Il caso Loreto: il silenzio della magistratura e dell’ ANM: è così difficile ammettere di avere sbagliato ?

Il caso Loreto: il silenzio della magistratura e dell’ ANM: è così difficile ammettere di avere sbagliato ?

di Antonello de Gennaro

nella foto il pm Matteo Di Giorgio

ROMA – Ancora una volta il Tribunale di Potenza ha dimostrato di saper giudicare senza farsi influenzare dalle ipotesi accusatorie dei pubblici ministeri, e sopratutto di non farsi deviare dalle false testimonianze di magistrati che hanno ancora oggi la possibilità di indossare la toga. L’ ex senatore Rocco Loreto dei DS (ora Pd) , già sindaco di Castellaneta, venne denunciato per  “violenza privata” dall’imprenditore Francesco Maiorino e per “calunnia” dall’ex pubblico ministero Matteo Di Giorgio della Procura di Taranto, il quale in quel periodo coltivava l’idea di una propria candidatura alla presidenza della Provincia di Taranto. Attualmente Di Giorgio  è stato sospeso dalle sue funzioni di magistrato dal Csm.

I FATTI. Il Sen. Loreto aveva presentato nel 2000, un esposto al Ministro della Giustizia e successivamente al Csm e alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione nei confronti del sostituto procuratore della repubblica  Matteo Di Giorgio, all’epoca dei fatti in servizio presso la Procura di Taranto.

Gli atti, per ragioni di competenza funzionale vennero trasmessi dal Ministero  alla Procura di Potenza ed assegnati al pm John Henry Woodcock (all’epoca in servizio a Potenza), il quale applicando il vecchio teorema del “cane non morde cane” non ritenne credibile quanto era stato rappresentato negli esposti dal Sen. Loreto, ed incredibilmente lo aveva trasformato da “accusatore” in “accusato“,  arrivando ad incriminarlo per calunnia e violenza privata, chiedendo al Gip ed ottenendo persino  l’applicazione della custodia cautelare che venne notificata al Sen.  Loreto “scientificamente” il 4 giugno 2001.

Perchè “scientificamente” ? Semplice. Il 1 giugno era terminato il suo mandato di senatore della repubblica  e quindi decaduta la sua immunità parlamentare. Uno dei tanti casi di “manette ad orologeria” di una certa magistratura.

IL CARCERE. Il sen. Loreto subì l’umiliazione di trascorrere 15 giorni di custodia cautelare, 4 dei quali in carcere, ed i successivi 11 agli arresti domiciliari. Una decisione allucinante che infatti venne annullata dal Tribunale del Riesame di Potenza per “carenza di gravità indiziaria“.  L’ iter processuale si è protratto per circa 16 anni  e Loreto pur di avere piena giustizia ha rinunciato alla intervenuta prescrizione dei reati che gli venivano contestati dal pm Woodcock

il pm Laura Triassi

E bene e doveroso ricordare che per altri comportamenti sicuramente illegali per delle vicende che interessavano la vita politico-amministrativa del Comune di Castellaneta, relativi proprio al periodo in cui era sindaco  il senatore Loreto , quando il pm Di Giorgio secondo le accuse a suo carico mosse dai Carabinieri e dalla pm Laura Triassi della Procura della Repubblica di Potenza, e confermate in due gradi di giudizio dal Tribunale lucano, utilizzando il proprio ruolo di magistrato  avrebbe minacciato e costretto  un consigliere della maggioranza a firmare le sue dimissioni, provocato illecitamente lo scioglimento anticipato del Consiglio Comunale di Castellaneta, in provincia di Taranto,  subito dopo che Loreto era stato rieletto  sindaco per la terza volta.

LE CONDANNE. Matteo Di Giorgio è stato condannato in 1° grado   a 15 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici dal Tribunale di Potenza per “reati contro la pubblica amministrazione” , sentenza che è stata confermata con pena ridotta a 12 anni e 6 mesi, in 2° grado dalla Corte d’Appello di Potenza, e Di Giorgio è stato condannato anche al risarcimento delle spese giudiziarie e dei danni del Sen. Rocco Loreto e ai suoi figli, che si erano costituiti parti civili. Adesso è in arrivo la sentenza definitiva della Corte di Cassazione.

