Inchiesta Consip, la procura di Roma revoca l’indagine al Noe. Quando una Procura è seria.

Inchiesta Consip, la procura di Roma revoca l’indagine al Noe. Quando una Procura è seria.

Mentre l’indagine prosegue tra Napoli, Roma e Firenze, la procura di Roma guidata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone,  alla luce di “ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto” istruttorio la Procura di Roma ha “revocato”al NOE, il Nucleo operativo ecologico dell’Arma  la delega per ulteriori indagini nel procedimento su Consip per una “esigenza di chiarezza“.  È quanto annuncia la Procura romana  in una nota affermando che  “gli accertamenti fin qui espletati – si legge nella nota della Procura di Romahanno evidenziato che le indagini del procedimento a carico di Alfredo Romeo ed altri sui fatti (poi) di competenza di questa Procura sono state oggetto di ripetute rivelazione di notizie coperte da segreto sia prima che dopo la trasmissione degli atti a questo Ufficio, sia verso gli indagati o comunque verso persone coinvolte a vario titolo, sia nei confronti degli organi di informazione”. Per una “esigenza di chiarezza la Procura di Roma – conclude la nota – ha pertanto revocato al Nucleo Operativo Ecologico la delega per le ulteriori indagini che è stata affidata al Nucleo Investigativo di Roma dell’Arma dei Carabinieri». Una decisione molto seria e rigida che molte altre procure dovrebbero prendere di buon esempio,

nella foto Carlo Russo, l’imprenditore amico di Tiziano Renzi indagato nell’inchiesta, lascia  con il suo legale la sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Firenze 

I PRIMI INTERROGATORI  

Le procure di Roma e Napoli, titolari dei fascicoli, stanno analizzando e verificando tutto il materiale raccolto sugli appalti della centrale acquisti della pubblica amministrazione, documenti, verbali di intercettazioni . In due interrogatori sono stati sentiti in contemporanea a Roma e Firenze, rispettivamente Tiziano Renzi (il padre dell’ex premier  Matteo Renzi),  ed il suo amico Carlo Russo, entrambi indagati per traffico di influenze. Mentre Russo si è avvalso della facoltà di non rispondere prevista dal Codice Penale,invece  il padre dell’ex premier si è dichiarato , davanti al procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, ed al pm Celeste Carrano  della procura di Napoli ,”vittima di un abuso di cognome” montato dall’amico Russo che avrebbe parlato di lui con i vertici Consip per favorire le società di Romeo. Questa in sintesi la linea difensiva per come è stata ricostruita dal suo legale, Federico Bagattini al termine dell’interrogatorio che si è tenuto a piazzale Clodio. Renzi durante l’interrogatorio  durato quasi quattro ore, ha respinto e negato tutte le accuse nei suoi confronti  ed ha dichiarato ai pm di “non aver mai conosciuto Alfredo Romeo“, “di non aver mai preso soldi da lui né da altri” e “di non essersi mai recato in Consip”.

nella foto l’imprenditore campano Alfredo Romeo, arrestato in relazione a un episodio di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip al suo arrivo nel carcere di Regina Coeli a Roma

La difesa di Tiziano Renzi, nonostante la rinuncia a chiedere ieri il verbale di interrogatorio del padre dell’ex premier, ha deciso adesso di richiederlo “a fronte della continua pubblicazione di atti” del procedimento. Lo rende noto con un comunicato l’avvocato Federico Bagattini,  difensore di Tiziano Renzi, indagato nell’inchiesta Consip, “Con riferimento a quanto apparso in data odierna su taluni organi di stampa, aventi a oggetto stralci di atti del procedimento cui è interessato il dr. Tiziano Renzi – si spiega – si comunica che questa difesa non ha avanzato richiesta di copia del verbale di interrogatorio svoltasi ieri, avendone fatta espressa rinuncia in ossequio alle esigenze di riservatezza previste dal codice di procedura penale, pur essendo in possesso solo dell’invito a presentarsi, nemmeno contenente la descrizione dell’addebito. Pertanto – continua l’ avv . Bagattinia fronte della continua pubblicazione di atti di detto procedimento, verrà indirizzata alla Autorità Giudiziaria procedente formale richiesta di rilascio di copia degli stessi, in quanto già indebitamente divulgati”.

 

IL FULCRO DELL’INCHIESTA

Al centro dell’indagine c’è una gara (FM4)  di “facility management”, cioè servizi per la Pubblica Amministrazione, del valore di 2,7 miliardi bandita nel 2014 e suddivisa in 18 lotti,  su alcuni dei quali puntava ad essere aggiudicatario l’imprenditore napoletano Romeo. che prese parte alla gara per il lotto da 143 milioni di euro per l’affidamento di servizi  che andavano dalla pulizia alla manutenzione degli uffici, in una serie di palazzi istituzionali a Roma. Per raggiungere il risultato, Romeo, secondo le accuse, avrebbe corrotto Gasparri affinché gli desse una serie di informazioni indispensabili per prevalere sugli altri partecipanti. Un “sistema” quello di Romeo nel quale, secondo le dichiarazioni rese da Gasparri ai magistrati durante il suo interrogatorio, che ha sostenuto che l’imprenditore Romeo riteneva indispensabile pagare, poiché, a suo dire,  lo facevano tutti. Nell’indagine, risulta al momento ancora indagato per rivelazione di segreto d’ufficio anche il comandante generale dei carabinieri, generale Tullio Del Sette e il generale di brigata dell’Arma Emanuele Saltalamacchia. al comando della Legione Toscana dell’ Arma.

