Le due facce di Ponti: sì alla Tav per l'Europa, no alla Tav per il ministro Toninelli

Le due facce di Ponti:  sì alla Tav per l'Europa, no alla Tav per il ministro Toninelli

Lo studio Trt  dell’ingegner Ponti sulle reti transeuropee (TAV) mette in luce che il completamento dei collegamenti ferroviari determinerà al 2030 un incremento del Pil prossimo al 2% rispetto allo scenario base di previsione per molti Paesi tra i quali l’Italia. La nostra nazione, insieme a Francia, Spagna e Polonia “beneficerà della creazione di più di 100mila posti di lavoro”che nel 2040 dovrebbero diventare 140mila

ROMA – Ancora una volta emerge il doppio giochismo dei “tecnici” che gravitano intorno al Movimento 5 Stelle. E’ questo il caso dell’ingegnere torinese Marco Ponti che ad ad agosto 2018 aveva “promosso” l’alta velocità ferroviaria a livello europeo con un parere prodotto per la Direzione Generale Mobilità e Trasporti della Commissione Ue, per poi bocciare a febbraio 2019 la TAV nel documento redatto per il governo italiano. Un vero caso di “sdoppiamento” di personalità considerati che i due corposi rapporti, sono stati scritti in tempi contigui, con delle relazioni che sostengono le stesse tesi in maniera opposta e contrari .

Il tecnico dichiaratamente “No tav” già cacciato da altre società per le sue idee da altre società per ua ideologia  comunista-liberista “cosa di cui vado molto fiero” (dice Ponti n.d.r.) prescelto dal ministro Danilo Toninelli (un ex-agente di assicurazioni n.d.r.) per guidare la commissione ministeriale che ha detto no alla tratta, a sua volta prova a difendersi dalla figuraccia colossale,  sostenendo che le metodologie d’analisi sono differenti, che l’approccio non è paragonabile e che in fondo il ruolo avuto nella redazione dello studio stilato per la Commissione Ue è stato marginale.  In realtà l ‘approccio è diverso in quanto accantonando le polemiche suscitate dall’analisi costi-benefici “targata” Ponti, il dossier di 78 pagine che il ministro Toninelli ha consegnato a Palazzo Chigi a febbraio  2019 , sostiene che completare la TAV Torino-Lione comporterebbe un salasso di ben 7 miliardi per le casse dello Stato,  omettendo ( o occultando ?)  tutta una serie di dati inconfutabili che di fatto avrebbero capovolto l’esito negativo a cui è arrivato il verdetto finale.

Parliamo di inconfutabili dati keynesiani evidenziati in maniera chiara invece nell’altro dossier, quello europeo, stilato su  178 pagine a cui l’ingegner Ponti ha collaborato insieme ad altri docenti di fama internazionale. Un dossier all’interno del quale è riportato nero su bianco come la Torino-Lione, che fa parte delle grandi linee di comunicazione europee, sia strategica per l’interscambio commerciale, la crescita dell’occupazione, la riduzione dell’inquinamento, la riduzione dei tempi di percorrenza. Una posizione condivisa da Bruxelles e da tutti i Paesi del Vecchio Continente. Non a caso la Tav gode, come noto, di corposi finanziamenti europei.

Relazione TAV_1A PARTE

Danilo Toninelli

Numeri e grafici inequivocabili nello studioThe impact of TEN-T completion on growth, jobs and the environment” redatto da numerosi ricercatori di varie nazionalità tra cui la ‘Trt trasporti e territorio’, la società milanese di cui Marco Ponti è presidente, ossia quella che ha redatto l’analisi costi-benefici per conto del ministero dei Trasporti e su cui si è basato il giudizio negativo del ministro Danilo Toninelli,  da cui emerge che per ogni miliardo investito per la TAV  nei prossimi 10 anni genera 15 mila posti di lavoro, ricordando che alla fine della realizzazione dell’infrastruttura l’occupazione creata arriverà a quota 153 mila, oltre all’indotto.

Posti di lavoro si specificala relazione “europea” di Ponti creati tra “trasporti, turismo e sviluppo di aziende per nuovi mercati nei Paesi interessati dalla Tav (Italia, Francia, Spagna e Portogallo) al netto dei lavoratori direttamente coinvolti nel progetto“. Il  parere favorevole di Ponti inoltre evidenziava un risparmio di tempo del 30% per i passeggeri e del 48% per le merci per il corridoio mediterraneo che va da Gibilterra a Budapest, grazie al quale  la TAV renderebbe possibile di attraversare la barriera naturale europea più complicata, quella delle Alpi, che tagliano fuori l’Italia. E tutto ciò con un incremento aggiuntivo del Pil pari all’1,6% entro il 2030 e 26 milioni di tonnellate di anidride carbonica non immesse nell’aria dal 2017 al 2030. 

Relazione TAV_2A PARTE

Valutazioni molto ma molto distanti da quelle invece redatte e sottoscritte e Ponti quando lavora come “consulente” del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti retto da Danilo Toninelli,  nel cui rapporto non evidenzia mai le ricadute occupazionali e sul Pil dell’opera. ed incredibilmente non lo fa neanche nella cosiddetta “analisi bis“, cioè quella circoscritta alla tratta italiana, in cui si limita a specificare che il saldo negativo non è di 7 ma soltanto di 2,4 miliardi.

“Quella europea non è una analisi costi benefici, ma sull’impatto, che si basa su analisi di valore aggiunto”  si giustifica Ponti sostenendo che “nulla hanno a che fare con la analisi costi-benefici. Non ci sono i costi in quella analisi Non misura i costi, ma il traffico, l’occupazione e l’impatto sulle imprese“. Parametri che forse il Governo M5S-Lega dovrebbe valutare attentamente, senza strumentalizzazioni propagandistiche o posizioni “politiche” , e tenere in attenta considerazione.  Anche perchè il Governo giorno dopo giorno sembra perdere sempre più coesione ed accordo nell’alleanza parlamentare che lo sostiene.

Relazione TAV_4A PARTE copia

Lo studio Trt  dell’ingegner sulle reti transeuropee (TAV) mette in luce che il completamento dei collegamenti ferroviari determinerà al 2030 un incremento del Pil prossimo al 2% rispetto allo scenario base di previsione per molti Paesi tra i quali l’Italia. La nostra nazione, insieme a Francia, Spagna e Polonia “beneficerà della creazione di più di 100mila posti di lavoro”che nel 2040 dovrebbero diventare 140mila. Lo studio realizzato per la Commissione Ue evidenzia anche come l’Italia sia destinataria della maggior quota di investimenti per il completamento delle reti (21%) seguita da Germania 816%) e Francia (12%). E se non fosse sufficiente la riduzione dei tempi di percorrenza per il traffico passeggeri e per quello merci , “sicuramente non trascurabile è l’impatto sull’ambiente. Con il completamento della rete core Ten-T, della quale fa parte la Tav Torino-Lione, nel periodo 2017-30 l’Ue dovrebbe ridurre cumulativamente le emissioni di anidride carbonica di 26 milioni di tonnellate“.

Ma evidentemente per il M5S  ed i suoi ministri, Di Maio in testa, tutto questo non vale niente…

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