Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio condannato per aver diffamato tre giudici

Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio condannato per aver diffamato tre giudici

ROMA –  Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio è stato condannato dal Tribunale di Roma per diffamazione ai danni di tre magistrati siciliani per un articolo sull’assoluzione degli imputati del processo sulla latitanza e la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Lo ha reso noto all’ Agenzia Ansa  l’ avvocato Carlo Arnulfo, legale dei magistrati Mario Fontana, Wilma Mazzara e Annalisa Tesoriere. Il Tribunale di Roma ha anche disposto una provvisionale di  condanna al pagamento di 150 mila euro, “una cifra mai vista prima !”, sostiene il legale.

I tre magistrati erano componenti del collegio della  IV Sezione Penale  che giudicò gli ex ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia nella persona del superboss e che vennero assolti. Travaglio scrisse in suo editoriale del 16 ottobre 2013ora abbiamo anche la ‘cluster sentenza’ che non si limita a incenerire le accuse del processo in cui è stata emessa ma, già che c’è, si porta avanti e fulmina anche altri processi, possibilmente scomodi per il potere”. con un chiaro riferimento al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, attualmente ancora in corso a Palermo, che sarebbe stato condizionato da quella sentenza.

” Poi finalmente, a pagina 846, i cluster giudici si ricordano dei loro imputati, cioè Mori e Obinu. E scrivono che sì, in effetti, evitare di catturare Provenzano due anni dopo aver evitato di perquisire il covo di Riina non fu una bella cosa. Anzi fu – con rispetto parlando – una “scelta operativa discutibile”, in cui “non mancano aspetti opachi”. Una “condotta attendista” che sarebbe “sufficiente a configurare in termini oggettivi il reato di favoreggiamento”. Ma – e qui casca l’asino – non in termini soggettivi, perché “non è adeguatamente provato” che Mori l’abbia fatto “per salvaguardarne la latitanza”.

In effetti ci sono un sacco di spiegazioni alternative: la sbadataggine? l’amore a prima vista? la forza dell’abitudine? una zia malata? un attacco di labirintite? Del resto, quando la mafia iniziò a mettere le bombe, Mori avviò una trattativa con la mafia: e nessuno, si spera, vorrà negare “la meritevolezza delle finalità di evitare le stragi”. Solo che la mafia le stragi le faceva apposta per trattare, dunque la trattativa ne produsse altre, e pazienza per le decine di morti ammazzati che non seppero cogliere la meritevolezza della finalità. Dev’essere per questo che Mori fu promosso comandante del Ros e poi del Sisde: per mettere il Paese in buone mani.
Ps. Ah, dimenticavo: gli asini volano”.

Una sentenza che causò anche una polemica accesa tra il procuratore aggiunto Teresi e i tre giudici del collegio : il procuratore Teresi non la prese molto bene arrivando ad accusare i suoi colleghi giudicanti  di “aver scritto la sentenza di un altro processo”.  Successivamente chiese scusa ai colleghi ma l’ accusa era stata troppo pesante e pertanto i tre giudici componenti del collegio (Mario Fontana, Wilma Angela Mazzara e Annalisa Tesoriere) per rispondere indirizzarono una lettera “aperta a tutti” i colleghi .

Il Generale Mario Mori

Il 19 maggio 2016 era arrivata la conferma della sentenza di assoluzione emessa in primo grado. I giudici della  Corte di Cassazione  lo scorso  8 giugno 2017 a loro hanno respinto il ricorso della procura generale di Palermo contro la sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex generale dei carabinieri Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, imputati per favoreggiamento aggravato alla mafia, (in favore del boss Bernardo Provenzano n.d.r.) . volta assolvendoli definitivamente  . La procura generale, rappresentata dal procuratore Roberto Scarpinato e dal sostituto Luigi Patronaggio, aveva chiesto la condanna dei due ufficiali dell’Arma a quattro anni e mezzo di reclusione per Mori e tre anni e mezzo per Obinu.

La provvisionale applicata dai giudici nei confronti di Marco Travaglio condannato al pagamento di 150 mila euro, è altissima e decisamente inusuale in processi per diffamazione di questo tipo.  Le attese motivazioni della sentenza sicuramente spiegheranno nel dettaglio il motivo.

Adesso resta da chiedersi se il Fatto Quotidiano pubblicherà questa notizia…

 

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