Inchiesta Consip, nuove accuse per l’ufficiale del Noe Scafarto

Inchiesta Consip, nuove accuse per l’ufficiale del Noe Scafarto

La rivelazione del segreto d’ufficio contestata al maggiore Scafarto sarebbe stata compiuta, con il giornalista Giacomo Amadori del quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro

ROMA – Una nuova accusa  è stata contestata ieri al maggiore ex Noe, Gianpaolo Scafarto, per rivelazione del segreto d’ufficio sul caso Consip. I nuovi episodi nello specifico sono stati contestati dalla procura di Roma lunedì mattina quando l’ex capitano (la scorsa estate diventato maggiore) si è trovato di fronte i magistrati romani. Il maggiore Scafarto è già sotto inchiesta per 5 falsi e una rivelazione del segreto d’ufficio verso l’Aise (il Servizio Segreto estero).

 

il procuratore aggiunto Paolo Ielo

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi hanno contestato come all’ufficiale nel dettaglio falsi: l’aver attribuito all’imprenditore Romeo una frase che indicava il generale Fabrizio Ferragina, un ex alto ufficiale della Guardia di Finanza considerato vicino ai “servizi”, come fonte di informazioni confidenziali riferite dall’imprenditore napoletano al suo ex consulente Italo Bocchino: “Mi ha detto che è uno vicino a Matteo Renzi, uno del “Giglio Magico”, e che dalle intercettazioni emerge che il ministro Lotti parla bene di me”

Nella telefonata del 27 settembre 2016  intercettata dal Noe in realtà Bocchino e Romeo e  non parlano minimamente del generale Ferragina, bensì un faccendiere vicino a Romeo, tale  De Pasquale. Le altre note contestazioni al maggiore Scafarto riguardano la frase attribuita erroneamente a Romeo su un incontro con Tiziano Renzi, papà dell’ex premier e attuale segretario del Pd Matteo , che in realtà era stata invece pronunciata da Italo Bocchino ex deputato di An, oltre a numerosi errori su un presunto e mai provato coinvolgimento dei Servizi Segreti.

I pm romani nelle prossime settimane,  potrebbero chiedere anche  l’archiviazione per la posizione del colonnello Alessandro Sessa (ex comandante del Noe ) a cui era stato inizialmente contestato il reato di depistaggio.

 

 

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