Governo M5S-Lega al capolinea?

di Antonello de Gennaro

Dopo i chiarimenti di ieri mattina si rialzano i toni dello scontro sul decreto fiscale fra Lega e M5s . Mentre Matteo Salvini sostiene di non volere “passare per scemo” il dirimpettaio Luigi Di Maio replica di “non volere passare per bugiardo“.  Il ministro dell’Interno sbotta nel primo pomeriggio: “Comincio ad arrabbiarmi. Perché in quel consiglio dei ministri Giuseppe Conte leggeva e Di Maio scriveva il decreto. Per scemo non ci passo“. Gli risponde il ministro grillino “Da bugiardo non voglio passare e anche per questo quando mi si dice che ero distratto io non ci sto

Chi avrà ragione?  Dopo lo scontro fra i due vicepremier, esce anche una dichiarazione del premier Conte. “La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei ministri – si legge in una nota di Palazzo Chigi – non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all’articolo 9: questa norma risultava in bianco“. Il premier Giuseppe Conte, impegnato a Bruxelles, ha cercato di sgonfiare la polemica: “Domani in cdm (previsto per le ore 13, ndr.) scioglieremo finalmente gli ultimi nodi sul decreto fiscale“. E conferma: “Guido un governo responsabile, che finora ha dimostrato di saper fare sintesi“. 

Di Maio però non ci sta e smentisce pubblicamente la ricostruzione del suo alleato (per quanto ancora ?) Salvini. “Quando si dice che Conte leggeva e Di Maio scriveva – dice il leader politico del M5Ssi dice una cosa che non è vera. Nel Consiglio dei ministri, come è sempre stato, non si legge un provvedimento norma per norma ma si enunciano i principi generali. Conte ha enunciato i principi generali dell’accordo sulla pace fiscale“.

Davide Casaleggio

Nel pomeriggio è arrivato a Montecitorio Davide Casaleggio, l'”erede-padrone” del M5S accompagnato dal “fido” Pietro Dettori, socio dell’associazione Rousseau, per incontrare insieme Di Maio. Casaleggio “ufficialmente”  è a Roma per partecipare alla festa “Italia 5 stelle” che si terrà nel weekend al Circo Massimo.

Matteo Salvini ha provato a spegnere le polemiche: “Dopo le nuvole torna sempre il sereno!” dice il vicepremier leghista su Facebook. “Chi si arrende ha già perso, mai mollare“,  postando una foto del sole dietro le montagne del Trentino dove si trova per la campagna elettorale delle regionali in programma domenica prossima. Con una nota ufficiale il ministro dell’Interno assicura: “Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi”. Ed aggiunge: “Basta litigi“.

Le polemiche fanno traballare il Governo e causano sui mercati finanziari vendite nette per 17,4 miliardi di titoli di Stato, una fuga da cui si salvano solo le azioni. Dall’ inizio dell’ anno, il saldo su tutti gli asset è negativo per 42 miliardi. Se si guarda al solo flusso da maggio, l’emorragia sale a 81 miliardi. Con il ritiro della Bce dal mercato, diventeranno fondamentali gli investitori privati.

In serata arriva la notizia che conferma la sfiducia dei mercati finanziariMoody’s taglia il rating e l’Italia viene declassata a Baa3: “Il deficit aumenterà molto mentre l’economia non decollerà“. L’agenzia statunitense porta il giudizio sulla politica economica del Governo italiano ad un solo passo dal livello “spazzatura” così mettendo sott’accusa la ricetta del governo Conte per il rilancio del Pil definendolo  “Programma di riforme non coerente“. Aumentano quindi le possibilità di una uscita dell’ Italia dall’euro.

La decisione di Moody’s è legata a un “cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato” rispetto alle attese.  L’agenzia statunitense considera “strutturali” e “difficili da invertire” le nuove spese che l’esecutivo italiano mette in campo: in particolare, il reddito di cittadinanza, il rilancio dei centri dell’impiego e anche la riforma della legge Fornero sulle pensioni (“che mette a rischio, nel lungo periodo, la sostenibilità del sistema previdenziale“).

Queste tre misure del governo Lega-M5S costeranno da sole,  uno 0,8 per cento del Pil per ognuno dei prossimi tre anni. Mentre un altro 0,7 del Pil sarà “mangiato” dal mancato aumento dell’Iva. Infine peseranno – tra lo 0,2 per cento e lo 0,3 – gli investimenti pubblici in aumento. Viene messa sotto accusa degli analisti finanziari internazionali anche la ricetta che il governo Conte intende mettere in campo per rilanciare l’economia. In poche parole, concretamente,  manca “una coerente agenda di riforme per la crescita“, e tutto ciò implica il prosieguo di una “crescita debole nel medio termine“. Ma le “botte” contro Palazzo Chigi non finiscono, definendo la manovra del governo italiano come un “programma di riforme organico che possa spingere la mediocre performance della crescita su base sostenuta“.

In questo scenario  l’Italia rischia di confermare il debito pubblico al 130 per cento del Pil,  tra più spese correnti e minore crescita economica. Il mercato finanziario accusa la politica economica del Governo, di aumentare l’indebitamento annullando le attese internazionali di una sua riduzione. Un debito così alto e rischioso fa diventare molto più vulnerabile l’ Italia ipotizzando possibili “schock esterni“. Gli analisti di Moody’s osservano con preoccupante allarme le tensioni che si sono scatenate a Bruxelles tra la Commissione europea ed il governo grillino-leghista. In realtà le possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro vengono ritenute al momento “molto basse”, ma potrebbero aumentare qualora  “le tensioni fra Roma e le autorità europee dovessero subire una ulteriore escalation” sulla manovra  finanziaria italiana.

All’appello mancano riforme strutturali da troppo tempo attese come  denuncia Moodys, in particolare  lo snellimento della pubblica amministrazione,  l’accelerazione dei processi in sede civile ed il rilancio dell’Università. E contrariamente a quanto dice Luigi Di Maio non c’è stata nessuna “manina”…