taranto, 18 anni rientrato dal Grottaglie), Francesco Fonzino (Taranto, 19 anni alla sua terza stagione rossoblu), Andrea Tarallo (17 anni in prestito dalla Salernitana), Giovanni Conti (Forlì, 25 anni dalla Maceratese), Paolo D’Andria (Cava dei Tirreni, 25 anni dal Sapri), Fabio Oretti (Napoli, 25 anni dal Pomigliano)

Attaccanti, Francesco Mignogna (Taranto, 31 anni alla sua terza stagione rossoblu), Giuseppe Genchi (Bari, 29 anni dal Terracina), Alessandro Gabrielloni (Jesi, 20 anni dalla Maceratese), Francesco Russo (Aversa, 18 anni dalla Reggina), Giovanni Bongermino (Santeramo, 19 anni dal Grottaglie), Antonio Gaeta (Napoli, 30 anni dal Chieti).

IACOVONEGuardando la rosa della squadra, viene da chiedersi: visto che trattasi di un nuovo ciclo societario che comincia da zero (nuovo allenatore, nuova società, nuova presidenza, serie D)… perchè non si è deciso di partire puntando decisamente sul settore giovanile rossoblu invece di andare a pescare in giro per l’Italia giocatori spesso non giovanissimi, o dalla carriere precedente non certamente di spicco  ?

Un progetto vincente negli anni parte investendo sul settore giovanile di una società. Esempi in Italia ce ne sono stati e ce ne sono anche oggi. mPrendiamo per esempio il Chievo. Lo ricordate ? Non è nemmeno una provincia ma una frazione di Verona di circa 4500 abitanti. Ebbene il Chievo, fondato nel 1929 da un gruppo di appassionati sportivi, cominciò la sua scalata alla fine degli anni ’80 quando, con l’ingresso della famiglia Campedelli (dell’industria dolciaria Paluani) salì nel 1987 prima in C2 e poi in C1 nel giro di 2 anni. Nel 1994 sale in B e nel 2000/01 con Del Neri allenatore ha ottenuto la promozione in serie A,  classificandosi addirittura al 5° posto al termine di un incredibile campionato e diventando popolare in tutto il mondo. Alcuni anni dopo la squadra del Chievo è riuscita persino a qualificarsi per 2 anni consecutivi partecipando alla Coppa Uefa (l’attuale Europa League)  . Retrocessa, partecipa nel 2006/07  al campionato di serie B, dove dopo una sola stagione,  risale  l’anno successivo  in serie A,  non retrocendo più ed infatti quest’anno partecipa al suo 13 campionato di serie A con onore,  merito e senza aver patito neanche grandi fatiche per salvarsi.

Oggi, sulla scia delle gesta (ancora attuali) del Chievo Verona, abbiamo un altro episodio-esempio di sana gestione sportiva-organizzativa. Stiamo assistendo alla scalata della Virtus Entella Calcio. La società, ha  sede a Chiavari in prov. di Genova, dove è stata fondata nel 1914 e oggi nell’anno del suo centenario, milita nel campionato di serie B dopo una scalata cominciata nel 2007 quando alla presidenza si è insediato l’imprenditore Antonio Gozzi nato a Chiavari nel 1954 ed esponente di spicco del mondo (pensate un po’) dell’acciaio essendo il Presidente di Federacciai Confindustria, professore di Economia e Gestione delle Imprese di Trasporto ed Economi delle Imprese Logistiche presso l’Università di Genova e Amministratore Delegato di Duferco Group società che si occupa di trading di prodotti e di materie prime siderurgiche. Un cittadino-imprenditore del posto e soprattutto uno che ha dimostrato di amare la propria città e che ha deciso di investire non per soli scopi di profitto.

La ricetta del suo successo infatti è molto semplice : uomini di qualità, investimenti sulle strutture sportive, organizzazione, coinvolgimento di tutti i settori economici, sociali e culturali dell’intera città e la fiducia e la crescita del settore giovanile curando il vivaio prima e i talenti di tutta Italia poi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Nel 2007 è arrivata la promozione dall’Eccellenza alla serie D, 2 anni dopo la promozione in Lega Pro Seconda Divisione (con il ripescaggio). Nel 2011 è stata promossa (con il ripescaggio) in Lega Pro Prima Divisione  e nel 2013/14 classificandosi al primo posto nel girone A  è arrivata anche la promozione in serie B. In una intervista Gozzi ha dichiarato “se mi affianca un arabo arriviamo anche in A”. Ha le idee molto chiare il Presidente… e i risultati sono tutti dalla sua parte.

