La legalità “double face” di Michele Emiliano e dei suoi “compagni di merende”…

La legalità “double face” di Michele Emiliano e dei suoi “compagni di merende”…

Le ultime parole famose di Emiliano: “”In due da presidente della Regione ho cercato di applicare la stessa correttezza che ho tenuto nelle mie funzioni giurisdizionali. Non ho mai avuto un avviso di garanzia, né io né i miei assessori”.“ Mazzarano, Giannini ed ora D’ Addario. Chi sarà il prossimo ?

ROMA. Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, magistrato attualmente sotto processo disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, prendendo in prestito un’affermazione usata da Roberto Giacchetti, vice presidente della Camera dei Deputati, rivolta a Roberto Speranza disse “Hai la faccia come il c….o diventata virale, quella faccia ha dimostrato di averla a pieno titolo quando il mese scorso dinnanzi alla Commissione Disciplinare del CSM  ha dichiarato : “In due anni da presidente della Regione ho cercato di applicare la stessa correttezza che ho tenuto nelle mie funzioni giurisdizionali. Non ho mai avuto un avviso di garanzia, né io né i miei assessori.“

Mai dichiarazione fu più intempestiva, infatti dopo solo 48 un suo assessore regionale Giovanni Giannini, è stato indagato per una vicenda di tangenti e regalie varie a fronte di delibere compiacenti, ha rassegnato le dimissioni. Ma Emiliano è un politico “double face“, cioè a doppia faccia. A Roma e davanti alle telecamere e taccuini della stampa nazionale si erge a rappresentante della legalità prestato alla politica, mentre a Bari sguazza ed annaspa nella illegalità compiacente, come dimostra la sua successiva nomina ad assessore a Michele Mazzarano , un politicante di paese (Massafra, in provincia di Taranto n.d.r.) , esponente del Pd pugliese, coinvolto in due procedimenti penali dai quali si è salvato solo e soltanto grazie all’intervenuta prescrizione dei reati.

Gianpi Tarantini e le escort “baresi” care… a Silvio Berlusconi

Il faccendiere barese Gianpaolo Tarantini (cioè il “Gianpi” che procacciava le escort a Silvio Berlusconi)  ha rivelato alla procura di Bari di aver elargito una “tangente” di 10 mila euro all’ex vice-segretario regionale pugliese del Pd,  Michele Mazzarano che venne indagato dalla procura di Bari, in concorso con Tarantini, per illecito finanziamento pubblico ai partiti. Mazzarano con la sua sfacciataggine negò : ”Se Tarantini avesse davvero reso le dichiarazioni che gli vengono attribuite, provvederò a sporgere querela nei suoi confronti”. Querela che non ci risulta essere stata presentata in quanto le indagini della procura barese accertarono la presenza di un assegno elargito da Tarantini, destinato proprio a Mazzarano, che a settembre 2014 venne rinviato a giudizio per “illecito finanziamento ai partiti” e “millantato credito”.
Secondo l’accusa della procura barese, l’esponente politico pugliese aveva ricevuto da Tarantini 70 mila euro : 10mila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008; altri 60 mila, su indicazione di Tarantini, da un imprenditore che si aggiudicò un appalto ospedaliero da 600 mila euro al quale Mazzarano assicurò che si sarebbe interessato. Per questi due episodi, rivelati da ‘Gianpì ai pm della procura di Bari nel 2009, il consigliere regionale Mazzarano e lo stesso Tarantini vennero rinviati a giudizio per essere processati nel dicembre 2014 dinanzi al tribunale di Bari: nel primo caso per finanziamento illecito ai partiti, nel secondo per millantato credito. Per un altro episodio di millantato credito il gup di Bari Sergio  Di Paola,  dispose il rinvio a giudizio di Mazzarano, trasmettendo gli atti per competenza territoriale alla procura di Taranto.
Mazzarano per anni ha continuato a proclamarsi innocente e a difendersi. “Nella campagna elettorale delle politiche del 2008 – diceva il consigliere regionale del Pd pugliese – chiesi a Tarantini di finanziare un concerto di Eugenio Bennato, attraverso un assegno di 10.000 euro che girai direttamente al promoter di Bennato. Da quella manifestazione non avrei potuto trarre nessun vantaggio personale in quanto non ero candidato. L’ho fatto per il Pd.
Per quanto riguarda l’accusa di millantato credito, il politico massafrese sostenne che “le accuse di Tarantini sono totalmente false” e nel processo “si scioglieranno come neve al sole“. Di questo era convinto anche il presidente dei deputati del Pd (all’epoca dei fatti)  Roberto Speranza, a cui Mazzarano faceva riferimento a livello nazionale, che dichiarò di essere “assolutamente fiducioso” . Come non difendere un suo “compagno” di corrente, che aveva preso dei soldi per la propaganda del Pd a guida Bersani ?
Ma Mazzarano ed i suoi “compagni” del Partito Democratico  hanno potuto contare sui tempi lunghi della giustizia, in quanto  i reati si sono tutti prescritti nel 2016. Lo “sfacciato” Mazzarano a suo tempo, quando venne rinviato a giudizio ebbe anche la sfacciataggine di dichiarareDopo due anni di indagini e altrettanti di udienza preliminarefinalmente un giudice di merito potrà raccogliere la prove che confermeranno la mia correttezza e la mia totale innocenza. Rimane l’agonia mia e delle persone a me più care per questi lunghi cinque anni di vera e propria via crucis. Quando la giustizia agisce così, rovina la vita delle persone oneste“.
Resta da chiedere a Mazzarano qualcosa a cui siamo sicuri non risponderà mai: come mai non ha rinunciato alla prescrizione, consentendo ad un giudice di merito, come lui stesso auspicava di “raccogliere la prove che confermeranno la mia correttezza e la mia totale innocenza” ?

