L’ arroganza di Emiliano sull’ Ilva non conosce limiti: “Lavoro solo con Gentiloni, Calenda si faccia da parte”

L’ arroganza di Emiliano sull’ Ilva non conosce limiti:  “Lavoro solo con Gentiloni, Calenda si faccia da parte”

Emiliano e Calenda

ROMA – Che Michele Emiliano sia un politico inaffidabile ed arrogante è ormai un concetto consolidato in Puglia, dove difficilmente i pugliesi gli consentiranno di tornare alla guida della Regione. Ma non si era mai visto un governatore permettersi di dire ad un ministro di farsi da parte pretendendo di avere a che fare con il Presidente del Consiglio. Sarebbe come se un avvocato che non condivide l’operato di un giudice nel corso di un processo, pretendesse di discuterlo con il Presidente del Tribunale minacciando la denuncia o ricusazione del giudice giudicante. Il guaio è per i tarantini, che sia Emiliano che il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci sono entrambe due personalità “affette” da manie di protagonismo esistenziale.

Il governatore pugliese Michele Emiliano dimostrando di essere incapace di rispettare le regole legislative ed istituzionali, dimenticando il termine di validità di 8 giorni previsto dal documento ricevuto dal Ministero dello Sviluppo Economico,  dicastero che per Legge rappresenta di fatto il Governo nella vicenda ILVA, che ha posto delle scadenze inderogabili, pretende una trattativa sul Piano ambientale dell’ILVA impugnato da Regione e Comune di Taranto, addirittura con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni,  per ottenere dal Governo una apertura al processo di decarbonizzazione e della applicazione della legge regionale sulla previsione del danno sanitario. “Stiamo chiedendo al governo – ha detto  Emiliano – di rispettare le leggi, la Costituzione, la salute dei cittadini. Se non le avremo il ricorso non sarà mai ritirato“.

Emiliano sotto processo al CSM

Per il presidente della Regione Puglia, inoltre, “un impegno a lavorare in modo positivo sull’Ilva non può che essere preso da Gentiloni in persona“, ed “è il momento che il ministro Calenda  si faccia da parte e ci consenta di dialogare con il presidente del Consiglio che peraltro è l’autore dell’atto (Dpcm sul piano ambientale) impugnato” da Regione Puglia e Comune di Taranto. Qualcuno dovrebbe spiegare all’inaffidabile “levantino” Emiliano, che il decreto è della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un consiglio di ministri di cui fa parte Carlo Calenda con la responsabilità del dicastero dello Sviluppo Economico, e non certamente un (ex) magistrato sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, che la città di Bari ha salutato con gioia quando ha abbandonato la poltrona di Sindaco di Bari dove aveva letteralmente distrutto il buon operato del suo predecessore Simone Di Cagno Abbrescia.

Emiliano non ha fatto i conti con la determinazione del ministro Calenda  ed il suo polso fermo, il quale non essendo un iscritto al Partito Democratico, non prende ordini da Renzi, figuriamoci da un “masaniello” sotto mentite spoglie di Governatore regionale come Michele Emiliano, che pur di conquistare visibilità ed ottenere spazio interno al suo partito, ha osteggiato il Governo Renzi prima e quello Gentiloni dopo,  in ogni sua decisione avviando delle battaglie politiche, che hanno visto il politicante levantino uscirne sempre sconfitto dal voto alle decisioni dei vari Tribunali, arrivando sino alla Consulta.

L’affermazione di Emiliano Se noi troveremo un accordo e se avremo la garanzia della tutela della salute dei pugliesi e in particolare dei cittadini dell’area metropolitana di Taranto, è mia intenzione anche proporre alla nuova proprietà dell’Ilva che una delle società di proprietà della Regione Puglia entri nel capitale della nuova Ilva” portando l’esempio di Acquedotto Pugliese che secondo lui potrebbe entrare, “con riferimento alla depurazione dell’acqua” e “sia pure con una quota simbolica, nel capitale” dimostra il delirio dell’ignoranza (dal verbo ignorare) del governatore pugliese che dimostra palesemente di non conosce il diritto societario.

Quello che però Emiliano dimentica (o dimostra di non capire) è che una volta che l’ Antitrust Europea avrà approvato (decisione che viene data per scontata in ambiti europei) entro il prossimo mese di febbraio, l’acquisizione di Arcelor Mittal, e quindi completato il procedimento di acquisizione dello stabilimento di Taranto e cioè dell’insediamento siderurgico più grosso d’ Europa, la sua minaccia-ricatto dinnanzi al Tar diventerà pressochè inutilizzabile e l’ accoppiata Emiliano-Melucci resterà con il cerino acceso in mano e fuori dalla porta di ogni e qualsiasi decisione.

Decidere il futuro di una città, quello di circa 20mila dipendenti ed annesse famiglie, oltre a quello delle 350 aziende pugliesi dell’indotto dell’ ILVA è un pò troppo per un ex-giocatore di basket come il governatore pugliese, che non ha mai gestito un’azienda in tutta la sua vita, figuriamoci un semplice diplomato al liceo scientifico come il sindaco di Taranto !

Forse è bene ricordare anche  le origini e le limitate competenze del Sindaco Melucci, che è un inesperto  incompetente “neofita” della politica, arrivato nei giorni scorsi a disporre persino il divieto di accesso dei consiglieri comunali agli uffici di gabinetto a Palazzo di Città. Secondo noi Melucci potrebbe fare al massimo il custode (con “staffista” del cuore…. al seguito) della casa di campagna a Crispiano della sua famiglia. Ed è anche troppo.

Curriculum Melucci
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