Inchiesta Stige: i rifiuti tossici dell’Ilva gestiti dalla ‘ndrangheta

Inchiesta Stige: i rifiuti tossici dell’Ilva  gestiti dalla ‘ndrangheta

ROMAFrancesco Tallarico, esponente di spicco del clan Farao-Marincola e referente per il Comune di Casabona, arrestato ieri nel corso dell’”inchiesta Stige” della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro  , nei confronti di Giovanni Trapasso già in carcere per altre vicende processuali, considerato dagli inquirenti un rappresentante apicale dell’omonima cosca, egemone sul territorio di San Leonardo di Cutro. Da un’intercettazione allegata agli atti, rivelata oggi dal quotidiano “La Stampa” , si evince che Tallarico, attraverso un imprenditore vicino alla cosca, sarebbe venuto in possesso di alcuni lavori di smaltimento di scarti industriali e rifiuti tossici provenienti dall’ Ilva di Taranto.

Sfogliando le  1371 pagine che compongono l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Catanzaro Giulio De Gregorio, si apprende che il materiale prelevato dallo stabilimento siderurgico di Taranto sarebbe stato successivamente scaricato sul territorio calabrese. È proprio Tallarico a riferire a Trapasso che, attraverso una delle imprese di proprietà di Giuseppe Clarà, anch’egli finito in carcere, s’è impadronito (e sarà interessante capire grazie a chi) di alcuni lavori di smaltimento di scarti industriali e rifiuti tossici provenienti dall’ILVA di Taranto.  Il Tallarico per questo “affare” aveva favorito un incontro tra Clarà e Giuseppe Sestito, responsabile della cosca per la zona di Cirò superiore (Cosenza).necessario ad ottenere il via libero all’affare.

Non è stato ancora accertato dove l’organizzazione criminale possa essersi disfatta dei rifiuti tossici  né come sia eventualmente avvenuto il trasporto che probabilmente è avvenuto con i camion e non via mare. A conferma del ruolo che alcuni esponenti della cosca ‘ndranghetista avrebbero avuto nel traffico di rifiuti speciali a partire dallo stabilimento siderurgico tarantino, allegata agli atti compare  un’altra intercettazione , in cui il Tallarico dice ad un interlocutore in via di identificazione: “L’Ilva a Taranto la intesto a te“. Le intercettazioni sono chiare, Tallarico afferma: “… noi abbiamo preso, stanno facendo lo smaltimento dell’Ilva (omissis) … a Taranto e abbiamo preso tutto il trasporto del limo, del materiale… con i camion e deve venire qua questo materiale, ci sono dieci, dodici viaggi al giorno e ho chiamato a lui l’ho fatto parlare pure con il compare Pino”.
Dalle intercettazioni emerge anche che Clarà, l’imprenditore attraverso cui il clan sarebbe arrivato a gestire i rifiuti speciali prodotti a Taranto,  è stato vittima negli anni scorsi di più atto intimidatori  con l’incendio di alcuni suoi camion. Un’azione finalizzata a fargli capire per lavorare senza problemi avrebbe dovuto adeguarsi alle regole ì ndranghetiste.”Quando poi le persone le portiamo con le spalle al muro o da una parte o dall’altra devono rompere“, afferma Trapasso rispondendo a Tallarico, il quale ricordava come Clarà si fosse “sempre comportato bene con noi”, nonostante di lui “avevano portato pure brutte parole“. I due interlocutori intercettati sono d’accordo. “Con noi dove è andato non ha mai sgarrato una volta“, dice Trapasso.

Adesso resta da capire anche chi siano i responsabili dell’ ILVA che avevano affidato questi trasporti e smaltimenti alla ‘ndrangheta, e su questo sono al lavoro da tempo gli investigatori del ROS dei Carabinieri. Non è la prima volta che la criminalità organizzata opera nel business dello smaltimento dei rifiuti. Due anni fa  Nunzio Perrella, un “boss” pentito della camorra, fece alcuni rivelazioni ad un giornalista, il collega Nello Trocchia che sembrano tornare di attualità  “C’è un terreno, mai sequestrato, che è una vera e propria discarica abusiva dove sono stati smaltiti i liquidi dell’Italsider (ora ILVA n.d.r.) e altri rifiuti tossico-nocivi. Si trova vicino a centinaia di appartamenti, a Licola, in provincia di Napoli”.  Era pronto a raccontare tutto subito agli inquirenti, ma aveva paura. “Io sono disposto a parlare con i magistrati, ma temo per la mia vita. Mi diano il cambio delle generalità, la protezione e finisca diversamente da come finì 20 anni fa quando raccontai per primo il sistema criminale e molti sono rimasti impuniti. Io denunciai tutto ma ho notato che alcuni soggetti sono stati coinvolti altri non sono stati ‘toccati’”.

Nunzio Perrella è stato un boss di camorra, successivamente pentitosu nel 1992 e dei traffici di rifiuti tossici sa tutto perché ha fatto entrare la camorra nel ciclo. Dalle sue dichiarazioni seguì un’inchiesta, quella Adelphi, finita tra assoluzioni e prescrizioni e pochissime condanne. Per Perrella la spazzatura è ancora ricchezza. Fu lui, nel 1992, a spiegare che la monnezza è oro. “Io guadagnavo 10 lire al chilo, 200 milioni di lire al mese solo con i rifiuti domestici senza considerare quelli speciali. La monnezza allora era oro perché si guadagnava un sacco e si rischiava pochissimo. Oggi c’è una beffa assurda. I produttori sono tornati in sella, i proprietari delle discariche si sono riciclati e alla fine hanno lasciato allo stato la spazzatura, ma i soldi non si trovano più. Sono stati riciclati”.

Per l’ex boss della camorra la Campania non è l’unica area di smaltimento di tonnellate di rifiuti industriali. “Ci sono altre aree contaminate bisogna intervenire subito”. Sarà forse per questo che la Puglia è piena di discariche che fanno affari d’oro ed all’improvviso sono nate ricchezze spropositate ?

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