Il lungo addio delle Province, : ponti, scuole e strade senza manutenzione

Il lungo addio delle Province, : ponti, scuole e strade senza manutenzione

A seguito della nefasta legge Delrio del 2014 le amministrazioni provinciali sono diventate terra di nessuno con scarsissimi fondi e limitate competenze . La sicurezza a rischio

Provate ad immaginare di assumere la gestione di 5.100 scuole e 132 mila chilometri di strade,  e dopodichè lasciarle per tre anni senza manutenzione . Le condizioni in cui le ritroverete non è difficile immaginarle . 5 mila di quelle strade dovrebbero chiudersi in quanto insicure. Quindi sarebbe inevitabile limitare il transito su 1.918 ponti e viadotti, in quanto per 802 di essi i pericoli di cedimenti potrebbero diventare tali da suggerirne la chiusura. Infine constaterete che nel corso dell’anno scolastico vi saranno 50 distacchi di intonaco (cioè uno ogni 4 giorni), e quindi più della metà delle scuole non avrà l’agibilità e il 60% neppure il certificato di prevenzione incendi.

Questo il paradossale “mondo” delle Province italiane. Incredibilmente i Governi che si sono succeduti,   in previsione di una loro cancellazione, poi mai avvenuta, hanno azzerato le risorse per le Province lasciando però loro due servizi tanto importanti quanto esosi come appunto la gestione delle strade e la manutenzione delle scuole. Il risultato è quello immaginato sopra.

Uno dei primi atti del Governo Renzi fu la loro trasformazione in 86 enti di secondo livello, dando per scontata l’approvazione di una riforma costituzionale che avrebbe soppresso le Province, trasferendo le competenze a Comuni e Regioni, e quindi non furono più previste elezioni a suffragio universale per le Amministrazioni Provinciali,  ma solo da parte di sindaci e consiglieri comunali. Del nutrito numero di competenze che avevano – dai servizi per l’impiego allo sviluppo economico, dalla viabilità alle scuole, dalla cultura ai servizi sociali – ne restarono fondamentalmente due: edilizia scolastica e strade provinciali.

Impegni tutt’altro che minimi se si pensa all’enorme fabbisogno necessario per 132 mila chilometri di strade ed arterie e da 5.100 edifici scolastici al cui interno studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi. Non così, però, dovettero pensarla gli artefici delle Finanziarie che seguirono, visto che tolsero alle Province un miliardo l’anno dal 2015 al 2017 e stabilirono il taglio di 16 mila dipendenti su 43 mila, da pensionare o trasferire presso ministeri, tribunali e Regioni.

La beffa finale fu che dopo questo svuotamento di risorse, l’ incompiuta  riforma costituzionale venne bocciata dal referendum e le Province restarono in una specie di terra di nessuno, moribonde ed allo stesso tempo costrette alla vita, cariche di responsabilità ma prive di risorse . Gli investimenti crollarono del 60% e si svuotarono gli uffici tecnici, i soli in grado di gestire gli appalti per le opere necessarie.

Ben presto la rinuncia alla manutenzione cominciò a farsi sentire su una rete stradale vecchia di 50-60 anni. A cominciare dai ponti. Come il viadotto di Annone Brianza, crollato più di due anni fa sulla statale Milano-Lecco provocando un morto e cinque feriti, con immediato rimpallo di responsabilità tra la Provincia di Lecco e l’Anas. O più recentemente come il viadotto Sente, che collega Abruzzo e Molise e che sarebbe potuto crollare da un momento all’altro se nel settembre scorso non fosse stato chiuso: la terza campata si era spostata di parecchi metri ed era lesionata.

Con il moltiplicarsi dei casi di deterioramento, come quello dei ponti sul Po, gli unici oggi ad avere una garanzia certa di risorse; ecco scattare chiusure o divieti di transito per i trasporti pesanti e limiti di velocità palesemente inapplicabili e buoni solo per cercare di limitare i guai giudiziari. A proposito dei quali, qualche anno fa tutti i presidenti di Provincia fecero un esposto alle Procure per chiedere che, in assenza di risorse, potessero avere almeno le attenuanti giudiziarie in caso di cedimento dei ponti.

Certo, lesioni e crolli si verificano anche al di fuori della rete provinciale, ma qui la frequenza è maggiore perché manca la manutenzione. Emblematico, l’enorme masso che ha bloccato per due anni la provinciale 12 nel Cilento.

Una piccola inversione di rotta arriva con le ultime due Finanziarie. Quella per il 2019 attiva 250 milioni l’anno fino al 2033 per strade e scuole. Ma è ancora una goccia nel mare, se pensiamo – secondo una ricerca della Fondazione Caracciolo-centro studi Aci – che le strade provinciali avrebbero bisogno ogni anno di una manutenzione di 46 mila euro a chilometro (6,1 miliardi), e sono invece disponibili appena 3.800 euro, cioè appena 500 milioni, cioè dodici volte meno del necessario.

Il discorso non cambia passando dalle strade alle scuole . 770 progetti sono pronti ma costano 2 miliardi ma per le scuole superiori al massimo sono disponibili 500 milioni. Nel frattempo, si moltiplicano i cedimenti, le disfunzioni, i distacchi di intonaco. Ed i crolli di interi tetti, come è accaduto nel maggio scorso a Fermo, all’istituto Montani , dove si è sfiorata la strage.

Con il 55% delle scuole fuori norma contro gli incendi, poi, la sola risposta che si è riusciti a dare è quella far slittare il rispetto delle norme. Solo così ad esempio si è evitato di dar seguito alla chiusura delle scuole come quello ordinata lo scorso settembre dal sindaco di Messina. Ed adesso che il Governo ha posto fine allo slittamento delle regole, migliaia di presidi rischiano la denuncia penale.

Nel frattempo il Governo si prepara a rafforzare il ruolo delle Province. Ma è sempre più chiaro che, competenze a parte, se i fondi disponibili continueranno ad essere dodici volte inferiori al necessario, le Province resteranno impotenti e non potranno offrire neppure i servizi minimi richiesti dal proprio territorio.

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