ILVA: il vero sconfitto "politico" ? Michele Emiliano

ILVA: il vero sconfitto "politico" ? Michele Emiliano

Domani si svolgerà a Roma il nuovo tavolo ministeriale al Mise con in sindacati ed i rappresentanti di Arcelor Mittal. Emiliano ha ripetutamente osteggiato l’attività politica del Pd per il “salvataggio” dell’ ILVA, nel vano tentativo di poter avere un “ruolo” politico, addirittura ad un certo punto ha ipotizzato una partecipazione azionaria della Regione Puglia, pur di avere un posto nel consiglio di amministrazione. Una poltrona in più da “lottizzare”, come sempre agli amici degli amici.

di Antonello de Gennaro

Domani si svolgerà a Roma il nuovo tavolo ministeriale al Mise con in sindacati ed i rappresentanti di ArcelorMittal convocati dal ministro dello sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio, riunione in cui si dovrebbe trovare una soluzione alla trattativa sindacale sugli esuberi previsti sin dall’offerta vincente che ha conseguito l’aggiudicazione della multinazionale franco-indiana del Gruppo ILVA in Amministrazione Straordinaria,  a seguito della gara bandita del Mise sotto la gestione dell’ accoppiata Carlo Calenda (ministro) – Teresa Bellanova (vice ministro).

Ormai i “giochetti” estivi del ministro Di Maio per delegittimare ed offuscare il buon lavoro fatto dal suo predecessore Calenda, si sono sciolti come neve sotto il sole, in quanto nessuno degli organismi istituzionali (Anac-Autorità nazionale Anticorruzione, Avvocatura Generale dello Stato e Ministero dell’ Ambiente) a cui il neo ministro grillino si era rivolto, ha trovato alcunchè di illegale nel bando di gara e nella conseguente aggiudicazione che era passata al vaglio anche dall’ Autorità Antitrust Europea. Il contratto di aggiudicazione ad ArcelorMittal, firmato il 5 giugno del 2017, è tutt’ora vigente e legittimo.

Ma il vero sconfitto principale responsabile di questo agosto “caldo” in realtà non è Di Maio, ma bensì il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano che con la sua strumentale lettera inviata al Mise con cui ipotizzava delle ombre oscure dietro le quali  vi sarebbero state delle presunte (inesistenti) illegalità ha attivato il gioco “politico” di delegittimazione degli avversari (e cioè nel caso specifico il Pd) in cui gli esponenti del M5S hanno una certa esperienza.

Emiliano ha ripetutamente osteggiato l’attività politica del Pd per il “salvataggio” dell’ ILVA, nel vano tentativo di poter avere un “ruolo” politico, addirittura ad un certo punto ha ipotizzato una partecipazione azionaria della Regione Puglia, pur di avere un posto nel consiglio di amministrazione. Una poltrona in più da “lottizzare”, come sempre agli amici degli amici. Ha fatto di tutto pur di essere presente e coinvolto nelle varie fasi dell’amministrazione straordinaria e della successiva gara, ma sopratutto ha fatto qualsiasi cosa per ostacolare il rilancio dello stabilimento siderurgico di Taranto. Inutilmente. Per fortuna Calenda e la Bellanova hanno sempre sbarrato ogni suo tentativo di intrusione.

Se Michele Emiliano si fosse ricordato di essere un magistrato in aspettativa (per fortuna della giustizia italiana !) avrebbe dovuto mandare quella lettera con cui ipotizzava delle presunte illegalità all’ Anac, alla Procura di Roma, non al neo-ministro Di Maio. Ma il suo vero obiettivo in realtà era quello di ostacolare  il difficile lavoro svolto dai suoi compagni di partito al vertice del Ministero dello Sviluppo economico per risolvere la questione ILVA. ancora una volta i “giochetti sporchi” di Emiliano si sono rivelati dei clamorosi fallimenti politici.