Sapete cosa ha fatto recentemente Michele Emiliano ? Ha nominato Michele Mazzarano assessore regionale !!! Un premio forse per aver preso dei soldi per il Partito Democratico ? Un riconoscimento per aver aderito alla sua corrente Fronte Democratico, invece di seguire Speranza, Bersani e D’ Alema nella scissione in Mdo ? O forse un premio-riconoscimento  a Mazzarano per aver assunto, nel suo precedente incarico di capogruppo in consiglio regionale per il Partito Democratico ( usando soldi pubblici del Consiglio regionale della Puglia) il segretario-autista-ombra di Emiliano, Gianni Paulicelli, ed un giornalista , tale Michele Mascellaro notoriamente amico del fratello di Emiliano ?

 Mascellaro,  accanto nella foto con Emiliano,   è l’ ex direttore del quotidiano Taranto Buona Sera, che finì coinvolto nelle intercettazioni della magistratura tarantina, al telefono con  Girolamo Archinà, il responsabile delle pubbliche relazioni a Taranto del Gruppo ILVA ( all’epoca dei fatti di proprietà della  famiglia Riva) , nei cui confronti incredibilmente ad oggi il Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia non ha ancora adottato alcun provvedimento, al contrario di altri giornalisti che avevano analoghe o ben più lievi responsabilità. Ed attualmente risulta ancora nel libro paga del quotidiano tarantino edito dalla Cooperativa Sparta, nello stesso tempo in cui è anche a libro paga del Pd pugliese, dopo aver lavorato anche per Forza Italia a Taranto ! Un comportamento poco deontologico sul quale l’ Ordine dei Giornalisti e l’ Assostampa di Puglia tacciono e fingono di nulla. Sarà forse perchè a settembre ci sono le elezioni per il rinnovo del Consiglio, ed allora ogni voto è utile….?

Emiliano ha dimenticato qualcosa….. come ad esempio l’intervento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari , che dopo le indagini svolte dai Carabinieri di bari, ha mandato a giudizio  e richiesto cinque condanne a pene comprese fra i 20 anni e i 12 anni e 8 mesi di reclusione per altrettanti imputati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, voto di scambio e coercizione elettorale. I fatti contestati si riferiscono alla primavera 2015 e riguardano le elezioni regionali. Quattro dei cinque imputati, tutti pregiudicati baresi ritenuti affiliati al clan Di Cosola, avrebbero fermato gli elettori per strada invitandoli, con minacce e intimidazioni, a votare per Natale Mariella (nella foto accanto con Emiliano), poi non eletto, che era candidato alle ultime regionali nella lista dei ‘Popolarì” a sostegno di Michele Emiliano presidente.

Mariella è indagato in un separato procedimento insieme con altre cinque persone. Stando alle indagini della magistratura barese gli imputati dicevano agli elettori che avrebbero verificato il voto, impedendo così «il libero esercizio del diritto di voto – recita l’imputazione – ed alterando il risultato delle votazioni per la nomina dei rappresentanti del Consiglio regionale della Puglia per l’anno 2015». E lo avrebbero fatto avvalendosi della forza intimidatrice del clan Di Cosola, “oltre che della capacità di controllo del territorio e della possibilità di contare sull’omertà delle vittime e dell’ambiente in genere“.

Ma la verità ha sempre due facce. Quella reale, e quella che si vuole spacciare. Ed Emiliano in questo è un “pusher” di caratura nazionale. Ma il governatore “levantino” finge di dimenticare la contestazione ricevuta in Consiglio regionale a Bari, dalle opposizioni ma anche all’interno della sua stessa maggioranza (Sinistra Italiana ex-Sel), e cioè quella di aver moltiplicato i posti nella società regionale istituendo i consigli di amministrazione invece che un normale amministratore unico,  coinvolgendo personaggi privi di alcuna esperienza e competenza specifica , e spesso provenienti dal centrodestra, area da cui Michele Emiliano non disdegna consensi dei soliti voltagabbana. Emiliano parlando con i giornalisti pugliesi si autoproclamava garante delle sue scelte dicendo: “Di questi che ho nominato, il primo che sgarra gli stacco la testa e ci gioco a pallone“.

