L’affitto nel palazzo storico a prezzi ridicoli per il procuratore

L’affitto nel palazzo storico a prezzi ridicoli per il procuratore

Compare anche la moglie del procuratore aggiunto di Napoli, Fausto Zuccarelli, nell’elenco degli affittuari senza titolo finiti all’attenzione della Procura regionale della Corte dei Conti anche se non è dato conoscere l’ammontare dell’ esiguo affitto pagato.

ROMA – La famiglia Zuccarelli vive nella palazzina Rothschild di Villa Pignatelli a Napoli , sulla Riviera di Chiaia, area ritenuta il “salotto buono” della città.  La signora  ci vive perché è figlia di un ex dipendente statale al quale  fu assegnata la casa nel 1961, cioè 51 anni fa, dovendosi egli occupare dell’enorme giardino della Villa. Dopo la scomparsa di lui, l’immobile è passato automaticamente, anche se non avrebbe dovuto essere così, nella disponibilità della figlia che non aveva alcun rapporto con la Soprintendenza. Fausto Zuccarelli è uno dei magistrati sicuramente più conosciuti nel capoluogo campano ricoprendo la carica di coordinatore della sezione Antiterrorismo ed in precedenza è stato uno dei pm più rigorosi nella sezione Reati finanziari.

Una casa dove però  già cinque anni fa il magistrato dichiarava in occasione di un furto subito nel 2012, di non abitare più.   A Napoli sono numerosi gli inquilini che vivono in location dal valore inestimabile a fronte di fitti assai modesti e, comunque, al di sotto della media del mercato immobiliare. Palazzi, monumenti e strutture storiche di proprietà delle varie Soprintendenze che, solo a partire dal 2012, sono stati oggetto di indagine ad ampio spettro sulla legittimità delle occupazioni. Un mare di carte dove spesso s’incrociano cognomi importanti.

La Guardia di Finanza ha avviato riscontri sulle case “monumentali” di Napoli e su chi le occupa e su tutti coloro che hanno consentito il verificarsi di queste condizioni di illegittimità omettendo il proprio intervento con conseguente danno erariale, che ha già portato all’incriminazione di cinque alti dirigenti del Ministero dei Beni culturali e dell’Agenzia del Demanio ai quali viene contestato un mancato incasso di un milione di euro.

 

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