Intercettazioni “choc” dei caporali arrestati: “Per le donne sesso e mazzate”

Intercettazioni “choc” dei caporali arrestati:  “Per le donne sesso e mazzate”

ROMA – Quattro arresti per caporalato sono stati eseguiti dai Carabinieri di Brindisi sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip dr.Maurizio Saso del Tribunale di Brindisi che ha ritenuto pienamente attendibili le dichiarazioni rese dalle vittime, ed accolto le richieste della procura: agli indagati viene contestato il concorso in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravati.

L’indagine è stata condotta anche tramite videoriprese fatte lungo gli itinerari e presso un’azienda agricola del Barese dove venivano impiegati i braccianti. La manodopera proveniva prevalentemente dalle province di Brindisi e Taranto e sarebbe stata sfruttata con minacce ed intimidazioni, subite per via dello stato di bisogno e di necessità da parte ai lavoratori che sarebbero stati costretti a prestazioni superiori a quelle previste, a fronte di retribuzioni palesemente sproporzionate e all’obbligo di pagare giornalmente somme di denaro ai presunti caporali per l’attività di intermediazione.

Lavoratrici sfruttate nei campi di ciliegie a Turi, tutte donne è quanto è venuto alla luce nel corso dell’inchiesta della procura di Brindisi, la cui indagine è stata condotta dai Carabinieri, che hanno consentito all’arresto a seguito di un’ ordinanza di custodia cautelare di quattro persone accusate a vario titolo di intermediazione illecita, il cosiddetto caporalato:  Michelangelo Veccari, della sua compagna e complice Valentina Filomeno , Grazia Ricci, Maria Rosa Putzu.  Due delle persone arrestate, oltre alla coppia Veccari – Filomeno, che sono ritenuti gli organizzatori del giro, sono una donna di Palagiano che si sarebbe occupata di procacciare la manodopera e l’altra, residente a Turi, dipendente dell’azienda “committente” del lavoro.


Secondo quanto emerso nel corso delle indagini
le donne, 15 quelle in stato di bisogno, venivano prelevate da Villa Castelli (Brindisi) e da altri comuni  del  Brindisino e del Tarantino per essere trasportate nel Barese. A fronte di una paga dovuta pari a 55 euro giornaliere, delle quali in realtà hanno ricevuto soltanto 38 euro al giorno, per lavorare oltre 8 ore al giorno, rispetto alle 6 ore e mezzo previste invece dal contratto, e dalla paga venivano scalate  e pretese anche 8 euro per il trasporto.   L’inchiesta è partita dalla denuncia di una delle braccianti che ha confessato il tutto agli investigatori, che hanno poi proceduto coordinati dal pm Raffaele Casto, aggiungendo anche di essere stata picchiata per aver espresso delle legittime richieste sulla regolarizzazione del contratto.

Il giro d’affari illegale veniva gestito da due coniugi di Villa Castelli, a cui è stato attribuito un ruolo prevalente rispetto agli altri. Sono in corso ulteriori indagini per verificare se vi siano responsabilità da parte di personale dell’azienda committente: la normativa applicata è quella introdotta nel 2011, trattandosi di fatti avvenuti nell’anno 2015. Anche in questo caso nel corso dell’inchiesta, si sono rivelate fondamentali  le intercettazioni ambientali.   Una donna in un caso  sarebbe stata spinta di fatto ad interrompere i rapporti con l’agenzia interinale a cui si era rivolta, costretta a trattare unicamente con i caporali.

Il caporale avrebbe costretto una aspirante bracciante a interrompere i propri rapporti con l’agenzia interinale a cui si era rivolto dicendole :  “Con l’agenzia lavori un mese, con noi lavori sei mesi, ott mesi. Quindi dipende da cosa vuoi fare. Se vuoi lavorare un mese, altrimenti ti conviene venire con noi. Secondo me ti conviene. Perché con noi alla fine lavori, se sai comunque il lavoro no? Con loro lavori un bum, fino a fine mese, fino a fine giugno”.  come contenuto in una delle intercettazioni ambientali captate dai Carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana (Brindisi) durante le indagini.

Secondo quanto emerso, gli “intermediatori” avrebbero approfittato dello stato di bisogno delle braccianti, tredici italiane e due straniere anche attraverso minacce e intimidazioni. In una delle conversazioni intercettate si ascolta  uno dei caporali dire :“Alle femmine pizza e mazzate ci vogliono, altrimenti non imparano” aggiungendo  “femmine, mule e capre tutte con la stessa testa”.

 

image_pdfimage_print
Please follow and like us:
error

Ti piace il Corriere del Giorno ? Fallo sapere !