Michele Emiliano, Rossi, Roberto Speranza

E’ doveroso ricordare che Emiliano nel corso del suo mandato, ha perso tutte le battaglie di “posizione” interne ed esterne al suo partito. Il governatore pugliese pur di osteggiare Matteo Renzi, che in realtà è stato il vero “artefice” della sua elezione alla guida della Regione Puglia, addirittura aveva “cavalcato” la scissione interna facendosi fotografare insieme a Roberto Speranza ed al governatore toscano Rossi nella sede di rappresentanza della Regione Puglia a Roma (scambiata per una sede di partito !) quando voleva dare ad un nuovo soggetto politico cioè  ad Art. 21 , salvo poi ripensarci la notte e presentarsi all’ Assemblea Nazionale del PD, dove l’on. Roberto Giacchetti , all’epoca dei fatti vicepresidente della Camera dei Deputati, nel suo intervento lo aveva ridicolizzato dicendogli “questi hanno la faccia come il culo !

Emiliano e Melucci

Non è un caso che in Puglia ben tre federazioni del Partito Democratico, e cioè quelle di Brindisi, Lecce e Taranto hanno recentemente stilato e firmato nei mesi scorsi un documento comune di sfiducia, così come il discusso e chiacchierato sindaco di Taranto  Rinaldo Melucci, il suo “cavallo di Troja” nella vicenda ILVA, il quale dopo aver aderito il giorno dopo la sua elezione alla corrente di Emiliano ( Fronte Democratico n.d.a. ) ed aver battagliato al suo fianco presentando ricorsi congiunti al TAR del Lazio, contro i decreti della Presidenza del Consiglio del Governo Gentiloni, è stato abbandonato anche dal “figliol prodigo”…. tarantino ( o meglio crispianese)  che ha ritirato il ricorso al TAR e guarda caso una ex-società di Melucci (la Melucci Shipping ora Meridian Shipping ha cominciato a lavorare in sub-appalto nello stabilimento siderurgico dell’ ILVA. Che combinazione…”

Emiliano  nei giorni scorsi si è autoricandidato alla poltrona di governatore, ma è stato “gelato” dal segretario regionale Marco Lacarra che lo ha bloccato : di primarie regionali a novembre non se ne parla proprio. Non solo per il largo anticipo rispetto alle elezioni del 2020, sia perché la tempistica è fuori luogo, ma anche perché sono ben altre le priorità in seno al Partito Democratico . “In questo momento – spiega il segretario Pd  Lacarradobbiamo pensare al programma di fine legislatura e a costruire la coalizione. E poi mi chiedo: perché il governatore vuol fare adesso le primarie? Queste devono servire ad aggregare, non a spaccare. E non possono rispondere solo a esigenze personali” ed aggiunge: “se facessimo le primarie a novembre e poi Emiliano le perdesse, come governerebbe? Con quale spinta e motivazione?“.

Emiliano e Lacarra

Queste considerazioni di Lacarra spiegano eloquentemente l’aria che circola in casa del Partito Democratico pugliese, sia alla Regione che nei complicati equilibri pugliesi. Il Pd in Puglia è un partito che vive pieno conflitto interno,  nel quale la componente di Emiliano temendo l’agguato dei renziani cerca disperatamente di difendere la propria “roccaforte-Regione” e il primo triennio di presidenza Emiliano. Sul fronte opposto gli stessi renziani sono al limite della sopportazione dell’arroganza di Emiliano. Lo scontro interno  in dirittura delle prossime elezioni regionali del 2020 è partito alcune settimane fa quando i renziani per voce autorevole di Teresa Bellanova hanno posto in discussione una ricandidatura di Emiliano proponendo le primarie interne in cui lo sfidante invece potrebbe essere ancora una volta il Sen. Dario Stefàno).

