Inchiesta Why Not: per la Cassazione "nessun complotto contro de Magistris"

ROMA – Lo scontro tra le procure della repubblica di Catanzaro e di Salerno, con i rispettivi magistrati che si facevano la guerra a colpi avvisi di garanzia, di perquisizioni e sequestri, non aveva mai avuto precedenti e tantomeno in seguito casi analoghi. Il punto di non ritorno fu toccato quando due inchieste Why Not e Poseidone, che riguardavano esponenti politici molto noti le cui posizioni furono successivamente archiviate,  dopo essere state sottratte a Luigi de Magistris a quell’epoca pm nel capoluogo calabrese .

Luigi De Magistris

Per placare le acque dovette intervenire persino Giorgio Napolitano che nel 2008 era il presidente della Repubblica, e quindi presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il quale  chiese chiarimenti ed informazioni per quello scontro “con gravi implicazioni”. 12 anni dopo da quando tutto è iniziato, e cioè da quando, de Magistris presentò delle denunce con quali sosteneva che le inchieste gli erano state sottratte illecitamente, la Corte di Cassazione ha scritto un altro importante capitolo di una tormentata vicenda giudiziaria. La Suprema Corte infatti ha sentenziato  che i fascicoli che vennero sottratti legittimamente all’allora pm di Catanzaro, che quindi  i reati di abuso d’ufficio non furono commessi e, conseguentemente, ai danni di de Magistris non vi è stato nessun complotto.

Gli ermellini del collegio giudicante della sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Salerno che dichiarava prescritti i reati contestati a Salvatore Murone ex procuratore aggiunto di Catanzaro (difeso dall’ Avv. Mario Murone),  e all’avvocato generale Dolcino Favi, (difeso dall’Avv. Francesco Favi) cioè coloro che avevano avocato i fascicoli all’attuale sindaco di Napoli , così convalidandola sentenza di primo grado del Tribunale di Salerno che aveva assolto i due magistrati catanzaresi. L’assoluzione comprende anche l’ex senatore ed avvocato Giancarlo Pittelli, il procuratore Mariano Lombardi che nel frattempo è deceduto,  e l’imprenditore Antonio Saladino, assolti – si legge in una nota- per insussistenza del fatto, così come avvenuto in primo grado.

La Corte d’appello di Salerno nell’ accogliere il ricorso della “parte civile” de Magistris, aveva modificato a suo tempo la sentenza del Tribunale sostenendo che vi era stato un abuso d’ufficio che nel tempo si era prescritto. Una nota riporta che “decidendo sul ricorso di Pittelli, Favi e Murone – prosegue la nota – la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione di appello confermando l’insussistenza dei fatti denunciati da de Magistris”. “Il tribunale di Salerno, con sentenza resa irrevocabile dalla Corte di Cassazione, ha stabilito la doverosità dei provvedimenti tenuti dai magistrati Murone e Favi in quanto devono ritenersi illegittimi i comportamenti tenuti da de Magistris che hanno portato all’adozione dei provvedimenti di revoca e di avocazione”, ha chiosato l’avvocato Mario Murone, che difendeva Salvatore Murone.

La Cassazione ha finalmente e definitivamente chiuso a mio favore la vicenda Why Not – aggiunge Murone l’ex procuratore aggiunto di Catanzaro- Tutte le mistificazioni, le bugie, le cattiverie sono finite, l’assoluzione del primo grado è stata ribadita ieri a dimostrazione che le vicende successe al signor de Magistris non sono il frutto di complotti, di poteri forti e livelli superiori, ma solo il suo modo di fare il pubblico ministero già stigmatizzato dai provvedimenti di carriera che lo hanno colpito, portandolo fuori dalla magistratura“. Murone è un fiume in piena: “Abbiamo peccato in un eccesso di fiducia nei confronti dello Stato, abbiamo sottovalutato l’effetto de Magistris. Ci sono voluti dodici anni per fare giustizia, una giustizia in cui ho sempre creduto anche se vedendo certi comportamenti, pure di certi colleghi, ho tentennato”. L’ex aggiunto è stanco ma ci tiene a dire un’ultima cosa: “Quel che è successo dodici anni fa doveva essere da monito per la magistratura, credo che quell’esperienza abbia segnato un punto di non ritorno. Dodici anni dopo noi siamo stati assolti, tante inchieste eclatanti sono finite nel nulla, tanta gente ha sofferto inutilmente e il signor de Magistris non indossa più la toga bensì la fascia tricolore da sindaco di Napoli“.

Parla di “vicenda surreale” Dolcino Favi. Usa poche parole ma, pensando al passato, non nasconde disappunto. ”È talmente tanta l’amarezza e la sofferenza patita che non ho niente da commentare perché i fatti si commentavano da soli già 12 anni fa. De Magistris? E che vi devo dire? Devo commentare la sua carriera politica? Sarà la storia dei grandi uomini a giudicarlo…”.

Con la decisione arrivata oggi la vicenda giudiziaria può dirsi conclusa. Restano le polemiche: “La storia non può essere cambiata, qualunque sia la motivazione della Cassazione”, ha detto Luigi de Magistris, commentando la decisione “Il fatto storico è ricostruito in via definitiva, perché la Cassazione non può entrare nel fatto”, ha affermato il sindaco di Napoli. Poi l’attacco nei confronti di Murone e Favi: “La sentenza della Corte d’Appello di Salerno in cui si parla di condotte, seppur prescritte, di abuso d’ufficio, quindi di sottrazioni illecite delle inchieste Why Not e Poseidone, al fine di danneggiarmi e avvantaggiare gli indagati è un fatto storico acclarato. Leggo dichiarazioni molto affrettate da parte degli imputati senza ancora leggere la motivazione però ci sono alcune cose chiare dalle quali non si può scappare”. “Questa è la storia – ha concluso il sindaco di Napoli – Per il resto dicessero quello che vogliono, da una parte ci sono le persone perbene e dall’altra le persone che hanno commesso fatti molto gravi”.