Ilva: tra un anno Stato al 49% e Mittal-Marcegaglia al 51%. In arrivo un “supercommissario”

Ilva: tra un anno Stato al 49% e Mittal-Marcegaglia al 51%. In arrivo un “supercommissario”

La decisione del Governo Italia sullo stabilimento siderurgico tarantino arriverà prima di Natale. Previsto un investimento “privato” intorno ai 3 miliardi di euro

(ADGNEWS24 )  Lo Stato italiano entrerà come azionista nell’ ILVA in due fasi. La prima praticamente a breve, con la contestuale nomina di un nuovo commissario straordinario nominato dal Governo, in alla vigente regolamentazione di Legge  sul dissesto dei grandi gruppi, e la seconda  dopo un anno. La seconda ,   augurandosi che  si svolga tutto secondo le strategie decise nelle ultime ore ,  allorquando un fondo d’investimento controllato indirettamente dal ministero dell’Economia entrerà in società con  i privati e cioè la cordata composta dagli anglo-francesi di Arcelor-Mittal e il gruppo Marcegaglia, che rileverà l’azienda dopo la prima fase di risanamento. La vicenda è seguita  dai due super consiglieri economici del premier Matteo Renzi a Palazzo Chigi ,  e cioè  Marco Simoni economista della London School of Economics  ed Andrea Guerra  ex amministratore delegato del gruppo Luxottica , mentre dal  MISE (il ministero dello sviluppo economico)  viene seguito direttamente dal Ministro Federica Guidi, e dall’attuale commissario dell’ ILVA , Piero Gnudi.

193341144-3f9477fd-f8ec-4997-8c0e-883ffa31f200I tempi si restringono ogni giorno di più  per arrivare ad una soluzione che garantisca la regolarità delle attività produttive all’ ILVA a Taranto,  occupando 11.000 persone ed un indotto altrettanto importante. Secondo le ipotesi di lavoro che filtrano da Palazzo Chigi, il consiglio dei ministri approverà il prossimo provvedimento il 22 dicembre : che affiderà il  Gruppo ILVA, ad oggi ancora seppure “formalmente” di proprietà della famiglia Riva,  allo Stato attraverso la procedura di amministrazione straordinaria prevista per le imprese in dissesto dalla Legge Marzano, che è già stata adottata precedentemente per mantenere in attività delle grandi aziende “tecnicamente” fallite, a partire dalla Parmalat risanata grazie alla gestione di  Enrico Bondi.

Non è formalmente insolvente, In questo caso però  la Legge Marzano dovrà forse essere adattata, in quanto la situazione dell’ ILVA è diversa.. Quattro volte più grande del maggiore gruppo italiano che ad oggi sia mai stato gestito  in amministrazione straordinaria, ha dei problemi industriali praticamente senza risoluzione. L’ILVA deve affrontare una bonifica degli impianti dal costo stimato in 1,8 miliardi, dovendo rispettare dei nuovi vincoli di tutela dell’ambiente talmente onerosi costosi che rischierebbero di metterla fuori “mercato”.  Allo stato odierno nonostante il prestito “ponte” delle banche di 250 milioni di euro, ha debiti verso i fornitori per 350 milioni di euro, oltre alle richieste di ai 35 miliardi per danni ambientali richieste dalla città di Taranto dove i ultimi anni in città si è avuto un aumento dei tumori  del  20% fra le donne e del 30% fra gli uomini .

CdG palazzo-chigi-romaIn questi giorni Palazzo Chigi sta cercando un commissario straordinario che conosca il settore ed il business dell’acciaio meglio dell’attuale commissario  Gnudi ed abbia sopratutto capacitò gestionali di un gruppo di tali dimensioni , accanto al quale andrà reperita e messa a disposizione in tempi ristretti un team di 50 top managers. Un nuovo gruppo dirigente dell’ ILVA, tolta dalle avide mani responsabili nel dissesto ambientale causato dalla  precedente proprietà (famiglia Riva),  che gestirà quindi un’industria “statalizzata” , che sin dal marzo 2015 si imbatterà in un ostacolo tecnico non irrilevante, in quanto per quella scadenza verrà chiuso l’altoforno 5 di Taranto, da cui proviene circa la metà della produzione siderurgica a Taranto, e ricostruirlo con un investimento di circa 320 milioni di euro . Il Governo  si prepara con cautela, nel frattempo , ad affrontare e trovare una soluzione  per il problema dei vincoli ambientali, in quanto la vigente autorizzazione a operare, rilasciata dal Ministero dell’Ambiente è così “chiusa” e restrittiva  superando persino le prescrizioni dell’Unione europea ed obbligherebbe a dei costi di manutenzione, che vengono ritenuti insostenibili. Quindi il Governo Renzi sta pensando è di rivedere le regole sulle emissioni limitandole e portandole in linea agli attuali parametri europei.

Cdg arcelormittal_logo1Se tutto dovesse andare per il verso giusto, l’intero processo dovrebbe poi preparare il passaggio successivo. L’idea sulla quale si lavora nel governo prevede la vendita del gruppo fra un anno a una cordata con tre attori forse uniti in una “new company” costituita ad hoc che vedrebbe il 51% in mano all’ acquirente ( e cioè la cordata composta dall’Arcelor-Mittal  il primo gruppo mondiale dell’acciaio, con il gruppo italiano  Marcegaglia ) mentre il 49% resterebbe invece al Fondo strategico italiano, di proprietà della Cassa depositi e prestiti, per l’80% controllata dal Tesoro.  La presenza del fondo di investimenti della  Cdp servirebbe invece a tranquillizzare e dare garanzie , affinchè la Magistratura revochi l’attuale vigente sequestro giudiziario sull’impianto. Nella seconda fase finale, la Cdp uscirebbe, lasciando l’ ILVA risanata nelle mani dei soli azionisti privati.

Un’operazione questa,  secondo Arcelor-Mittal , grazie alla quale l’ ILVA di Taranto  potrebbe diventare il primo impianto europeo, e la sede di un quinto della sua produzione europea, valutazioni questa che spingerebbe il gruppo franco-indiano ad  investire circa  3 miliardi in cinque anni per completare la bonifica ambientale ed il necessario  ammodernamento tecnologico dello stabilimento. Fin qui il disegno del governo, sul quale gravano delle incognite. Difficilmente per esempio Arcelor-Mittal e Marcegaglia prenderanno impegni prima di aver valutato il lavoro del commissario straordinario.

Per l’Italia, e quindi non solo per Palazzo Chigi questo è l’ esame finale per certificare se il nostro Paese ed il Governo sono ancora in grado di difendere la propria capacità industriale e l’occupazione. Il “premier” è molto determinato ritiene questa vicenda come  vero e proprio “esame” di Stato,  sul quale manifestare e dimostrare la propria capacità nel salvare un settore fondamentale dell’ industria italiana, nazionalizzandola in un primo momento, per risanarla e quindi rivenderla a prezzo di mercato, e nella consapevolezza che a maggio del 2015 in Puglia si vota  per il rinnovo del consiglio regionali,  e Matteo Renzi vorrebbe mantenere in attività l’ ILVA di Taranto  “statalizzata”, senza alimentare ulteriori contestazioni e proteste per l’inquinamento degli impianti.

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