Non a caso ieri Emiliano ha dichiarato:Non è che possono tenermi così a bagnomaria, io devo capire se sono o non sono il candidato perché devo lavorare” aggiungendo “una parte (in realtà è tutta n.d.)  della componente renziana è contro di me quindi è importante capire subito, attraverso le primarie, chi sarà il candidato del centrosinistra. Se sarò io, per concludere il mandato con il sostegno necessario, se sarà un’altra persona per darle il tempo di fare la campagna elettorale e di farsi conoscere“, trovando un bel muro posto dall’on. Lacarra che lo ha “stoppato” : “Perché Emiliano vuol fare le primarie ora? Forse vuol garantirsi il sostegno del Pd. Non so se questo sostegno è in dubbio, ma se Emiliano avesse avuto la bontà di confrontarsi col partito, ne avremmo discusso. Io discuto sempre con componenti della sua corrente, di recente riavvicinatisi al partito. Però se poi il partito viene definito il luogo dei fannulloni, degli approfittatori, di chi è senza lavoro, ad eccezione di chi fa parte della componente di Emiliano…“.

Lacarra fa un chiaro riferimento alle parole del governatore Emiliano, che in occasione di un pubblico confronto a Ceglie Messapica,  aveva definito il Pd “il mio principale avversario“. E Lacarra si spiega: “Lo ripeto: prima il programma, la coalizione e infine il candidato, sul quale vanno fatte valutazioni di merito e politiche. Dobbiamo chiederci chi aggrega, e se l’uscente aggrega. Ma non è un ragionamento da fare due anni prima: e se intanto la coalizione si sgretola? Oltretutto, le primarie non possono essere la conta per determinare le aspirazioni personali di qualcuno, ma il luogo di confronto tra mondi diversi, la premessa per l’allargamento della coalizione“.

L’ampliamento della coalizione, è da sempre un argomento molto  caro a Emiliano, che però potrebbe tentare la candidatura esterna al Pd cercando di mettere in piedi un ‘alleanza di liste civiche, accogliendo a braccia aperta anche dei pezzi del centrodestra se i renziani pugliesi, dovessero accompagnarlo alla porta d’uscita dal palazzo regionale. Nel frattempo Emiliano adesso cerca con tutti il dialogo dietro le quinte,  cercando di recuperare anche alcuni pezzi della sinistra usciti dalla maggioranza consiliare. Non a caso presto in giunta all’Ambiente, potrebbe arrivare come assessore , Cosimo Borraccino in quota a Sinistra italiana.

Di Maio ieri ha parlato di Ilva .Sull’Ilva sarà una settimana decisiva in cui completeremo l’accertamento di tutte le irregolarità nelle procedure. Perchè il problema è che il 15 settembre prossimo non finiscono solo i soldi ma che gli indiani di Mittal entrano nell’Ilva visto che hanno un contratto già firmato: stiamo dunque lavorando per arrivare a quella data con un piano ambientale e occupazionale migliore. Come ministero stiamo cercando di appurare la verità non per rivalsa, non per combattere quelli che c’erano prima o contro gli indiani di Mittal“, ha agiunto riordando (probabilmente a se stesso)  come non sia sufficiente che un “atto sia illegittimo per eccesso di potere per poter procedere con l’annullamento in autotutela“.

Come i burocrati del Mise gli hanno spiegatoil Ministro non può annullare la gara senza certi presupposti, pena il ricorso d’urgenza di Mittal. Anche se abbiamo una idea diversa su come affrontare questo tema c’è comunque un solco nel quale dobbiamo andare avanti. Quello che vogliamo evidenziare però è che la verità storica è quella che assegna la più grande acciaieria italiana con una gara non regolare“.

 Emiliano ha perso la sua ennesima battaglia politica, cercando di usare la via giudiziaria, convinto di essere ancora un magistrato che può decidere qualcosa. Il vero problema è che Emiliano sinora ha giocato “sporco” sulla pelle della gente. Ancora una volta. Ed ancora una volta ha perso.

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