Industria agroalimentare: il Sud accelera grazie ai biscotti, caffè ed olio

Industria agroalimentare: il Sud accelera grazie ai biscotti, caffè ed olio

La maggiore accelerazione nel fatturato (del +12%) è stata riscontrata nelle imprese definite “giovani”, cioè quelle che hanno meno di 25 anni di attività, le quali si sono dimostrate particolarmente dinamiche, rispetto alle analoghe aziende del Centro-Nord che hanno avuto uno sviluppo soltanto dell’8%.

ROMA – C’è un Sud che produce e cresce sempre di più anche rispetto al Nord del Paese, come dimostra  il fatturato in crescita delle industrie agroalimentari. Lo ha reso l’Ismea l’Istituto di servizi controllato dal Ministero dell’Agricoltura che ha analizzato i bilanci delle imprese del Mezzogiorno con un giro d’affari superiore ai 10 milioni di euro. Sono 1.526 aziende medio-grandi, equivalenti al 23% del totale italiano delle aziende di analogo livello. Nell’ultimo triennio il fatturato delle imprese del mezzogiorno  è salito del 5,4%, quindi di più di quelle del Centro-Nord, dove l’incremento si è arrestato al 4,4%.

“Sono segnali estremamente incoraggianti”  – ha spiegato Raffaele Borriello direttore generale di Ismea  al “Cibus” di Parma dove ha presentato la ricerca commissionata da Federalimentare (Confindustria) – “che riguardano un’area del Paese che troppo spesso viene dipinta come non è, osservata solo attraverso le lenti del pessimismo

La maggiore accelerazione nel fatturato (del +12%) è stata riscontrata nelle imprese definite “giovani”, cioè quelle che hanno meno di 25 anni di attività, le quali si sono dimostrate particolarmente dinamiche, rispetto alle analoghe aziende del Centro-Nord che hanno avuto uno sviluppo soltanto dell’8%. Un dato che unisce le diverse aree geo-economiche del Paese è quello del giro d’affari delle aziende di media dimensione (tra i 50-250 dipendenti)  che cresce ovunque  del 7,5% nel Mezzogiorno, dell‘8,7% nel resto d’Italia, addirittura più delle grandi imprese.

Le 344 mila aziende agricole e le 34 mila alimentari del Sud rappresentano il 18,5% dell’intero tessuto imprenditoriale dell’area. L’agroindustria contribuisce al valore aggiunto dell’intero Sud con 18,5 miliardi di euro (12,4 nell’agricoltura, 6 nell’alimentare). Gli occupati sono 668 mila (il 9,8% del totale) di cui 522 mila nelle campagne e 146 mila nelle aziende di trasformazione. L’export è arrivato a 7,1 miliardi di euro, essendo cresciuto del 63%  nell’ultimo decennio a fronte del 19% delle esportazioni totali del Sud. Significativi anche i dati di raffronto sul costo del lavoro, notevolmente più basso al Sud con 37 mila euro ad addetto,  rispetto ai 48 mila del Nord, a fronte di una produttività inferiore in tutti i settori, ad eccezione della pasta, riso e farine settori in cui i salari dei dipendenti sono allineati alla media nazionale.

Ma quali le cause del loro successo e del sorpasso sul Nord? Sono molteplici” ha spiegato Borriello, che ha aggiunto: “Qui c’è la maggioranza dei comparti più dinamici come quello delle conserve vegetali, con buone performance a livello nazionale quali lattiero-caseario, vino, salumi e carni”. Hanno conseguito dei risultati record In particolare le aziende del caffè, cioccolato e confetteria (+14%), i prodotti da forno (+18%) e l’olio (+21%).

«Inoltre il made in Italy è una leva di competitività: il 55% delle imprese prevede nella propria strategia di comunicazione la dicitura 100% italiano” – ha sottolineato ancora il dg dell’Ismea Borriello che ammonisce: “Attenzione  a non abbassare la guardia, perché permangono fattori limitanti come il minor grado di innovazione tecnologica e la forte dipendenza da fonti esterne di finanziamento che rende difficile l’accesso al credito per ulteriori investimenti».

Una profonda analisi quali-quantitativa che mette a disposizione del settore, ma non solo, indicatori e spunti per reiterare e sviluppare la rinascita manifatturiera del Sud delI’Italia. Analizzati, in collaborazione con la società di consulenza PricewaterhouseCoopers PwC, anche i rapporti proficui che si possono instaurare tra aziende alimentari e grandi catene di distribuzione, con la testimonianza di retailer internazionali ed italiani.

Il ministro per il Sud Barbara Lezzi  commentando lo studio di Ismea, ha comunicato che il Cipe nella sua ultima riunione ha messo a disposizione 100 milioni destinati alla filiera agricola. “L’intento – ha spiegato il ministro – è quello di finanziare nuove proposte di progetti nel settore agroalimentare e delle agroenergie e sostenere gli investimenti per favorire lo sviluppo della produzione agricola“.

 

 

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