Inchiesta Consip, il pm Woodcock della procura di Napoli indagato per falso

Inchiesta Consip, il pm Woodcock della procura di Napoli indagato per falso

ROMA –  È il gennaio 2014.  Matteo Renzi è infatti il bersaglio grosso di questi ultimi due anni vista la foga degli uomini del Noe senza mai mollare la presa.  Si ricordano in proposito gli sms del capitano Scafarto ai suoi marescialli, quando voleva a tutti i costi appesantire la posizione di babbo Renzi, ma le intercettazioni non lo aiutavano. “Remo, per favore, riascoltala subito. Questo passaggio è vitale per arrestare Tiziano. (il padre di Matteo Renzi n.d.a.)  Grazie. Attendo trascrizione”. L’intercettazione continuò a deluderlo, ma Scafarto taroccò l’informativa e la posizione di Tiziano Renzi sembrò davvero pencolare. Oppure quel capitolo dedicato a un intervento di controspionaggio degli 007, del tutto campato in aria, che però portava a pensar male di Palazzo Chigi.   L’avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, ritiene “inquietante” quanto emerge dall’audizione, “siamo – denuncia – in un terreno che si chiama eversione“.

Il pm di Napoli Henry John Woodcock è stato iscritto nuovamente nel registro degli indagati della Procura di Roma per falso, in concorso con Gianpaolo Scafarto l’ ex capitano (ora maggiore) del Noe Gianpaolo, nell’ ambito della vicenda Consip. Il magistrato napoletano è stato il primo titolare del fascicolo sulla Consip. Ma il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi della Procura di Roma, non accusano Woodcock soltanto di rivelazione del segreto istruttorio in concorso con la giornalista Federica Sciarelli, sostenendo che sia stato il regista della fuga di notizie di dicembre, ma anche di falso in concorso con l’ex capitano del Noe (da pochi giorni maggiore) Gianpaolo Scafarto.

nella foto il pm Henry John Woodcock

“Non abbiamo niente di cui vergognarci. La verità viene fuori e finirà per colpire chi ha tradito il senso dello Stato” ha detto il segretario Pd Matteo Renzi intervistato da Claudio Cerasa   direttore del  quotidiano Il Foglio al teatro Parenti di Milano parlando della vicenda Consip e delle intercettazioni. “Lo scandalo Consip è nato per colpire me – ha aggiunto – e credo che colpirà chi ha falsificato le prove per colpire il presidente del Consiglio. C’è un giudice a Roma e ci fidiamo del giudice. Piena e totale fiducia nel lavoro della procura e di quel giudice“.

“Pretendiamo che la verità venga fuori», aggiunge. “Se un Carabiniere falsifica prove, se un agente dei servizi segreti si intrufola dove non dovrebbe e c’è chi usa un presunto scandalo contro un esponente delle istituzioni, la verità prima o poi arriva. Hanno provato a colpire me ma verrà colpito chi ha tradito il senso dello Stato“. “Lo scandalo Consip è nato per colpire me, finirà per colpire chi ha falsificato le prove contro il presidente del Consiglio”. ha concluso Renzi.

Secondo quando scrivono oggi i quotidiani Il Corriere della Sera, il Messaggero e il Mattino, sarebbe stato proprio  l’ ufficiale del Noe  –  a rivelare ai pm di Roma di essere stato indotto dal magistrato a redigere in una informativa secondo la quale  i servizi segreti avrebbero spiato i Carabinieri mentre stavano indagando sull’ imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

La circostanza sarebbe emersa in occasione dell’interrogatorio di Scafarto relativo ad una prima inchiesta avviata mesi fa dalla Procura di Roma nei confronti del pm Woodcock per rivelazione del segreto istruttorio. L’ipotesi di reato di falso è stato contestata dalla Procura di Roma al pm napoletano Henry John Woodcock il 7 luglio scorso nel corso dell’interrogatorio al quale fu sottoposto dopo aver ricevuto un invito a comparire per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Consip precedentemente l’atto istruttorio, è collegata alle circostanze che hanno indotto la Procura di Roma ad ipotizzare la stessa accusa nei confronti anche dell’ex capitano del Noe, ora maggiore del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, Gian Paolo Scafarto in relazione alla fondatezza di una presunta presenza di 007, da lui indicata in una informativa, nell’attività di indagine sugli appalti Consip.

Scafarto disse a verbale ai pm di piazzale Clodio che fu il pm Woodcock.a rappresentargli la necessità di compilare un capitolo specifico su tale circostanza Quest’ultimo confermò tale versione durante l’interrogatorio dichiarando “La necessità di compilare un capitolo specifico – ha detto Scafarto l’11 maggio sotto interrogatorio – fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock che mi disse testualmente: “Al posto vostro farei un capitolo autonomo su queste vicende” che io condivisi” scaricando parte della responsabilità sul magistrato. Erano stati proprio i Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma ad evidenziare alla procura di Roma che proprio in quel capitolo, cioè il numero 17, si susseguivano le imprecisioni più gravi. Alcune incongruenze contenute nell’informativa, secondo i pm capitolini, sarebbero quindi state messe nero su bianco intenzionalmente.

Le reazioni.  Il ministro degli Esteri Angelino Alfano intervenendo alla festa di Ap ha detto:  “Le istituzioni democratiche devono vivere con preoccupazione ed inquietudine quanto è emerso nella vicenda Consip. Credo che bisogna andare fino in fondo per capire che cosa è davvero successo: se c’era qualcuno dietro, e chi ha agito per conto di chi“.  ed ha aggiunto “Bisogna capire tutto perché in ballo non c’è il destino di un persona o di una famiglia ma la tenuta delle istituzioni democratiche“.

Graziano Delrio, ministro per le Infrastrutture, parlando del caso Consip, a margine di una iniziativa delle Acli a Napoli, ha detto  “Le notizie  sono davvero inquietanti e preoccupanti per la nostra democrazia. Credo che ci sia bisogno di stabilire la verità  – ha affermato – perché la democrazia vive solo se si stabilisce la verità dei fatti“. “Aspettiamo di vedere le verifiche – ha concluso Delrio  ma certamente le notizie sono inquietanti“.

La vicenda giudiziaria assume ogni giorno dei caratteri di gravità inaudita”, dice il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che rileva “un tentativo di coinvolgere il premier: un fatto di una gravità istituzionale enorme sul quale dovrebbero prendere posizione tutti, avversari compresi“. “Se tutto questo è vero – commenta amaro il presidente dei senatori dem, Luigi Zandac’è stato un complotto, che ha visto coinvolti organi dello Stato, volto a rovesciare le istituzioni democratiche. In altri tempi si sarebbe parlato di eversione, se non di peggio” .

 

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