La Guardia di Finanza arresta 3 professionisti foggiani tra gli 11 arrestati a Macerata per una maxi frode fiscale

La Guardia di Finanza arresta 3 professionisti foggiani tra gli 11 arrestati a Macerata per una maxi frode fiscale

La Guardia di Finanza, con l’ausilio di militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Foggia, ha eseguito 51 perquisizioni domiciliari nei confronti di 30 indagati, 11 dei quali sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari: tra questi gli avvocati Vincenzo Luigi Chirolli e Paolo Mongiello (ex consigliere provinciale) e il commercialista Rocco Fabiano

ROMA – Sono tre i professionisti foggiani arrestati nella vasta operazione della Guardia di Finanza denominata “Ghost Tax”, a contrasto delle grandi frodi fiscali, che ha visto impiegati circa 150 militari, oltre che del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Macerata, anche di numerosi altri Reparti del Corpo in sette regioni (Marche, Puglia, Lazio, Toscana, Campania, Veneto e Lombardia) che ha eseguito undici misure cautelari agli arresti domiciliari disposte dal gip del Tribunale di Macerata, dott. Domenico Potetti, per presunte frodi fiscali: 30 le persone indagate e 41 milioni il valore die beni sottoposti a sequestro. Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Macerata, Dott. Giovanni Giorgio e dalle due sostitute procuratrici, addette alla trattazione specializzata di reati tributari.

Fra gli arrestati “eccellenti”  Paolo Mongiello, 53 anni, avvocato ed ex consigliere provinciale di Forza Italia sconfitto nel 2014 da candidato Presidente della Provincia, aveva  deciso di abbandonare Forza Italia, e passare “a sinistra” con Michele Emiliano.  Insieme  a Mongiello posti agli arresti anche l’ avvocato Vincenzo Luigi Chirolli, ed il  commercialista Fabiano Rocco , di associazione a delinquere finalizzata alle indebite compensazioni di crediti di imposta.

Paolo Mongiello

Secondo i finanzieri del Nucleo di polizia Economico – Finanziaria di Macerata, le aziende marchigiane cedevano crediti di imposta inesistenti a ditte foggiane. Tali somme venivano poi utilizzate indebitamente. I professionisti coinvolti, tra cui i tre foggiani, fungevano da mediatori e procacciatori. L’organizzazione di colletti bianchi, secondo le indagini, aveva base a Recanati e ramificazioni in tutta Italia, dedita a grandi frodi fiscali. Le indagini hanno permesso di scoprire un meccanismo di frode attuato mediante l’illecita compensazione di crediti Iva inesistenti e artatamente creati.

Le Fiamme Gialle al termine di un’articolata attività investigativa che si è protratta per oltre un anno, hanno dato esecuzione a 51 perquisizioni domiciliari e locali nei confronti di 30 indagati, 11 dei quali sottoposti alla misura cautelare personale degli arresti domiciliari, tra cui i tre professionisti foggiani. Ammonta a oltre 41 milioni di euro, il provvedimento di sequestro preventivo di beni emesso dal GIP di Macerata, su richiesta della Procura marchigiana . Le indagini hanno permesso di disvelare e disarticolare un’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, che aveva il suo fulcro a Recanati, presso lo studio di un professionista, e ramificazioni in diverse regioni italiane.

L’organizzazione, diretta e partecipata da professionisti con specifiche competenze tecnico- giuridiche, aveva messo a punto e studiato una particolare frode fiscale mediante l’illecita compensazione di crediti IVA inesistenti artatamente creati. Il sistema di frode scoperto dalle Fiamme Gialle consisteva, appunto, nell’artificiosa esposizione di ingenti crediti IVA (inesistenti) in capo ad aziende riconducibili agli indagati, le quali procedevano poi alla loro cartolarizzazione attraverso l’istituto dell’accollo del debito tributario di terzi soggetti, previo pagamento di un controvalore variabile tra il 20 e il 50 % del debito accollato.

L’utilità per i contribuenti con debiti tributari (veri) si concretizzava nella possibilità di risparmiarne buona parte di essi. Per l’impresa accollante, invece, l’introito costituiva puro guadagno, atteso che il credito era stato generato con artifizi contabili, quindi senza alcun movimento economico. Secondo l’ipotesi accusatoria accolta dal competente gip del Tribunale di Macerata, dott. Domenico Potetti, il sodalizio inizialmente ricercava ed acquisiva imprese in decozione, affidandone la rappresentanza legale a prestanomi fidati e trasferendo fittiziamente la sede in grandi centri urbani,  come accertato,  presso fittizi recapiti postali. Una volta costituito il falso credito IVA, le aziende venivano generalmente poste in liquidazione, in modo da conferire una parvenza di normalità all’accollo di debiti tributari di terzi. Nello stesso tempo il sodalizio, attraverso i suoi compartecipi, si adoperava per procacciarsi i soggetti “clienti” individuati in oltre 200 ad oggi , dislocati in tutto il territorio nazionale   con i quali effettuare la compensazione del debito tributario.

L’ordinanza del GIP Potetti di Macerata eseguita oggi, riconoscendo nel gruppo – secondo l’ipotesi accusatoria – il vincolo associativo finalizzato alle frodi fiscali ha  dispostoil sequestro preventivo (sia diretto che per equivalente), finalizzato alla confisca, di beni mobili ed immobili, oltre che di disponibilità finanziarie, per la somma complessiva di euro 41.219.152,43, a carico degli associati e dei titolari delle aziende utilizzate per la frode.

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