L’ ASSOLUZIONE. Il senatore Loreto invece è stato assolto (a differenza del Di Giorgio)  dal Tribunale di Potenza dalle insussistenti ipotesi accusatorie del pm Woodcock nei suoi confronti, ricevento dal collegio giudicante la migliore sentenza di assoluzione che il codice di procedura penale contempla, e cioè quella prevista ai sensi dell’ art. 530 c.p.p. ,   “perchè il fatto non sussiste” (1° comma) e “perchè il fatto non costituisce reato“(2° comma).

Resta da chiedersi a questo punto: chi ha chiesto o chiederà scusa al Sen. Rocco Loreto per gli ingiusti 15 giorni di custodia cautelare subiti , 4 dei quali trascorsi in carcere, ed i successivi 11 agli arresti domiciliari ? Che una certa magistratura voglia condizionare la vita politica del Paese è cosa ben nota praticamente a tutti. E che il pm Woodcock abbia fatto arrestare il Sen. Loreto per non incolpare il suo collega Di Giorgio, purtroppo non deve meravigliare il lettore. Per capire meglio il tutto, bisogna però fare un piccolo salto indietro ed occuparsi dell’ ultima vicenda sull’ inchiesta Consip  che ha visto coinvolto (senza aver commesso alcun reato)  Tiziano Renzi , il padre dell’attuale segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi.

Il capitano Gianpaolo Scafarto del Noe dei Carabinieri, braccio destro del pm napoletano, lo scorso 10 aprile, ore 20.15 ,  sentendosi nell’occhio del ciclone perché in quelle ore non si parla d’altro che degli incredibili “errori” di cui era infarcita la sua informativa, si sfogava al telefono con un collega parigrado, venendo intercettato dalla Procura di Roma. “L’omissione contestata è una scelta investigativa precisa che ho condiviso anche con Woodcock”  diceva  il capitano Scafarto   riferendosi alla principale delle contestazioni cui deve rispondere, ossia di avere prospettato alla Procura di Roma che c’erano degli 007 a seguirli nelle attività di polizia, e non, come ormai era loro chiaro, un cittadino qualsiasi che si era trovato nella strada dove l’imprenditore Alfredo Romeo ha gli uffici e che banalmente cercava parcheggio.

Nell’intercettazione il capitano Scafarto racconta al suo collega  molto di più. Emerge il suo timore di restare stritolato in un gioco più grande di lui. E sostiene di “pagare il conto per tanti“. E fa un nome pesante: quello del pm John Henry Woodcock.    È infatti grazie a questa intercettazione in possesso dei pm romani, che nell’interrogatorio del 10 maggio scorso, gli chiedono conto dei ripetuti errori. E quando l’ufficiale dei Carabinieri prova a svicolare, con un “quei fatti mi sembravano irrilevanti”, lo incalzano. E gli  dicono: “Scusi, come mai ci sono ben 3 intercettazioni nelle quali lei dice che non sono stati errori ma scelte investigative” È in questo interrogatorio che il capitano Scafarto ammette la verità: “La necessità di compilare un capitolo specifico inerente al presunto coinvolgimento di personaggi dei servizi segreti fu da me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock. Io condivisi.  Guarda caso è lo stesso magistrato che mando in carcere il sen . Loreto .

Nel frattempo tutti i magistrati delle varie sezioni e sottosezioni dell’ Associazione Nazionale Magistrati tacciono. Sono forse tropo spaventati dal rischio del referendum sulla separazione delle carriere, o nessuno di loro ha la forza ed il coraggio, dimostrando di essere dei “veri” uomini e servitori dello Stato, di ammettere di aver sbagliato e chiedere pubblicamente scusa.

E pensare qualche magistrato che ha mentito, grazie a delle “storture” processuali  della giustizia italiana rischia… persino di fare carriera.

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