Ilva, ok al patteggiamento tra Fabio e Nicola Riva e la Procura di Milano

Ilva, ok al patteggiamento tra Fabio e Nicola Riva e la Procura di Milano

  Come previsto ed anticipato, semaforo verde a quanto concordato tra la famiglia Riva e la Procura di Milano Dopo Adriano Riva, fratello dello scomparso Emilio patron del gruppo , anche Fabio e Nicola Riva hanno raggiunto l’accordo attraverso il patteggiamento con la procura milanese per chiudere il loro coinvolgimento nelle inchieste sul gruppo Ilva, che era controllato dalla famiglia attraverso la società Riva FIRE  l’ ex holding di famiglia.

I sostituti procuratori della Repubblica di Milano  Mauro Clerici e Stefano Civardi, hanno infatti espresso il loro assenso al patteggiamento titolari delle varie indagini aperte nel corso degli anni nei confronti dei componenti della famiglia e delle società ad essi collegate,  che adesso dovrà passare alla decisione del Gip dr. Maria Vicidomini del Tribunale di Milano. L’udienza in cui si deciderà sulla ratifica o meno dei tre patteggiamenti concordati dovrebbe venire calendarizzata presumibilmente per la metà del prossimo febbraio.

Si è arrivata al  via libera  da parte della procura di Milano al patteggiamento a seguito della decisione della famiglia Riva di rinunciare agli oltre 1,3 miliardi di euro, attualmente “bloccati” in Svizzera, dopo il sequestro effettuato nel 2013 dalla Guardia di Finanza di Milano,   rimuovendo il loro diniego ed opposizione al rientro dei capitali  in Italia  che verranno così destinati, come era già stato previsto  a suo tempo dalla procura lombarda e dal tribunale di Milano, ai lavori di risanamento e riqualificazione ambientale degli impianti dell’area a caldo dell’ILVA di Taranto.

Adriano Riva,86 anni, cittadino canadese residente in Svizzera, indagato dalla procura milanese per bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori, ha patteggiato una pena pari a 2 anni e 6 mesi mentre suo nipote Fabio Riva, che rispondeva anche delle accuse per bancarotta, patteggerà invece una pena più alta tra i quattro e i cinque anni di detenzione, alla quale si aggiungerebbe una  precedente condanna per associazione a delinquere di  6 anni e 6 mesi già passata in giudicato . La condanna per truffa, relativa al processo arrivato in Cassazione, dovrà essere quindi  rideterminata direttamente dalla Corte d’appello di Milano e andrà poi in fase di esecuzione ad aggiungersi  a quella patteggiata. Più “morbida”, invece, la posizione processuale di Nicola Riva, grazie alla  sua posizione sicuramente meno rilevante in azienda, rispetto a quella di suo fratello maggiore Fabio.

La posizione di Adriano Riva, che aveva già trovato un accordo con i pm di Milano prima di Natale è ben diversa in quanto coinvolto in due filoni di indagine sul gruppo, uno dei quali relativo all’accusa di concorso in bancarotta (nella quale tra i quali, oltre ad Adriano, altri membri della famiglia Riva, compresi appunti Fabio e Nicola Riva , peraltro contestato dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza dell’ ILVA, considerato che pende ancora l’istanza di fallimento dinnanzi al tribunale di Milano  depositata dalla procura per la ex Riva FIRE. Adriano Riva, insieme ad Emilio, in precedenza era stato iscritto nel registro degli indagati per truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori, a seguito di  un’ indagine che vede coinvolti anche due professionisti,  a loro volta chiamati a rispondere delle accuse di riciclaggio.

Ieri un altro processo milanese a carico di Fabio Riva imputato insieme ad Agostino Alberti, ex consigliere delegato di Ilva spa,  per una presunta frode fiscale è stato aggiornato al prossimo 19 aprile. Il processo verte su un presunto omesso versamento delle imposte sui redditi 2007-2012 in relazione alla società svizzera ILVA S.A.

 

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