Ma a Taranto ci sono persone con le idee chiare  ? Il vivaio tarantino gode dell’attenzione della nuova società ? Non vogliamo insinuare nulla ma speriamo che la rotta sia questa, perchè, invece a giudicare dalla campagna acquisti “last minute” o “sottocosto” effettuata non ci sembra che sia proprio così. E i risultati, al momento non esaltanti , lasciano presagire che il Taranto non  sia proprio una di quelle squadre  che possano “uccidere” il campionato dilettanti di quest’anno, ed ottenere una facile promozione

Probabilmente molti ( ma non i vecchi tifosi) hanno dimenticato che il Taranto non era certo abituato a giocarlo nei campetti dove purtroppo si ritrova a giocare da un po’ di anni e a tal proposito è bene rispolverare un po’ di storia rossoblu.

La storia calcistica tarantina comincia nel 1904 quando la società A.S. Taranto viene fondata nel 1927 dalla fusione tra U.S. Pro Italia e Audace F.C. Assorbendo l’anno dopo  l’ U.S. Nettuno. Tra la fine degli anni ’60 ed i primi degli anni ’70 dopo un ottimo campionato in rimonta sulla Casertana che, per illecito sportivo subisce la penalizzazione di 6 punti,  il Taranto guadagna la prima posizione in classifica e la conseguente promozione tra i cadetti in serie B . E’ il campionato 1968/69. Nel 1976 arriva in squadra a vestire la maglia rossoblù un certo Erasmo Iacovone che va immediatamente in gol nella partita di esordio consentendo ai rossoblu di raggiungere l’1-1 a Novara. Sarà questo  il primo degli 8 gol che poi segnerà in 28 partite, al suo primo campionato con la maglia rossoblù

10580146_360887820737680_6957898886685806797_nNel campionato 1977/78 il Taranto sotto la presidenza di  Giovanni Fico fa sognare ai tifosi tarantini  la serie A. Dopo un esaltante girone d’andata, il 6 febbraio 1978 purtroppo  in un maledetto incidente stradale muore il suo ariete e trascinatore, Erasmo Iacovone (alla cui memoria è stato poi intitolato lo stadio). Quel tragico evento condizionò il resto della stagione che consente una tranquilla permanenza in serie B ma non la promozione in serie A. In quella squadra giocavano anche, tra gli altri Graziano Gori e soprattutto Franco Selvaggi che farà parte della rosa italiana della Nazionale di Enzo Bearzot che vincerà i Mondiali in Spagna nel 1982 grazie ai gol del capocannoniere “Pablito” Paolo Rossi. L’anno successivo il Taranto riuscì ancora a salvarsi e la successiva stagione 1979/80 è un’altra di quelle da ricordare, ma questa volta purtroppo in modo negativo.

L’imprenditore Donato Carelli rileva la società, Selvaggi e Gori vengono ceduti e soprattutto quella del 1979/80 è la stagione dello scandalo calcio-scommesse che, tra le varie società anche blasonate (Milan e Lazio), coinvolse anche il Taranto a causa di alcuni suoi tesserati coinvolti nell’inchiesta federale. La società rossoblù subisce la conseguente penalizzazione di 5 punti, che sconta nel successivo campionato 1980/81, durante il quale retrocede in serie C dopo oltre 10 anni di gloriosa permanenza in serie B. Nel 1983 la società questa volta passa al vulcanico presidente Luigi Pignatelli detto “il cavaliere” che riporta la squadra in B ma successivamente nel 1985 la società sotto la sua gestione fallisce per debiti .

Gli subentrò l’ ing. Vito Fasano che la denomina Taranto Football Club S.p.A ma retrocede in C. L’anno dopo la compagine rossoblù ritornò nuovamente in B salvandosi agli spareggi.  E’  il Taranto di Paolucci, D’Ottavio, Pietro Maiellaro (venduto poi nel 1987/88 al Bari) e di De Vitis (venduto nel 1988/89 all’Udinese). Svuotata la rosa dei calciatori, depotenziata dalle cessioni, arriva di nuovo la retrocessione in serie C , ma nel 1989 Donato Carelli ritorna nuovamente in sella presidente ricostruendo tecnicamente la squadra che ottiene la promozione in B per il campionato del 1990/91.

Il Taranto giocò in serie B fino al campionato 1992/93 quando nell’estate del 1993  la società per inadempienze con la Covisoc e con la Lega viene radiata dai professionisti , finendo tra i dilettanti. I tarantini di buona memoria ricordano poco volentieri il ruolo negativo del barese Antonio Matarrese, fratello di Vincenzo, che in quel periodo ricopriva la carica di Presidente della Federcalcio , il quale contribuì in modo decisivo alle “drammatiche” sorti del Taranto.