 

Anche in questo sono passate alcune ore dopo la sua nomina alla presidenza  di InnovaPuglia, l’agenzia regionale alla cui guida era stato appena nominato dal governatore Michele Emiliano, ed il professor Fabrizio D’Addario è stato indagato dalla procura di Bari per truffa e peculato, in un’indagine sulla sua gestione all’Amgas srl. Per questo motivo, nella tarda serata di ieri, D’Addario ha presentato le sue dimissioni, accolte immediatamente dal presidente della Regione.
Fabrizio D’Addario aveva ricoperto per quattro anni la carica di direttore generale della municipalizzata barese che si occupa della distribuzione del gas . Nel 2016  il sostituto procuratore della repubblica di Bari  Marco d’Agostino, ha avviato un’indagine conoscitiva sulla base di alcuni esposti, delegando per le indagini il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Fabrizio D’Addario era stato candidato alle regionali nel collegio di Bari, guarda caso…proprio in una delle liste civiche a supporto delle liste di Emiliano. Scopo dell’indagine era quello di verificare ed approfondire eventuali  promesse “elettorali” formulate  dal direttore generale D’Addario ad alcuni dipendenti della municipalizzata prima delle elezioni . Nel corso degli approfondimenti tecnici svolti, gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno scoperto  altri problemi ed anomalie, che successivamente erano state segnalate anche da alcuni componenti della società.
Il professore D’Addario, secondo l’ipotesi investigativa, non svolgeva quello che avrebbe dovuto fare come direttore generale dell’azienda municipalizzata, pensando essenzialmente ad esercitare il ruolo di “politico”, al quale dedicava la maggior parte del suo tempo pur percependo un compenso di oltre 100mila euro disponendo anche di beni aziendali, secondo quanto sarebbe emerso nel corso delle indagini,  e dalle risultanze conseguenti  alle analisi tecniche.

 

 

I finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Bari,  adesso stanno effettuando tutti gli accertamenti del caso  su alcuni appalti dell’azienda, ma questa volta la delega d’indagine  è stata disposta dalla Corte dei Conti, proprio sulle consulenze assegnate dalle municipalizzate Amgas ed Amtab controllate al 100% dal Comune di Bari.
 D’Addario peraltro ha un passato nel centrodestra, per il quale  è stato consigliere comunale e nel 2010 si era candidato alle elezioni regionali  in una lista che appoggiava la candidatura alla presidenza della Regione Puglia di Rocco Palese, dopo non essere stato confermato nell’incarico manageriale della municipalizzata barese, e dopo essere stato candidato per il centrosinistra alle regionali del 2015 ottenendo 5.500 voti (risultando primo dei non eletti nella lista la Puglia con Emiliano) è stato “premiato” e scelto dal governatore Emiliano alla presidenza di InnovaPuglia, la società per la programmazione strategica dell’innovazione che gestisce centinaia di milioni di euro provenienti dai Fondi Strutturali Europei , nonostante avesse ricevuto l’avviso di proroga delle indagini nella scorsa primavera.

 

 

Nella serata di ieri il collega Giuliano Foschini del quotidiano La Repubblica, ha contattato il presidente Michele Emiliano per sapere se ne fosse già a conoscenza delle indagini in corso su D’ Addario , visto che il professore aveva ricevuto ben prima della nomina l’avviso di proroga delle indagini. “Non ne sappiamo assolutamente nulla” è stata la risposta “per noi, non avere indagini penali a carico è un prerequisito per le nomine e c’era stato assicurato che non ce ne fossero“. Dopo aver fatto alcune verifiche, e dopo aver contattato direttamente D’Addario, che ha confermato l’esistenza dell’indagine, Emiliano ha accolto le dimissioni (richieste), a pochi giorni dalla  sua nomina, del presidente di InnovaPuglia.
 “Benvenuti nella ‘pappatoia’ di Emiliano — hanno dichiarato Nino Marmo e Domenico Damascelli, di Forza Italia, al Corriere del Mezzogiornoricca di politicanti e arrivisti in cerca di poltrone, pronti ad abbandonare anche le proprie radici per questo, ringraziando un presidente di Regione che fa nomine utili solo al suo consenso senza pensare per un attimo a selezionare il meglio. La pattuglia dei nominati è un’accozzaglia degna dell’armata Brancaleone“. Secondo Andrea Caroppo (Forza Italia): “Emiliano sta pagando cambiali elettorali: aveva preso impegni e li sta onorando. A modo suo“.
A questo punto Emiliano di “teste da staccare con cui giocare a pallone” ne ha più di una. Ma innanzitutto dovrebbe auto-staccare per primo la sua. Queste nomine imbarazzanti le ha fatte lui !
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