L’INGRESSO NELL’INCHIESTA DI MICHELE EMILIANO  

La prossima settimana potrebbe essere sentito, come persona informata sui fatti, il Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, magistrato attualmente sotto inchiesta dal Consiglio Superiore della Magistratura, ma al momento vige il massimo riserbo sulla data fissata per l’audizione con i magistrati romani . Il presidente della Regione Puglia dovrà spiegare e mostrare ai suoi ex-colleghi  alcuni sms che ha scambiato con il ministro Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto, nei quali si farebbe riferimento a Carlo Russo, imprenditore amico di Tiziano Renzi e ritenuto dagli inquirenti il tramire di “contatto” tra Alfredo Romeo e il padre dell’ex premier. Messaggi questi che Emiliano sinora non aveva mai mostrato alla magistratura preferendoli darli in pasto al giornalista Michele Lillo del Fatto Quotidiano avvelenando la “guerriglia” politico-elettorale in vista delle “primarie” per la segreteria del Pd, in cui il politico barese “levantino” (cit. Enrico Mentana, n.d.r.) si è autocandidato.

007 E LA MARINA MILITARE  

L’ “appetito” dell’imprenditore Alfredo Romeo andava ben oltre le grandi metropoli italiane, e miravano ad un appalto da 10 milioni di euro bandito dalla Marina militare degli Stati Uniti . Romeo, e il suo “lobbista” Italo Bocchino, l’ex deputato di An-PdL  erano certi di aver trovato il “passpartout” giusto: Robert Gorelick, ex capocentro  della Cia in Italia. Bocchino ha un ruolo “chiave” in questa vicenda: è  proprio lui infatti a chiedere a Marco Mancini (coinvolto nella vicenda delle intercettazioni abusive Telecom-Pirelli)  personaggio di vertice dell’Aisi, il servizio segreto interno italiano, un incontro con Gorelick.  E’ Bocchino a riferisce subito a Romeo dopo aver preso informazioni sull’ex Cia che  “Gorelick adesso è capo di una società italiana che lavora nel privato, negli States ha lavorato per Obama e poi lavora per conto dei servizi”.

GLI AMICI  DEI “SERVIZI”

I servizi segreti ed il rapporto con l’intelligence italia sono quasi una fissazione per Romeo che  lo scorso 27 settembre infatti  riferisce a Bocchino di aver incontrato Fabrizio Ferragina (su suggerimento del giudice di Napoli Antonio Panico)  un ex generale di brigata della Guardia di Finanza considerato molto “vicino” ai servizi italiani avendo prestato servizio nell‘  Aise il servizio segreto estero italiano. “Mi ha detto che è uno vicino a Matteo Renzi, uno del “Giglio d’Oro”  raccontava Romeo ad uno scettico Bocchino  “Mi ha detto (Ferragina n.d.r.) che dalle intercettazioni emerge che Lotti parla bene di me”. Bocchino spiega a Romeo che “Ferragina è uno dei 30 consulenti/fonti del generale Frastanesi e guadagna 7/8 mila euro al mese per fare questo lavoro”. La conversazione intercettata  si spostò quindi nuovamente sugli Stati Uniti, e  Romeo concludeva spiegando al suo consulente  Bocchino che “Ferragina dice che se vince la Clinton può diventare il numero uno“.

Infine c’è il capotreno. Ovvero un dipendente delle Ferrovie dello Stato che a quanto pare è a conoscenza del tentativo da parte di chi indaga di rubare il telefono di Romeo per installarvi una microspia; il tentativo fallisce e il capotreno, già che c’è, racconta tutto a Romeo il quale poi lo racconta a Bocchino. E’ il 15 novembre scorso, quando l’imprenditore sta salendo alla stazione di Napoli, allorquando viene fermato dal capotreno. “Mi dice– dice Romeo a Bocchino –  Dottò, io non ce la faccio più, glielo devo dire, perché per affetto, perché lei prende il treno sempre una volta a settimana. Lei è un signore, una persona perbene, poi quando io le chiesi di fare un colloquio a mia moglie lei me lo fece fare subito… poi non è andato va bene…però io glielo devo dire…lei è stato oggetto di un’aggressione sul treno ma che non era prevista così, era prevista molto più grave. Lei ha perso il primo treno, ha perso il secondo treno, ha perso il terzo treno e quelli si sono trovati…spiazzati”.

A quanto pare il ferroviere si riferisce ai Carabinieri che stanno indagando su Consip e vogliono installare un virus spia sul cellulare dell’indagato che però non arriva a partire perché in ritardo. Il capotreno G. V., evidentemente avvertito dalle forze dell’ordine di stare al gioco, decide invece di raccontare tutto all’imprenditore napoletano e per questo finisce indagato.

E l’inchiesta continua…

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