Questo è una ricostruzione della storia del Taranto perchè da qui in avanti sarà costretto ad affrontare una serie di difficoltà e delusioni tra tentativi falliti di tornare nel calcio che conta e ripetuti ribaltoni societari.  Da allora fino ai giorni d’oggi si sono avvicendati  i seguenti presidenti : William Uzzi (1993), Ruta (1994), Comegna (1996), Papalia (1998), Giove (2000), di nuovo William Uzzi (2002), Stanzione (2003), Blasi (2004), Enzo D’Addario (2009), Andriani (luglio-agosto 2012), Zelatore (il primo presidente donna della storia del Taranto, nel 2012), Nardoni (2013) ed adesso Domenico Campitiello (2014).

Ma cosa successe dopo il radiamento fra i professionisti del 1992  ? L’anno successivo nel 1993  grazie a un gruppo di imprenditori tarantini, nasce l’A.S. Taranto 1906. Cinque anni dopo nel  1998, militando per alcuni campionati in D e promozioni in C2, la società viene messa in liquidazione e sulle sue ceneri nacque l’ U.S. Arsenal Taranto, società che alla fine del 2000, ceduta ad altri imprenditori (il 60% delle quote vanno a Ermanno Pieroni e il 40% tra Tagarelli, il presidente Giove e Fiore) sulle cui cenere. nasce la Taranto Calcio S.r.l. e l’anno dopo arriva la promozione in C1 grazie anche agli acquisti dei calciatori Bertuccelli e Christian Riganò (che passerà poi a giocare in  serie A con la Fiorentina).

Nella successiva stagione 2001/02 il Taranto si classifica al secondo posto perdendo la finale playoff contro il Catania di Gaucci che le avrebbe permesso di risalire in serie B dopo tanti anni. Soddisfazione che invece va ai siciliani in una partita a dri poco “sospetta” giocata fra gli spalti dello stadio Iacovone dove il Taranto (che aveva il dovere di vincere a causa dello 0-1 dell’andata a Catania condito di minacce ad arbitro e giocatori tarantini) sembra giocare “stranamente”  per il pareggio e la partità finisce altrettanto “stranamente” 0-0 condannandola ancora una volta il Taranto alla permanenza al campionato di C1..

Nel 2003/04 arriva invece una nuova delusione: la retrocessione in C2, la società diventa a questo punto  Taranto Sport S.r.l. e due anni dopo vince i playoff e torna in C1. Falliscono ben 3 tentativi di risalire in serie B (sempre ai playoff contro l’Avellino nel 2007, poi contro l’ Ancona nel 2008 e infine contro l’ Atletico Roma nel 2011) e gioca in C1 fino alla fine del 2012 quando la società, che nel frattempo è diventata A.S. Taranto Calcio, subisce tanto per cambiare….un nuovo fallimento e scende tristemente tra i dilettanti fra lo sconforto degli instancabili e fedelissimi tifosi rossoblu.

Il resto è tutta storia attuale che il tifoso-lettore ben conosce. Nell’estate del 2012 nasce l’ A.S.D. Taranto F.C. 1927 che nel 2013/14 si avvicina alla promozione in Lega Pro perdendo ai playoff (e quindi molto lontano dalla finale) lo scontro diretto contro l’ Arezzo  La scorsa estate appena conclusasi  il tormentato e faticoso acquisizione-cessione delle quote societarie rilevate dai fratelli campani, i Campitiello, che ne rilevano il 51% (ed  anche i debiti della gestione sotto la presidenza di Fabrizio Nardoni) e che tentano un impossibile ritorno in Lega Pro tramite i ripescaggi che invece premiano l’ Arezzo.

Se diamo un’occhiata anche agli altri sport del territorio ionico ci rendiamo conto che i successi hanno sempre e solo un comune denominatore : i giovani, provenienti dai vivai locali e spesso affiancati a dei talenti pescati oculatamente da chi ha le competenze per farlo, trovati in altre città.

2012 WimbledonTENNIS

Nel tennis i tarantini possono vantarsi di avere la tennista (tarantina) tra le più brave e importanti al mondo: la 31enne Roberta Vinci. Cresciuta al Circolo Tennis Taranto dove a soli 6 anni ha preso la sua prima racchetta in mano, grazie al padre e al suo primo allenatore Davide Diroma che hanno sempre creduto in lei, Roberta è  arrivata a vincere i più importanti tornei del mondo sia in doppio sia nel singolare femminile togliendosi grandi soddisfazioni anche nella Nazionale italiana. I suoi strepitosi risultati l’hanno portata a raggiungere nel 2013 il suo best ranking, la posizione numero 12 al mondo del ranking di singolare (oggi è 41esima) e da la posizione numero uno al mondo nel doppio insieme a Sara Errani  (oggi sono ancora prime) con la quale hanno vinto le quattro prove del Grande Slam (Australian Open, Open di Francia, Wimbledon, U.S. Open).

CdG Taranto Cras BasketBASKET

Nel 1974 nasce la squadra maschile Cus Jonico Basket  da un gruppo di amici appassionati della pallacanestro. Il loro progetto comincia investendo sui giovani. Fin da subito arrivano le prime soddisfazioni con l’accesso in Promozione nel ’77 che viene poi giocato puntando sui tantissimi ragazzi del vivaio. Arriva poi la promozione in serie D e negli anni successivi, tra retrocessioni e promozioni in D, arriva nel la promozione in Divisione Nazionale B dove  gioca tuttora nel girone D,  con il nome Casa Euro Basket Taranto che  ha comincia il suo campionato proprio ieri sul parquet del  “Palamazzola” di Taranto giocando contro il S. Michele Maddaloni). Alla guida della società, dal 1977 il presidente Sergio Cosenza  sempre lui  con la sua solita grinta, la vera passione e la voglia di puntare sui giovani.

Ma anche il basket femminile ha una sua storia piena di soddisfazioni. Nel  1961 viene fondato il CRAS femminile grazie al prof. Angelo Curci che fonda una polisportiva con le studentesse che si erano distinte nei campionati scolastici. Alla fine degli anni ’90, diventata Taranto Cras Basket, puntando sempre sui giovani, ottiene ottimi risultati raggiungendo anche bei traguardi negli anni successivi approdando nella stagione 2001/02 al campionato di serie A1 femminile e giungendo nello stesso anno anche alla semifinale-scudetto. Nella stagione 2002/03 la squadra realizza una storica “tripletta” vincendo lo Scudetto, la Coppa Italia e la Supercoppa italiana. Nella stagione 2008/09 torna a vincere il campionato di A1 battendo l’Umana Venezia in finale e vince anche la Supercoppa italiana ma perde la finale di EuroCup contro il Galatasaray S.K.

Nella stagione successiva il Taranto Cras Basket, si aggiudica il terzo tricolore della sua storia davanti al proprio pubblico e nello stesso anno partecipa all’Euroleague (la Champion’s League del basket), dove viene eliminata agli ottavi anche stavolta da una squdra turca, il  Fenerbahce S.K. Seguono negli anni successivi la terza Supercoppa italiana nella stagione 2010/11 e un altro Scudetto e Coppa Italia nel 2011/12.

Questo strepitoso ciclo scricchiola nella stagione 2012/13 quando il presidente Angelo Basile per problemi finanziari  rinuncia all’iscrizione all’ Eurolega e questo esaltante ciclio pieno di grandi soddisfazioni si chiude definitivamente nel luglio 2013 con la rinuncia all’iscrizione al campionato di A1 2013/14,  continuando a svolgere solo l’attività giovanile.

Ereditando il settore giovanile del Cras Basket Taranto, sulle sue ceneri sportive, nasce l’ A.S.D. Francesco De Florio impegnata nei campionati provinciali e (attualmente) regionali maschili e femminili.

Cdg Volley FemminilePALLAVOLO

Nel volley ricordiamo soprattutte le gesta della Taranto Volley (diventata poi nel 2008 Prisma Volley ) squadra maschile fondata nel 2002 da Antonio Bongiovanni, che dopo il fallimento della Magna Grecia Volley, compie una scalata incredibile dalla serie D alla serie A1 in 2 anni (rilevando prima il titolo sportivo della Pallavolo Belpasso e poi del Ducato Volley). Dopo la retrocessione in A2, torna in A1 nel 2006 arrivando ai quarti di finale playoff scudetto e alle semifinali di Coppa Italia per poi terminare l’attività nel 2010 con la cessione del titolo sportivo alla New Mater Volley di Castellana Grotte (BA) che tra qualche giorno comincerà il prossimo campionato di B2 .

In campo femminile abbiamo assistito nel maggio 2014 alla promozione nel campionato nazionale di serie B  della Comes Gravine VolleyLand (del Gruppo Tempesta) della compagine tarantina nata nel 2013 dall’unione tra il GS Livio Tempesta, SdP Volley Massafra e New Holiday Taranto.

 Dopo una ricostruzione storica dello sport a Taranto,  e ritornando al calcio, speriamo dunque che le sorti del Taranto Calcio possano ripercorrere lo stesso percorso di squadre come la Virtus Entella o del Chievo  augurandoci che l’attuale società punti, come ha fatto Gozzi, senza indugio sulla valorizzazione e la crescita del vivaio tarantino e, se proprio si deve pescare fuori, lo si faccia per andare a trovare giovani interessanti e di talento, e non fra gli scarti delle altre squadre o fra i giocatori senza ingaggio. Allora si che sarebbe una vera programmazione societaria e sportiva. Questo significherebbe puntare a un futuro non solo aziendale, e quindi economico per raggiungere i risultati sportivi che la storia della città di Taranto merita.

Capito Presidente Campitiello?

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